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Aggiornato: 19 min 47 sec fa

#trashchallenge: la nuova sfida social a pulire il Mondo

Sab, 03/16/2019 - 14:18

Trovare una zona piena di rifiuti abbandonati, ripulirla, scattare una foto prima e dopo aver pulito e pubblicarla sui social. È il “Trash Challenge”, la “gara della spazzatura”, una nuova sfida, un gioco nato in questi giorni tra i più giovani e che sta spopolando soprattutto su Instagram, spinto anche dall’onda green di questi giorni.

Salvare la Terra è una gara

Il Climate Strike, lo sciopero per il clima,  e le manifestazioni collegate, venerdì 15 marzo hanno riempito le piazze e le strade di 1700 città in tutto il Mondo, con 100 nazioni coinvolte, come riporta Repubblica, che spiega che solo in Italia erano oltre un milione le persone mobilitate, secondo gli organizzatori.

Un’onda verde che ha unito persone di ogni tipo, come abbiamo raccontato su People For Planet, ma che ha anche portato in piazza tanti giovani e giovanissimi, alla loro prima mobilitazione, con cartelli bellissimi, slogan e giochi di parole in inglese, in tante lingue, divertenti e internazionali.

È su di loro che ricadranno le conseguenze dei danni fatti dalle generazioni precedenti, ma la forza della loro giovinezza ci trasmette un messaggio positivo, come in questo gioco sui social: basta lamentarsi, è ora di agire, di cambiare stili di vita e di non viverlo come una rinuncia, ma come un “challenge”: una parola inglese che vuol dire “gara”, viene usata spesso nello sport, e che quindi porta con sé sia il concetto di sfida che quello di gioco.

Le sfide social: una carrellata

E sui social non c’è solo il #trashchallenge, c’è anche il #beachcleanup, la “pulizia della spiaggia”. Anche qui, il gioco è semplice: se siete al mare, dedicate pochi minuti alla pulizia della spiaggia. Troverete di tutto: cotton-fioc, vetri, tappi di bottiglia, mozziconi di sigarette, plastica, plastica, plastica: fotografate il risultato della pulizia e postatelo sui social. Grazie alla foto ci si rende anche conto di quante cose buttiamo via senza pensarci.

Per chi ama correre ricordiamo anche il Plogging, la raccolta dei rifiuti che si incontrano sulla strada del proprio allenamento di running quotidiano. Una foto delle schifezze trovate da diffondere sui social non fa male a nessuno.

Ci vorrebbero statistiche precise ma se ognuno di noi partecipasse a queste gare social è abbastanza sicuro che in poco tempo il mondo sarebbe più pulito.

Avete visto l’immagine di copertina? Bene, questa è la foto dopo il lavoro dei ragazzi: “Before” e “After”, prima e dopo…

Bocciature da Nobel: quando l’editoria scientifica è miope

Sab, 03/16/2019 - 09:00

Tra questi ritroviamo anche alcuni premi Nobel e scienziati illustri, oggi divenuti il simbolo leggendario degli effetti collaterali della revisione tra pari. Cosa può dirci l’inventario dei casi di rifiuto più clamorosi sui protagonisti e i processi della ricerca scientifica?

Ci sono libri splendidi che sono stati rifiutati più volte dalle case editrici prima di appassionare i lettori di tutto il mondo[1]. Potrebbe sorprendere scoprire che questo è quanto accaduto a George Orwell con “La fattoria degli animali”, prima di vendere 20 milioni di copie: quest’opera venne rifiutata almeno quattro volte, persino dalla casa editrice Faber & Faber a seguito del volere di Thomas Stearns Eliot (il quale pochi anni dopo vinse il premio Nobel per la letteratura [1]). Anche Primo Levi faticò a trovare una casa editrice disposta a pubblicare “Se questo è un uomo”, e vide il suo libro rifiutato persino da Natalia Ginzburg e Cesare Pavese [2].

Ma quando non si tratta di narrativa, ma di dati e risultati ottenuti tramite metodo scientifico? Non dovrebbe sorprendere sapere che anche nell’editoria scientifica – e soprattutto nei processi di peer review – nulla  è da dare per scontato: la pubblicazione di una ricerca non sempre è garanzia sufficiente del rispetto di tutti i crismi del metodo scientifico (ne è un clamoroso esempio il famoso caso dell’articolo di Andrew Wakefield pubblicato su Lancet nel 1998: il vaccino MMR veniva indicato, ingiustamente, come possibile causa dell’autismo [3]); allo stesso modo non è possibile escludere che una ricerca rifiutata per la pubblicazione non contenga in realtà delle intuizioni e dei dati innovativi.

Verranno di seguito riproposti tre articoli nel campo della ricerca biologica passati alla storia per dei clamorosi casi di rifiuto.

1. Il Ciclo di Krebs, 1937

L’esperimento che permise al biochimico Hans Krebs di dimostrare il meccanismo del famoso Ciclo che prese il suo nome fu inizialmente rifiutato dalla prestigiosa rivista inglese Nature.

A onor del vero, va specificato che quello di Nature non fu un rifiuto categorico: la risposta [4] che Krebs ricevette fu infatti la seguente:

“ll Direttore di NATURE presenta i suoi complimenti al signor H. A. Krebs e si rammarica di avere già sufficienti lettere per riempire la rubrica delle corrispondenze di NATURE per sette o otto settimane, il che rende sgradevole accettare ulteriori lettere al momento a causa del ritardo che dovrebbe presentarsi per la loro pubblicazione.

Se al signor Krebs non importa di questi ritardi, il Direttore è pronto a conservare la lettera finché questo blocco non si mitigherà, nella speranza di poterla usare.

Per ora, in ogni caso, la restituisce nel caso il signor Krebs preferisca sottoporla ad un altro periodico per una pubblicazione più rapida.

Nature, 14 Giugno 1937”

Krebs trovò un’altra rivista pronta a pubblicare le ricerche che gli valsero l’assegnazione di un Nobel nel 1953.

Con un editoriale del 2003 [5], la rivista scientifica Nature rispose all’accusa di aver più volte rifiutato la pubblicazione di articoli pregevoli e visionari per via di un “tradizionalismo scientifico” di fondo, riconoscendo al contempo che la redazione, in alcune occasioni, non si era dimostrata all’altezza di apprezzare l’importanza del lavoro che allora stava analizzando. Nonostante ciò, è importante sottolineare come, talvolta, non sia affatto semplice valutare sin da principio l’importanza di una scoperta: scienziati e ricercatori si misurano costantemente con questa realtà, sia quando inviano un articolo per la pubblicazione, sia quando ricercano i fondi per i propri studi. Alcune idee posso risultare talmente visionarie per il proprio tempo che solo le generazioni future saranno in grado di valutarle ed integrarle nel patrimonio di conoscenze scientifiche condivise. Con questo, Nature da un lato ha riconosciuto le proprie sviste incontestabili, dall’altro ha ricordato quei (rari) casi in cui ha pubblicato paper pionieristici nonostante le resistenze dei revisori. Tutto questo, rileva la rivista, dovrebbe sottolineare la necessità di garantire un ampio spettro di buone piattaforme editoriali in modo tale che gli articoli rifiutati possano essere pubblicati su altre testate di tutto rispetto: le riviste non dovrebbero opporsi alle nuove idee, proprio come i ricercatori non dovrebbero arrendersi di fronte al rifiuto. Chiunque sia convinto della validità delle proprie prove, anche se le conclusioni possono essere controverse, non dovrebbe rinunciare a vederle riconosciute.

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‘Incontro ancora donne che dicono grazie a mia madre per la denuncia di stupro’

Sab, 03/16/2019 - 08:05

Jacopo Fo ricorda l’importanza della denuncia di stupro di Franca Rame nel 1973, nel corso del dibattito sulle due recenti sentenze choc per casi di femminicidio: «Gli stupratori sono morti dentro»

Turbina record da 2 MW, un gioiello tecnologico che produce energia dalle maree

Sab, 03/16/2019 - 02:09
AR2000: la mega-turbina

L’ultimo progetto di turbina della SIMEC Atlantis Energy, produttore britannico di turbine di maree, si chiama AR2000 e ha 2 MW (megawatt) di potenza: è la più grande turbina a singolo rotore mai messa in produzione. L’eolico off shore, si sa, sceglie taglie giganti, ma oggi anche gli impianti che sfruttano correnti e onde sono progettati in grande.

La Simec Atlantis Energy (Australiana di nascita e poi trasferita a Singapore) ha da poco annunciato il progetto: «L’AR2000 segna il culmine di 15 anni di investimenti, incessante sperimentazione, test rigorosi e operazioni sottomarine», ha detto Drew Blaxland, direttore dei servizi di ingegneria e turbine dell’azienda che vanta oltre i 1.000 MW di progetti energetici da fonti rinnovabili in varie fasi di sviluppo – compresi i progetti che utilizzano il flusso di marea.

L’AR2000 sarà montato in opera come parte di un sistema di generazione delle maree da rotore più grande e consentirà la connessione multi-turbina su un unico cavo elettrico «con un’architettura che consente di collegare più turbine in parallelo, riducendo i costi e l’impatto dell’infrastruttura sottomarina». SIMEC Atlantis prevede che la turbina fornirà 25 anni di funzionamento.

La sperimentazione dell’AR2000 è stata effettuata durante più di 13.000 ore di funzionamento della turbina Marine Current Turbines SeaGen situata in Irlanda del Nord e di 4.000 ore di funzionamento dell’AR1500 (modello di potenza minore) effettuate in Scozia.

Lo sfruttamento delle maree

Fino a un terzo del fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere soddisfatto grazie allo sfruttamento delle maree. Ma la strada per raggiungere questo obiettivo è ancora tutta da percorrere perché se è vero che ci sono grosse potenzialità dall’energia marina, queste convergono per lo più in 5 Paesi al mondo.

Anche se la prima centrale elettrica mareomotrice è stata realizzata già nel 1966 – la bretone Rance, sull’estuario dell’omonimo fiume – a oggi esistono nel mondo solo 5 impianti in funzione: oltre a quello francese, uno in Canada, uno in Russia, in Corea del Sud (il più grande al mondo per capacità installata) e uno in Cina. Se a queste strutture si aggiunge una serie di aree identificate come idonee per lo sfruttamento dell’energia marina, tra cui il Golfo del Mezen’ nel mar Bianco e il Golfo del Tugur nel mare di Ochotsk, per i quali il governo russo ha calcolato una potenza sfruttabile di, rispettivamente, 15 e 6,8 GW, gli esperti sono arrivati a stimare che le centrali mareomotrici potrebbero generare teoricamente fino a 5792 Twh (terawatt ora) l’anno. Ma, resta il fatto che, il 90% della risorsa è distribuito in Australia, Canada, Regno Unito, Francia, Russia e Stati Uniti (Alaska).

Nel rapporto “Energia dalle correnti” marine edito da ricercatori CNR ENEA e RSE è stato calcolato che entro il 2050 la produzione Europea dall’insieme di onde e correnti potrebbe arrivare a circa 100 GW (pari a circa il 10% del consumo elettrico dell’UE), la maggior parte proveniente dalle correnti marine. L’energia da correnti marine presenta il vantaggio di essere prevedibile anche a lungo termine con estrema precisione, con evidenti benefici pratici in termini di pianicazione dell’approvigionamento energetico e dei flussi di rete.

Nonostante il Mediterraneo sia un bacino quasi chiuso e quindi con scarso sviluppo di correnti, esiste un numero limitato di siti che hanno un notevole potenziale energetico, primo tra tutti lo Stretto di Messina.

Fonti:

http://www.rinnovabili.it/energia/moto-marino/energia-dalle-maree-arriva-la-turbina-record-da-2-mw/

https://renewablesnow.com/news/simec-atlantis-introduces-new-2-mw-tidal-power-turbine-system-626541/  (foto turbina)

AR2000 di SIMEC Atlantis Energy, per sfruttare l’energia delle maree http://www.rinnovabili.it/energia/moto-marino/energia-marina-maree/

Clima: oggi si fa la storia

Ven, 03/15/2019 - 12:04

Nessuno entri a scuola oggi. Sono i giovani, i giovanissimi, gli studenti di tutto il mondo a fare di questa giornata la giornata della ribellione ai “grandi”, agli adulti incapaci di comprende e dare valore al tema del secolo, che però è tale ad oggi ancora e solo per la scienza.

La stampa mainstream, e tutta la politica, ancora oggi considerano un tema secondario i cambiamenti climatici e la rivoluzione – energetica, economica e sociale – che richiederebbero. Oggi 15 marzo scioperano quindi e scendono in piazza, senza bandiere, le fasce di popolazione “minori”, quelle senza voto e dunque storicamente deboli, eppure proprio quelle per le quali si gioca oggi il futuro, le più interessate dalle azioni che gli adulti faranno o non faranno.

Il ‘Global Strike For Future‘ si rivolge soprattutto ai capi di stato e di governo, «a cui chiediamo di fare qualcosa di vero contro i cambiamenti climatici»: mi dice Alessandro, 9 anni, che viaggia spedito in corteo assieme alla mamma e ai tre fratellini. La sfilata a Milano è lunga, colorata e determinata, piena di giovanissimi e bambini, piena di genitori, enorme, infinita. «Considerando che circa il 70% delle emissioni globali viene prodotto dalle città, Milano potrebbe fungere da leader in Italia dimostrando come la mobilitazione degli studenti e dei cittadini può spronare l’intera cittadinanza a lottare insieme contro i cambiamenti climatici», spiega Sarah Marder, nata e cresciuta in una fattoria del Kansas, vive in Italia dal 1988. Dirigente di banca trasformata in filmmaker sui temi che ruotano attorno alla sostenibilità, Sarah Marder è tra gli organizzatori della manifestazione e una delle prime a protestare, a volte anche da sola, davanti a Palazzo Marino contro i cambiamenti climatici. E Milano contro le emissioni potrebbe fare moltissimo, a partire dagli sprechi energetici dei suoi uffici pubblici – le scuole in primis – per arrivare a una maggior dedizione verso la mobilità sostenibile. Più di lei potrebbero fare città in questo senso arretrate, come Roma o Torino.

Con l’adesione di circa 112 Paesi e oltre 1769 città, quello che si muove oggi è un movimento studentesco mondiale, che si è creato dopo mesi di manifestazioni organizzate ogni venerdì in diverse città di ogni continente, i ‘Fridays for Future‘ lanciati dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, ormai simbolo internazionale di questa protesta. «Nel caso non vengano prese in considerazione le nostre richieste, continueremo gli scioperi settimanali davanti a Palazzo Marino anche nei venerdì successivi al 15», mi dice Marder. Tra i “grandi”, aderiscono al movimento oltre 12mila scienziati.

Ma ci sono anche i piccolissimi: tutta una rete di scuole materne che non poteva sfilare vista l’età dei partecipanti (3-5 anni) si è organizzata per dire la propria nelle piazze vicino alle scuole.

La giovane Greta, 16enne svedese, raccoglie su Twitter oltre 235mila follower, mentre la sua pagina Facebook è seguita da oltre 270mila, lì dove aggiorna la mappa Google che indica le città del mondo che si stanno preparando per la grande manifestazione.

«Questi tre mesi mi hanno fatto capire che i cambiamenti climatici interessano a molte più persone di quanto pensassimo – continua Marder con un grande sorriso – siamo tantissimi, mi viene da piangere! Questo era un tema invisibile, ma sentito. Non si parlava. C’era una forma di omertà collettiva a cui partecipavano i media, che trattavano il tema soprattutto sulla scia di un catastrofe ma non in modo continuativo, non per sensibilizzare o informare veramente il pubblico”.

«In questi tre mesi, ho percepito un aumento della quantità e della qualità della copertura mediatica sul tema e poi non esistono solo i media. In questo momento Milano ospita la mostra National GeographicCapire Il Cambiamento Climatico“, curato da Luca Mercalli, al Museo di Storia Naturale, e anche “Broken Nature” alla Triennale: iniziative di grandi rilievo e spessore. Abbiamo visto il Presidente Mattarella dichiarare pochi giorni fa che siamo sull’orlo di una crisi globale climatica. Insomma, non ho visto i dati, ma guardando tutto ciò che sta succedendo, scommetterei che a fine 2019 la percentuale di italiani preoccupati per i cambiamenti climatici sarà sensibilmente più alta rispetto alla fine del 2018».

Ma cosa può fare ognuno di noi per aderire, in concreto? «Stiamo cercando di cambiare il destino dell’umanità, e ognuno di noi, innanzitutto, può dedicare del tempo ogni venerdì a protestare per chiedere azioni concrete alla politica. Venire in piazza ogni venerdì davanti al proprio comune o governo, portando il proprio cartello, è proprio il senso di #FridaysForFuture. Inoltre, ognuno di noi può cercare di aumentare sempre un pochino di più la propria consapevolezza per fare scelte sempre più sostenibili. Infine, forse la cosa più utile che uno può fare è parlare con altri delle proprie preoccupazioni ambientali, in modo pacato. Possiamo unirci ad altri che hanno le nostre stesse istanze. Singolarmente siamo deboli. Insieme, no.»

A Milano la marcia si ripete questa sera dalle 18.00. Cerca online come aderire nella tua città. Usa i social e mostra al mondo che ci sei usando l’hashtag #FridaysForFuture. 

Di seguito una Gallery con immagini della manifestazione da Bologna, Firenze, Milano, Pavia e Vicenza

Assistenza sessuale ai disabili, in Italia ancora un tabù

Ven, 03/15/2019 - 11:27

Stiamo parlando dell’assistente sessuale, l’operatore professionale che accompagna il disabile attraverso una terapia che comprende supporto psicologico, emotivo e sessuale. Da trent’anni tale figura professionale gode di riconoscimento legale in Germania, Olanda e Danimarca e più di recente in Svizzera.

La questione, tutt’altro che pruriginosa, è al centro di dibattiti in vari Paesi del mondo, inclusa l’Italia, dove la tendenza è confondere l’assistenza sessuale con la prostituzione, complici un assistenzialismo e una sessualità mai del tutto pacificati e le tante organizzazioni cattoliche e femministe che cercano di impedire la legittimazione di una figura professionale ritenuta ambigua, finanche lesiva, in ogni caso da mantenere così com’è: esistente, ma non legale.

Il disegno di legge fortemente voluto dal parlamentare Pd Sergio Lo Giudice e dalla parlamentare Monica Cirinnà rimane fermo dal 2014, nonostante il proposito più volte ribadito di regolamentare la figura dell’operatore sessuale secondo norme ancora più rigide rispetto a quelle dei sex workers del Nord Europa. Il rifiuto sessuale fra coniugi sposati è considerato alla stregua di un inadempimento coniugale e rappresenta un motivo bastante per procedere con l’annullamento del matrimonio. La procreazione rimane l’aspetto fondante di ogni collettività a partire dall’istituzione del matrimonio. Ciò nonostante, l’opinione comune è che la sessualità in fondo non sia un bisogno primario dell’uomo. Non la pensava così Abraham Maslow, che dedicò gran parte dei suoi studi a stabilire una gerarchia fra i bisogni comuni a qualsiasi essere umano. Alla base della sua celebre piramide, che ordina i bisogni umani a seconda del senso di mancanza totale o parziale che provoca l’assenza di quegli elementi responsabili del benessere di ogni persona, c’è infatti la sessualità. La “piramide di Maslow” risale al 1954 e buona parte della psicologia contemporanea ne fa ancora uso.

Diversamente da un prete, o da chi nel pieno delle proprie facoltà sceglie di rinunciare al bisogno sessuale, per una persona con disabilità la sessualità è il più delle volte preclusa ma la sua mancanza non è una scelta, e ciò ha ripercussioni psicologiche anche gravi. Esistono disabilità che non permettono l’autonomo soddisfacimento dei bisogni fisici e talvolta nemmeno la comprensione dell’erotismo e della sessualità. In presenza di alcune disabilità, specie psichiche, il problema sta nell’incapacità di comprendere e di gestire le pulsioni stesse: dunque servono figure specializzate che aiutino il paziente a capire cosa gli succede e come agire all’interno di una sfera che sia privata, sua e basta. È evidente (ma non impossibile) che una prostituta non possa insegnare il sesso a un ragazzo autistico. Come è altrettanto evidente che la disabilità non riguarda soltanto gli uomini, e basterebbe riconoscere che l’assistente sessuale non si riduce a una professione per sole donne eterosessuali al servizio di soli uomini eterosessuali per chiudere ogni discorso intorno alla mercificazione della donna.

Stando alla definizione che ne dà l’associazione italiana Lovegiver presieduta da Maximiliano Uliveri, che dal 2014 opera affinché una pratica diffusissima e illegale venga promossa e sorvegliata per legge, l’assistente sessuale:

«Attraverso la sua professionalità, supporta le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psico-corporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica”.

Dimensione ludica, relazionale ed etica dunque, niente di più difficile da conciliare in una legge. E niente di più difficile da conciliare in una società come quella italiana, dove il sistema sanitario nazionale destina mensilmente alle famiglie con a carico una persona disabile 43 euro di accessori medicali a fronte dei 14 euro che in media costa un pacco di pannoloni a mutanda da 10 pezzi. È necessario garantire ai disabili la possibilità di cambiarsi i pannoloni, dice qualcuno dall’alto del benaltrismo in voga da qualche tempo a questa parte. Osservazione corretta, che non diminuisce però l’importanza del bisogno sessuale, esattamente come la necessità di respirare non diminuisce quella del bere.

Petrini: “I giovani contro l’emergenza climatica? È un nuovo Sessantotto”

Ven, 03/15/2019 - 09:00

Il fondatore di Slow Food aderisce allo sciopero per il clima lanciato dai giovani di Fridays for Future: “Non stiamo parlando di un nuovo movimento ecologista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano”. E ritiene che i partiti, tutti, non siano in grado di recepire questo messaggio di cambiamento radicale: “Questi ragazzi reclamano un nuovo paradigma rispetto al modello economico-finanziario incentrato su un tipo di sviluppo che distrugge il pianeta” | La pagina Facebook di Fridays For Future Italia
intervista a Carlo Petrini di Giacomo Russo Spena 

“Non siamo parlando di un nuovo movimento ecologista o ambientalista: questa è la politica del futuro rispetto al genere umano. Suona strano constatare come il mondo progressista non intercetti il grido di questi giovani”. Carlo Petrini, storico fondatore di Slow Food, aderisce a Fridays For Future, la mobilitazione globale contro l’emergenza climatica indetta per venerdì 15 marzo e lanciata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. Una protesta nuova irrompe nello scenario internazionale. E Petrini – che da anni assegna un ruolo strategico al suolo e alla sua funzione fondamentale per la produzione di cibo, per il paesaggio, per l’assetto idrogeologico del territorio, per l’economia, per le comunità, per la bellezza e la cultura del nostro Paese – intravede in questa mobilitazione un enorme potenziale. Da non sottovalutare. 

Questi giovani chiedono ai governanti di abbattere del 50 per cento le emissioni di gas serra rispetto allepoca preindustriale del 2030 e raggiungere poi lo zero di emissioni nel 2050. Cosa ne pensa?

Siamo davanti a un fenomeno storico di grande rilevanza: parliamo di un movimento di proporzioni inimmaginabili che è destinato a lasciare un forte segno sia, appunto, per le dimensioni che per i contenuti unificanti. Molti anni fa, nel 1968, i giovani scelsero di lottare contro l’autoritarismo e al fianco della classe operaia. Questo fenomeno, invece, è partito in maniera autonoma grazie alla testimonianza di una giovane svedese ma ha avuto la capacità di diffondersi repentinamente. È figlio dei nostri tempi e di una comunicazione digitale che amplifica i messaggi e li diffonde. 

Mi sta dicendo che, secondo lei, siamo di fronte ad un nuovo Sessantotto che si focalizza, in primis, sulle questioni ambientali e climatiche? 

È proprio così, la sensibilità di questi giovani è strettamente collegata al loro futuro e alla loro esistenza. Alcuni studiosi ritengono che siamo entrati nella nuova era dell’antropocene dove i comportamenti del genere umano incidono fortemente sul clima, sull’ecosistema e sulla fertilità dei suoli. Stiamo distruggendo il pianeta. Poche settimane fa, la FAO ha dichiarato che la perdita della biodiversità rischia di compromettere le esigenze alimentari dei viventi. Ecco allora che i giovani fanno sentire la propria voce. 

Quando nel mondo avvengono alluvioni, nubifragi o monsoni si parla dell’eccezionalità dell’evento e dell’impotenza dell’uomo rispetto a questi fattori, quasi come fossero ineluttabili. I cittadini vedono l’emergenza climatica – a differenza del lavoro, ad esempio – come una questione lontana da loro, non trova?

Ed invece è una cosa vicinissima che coinvolge tutti. La questione del cambiamento climatico è determinata da scelte politiche nefaste e da un modello di sviluppo autodistruttivo che ha generato fenomeni come l’effetto serra e il conseguente surriscaldamento del pianeta. Per ogni grado di temperatura che aumenta sulla Terra, le coltivazioni si spostano di 150 km a nord e di 200 metri di altitudine. Questo cambio di coltivazioni genera degli sconquassi di tipo paesaggistico e produttivo. 

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Speciale ricette da Gela: i Sfingi

Ven, 03/15/2019 - 02:41

Ingredienti:

500 gr. farina 00
350-400 gr. acqua
15 gr. lievito
sale
zucchero o miele

Procedimento:
Fare sciogliere in poca acqua tiepida il lievito.

Aggiungere al lievito e acqua un cucchiaio di zucchero.

Setacciare la farina in una ciotola capiente.

Praticate al centro della farina una “fontanella”, versate il lievito preparato precedentemente, e mescolate accuratamente.

Continuate ad aggiungere, a poco a poco, acqua tiepida, il pizzico di sale e impastare in modo da ottenere un impasto fluido.

Coprire il recipiente e lasciare lievitare per circa 3 ore.
Trascorso il tempo necessario, l’impasto risulterà quasi raddoppiato e quindi pronto per la frittura.

Formate delle palline con un cucchiaio e versatele in un tegame con olio bollente.

Farle cuocere per circa 3-4 minuti, rigirandole, per farle dorare meglio.

Non appena pronte, estraetele dal tegame e disponetele in un piatto con carta assorbente, in modo da eliminare l’olio in eccesso.

Passarli, infine, ancora caldi, in un contenitore con zucchero o miele.

Altre foto su GelaLeRadiciDelFuturo https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/i-sfingi/

In palestra senza pesi: il Calisthenics

Ven, 03/15/2019 - 02:10

La parola Calisthenics deriva dal greco Kalos, bello, e Sthenos, forte. E’ una tecnica di allenamento full body (per tutto il corpo) che si può fare ovunque senza l’uso dei pesi tipici delle palestre.
Esistono due diversi tipi di Calisthenics: il fitness e lo sportivo, il primo tonifica e aumenta l’elasticità corporea, il secondo fortifica ed è più impegnativo.
Siamo andati a intervistare Giampaolo Sauchella. Istruttore di Calistenics a Perugia.

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Il popolo delle Ong, chi sono e quanti sono

Gio, 03/14/2019 - 16:48

Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano, i nostri connazionali morti nel disatro aereo in Etiopia, rappresentano un pezzo d’Italia, quella capace di globalizzare la solidarietà invece dell’indifferenza. Oltre 20 mila occupati, più di 80 mila volontari attivi, 1,1 milione di individui donatori

Inutile cercare nelle parole dei messaggi che il nostro premier e i suoi due viceministri hanno rilasciato dopo la tragedia aerea dell’Ethiopian Airlines ad Addis Abeba un accenno a cosa facessero da quelle parti i nostri 8 connazionali, Carlo, Gabriella, Matteo, Paolo, Maria Pilar, Virginia, Rosemary, Sebastiano. Solo parole di cordoglio e di circostanza per l’evento luttoso. Peccato, un’occasione persa per sottolineare che c’è una parte d’Italia di cui andare orgogliosi, fieri.

Per fortuna ci ha pensato, una volta di più, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a ricordare che “Il Paese guarda con riconoscenza al loro impegno professionale e di vita, speso sul terreno della cultura e dell’archeologia, della cooperazione, di organizzazioni internazionali a servizio dello sviluppo umano”.

Il profeta dell’“aiutiamoli a casa loro”, il nostro ministro dell’Interno Matteo Salvini anche oggi ha pubblicato una ventina di tweet (e sicuramente non ha finito): 3 su sgomberi/ruspe, 2 da Bergamo, 5 repliche insulti, 6 dalla Basilicata di cui uno dedicato al peperone crusco, 1 su legittima difesa, 1 dove manda un bacione a tutti. Non una parola su 8 italiani che lavorando per un mondo migliore, sono morti su un aereo in Etiopia.

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Greta, la 15enne seduta davanti al Parlamento svedese

Gio, 03/14/2019 - 15:26

Non può rimanere a guardare, non riesce a far finta di niente ed è certa che la sua protesta potrà cambiare le cose. Si chiama Greta Thunberg, è svedese e ha soltanto 15 anni ma le idee chiare, chiarissime. Dal 20 Agosto è seduta a terra, davanti al Parlamento di Stoccolma per protestare contro i cambiamenti climatici.
Niente scuola per lei, che non vede il futuro se i “grandi” della Terra non riusciranno a fare qualcosa per contrastare il riscaldamento globale.
La storia di Greta sta facendo il giro del mondo…

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Sigarette elettroniche, sottovalutato il pericolo per il cuore

Gio, 03/14/2019 - 15:00

L’uso delle sigarette elettroniche comporta lo sviluppo di problematiche per la salute cardiovascolare e mentale da non sottovalutare: secondo una nuova ricerca che verrà presentata alla 68° sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology che si terrà questo fine settimana a New Orleans (Louisiana, Stati Uniti), le persone che “svapano” hanno una probabilità significativamente maggiore di subire un attacco cardiaco, di sviluppare una malattia coronarica e di soffrire di ansia o depressione rispetto a chi non usa le e-cig (e, ovviamente, nessun altro prodotto a base di tabacco).

Quasi 100 mila soggetti coinvolti

Lo studio, che ha coinvolto un totale di 96.467 persone tra il 2014 e il 2017, è uno dei più grandi finora condotti sul rapporto tra l’uso della sigaretta elettronica e problematiche cardiovascolari ed è tra i primi a stabilire un’associazione tra questi fattori.

Rischio cardiovascolare sottovalutato

Dopo aver aggiustato i risultati ottenuti tenendo conto di altri fattori di rischio cardiovascolare come età, sesso, indice di massa corporea, colesterolo alto e ipertensione, dalla ricerca è emerso che gli “svapatori” rispetto ai non utilizzatori di sigarette elettroniche hanno il 34% in più di probabilità di avere un attacco cardiaco, il 25% in più di probabilità di avere una malattia coronarica e il 55% in più di probabilità di soffrire di depressione o ansia. «Finora si sapeva poco sulle problematiche cardiovascolari relative all’uso delle sigarette elettroniche. I dati che abbiamo raccolto sono un vero campanello d’allarme e dovrebbero spingere a una maggiore consapevolezza sui rischi che questi dispositivi possono comportare», spiega Mohinder Vindhyal, docente nella School of medicine-Wichita della University of Kansas e autore principale dello studio.

I dati colpiscono ancora di più se si considera che i partecipanti allo studio che usano le sigarette elettroniche sono più giovani mediamente di 7 anni rispetto ai non utilizzatori (33 anni di età media rispetto a 40), e che il rischio sussiste tanto per chi “svapa” tutti i giorni quanto per chi fa uso delle e-cig solo alcuni giorni a settimana. Alla luce di questi risultati particolare attenzione dovrebbe essere posta, spiegano i ricercatori, al fatto che l’abitudine di svapare – tutt’altro che innocua – è sempre più in voga tra i giovanissimi, anche tra quelli che non fumano.

Ottomila aromi

Le sigarette elettroniche sono dispositivi a batteria che riproducono l’esperienza del fumo di sigaretta. Sul mercato ne esistono moltissimi tipi: funzionano riscaldando un liquido contenente concentrazioni variabili di nicotina (alte, medie, basse o assenti), oltre ad acqua, glicole propilenico, glicerolo e sostanze aromatizzanti (vaniglia, cioccolato, menta, ecc), a una temperatura sufficientemente alta da creare un aerosol che viene inalato. Secondo uno studio pubblicato su TobaccoControl del gruppo BMJ Journals, nel 2014 esistevano ben 466 brand di e-cig, ognuno col suo sito, e 7764 aromi differenti. Ma i numeri oggi potrebbero essere molto più alti, considerando che nei 17 mesi di durata dello studio c’è stato un aumento netto, mese dopo mese, di 10,5 nuovi marchi e 242 nuovi gusti.

Portare i propri contenitori al supermercato per banco pesce e gastronomia

Gio, 03/14/2019 - 12:00

Contro la lotta alla plastica e al sovraimballaggio in Francia, e in particolare nei supermercati Carrefour, sarà possibile portare i propri contenitori e sporte per pesce, salumi e altri prodotti serviti nel banco gastronomia.

I supermercati Carrefour d’Oltralpe da oggi accetteranno di servire formaggi, pesce, dolci e salumi nei contenitori portati da casa dai clienti che ne faranno richiesta. Una piccola, grande rivoluzione sul fronte della lotta al sovraimballaggio che riesce a superare le riserve “per motivi di igiene” che erano sempre state avanzate contro questo tipo di iniziative.

Chi lo desidera, quindi, potrà andare in negozio con il proprio contenitore riutilizzabile (scatole di plastica, di vetro, barattoli o buste richiudibili) in cui far mettere i prodotti venduti nei banchi del fresco come gastronomia, pasticceria, macelleria e pescheria. A patto però che questi siano puliti e asciutti.

“Per la vostra sicurezza, i vostri contenitori saranno controllati e ci riserviamo il diritto di rifiutare quelli che non sono puliti, asciutti o adattati” – si legge sul sito Carrefour francese – ma solo i prodotti degli stan per le vendite assistite possono essere serviti nei vostri contenitori”.

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Lo smog uccide più delle sigarette: 8,8 mln di vittime all’anno

Gio, 03/14/2019 - 12:00

ROMA – L’inquinamento uccide più del tabacco e fa il doppio delle vittime rispetto a quanto stimato finora (8,8 milioni nel mondo in un anno, pari a 120 morti ogni 100 mila persone; le sigarette uccidono 7,2 milioni di persone in un anno), principalmente contribuendo a causare malattie cardiovascolari. Sono 790.000 le morti stimate per l’intera Europa (133 ogni 120 mila persone) in un anno (dati 2015) e 659.000 decessi per l’Unione europea a 28 (129 ogni 100 mila). Lo dice un vasto studio pubblicato sull’European Heart Journal dal quale emerge che le morti da inquinamento sono nel 40-80% dei casi per malattie cardiovascolari (CVD), il doppio che per malattie respiratorie. Lo studio è stato condotto da Thomas Münzel, dell’Università di Mainz, in Germania: le morti da smog sono più di quelle da tabacco che, sottolinea lo scienziato, peraltro è un pericolo evitabile, diversamente dallo smog.

Guardando ai singoli paesi l’Italia si scopre tra quelli con più vittime in Europa occidentale, dopo la Germania che ha un tasso di morte per inquinamento di 154 per 100.000 (pari a una riduzione di aspettativa di vita per la popolazione di 2,4 anni in media), 136 vittime di smog per 100 mila in Italia (1,9 anni di vita persi in media), 150 in Polonia (2,8 anni di vita persi in media), 98 in Gran Bretagna (meno 1,5 anni), 105 in Francia (1,6 anni in meno di aspettativa di vita).

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La sponda degli scienziati a Fridays for Future

Gio, 03/14/2019 - 09:00

Dodicimila scienziati di Germania, Austria e Svizzera hanno dichiarato pubblico sostegno agli studenti del movimento contro il surriscaldamento climatico Friday for Future, nato sull’onda dell’attivismo della sedicenne svedese Greta Thunberg

Risposta all’appello

Secondo gli studiosi le motivazioni della protesta studentesca sono “lecite e ben motivate“, mentre le misure contro il clima prese fino ad ora dai governi “non bastano“. Il patto per il clima siglato a Parigi obbliga gli Stati a impegnarsi per mantenere la temperatura globale “chiaramente” sotto la soglia dei due gradi, ammoniscono gli esperti. Perché il limite non venga superato, è necessario agire ora per ridurre “velocemente” le emissione nette di CO2 e di gas serra, portarle a zero al massimo entro il 2040-2050, si legge nell’appello. 

La situazione

La Germania molto probabilmente non raggiungerà gli obiettivi per la protezione del clima nel 2020. Anche il raggiungimento dei paletti fissati dalla strategia di sostenibilità per il 2030 non è assicurato, ammoniscono gli esperti. L’Austria ha fissato obiettivi per il clima che non sono in lineacon il trattato di Parigi. La Svizzera ha ridotto solo leggermente le emissioni di gas serra dal 1990; e le emissioni generate all’estero sono aumentate in modo significativo secondo gli esperti. Il messaggio di questo incontro tra studenti ed esperti, ha sottolineato Luisa Neubauer, è che “non ci sono più scuse, il collasso ecologico non è un’opzione per la nostra generazione”. L’appoggio degli scienziati rende la protesta “più facile”, secondo Neubauer che insieme a migliaia di studenti in tutto il mondo è pronta a scendere in strada per la manifestazione globale del 15 Marzo.

Situazione grave

Secondo gli scienziati, il movimento Friday For Future ha capito la gravità della situazione, ora la politica deve prendersi la “responsabilità” di costruire le condizioni favorevoli alla difesa del clima. Tra i promotori del movimento Scientists for Future ci sono Maja Goepel, segretaria generale del comitato scientifico del Parlamento tedesco, il medico Eckart von Hirschhausen, l’esploratrice polare e ricercatrice Karen Wiltshire e il professore di sistemi rigenerativi energetici all’Università per le scienze applicate di Berlino, Volker Quaschning. Il sostegno degli scienziati arriva dopo che il leader del partito liberale (Fdp) tedesco Christian Lindner aveva sminuito la protesta dei ragazzi. La difesa del clima è una cosa da “professionisti” e non si ci può aspettare – aveva ammonito – che i giovani capiscano cosa sia “tecnicamente utile ed economicamente fattibile” per la difesa del clima.

FONTE: INTERRIS.IT

Ho vinto il Green Alley Award! (Infografica)

Gio, 03/14/2019 - 02:32

Chi sono le aziende e i progetti che hanno trionfato nell’edizione 2018 del Green Alley Award per l’economia circolare?
Tra i finalisti anche un progetto italiano!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

L’insostenibile pesantezza dell’All you can eat

Gio, 03/14/2019 - 02:00

Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro ai ristoranti “All you can eat” (Mangia tutto quello che vuoi/riesci) dal punto di vista ambientale? Cibo fuori stagione, proveniente da chissà dove.
Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Melissa Finali, Biologa Nutrizionista.

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Emily Graham: «Ho 6 anni e voglio cambiare il mondo»

Mer, 03/13/2019 - 16:02

Sempre più giovanissimi, infatti, dimostrano con determinazione di avere a cuore il nostro destino con vere azioni di denuncia e sensibilizzazione. Dopo Greta Thunberg, la 15enne svedese che ha fatto il giro del mondo con la sua protesta durata tre settimane davanti al Parlamento di Stoccolma e il suo successivo intervento in difesa dei cambiamenti climatici alla plenaria della Cop 24 di Katowice, adesso a esporsi contro i grandi è una bambina inglese di soli 6 anni: Emily Graham.

La storia di Emily è emozionante. Giovanissima e con le idee ben chiare, non ha avuto timore e la sua voce non ha tremato quando, di fronte a un gruppo di consiglieri comunali durante il consiglio della sua cittadina inglese Carlisle, ha esposto le sue preoccupazioni circa il disinteresse politico e la condotta mondiale rispetto agli ormai decisamente evidenti problemi climatici e ambientali: «Sono una consigliera scolastica della scuola elementare di Brampton e in futuro voglio diventare consigliera del nostro comune – ha detto la piccola Emily – Abbiamo 12 anni per interrompere la produzione di gas serra se vogliamo riuscire a fermare il cambiamento climatico. Se non agite ora, tra 12 anni, quando io ne compirò 18 e sarò abbastanza grande per diventare consigliera, sarà troppo tardi. E allora non avrò la possibilità di cambiare le cose. Il mio futuro dipende dalle decisioni che prenderete ora, in questa stanza. Per favore, date anche a me l’opportunità di cambiare il mondo».

I continui fallimenti della classe politica, che più che il bene comune perpetua i propri interessi, e le cattive abitudini di una grossa fetta della popolazione mondiale ci costringono oggi a convivere con gli effetti del global warming; espressione di un fenomeno urgente, che oggi mastichiamo come il pane quotidiano quasi dimenticandone il reale significato e le comprovate conseguenze.

Cerchietto tra i capelli biondi e maglioncino rosso, Emily ha chiesto soluzioni concrete per arginare emissioni, inquinamento ed effetto serra attraverso un “impegno immediato” perché non c’è più tempo da perdere. Le sue parole non sono state vane: la sua richiesta è stata presa seriamente e così Emily ha portato a casa la sua prima vittoria toccando nel profondo non solo i presenti ma raggiungendo milioni di cuori nel mondo. Il consiglio comunale si è impegnato a dichiarare l’emergenza climatica come fenomeno che richiede un’azione urgente, promettendo di adottare politiche per cercare di diventare carbon-free entro il 2030. Decisione che dovrà prendere corpo nero su bianco anche nei bilanci e nei documenti del prossimo consiglio. A budget sono state previste anche strategie e soluzioni concrete per cercare di mitigare i danni del surriscaldamento globale. 

Di fronte alla poca attenzione e serietà della politica oggi tocca alle persone normali, ai cittadini del mondo, intraprendere azioni reali per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici, ed è anche grazie al coraggio delle due storie precedentemente citate che migliaia di studenti di tutto il mondo da mesi hanno iniziato scioperi e azioni di protesta per non permettere che si affievolisca l’attenzione su un tema che per primi li riguarda. La manifestazione #FridayForFuture di venerdì 15 marzo né è un esempio mondiale, centinaia di studenti saranno in marcia per chiedere a istituzioni e governanti misure concrete contro il riscaldamento globale.

Ci saremo anche noi.

Fonte imm: Repubblica.it

Abruzzo, arriva la tempesta

Mer, 03/13/2019 - 12:00

Un fenomeno atmosferico molto particolare, chiamato shelf cloud, è apparso tra i cieli di Pescara, Montesilvano e Francavilla al Mare, in Abruzzo. La tempesta in arrivo, che ha fatto registrare anche il crollo delle temperature, si è manifestata con questa grande nuova a mensola, shelf cloud appunto, che ha affascinato molti abruzzesi. Tantissime le foto e i video postati sui social del fgenomeno che di solito si crea dallo scontro di formazioni fredde con masse umide più calde.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Difesaonline.it e ”le verità scomode delle auto ecologiche”

Mer, 03/13/2019 - 10:28

Il sito Difesaonline.it ha deciso, non si sa bene perché, di occuparsi di auto elettriche. E lo ha fatto non con un articolo, ma pubblicando una lettera di un lettore. Un lettore di cui non viene pubblicata la firma ma che dichiara di essere “un professionista del settore”. Di quale settore? Non lo possiamo sapere, perché è anonimo.

Difesaonline decide di dare alla lettera (archiviata qui su Archive.is) un titolo assolutamente sobrio e pacato e per nulla acchiappaclic: “La morte viaggia su auto elettrica: le verità scomode delle auto ecologiche”.

La morte, addirittura. E per illustrare la morte che “viaggia su auto elettrica”mostra incidenti di auto a pistoni.

Infatti basta usare Tineye per scoprire che la foto in testa alla lettera mostra un incidente fra due minivan (non elettrici) avvenuto negli Stati Uniti nel 2016. La seconda foto mostrata nella lettera, invece, è tratta da qui e mostra un vistoso tubo di scappamento. Neanche questa è un’auto elettrica. Cominciamo bene.

A tutti quelli che da un paio di giorni mi chiedono di debunkare queste presunte “verità scomode”ho rispostoricordando appunto che non si tratta di un articolo, ma di una lettera, e per di più anonima. Preferite fidarvi di un anonimo che non ha il coraggio di esporsi, o degli esperti che quotidianamente ci mettono la firma e la faccia?

In ossequio alla Teoria della Montagna di M*, non ho quindi intenzione di perdere tempo a smontare una per una tutte le baggianate scritte in questa lettera, che non solo è anonima, ma è completamente priva di qualunque pezza d’appoggio. Difesaonline.it vi sta chiedendo, insomma, di accettare ciecamente, sulla fiducia, le affermazioni non documentate di un anonimo. Valutate voi se sia il caso.

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