Aggregatore di feed

Cresce il numero di auto in Italia. E, non a caso, anche il numero di morti per inquinamento

People For Planet - 2 ore 7 min fa

Mentre l’Oms lancia un nuovo grido di allarme per i morti dovuti all’inquinamento dell’aria, che in Europa si concentrano proprio nel nostro Paese, – siamo al secondo posto per morti per Pm2.5 (60.600 decessi l’anno) e al primo per le morti da biossido di azoto (20.500 decessi) e per l’ozono (3.200 decessi) – l’ultimo rapporto di Euromobility toglie ogni dubbio rispetto a come dovremmo affrontare il problema: limitando drasticamente il traffico veicolare. Specialmente in pianura padana, dove si concentra il 95% dei morti europei e dove, dice l’Arpa, il traffico incide per il 78% sulle emissioni annuali di Pm10 nella provincia di Milano e tocca quota 83% nel capoluogo lombardo, dove si stima circolino oltre un milione di veicoli fra auto, mezzi commerciali, autobus e moto.

Al contrario, il rapporto, condotto con il Patrocinio del ministero dell’Ambiente, denuncia che continua ad aumentare (+0,8%) il tasso di motorizzazione delle principali 50 città italiane, attestandosi a un 59,3%. Eravamo e continuiamo a essere tra i paesi europei con più auto per abitanti, con cifre paragonabili solo agli Stati Uniti (dove però le distanze giustificano maggiormente la tendenza). Rispetto a una media europea di 587 veicoli in uso ogni mille abitanti, infatti, noi ci attestavamo a 707 auto circolanti già nel 2016 (dati Acea). Questo in un periodo in cui, dopo Francia, Olanda e Norvegia, anche il Regno Unito si appresta a bandire auto e furgoni diesel e benzina dal 2040, e Oslo sarà tra pochi mesi (gennaio 2019) la prima grande città occidentale del tutto priva di auto.

Da noi, gli unici dati positivi arrivano da Parma, che si conferma la città più “eco-mobile” d’Italia, grazie a un mobility manager che ha garantito nel tempo ottimi servizi di sharing mobility, una buona dotazione di servizi di trasporto pubblico e uno dei parchi circolanti più ricchi di veicoli a basso impatto. Parma è anche una delle prime città italiane ad aver approvato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e a incoraggiare nei fatti veicoli a zero impatto come la bicicletta.

Milano si classifica al secondo posto, solo grazie alla buona rete di mezzi pubblici, Venezia al terzo e Brescia al quarto, seguita da Padova e Torino. Completano le prime dieci posizioni Bologna, Verona e Modena. Cagliari, al settimo posto, è l’unica città del sud nella “top ten”. Roma, a conferma del suo declino, perde posizioni e si attesta soltanto al 23esimo posto. In fondo alla classifica Catanzaro, poco più su Potenza e Campobasso.

Mentre aumenta il numero generale delle auto, lieve nota positiva è che aumenta anche il numero di veicoli a basso impatto, soprattutto Gpl, che raggiungono complessivamente il 9,46% del parco nazionale circolante, e quelli ibridi ed elettrici che aumentano del 45%.

Come conseguenza ovvia, e come rileva lo stesso rapporto Euromobility, peggiora in Italia la qualità dell’aria. Dopo il netto miglioramento del 2016, causato tra l’altro solo da condizioni meteorologiche favorevoli, oggi solo 20 città italiane rispettano i limiti di normativa, contro le 23 del 2016. “Occorrono misure ben più coraggiose e strutturali di quelle fin qui messe in campo dal governo e dai nostri amministratori. La qualità dell’aria non accenna a migliorare e, come se non bastasse, non diminuisce neppure il numero di morti sulle strade delle nostre città“, spiega Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility.

Sappiamo bene che il traffico non è l’unica fonte di inquinamento dell’aria, aggravato in inverno da un uso selvaggio dei riscaldamenti e dall’industria. Tuttavia, è ormai assodato (qui il rapporto Oms e qui l’americana Ncbi) che il traffico veicolare è di gran lunga la principale fonte di inquinamento aereo, attestandosi in generale nel mondo tra il 30% e il 50% delle emissioni totali.

Siamo gli ultimi in Europa, in un panorama comunque del tutto fosco ovunque. Ogni giorno oltre il 90% dei bambini sotto i 15 anni respira nel mondo aria inquinata, e questo costa all’umanità 600mila morti infantili dovute allo smog. L’Italia – lo ribadiamo – fa parte dei paesi con la qualità dell’aria peggiore, tanto che il 98% dei bambini è esposto a livelli troppo alti di polveri ultrasottili, ma questo non ha portato finora, da noi, serie politiche regolatorie. I dati sono stati presentati dall’Oms nel corso della prima Conferenza Globale sull’inquinamento dell’aria e la salute tenutasi a fine ottobre a Ginevra.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Lettera aperta al sindaco di Sant’Agata di Militello (Messina)

People For Planet - Dom, 12/09/2018 - 20:47

Gentile Sindaco di Sant’Agata di Militello, Dottor Carmelo Sottile,

presso il Porto giacciono più di 150 enormi manufatti di cemento che originariamente dovevano probabilmente essere affondati in mare per formare una struttura frangiflutti.
Guardando queste le immagini mi è venuta un’idea che potrebbe trasformare uno smacco in una grande operazione d’arte.
Attraverso l’arte rendiamo belli e produttivi gli errori, orrori, che abbiamo ereditato.
Dipingiamoli!
L’idea è invitare gli b di Militello e di tutto il mondo a inviare bozzetti, istituiamo una commissione di prestigio che li selezioni e poi trasformiamo questa schiera di avanzi di follia in un esercito  dipinto, che farà concorrenza ai guerrieri di argilla cinesi.
Un’idea che potrebbe portare Sant’Agata di Militello all’attenzione dei media internazionali e portare nella vostra cittadina schiere di turisti interessati all’arte applicata al recupero di architetture industriali.
Sperando che la questa proposta possa trovare consenso presso la vostra città Le auguro buon lavoro.

Orti sociali per coltivare le diverse abilità e sradicare gli stereotipi

People For Planet - Dom, 12/09/2018 - 09:41

La rete Agricoltura Sociale Lombardia dà voce ad alcune storie di riscatto rese possibili grazie alle esperienze di inclusione concretizzate attraverso l’agricoltura sociale. L’ultimo report parla di ben 1.967 persone con svantaggio che attraverso la rete regionale hanno trovato un’opportunità di riscatto. Di queste 1.096 sono disabili e coinvolte a vario titolo nelle attività agricole.

Approdando sul territorio pavese brilla una testimonianza particolarmente speciale perché in grado di scardinare numerosi luoghi comuni sulla disabilità senza edulcorazioni ma con il solo ingrediente dell’esperienza diretta a contatto con la natura, i suoi ritmi e non da ultima la sua bellezza. Tutto accade nell’ambito del progetto “Orti Sociali di Voghera” – appartenente alla rete regionale ASL – della Fattoria sociale Baggini che si mette in sinergia con il Centro Diurno Disabili di Voghera.

CONTINUA SU ITALIACHECAMBIA.ORG

Come scegliere frutta e verdura al supermercato

People For Planet - Dom, 12/09/2018 - 01:33

Dopo averci svelato moltissimi segreti sulla frutta e verdura di stagione (https://www.peopleforplanet.it/tag/agronomo/) il nostro agronomo di fiducia, Francesco Beldì, ci porta con lui a fare la spesa in un supermercato.
Lavare la frutta prima di mangiarla aiuta a togliere i pesticidi?

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_232"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/232/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/232/output/Consigli-spesa-agronomo.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/232/Consigli-spesa-agronomo.mp4' } ] } })

 

Migranti, nave Aquarius costretta a sospendere la propria attività

People For Planet - Sab, 12/08/2018 - 09:13

“Dopo due mesi in porto a Marsiglia senza riuscire a ottenere una bandiera, e mentre uomini, donne e bambini continuano a morire in mare, Msf e SOS Méditerranée sono costrette a chiudere le attività della nave Aquarius. Una scelta dolorosa, ma purtroppo obbligata, che lascerà nel Mediterraneo più morti evitabili, senza alcun testimone”.

E’ l’annuncio di Claudia Lodesani di Msf. La nave umanitaria, rimasta senza bandiera, è al centro di un’inchiesta avviata dalla Procura di Catania, guidata dal pm Zuccaro: la nave delle ong è stata accusata di aver scaricato per 44 volte in 11 porti italiani 24mila kg di rifiuti pericolosi a rischio infettivo trattandoli come se fossero rifiuti urbani. Aquarius è stata perciò posta sotto sequestro.

CONTINUA SU FANPAGE.IT

Pesticidi: sai che sono nei nostri capelli?!?

People For Planet - Sab, 12/08/2018 - 01:48

Quanti pesticidi abbiamo nel nostro corpo? Se lo è chiesto il gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, che ha sottoposto a un test una serie di deputati e di volontari.

Per questo sono stati prelevati e analizzati 148 campioni di capelli di altrettanti volontari provenienti da 6 Paesi dell’Unione Europea:  Germania, Danimarca, Regno Unito (Galles), Italia, Francia e Belgio. I pesticidi sono stati ricercati all’interno della fibra del capello che, come sappiamo, “conserva” per più tempo la traccia di determinati prodotti nel nostro corpo, tant’è che questa tecnica normalmente viene utilizzata anche per l’analisi  sull’uso di stupefacenti.

I campioni sono stati analizzati per cercare 30 tipologie di pesticidi differenti. È risultato che la quantità maggiore di campioni con la più alta concentrazione di residui di antiparassitari (84,6% di 13 persone) è stata trovata in Galles (Regno Unito) e la più bassa in Germania (44% su un campione di 34 persone). Per quanto riguarda l’Italia è stata trovata la presenza di residui in oltre il 66% dei 24 campioni analizzati.

Tra le sostanze più trovate c’è il fipronil (45% dei campioni), il cui uso è vietato in agricoltura dal 2017 ma è tuttora utilizzato come antiparassitario per animali domestici. A questo seguono Permetrina (25%), Propiconazolo (20,8%) e Clorpirifos Etile al 16,7%, un insetticida.

I numeri, due italiani su tre “contaminati”:

Il deputato europeo dei Verdi Marco Affronte ha così commentato:

“Pensare che due italiani su tre siano contaminati da uno o più pesticidi è impressionante. Io stesso, e i miei figli, ci siamo testati i capelli, e questi numeri non ci tranquillizzano. Non scordiamo che stiamo parlando di sostanze davvero pericolose: il Fipronil è un insetticida neurotossico che agisce da interferente endocrino, anche sospettato di essere cancerogeno e tossico per la riproduzione e lo sviluppo. E’ usato come insetticida per animali domestici, ad esempio, ma non scordiamo lo scandalo legato al Fipronil nelle uova. La Permetrina influisce in maniera tossica sullo sviluppo, è neurotossica e un interferente endocrino, e sospetta di cancerogeneticità. Anche il Clorpirifos Etile è una neurotossina, interferente endocrino e tossico per lo sviluppo e la riproduzione. Sono dati che ci fanno capire quanto sarebbe importante eliminare i pesticidi dalle nostre città e dalle nostre campagne, sostituendoli con tecniche – che esistono e sono efficaci – non contaminanti”.

Le buone notizie:

Tra i volontari c’era anche il nostro direttore creativo Jacopo Fo che si è sottoposto all’analisi del capello e i risultati nel suo caso sono stati molto positivi: sono stati riscontrati numeri bassissimi per quanto riguarda la presenza di pesticidi all’interno della fibra dei suoi capelli e questo probabilmente è risultato del suo stile di vita. Jacopo infatti racconta spesso di mangiare principalmente cibo biologico, vive in campagna gran parte del suo tempo, fa un uso attento di disinfettanti e prodotti per la pulizia, per non eliminare anche i batteri “buoni” (People For Planet ha spesso scritto sui batteri qui).

Uno stile di vita che è simile a quello che consigliano gli stessi Verdi europei che, alle persone che si sono offerte come volontarie, hanno anche inviato una sorta di vademecum per proteggersi dal pesticidi.

Il vademecum dei Verdi:

I Verdi nel loro vademecum consigliano, per tenersi il più possibile lontani dai pesticidi:

  • cominciare dal cibo: preferendo prodotti coltivati secondo il regime del biologico, o in alternativa informandosi con attenzione per capire come e dove siano stati coltivati i prodotti e se si tratta di tipologie di vegetali in cui comunemente sono usati più o meno pesticidi. Lavare bene i prodotti, indipendentemente dalla loro provenienza.

  • assicurarsi che le strade per fare uscire le tossine dal nostro corpo siano libere e funzionanti, quindi bere molta acqua, fare esercizio fisico e tutto ciò che aiuta il corretto funzionamento delle vie urinarie, dell’intestino e della sudorazione, Prestando particolare attenzione al nostro principale filtro, il fegato, di cui dobbiamo curarci particolarmente mangiando cibo che non lo “affatichi” ed evitando l’alcool.

  • in casa: il vademecum dei verdi ricorda che secondo l’agenzia per la protezione dell’ambiente Usa, i pesticidi spesso entrano nelle nostre case attraverso la polvere e il terreno contaminato sul fondo delle nostre scarpe.  Basterebbe quindi lasciare le scarpe fuori dalla porta prima di entrare in casa per evitare di portare nella propria abitazione gran parte di questi pesticidi.

  • da ricordare inoltre che anche tanti disinfettanti e prodotti per le pulizie domestiche sono pesticidi. Il consiglio è di leggere e seguire sempre le indicazioni riportate sull’etichetta utilizzando quando possibile  prodotti alternativi e non eccedendone nell’uso.

Per ulteriori informazioni: la rete nazionale di epidemiologia ambientale, EpiAmbNet; qualche consiglio su come difendersi dall’inquinamento anche su ISDE, Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.

Un’agricoltura sana su larga scala è possibile: impariamo dal Sikkim

People For Planet - Sab, 12/08/2018 - 01:26

Se passate per l’India del nord, quasi al confine con il Bhutan, dovete mangiare qualcosa di coltivato nello Stato del Sikkim. E’ il primo al mondo certificato 100% biologico. 75mila ettari di terreni agricoli convertiti dal 2003 da un’agricoltura tradizionale e intensiva a una biologica e sostenibile.
Ora la FAO ha deciso di esportare in tutto il mondo quello è già stato definito il “Modello del Sikkim”, la dimostrazione pratica che un’agricoltura e un’alimentazione sana sono possibili, anche su larga scala.

Cosa prevede il “Modello del Sikkim”
Come ha fatto lo Stato indiano a diventare 100% biologico? Diverse le misure intraprese: divieto totale di vendita di prodotti chimici per l’agricoltura e pesanti sanzioni per chi non lo rispetta.
Certificazione Biologica pagata dal governo per i primi 3 anni.
La Sikkim Organic Mission, sempre finanziata dal governo, ha invece supportato i coltivatori fornendo sementi, fertilizzanti naturali e organizzando corsi di formazione. Sono stati inoltre offerti finanziamenti agevolati e attività di consulenza da parte del Dipartimento di Agricoltura.
Aggiunge Lifegate.it: “Alcune startup, come Organic Sikkim, hanno aiutato gli agricoltori a commercializzare i propri prodotti, eliminando gli intermediari per aumentarne i profitti.”

I benefici? Per gli agricoltori 20% di fatturato in più, grazie alla migliore qualità dei prodotti. La voce poi si è sparsa e ora Sikkim è diventata un’attrazione turistica, con persone che arrivano da tutto il mondo.

Fonti:
https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/biologico-modello-sikkim
https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/sikkim-100-per-cento-biologico-india

Milano, le piante abbattute dal maltempo diventano alberi di Natale

People For Planet - Ven, 12/07/2018 - 14:02

Arrivano a Milano gli alberi solidali, quelli abbattuti dal maltempo che ha causato ‘stragi’ di foreste nel Nord-Est con fusti abbattuti e travolti dall’acqua e dal fango. Da più parti si è levato l’appello che chiedeva di non lasciare a terra a marcire quei legni, ma di impiegarli come alberi di Natale. Ed ecco che in città, nel mercato agricolo coperto di Porta Romana in via Friuli 10/A, arrivano le piante cadute sull’Altipiano di Asiago (Vicenza), recuperate da Coldiretti, Federforeste e Pefc. Ma sono in vendita soltanto sabato 8 dicembre.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

Le ricette di Natale: Biscotti al profumo di agrumi

People For Planet - Ven, 12/07/2018 - 11:09

Ingredienti

Farina tipo “00” 300 gr
Burro 100 gr
Zucchero di canna 80 gr + zucchero per ripassare i biscotti
Panna 60 ml
Sale 1 pizzico
Uova 2 tuorli
Vaniglia 1/3 di bacca
Arancia 1
Limone 1

Preparazione

Disponete la farina a fontana, mescolate al centro il burro morbido e lo zucchero, poi aggiungete i tuorli, la panna, la buccia degli agrumi grattugiata (senza la parte bianca), il sale e la vaniglia. Mescolate il tutto con la farina. Lavorate velocemente fino a creare un impasto omogeneo. Coprite l’impasto con un panno e fate riposare in frigo per 30 minuti così che il burro si rassodi.

Formate dei rotolini del diametro di un centimetro e con due fate delle treccine, chiudetele in tante piccole ciambelle, passateli nello zucchero e disponeteli su una teglia rivestita di carta forno. Fate cuocere a 180°C per 25 minuti.

Lasciate raffreddare i biscotti e se non li consumate subito riponeteli in un barattolo di vetro a chiusura ermetica.
Possono essere un dolce regalo di Natale: metteteci una bella etichetta e un nastro decorativo.

Foto: Angela Prati

Diritto alla facilità: un master per creare relazioni migliori a Firenze

People For Planet - Ven, 12/07/2018 - 10:28

Scade il 14 dicembre il termine ultimo per iscriversi  al Master di I° livello “Democrazia Affettiva e dialoghi per la pace” organizzato al dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze, che si propone di creare una figura professionale la cui specificità e competenza è mirata al governo e alla facilitazione della relazione intra-personale e interpersonale.
La figura, maturata la certificazione in “Diritto alla facilità”, sarà in grado di operare in tutti quei contesti dove, per fini didattici (scuola, università ed enti formativi), di specificità del servizio offerto (strutture sociali e aziende di servizi, pubbliche e private, ONG), di aumento della produttività (aziende del comparto produzione) o di governo e manutenzione delle relazioni umane (uffici/dipartimenti risorse umane), sia ritenuto necessaria la creazione e l’implementazione di un modello relazionale declinato operativamente sui principi della democrazia affettiva.

CONTINUA SU OCCHIOVOLANTE.COM

Auto ad acqua e a pipì: bufala o realtà?

People For Planet - Ven, 12/07/2018 - 01:48

Quello di alimentare le nostre auto riempiendo semplicemente un serbatoio di acqua o urina è un sogno ricorrente. E, in effetti, da tempo varie aziende e ricercatori ci lavorano. Avremmo finalmente trovato la soluzione per dire addio ai carburanti di derivazione fossile, inquinanti e costosi, e potremmo spostarci liberamente senza restrizioni. Purtroppo, però, la strada è ancora lunga (e per ora c’è bisogno della benzina).

Lorenzo Errico, l’entusiasta papà dell’auto ad acqua

Di tanto in tanto il nome di Lorenzo Errico torna a galla. L’ingegnere italiano con la passione per i motori è infatti il creatore di un meccanismo, ribattezzato Hydromoving, che potrebbe cambiare per sempre la storia della mobilità. O  è un’esagerazione? La promessa è quella di trasformare ogni auto in un’auto ad acqua, ma, nonostante le tante interviste e il clamore, il nome di Errico compare spesso accanto alla parola “bufala”. Esiste comunque un sito tutto dedicato alla sua invenzione, una tecnologia brevettata che fa capo alla Hydromoving srl (www.hydromoving.com). E proprio da queste informazioni ufficiali vogliamo partire.

La domanda è: basta solo riempire d’acqua un serbatoio? Come spesso accade, l’equivoco nasce dalle parole usate per descrivere questa soluzione. Si parla di auto ad acqua nei titoli dei quotidiani, si semplifica così per attirare l’attenzione, ma in realtà la spiegazione è più articolata. Il sistema Hydromoving esiste, è reale, ma rende la vettura dual fuel, una ibrida, non in grado di viaggiare esclusivamente ad acqua. Va peraltro sottolineato che dall’azienda questo non lo nascondono, anzi. Parlano di “tecnologia brevettata, testata e certificata per la produzione di gas Ossidrogeno (gas prodotto dall’acqua distillata) on board e on demand con sistema elettronico di iniezione in camera di scoppio di qualsiasi tipo di motore a combustione interna (benzina/diesel etc…) che riduce le emissioni inquinanti del 90%”. Insomma, un motore serve. Altra promessa, quella di una riduzione del gas serra CO2 maggiore o pari al 30%. La vettura viene dotata di un serbatoio di acqua piovana (ma a volte Errico parla di acqua distillata, altre volte la definisce “ibrida”), quindi il sistema, direttamente sulla vettura stessa, genera gas Ossidrogeno a richiesta del carico motore.

Il sistema si può installare su qualsiasi motore a combustione interna, spiegano. Si parte da 2 celle e se ne possono installare fino a multipli di 6 a seconda della cilindrata e dalla tipologia del motore. Non esistono serbatoi di stoccaggio di Ossidrogeno a bordo, così il sistema può essere ancora più sicuro rispetto ai comuni impianti sperimentali a idrogeno compresso. Sensori ed elettronica fanno il resto, aggiungendo sicurezza e semplicità di monitoraggio e attivazione via display.

Senza un altro motore tradizionale il sistema non funzionerebbe, ma alla Hydromoving va dato atto che permette un risparmio sul consumo di altri carburanti e consente un certo risparmio anche in termini di emissioni. Numericamente, sempre secondo l’azienda, queste sono le riduzioni: monossido di carbonio 90%, idrocarburi incombusti 88%, ossidi di zolfo e ossidi di azoto 50%, particolato (pm10 pm25) circa 80%. La riduzione dei consumi di carburante è invece del 20%-35%.

A questo punto, ci chiediamo: considerando il costo del sistema, vale la pena installarlo rispetto ai benefici che può apportare?

Consuma “quanto un’autoradio sofisticata”, dice Errico, che in molti video (uno a questo link) spiega entusiasta il funzionamento delle centraline e non nasconde mai l’integrazione del sistema con il motore tradizionale. Si consumano 100 ml ogni 100 km, ma soprattutto si evita di consumare benzina se non necessario. Prezzo: meno di 10 mila euro.

Errico non è né il primo né sarà l’ultimo ad aver proposto una soluzione simile, da un lato osannata come idea risolutiva affossata da governi e lobby delle fossili, dall’altro lato additata come bufala clamorosa.

Noi non la giudichiamo, ci limitiamo a sottolineare l’importanza dell’utilizzo delle parole corrette: Hydromoving non vende auto che funzionano esclusivamente ad acqua, né ci risulta che al momento in commercio esistano soluzioni che potrebbero consentire in tempi rapidi un cambiamento radicale verso una mobilità di questo tipo.

L’auto sarda a pipì e gli studi inglesi

Non si ha notizia di applicazioni su larga scala nel settore automobilistico dell’idea dell’imprenditore sardo Franco Lisci, che da Gonnosfanadiga era diventato celebre qualche anno fa per un sistema in grado di ricavare energia dall’urina, una volta attivato un processo di elettrolisi.

Potrebbe far sorridere, eppure il progetto è stato presentato durante un convegno di Legambiente dedicato alla green innovation ad Alghero. L’energia ricavata dall’urina avrebbe potuto essere utile per alimentare sia i veicoli che i comuni elettrodomestici, o per tenere accesa la luce nelle case e impianti di qualsiasi tipo. Una vera rivoluzione che però – è evidente – non è al momento diventata tangibile. All’epoca Lisci dichiarava che per lo Stato italiano questo uso è illegale, mentre è consentito l’uso di additivi. Abbiamo quindi realizzato dei trasformatori che consentono di usare nel motore delle automobili l’urina come additivo”.

Preziosissima, la lana sarda, che Lisci ha usato per realizzare un filtro ad hoc utile ad evitare la formazione di condensa e a non danneggiare il motore. Questa la promessa: “Su un’auto a benzina c’è un risparmio del 35%, su una a gasolio del 60%, su auto a gas dell’80%. Un’imbarcazione o un peschereccio possono così risparmiare fino al 65% di gasolio. E questo ciclo produttivo sostenibile non produce scarti”. L’urina diventa infatti acqua di pozzo e torna in natura.

Visto che un sistema esterno è comunque necessario alla circolazione del liquido, molti ricercatori non soltanto italiani lavorano proprio su questo fronte, per superare questa limitazione.

In Inghilterra un congegno apparentemente buffo consente di generare corrente grazie all’urina semplicemente camminando. Con 90 passi al minuto il circuito genera una tensione di 4 volt. A lavorare a questo progetto sono stati i ricercatori del BioEnergy Centre – nato da una collaborazione tra l’università del West of England e quella di Bristol – che da tempo lavora a soluzioni per produrre energia riutilizzando i rifiuti organici.

In questo caso tutto ruota attorno a un paio di “calzini” al cui interno sono poste celle a combustione microbica. 12 piccoli tubi di gomma arrivano sotto il tallone, in modo che muovendo il piede venga aspirato il liquido e si inneschi la reazione. Bastano i passi, non servono meccanismi di pompaggio esterni.

Insomma, se ancora le auto ad acqua e a pipì non sono realtà, gli scienziati sono comunque sempre al lavoro per cercare combustibili alternativi, economici e non inquinanti. E di idee su cui fantasticare ce ne offrono parecchie.

 

Fonti:

http://www.brl.ac.uk/researchthemes/bioenergyself-sustaining.aspx

https://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/27/news/la_pipi_fa_luce_ecco_il_generatore_a_urina_che_si_attiva_camminando-130957150/#gallery-slider=130960415

 

In copertina: Immagine di Armando Tondo

 

 

 

Cambiamenti climatici, restano meno di 20 anni per salvare il pianeta

People For Planet - Ven, 12/07/2018 - 01:32

Vent’anni. Sicuramente non di più. Molto probabilmente meno. E’ questo il tempo che l’uomo ha a disposizione per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti che questi avranno sulla salute delle persone e dell’ambiente. L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “E’ questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito”.

Un olocausto a fuoco lento

Il pericolo concreto, spiega il presidente dell’ISS, è che le ondate di calore che nel 2003 hanno fatto 70 mila morti possano passare dal manifestarsi in periodi circoscritti dell’anno all’essere presenti in alcune parti del mondo per oltre 200 giorni l’anno, impedendo alle popolazioni di stare all’aria aperta per gran parte dei dodici mesi a causa dell’aumento delle temperature. Il problema è che i danni sulla salute dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante, e quindi non è facile sensibilizzare istituzioni e cittadini, ma sono devastanti. “L’Organizzazione mondiale della sanità parla di vari milioni di morti legate ai cambiamenti climatici e in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedale sono connessi all’inquinamento. Si tratta, in un certo senso, di un olocausto a fuoco lento”, afferma Ricciardi.

Ciò che ora è importante “è fornire a politici e istituzioni dati certi e scientifici relativi all’impatto sulla salute perché prendano decisioni rapide, dopo che anche all’ultimo G20 non si è arrivati a un documento finale netto. Le speranze sono ora nella Cop24″.

La Conferenza internazionale sul clima Cop24

La Cop24, la conferenza dell’Organizzazione delle nazioni unite sul clima giunta alla ventiquattresima edizione, ha preso il via a Katowice (Polonia) domenica 2 dicembre e andrà avanti fino a venerdì 14. Due settimane “per consentire al mondo di agire insieme sul cambiamento climatico. Tutti i paesi devono mostrare creatività e flessibilità”, ha spiegato il viceministro dell’ambiente polacco, Michal Kurtyka, aprendo i lavori della conferenza, che ha specificato: “Il segretario generale dell’Onu conta su di noi, non c’è un piano B“. L’obiettivo di questa 24esima edizione è che i lavori producano una dichiarazione che garantisca una “giusta transizione” alle industrie alimentate con fonti fossili affinché si possa raggiungere la riduzione delle emissioni di gas serra.

Gli impegni degli Stati

Come riporta Italian Climate Network Onlus, organizzazione nazionale che si occupa di cambiamenti climatici (per leggere tutto l’articolo clicca qui), già prima di mettere piede in Polonia per la COP24 alcuni grandi paesi hanno delineato le rispettive strategie e alleanze volte ad affrontare insieme il cambiamento climatico e a stabilire regole comuni (Paris rulebook) per l’implementazione dell’Accordo di Parigi.

L’Unione europea, che rappresenta con una sola voce l’Italia e gli altri paesi membri, prosegue con l’obiettivo di coniugare crescita economica di qualità, sicurezza energetica e sostenibilità, e recentemente la Commissione ha presentato un documento che illustra come azzerare entro il 2050 le emissioni del continente.

La Cina e il Canada hanno guadagnato la posizione di partner fondamentali dell’UE nell’implementare con parole e con fatti l’Accordo di Parigi.

Gli Stati Uniti con l’Amministrazione Trump hanno preso le distanze dall’Accordo di Parigi in modo teatrale. Nonostante ciò, il sistema federale permette agli stati americani libertà di stabilire i propri obiettivi per far fronte al cambiamento climatico, ed è su questo che si ripone la speranza del raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’Accordo di Parigi.

Quanto al Brasile, sebbene tradizionalmente sia un attore costruttivo nei negoziati sul clima, la nuova amministrazione del presidente Bolsonaro sembra voler cambiar passo, e c’è da aspettarsi meno collaborazione.

Manovra: bocciato l’emendamento per aumentare i fondi per gli orfani di femminicidio

People For Planet - Gio, 12/06/2018 - 12:58

Il fondo per gli orfani a seguito di femminicidio è stato previsto nella Legge di Bilancio 2018 ed è stato introdotto con la l. 11 gennaio 2018, n. 4 (pubblicata in G.U. il 1 febbraio 2018). Vennero allora stanziati 7,5 milioni di euro per il triennio 2018-2020, parte dei quali era destinato anche ad aiutare quelle famiglie che si prendono cura degli orfani di femminicidio. Secondo una ricerca di Switch off, i cosiddetti “orfani speciali” in Italia sono circa 1600, spesso si tratta di bambini/ragazzi che hanno assistito all’omicidio della madre.

Le spese per chi accoglie questi orfani sono molte: come spiega il signor Renato a Giusi Fasano del Corriere della Sera servono risorse “per gli psicologi e gli insegnanti di sostegno dei bimbi, le medicine per farli dormire, le rate del mutuo della casa appartenuta alla mamma”. E il Signor Renato non chiedeva neanche soldi ma solo un po’ di facilitazioni burocratiche…

La storia dell’istituzione del fondo non è stata semplice neanche nel 2017. Nella passata legislatura alcuni esponenti del centro destra si erano opposti facendo ostruzionismo  – tra i quali Carlo Giovanardi e Francesco Nitto Palma, quest’ultimo di Forza Italia – perché nel testo del ddl si faceva riferimento anche ai figli delle unioni civili.

Ora, proprio in considerazione  dell’esiguità delle risorse, Mara Carfagna aveva presentato un emendamento per  incrementare di 10 milioni di euro il fondo per gli orfani di femminicidio, emendamento, appunto, bocciato dalla Commissione Bilancio della Camera.

La decisione della Commissione ha fatto infuriare Mara Carfagna che ha dichiarato su Twitter: “Quando trovi i soldi per tutto, compresa la detassazione dei massaggi negli hotel, la birra artigianale, l’assunzione dei fantomatici #navigator e non li trovi per le famiglie affidatarie degli orfani di femminicidio fai una bastardata. Punto.”

Sì, punto.

Volontariato a Natale: suggerimenti per chi vuole aiutare gli altri sotto le feste

People For Planet - Gio, 12/06/2018 - 10:03

Le occasioni sono molte, anche restando nella propria città. Ecco qualche idea per chi volesse provare un’esperienza unica e appagante.

Impacchettare i doni
Per farlo basta per esempio aderire alla campagna organizzata da Manitese. Dall’1 al 24 dicembre oltre cinquemila volontari saranno al lavoro nelle circa 80 librerie Feltrinelli sparse in tutta Italia per trasformare i regali in un aiuto concreto per le famiglie più bisognose di Kenya e Mozambico. Per conoscere i dettagli basta visitare il sito www.manitese.it. In alternativa è possibile aderire a Un pacchetto per la solidarietà, iniziativa che vede in prima linea i volontari di Ibo Italia. I corner sono presenti in diversi negozi di Ferrara, Fidenza, Parma, Treviso e Udine. Bastano carta, forbici, un po’ di nastro e qualche piccolo pezzetto di scotch per trasformare il dono in qualcosa di magico ed aiutare bambini, ragazzi e insegnanti coinvolti in progetti educativi, in Italia e nel mondo. Per informazioni chiamare il numero 0532.243279.

CONTINUA SU D.REPUBBLICA.IT

Vivere Insieme (Infografica)

People For Planet - Gio, 12/06/2018 - 03:34

Organizzazione, condivisione, risparmio, sono i vantaggi del “Cohousing”, l’abitare insieme, condividendo spazi comuni e risorse.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

I batteri ti danno il buon umore! (Filosofia e microorganismi sexy)

People For Planet - Gio, 12/06/2018 - 01:57
Noi siamo vivi solo grazie al nostro MICROBIOTA, CHE ORMAI VIENE CONSIDERATO UN VERO E PROPRIO ORGANO… ANCHE SE NON FA PARTE DEL NOSTRO CORPO PERSONALE… Dal punto di vista numerico “appena il 43% delle nostre cellule è “umano”, per il resto siamo formati da microbi. Il 57% delle cellule del nostro corpo appartengono al microbioma e includono batteri, virus, archeobatteri e funghi” (fonte: agi.it). La flora batterica svolge molteplici funzioni necessarie alla nostra sopravvivenza, per questo viene considerata un ORGANO. Sono i microorganismi a predigerire quel che mangiamo. Tecnicamente noi ci nutriamo della loro cacca e ci fa benissimo! Ormai da anni alcune malattie gravi, refrattarie alle cure tradizionali, vengono curate con il trapianto di batteri. Ma non solo: i batteri possono interagire con lo stato d’animo: gli scienziati dell’APC Centre, University College Cork, hanno trapiantato il microbioma di pazienti affetti da depressione nel corpo dei ratti, dimostrando che se si trasferiscono i batteri, si tramanda anche lo stato d’animo. Esistono poi anche batteri (il Mycobacterium vaccae) che riescono a influenzare le cellule della pelle (tipo che si mettono a ballare il tip tap sul derma) e le convincono che devono mandare determinati segnali al cervello al fine di indurlo a produrre più endorfine, le droghe naturali che autoproduciamo e che ci danno benessere psicologico. Praticamente è un batterio che si droga con le nostre endorfine, siamo i suoi produttori di stupefacenti e, miracoli dell’evoluzione, è riuscito a imparare a farci produrre più endorfine così come noi siamo riusciti a far fare più latte alle mucche. Ma facendo aumentare le endorfine non ci fa danni, ci fa stare meglio! Il Mycobacterium vaccae è uno zozzone che sguazza e si moltiplica paurosamente nella sporcizia; questo spiega perché istintivamente i depressi si lavano di meno. Lo fanno per allevare più Mycobacterium vaccae. E quindi converrebbe a tutti non lavarsi qualche parte del corpo per mantenere viva e fiorente la colonia del Mycobacterium vaccae. Ad esempio potresti non lavarti una volta un gomito, una volta un ginocchio. Tanto gomiti e ginocchia non puzzano molto… Infine una ricerca della New York Federal University ha dimostrato che esiste una relazione tra desiderio sessuale e alcuni batteri come il Mycrobacterium Vulvae. La presenza di questi microbi provoca l’aumento della produzione di ormoni erotici. Per incrementare il numero di questi microorganismi sexy si spalma sulla pelle intorno all’ombelico olio di fragole. L’Universo è meraviglioso e geniale e queste notizie sono tutte vere. Eccetto l’ultima.

Il ‘Lupo’ Stefano Benni in un doc: “Quando Franca Rame diceva: ‘Scrivi così così, a carte fai schifo'”

People For Planet - Mer, 12/05/2018 - 14:00

Stefano Benni racconta degli amici di una volta (Rame e Fo) e quelli di oggi (Baricco e Pennac): “Ai giovani dico: leggete i libri che resistono al tempo, soprattutto quelli che hanno molti secoli più dei miei”.

“C’è una scena in Saltatempo, molto erotica, in cui il protagonista e Selene fanno l’amore nel prato. Selene è un misto di quattro miei ricordi. Tutte mi hanno chiesto: ‘Ma Selene sono io? Sono io?’ io ho risposto di sì a tutte e quattro. Sono un bastardo”, Stefano Benni si diverte a raccontare balle, lo ha più o meno sempre fatto nel corso della vita, e continua anche ne Le avventure del Lupo – La storia quasi vera di Stefano Benni, il racconto che più di tutti, finora, si avvicina alla verità.

CONTINUA SU REPUBBLICA.IT

Padova, la polemica di Don Luca Favarin: “Non fate il presepe se non volete accogliere i migranti”

People For Planet - Mer, 12/05/2018 - 10:25

“Il presepe ha una forza di significato straordinaria, ma questa forza di significato chiede a tutti noi di schierarci – dice il sacerdote – Noi non possiamo schierarci con un simbolo solo di facciata e mettere nelle nostre case un simbolo e poi con la nostra vita, le nostre parole e i nostri gesti raccontare il contrario. Stiamo interrompendo dei percorsi di integrazione che funzionavano e ora per queste persone c’è solo la strada. Perché dobbiamo aver paura del diverso?”.

CONTINUA SU FANPAGE.IT

Cosa sono i Deserti Alimentari?

People For Planet - Mer, 12/05/2018 - 01:22

Secondo uno studio della Social Market Foundation, in Gran Bretagna un milione e 200mila persone vive in un contesto urbano detto “deserto alimentare”.
Si tratta di periferie o zone extraurbane dove la povertà, la carenza di trasporto pubblico e la mancanza di supermercati e negozi limitano gravemente l’accesso a frutta, verdura e prodotti alimentari freschi, di qualità (ad esempio da agricoltura biologica) e a prezzi accessibili.
Lo studio rivela che il 41% delle persone che vive in questi contesti non ha l’auto di proprietà e quindi si trova impossibilitata agli spostamenti per andare a fare la spesa.
Per dare qualche coordinata: negli Stati Uniti si parla di “Food Desert” quando il primo supermercato è oltre i due km di distanza da casa, con punte, in alcune zone degli Usa, di 10 miglia, 16 km.
Avere il primo supermercato a 16 km di distanza favorirebbe un’alimentazione poco corretta, dicono diversi studi sul problema. In queste aree spopolano infatti i fast food del cibo a basso costo e piove sul bagnato…

Le possibili soluzioni
A Chicago, nel 2011, è partito il progetto “Fresh Moves Mobile Markets”, autobus trasformati in botteghe ambulanti che raggiungono le zone più isolate della città. Solo nel primo anno di attività sono stati serviti 11mila clienti.
Un’altra soluzione è costituita dagli orti e dalle fattorie urbane, che si stanno diffondendo sempre di più e che possono essere create su terreni abbandonati e da riqualificare.

 

Immagine copertina di Armando Tondo

Decreto Sicurezza: 4 domande che dovrebbe farsi chi lo sostiene

People For Planet - Mer, 12/05/2018 - 01:04

Non sono affatto chiare alcune modalità con cui troverà effettiva applicazione il cosiddetto “decreto sicurezza” (d.l. del 4 ottobre 2018, n. 113), approvato in prima lettura al Senato lo scorso 7 novembre e definitivamente convertito in legge il 28 novembre scorso; il pacchetto di norme, dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 novembre 2018, ed è entrato in vigore il giorno successivo.

Tanti gli emendamenti contenuti all’interno del decreto, che comprende “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”. L’attenzione, però, è tutta rivolta alla prima parte del decreto, quella che dall’articolo 1 all’articolo 14 tratta il tema dell’immigrazione. E proprio chi si dice a favore delle nuove normative sull’immigrazione e non vede l’ora che vengano applicate, dovrebbe farsi 4 domande.

1) Con quali soldi il Governo intende rimpatriare le almeno 40mila persone che il decreto ha reso automaticamente irregolari?

È vero, si tratta di una questione di natura prettamente economica, ma…  Considerato che un rimpatrio costa in media 4mila euro e che Matteo Salvini ha stanziato solo 1,5 milioni per i rimpatri, al netto della situazione attuale potranno essere rimpatriate al massimo 400 persone, vale a dire un centesimo degli irregolari.

C’è poi un problema di ordine pratico, perché, fatta eccezione per la Libia e la Tunisia, l’Italia non gode di rapporti internazionali che garantiscano che i Paesi d’origine degli irregolari accoglierebbero tutti i rimpatriati. Di qui la seconda domanda:

2) Che fare se il Paese d’origine non accetta i rimpatriati a bordo dei nostri aerei o delle nostre navi?

Un conto è bloccare in mare una nave ONG a spese di chi la finanzia, altro è bloccare navi e aerei a spese nostre con a bordo ufficiali dello Stato, già carenti in città come Roma.

Ammesso che si trovino fondi e accordi internazionali per gli espatri, la pratica di espatrio si profila lunga e lesiva della libertà del rifugiato. Il Governo ha infatti esteso da 90 a 180 giorni il trattenimento degli irregolari presso i C.P.R. (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) che sostituiscono i C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione). Laddove non vi sia disponibilità nei C.P.R., lo straniero sarà detenuto in “strutture diverse e idonee nella possibilità dell’Autorità di pubblica sicurezza” e in “locali idonei presso l’ufficio di frontiera”, in attesa che l’espatrio possa realmente effettuarsi.

La detenzione del migrante arrivato in Italia, invece, sarà “per il tempo strettamente necessario, e comunque non superiore a 30 giorni”.

3) Cosa succederà al primo ricorso costituzionale? 

Salvo casi assai circoscritti, il richiedente asilo per motivi umanitari, sia che arrivi, sia che si trovi già in territorio italiano, vedrà negato il permesso di soggiorno umanitario, e qui si annida l’aspetto più controverso.

Senza fare appello a facili terzomondismi, l’abolizione della protezione umanitaria, contemplata in ben venti Paesi membri dell’Unione europea, dal punto di vista della Costituzione italiana  –  la “più bella del mondo”, quella che il Movimento 5stelle, quando era all’opposizione, non voleva in alcun modo toccare – viola i diritti inviolabili  dell’uomo espressi nell’art. 2 e i diritti della persona umana e la sua dignità riconosciuti dai trattati internazionali e da norme consuetudinarie all’interno degli articoli 10,c. 1 e 117,c.1.

Come già evidenziato dal pastiche linguistico, violare i diritti inviolabili, prima ancora di essere giusto o sbagliato, legittimo o illegittimo, è una contraddizione in termini.

Ma niente pietismi, torniamo ai numeri e all’ultima domanda, riguardante chi, italiano e straniero, si trova già in Italia.

4) Che fine faranno gli operatori che lavorano regolarmente nell’accoglienza e le persone attualmente accolte negli SPRAR?

15.000 sono i lavoratori italiani che operano nell’accoglienza e che rimarranno disoccupati. Di quali tutele godranno in attesa di essere reinseriti nel mondo del lavoro? Finiranno nella imperscrutabile lista dei beneficiari del reddito di cittadinanza promesso da Di Maio?

Stando alle stime degli addetti ai lavori, sono tra i 40 e i 100.000 i richiedenti asilo che verranno espulsi dal sistema di accoglienza. Per far fronte all’emergenza dei migranti che fino a ieri erano regolari e che nei prossimi giorni si ritroveranno irregolari e senza tetto, decisivo sarà l’aiuto della Chiesa.

L’assessore alle politiche sociali di Milano Pierfrancesco Majorino ha già dichiarato:

“Il decreto Salvini è un’autentica follia: ci regala infatti 900 nuovi senzatetto: donne, bambini e famiglie regolarmente presenti sul territorio e titolari di protezione umanitaria, non potranno più stare nei centri di accoglienza e finiranno per strada”.

A questi 900, solo su Milano, si aggiungono i 500 profughi improvvisamente irregolari che verranno accolti nei centri di accoglienza della Diocesi di Milano che comprende anche Varese, Lecco e Monza. Sforzi lodevoli, ma che si riducono a opere di assistenzialismo d’emergenza, dal momento che le persone soccorse non potranno inserirsi nel mondo del lavoro né integrarsi in altro modo. Il destino di tanti lavoratori italiani, del resto, non si prospetta molto più roseo.

Questo e altro dovrebbe chiedersi chi tra una decorazione di Natale e l’allestimento del presepe è a favore del decreto sicurezza.