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Il miracolo italiano delle lumache prelibate

Lun, 11/12/2018 - 12:27

Sono a Bra, nel tempio del cibo Slow Food: qui all’Osteria del Boccondivino, dove è nato tutto.
Petrini era entusiasta che avessero trovato sede in una via con un nome così culturale: via della Mendicità Istruita 14.
Silvio Barbero, amico da tempo immemorabile, una colonna dello Slow Food, prima che esistesse, quando la Banda Petrini aveva iniziato a mettere su libreria, supermercato autogestito, radio libera mi racconta cosa sta combinando adesso (oltre a sognare la prima università diffusa del gusto).
La sua ultima esperienza è in sostegno dell’Istituto di Elicicoltura di Cherasco. Che certo con i nomi hanno problemi perché ELICICOLTURA non è una parola ma uno scioglilingua. Comunque la storia è incredibile. Innanzi tutto c’è una grande potenzialità delle chiocciole: siamo grandi consumatori ma per il 70% le importiamo dal Nord Africa e dal Sud America, soprattutto perché allevarle in Italia era problematico: a partire dai problemi burocratici (ma chi l’avrebbe mai detto!). Infatti, come la classifichi la lumaca? Non puoi metterla tra i crostacei marini perché è una bestia meno problematica dal punto di vista sanitario, la chiocciola non c’ha i vibrioni del colera! È pulita, educata, mangia solo vegetali all’aria aperta. Quindi la prima battaglia che hanno dovuto fare quelli dell’Istituto della Chiocciola (cambiate nome!) è stata dimostrare che siccome essa vive nei prati e mangia l’erba non è una creatura marina ma è tale e quale a una mucca. Più piccola e senza orecchie ma è una mucca. E l’hanno spuntata!

Poi a Cherasco si sono messi a studiare la situazione e hanno inventato il Metodo Cherasco che non solo è bio e rispettoso della vita e dei sentimenti della chiocciola ma si basa su una ricerca pazzesca sui cibi che la rendono più buona. Allevarle non è semplice perché dopo un po’ che stanno in un recinto hanno sbavato dappertutto e non mangiano l’erba che loro stesse hanno sbavato.
Il metodo tradizionale era quello di mettere dei cartoni nel recinto, le lumache sono golose di cellulosa e ci si buttavano sopra. Poi però ne morivano parecchie perché nel trasporto cadevano dal cartone oppure facevano indigestione di cellulosa e di colla del cartone. Allora hanno inventato la migrazione spontanea che si basa su campetti limitrofi: le chiocciole si spostano attirate dall’erba fresca e altre delizie tipo carote e foglie di cavolo, non devi neanche spingerle. Certo non puoi pretendere che corrano perché sono delle lumache ma comunque si spostano… Basta un po’ di Santa Pazienza.
Ma l’altra genialità di questi prodi piemontesi riguarda la bava di lumaca. Preziosissima come cicatrizzante e come riparatrice dei danni del tempo sulla pelle. Una Mano Santa! (Scusate la pioggia di maiuscole ma a me la chiocciola mi rende religioso). Anche qui una botta di genio e di umanità amorevole.
Il sistema tradizionale per mungere le chiocciole era quello di buttare loro addosso sale, aceto o sostanze acide che facevano soffrire orribilmente le chiocciole. Per difendersi emettevano bava. Dopodiché non erano commestibili e venivano abbattute e buttate via.
A Cherasco hanno inventato Muller One, un macchinario che fa godere la lumaca mettendola al calduccio con un po’ di ozono. La lumaca gode ed emette bava di alta qualità. E oltretutto l’ozono è un battericida! Praticamente fai fare alla chiocciola un giro in sauna!!! Che genialità.

E la cosa straordinaria è che la bava di chiocciola è preziosa e rende agli allevatori quanto la carne. Insomma c’è il mercato, c’è sia l’ecotecnologia che la super qualità, ci sono chiocciole adatte a tutti i climi italici, è ora di farlo sapere in giro: servono centinaia di cowboy armati di lazo e speroni che allevino le chiocciole selvagge.

Ps: Attenzione, il caviale di lumaca è invece una sòla perché costa un botto ma non sa di niente. Il solito colpo di testa dei francesi!

Altre informazioni sul Metodo Cherasco qui

Cina, debutto in televisione per il primo presentatore virtuale di telegiornale

Lun, 11/12/2018 - 10:55

E’ il primo conduttore di news artificiale, creato in Cina dall’agenzia Xinhua e dal motore di ricerca Sogou, che prende le sembianze di un giornalista in carne e ossa della principale agenzia di stampa cinese, di nome Qiu Hao. Il nuovo membro della redazione si presenta come instancabile e in grado di essere replicato, potenzialmente all’infinito, per presentare le notizie da differenti scenari. In un servizio trasmesso da Beijing Tv, il conduttore in carne e ossa ha parlato delle caratteristiche del nuovo arrivato alla Xinhua.
Qiu Hao non è da solo in questa operazione: un altro conduttore artificiale, per le notizie in inglese, ha le sembianze di un altro giornalista dell’agenzia di stampa cinese, di nome Zhang Zhao. “Salve a tutti, sono un conduttore di news artificiale in lingua inglese. Questo è il mio primo giorno all’agenzia Xinhua”, ha detto all’esordio sul piccolo schermo.

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Da dove arriva il pomodoro che condisce i nostri spaghetti?

Lun, 11/12/2018 - 06:10

Una volta tanto l’Italia è in anticipo sull’UE. Lo è sulla normativa che prevede di inserire un’etichetta sull’origine dei prodotti anche a base di pomodoro, oltre a quelle già esistenti in tal senso che riguardano prodotti lattiero caseari, pasta e riso.

Finora l’indicazione del paese d’origine della materia prima era obbligatoria solo per le passate, mentre ora lo è anche per pelati, polpe, concentrati, salse e sughi che contengono più del 50% di pomodoro.

Nelle etichette pertanto troveremo non solo dove il prodotto è stato confezionato e da chi è distribuito ma anche da dove proviene il succoso frutto con la dicitura: “Paese di coltivazione del pomodoro” oltre a “Paese di trasformazione del pomodoro”. Se trovate la scritta “Origine Italia” significa che chi produce e trasforma si trova nello stesso Paese.

La sperimentazione della nuova etichettatura è prevista fino al 2020 mentre i prodotti già in commercio potranno essere venduti fino a esaurimento scorte.

Scrive il sito del Ministero delle politiche agricole: “Oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per i derivati del pomodoro. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini”.
Occhio all’etichetta!

Fonti:
https://www.altroconsumo.it/alimentazione/fare-la-spesa/news/etichetta-pelati
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11834

I primi mattoni ottenuti da urina umana

Lun, 11/12/2018 - 04:28

Un gruppo di studenti dell’Università di Cape Town, in Sudafrica, ha ottenuto mattoni da costruzione e fertilizzanti a partire dall’urina umana, in un processo praticamente privo di scarti e non inquinante. I bio-mattoni sono stati ricavati dalla pipì raccolta negli orinatoi maschili dell’Università, lavorata con sabbia e batteri nei laboratori dell’ateneo.

Trasformazione
Il passaggio da liquido a solido è colmato da una reazione chimica nota come precipitazione batterica del carbonato di calcio – simile a quella che dà origine alle conchiglie marine. La sabbia viene colonizzata da batteri per produrre l’enzima ureasi e quindi mescolata con l’urina; l’enzima scompone l’urea (il composto chimico eliminato con la pipì) ricavandone carbonato di calcio; questa sostanza infine compatta le sabbie “sciolte” nel solido finale. Per avere mattoni più resistenti sarà sufficiente lasciare ai batteri più tempo per operare.

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La favola del risparmio gestito

Lun, 11/12/2018 - 03:16

Inizia così la favola, finora non a lieto fine, del più grande inganno dell’industria finanziaria: il risparmio gestito.

Il risparmio gestito è la quota di disponibilità personali affidata dal risparmiatore ad uno o più gestori professionali che, nell’ambito di un mandato ricevuto, provvedono ad amministrare le risorse loro conferite (fondi comuni, gestioni patrimoniali, polizze vita e fondi pensioni).

Il manager è solitamente un kapò poco preparato in materia finanziaria che esercita, in nome dell’onnipotente budget, pressioni nei confronti dei consulenti che, molto più preparati e consapevoli dei manager, non hanno altra via (se non la denuncia, con tutti i rischi che ne conseguono) che non sia quella di abbassare la testa e consigliare ai risparmiatori quanto non vorrebbero proporre neppure al loro peggior nemico.
Le pressioni del manager sono pero’ il frutto delle “indicazioni” ricevute, per il tramite del top management, dal gestore che è responsabile degli investimenti e a cui viene appunto delegata la gestione del capitale del risparmiatore .

Gli italiani hanno affidato il 50% dei loro risparmi (4.000 mld di euro) ai soggetti abilitati alla attività di gestione: SGR, banche, SIM, gestori e imprese di investimento esteri, SICAV e SICAF.
Il 70% del mercato del risparmio gestito è in mano a 8 gruppi: Generali, Intesa-San Paolo (Eurizon, Fideuram), Amundi, Anima Holding, Poste Italiane, Blackrock, Ubi e Mediolanum.

Ad un certo punto il risparmiatore si accorge che i costi degli investimenti in risparmio gestito sono eccessivi perché il gestore non solo deve remunerare se stesso per il lavoro di analisi e di asset allocation, ma deve anche “incentivare” i manager e i consulenti a collocare quei prodotti.

Se si tiene conto di tutti i costi a carico del sottoscrittore (spese di gestione, amministrative, di ingresso e uscita dall’investimento), di cui abbiamo ampiamente scritto su queste colonne, vi sono 125 prodotti su 130 a disposizione degli investitori italiani, in cui la società di gestione guadagna più del risparmiatore negli ultimi tre anni!
Non solo ma una ricerca di Prometeia di qualche mese fa ha evidenziato che oltre un quarto delle masse gestite in Italia – soprattutto se indirizzate a fondi obbligazionari e bilanciati di vario tipo – presentano un rendimento netto negativo, a fronte di un risultato lordo positivo.
E’ l’effetto della combinazione di rendimenti bassi o prossimi allo zero con strutture commissionali che complessivamente nel tempo non si sono ancora del tutto adeguate al nuovo scenario di mercato. In altri termini una parte dei portafogli dei clienti delle banche è ancora troppo sbilanciata su prodotti relativamente meno efficienti, ovvero proprio quelle asset class con la struttura di costi più disallineata dai rendimenti.

Ora il risparmiatore aspetta il principe azzurro sotto forma della direttiva europea Mifid 2 che, dal gennaio 2019, prevede l’obbligo di verificare finalmente l’esatta portata dei costi sopportati e dei rendimenti ottenuti.
Ma i consulenti, pressati dai manager su indicazione del gestore, hanno gia trovato il modo di eludere gli ulteriori controlli della direttiva Mifid. Ma di questo parleremo nella prossima puntata. Ora limitiamoci a dire che la morale della favola, al netto della tara della generalizzazione, e’: o gli italiani sono coglioni consapevoli o i tre personaggi sono abili manipolatori di un popolo finanziariamente ignorante e sprovveduto.
Voi cosa ne pensate?

La pasta è più buona con il giusto prezzo

Lun, 11/12/2018 - 01:53

L’equazione è semplice: se il pomodoro costa troppo poco vuol dire che alla base della produzione ci sono il caporalato e lo sfruttamento della manodopera nonché l’utilizzo nei campi di troppi pesticidi chimici.

La questione non è nuova e Legambiente e NaturaSì in collaborazione con Federbio, Associazione Biodinamica e Cooperativa Goel hanno deciso di organizzare una campagna di informazione per mettere in luce quello che può sembrare solo una questione di logica ma di cui troppo spesso ci si dimentica. La campagna punta al giusto prezzo, come afferma Fabio Brescacin di NaturaSì: “Giusto per chi lavora i campi, per i consumatori, per l’ambiente”,

Alcuni dati: secondo il Contratto quadro area nord Italia pomodoro industriale – Accordo 2018, un chilo di pomodori da passata che provenga da agricoltura che fa uso di chimica costa 8 centesimi.
Da agricoltura biologica, sempre secondo lo stesso contratto, ne costa 13, Ecor ne paga 33.

E per fare la pasta ci vuole il grano duro che secondo il Listino settimanale prezzi all’ingrosso sulla piazza di Bologna va dai 20 centesimi per l’agricoltura convenzionale ai 39 per il bio.

E se nella nostra dieta vogliamo anche aggiungere la frutta ecco che le arance in Calabria vengono pagate 4 centesimi al chilo all’agricoltore mentre GOEL Bio, azienda cooperativa della regione ha contrattato per 40 centesimi al chilo, cifra quest’ultima che, come dice Vincenzo Linarello, presidente di GOEL in un’intervista alla Stampa: “Ripaga il lavoro dell’agricoltore e dei braccianti, l’utilizzo di prodotti naturali di qualità per la cura della terra, la fertilizzazione con concimi naturali”.

E fare attenzione ai prezzi, pagare il giusto i lavoratori non è utile solo a combattere il caporalato e lo sfruttamento delle persone: fa benissimo anche all’ambiente; l’agricoltura convenzionale incide per l’11% sulle emissioni di gas serra, per non parlare dell’inquinamento dei corsi d’acqua, del depauperamento del suolo e dei vari composti che finiscono nel prodotto che mettiamo in tavola con effetti a lungo andare dannosi sulla nostra salute e su quella dei nostri figli.

Anche in questo caso i numeri sono impressionanti: ogni anno in Italia si usano oltre 148 milioni di chili di pesticidi chimici e oltre 5 milioni di chili di fertilizzanti.

In pratica: per ogni chilo di prodotto che arriva sulla nostra tavola sono stati usati 50 grammi tra pesticidi e fertilizzanti.

State guardando preoccupati il pomodoro che avete in frigo? E fate bene.

La critica che si sente più spesso quando si parla di pagare il giusto arriva da qualcuno che teme che l’aumento dei prodotti derivanti da questa politica penalizzi le fasce deboli della popolazione. A questa domanda risponde Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: “Occorre ripensare al sistema nella sua interezza: certamente non si possono penalizzare le fasce deboli del consumo, allo stesso tempo un cibo che non ripaga la cura della terra e dell’ambiente viene ripagato in termini di salute e di benessere, e favorisce lo spreco alimentare e il consumo inconsapevole”.

In Italia ogni anno buttiamo nella spazzatura 2,2 milioni di tonnellate di alimenti, pari a 8,5 miliardi di euro, una maggiore attenzione alla spesa senz’altro aiuterebbe. E senz’altro sarebbero utili campagne di sensibilizzazione sull’alimentazione corretta per mangiare meno e meglio.

Stefano Ciafani conclude: “L’agricoltura può dare un contributo fondamentale nella tutela degli ecosistemi e nel contrasto dei cambiamenti climatici. Ma dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità, è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini.”

E poi vuoi mettere quanto è più buona la pasta al pomodoro se arriva da agricoltori felici?

Wiwanana al MyArt International Film Festival di Cosenza

Dom, 11/11/2018 - 16:43

Sabato 17 novembre 2018, ore 17:15, da non perdere al Cinema San Nicola di Cosenza la proiezione di Wiwanana, il film documentario che racconta del progetto “Il Teatro Fa Bene” per portare informazione sanitaria in Mozambico attraverso uno spettacolo teatrale comico.
Ingresso gratuito.

Qui potete vedere la web serie de Il Teatro Fa Bene

Qui il trailer di Wiwanana

Yacouba Sawadogo: l’uomo che ha fermato il deserto

Dom, 11/11/2018 - 04:46

Il “Right Livelihood Award”, è un premio, conosciuto come il Nobel alternativo, viene assegnato a Stoccolma (dove è nato nel 1980 dopo il rifiuto dell’Accademia a creare una categoria Ambiente e Sviluppo) a chi «offre risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo».

Nel 2015 è stato assegnato a Gino Strada.
Nelle scorse settimane è stato conferito a Yacouba Sawadogo (o Savadogo) agricoltore del Burkina Faso che aveva già vinto il Farmers Friend 2017.
Yacouba è un bellissimo signore di quasi 80 anni – ma l’età non è precisa perché si basa sui raccolti a cui si ricorda di aver partecipato – che durante una gravissima siccità negli anni ’70 restò nel suo Paese per cercare di trovare una soluzione al disastro, mentre tanti altri abbandonavano campi e villaggi stremati dalla carestia.
Yacouba Sawadogo decise di recuperare i terreni ormai desertici migliorando l’antica tecnica delle fosse Zai.
Iniziò il suo progetto scavando delle buche durante i circa otto mesi della stagione secca, le riempì di foglie, di escrementi animali e di altri concimi che favoriscono non solo la nascita di piante ma anche il riprodursi delle termiti; e queste, a loro volta, scavano piccole gallerie che rendono poroso il terreno e aiutano a trattenere l’acqua durante la stagione delle piogge.
Yacouba costruì anche muretti in pietra sempre per trattenere l’acqua.
Inizialmente gli diedero del pazzo ma lui resistette e continuò caparbiamente il suo lavoro. E funzionò.
Negli anni successivi Yacouba, assistito da un altro agricoltore, Mathieu Ouédraogo, e da 17 figli e 40 nipoti, riuscì a creare a Gourga, suo villaggio natale, una vera e propria foresta di 50 acri, visibile dal satellite. Lì coltiva mais, sorgo e miglio perché, come dichiara lui stesso: “il cibo è indispensabile per l’umanità. Se c’è abbastanza da mangiare e se l’approvvigionamento alimentare è assicurato, allora cresceremo. Ma se non abbiamo abbastanza da mangiare, non saremo in grado di crescere. Quindi, prima di tutto, dobbiamo garantire la sicurezza alimentare”. Indiscutibile.
Il governo gli ha espropriato una parte della foresta, ha tagliato gli alberi e ha costruito case. Però Yacouba non si è arreso. Ha intentato una battaglia legale ma soprattutto non ha mai smesso di far crescere nuove piante.
Il “pazzo” del villaggio è diventato il “saggio” del villaggio e ora grazie a questo premio – che prevede anche un contributo di 290mila euro – l’ “eroe” del villaggio.
Yacouba Sawadogo è protagonista del film documentario The Man Who Stopped the Desert, realizzato dalla 1080 Films nel 2010 e vincitore di 7 premi cinematografici.

Qui il trailer

 

Fonti:
https://www.afrik21.africa/burkina-faso-a-80-ans-yacouba-sawadogo-recoit-le-prix-nobel-alternatif-a-stockholm/
https://www.dw.com/fr/yacouba-sawadogo-lhomme-qui-a-sauv%C3%A9-des-milliers-de-paysans/a-45621224
https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/24215-yacouba-sawadogo-burkina-faso

 

Dimmi dove abiti e ti dirò quanto campi

Dom, 11/11/2018 - 01:25

LONDRA. Abitare in una buona strada allunga la vita, almeno nel Regno Unito.
È il risultato di uno studio governativo britannico sulla salute pubblica, che ha stilato una classifica riguardo all’impatto sul benessere fisico e psichico dei cittadini da parte delle strade principali delle maggiori città del Regno Unito. La città migliore da questo punto di vista è stata Edimburgo, la capitale della Scozia. La peggiore Grimsby, nel Lincolnshire, sulla costa nord-orientale dell’Inghilterra. Secondo la ricerca, la differenza media di aspettativa di vita tra le dieci strade principali britanniche più salutari e le dieci più insalubre è inquietante: due anni e mezzo di vita.
La classifica – che non ha considerato Londra in quanto città sempre più unica nel panorama nazionale – è stata stilata in base a diversi parametri definiti dallo studio “una scala Richter della salute”, ognuno con un valore preciso. I fattori positivi per una strada salubre sono stati: bar e pub (in quanto luoghi per socializzare), farmacie, librerie, biblioteche, dentisti, centri di divertimento o svago, ottici, gallerie d’arte. I fattori negativi sono stati invece individuati in locali di junk food, agenzie di scommesse, prestiti giornalieri o di pegno, solarium. Da questo punto di vista, Grimsby è stata dichiarata la città peggiore, seguita subito dopo da Walsall e Blackpool. Ai primi posti, invece, si sono piazzate, dopo Edimburgo, Cambridge e Taunton, nel Somerset.

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Il futuro dell’agricoltura? L’Orto Bioattivo

Sab, 11/10/2018 - 23:55

Grazie a un particolare mix di terra, compost, lombrichi si può aumentare in modo esponenziale la fertilità e la resa di un terreno agricolo, ottenendo frutta e verdura molto più buona e nutriente di quella coltivata con agricoltura intensiva e sostanze chimiche.
Siamo andati a Firenze a intervistare l’agronomo Andrea Battiata e l’ingegnere Giovanni Petrini, ideatori dell’Orto Bioattivo.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

C’è un ristorante a New York che assume nonne invece di chef

Sab, 11/10/2018 - 04:17

La domenica a pranzo dalla nonna, i tortellini fatti in casa (sempre dalla nonna), le ricette (anche quelle) sono della nonna. Saperi culinari che si trasmettono di generazione in generazione, ma che partono sempre dalle nonne, custodi di un sapere antico e popolare, genuino, fatto di esperienza: è questa l’idea che ha mosso Jody Scaravella quando nel 2011 ha deciso di aprire il suo ristorante Enoteca Maria a Staten Island, a New York, e di mettere delle nonne italiane al posto dei cuochi professionisti.
Non si tratta di una scelta di mero business, ma di un progetto nato dalla personale esperienza del proprietario. Non a caso, nel suo vissuto c’è una figura importante di nonna italiana: «Mi ricordo di lei quando andava al supermercato portandosi il carrello: si fermava al banchetto delle verdure e mordeva una mela o assaggiava una ciliegia, e se era buona comprava, altrimenti la sputava per terra con un’espressione disgustata in viso», scrive Jody sul sito dedicato al ristorante. «Ero colpito del fatto che nessuno mai se ne lamentasse ma dopotutto lì la conoscevano tutti».
La nonna di Jody non era soltanto la protagonista di episodi simpatici al mercato, ma anche la portatrice di una tradizione culinaria forte, quella italiana. Una passione che poi ha trasmesso al nipote e che ha lasciato un segno. Jody Scaravella, infatti, decide di aprire un ristorante valorizzando proprio questi saperi antichi, consapevole che è proprio lì che risiedono i valori della buona cucina. Dunque nel 2011 nasce Enoteca Maria e ai fornelli ci sono delle nonne. Tutte italiane.

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Italia e rischio idrogeologico: con la collaborazione di tutti si può salvare il territorio

Sab, 11/10/2018 - 01:31

A luglio di quest’anno l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha pubblicato un report in cui segnalava che in Italia il 91% dei Comuni è a rischio idrogeologico. Semplificando, significa che il 91% dei Comuni italiani sorge su un suolo che ha il rischio di diventare instabile dopo periodi particolari, ad esempio forti piogge. (Abbiamo parlato del rapporto 2018 in maniera dettagliata in questo articolo).

Ispra questa estate segnalava che 7 milioni di persone in Italia vivono in zone vulnerabili. Ad essere in pericolo non sono solo le case, ma anche le industrie e i monumenti. Alcune Regioni hanno poi ben il 100% dei propri Comuni in zone a rischio.

Se le cifre sono così grosse, vuol dire che è un fenomeno che interessa tutti e che tutti i cittadini italiani, anche chi vive in città, possono potenzialmente essere coinvolti in problemi conseguenti a frane, alluvioni, smottamenti di vario tipo, come dimostra la cronaca di questi giorni.

Anche l’abbandono dei territori, come ad esempio quelli di montagna, favorisce i processi di dissesto, incendi, accumulo di detriti nei corsi d’acqua… tutto ciò può infatti accadere dove si perde la custodia, la manutenzione e il monitoraggio del suolo.

Da pochi giorni il sindacato degli agricoltori Coldiretti Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti montani hanno stretto un accordo con lo scopo di mantenere vivo il controllo sul suolo montano, contrastando l’erosione dei terreni e la desertificazione, “favorendo servizi di vigilanza e di soccorso in caso di calamità naturali nei territori di montagna che negli ultimi 20 anni – spiegano in un comunicato – hanno perso più di un’attività agricola su due con la scomparsa di oltre 300 mila aziende agricole”.

Per farlo si cercherà di presidiare il territorio ma anche – necessariamente – di valorizzarlo. Ricordano da Coldiretti che nei borghi di montagna nascono molte delle specialità enogastronomiche nazionali, dei vini più pregiati e delle eccellenze riconosciute in tutta Europa. Valorizzando – anche economicamente – il lavoro degli agricoltori attraverso ad esempio la possibilità di vendere direttamente i propri prodotti, in parallelo con altre forme di collaborazione tra imprese, chi vive nei Comuni montani può vedere in prospettiva una occasione per rimanere a presidiare il territorio. Nell’accordo si prevedono anche lo sviluppo di sistemi di welfare, sociali, di assistenza e integrazione per i lavoratori anche stranieri.

Lo scopo finale è quello di mantenere vive le comunità, le piccole imprese agricole e il ruolo di custodia del territorio che gli agricoltori hanno da sempre, ma che può essere condiviso e supportato da tutta la società.

Lavori in casa, per il 2019 resta la detrazione al 50%

Sab, 11/10/2018 - 01:19

Nessuna stretta sulle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione e per quelli di risparmio energetico. Il testo del disegno di legge di Bilancio all’esame della Camera proroga ancora per un anno le condizioni più favorevoli per queste agevolazioni senza introdurre nessuna sostanziale novità. Viene riproposto per altri 12 mesi anche il bonus del 36% destinato agli interventi di manutenzione straordinaria sui giardini. Salvo sorprese dell’ultima ora, quindi, c’è ancora tempo per organizzarsi se si vuol rinnovare il proprio appartamento.

Ristrutturazioni e nuovi box. Per il bonus casa resta dunque la detrazione dall’Irpef del 50% su un ammontare massimo di spesa di 96.000 euro per i lavori di manutenzione straordinaria sugli immobili per uso abitativo. Senza questo intervento l’agevolazione sarebbe scesa al 36%. Sconto fiscale, sempre entro il tetto massimo di 96.000 euro, anche per chi acquista appartamenti completamente ristrutturati da impresa. Detrazione riconosciuta anche per la realizzazione, o l’acquisto dal costruttore, di nuovi box, ma in questo caso sulle spese di realizzazione debitamente certificate. Obbligatorio il pagamento con il bonifico con i riferimenti di legge.

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“Bella Mossa”, fratello

Ven, 11/09/2018 - 01:40

Scarichi l’app, sia per Android che iPhone, monitori i tuoi spostamenti a piedi, bicicletta, o con i mezzi pubblici, accumuli punti e ottieni sconti e buoni d’acquisto in negozi, cinema, supermercati.
Il progetto, o meglio la gara a premi, si chiama “Bella Mossa” e si svolge a Bologna, dove si è da poco conclusa la seconda edizione con sei mesi di viaggi, da aprile a settembre 2018. Il programma è partito ad aprile e si è concluso il 30 settembre. Chi ha aderito ha tracciato ogni giorno i suoi spostamenti sulla app Better Points, indicando il mezzo utilizzato e guadagnando punti.
I partecipanti, migliaia di bolognesi, hanno percorso in tutto 3,7 milioni di km sostenibili, 673mila a piedi, 980mila in bicicletta, 1,9 milioni con mezzi pubblici (treni e autobus) in 900mila spostamenti.
La circonferenza della Terra è di circa 40mila km: i partecipanti a Bella Mossa hanno quindi percorso quasi 100 volte il giro del mondo.
Scrive Repubblica: “Secondo quanto dichiarato nel questionario finale, grazie a Bella Mossa il 65% ha ridotto l’utilizzo dell’automobile, il 58% ha utilizzato di più la bicicletta, e quasi l’80% ha camminato di più.
I premi finali sono consistenti, si parla di sconti dal 10 al 35%, in un caso 50%.

Fonti:
https://www.bellamossa.it/
https://www.facebook.com/bellamossabo
https://bologna.repubblica.it/cronaca/2018/10/02/news/bologna_si_e_data_una_gran_bella_mossa_in_sei_mesi_percorsi_km_sostenibili-207893204/?refresh_ce

Inquinamento atmosferico: è il “nuovo tabacco”

Ven, 11/09/2018 - 01:29

A fornire il dato è Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che parla dell’inquinamento atmosferico come del “nuovo tabacco”. Secondo il nuovo report dell’OMS oltre il 90% della popolazione mondiale vive in aree dove l’aria è inquinata oltre i livelli raccomandati dalla stassa OMS, e ciò sta causando effetti sempre più gravi sulla salute delle persone, in particolare dei bambini.

L’inquinamento non risparmia nessuno
“Nessuno, ricco o povero, può sfuggire all’inquinamento atmosferico. È un’emergenza silenziosa di sanità pubblica – ha affermato il direttore generale dell’Oms -. Il mondo sta iniziando a risolvere il problema del tabacco. Ora deve fare lo stesso per il ‘nuovo tabacco‘, l’aria tossica che miliardi di persone respirano ogni giorno”.

Contro lo smog serve l’impegno di tutti
“Nonostante questa epidemia di morti e disabilità sia evitabile e prevenibile, uno smog di noncuranza continua a pervadere il pianeta”, ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus in un articolo sul Guardian. “Questo è un momento decisivo e dobbiamo potenziare le azioni per rispondere con urgenza a questa sfida. Ma nessuna persona, città, nazione o regione può risolvere da sola il problema. Abbiamo bisogno di forti impegni e azioni da parte di tutti”.

Bambini più vulnerabili
Se l’inquinamento atmosferico colpisce tutti, con conseguenze negative sulla salute di ognuno, i danni maggiori li subiscono i bambini, che sono i soggetti più vulnerabili. Come spiega Maria Neira, direttore del Dipartimento per la salute pubblica e l’ambiente dell’OMS, particolarmente a rischio sono le popolazioni che vivono in Paesi in via di sviluppo e in particolare i bambini, perché il loro organismo ancora in crescita è più delicato. Si stima siano circa 300 milioni i giovanissimi che vivono in regioni in cui le tossine presenti nell’aria sono sei volte superiori ai limiti raccomandati dalle linee guida internazionali. Gli esperti in salute infantile, spiega Neira, già parlano di legami tra aria tossica e insorgenza, oltre che di patologie respiratorie, anche di tumori e deficit intellettivi.
“Dobbiamo chiedere cosa stiamo facendo ai nostri figli, e la risposta temo sia incredibilmente chiara: stiamo inquinando il loro futuro”.

 

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Le auto elettriche più vendute in Italia (Infografica)

Ven, 11/09/2018 - 01:00

Quali sono le auto elettriche più vendute nel nostro Paese? E nel mondo? Che autonomia hanno? Quanto costano?

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Alternative reali sul cambio climatico

Gio, 11/08/2018 - 10:17

Adesso che perfino in Italia i danni causati dai cambiamenti climatici cominciano a preoccupare un po’ tutti, c’è il rischio di concentrarsi solo sui modi (o, peggio, sulle rischiose tecniche di geo-ingegneria) per limitare l’aumento della temperatura.
La crisi climatica non è un fenomeno isolato. Servono risposte olistiche alle crisi ambientali, sociali, della salute e solamente gli approcci molteplici e sinergici potranno fornire vere soluzioni, come dimostra il rapporto Missing Pathways to 1,5 pubblicato nell’ottobre scorso. Il rispetto dei diritti comunitari sulla terra e i boschi, dice il rapporto, è l’azione climatica più efficace, efficiente ed equa che i governi possono esercitare per ridurre la loro impronta di carbonio e proteggere le foreste del mondo. Tutte le foreste del mondo sono abitate da comunità indigene, che ne sono le principali custodi. Per il sistema agroalimentare, il fattore di maggiori emissioni di gas a effetto serra, si chiede di ridurre i rifiuti e il trasporto dei prodotti, l’uso dei fertilizzanti sintetici e degli agro-chimici, il consumo di carne e l’allevamento di bestiame, in particolare quello che non si alimenta sui pascoli. Vanno invece incrementati la produzione e il consumo locali. Tutte misure concrete e largamente praticabili

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La Scozia sta per alimentare con il vento tutte le case

Gio, 11/08/2018 - 03:48

In Scozia la Scottish power generation ha annunciato che abbandonerà la generazione a gas e carbone per passare solo all’energia eolica. La società è il quinto produttore di energia del Regno Unito, acquisita dalla compagnia elettrica britannica Drax per 801 milioni di euro dal gruppo spagnolo dell’energia Iberdrola.

Un percorso di taglio delle emissioni lungo 10 anni
La decisione annunciata dalla Scottish power generation è l’ultima tappa in ordine di tempo di un percorso lungo circa dieci anni nei quali la compagnia ha chiuso tutte le sue centrali a carbone e venduto le restanti a gas e idroelettriche.
Oggi la società ha una capacità eolica di circa 2.700 megawatt sommando la produzione degli impianti già in funzione e di quelli in costruzione nel Regno Unito. Se a questa capacità si somma quella dei progetti a cui si sta pensando per il futuro, la Scottish power generation sarà in grado di generare più di tremila megawatt nel medio termine.

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Le Ricette di Angela Labellarte: Vellutata di Zucca e Zenzero

Gio, 11/08/2018 - 01:46

Ingredienti
Zucca pulita 800 gr. circa
Zenzero fresco 30 gr.
Aglio 1 spicchio
Cipolla piccola 1
Patata 1
Olio Extra Vergine d’Oliva 8 cucchiai
Brodo vegetale o acqua q.b.
Sale q.b.
Salvia 1 rametto
Crostini di pane 2 cucchiai

Preparazione
Lavate, pulite e tagliate a pezzettoni la zucca. In una casseruola rosolate con l’olio l’aglio, la cipolla e lo zenzero sbucciato e tagliato a fettine. Aggiungete la zucca e la patata sbucciata e tagliata a pezzettoni. Coprite con acqua o brodo vegetale, salate e cuocete fino a quando la patata è cotta, aggiungendo acqua o brodo se necessario. A cottura ultimata con un frullatore a immersione rendete tutti gli ingredienti morbidi e vellutati. Versate la vellutata in ciotole individuali e decorate con salvia e crostini di pane.

Come preparare i crostini di pane
Tagliate il pane a dadini, disponetelo in una pirofila con poco olio extra vergine d’oliva e tostatelo in forno a 200° C per 10 minuti circa.

Ricetta vegana:

Foto di Angela Prati

L’Italia dei paradossi: 7 milioni di case vuote, migliaia di persone senza casa

Gio, 11/08/2018 - 01:32

E’ uno dei paradossi tutti italiani: da un lato si allunga la lista di chi attende una casa popolare o di chi viene sfrattato e finisce per strada, dall’altro lato moltissimi appartamenti di proprietà pubblica non vengono dati in locazione perché non idonei e necessiterebbero di lavori di adeguamento e milioni di case di privati sono semplicemente vuote, inutilizzate.

In una città come Venezia il paradosso diventa ancora più evidente: le calli sono diventate un parco giochi per turisti in cui trovare un alloggio per residenti è un lusso e in cui ai proprietari conviene affittare per periodi brevi a gente di passaggio, o trasformare gli appartamenti in strutture turistiche. Qui un gruppo di residenti, sotto il nome di ASC (Assemblea Sociale per la Casa), pur di lavorare e vivere tra i canali, da anni preferisce agire nell’illegalità, rompere i lucchetti, entrare nelle case vuote di proprietà statale o in mano agli enti gestori, farsi carico dei lavori di ristrutturazione e, finalmente, abitarvi. Ne parleremo in maniera approfondita in un’intervista dedicata di prossima pubblicazione.

Gli ultimi dati ufficiali in materia sono quelli rilasciati dal MEF lo scorso maggio su rilevazioni del 2015. Il valore patrimoniale dei fabbricati pubblici censiti dal MEF, circa 1 milione di unità catastali, con una superficie pari a 325 milioni di metri quadrati, è stimato in 283 miliardi di euro. Il 77% è riconducibile a fabbricati utilizzati direttamente dalla P.A. (circa 217 miliardi di euro) e “indisponibile, nel breve-medio termine, per progetti di valorizzazione e dismissione”. Il restante 23% è dato in uso a titolo gratuito o oneroso a privati (51 miliardi), oppure risulta non utilizzato (12 miliardi) o in ristrutturazione (3 miliardi).
Se ci concentriamo su quel patrimonio immobiliare non utilizzato dobbiamo comunque aggiungere le caserme che nel calcolo hanno valore zero, come se 12 miliardi non fossero un dato già abbastanza insostenibile a fronte di persone che non riescono ad avere accesso ad un alloggio di qualsiasi tipo. Uno spreco enorme, anche perché si tratta di immobili che per lo Stato hanno un costo.

Altro dato allarmante, quello sulle case vuote, oltre 7 milioni. Non ci vive nessuno, a volte sono del tutto abbandonate senza alcun interesse da parte dei proprietari, molte volte sono case vacanza ma, secondo dati Istat riferiti al 2011, circa 2,7 milioni di questi immobili sono semplicemente vuoti, spesso per timore di affittarle a persone che non pagheranno con regolarità il canone di locazione. Per la cronaca, in Europa non va meglio: una casa su 6 è vuota.

Intanto si stimano in 50.724 le persone senza dimora che a novembre/dicembre 2014 hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata condotta l’indagine di Istat, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) e Caritas Italiana.

Il 68,7% dei senza dimora dichiara di essere iscritto all’anagrafe di un comune italiano (il 48,1% dei cittadini stranieri e il 97,2% degli italiani). Si tratta per lo più di uomini (85,7%), stranieri (58,2%), con meno di 54 anni (75,8%). Il 76,5% vive da solo. In aumento le quote di chi è senza dimora da più di due anni (41,1%) e di chi lo è da oltre 4 (21,4%).

La casa è un lusso o un diritto? Troppe persone, per motivi differenti ma ricorrenti e ben noti (perdita del lavoro, della famiglia, povertà estrema, marginalità), non riescono ad avere un tetto sicuro sopra la propria testa, proprio mentre una fetta enorme di patrimonio immobiliare pubblico e privato viene sprecato, resta chiuso, abbandonato, a subire il degrado del tempo. Alcune zone del Paese, quelle del Sud in particolare, sono in preda allo spopolamento, altrove non si smette di costruire. Cemento chiama cemento. Il consumo di suolo dagli anni del dopoguerra è aumentato del 184%. E’ come se avessimo interamente ricoperto di cemento una superficie pari all’incirca a quella della Liguria (dati Ispra 2017).

Oggi in Italia 1 milione e 619 mila famiglie sono in condizioni di povertà assoluta e 1 milione e 708 mila famiglie sono in una situazione di “disagio economico da locazione” (dati Federcasa – Nomisma).

Ecco anche i dati sugli alloggi che fanno capo al’ERP (Edilizia Residenziale Pubblica):

Che fare, dunque? Sistematicamente ormai si punta il dito contro le caserme inutilizzate. In casi come Milano si sono rivelate preziose per gestire l’emergenza profughi, ma occorre un piano a lungo termine per valorizzarle, recuperarle e dare loro una nuova vita. Perché non ricavarne alloggi a prezzo popolare? L’Italia se lo chiede da tempo e in effetti qualcosa negli ultimi anni si è mosso, seppur lentamente. Quasi ogni grande città avrebbe un suo esempio da menzionare. Come l’ex caserma Gonzaga-Lupi di Toscana, tra Firenze e Scandicci, che dopo un decennio di inutilizzo, grazie anche a un contributo di 260 mila euro proveniente dall’Agenzia del Demanio, è avviata verso un progetto di riqualificazione che prevede aree verdi, piste ciclabili, aree pedonali, zone commerciali e spazi sociali, con un 60% del totale destinato comunque al residenziale e, in parte, all’housing sociale. Il progetto c’è, ma al momento i 33 mila metri quadrati sono ancora in balia delle occupazioni e del degrado che lo hanno caratterizzato nel corso degli anni.