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Aggiornato: 2 ore 21 min fa

Libertà o sicurezza

Ven, 07/12/2019 - 15:00

Benjamin Franklin, brillante scienziato e politico statunitense, disse, alcuni secoli fa, che chi era disposto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi una manciata di temporanea sicurezza non meritava né libertà né sicurezza. Molte altre parole inutili sono state scritte, nel frattempo, lungo i meandri della storia, ma la potenza lapidaria di questa frase ha attraversato gli anni senza neanche venire scalfita.

Non esiste una terza via oltre libertà e sicurezza. I politici di ogni latitudine e di ogni epoca hanno finto che ciò non fosse vero, hanno blandito le folle che chiedevano insistentemente di essere convinte che il loro terrore di stare al mondo dovesse essere ammantato di sacro e istituzionale. Si sono inventati così, di volta in volta, magnifici Frankenstein ideologici al servizio di ogni potere possibile, politico o religioso, ma il principio di Franklin non è mai stato infranto. Le istituzioni che gli uomini hanno inventato sono rimaste, in larga parte, argini difensivi per la sicurezza di coloro che vivono paralizzati dalla paura fondamentale – quella di esistere senza una plausibile ragione. Una paura che, lungo il pericolo di condurci al delirio nichilista, ci rende infine degni della vita che viviamo.

Di questa sostanza sono dunque fatti pressoché tutti i raffinati discorsi che tentano di giustificare l’esistenza dei confini degli stati. Il principio di difesa e salvaguardia di questi perimetri viene travestito di nobiltà in nome della conservazione delle tradizioni e dunque della sicurezza nazionale – nome nel quale tutti i maggiori crimini degli ultimi cento anni sono stati e vengono commessi – ma esso risponde a una chiara esigenza degli uomini e delle donne, ovvero quella di non sentirsi sparsi a caso per il mondo, come in un giro di dadi, ma sapientemente distribuiti sulla terra da un disegno sopraterreno che li rassicuri. Questo desiderio accomuna tanti, trasversalmente, sedicenti atei e sedicenti credenti, perché tanti sono alla ricerca di un appiglio morale che possa strappare la paura dal proprio petto: quella di essere vivi per pura fortuna, in una avventura straordinaria che ci rende, ciononostante e tutto sommato, non indispensabili.

Abbracciare la libertà dell’individuo significa, quindi ed in ultima istanza, comprendere questa casualità. Quella che fa nascere ogni giorno uomini e donne in luoghi qualunque del pianeta, al di fuori di qualunque visione di insieme e in virtù della quale non può che essere riconosciuto a ogni essere umano il diritto inalienabile di muoversi ovunque nel mondo, senza balzelli, senza regolamentazioni, senza documenti.

Fa sorridere che a parlare di “stranieri” oggi debba essere un capo religioso, rappresentante dell’ennesimo club esclusivo della terra, mentre la politica langue o tace. Qualche giorno fa Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ha scritto su Twitter, parlando dalla Georgia, che il collasso del blocco sovietico non è stata la più grande catastrofe geopolitica del secolo scorso, è stata piuttosto una benedizione per i georgiani, i polacchi, gli ucraini e tutta l’area orientale. Oggi la grande nuova frontiera da costruire è l’Europa, unita per accogliere noi tutti estranei al mondo, stranieri per definizione, pronti ad accogliere chiunque “ci sta” a mettere in gioco il proprio individualismo e comporre una comunità in nome della libertà e a scapito della sicurezza, come Pericle già recitava nel suo celebre discorso agli ateniesi. È una frontiera dunque futura ma saldamente radicata nel nostro passato, che ci conduca alla dissoluzione dei nostri passaporti e dei confini che li richiedono in nome di un’unica carta continentale. È la frontiera del coraggio sulla vigliaccheria, del racconto epico dell’uomo sulla pochezza della cronaca – ancora una frontiera da individuare, oltrepassare e cancellare.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Per il mezzo secolo dello sbarco sulla Luna ecco l’eclissi parziale

Ven, 07/12/2019 - 13:00

Per il mezzo secolo dello sbarco sulla Luna ecco l’eclissi parziale

Martedì 16 luglio tutti con gli occhi all’insù. A pochi giorni dal cinquantesimo dello sbarco sulla Luna, che avvenne il 20 luglio del 1969, il satellite terrestre regalerà una spettacolare eclissi parziale. Il cono d’ombra della Terra oscurerà la Luna per circa due terzi e raggiungerà il suo picco tra le 22 e le 22.30. Un’eclissi lunare parziale si concretizza quando durante l’allineamento tra Sole, Terra e Luna, il cono d’ombra proiettato dal nostro pianeta oscura solo parzialmente il disco del satellite, che prende così un caratteristico colore rossastro.

La Luna entrerà nel cono di penombra alle 20:44 circa in Italia. Il contatto con il cono d’ombra, che sancisce l’inizio della vera e propria eclissi lunare, si verificherà alle 22:01, mentre il picco massimo verrà raggiunto alle 22:30. In quel momento il disco lunare apparirà ampiamente oscurato dall’ombra della Terra, presentandosi in parte rossastro e in parte bianco-giallognolo. Superato il picco inizierà la fase di uscita dal cono d’ombra, che avverrà a 00:59 di mercoledì 17 luglio. L’evento astronomico sarà impreziosita da una splendida congiunzione astrale con Saturno.“

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Foto di adege da Pixabay 

9,7 tonnellate in meno di rifiuti nell’ambiente

Ven, 07/12/2019 - 12:15

È quanto hanno raccolto i duemila volontari che hanno partecipato alle diciassette giornate di volontariato ambientale promosse da Unicoop Firenze e Legambiente. Il rendiconto delle iniziative su www.ecologiaquotidiana.it 

Argini dei fiumi, boschi e zone urbane: sono quasi dieci tonnellate, 9,7 per la precisione, le quantità raccolte grazie all’impegno di duemila volontari che hanno risposto all’appello di Unicoop Firenze e Legambiente.Liberiamoci dai rifiuti” è stato l’invito, partecipata e molto consapevole la risposta. Con diciassette appuntamenti sul territorio toscano, ogni volontario ha sottratto all’ambiente in media circa 5 kg di rifiuti. 

I risultati della raccolta sono variabili, a seconda delle zone. Alcuni luoghi sono risultati più puliti e l’iniziativa è stata l’occasione per sollecitare una consapevolezza ambientale nei cittadini, più o meno giovani. In altre tappe, l’appuntamento per la pulizia ha dato buoni e “ingombranti” frutti. In altri casi ancora i volontari, dopo aver riempito i sacchetti di indifferenziato e plastica, hanno scoperto e segnalato a chi di competenza vere e proprie discariche abusive. 

I ritrovamenti di Liberi dai rifiuti sono stati non solo importanti, in alcuni casi anche curiosi, come nel caso di: carcasse di motorini, un kit completo di sedie e tavoli e una parabola per la televisione sulle rive del lago, diversi pneumatici, ben due discariche abusive con materiale di cantiere sulle sponde del fiume, migliaia di cicche, alcune siringhe, una barca e un frigorifero in spiaggia, un altro frigobar nascosto nel bosco, pannelli di legno e rifiuti vari in plastica e ferro, addirittura sanitari. 

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Il Giardino delle Capinere (Ferrara)

Ven, 07/12/2019 - 10:35

Siamo a Ferrara, in ex campeggio abbandonato. Qui nel 1992 è nato il centro di recupero fauna selvatica ed educazione ambientale “Il Giardino delle Capinere”, un progetto della Lipu per soccorrere e riabilitare animali selvatici feriti.

Intervista a Renzo Borghi, Responsabile Lipu sezione Ferrara.

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Legge taglia-poltrone: Senato approva, ecco cosa cambia

Ven, 07/12/2019 - 10:35
Fonte: FANPAGE

Dalla stampa nazionale:

Il Senato ha approvato il ddl costituzionale sul taglio dei parlamentari. E’ il terzo via libera. Il testo passa alla Camera per per quello che potrebbe essere l’esame definitivo del provvedimento: la discussione è prevista a settembre. A votare la riforma che prevede la diminuzione dei seggi a 400 alla Camera e a 200 al Senato sono stati in 180 (per l’approvazione serviva la maggioranza assoluta di 161 voti favorevoli). Oltre alla maggioranza M5s-Lega si è aggiunto anche il gruppo di Fratelli d’Italia, come anticipato nei giorni scorsi dalla presidente del partito Giorgia Meloni. Contrari il Pd e il resto delcentrosinistra (50 i no in tutto), mentre Forza Italia non ha partecipato al voto.

Per arrivare al via libera del Senato alla riforma costituzionale, la maggioranza non è stata autosufficiente: è servito un aiuto esterno per arrivare ai 161 voti necessari. Il provvedimento è stato approvato con 180 sì e 50 no. Come risulta dai tabulati, a favore del disegno di legge si sono schierati 159 senatori fra Lega e Movimento 5 stelle (rispettivamente 55 dei primi e 104 dei secondi). In loro ‘soccorso’ e decisivi da un punto di vista politico sono stati i 15 voti favorevoli di Fratelli d’Italia che hanno sostenuto il taglio dei parlamentari, come annunciato nelle scorse ore dalla leader Giorgia Meloni e come avevano già fatto nei due precedenti passaggi alle Camere.  Continua a leggere (Fonte: Taglio parlamentari, ddl costituzionale approvato al Senato: 180 sì. Ora resta solo il voto finale alla Camera –  ILFATTOQUOTIDIANO.IT )

  • SÌ AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, ADDIO ELEZIONI ANTICIPATE. Improbabile anche la richiesta di referendum: neppure l’opposizione è intenzionata a impegnarsi in una campagna elettorale che potrebbe rivelarsi suicida.

(…) Referendum difficile – La legge non è stata infatti approvata con la maggioranza dei due terzi dei parlamentari e dunque si potrebbe ricorrere al referendum previsto dall’articolo 138 della Costituzione, come da ultimo è avvenuto con la riforma Renzi. Solo che stavolta difficilmente qualcuno chiederà la consultazione popolare. Non certo il Pd o Fi, che pur avendo votato contro per il mancato coordinamento del taglio dei parlamentari con altri decisivi aspetti dell’assetto istituzionale, non sono intenzionati a promuovere una campagna elettorale suicida.

La chiusura della finestra elettorale –  A Natale, sotto l’albero, troveremo quindi impacchettata anche la modifica della Costituzione. E per gli attuali deputati e senatori è un regalo che vale doppio perché “imbullona” la legislatura. Tradotto: garantisce che non si andrà a elezioni anticipate a breve. Anche perché il 20 luglio si chiude la finestra elettorale che avrebbe consentito di votare a settembre, prima cioè dell’apertura della sessione di bilancio. Ed era (ed è) questo l’unico vero timore di Luigi Di Maio e del suo Movimento ancora scosso dal crollo elettorale e dai sondaggi che ne confermano il drastico ridimensionamento. Continua a leggere  (Fonte: ILSOLE24ORE.COM di Barbara Fiammeri)

  • BERLUSCONI SI SCAGLIA CONTRO TAGLIO PARLAMENTARI. Forza Italia non è affatto contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Al contrario, in passato proprio noi abbiamo proposto e votato in due occasioni leggi costituzionali che riducevano i membri di Camera e Senato, in misura simile a quella contenuta nella proposta approvata dal Senato. Anzi, oggi diciamo che si dovrebbe essere anche più ambiziosi, arrivando al dimezzamento netto del numero degli eletti. Bisogna farlo però senza uccidere la democrazia, senza cancellare la rappresentanza dei territori e delle minoranze. E’ esattamente quello che si realizza invece con la legge votata oggi: in intere regioni solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari”. A scriverlo in una nota è Silvio Berlusconi, che si scaglia contro la legge votata da Lega e Cinque Stelle, che riduce le poltrone parlamentari di 345 posti e su cui Forza Italia ha rifiutato di esprimersi.

Invece con questa legge – conclude Berlusconi nella nota – con il nobile pretesto della riduzione dei parlamentari si sta scippando agli italiani un’altra quota di democrazia. Per questo, pur condividendo l’obbiettivo dichiarato, ci siamo rifiutati di partecipare alla votazione”. Continua a leggere (Fonte: ADNKRONOS.IT)

“Sentire le voci” non è segno di psicosi

Ven, 07/12/2019 - 09:26

Uno studio durato due anni, che ha coinvolto 139 uditori di voci, e che ha visto la risoluzione clinica di decine di casi affrontati, superando l’assioma allucinazione-psicosi: è quello condotto dalla dott.ssa Maria Quarato, docente in Psicoterapia Interazionista, e responsabile del centro “Ediveria”, Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza “sull’udire voci”, con sede a Vienna e convenzionata con l’ Università degli studi di Padova, in collaborazione con il Prof. Alessandro Salvini, già suo docente, e il dott. Antonio Iudici.
Dai nostri studi e soprattutto dalla pratica clinica e psicoterapeutica – afferma Quarato – è emerso il fallimento della realtà inventata della psichiatria, che etichetta come psicotiche o schizofreniche persone perfettamente sane.
Già la psichiatria ortodossa accetta che il 10% della popolazione generale abbia fenomeni più o meno complessi di allucinazioni, ma non riesce a superare il dogma di associare chi sente le voci a una patologia importante. 
I questionari somministrati – aggiunge Maria Quarato – riguardavano anche persone provenienti da strutture psichiatriche con diagnosi infauste. Spesso il processo diagnostico peggiora la condizione dell’uditore di voci: sia per gli effetti collaterali degli psicofarmaci somministrati ben oltre il periodo necessario a gestire le emergenze, sia per gli effetti prodotti dall’idea di essere malati mentali, così come veniva loro detto dagli psichiatri.
La media di sedute per la risoluzione dei casi è stata di sei-otto incontri. Gli incontri purtroppo aumentano nel caso di persone già psichiatrizzate e diviene necessario affrontare anche gli effetti nefasti dell’errore diagnostico.
Ascoltando attentamente ogni storia – prosegue Maria Quarato – si scopre che il problema non sono le voci in modo specifico, ma le teorie attraverso cui l’uditore cerca di spiegare le sue voci, e tra le tante c’è anche l’idea di essere mentalmente malati. Le voci sono solo un modo attraverso cui le persone cercano di affrontare aspetti psicologici che necessitano di essere gestiti, sarebbero insomma solo un modo di pensare, per esprimere parti di sé alcune volte in conflitto, come può capitare a molti, solo che l’uditore è in grado di attivare voci che “raccontano” questi diversi punti di vista. Come confermano tanti ricercatori ormai, sentire le voci non è quindi il segno di una patologia, ma una propensione neurologica, che la psichiatria ha catalogato nella diagnostica imperante, ma che è sempre stata presente in ogni società ed in ogni epoca, e che in alcune culture, addirittura, diviene un’abilità da acquisire con la formazione e la pratica.
Le voci delle persone intervistate erano di ogni genere: angosciose, persecutorie, critiche, consolatorie, incoraggianti, come possono esserlo i pensieri di tutti, e molto spesso vengono attivate dall’uditore per risolvere la condizione, sempre più frequente nella nostra società, di solitudine, che è il vero problema che psicologi e psichiatri spesso sono chiamati ad affrontare. 
Le persone che gli psichiatri chiamano “psicotici”, così come indica il DSM , manuale statistico delle malattie mentali, recentemente criticato aspramente anche da diversi psichiatri tra cui i ricercatori dell’Università di Liverpool sono in realtà pensatori dialogici e sono moltissime le persone che riescono ad attivare le voci e sono consapevoli di attivarle in modo intenzionale, tanti lo nascondono intelligentemente spaventati dall’idea di essere etichettati come malati mentali.

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Foto di 1195798 da Pixabay 

Uccisi, picchiati, censurati: fare giornalismo ambientale sta diventando sempre più pericoloso

Ven, 07/12/2019 - 08:00

Il 13 novembre 2008, il giornalista russo Mikhail Beketov, caporedattore del giornale locale Khimkinskaya Pravda, viene fermato da due uomini sull’uscio di casa. Con una sbarra di ferro gli fracassano le mani e le gambe e gli fratturano il cranio. In seguito all’attacco Beketov rimane paralizzato, senza 4 dita, la gamba destra amputata, con danni al cervello che gli impediscono di parlare. Morirà nel 2013 per un attacco cardiaco.

L’8 novembre del 2010, Oleg Kashin, giornalista del Kommersant, viene aggredito da due uomini, armati di una mazza metallica. Gli rompono le gambe, le braccia e la mandibola, infieriscono sulla sua mano destra con la quale il giornalista scriveva. Dopo una settimana in coma, Kashin riesce a riprendersi dalle violenze subite e ora scrive per testate russe e straniere, tra cui il Guardian, e si batte per la libertà della stampa russa.

Pochi giorni prima dell’attacco a Kashin, era toccato ad Anatoly Adamchuk, reporter del giornale locale Zhukovskie Vesti, essere fermato e picchiato anche lui da due uomini. Adamchuk viene addirittura accusato di aver pagato mille rubli i suoi assalitori e di organizzato il proprio pestaggio. Gli attacchi a Beketov, Kashin e Adamchuck sono legati tutti dallo stesso filo rosso.

I tre giornalisti si stavano occupando degli impatti ambientali derivanti dalla costruzione di un’autostrada da Mosca a San Pietroburgo che avrebbe permesso di velocizzare il trasporto di merci da una capitale all’altra. 

Fonte: valigiablu.it

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Grazie al Team Recyclo, sul Canale Cavour i ciclisti saranno ospitati come nei bivacchi di montagna

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Il Team Recyclo del Politecnico di Torino ha ideato un Modulo Abitativo Autosufficiente per Cicloviaggiatori e Camminatori, un’unità abitativa in legno pensata per offrire riparo e ospitalità a ciclisti e biciclette che percorrono le grandi vie ciclabili.

Il MAACC si ispira ai bivacchi di montagna e segue i criteri di sostenibilità ambientale e sociale, ricerca scientifica, riciclo, valorizzazione del territorio e del patrimonio storico. Il primo prototipo è stato posizionato lungo la futura ciclostrada del Canale Cavour, all’interno di una antica cascina. L’idea è quella di vederlo presto riprodotto in altri contesti da valorizzare simili a questo e all’interno degli edifici dei caselli di controllo del Canale Cavour.

Il MAACC si inserisce nel contesto Europeo del progetto EuroVelo, un sistema di piste ciclabili che, una volta completato, attraverserà l’intero continente. Nell’ambito di questo progetto, la Regione Piemonte ha recentemente finanziato una ciclostrada lungo il Canale Cavour; sullo stesso territorio si snoda poi una parte della Via Francigena, che negli ultimi anni è stata meta di un consistente aumento di viaggiatori in transito.

In questo territorio sono presenti aziende agricole legate alla coltivazione del riso e aziende della filiera legno, che il team di lavoro hacoinvolto in qualità di partner o sponsor. Il prototipo è stato realizzato recuperando gli scarti della lavorazione del riso e componenti edilizi derivanti dalla filiera legno del pioppo, specie massicciamente coltivata nell’area di progetto per scopi commerciali. Sono stati coinvolti anche alcuni esperti del Progetto RiceRes del Cnr.

Al momento il modulo è il risultato di un progetto studentesco e, per questo, pur essendo accessibile fisicamente, non può ospitare utenti paganti. Qualora diventasse attivo a tutti gli effetti, un’app ne regolerebbe l’accesso tramite codici e consentirebbe il pagamento del servizio. Il soggiorno previsto è di una notte e il modulo offre riparo anche alla bicicletta dell’utente, che può quindi accedere in completa autonomia. I dispositivi di automazione del modulo sono stati realizzati medianti il recupero di componenti elettronici dismessi.

Altro elemento importante del progetto riguarda il rapporto con il patrimonio architettonico esistente. Il modulo è progettato per essere posizionato all’interno dei fabbricati dismessi delle aziende agricole presenti nell’area, come i grandi porticati delle cascine storiche e i portici dei caselli del Canale Cavour. In questo modo si evita la realizzazione di coperture che lo riparino dagli agenti atmosferici. Si tratta comunque di fabbricati per i quali il progetto intende offrire una nuova prospettiva di riuso e che oggi sono privi di funzione a causa delle trasformazioni delle tecnologie della produzione del riso.

Scopo del progetto è anche quello di definire una proposta concreta di riuso del patrimonio storico rurale, favorendo il coinvolgimento delle realtà agricole locali, e di sensibilizzare le persone verso la cultura di un turismo eco-sostenibile a basso impatto ambientale. In questo senso, il prototipo potrà essere il punto di partenza di un possibile sviluppo di strutture ricettive simili lungo altre ciclostrade, inserite in aree naturalistiche o in altri luoghi adibiti alla ricezione turistica.

Fonte immagini: www.teknoring.com

Dyson, dall’aspirapolvere all’auto elettrica di lusso

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Lo sapremo presto, visto che ai circa 500 dipendenti della Dyson sono arrivati via email i bozzetti del brevetto che è stato depositato e a cui si lavora già dal 2017. Niente di definitivo, nemmeno un nome. Dyson è un nome che rimanda all’affidabilità, ma progettare auto elettriche non è certo come progettare aspirapolvere e ventilatori…

Il sito Autocar ha mostrato i bozzetti dell’auto sulla base di 3 brevetti. Il veicolo potrebbe arrivare sul mercato nel 2021. Si tratterebbe di una sorta di lungo crossover, elegante e massiccio ma con ruote sottili e dal diametro ampio. Ogni bozzetto va comunque dimenticato subito dopo averlo visto. Tutto potrebbe cambiare.

Sono già 2 anni che si discute del piano di Dyson di investire quasi 3 miliardi di euro su questo progetto, i bozzetti mostrano null’altro che un ripensamento del design di un suv, utile a renderlo di lusso e adatto all’era dell’elettrico. Peso ridotto, telaio in alluminio, aerodinamica ad hoc per massimizzare le performance e comfort estremo all’interno grazie allo spazio ricavato nell’abitacolo.

Per quanto riguarda le batterie, pare che verranno utilizzate quelle allo stato solido: più capacità, quindi più autonomia per il veicolo. La produzione dell’auto sarà collocata fuori dalla Gran Bretagna – luogo di nascita dell’azienda – in uno stabilimento di Singapore, da un lato per evitare le insidie della Brexit (qualche tempo fa anche da Volkswagen avevano ribadito la questione dei costi di produzione, meno elevati in Cina), dall’altro perché il mercato cinese resta il principale per la Dyson e fucina dell’elettrico. Nel Wiltshire resterà comunque la sede principale.

Prezzo finale dell’auto elettrica Dyson: attorno ai 100 mila euro. È ovvio che Tesla sarà il competitor principale. Da parte sua, Dyson ha il vantaggio di aver acquisito la Sakti3, che le permette di avere già in mano la tecnologia per la produzione di batterie al momento non sfruttate dal comparto auto. Lo svantaggio è nella storia stessa dei prodotti Dyson: i motori ai quali lavora da sempre saranno adatti a muovere un nuovo prodotto così pesante?

Fonte: https://www.autocar.co.uk/car-news/new-cars/dyson-electric-car-new-patents-show-mould-breaking-design

Immagine di cover: Disegno di Armando Tondo

1968: Stanley Kubrick è finito

Ven, 07/12/2019 - 07:00

Da oggi Paride Leporace inizia la sua collaborazione con People For Planet. Ogni venerdì un articolo sul cinema. Welcome Paride!

Ho rosicato di non poter essere stato a Pisa martedì al Festival dei numeri primiFederico Buffa, uno dei migliori narratori italiani, a 50 anni dalla prima uscita nelle sale di 2001: Odissea nello Spazio ha presentato il suo ultimo lavoro teatrale: L’Odissea di Kubrick.
«Federico Buffa racconta l’odissea del regista nel dare corpo alla storia dell’umanità dalla sua alba e oltre l’infinito. Aprile 1968. “Stanley Kubrick è finito”, proclamano unanimemente produttori e critici dopo le prime proiezioni di 2001: Odissea nello Spazio a Washington. Nonostante il verdetto nell’establishment hollywoodiano, il viaggio di Bowman nello spazio diventerà in poco tempo un successo di pubblico e critica. Il film di Kubrick darà svolta epocale alla storia del cinema.

Il 12 dicembre 1968, mentre il mondo cambia, in Italia arriva un capolavoro assoluto del Cinema e della Fantascienza (anche se la critica ancora si accapiglia se è genere o summa di filosofia). Kubrick sul punto ha detto: “Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film”.

L’avventura del moderno Ulisse tracciata dall’alba dell’uomo al futuro prossimo datato 2001. Alla vigilia dell’arrivo dell’uomo sulla Luna, un genio assoluto del cinema, fa vedere il transito su Giove e la presenza ingombrante e maestosa del poco conosciuto computer (Hal 9000) e dell’intelligenza artificiale.
Il monolite nero diventerà un feticcio dell’avventura umana. Musiche di Strauss che restano impresse in un valzer di emozioni e di godimento e un uso innovativo degli effetti speciali realizzato in un anno e mezzo di lavoro che ben si sposa con il nascente clima culturale psichedelico dell’epoca. Il regista assunse allucinogeni per realizzare le scene visionarie e molti spettatori di diverse epoche nei loro personali “trip” mi hanno testimoniato di aver rivisto la scena del feto e altre immagini del film.
Resta un’opera contemporanea e non risente di tutto quello che oggi conosciamo.

Secondo Morandini “continua ad essere il film di Fantascienza più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro musicale”. I satelliti, le colonie orbitanti, la nave spaziale e la grande stazione spaziale rotante che appaiono all’inizio della seconda parte del film sono riproduzioni di progetti della Nasa mai realizzati. L’elaborazione dei vari modelli di astronavi è stata affidata a ingegneri aerospaziali e non ad artisti.

Esiste una versione originale restaurata in 70 mm superpanavision e proiettata a Cannes.
Il mio sogno è di farla vedere nei calanchi di Pisticci come proiezione speciale ed happening cinematografico al Lucania Film Festival. Spero di recuperarmi Buffa in televisione. Vi tengo informati.

Foto di Reimund Bertrams da Pixabay

Bullizza una pianta, l’esperimento: quella insultata appassisce

Gio, 07/11/2019 - 21:15

Bullizza una pianta” è lʼesperimento, dalla durata di 30 giorni, contro la violenza. Lo studio è stato ideato da Ikea a Dubai per risvegliare la coscienza dei ragazzini sulla violenza verbale e fisica ed è terminato il 4 maggio, giornata internazionale contro il bullismo.

Nel periodo di riferimento gli alunni dovevano insultare continuamente una pianta e fare i complimenti allʼaltra. I risultati sono stati evidenti, quella bullizzata si prensenta secca e morente. 

La differenza nella salubrità della pianta sta proprio nelle parole dette agli alberelli poichè tutte e due sono state annaffiate e concimate allo stesso modo. Su un alberello gli alunni dicevano parole di incoraggiamento e complimenti e facevano carezze sull’altro insulti e offese. 

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Decreto FER1, in dirittura d’arrivo ma con modifiche al mini idro

Gio, 07/11/2019 - 16:15

Dai requisiti per accedere agli incentivi per l’idroelettrico alle nuove modalità di premialità per l’autoconsumo fotovoltaico

Dopo l’ok di Bruxelles, il decreto FER1 torna nelle mani dei Ministeri competenti per le ultime limature e la pubblicazione. Un passaggio obbligato soprattutto se si considera che il ritardo accumulato in questi mesi aveva fatto decadere le prime date d’asta inserite nel provvedimento. Ancora nessuna tempistica certa sulla firma del testo finale: la bozza attuale, l’ultima versione ritoccata dal Ministero dell’Ambiente e consegnata nel mani di quello dello Sviluppo Economico,  riporta novità per venire incontro ad alcune delle osservazione della Commissione europea. Il grande nodo da sciogliere è ovviamente quello riguardante il mini idroelettrico.

La revisione del testo, in ambito dei requisiti specifici per accedere agli incentivi del decreto FER 1, introduce una doppia possibilità per i progetti di mini idroelettrico. La prima richiede la certificazione da parte dell’ente locale che ha rilasciato la concessione, delle  “quattro i” del decreto 23 giugno 2016 (articolo 4, comma 3) ossia che l’impianto:

1) sia realizzato su canali artificiali o condotte esistenti, senza incremento né di portata derivata dal corpo idrico naturale, né del periodo in cui ha luogo il prelievo;

2) utilizzi acque di restituzioni o di scarico di utenze esistenti senza modificare il punto di restituzione o di scarico;

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5 consigli per evitare ai nostri figli la dipendenza da smartphone

Gio, 07/11/2019 - 15:00

Gli smartphone ormai fanno parte della vita nostra e di quella dei nostri ragazzi. È anacronistico pensare di poter impedire ai figli adolescenti l’utilizzo di questa tecnologia che anche per noi è diventata quasi indispensabile.

E malgrado non sia oro quel che luccica – per continuare con i proverbi – è anche vero che di oro ce n’è molto: essere sempre connessi aiuta nell’apprendimento, ci dà un molte di informazioni utili nella vita quotidiana, ci permette di comunicare velocemente e di risolvere in poco tempo contrattempi che senza la tecnologia moderna avrebbero richiesto ore se non giorni.

È anche vero, come dicono i detrattori, che l’iper-connettività comporta alcuni rischi per la salute: dolori al collo, occhi irritati, disattenzione allo studio, ecc.

In alcuni casi la dipendenza da smartphone è considerata una vera e propria patologia: in Corea per esempio colpisce l’8.4% degli adolescenti. In Italia, secondo dati Istat, l’85% dei giovani tra gli 11 e i 17 anni possiede un telefonino, l’87,5% delle ragazze lo usa tutti i giorni, il 60% lo controlla per prima cosa appena sveglio e come ultima poco prima di addormentarsi. Il 63% tra i 14 e i 19 anni lo usa a scuola durante le lezioni e il 50% trascorre dalle 3 alle 6 ore al giorno con lo smartphone in mano.

Che fare allora per preservare i ragazzi dai disturbi collegati all’uso smodato di questa tecnologia?

Spiega Alberto Villani, Presidente della Società Italiana di Pediatria in un’intervista a Repubblica: “Servono dialogo e regole chiare. Raccomandiamo ai genitori di mantenere sempre una comunicazione efficace con i propri figli, perché una buona relazione contribuisce a favorire un corretto uso delle tecnologie digitali. Ma è indispensabile anche stabilire regole e limiti chiari nell’utilizzo dei media device

Per cominciare potremmo eliminare l’uso dei telefonini

  1. A tavola; il pasto è un momento per stare insieme in famiglia.
  2. Durante i compiti, a meno che non serva per qualche ricerca relativa allo studio
  3. A scuola
  4. Prima di andare a dormire; una statistica afferma che l’uso dello smartphone a letto porta alla perdita di circa sei ore e mezza di sonno a settimana
  5. Attenzione poi ai sintomi da dipendenza come mal di schiena, di testa, modifiche del ritmo del sonno, irritabilità.

In conclusione: serve un po’ di attenzione da parte degli adulti per un corretto uso di uno strumento che non va certo demonizzato.

E magari serve anche un po’ di buon esempio: possiamo anche evitare di andare a sbattere contro un palo mentre passeggiando leggiamo o inviamo un messaggio.

Fonti:

https://www.biomedia.net/eventi/evento-home/2582

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/29/news/smartphone_i_consigli_dei_pediatri_per_evitare_che_diventi_una_dipendenza-227461963/?ref=RHPPBT-VU-I0-C4-P27-S1.4-T1

https://www.quotidiano.net/blog/malpelo/adolescenti-giochi-app-e-smartphone-abitudine-che-diventa-dipendenza-33.3435

Foto di Sagar Biswas da Pixabay

Dal codice genetico dei centenari la possibilità di una nuova terapia contro le malattie cardiovascolari

Gio, 07/11/2019 - 13:06

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto. Si apre la strada ad un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.
Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4. In passato lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato una variante di questo gene, la cosiddetta LAV (“longevity associated variant”), che prevale nelle persone dalla vita particolarmente lunga, oltre i cento anni. Ora i ricercatori hanno inserito, attraverso un vettore virale, il gene LAV-BPIFB4 nel DNA di animali da laboratorio particolarmente suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, a patologie cardiovascolari.
“I risultati – dice Annibale Puca, coordinatore di un’équipe di ricerca presso l’Università di Salerno e presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica – sono stati estremamente incoraggianti. Abbiamo osservato un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio”.
In altri termini, l’inserimento del “gene dei centenari” nei modelli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo è stato ottenuto anche in laboratorio, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma somministrando la proteina codificata dal gene LAV-BPIFB4 a vasi sanguigni umani.
A questi dati sperimentali i ricercatori hanno quindi aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è visto prima di tutto che ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Inoltre proprio i portatori della variante genetica LAV avevano livelli di proteina maggiori.

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Foto di Nay Lin Aung da Pixabay 

Il genocidio di Srebrenica

Gio, 07/11/2019 - 12:15

Ventidue anni fa, nel cuore dell’Europa, si compiva il massacro più brutale e sanguinoso dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel luglio del 1995, a Srebrenica, cittadina nell’attuale Bosnia ed Erzegovina, oltre 8.300 uomini e ragazzi bosniaci – in gran parte musulmani – furono sterminati dall’esercito serbo-bosniaco.

Per non lasciare traccia della carneficina, i corpi delle vittime furono smembrati e i resti furono sotterrati in diversi punti, lontano da Srebrenica. Le ossa di una delle vittime, Kadrija Music, ragazzo di 23 anni ucciso a Srebrenica, sono state trovate in cinque luoghi diversi, in un raggio di 32 chilometri.

Dal 1995 a oggi sono state ritrovate 233 fosse comuni, in cui erano stati nascosti i corpi delle vittime di Srebrenica. Oggi oltre 6mila vittime sono seppellite nel memoriale di Potocari. Di alcune sono state ritrovate solo alcune ossa, ma per i familiari è importante avere un luogo in cui recarsi a piangere e ricordare i propri cari.

Secondo l’Istituto bosniaco delle persone scomparse, mancherebbero ancora all’appello i corpi di 1.200 vittime.

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È morto Vincent Lambert: vittoria o sconfitta?

Gio, 07/11/2019 - 12:01

Il 42enne tetraplegico era da oltre dieci anni in stato vegetativo. L’ultima sentenza della Corte di Cassazione aveva autorizzato il medico a staccare la sonda che lo alimentava, nel rispetto della legge del 2016 che vieta l’“ostinazione irragionevole” sui malati senza alcuna speranza di miglioramento

 Vincent Lambert, il 42enne tetraplegico in stato vegetativo dal 2008, è morto. Lo ha annunciato la famiglia a France Press, come riporta Le Figaro. Dopo l’ultima decisione del tribunale, i medici gli avevano sospeso cure e alimentazione da mercoledì della scorsa settimana.

Il caso è diventato simbolico del dibattito sul fine vita perché ha scosso la Francia per anni. La famiglia infatti si è divisa – anche con lunghe cause in tribunale – tra chi (i genitori) volevano tenere Lambert in vita e chi (la moglie ma anche sei tra fratelli e sorelle) hanno lottato per far rispettare la sua volontà di morire con dignità e quindi interrompere quello che hanno ritenuto un accanimento terapeutico. L’agonia durava da 11 anni, da quando Lambert fu coinvolto in un incidente stradale del 2008: da allora il 42enne si trovava in un letto attrezzato dell’ospedale di Reims, nel Nord della Francia.

Il caso e la battaglia legale che ne è seguita, era stato al centro di 34 decisioni di giustizia: l’ultima a fine giugno, quando i giudici della Corte di Cassazione avevano autorizzato il medico a staccare la sonda che alimentava e idratava il paziente, nel rispetto della legge del 2016 che vieta l’“ostinazione irragionevole” sui malati senza alcuna speranza di miglioramento. Dal 2 luglio scorso, quindi, i medici avevano staccato l’alimentazione. I genitori, Pierre e Viviane Lambert, vicini ai cattolici integralisti della Fratellanza Sacerdotale San Pio X, avevano paventato una denuncia per omicidio. (Fonte: Francia, è morto Vincent Lambert: era simbolo della battaglia sul fine vita – TPI)

Dalla stampa nazionale:

VINCENT LAMBERT, 10 RISPOSTE “A CHI GIUSTIFICA LA SUA EUTANASIA”. (…)Risposte alle dieci affermazioni più comuni che giustificano l’eutanasia di Vincent Lambert

La determinazione dei genitori di Vincent Lambert nei confronti della vita del figlio, nonostante le sue condizioni di grave disabilità, suscita ammirazione ma anche molti fraintendimenti e disprezzo. In un momento in cui Vincent sta letteralmente morendo di fame e sete, queste domande e obiezioni, che sono generali o specifiche per il caso di Vincent Lambert, meritano risposte.

1. “Sua madre dovrebbe portare il figlio a casa e prendersi cura di lui”: In realtà, i suoi genitori desiderano farlo e diverse autorità mediche hanno riconosciuto che Vincent potrebbe essere perfettamente curato nella casa dei suoi genitori. Essi hanno fatto diverse richieste ai tribunali francesi ma ciò è stato espressamente e sistematicamente rifiutato. Questo è il primo problema fondamentale di questo caso: Vincent Lambert non si trova in un centro di assistenza adeguata alla sua situazione. Egli non dovrebbe trovarsi in un reparto di cure palliative, ma in una casa o una clinica che sia adatta e specializzata per la sua disabilità. Alcuni ospedali e cliniche private specializzate in questo tipo di disabilità si sono offerte di accogliere Vincent Lambert nelle loro strutture, ma anche questo è stato sistematicamente rifiutato. In un intervento pubblico del 18 aprile 2018, settanta “medici e professionisti specializzati nella cura di persone con paralisi cerebrale in uno stato vegetativo o pauci-relazionale” hanno ribadito come è “ovvio che Vincent Lambert non è in fin di vita”. La durata media della permanenza in una unità di cure palliative in Francia è di 16 giorni. Vincent vive in un reparto di cure palliative da oltre 10 anni. Già questo dimostra molto bene come non sia in fin di vita.

2. “Nessuno vorrebbe vivere così, non è una vita”: Si, nessuno vorrebbe vivere in una situazione del genere. È tuttavia un sofisma concludere che si dovrebbe quindi eutanasizzare una persona che vive in una tale situazione. In effetti, non è perché si soffre di una o più malattie che si vorrebbe necessariamente morire. Nessuno vuole perdere un braccio in un incidente sul lavoro e diventare disoccupato. Tuttavia, se accade una cosa del genere, una persona non perde necessariamente la volontà di vivere. La risposta di una società empatica non dovrebbe essere quella di tenere una persona nella sua sofferenza invitandolo a porre fine alla sua vita in modo da non soffrire più, ma di curarla e aiutarla a capire che la vita vale la pena di essere vissuta. Inoltre, giudicare il valore della vita di una persona è pericoloso. Quali criteri consentono di affermare che una vita vale la pena di essere vissuta? Sono universali e accettati da tutti?

3. “Ha detto che non voleva essere tenuto in tale stato, rispettate la sua volontà”: Questo è un punto molto dibattuto. In effetti, Vincent non ha scritto disposizioni anticipate, sebbene fosse un infermiere e quindi ben informato di tale possibilità. Sua moglie sostiene di riferire ciò che lui le avrebbe detto e un fratello afferma di riferire i suoi “ultimi desideri”. Tutti gli altri fratelli, sorelle e suo nipote dichiararono che Vincent non aveva mai detto loro nulla al riguardo. Tutti, in ogni caso, hanno dedotto dalla sua personalità questo presunto desiderio di non essere tenuto in vita. Questa deduzione è affidabile?

La realtà è che molti di noi hanno già detto ai propri cari che non vorremmo vivere in uno stato di disabilità o di declino. Ciò non significa, tuttavia, che in quel caso vorremmo essere sottoposti ad eutanasia. Anche quando si esprime chiaramente questo desiderio mentre si è in buona salute, l’esperienza unanime dei caregivers (coloro che prestano le cure) è che, una volta che l’incidente si è verificato, la volontà cambia perché la volontà di vivere è spesso la più forte. Vincent Lambert ha avuto il suo incidente d’auto nel 2008. Ma è stato solo nel 2013, dopo una lunga conversazione con il Dr. Kariger, favorevole a “un percorso di fine vita”, che Rachel Lambert (la moglie di Vincent) ha affermato che tale era la volontà espressa dal marito. Fino ad allora non aveva mai fatto commenti pubblici a riguardo. Continua a leggere  (Fonte: DIFESAPOPOLO.IT)

EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: COSA PREVEDE IL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO. […]Come testimoniano vari casi avvenuti nel nostro Paese, l’eutanasia non è considerata una pratica legale dalla legge italiana.L’ordinamento giuridico, infatti, l’assimila all’omicidio volontario (perseguibile dall’art.575 del codice penale). Se c’è invece il consenso del soggetto affetto da malattia, si rientra nella fattispecie prevista dall’art.549, che disciplina l’omicidio del consenziente. Non è previsto nemmeno il suicidio assistito. La conseguenza per questi atti, sono diversi anni di carcere.

Solo nel caso in cui una persona sia tenuta in vita artificialmente da macchinari (e riversi in stato vegetativo), è prevista la possibilità che il giudice decida d’interrompere il presidio sanitario. Nel caso in cui l’individuo, in vita, non avrebbe mai acconsentito alla sospensione, non è possibile procedere. La conditio sine qua non, infatti, è sempre e comunque la volontà dell’interessato. Questo caso, ovviamente, non rientra nella definizione di eutanasia.

Il testamento biologico: Per meglio regolare quest’ultimo aspetto, il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva la legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Molti la conoscono come “testamento biologico”, e sancisce il diritto della persona a stabilire anticipatamente le sue volontà nel caso in cui si trovi nella posizione di non poterlo fare. Continua a leggere[QUIFINANZA.IT]

Fonte immagine www.freemalaysiatoday.com

Il senso del tatto guida i movimenti: lo studio dell’Ateneo pisano

Gio, 07/11/2019 - 10:06

Quando si afferra uno strumento, il senso del tatto, oltre a delineare le caratteristiche dell’oggetto, sarebbe in grado di dare indicazioni riguardo la posizione e il movimento degli arti mentre impegnati nell’esplorazione 

Un recente studio, condotto da un team di neuroscienziati e ingegneri dell’Università di Roma Tor Vergata, della Fondazione Santa Lucia, dell’Università di Pisa, e dell’Iit, ha permesso di realizzare una scoperta unica nel suo genere che amplia le conoscenze dei meccanismi che regolano il movimento del corpo umano. Anche il senso del tatto gioca un ruolo importante nel controllo dei gesti compiuti dagli uomini, quali i movimenti di braccia e mani. Finora gli esperti ritenevano che i recettori presenti nella pelle fossero in grado solo di dare informazioni fondamentali riguardo le caratteristiche di un oggetto, quali la rigidità o la presenza di elementi discontinui.

Lo studio nel dettaglio

I segnali di propriocezione, ovvero quelle informazioni che riguardano il senso della posizione e della velocità del corpo, sono stati finora associati erroneamente solo ai recettori meccanici presenti nel sistema muscolo-scheletrico.
“Lo studio ci ha permesso di dimostrare che questa separazione non è poi così netta, e abbiamo fatto un passo importante per capire come funziona la nostra percezione del mondo”, spiega Alessandro Moscatelli, esperto dell’Università di Roma Tor Vergata e della Fondazione Santa Lucia.
Nel momento in cui si afferra uno strumento, il senso del tatto, oltre a delineare le caratteristiche dell’oggetto, sarebbe in grado di dare indicazioni precise riguardo la posizione e il movimento degli arti, mentre impegnati nell’esplorazione.

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Foto di skalekar1992 da Pixabay

La finta carne di pollo dal pisello: cos’è la soluzione perfetta per i flexitariani e chi sono

Gio, 07/11/2019 - 08:00

Gli scienziati hanno creato un nuovo alimento perfetto per vegetariani e vegani, ma soprattutto per flexitariani, cioè tutto coloro che stanno riducendo il consumo di carne e derivati senza eliminarli: è il finto pollo vegano nato dal pisello. Vediamo insieme cos’è il ‘planted.chicken’ e perché è perfetto per l’ambiente.

Una finta carne che sembra e sa di pollo ma che in realtà è un derivato di una pianta di piselli è la nuova creazione vegana ed ecosostenibile a cui stanno lavorando gli esperti che puntano ad una clientela non necessariamente vegetariana o vegana, ma anche solo flexitariana. Vediamo insieme cos’è questa finta carne di pollo e chi sono i flexitariani.

Carne di pollo finta e vegana. Lukas Böni, scienziato esperto in alimentazione, racconta di aver realizzato, insieme ai colleghi Pascal Bieri e Eric Stirnemann, un’alternativa vegana e sostenibile alla carne di pollo a cui ha iniziato a lavorare un anno e mezzo fa e che si chiama ‘planted.chicken’. Questa finta carne assomiglia visivamente e a livello di sapore a quella dei polli, con la differenza che inquina molto meno. Quindi non ha solo un valore ideologico, ma anche ecologico. Perché?

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Uccellini: le mangiatoie aumentano la popolazione urbana di specie un tempo rare

Gio, 07/11/2019 - 07:00

È un’abitudine sempre più diffusa quella di nutrire con una mangiatoia i piccoli uccelli nel balcone o cortile di casa. A causa dei cambiamenti climatici, della scomparsa degli habitat e anche del gran numero di gatti domestici lasciati incautamente liberi su balconi e giardini (potrebbe bastare un campanello al collo per rimediare), molte specie di uccelli sono a rischio. Consapevoli di questo, in Gran Bretagna – ma non solo – si abbellisce l’uscio con una mangiatoia (ce ne sono anche di molto divertenti, come dimostra la fotogallery).  

Adesso una ricerca evidenzia che questa abitudine sta aumentando la biodiversità tra i volatili nelle regioni urbanizzate.

Nei ’70 la metà degli uccelli abituati a nutrirsi grazie a queste mangiatoie appartenevano solo a due specie, storni e passeridi, dice lo studio, condotto dal British Trust for Ornithology e pubblicato su Nature Communications. Ebbene nel 2010 le specie sono triplicate, con l’arrivo tra gli altri dei cardellini (noti per il bel canto), palombe (o colombe) e codibùgnoli.

Lo studio ha evidenziato che circa la metà dei residenti britannici nutre gli uccelli selvatici, e questo aumenta la possibilità di sopravvivenza per ben 133 specie diverse, ovvero la metà delle specie registrate nel Regno Unito, ridisegnando il panorama della popolazione alata urbana.

La presenza dei cardellini tra gli uccelli che si nutrivano dalle mangiatoie ad esempio era all’8% nel 1972 ed è ora aumentata dell’87%. Le colombe nel 2012 erano l’88% in più che quarant’anni prima, mentre i codibùgnoli sono a più 77%

Infine, sono stati avvistati per la prima volta picchi, gazze, fagiani e picchi muratori; ma anche specie in transito migratorio come la capinera.

In cover: disegno di Armando Tondo

Belgio, pedalare a 10 metri da terra: la pista ciclabile tra le cime degli alberi

Mer, 07/10/2019 - 21:15

In Belgio si può pedalare nel bosco, tra le cime degli alberi, grazie a una spettacolare pista ciclabile sopraelevata. Il percorso è lungo 700 metri e sale fino a un’altezza di dieci metri, in armonia con la natura circostante.

Fa parte di un più grande complesso di piste realizzate per promuovere il cicloturimo a nord della provincia di Limburgo, nelle Fiandre, tra cui un suggestivo percorso sull’acqua, che permette di pedalare attraversando un lago.

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