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Scusi, lei è un Androide?

12 ore 58 min fa

Secondo uno studio pubblicato da  Ian Pearson, futurologo, fondatore di futurizon.com e consulente di molte delle maggiori multinazionali planetarie, il numero di robot/androidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli umani.

Foto: Ian Pearson

Per Pearson ci avviciniamo a grandi passi verso un pianeta popolato da androidi capaci di svolgere le funzioni che siamo abituati siano svolte dalle persone. Del resto, a conforto della sua visione, gli esempi già attuali non mancano. Uno tra i tanti: già oggi Pepper, androide costruito in Giappone, parla 19 lingue e guida i parenti degli ammalati nei corridoi dell’ospedale AZ Damiaan di Ostenda, in Belgio.

Foto: Pepper

Un sondaggio condotto nel Regno Unito ci dice che il 71% delle persone ha paura dello sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, il 59% crede che i robot siano una minaccia per l’umanità. Si teme che l’automazione di milioni di posti di lavoro possa provocare una crescita smisurata della disoccupazione, l’aumento della disuguaglianza e una riduzione dei salari, facendo scomparire molte figure professionali.

Sono timori fondati? Cosa ci aspetta? Riusciremo ad utilizzare la tecnologia a vantaggio della collettività, creando più ricchezza e benessere diffusi, oppure ci sarà un ulteriore impoverimento di massa e ancora più ricchezza concentrata in poche mani?

Vediamo cosa ne pensa Pearson, in una intervista rilasciata al sito spagnolo nobbot.com

Come sarà il mondo nel 2050 se pensiamo alla tecnologia e al modo in cui interagiamo con essa?

Penso che il principale progresso sarà l’apparizione di ciò che chiamo il superumano, un essere dotato di intelligenza artificiale collegata al cervello. Questo cambierà tutto. Non saremo uguali ad oggi perché i coefficienti di intelligenza saliranno alle stelle. Questo, ovviamente, porrà sfide gigantesche come ad esempio l’accesso delle persone all’intelligenza artificiale: sarà per pochi o per tutti? Inoltre appariranno nuovi rischi da cui proteggerci, come i batteri intelligenti dotati di componenti elettronici. Ci saranno anche spie microscopiche che atterreranno sulla nostra pelle e avranno accesso a qualsiasi cosa stiamo pensando. È una immagine piuttosto allarmante ma realistica.

– Lei sostiene che i robot svolgeranno un ruolo essenziale nella società. Che tipo di robot vedremo e che mansioni svolgeranno?

Naturalmente, ci saranno molte varietà di robot industriali, ma anche molti progettati per la casa o gli uffici. Ci saranno dai semplici robot agli androidi supportati dall’intelligenza artificiale collegati tra loro nel cloud che saranno in grado di fare quasi qualsiasi tipo di lavoro. Uno dei più importanti sarà prendersi cura di noi, dandoci compagnia, amicizia e, perché no, sesso. Gli androidi avranno elevate capacità emotive. E non avranno bisogno dell’intervento di essere umani per comportarsi come esseri umani.

Foto: Harmony, il primo sex-robot

I robot saranno una minaccia per l’occupazione, come spesso viene suggerito oggi?

Non li vedo come una minaccia ma come un modo di crescere. Alcuni lavori scompariranno, ma altri verranno creati. L’importante è vedere che più la tecnologia avanza, più è probabile che le persone si concentrino sul loro lato umano. Vedremo molte persone avere tempo per sviluppare abilità legate alle arti e ai mestieri. Alcuni sceglieranno di aiutare la società e altri semplicemente si rivolgeranno ai loro hobby. Un’economia in rapida crescita basata sull’automazione consentirà un reddito generoso per tutti.

Faremo ciò che ci piace e avremo abbastanza soldi per vivere comodamente. Se l’automazione si occupa di tutte le cose noiose, le persone potranno divertirsi. Alcuni lavori saranno mantenuti, come quelli relativi all’attenzione personale o quelli in cui l’interazione con gli altri è essenziale. Probabilmente, i robot possono anche farli, ma la gente preferirà trattare con un essere umano. Lavori come infermieri, insegnanti, artigiani, artisti o atleti sopravviveranno probabilmente perché preferiremo che siano eseguiti da esseri umani.

Pensa che gli androidi, o i proprietari degli androidi, per essere più precisi, dovrebbero pagare le tasse o la sicurezza sociale, come suggeriscono alcuni analisti ed economisti oggi?

Certo, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano abbastanza per mantenere uno standard di vita decente. Bisognerà ridefinire la questione delle tasse e dello stato sociale. Sono a favore di un reddito di base universale, che è qualcosa che guadagna seguaci molto rapidamente. Le aziende devono restituire alla società ciò che la società ha dato loro. In questo modo, credo che nel 2050 saremo in grado di pagare a ciascuno dei cittadini di un paese un reddito di base equivalente al salario medio di oggi.

Lei ha detto che in futuro avremo il nostro corpo carico di microchip. Cosa faranno questi microchip per noi?

Penso che la maggior parte dell’elettronica che porteremo con noi sarà al di sotto della nostra pelle. Chiamo questa cosa “pelle attiva”. Negli strati più profondi, i dispositivi elettronici saranno in grado di controllare la composizione del sangue e l’attività dei nervi. Negli strati più superficiali, useremo dispositivi destinati a funzioni temporanee che scompariranno dopo una o due settimane. Inoltre, nel 2050, ci sarà un’elettronica che si collegherà con la parte più profonda del cervello, trasformando l’intelligenza artificiale in un’estensione della nostra testa.

Foto: Due “androidi” della serie Westworld

-Kaspersky, il fondatore della russa Kaspersky Lab Zao, specializzata in sicurezza informatica, ha messo in guardia sui rischi, anche fisici, di hacking di queste tecnologie. Quali sono le minacce a cui ci esponiamo in questa età bionica?

In effetti non dovremmo ospitare dispositivi non sicuri nei nostri corpi, e soprattutto nelle nostre menti. Altrimenti gli hacker sarebbero in grado in futuro di controllare il nostro corpo e trasformarlo in uno zombie. Ecco perché penso che continueremo ad aver bisogno di buoni specialisti della sicurezza.

Quale sarà l’aspettativa di vita nel 2050 e come si evolveranno le malattie. Il cancro sarà una malattia debellata entro quella data?

Nessuno lo sa davvero, ma alcuni scienziati pensano che raggiungeremo una aspettativa di vita tra i 120 e i 130 anni. Ma non importa molto quanto tempo il tuo corpo vive se sei in grado di connettere la tua mente al cloud. Perché quando il tuo corpo muore, il 99% della tua mente potrebbe essere nella rete. Quindi puoi comprare un androide, usarlo come un corpo di riserva, andare al tuo funerale e poi andare avanti con la tua vita. Credo anche che malattie come il cancro o il morbo di Alzheimer un giorno saranno completamente guarite.

Le informazioni sul genoma sono la chiave per salvare vite umane in futuro e combattere le malattie legate all’invecchiamento?

Le informazioni genetiche saranno importanti, ma lo sarà anche per l’inquinamento, lo stile di vita o la dieta. La tecnologia ci aiuterà a combattere le malattie, ma dovremo continuare a prenderci cura di noi stessi.

Ha anche detto che gli incidenti stradali e gli ingorghi nelle città un giorno saranno un ricordo del passato. Quando metteremo fine a questi problemi e come?

Con buoni sistemi di intelligenza artificiale le auto potranno muoversi a distanza di millimetri l’una dall’altra, il che aumenterà la capacità delle strade fino a 15 volte. In questo modo risolveremo la congestione del traffico in molte aree. E se ciò non bastasse, le auto senza conducente di prossima generazione saranno guidate elettromagneticamente da un’infrastruttura intelligente.

Come sarà l’educazione nel 2050?

Ci saranno diversi modi per accedere ai contenuti: immersione attraverso la realtà virtuale, educazione convenzionale o attraverso l’uso di dispositivi nanotecnologici. Ma se vogliamo accedere alla conoscenza senza sforzo, avremo bisogno di sistemi di intelligenza artificiale che fungano da intermediari e filtrino i contenuti del cloud, secondo i nostri gusti.

Sin qui l’intervista a Ian Pearson. Bisogna dire che il mestiere del futurologo è tra i più fortunati. Quando arriverà il momento, delle previsioni (siano essere giuste o sbagliate) nessuno si ricorderà più.

 

Foto di copertina: Sean Young nel ruolo di Rachael in Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott, distribuito da Warner Bros

 

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Silicio Cheap

13 ore 8 min fa

Negli ultimi otto anni, infatti, il prezzo del fotovoltaico è calato del 62%: si tratta di una diminuzione che ha interessato l’intera filiera produttiva dei pannelli fotovoltaici e che ha permesso ad alcuni produttori d’energia elettrica di partecipare ad aste in Cile, nei Paesi Arabi e in Messico con offerte di 2 o 3 centesimi di dollaro a kWh. Un costo ampiamente inferiore a quello della produzione di elettricità basata sulle fonti fossili o sul nucleare.

Si tratta di un fenomeno in corso da oltre un decennio e che è dovuto alle economie di scala della produzione dei pannelli fotovoltaici. Mano a mano che si è incrementata la produzione dei pannelli, infatti, sono state ottimizzate sia la fornitura delle materie prime, sia la lavorazione industriale, con conseguente abbassamento dei prezzi.
Se guardiamo all’Italia e al decennio appena trascorso – fissando come base il 2007 che ha visto l’arrivo degli incentivi in Conto Energia – la diminuzione è stata del 75%.
In pratica il costo di un watt di picco (stiamo infatti parlando di potenza installata) è fortemente calato ma non in modo uniforme per tutte le tipologie di installazioni.

Se prendiamo in considerazione l’arco di tempo che va dal 2010 al 2017 possiamo rilevare come il fotovoltaico domestico sia passato da 7,24 a 2,80 dollari per watt di picco, mentre le installazioni commerciali fino a 200 kWp sono passate da 5,36 dollari a 1,85. Gli impianti a pannelli fissi utility scale (cioè su scala industriale) fino a 100 MWp sono passati da 4,57 a 1,03 dollari per watt di picco, mentre i sistemi della stessa taglia ma con pannelli mobili, ossia che inseguono il sole e perciò producono molto di più, da 5,44 a 1,11 dollari, sempre per watt di picco installato.

Chiaro quindi come sia diminuito, di conseguenza, il prezzo dell’elettricità prodotta, con il vantaggio della stabilità dei costi: il prezzo del sole, infatti, non cambia, è sempre gratis – e dunque il prezzo dell’elettricità rimane uguale per tutta la vita media dell’impianto, oggi di oltre venti anni.

Secondo uno studio della Oxford University e pubblicato su Research Policy, nei prossimi dieci anni i pannelli fotovoltaici manterranno un trend di calo del prezzo del 10% per anno: evidente che si tratta di una tendenza che a un certo punto dovrà per forza fermarsi, visto che non è ipotizzabile andare a costi negativi per i pannelli! Certo è il fatto che l’energia elettrica da fotovoltaico sarà commercializzata a prezzi sempre più bassi.

E’ necessario tuttavia considerare che questi sensibili cali di prezzo spesso, specialmente per quanto riguarda le categorie domestiche e commerciali, non sono percepiti in modo così netto, dal momento che i diversi anelli della filiera, come distributori di materiale elettrico, i grossisti, gli importatori e gli installatori, non sempre ribaltano sul cliente finale le diminuzioni dei costi.

Importante è inoltre la valutazione dell’aspetto qualitativo dell’intero impianto fotovoltaico, spesso non tenuto nel giusto conto: è invece fatto da considerare con molta attenzione visto che la durata utile del sistema fotovoltaico è di oltre venti anni, con tempi d’ammortamento, oggi, di circa sette anni. Ciò significa che meno si interviene in termini di manutenzione, meno si paga l’energia, mentre ogni anno in più dopo i venti anni è un anno d’elettricità assolutamente gratis: e ormai abbiamo in funzione sistemi installati trent’anni fa!
Oggi, a oltre dieci anni dall’avvio del Conto Energia per il fotovoltaico, iniziamo ad avere una letteratura tecnica interessante su ciò che non deve essere fatto quando si realizza un impianto fotovoltaico. La dinamica “imprevedibile” della legislazione italiana in materia, con un susseguirsi di diversi criteri d’incentivazione – i vari Conti Energia – che si sono avvicendati senza alcun piano organico che ne decidesse il percorso, ha portato chi investiva a realizzare impianti in fretta e furia, senza alcuna attenzione alla qualità dell’installazione, pur di aggiudicarsi un incentivo migliore. E ora a dieci anni di distanza se ne pagano le conseguenze con un parco d’impianti fotovoltaici con molti problemi, in un quadro normativo dove è diventato problematico anche intervenire con semplici riparazioni.

Ben diverso è lo scenario nel quale sono stati installati i nuovi impianti: poiché dal 2013 sono esauriti gli incentivi per il fotovoltaico, questi devono “reggersi sui propri elettroni” e generare più elettricità possibile “spremendo” la luce fino all’ultimo fotone. Cosa che si sta riuscendo a fare visto che in buona parte d’Italia il fotovoltaico è in grado di produrre elettricità, nelle migliori situazioni, a costi intorno ai 5 centesimi di Euro per kWh, quando il prezzo di cessione all’utente finale è intorno ai 9 centesimi di Euro per kWh.

Al crollo del prezzo del silicio si deve aggiungere ancora qualcosa affinchè il fotovoltaico sia veramente competitivo: l’accumulo. Già, perché fino a ora abbiamo parlato dei prezzi per kWh prodotto e non della continuità della produzione elettrica. Oggi, infatti, un impianto fotovoltaico non eroga energia elettrica con continuità se non è dotato di un sistema d’accumulo. Si tratta in pratica di batterie che, accoppiate ai pannelli fotovoltaici, ne aumentano l’efficienza consentendo l’erogazione durante la notte dell’elettricità non consumata di giorno; ma a questo aumento di efficienza corrisponde un incremento del prezzo sia dell’impianto che della manutenzione. Le batterie, infatti, hanno ancora un costo notevole, oggi tra i 500 e gli 800 Euro per kWh, ma è previsto un crollo anche per loro, che in parte si è già manifestato esattamente con le stesse dinamiche di quello dei pannelli.

Secondo le analisi di Bloomberg, infatti, tra il 2010 e il 2016 il costo delle batterie è sceso del 65%, con un 35% che si è concentrato nel biennio 2014-2015: secondo alcuni analisti si tratta di un trend che è accelerato e accelererà ancora. Le proiezioni più ottimistiche prevedono che si arrivi alla soglia “psicologica” dei 100 Euro per kWh nel 2020. Prezzo che, come quello dei pannelli, sarà frutto delle economie di scala, le quali tuttavia, in questo caso, saranno accelerate da un fatto che non c’entra con la produzione dell’elettricità ma con il suo consumo: la mobilità elettrica. Le auto elettriche, infatti, devono essere dotate di una grande capacità d’accumulo che deve essere concentrata in spazi e pesi limitati: questa circostanza genera una forte spinta verso l’innovazione sia del prodotto, sia del processo di produzione delle batterie. E tutto ciò in un settore che “languiva” da decenni.

Siamo di fronte, quindi, a una curva di diminuzione dei costi delle batterie molto simile a quella dei pannelli che in breve tempo porterà i sistemi integrati fotovoltaico/accumulo alla competitività con i prezzi di rete.
Ed è un fenomeno al quale credono anche alcuni governi, come quello tedesco (non invece quello italiano appena passato) che ha rinnovato gli incentivi per l’accumulo fotovoltaico domestico, superando le resistenze in seno all’esecutivo stesso: e ciò grazie al fatto che nel biennio precedente il calo di prezzo delle batterie per i piccoli sistemi d’accumulo domestico è stato del 20%, due punti in più del target degli incentivi, fissato al 18%. E un’ulteriore spinta arriverà dalla svolta elettrica del settore auto tedesco, che ha deciso di aumentare la capacità produttiva delle batterie Made in Germany per contrastare le leadership statunitense, giapponese e italiana nel settore. “Piccolo” dettaglio: sembra che noi non ci siamo accorti di avere questa leadership.

In definitiva, mentre stiamo assistendo al proseguimento del crollo del silicio per i pannelli fotovoltaici, ecco che è già in atto quello del litio per le batterie.
Il tutto per un nuovo modo di produrre, e consumare, elettricità.

Fonti:

Lo studio della Oxford University

La diminuzione del prezzo delle batterie

Gli incentivi per l’accumulo in Germania

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La ricette di Angela Labellarte: spaghetti alla Carbonara

15 ore 15 min fa

Ingredienti per 4 persone

Spaghetti 400 gr
Formaggio Pecorino 5 cucchiai
Pancetta tesa tagliata sottile 8 fettine
Uova 4 intere + 2 tuorli
Sale q.b.
Pepe q.b.

Preparazione

Tagliate le fettine di pancetta in tre parti, disponetele in una teglia da forno e infornate tre minuti a 220 gradi. Così diventerà croccante. In una ciotola versate 4 uova intere e due tuorli, il pecorino, sale e pepe e mescolate bene. Cuocete gli spaghetti al dente avendo cura di conservare un po’ di acqua di cottura della pasta. Scolate e versate la pasta in una padella con la pancetta e il composto di uova e pecorino, aggiungete due cucchiai di acqua di cottura e saltate velocemente per amalgamare gli ingredienti. Impiattate gli spaghetti aggiungendo un po’ di pecorino e qualche fettina di pancetta dorata.

Questa è una delle tante versioni degli spaghetti alla carbonara, spero vi piaccia!

Ph: Angela Prati

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Vestirsi di arance

Mer, 04/25/2018 - 04:30
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Video di Anna Giamporcaro

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Buona Festa della Rimozione

Mer, 04/25/2018 - 03:53

Quando il 12 settembre 2017 la Camera dei Deputati approvò la proposta di legge del deputato PD Emanuele Fiano di rendere reato l’apologia e la propaganda del fascismo tramite simboli, fummo in molti a essere grati a Fiano, me compresa. Oggi, personalmente, un po’meno. Perché aiuta i fascisti a nascondersi.

Il 12 settembre 2017 era un martedì. A opporsi alla proposta di introdurre un nuovo articolo nel codice penale, l’articolo 293-bis, per punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco» furono Lega Nord (per ovvi motivi), Forza Italia (per altrettanto ovvi motivi) e Movimento 5 Stelle (per motivi tutt’ora poco chiari).
Lo stesso giorno Alessandro Di Battista scrisse sul suo profilo Facebook:

«Dopo 42 giorni di ferie oggi la Camera dei deputati si è riunita e al primo punto dell’ordine del giorno ha inserito una legge che potrebbe mandare in galera chi fa il saluto romano o mettere fuori legge la scritta “Mussolini dux” dell’obelisco del Foro Italico. Il Movimento Cinque Stelle ha votato contro a questa ennesima pagliacciata! Ora ci daranno dei fascisti, fanno sempre così, ma meglio subire attacchi puerili che avallare un sistema che si occupa di tutto tranne che delle reali esigenze dei cittadini. Anche oggi, non cadendo nelle trappole ridicole del Partito Democratico, vado a casa con la coscienza a posto. E ai falsi, ipocriti “comunisti” (vera sciagura italiana) dico che un comunista vero oggi penserebbe alla sanità, alle persone senza reddito, e vorrebbe buttare giù il capitalismo finanziario, non l’obelisco del Foro Italico. Se non sbaglio fu Ennio Flaiano a dire che “in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”».

Il patrimonio artistico italiano, compreso quello di epoca fascista, non era minimamente messo in discussione dalla proposta di legge, tuttavia si accesero non poche polemiche che questionavano cosa sia l’arte e cosa no, quale arte fascista salvare e quale no, come la sterile proposta avanzata da qualcuno di abbattere i monumenti e l’architettura fascista. Tuttavia è chiaro a tutti che molta produzione di estetica fascista – ma sarebbe più corretto parlare di estetica razionalista – gode di una caratura artistica enorme, e che il non accettarlo equivale ad abbaiare alla luna scambiandola per bistecca. Pensiamo a una città come Milano senza Sironi, né Balla, né la Stazione Centrale. Pensiamo a Riccardo Gualino, l’unico imprenditore industriale mandato al confino (formalmente perché colpevole di bancarotta fraudolenta, sostanzialmente perché colpevole di antifascismo) che fece progettare i suoi uffici in stile razionalista – o fascista, che dir si voglia.

Dunque, appurato che l’obelisco del Foro Italico deve stare dove sta, che l’arte e l’architettura non c’entrano nulla con la proposta di Fiano, e che gli aforismi di Flaiano meriterebbero una cornice migliore, rimane il fatto che l’articolo 293-bis, più che fare un torto ai fascisti, li aiuta: a nascondersi. A confondersi, a dissimularsi, a sembrare persino poi non così tanto fascisti.

La chiamiamo Festa della Liberazione alludendo a un fatto storico e concluso nel tempo, ma la verità è che dovremmo chiamarla Festa della Rimozione. Perché di tutto ci siamo liberati, meno che del fascismo delle piccole cose e del timore di conviverci. Rimuovere il fascismo dagli oggetti e dalle estetiche non serve a nulla, perché gli atteggiamenti fascisti esistono anche senza simboli fascisti e saluti romani.
È fascista, oltre che stupido, credere che basti una rimozione a sistemare tutto. Non si può, né si deve cancellare tutto, anzi, è bene discernere, riconoscere, anche con l’ausilio di oggetti e segnali, ogni fascista per strada, ogni atteggiamento fascista, ogni tentativo di imposizione, compresi quelli contenuti in questo articolo. Se volano schiaffi, pazienza.

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La carne sintetica sfamerà il mondo?

Mar, 04/24/2018 - 04:58

Sul sito di Memphis Meats la start up statunitense con sede a San Francisco che per prima è arrivata a produrre la carne “sintetica” si legge: “Amiamo la carne. Tuttavia, il modo in cui la carne convenzionale viene prodotta oggi crea sfide per l’ambiente, il benessere degli animali e la salute umana. Considerando che i consumatori globali spendono quasi mille miliardi di dollari l’anno per la carne e la domanda di carne dovrebbe raddoppiare nei prossimi decenni, una cosa è chiara: abbiamo bisogno di un modo migliore per sfamare un mondo affamato… Il nostro obiettivo è semplice: cambiare il modo in cui la carne arriva al piatto. Stiamo sviluppando un modo per produrre carne reale da cellule animali, senza la necessità di nutrire, allevare e macellare animali reali. Ci aspettiamo che i nostri prodotti siano migliori per l’ambiente (richiedendo fino al 90% in meno di emissioni di gas serra, terra e acqua rispetto alla carne prodotta in modo convenzionale), agli animali e alla salute pubblica. E, soprattutto, siano deliziosi.”

Ecco, su quest’ultimo punto c’è ancora del lavoro da fare. Al primo assaggio la carne sintetica non si può definire proprio “deliziosa” anche se non è male, manca il gusto del grasso e del sangue, dicono coloro che l’hanno assaggiata.

E questa mancanza è spiegata dal metodo con cui questa carne viene prodotta: in pratica vengono prelevate cellule di tessuto dai vari animali, per adesso anatre e galline.
Queste cellule vengono poi “coltivate” con l’aggiunta di siero fetale bovino su impalcature fino a formare dei filamenti di tessuto che possono formare polpette, hotdog e hamburger.

Insomma, non parliamo ancora di una bistecca o di una coscia di pollo in quanto per formare il muscolo servono vasi sanguigni e sostanze nutritive. Gli scienziati stanno studiando una soluzione.
Inoltre bisogna risolvere il problema del costo, per ora 450 grammi di carne costano al produttore 2.300 euro ma anche in questo caso serve tempo per abbattere i costi di produzione e arrivare a un obiettivo di costo che si aggiri sugli 8 euro ad hamburger.

Memphis Meats ha raccolto 17 milioni di dollari per completare lo sviluppo della carne sintetica entro il 2021. Tra i finanziatori nomi illustri come Bill Gates, Google ecc.

Buon lavoro!

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Allergie primaverili: cause e rimedi naturali

Mar, 04/24/2018 - 04:27

L’allergia è un problema da non sottovalutare e che sembra essere in continua crescita, con il numero di persone colpite che aumenta di anno in anno. “I numeri parlano chiaro: nel 2025 quasi il 50% della popolazione europea soffrirà di una qualche allergia, mentre nel nostro Paese circa il 40% della popolazione dichiara già di soffrire di disturbi di questo tiporiporta AssosaluteAssociazione Nazionale farmaci di automedicazione – che fa parte di Federchimica.

A fronte di questi numeri la spiegazione (e previsione) futura non è troppo rassicurante: il cambiamento climatico e le alte temperature aumentano i livelli dei pollini.  A seguito di uno studio condotto dal team del professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica – e Direttore della clinica malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova, è stato dimostrato che in 27 anni le giornate all’anno in cui la parietaria (pianta della famiglia dell’ortica) diffonde i suoi pollini è aumentato di 85 giorni. «Una maggior esposizione significa un peggioramento dei sintomi e un aumentato rischio di sensibilizzazione» – spiega Canonica. A ciò si aggiunga l’inquinamento outdoor e indoor che aumenta l’infiammazione delle mucose, indebolendole. Complice, oltre alla predisposizione genetica soggettiva, è anche il nostro stile di vita: “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua l’esperto. Trascorriamo molto più tempo al chiuso, in ambienti spesso poco areati e questi fattori aumentano la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto e quindi sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo, e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie” – spiega ancora l’allergologo.

Quali sono i rimedi naturali contro le allergie?

Se si vuole provare una strada alternativa ai medicinali ci sono molti rimedi naturali che possono venire in soccorso. Premessa: dobbiamo conoscere con certezza l’elemento scatenante della nostra allergia e agire anche sulla prevenzione rendendo meno acuta la manifestazione della nostra allergia.

Quali cibi mi aiutano a combattere l’allergia? Ricordiamo che gli antistaminici naturali non servono per curare le allergie, ma possono aiutare il corpo a moderare la sua reazione allergica.

Quali alimenti da evitare? Vino, birra e bevande fermentate; formaggi stagionati, insaccati e cibi in scatola; tonno, sgombro, salmone, molluschi, crostacei, e frutti di mare in generale; pomodori, banana, fragole, fave e la frutta con il guscio (noci, nocciole e mandorle); cioccolato, cacao e caffè, che contengono infatti un tasso elevato di istamina.

A differenza alimenti come come camomilla, tè verde e carote inibiscono il rilascio di istamina e possono quindi essere considerati antistaminici naturali. Tra i più comuni ricordiamo anche:

  • Aglio (allium sativum): ottimo rimedio per tenere sotto controllo gli allergeni e alcune cariche batteriche, ma sul quale bisogna fare attenzione. Le sue caratteristiche lo rendono utile per il controllo del livello di glicemia nel sangue, per cui il suo impiego dev’essere moderato in caso di soggetti diabetici o ipoglicemici.
  • Té verde: La quercetina, il pigmento che conferisce all’ uva nera e al tè verde il colore, blocca la produzione di istamina.
  • Vitamine: La vitamina D è molto utile per difendere l’apparato respiratorio, e per assumerla basta ingerire cibi come uova, burro, formaggi grassi, aringhe, sgombri e sardine. Comunque, anche le vitamine C ed E, contenute nella frutta e nella verdura, aiutano a rinforzare il sistema immunitario.
  • Il ginkgo biloba: Conosciuto per le sue virtù sulla memoria, può essere efficace anche per le allergie. Contiene alcune molecole efficaci contro le infiammazioni allergica chiamate FAP (fattore di attivazione piastrinica).

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Te lo diamo noi il contratto alla tedesca: idee per il governo (Diretta web!)

Lun, 04/23/2018 - 21:08

Moderatore: Jacopo Fo

Intervengono:
Marco Marchetti, docente di diritto amministrativo presso l’Università di Perugia: authority per i contratti di massa
Fabio Roggiolani
, esperto di ecologia ed ecotenologie: diminuire l’inquinamento urbano con il gnl
Corrado Giannone, tecnologo alimentare: razionalizzazione dei servizi di ristorazione ospedaliera
Luca Foresti, Centro Medico Santagostino: sistemi di razionalizzazione della gestione dei servizi diagnostici
Vincenzo Imperatore, esperto di finanza: trasformare la commissione bicamerale di inchiesta sulle Banche in una commissione stabile che vigili sull’attività bancaria

Per maggiori informazioni leggi qui

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Nel mondo ormai tutti respirano aria inquinata

Lun, 04/23/2018 - 09:54

L’agenzia Agi riporta uno studio dell’Health Effects Institute in cui si dice che sette miliardi di persone al mondo, il 95% della popolazione sulla Terra, ormai respira aria inquinata. E mentre nei Paesi più ricchi e industrializzati sembra esserci un miglioramento della qualità dell’aria, in quelli più poveri i livelli di smog sono sempre più alti.

Leggi tutto l’articolo cliccando qui

 

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Extreme Design

Lun, 04/23/2018 - 05:36

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Pd-M5S, idee per un programma condiviso alla tedesca!

Lun, 04/23/2018 - 04:29

Una cosa che pochi raccontano è che il M5S ha votato a favore delle leggi approvate dal Senato. Nel 39,5% dei casi. E parecchie sono state le leggi e gli emendamenti presentati dal M5S e poi approvati con i voti del Pd. Quindi una base da cui partire c’è e non è vero che il 5 Stelle ha detto sempre di no a tutto.
Il che non vuol dire che non ci sia disaccordo su molte grandi questioni.
Ma sicuramente si potrebbe trovare un territorio di dialogo.
Ci sono tante leggi facili, banali e condivise da chiunque abbia un minimo di buon senso. Alcune, per strani motivi, sono da anni parcheggiate al Parlamento in attesa di approvazione.
Con People for Planet ed Ecofuturo abbiamo invitato un gruppo di valenti specialisti, a un incontro via web, lunedì 23 aprile, alle 21 (in diretta sulla mia pagina FB).

CHE COSA INTENDIAMO CON LEGGI FACILI?
E’ possibile tagliare i tempi di attesa della sanità senza varare una grande riforma, ma cambiando il modo in cui gli ospedali sono organizzati.
Possiamo diminuire i costi della Sanità e contemporaneamente migliorare il servizio razionalizzando.
Le esperienze in Italia ci sono, funzionano! Che cosa succederebbe se Pd e M5S realizzassero un’alleanza per ottenere questa razionalizzazione?

Ad esempio, in Usa e Germania si vendono i farmaci sfusi, nel numero prescritto dalla ricetta medica.
Non è una questione di destra o sinistra, è semplice buon senso, si risparmia denaro e si evita di lasciare in giro medicine che poi vengono magari consumate a sproposito o divorate dai bambini. E si evita anche che vengano consumate medicine scadute.
Otterremmo un risparmio intorno ai 500 milioni di euro.

CONTINUA SUL FATTO QUOTIDIANO

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Corporate Barter: un baratto come soluzione di finanza alternativa

Lun, 04/23/2018 - 04:17

E si ritorna alle origini.
Non perché mancano i beni o i servizi (anzi, ce n’è una quantità eccessiva), ma perché manca la moneta o quantomeno non circola.
 Per due motivi: uno ovvio, e cioè che se non ho denaro non lo posso spendere; l’altro di natura psicologica, ossia se ce l’ho lo risparmio in attesa dei tempi difficili che sono nell’aria.
E se la moneta non gira, non crea mercato. E la produzione, di qualsiasi tipo, implode.
 Quindi da qualche anno (Oltreoceano esiste dalla crisi del 1929) si sta sviluppando anche nel nostro Paese tra la comunità delle aziende, soprattutto piccole e medie imprese, un sistema che non produce liquidità, ma che sicuramente ne fa risparmiare tanta: il Corporate barter, una sorta di baratto o meglio di compensazione multilaterale tra aziende che avviene tramite network molto conosciuti sul web in cui si paga una quota associativa che mediamente costa circa il 5% dei movimenti.

Si tratta di uno strumento di pagamento complementare alla moneta tradizionale, una modalità di transazione tra aziende con forma di pagamento in merci e servizi; in altri termini il Corporate barter consente alle aziende che hanno poca liquidità e a cui le banche hanno ridotto o chiuso gli affidamenti di pagare gli acquisti con la vendita dei propri prodotti.
 I dati della Irta (International reciprocal trade association) riportati da Bloomberg stimano negli Stati Uniti un mercato da 12 miliardi dollari all’anno in transazioni che non prevedono scambio di valuta.

A chi si rivolgono i circuiti di Corporate barter?
Soprattutto commercianti con fondi di magazzino che in tal modo hanno il vantaggio di promuovere il proprio invenduto, ma anche fornitori di servizi che non hanno materiale da scambiare e a cui risulta più semplice il do ut des.
 Il baratto tra aziende, come abbiamo detto, è multilaterale, cioè avviene tra soggetti diversi e può essere effettuato al 100% in natura oppure pagando una parte in denaro.
 Lo schema è semplice: A vende a B che vende a C che a sua volta vende ad A; in tal modo il Corporate barter non solo rappresenta una strategia finanziaria anti-crisi, ma anche una forma nuova di marketing per piccole imprese, tra l’altro sempre percorribile, perché permette di allargare il mercato di riferimento delle aziende che arrivano, in tal modo, a intercettare clienti e territori che prima non erano mai riuscite a raggiungere monetizzando prodotti o servizi disponibili o risultanti da una capacità produttiva finora inespressa. 
Al momento dell’ingresso nel network, successivo all’analisi della solvibilità dell’aderente, viene concesso alle aziende un piccolo fido, meglio dire una disponibilità di acquisto (perché non genera interessi di alcun tipo), con cui possono fare le prime transazioni.
 Ogni azienda che aderisce al circuito apre quindi un conto che gestisce la contabilità in entrata e in uscita dei valori corrispondenti alle vendite o agli acquisti. 
Per cui se l’azienda va “a debito” (cioè ha acquistato più di quanto ha venduto) si salda semplicemente, a fine anno, vendendo merce o offrendo un servizio per un importo pari a quanto acquistato.
Se poi l’azienda non vuole rinnovare la quota associativa, si salderà in denaro.
Se invece va a credito (cioè ha venduto più di quanto ha acquistato) quest’ultimo si estingue solo facendo acquisti in barter, in qualsiasi momento e senza alcuna scadenza, e mai convertendo in denaro il credito.
 Ho avuto la fortuna professionale di seguire l’inserimento in un barter di una piccola impresa che produce strumenti di scrittura che ha speso il suo bonus contraendo una assicurazione fabbricata con una azienda associata e poi rivendendo, in compensazione, uno stock di penne come “Christmas gifts” a uno studio di consulenza aziendale.
 L’unico handicap riscontrato sta nella legislazione vigente (in Italia, ovviamente) che limita fortemente una società di barter a dare piena soddisfazione a tutte le richieste di acquisto e vendita di beni e servizi in compensazione multilaterale: tasse (è solo un piccolo passo il baratto amministrativo introdotto con il decreto Sblocca Italia del novembre 2014), utenze e oneri finanziari non sono ancora “barterizzabili”.
Ops. Come mai? Immaginate un po’…

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Buona Giornata Mondiale della Terra!

Sab, 04/21/2018 - 23:17
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People For Planet celebra la Giornata mondiale della Terra con questo video che riprende un flash mob canadese di qualche anno fa dove si protestava contro l’abbandono dei rifiuti in plastica. 
Quest’anno una campagna di Greenpeace chiede alle aziende di abbandonare la plastica monouso a favore di soluzioni più sostenibili. 
Ormai la plastica usa e getta prodotta dal petrolio è obsoleta!

Abbiamo aggiornato i dati nel video:
– Ogni anno nel mondo vengono prodotte 310 milioni di tonnellate di plastica.
– Il 79% del materiale plastico prodotto, dagli anni 50 del secolo scorso, è finito nelle discariche e nell’ambiente. Solo il 9% è stato riciclato.
– Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani.
– Si stima che via siano più di 150 milioni di tonnellate di plastica negli oceani.
– 3 italiani su 4 si dicono attenti all’ambiente, il 92% degli intervistati si sente direttamente coinvolto nella raccolta differenziata dei rifiuti. E tu?

Buona giornata della Terra!

Sul tema plastica e microplastiche abbiamo già scritto molto, guarda qui.

Stiamo anche promuovendo una raccolta firme per chiedere l’installazione obbligatoria sulle lavatrici di un filtro per bloccare le microplastiche rilasciate dagli indumenti sintetici. 
Leggi e firma il Manifesto di People For Planet con le nostre proposte

Credit video
Montaggio: Elena Zanforlin
Grafica: Armando Tondo
Ideazione: Iacopo Patierno, Simone Canova, Gabriella Canova

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Qual è il video più visto su Youtube?

Sab, 04/21/2018 - 09:28

 

Qui la lista dei 500 video più cliccati su Youtube. C’è anche il noto video della canzone Gangnam Style, uno dei primi a superare, qualche anno fa, il miliardo.

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Si può produrre l’acqua nel deserto?

Sab, 04/21/2018 - 04:51

Nel mondo c’è carenza d’acqua dolce: il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua e per il 97,5% si tratta di acqua salata. In questa situazione 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) vivono senza accesso ad acqua potabile. 2,5 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari. Le situazioni peggiori si trovano in Siria, Iraq, Yemen, Haiti, Sud Sudan, Africa occidentale (da notare che si tratta soprattutto di zone di guerra).
Qualche anno fa, presso la “Libera Università di Alcatraz”, abbiamo condotto una enorme ricerca, durata più di un anno, sulle ecotecnologie a basso costo che potrebbero in qualche modo aiutare le popolazioni di tutto il pianeta, soprattutto quelle che vivono in situazioni di emergenza e difficoltà. Ne è uscito un libro, in formato pdf, scaricabile gratuitamente, che abbiamo fantasiosamente chiamato “Ecotecnologie a basso costo per tutto il mondo”.
Una parte della ricerca è ovviamente dedicata alle ecotecnologie legate all’acqua. Per produrla, depurarla, usarla in agricoltura o per lavarsi le mani.

Ma si può creare l’acqua?
Sì, ad esempio catturando l’umidità dell’aria, presente ovunque nel mondo (sia l’aria che l’umidità!). Reti o cumuli di pietre possono catturare l’umidità del vento, condensarla in goccioline d’acqua che vengono poi convogliate e raccolte in contenitori oppure usate per mantenere umido un terreno ad uso agricolo.
Ne è un esempio è l’Orto dei Tu’rat, una tecnica antichissima che risale a circa 9.000 anni fa usata dagli abitanti della regione del Negev, a sud di Israele.
Cumuli di pietre calcaree disposti a forma di mezzaluna, opportunamente direzionati per captare i venti, condensano l’umidità che percola nel terreno. L’area dentro la mezzaluna è ottima per l’agricoltura.
Una tecnica analoga è quella del giardino Pantesco: l’albero viene circondato da un muretto a secco di pietre che catturano l’umidità mantenendo bagnato il terreno.

Più elaborato il Condensatore di Ziebold. Nel 1900 in Crimea furono rinvenuti 13 grandi tumuli con una superficie di 1000 mq per 30-40 m di altezza posti sulle cime delle colline. Queste costruzioni condensavano l’acqua e fornivano dai 500 ai 1000 litri di acqua al giorno (in condizioni ottimali). Friedrick Ziebold, che fece la scoperta, ricostruì il condensatore atmosferico in scala sulla cima di una collina a Feodosia (Teodosia) in Crimea, sul modello degli antichi pozzi ad aria scoperti nella zona. Il condensatore di Ziebold era un cumulo di ciottoli marini (da 10 a 40 cm. di diametro), dalla forma tronco-conica, con diametro alla base di 20 metri e 8 in alto per 6 metri d’altezza. La costruzione riuscì a produrre 360 litri d’acqua al giorno fino al 1915, quando cominciò a deteriorarsi.
Ultimo esempio sono le reti per catturare l’acqua contenuta nella rugiada. Si chiamano FogQuest, misurano 6×10 mt., possono produrre fino a 200 litri di acqua dolce al giorno e possono essere costruite con diversi materiali, anche di riciclo. Molto interessante il sito http://www.fogquest.org/.

Passando dagli antichi saperi alle nuove tecnologie, è da segnalare il progetto Savior Bud, un contenitore portatile per raccogliere l’acqua dalle foglie.
Da Architetturaedesign.it: “Prima di tutto bisogna trovare un albero a foglia larga ricco di foglie. Una volta individuato l’albero si applica Savior Bud all’estremità di un ramo, come se fosse una pinza gigante, circondando con cura le foglie della parte terminale del ramo. Una volta applicato Savior al ramo, questo funzionerà come specie di serra catturando l’umidità dalle foglie per trasformarla poi in acqua. In circa quattro ore infatti, le foglie avranno rilasciato un quantitativo di acqua pari al contenuto di una tazza di medie dimensioni.”
Purtroppo è rimasto solo un progetto.

E l’acqua del mare?
Altra fonte di acqua dolce è il mare (salato): tramite processi di dissalazione per evaporazione è possibile separare il sale dall’acqua, distillandola.
Un esempio a bassissimo costo è il Watercone. Si tratta di un cono (rovesciato) in PET dotato di un’apertura con tappo a vite sulla sommità e alla base una vaschetta di raccolta dell’acqua salmastra. Va esposto al sole per innescare il processo di evaporazione e dissalazione.
Sfruttando il medesimo principio ma aumentando le dimensioni si possono costruire vere e proprie “piramidi” in grado di dissalare l’acqua.

Un progetto si chiama per l’appunto WaterPyramid e secondo gli inventori con un’estensione esposta al sole di 600 mq si è in grado di produrre circa 1.250 litri di acqua dolce al giorno.

Il designer italiano Gabriele Diamanti è invece il progettista di Eliodomestico, un distillatore open source che grazie all’energia solare può fornire acqua potabile alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. È un modo semplice per la produzione di acqua dolce partendo da acqua salata o salmastra. Il dispositivo è in grado di produrre 5 litri di acqua al giorno funzionando senza filtri né elettricità e con una manutenzione minima. La mattina si riempie una caldaia nera con acqua di mare facendo attenzione a stringere bene il tappo. Man mano che la temperatura e la pressione all’interno della caldaia aumentano, il vapore viene forzato a passare attraverso un tubo di collegamento che raccoglie l’acqua evaporata dal coperchio e che funge da condensatore trasformando l’acqua salata in dolce. In sostanza una caffettiera rovesciata.

Fonti:
Rapporto Oxfam “Savinglives: emergenza acqua” (2016)
http://www.architetturaedesign.it/index.php/2009/11/02/savior-bud-trasforma-umidita-in-acqua.htm
http://www.fogquest.org/
http://www.gabrielediamanti.com/projects/eliodomestico/
http://www.ecotecno.tv/ecotecnologie/ecotecnologie-per-tutti.html

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Trattativa Stato-mafia: in primo grado reggono le accuse, assolto l’ex ministro

Sab, 04/21/2018 - 04:14

In primo grado sono stati condannati a 12 anni con l’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato gli ex generali dell’Arma Mario Mori e Antonio Subranni, l’ex senatore Marcello dell’Utri, 8 anni per l’ex colonnello Giuseppe De Donno e 28 anni per il boss Leoluca Bagarella. 8 anni anche a Massimo Ciancimino per calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, mentre lo stesso è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Mentre per il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca è scattata la prescrizione. È stato invece assolto dall’accusa di falsa testimonianza «perché il fatto non sussiste» l’ex ministro Nicola Mancino, che a margine della sentenza dice: «Sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora».

Le indagini e la “trattativa”

Il processo prende le mosse da una inchiesta denominata «Sistemi Criminali», condotta dall’allora pm della procura palermitana Roberto Scarpinato. L’indagine configurava un presunto tentativo di destabilizzazione del Paese a opera di cosa nostra, massoneria deviata, eversione nera, ‘ndrangheta e pezzi di Stato. L’inchiesta seppur ricca di spunti, soprattutto sul lato finanziario delle organizzazioni mafiose fu archiviata nel 2001.

Nel 2008 il fascicolo riprende vita dopo alcune dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito ex sindaco mafioso di Palermo. L’ipotesi alla base del teorema dei pm di Palermo Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene è che ci sia stata, durante le stragi del ’92 e ’93, una sorta di negoziato tra funzionari dello Stato (Mori, De Donno e Subranni) e boss di cosa nostra per mettere un freno alla strategia del terrore della mafia siciliana. Un dialogo costruito su connessioni carcerarie, impunità e consegna di alcuni latitanti in cambio dello stop alle bombe che hanno insanguinato il Paese all’inizio degli anni ’90.

Per l’accusa però gli ufficiali dei carabinieri vengono individuati come ambasciatori dei boss impegnati a veicolare il ricatto mafioso. Citando le carte dei pm «i carabinieri del Ros avevano avviato una prima trattativa con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, che avrebbe consegnato un ‘papello’ con le richieste di Totò Riina per fermare le stragi». Una ricostruzione respinta con forza da Mario Mori, che approccia l’ex sindaco in particolare per chiedere la consegna dei latitanti, ma che in primo grado ha tenuto.

Il processo

Sul banco degli imputati nell’inchiesta palermitana finiscono in dodici: oltre a Calogero Mannino (per l’accusa primo interlocutore per l’inizio della trattativa, ma assolto nel processo con rito abbreviato), i Carabinieri (De Donno, Subranni e Mori) e l’ex ministro Mancino, arriva anche Marcello Dell’Utri, che si propose, scrivono i pm, come «interlocutore di Cosa Nostra» e, conseguentemente, quando salì al governo Silvio Berlusconi, fece arrivare sul tavolo del presidente del Consiglio «la ricezione della minaccia» di Cosa Nostra. Il personaggio cerniera tra Cosa Nostra e Dell’Utri, per i pm, è ancora quel Vittorio Mangano (l’ormai famoso ‘stalliere’ mafioso, assunto dall’ex premier nella sua villa di Arcore) che avrebbe portato la minaccia di uomini d’onore come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, prospettando «una serie di richieste a ottenere benfici di varia natura». Questa quella che viene definita come una «seconda trattativa», iniziata nel gennaio 1993 dopo la cattura di Totò Riina e con Bernardo Provenzano come nuovo interlocutore.

Oggi la sentenza. Pesantissima soprattutto per l’ex generale Mario Mori, sempre assolto nei procedimenti «figli» della trattativa come quello sul favoreggiamento alla latitanza di Bernardo Provenzano. Secondo i pm un episodio utile per intavolare la trattativa stessa. «Aspettiamo di leggere le motivazioni (che saranno depositate tra 90 giorni, ndr). Possiamo sperare che in appello ci sarà un giudizio perché questo è stato un pregiudizio – ha commentato a caldo l’avvocato Basilio Milio, che difende l’ex generale dei carabinieri Mario Mori – Questo processo è stato caratterizzato dalla mancata ammissione di tante prove da noi presentate. La prova del nove? Non sono stati ammessi oltre 200 documenti alla difesa e venti testimoni, tra i quali magistrati come la dottoressa Boccassini, il dottor Di Pietro e il dottor Ayala. Una sentenza – ha concluso Milio – che non sta né in cielo né in terra perché questi fatti sono stati smentiti da quattro sentenze definitive».

Dunque scontato il ricorso in appello dei condannati. La partita non è chiusa.

 

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Tornano i “limoni per la ricerca” per finanziare la lotta ai tumori

Ven, 04/20/2018 - 04:51

Si chiama limonene ed è contenuto nella buccia del limone: è una sostanza considerata antitumorale che avrebbe capacità soprattutto preventive. E’ proprio per questa caratteristica contenuta nella sua buccia che il limone, già noto per essere un’ottima fonte di vitamina C, è al centro del progetto “Limoni per la ricerca” della Fondazione Umberto Veronesi.

Due euro a retina

Fino a domenica 22 aprile le retine di “Limoni per la ricerca” (500 grammi di limoni varietà primofiore) saranno acquistabili in più di 2500 supermercati di tutta Italia al costo di 2,00 euro, e per ogni retina di limoni venduta 40 centesimi saranno devoluti alla ricerca scientifica. L’iniziativa, al secondo anno consecutivo, è realizzata in collaborazione con “Citrus – l’Orto italiano”, azienda ortofrutticola di Cesena da anni al fianco di Fondazione Umberto Veronesi.

Nel 2017 raccolti 90 mila euro

L’ anno scorso il progetto ha consentito di raccogliere 90 mila euro per la ricerca e sostenuto borse di studio. E anche quest’anno “grazie alla seconda edizione e al prezioso sostegno di Citrus sarà possibile finanziare il lavoro di ricercatori che quotidianamente si impegnano a trovare soluzioni di cura sempre più efficaci”, ha affermato Monica Ramaioli, Direttore Generale della Fondazione Umberto Veronesi.

Dove acquistare?

La lista completa dei punti vendita aderenti all’iniziativa si trova sul sito https://www.citrusitalia.it/i-limoni-per-la-ricerca/.

I benefici del limone

La vitamina C prende parte a diverse reazioni metaboliche e alla sintesi di aminoacidi, ormoni e collagene. Poiché è dotata di notevoli poteri antiossidanti, la vitamina C fortifica il sistema immunitario “ripulendo” l’organismo dalla presenza e dalla produzione di sostanze cancerogene e aiuta a prevenire il rischio di tumori, oltre che di malattie cardiovascolari. Svolge inoltre un ruolo di primaria importanza nella neutralizzazione dei radicali liberi e nell’assorbimento del ferro. Oltre alla vitamina C, il limone contiene altre sostanze che hanno dimostrato in diversi studi scientifici capacità antiossidanti, effetti sulla differenziazione cellulare e potere detossificante.

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