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Aggiornato: 11 min 41 sec fa

Paolo Polidori sbaglia cassonetto, se questo è un uomo (multato)

Mer, 01/09/2019 - 01:46

Paolo Polidori sbaglia cassonetto ma è pronto a rifarlo. «Un barbone volontario, guadagna 1800 euro al mese, 60 al giorno. Ogni giorno, me lo dicono i commercianti, andava a cambiare da loro i soldi raccolti» dice ospite da Giuseppe Cruciani e David Parenzo durante la trasmissione radiofonica La zanzara, riferendosi al clochard a cui ha sottratto coperte e pochi averi per buttarli nell’indifferenziata con tanto di prove video.

E sì che “Paolo Polidori” foneticamente suona bene, fa pensare al pandoro, alla polis greca, a cose buone. «Da normale cittadino, che ha a cuore il decoro della città», il vicesindaco di Trieste la sera del 6 gennaio era passato da Via Carducci e aveva buttato nel cassonetto dell’indifferenziata coperte, giacche, un piumino, e altro. Praticamente l’insieme delle cose che fanno la casa di un clochard durante la stagione dell’inverno. Piaccia o no la forzatura, quella che Paolo Polidori ha gettato nel cassonetto è la casa di una persona, che poi si è rivelato essere Mesej Mihaj, un mite uomo di 57 anni arrivato in Italia dalla Romania il 12 ottobre 2018, nel tentativo fallito di raggiungere la sua famiglia in Francia. Gli hanno rubato i documenti, o forse li ha persi riferisce, senza documenti né residenza doveva andarsene via. Da lì il suo vagabondare.

Il resto è cosa nota: la foto pubblicata su Facebook, i cittadini di Trieste che chiedono scusa al clochard a nome della città e fanno a gara di solidarietà, i politici, anche di centro destra, come Forza Italia, che si dissociano dal gesto, chiedono le dimissioni di Polidori, e poi la storia della multa, capolavoro di inettitudine. La polizia municipale di Trieste, della quale il vicesindaco  responsabile, avendo nelle proprie mani la delega alla Sicurezza, è pronta a sanzionarlo per avere gettato gli averi di Mesej Mihaj nell’indifferenziata. Il buon Polidori ha così a cuore il decoro della propria città da non sapere infatti che i materiali tessili integri vanno buttati negli appositi cassonetti gialli o destinati ai centri di raccolta, e ignora che la plastica ha i suoi contenitori dedicati. Prova dell’ignoranza, video e foto da lui stesso postati sui social, e poi fatti spariti, del cassonetto dove ha gettato, ripetiamolo ancora una volta, la casa di un altro uomo. Se questo è un uomo.

Il vicesindaco di Trieste è social-addicted vero, fa spesso parlare di sé. Suo il tentativo di censurare il manifesto realizzato da Marina Abramović in occasione del 50° anniversario di Barcolana, definendolo un’opera «orribile, nonché strumentalmente politica». Sue uscite come questa, pubblicata il 16 gennaio 2018, dove in un tripudio di esclamativi in Caps Lock faceva sapere via Facebook:

Ho proprio le palle piene di decenni di devastante deculturalizzazione “politically correct”!!!! È giunta l’ora che in quelli prossimi si ritrovino gli equilibri! A tutti i livelli!!
Il sonno della ragione genera mostri… di sinistra!
Quindi… SVEGLIAMOCI!!!!
Orgoglioso di essere di razza bianca!!!
SCRIVETELO ANCHE VOI!!!

Il post è pubblico, chiunque può commentarlo. Come pubblico è il post di Massimo Asquini, l’assessore comunale alla Sicurezza di Monfalcone, città poco distante da Trieste, anch’essa a guida leghista. Mentre Paolo Polidori gettava nell’indifferenziata la casa di un altro uomo, nelle stesse ore, Massimo Asquini elargiva al mondo la seguente filastrocca:

Il migrante vien di notte
con le scarpe tutte rotte
vien dall’Africa il barcone
per rubarvi la pensione
nell’hotel la vita è bella
nel frattempo ti accoltella
poi verrà forse arrestato
e l’indomani rilasciato.

Un poeta.

Rancorosi, urticanti come spray al peperoncino, talvolta poveri che odiano altri poveri, i fans di Polidori e Asquini sono tantissimi e sono specchio di un’Italia reale, che è inutile quanto dannoso minimizzare. Malgrado Polidori&Co, c’è poi una fetta di Paese altrettanto presente, attiva, cui si dà poco spazio mediatico, fatta eccezione per alcune notizie sensazionalistiche e pietose, che anziché diffondere esempi di un sano vivere civile, collaborativo, al di là delle ideologie di destra e di sinistra, hanno l’unico merito di alimentare l’insofferenza nei confronti di chi, colto in atteggiamenti altruisti, viene automaticamente bollato come buonista.

Di cittadini né buoni né buonisti è però piena l’Italia. È grazie ad associazioni come Avvocati di strada Onlus che si riesce a fare dormire in un letto anche i senzatetto più recidivi nelle notti più fredde. È grazie a preti come Luca Favarin che il Vangelo, per alcuni credenti, ha ancora la meglio sulla politica. Paradossalmente, è grazie a Paolo Polidori che questa fetta di Paese, discreta, ma tangibile e disobbediente all’occorrenza, di fronte al gesto di un uomo che getta (ripetiamolo per l’ultima volta) la casa di un suo simile, si chiede se questo è un uomo. Polidori non ci crederà, ma è anche grazie a lui che può nascere la prurigine di fare meglio, di guadagnarsi un titolo di “uomo”, o giù di lì,  che non si riduca alla pura biologia.

Black Box: la piramide della dieta volumetrica

Mer, 01/09/2019 - 01:18

Torniamo a parlare con la Dottoressa Lucia Bacciottini, biologa e nutrizionista, per approfondire il concetto di alimentazione sana. Linee guida per un pasto tipo.

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Video di Martina De Polo e Alex Scorza

Carne sintetica, gusti aspri e birre al latte: i 10 Trend del cibo per il 2019

Mar, 01/08/2019 - 14:17

Ogni nuovo anno è segnato da riti. Tradizioni che si perpetuano, anno dopo anno, capaci di restare fedeli a loro stesse pur cambiando ad ogni giro di calendario. I pranzi di inizio anno, i dolciumi il giorno dell’Epifania, o ancora le file durante i primi giorni di saldi, le pagine degli oroscopi sfogliate anche se ci si professa – in questo caso – “non credenti”. Fra tutte, nel mondo dei foodies, spicca la curiosità per i Food Trend dell’anno entrante. Quelle piccole manie o grandi tendenze che segneranno i seguenti 12 mesi, dalla cucina etnica che andrà più di moda ai cibi più strani, passando per le nuove applicazioni della tecnologia.

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Una strada nel Bosco: il Viale degli Ecologisti

Mar, 01/08/2019 - 09:23

Ultimamente mi capita sempre più spesso di nominare Alex Langer e di sentire interlocutori di buona cultura domandarmi chi è. Appena gli racconto un po’ la sua vita si illuminano e mi sono grati. Fortunatamente conoscono invece Jacopo Fo e, un po’ meno, Alcatraz.

Alcatraz e Jacopo Fo hanno rappresentato e rappresentano uno dei luoghi dove si è formata e si forma la coscienza ecologista italiana e internazionale.

Se solo facessimo l’elenco di chi ci ha lasciato un segno o un pensiero ci accorgeremmo che potrebbe essere inserito nel Guinness dei Primati come il luogo dove sono passati il maggior numero di ecologisti nel mondo.

Uno dei pochissimi che hanno tentato una sistematizzazione del pensiero e dei libri fondamentali è stato Gianni Girotto che non a caso è da sempre una delle presenze fondamentali di Ecofuturo Festival, che proprio ad Alcatraz ha avuto le sue prime edizioni.

Vorrei realizzare ad Alcatraz il Viale degli Ecologisti, ovviamente nel bosco, con installazioni sia visive che librarie o multimediali in maniera tale che passeggiando nella natura uno possa rendersi conto di chi ha aperto la strada lasciando traccia di sé e imparando a conoscere chi nel futuro sarà ricordato nel Pantheon di chi provò a salvare la terra e ci insegnò a vivere di nuovo in sintonia con il creato.

Non un viale di morti e basta ma anche di vivi, non un inseguirsi di sole facce ma di pensieri e idee, ogni anno allungare il percorso e inserire nuove presenze in base alle proposte da raccogliere ad Ecofuturo, su People For Planet e su Ecquologia.

La strada non può non essere quella che va dalla sede storica al sogno dell’Ecovillaggio per fare in modo che non si perdano traccia e insegnamenti di tante e tanti il cui ricordo si va già dileguando.

Quindi, se questa idea vi piace (parlo alla rete di Alcatraz e a Jacopo), vorrei lanciare come Ecofuturo una raccolta fondi in cui ognuno può legare al nome proposto o alla storia, concetto o vicenda la propria donazione che se vuole sarà segnalata nell’installazione.

Saranno installazioni multimediali nel bosco, ovviamente basate su energie rinnovabili e su storage, visibili anche di notte per combinare stelle e terra, come ci saranno a disposizione le casette per lo scambio dei libri da leggere e da far circolare.
Per la bellezza di tutto questo chi meglio di Jacopo?

Pensate che tutti potremo finalmente avere un quadro sempre più completo di chi ha dato vita, pensieri, parole, opere ed emozioni per la nascita di un’idea e che non facendo parte della storiografia fatta sino ad oggi dal potere fossile rischia di perdersi nell’oblio.

Intanto io comincio a mettere un po di nomi. Che ne dite, cari lettori di People For Planet ed Ecquologia, di incominciare a darci ottimi consigli?

Laura Conti, Enzo Tiezzi, Alex Langer, Gino Girolomoni, Jacopo Fo, Michele Dotti, Giorgio Nebbia, Beppe Grillo, Gunter Pauli, Dario Tamburrano, Ermete Realacci, Gianni Girotto, Leonardo Libero, Gb Zorzoli, Gianni Silvestrini, Sergio Ferraris, Antonio Cianciullo, Giannozzo Pucci, Gianfranco Sciarra, Danny Con Bendit, Carlo Petrini, Luca Mercalli, Lucia Cuffaro, Grazia Francescato, Licia Colò, Valerio Rossi Albertini e ovviamente Greta, la ragazzina che da sola ha fatto più di un summit climatico.

Spero l’idea piaccia, aspetto feedback per partire insieme verso questa avventura.

Le buone notizie dell’ambiente nel 2018 secondo il WWF

Mar, 01/08/2019 - 09:18

Ottime notizie per le tigri
Da cinquant’anni il Wwf lavora a la difesa delle tigri con programmi di conservazione, che includono sia misure di emergenza sia programmi a lungo termine, per assicurare loro un futuro. Nel 2010 ha  lanciato il programma “Tiger Alive: Tx2”, con l’obiettivo di raddoppiare il numero di tigri libere presenti in natura entro il 2022. Quest’anno finalmente, sono arrivate buone notizie: in Nepal le tigri sono ora 235, con un tasso di crescita della popolazione del 20%.

Un parco in Amazzonia
Lo spettacolare Parco Nazionale Serranía de Chiribiquete, nell’ Amazzonia colombiana, con i suoi 4,3 milioni di ettari, è diventato nel 2018 la più grande area protetta della foresta pluviale tropicale, tutelato anche dall’Unesco.

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Liste d’attesa troppo lunghe: 2 milioni di italiani rinunciano a curarsi

Mar, 01/08/2019 - 01:59

Due milioni di italiani nel corso del 2017 hanno rinunciato a sottoporsi a visite o accertamenti specialistici a causa della lunghezza delle liste di attesa. Il dato arriva dal documento “Attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge recante bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021”, redatto dall’Istat e presentato dal Presidente dell’Istituto Maurizio Franzini alle commissioni congiunte Bilancio di Camera e Senato il 12 novembre scorso.

I più anziani rinunciano maggiormente

A rinunciare più spesso le persone tra i 45 e 64 anni e gli ultrasessantacinquenni. Parlando in percentuali, rispettivamente il 5% e il 4,4% delle persone comprese in queste due fasce d’età lo scorso anno, davanti a tempi di attesa eccessivamente lunghi, ha desistito dal farsi visitare o dal sottoporsi a un accertamento specialistico. Distinguendo le prestazioni sanitarie, la rinuncia a causa di liste di attesa troppo lunghe è più frequente per le visite specialistiche (2,7%) rispetto agli accertamenti specialistici (1,6%).

Accesso alle cure e povertà non vanno d’accordo

Se la rinuncia a visite o accertamenti specialistici a causa delle liste di attesa riguarda nel complesso circa 2 milioni di individui (ovvero il 3,3% dell’intera popolazione), oltre 4 milioni di persone nel nostro Paese  rinuncia invece a curarsi per motivi economici (6,8%). “Rilevante – ha affermato il presidente dell’Istat – è l’intreccio tra rinuncia e condizioni economiche”. “Tra quanti dichiarano che le risorse economiche della famiglia sono scarse o insufficienti – si legge nel documento dell’Istat – l’incidenza della rinuncia alle prestazioni specialistiche è complessivamente pari al 5,2%, a fronte dell’1,9% tra le famiglie che dichiarano di avere risorse ottime o adeguate”.

Il nuovo piano nazionale di Governo

Nel tentativo di mettere un argine alla problematica dei tempi troppo lunghi, il ministro della Salute Giulia Grillo ha trasmesso alle Regioni il nuovo Piano Nazionale di Governo per il contenimento delle Liste d’Attesa (PNGLA) che fissa i tempi massimi per le prestazioni sanitarie. ” Il piano mancava da quasi 10 anni e conteneva generiche azioni di governo”  ha affermato il ministro della Salute . “Ora mettiamo regole certe e stanziamo fondi per dire basta alle attese infinite per una visita medica o un esame diagnostico. Pur lasciando l’autonomia alle Regioni, il ministero della Salute garantirà il monitoraggio dei percorsi diagnostico-terapeutici, ma anche delle prestazioni ambulatoriali in regime libero-professionale. Sembrano concetti tecnici, ma riguardano la vita di tutti noi cittadini”. Per controllare la piena attuazione del Piano nazionale verrà istituto presso il ministero della Salute l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa, composto da rappresentanti del ministero della Salute, dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute.

Cosa cambierà

Il nuovo Piano di contenimento delle liste d’attesa sarà valido fino al 2020 e conferma il diritto dei cittadini di ricorrere all’intramoenia (la possibilità di essere visitati “privatamente” da un medico in strutture pubbliche) a carico dell’azienda come strumento “eccezionale e temporaneo” per abbattere le liste d’attesa quando la prestazione medica non può essere erogata entro i tempi stabiliti. Il paziente dovrà pagare soltanto il ticket come se si trattasse di una normale visita in regime pubblico (diritto del paziente già previsto dall’articolo 3 del dlgs 124/1998, ma finora ignorato dalle asl). Previste quattro classi di priorità per visite e analisi (urgente entro 72 ore; breve entro 10 giorni; differibile entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per le analisi; programmata entro 120 giorni) e quattro classi anche per i ricoveri (dai casi gravi entro 30 giorni, ai casi non gravi entro 12 mesi).

 

2019: come la tecnologia cambierà (ancora di più) le nostre vite

Mar, 01/08/2019 - 01:46
Reti e servizi 5G

Il 5G arriverà ufficialmente nel 2020 ma già nel 2019 cominceremo a vedere l’icona su alcuni smartphone, i principali “indiziati” sono Huawei e Oppo.
I dispositivi 5G potranno raggiungere velocità in download fino a 50 Gigabit. Vuol dire per esempio che basteranno pochi secondi per scaricare un film in 4K.
Le reti 5G influiranno in modo determinante sullo sviluppo di Internet of Things, Realtà aumentata, Smart City…

Internet of Things

Internet of Things è una rete di oggetti fisici – veicoli, macchine, elettrodomestici, droni – che utilizzano sensori e API (Application Programming Interface) per connettere e scambiare dati su Internet e consentire agli oggetti di “autoregolarsi” automaticamente: dalla guida senza pilota all’accensione o spegnimento di elettrodomestici… Gli oggetti IoT avranno una crescente diffusione nel 2019.
I dispositivi connessi generano una grande quantità di dati che possono essere analizzati e sfruttati in tempo reale da imprese e enti per conoscere anche abitudini e comportamenti delle persone (analisi predittive, Big Data).

Chatbot

Un chatbot è un software che dialoga con la persona. Un assistente virtuale capace di rispondere su una serie di argomenti o di chiacchierare con te.
Si prevede che circa il 40% delle grandi imprese internazionali adotterà entro la fine del 2019 sistemi avanzati di chatbot per l’assistenza ai clienti. Obiettivo principale: riduzione dei costi del personale.

Realtà aumentata

La realtà aumentata è l’integrazione e il potenziamento dei nostri sensi con dispositivi ad alta tecnologia. Quello che c’è attorno a noi viene modificato, “aumentato” nella nostra percezione visiva con l’aggiunta di animazioni e contenuti digitali. L’accessorio più spesso citato quando si parla di realtà aumentata sono gli occhiali “intelligenti”, gli smart glasses (ma attenzione nel prossimo futuro anche alle lenti a contatto “intelligenti”) con cui è possibile leggere le email, vedere le indicazioni per raggiungere una destinazione, scattare foto, girare video o navigare su Internet. Gli smart glasses si possono comandare anche solo con la voce. Si prevede che la prossima generazione di visori sarà in grado di rilevare anche le forme e tracciare la posizione delle persone.

Smart City

Una città intelligente è una città che utilizza le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per aumentare l’efficienza operativa, condividere le informazioni con il pubblico e migliorare la qualità dei servizi.
Nel 2019, grazie anche allo sviluppo delle diverse tecnologie digitali (dall’IoT ai Big Data…) le applicazioni diventeranno sempre più numerose e diffuse, come ad esempio parchimetri intelligenti che utilizzano un’app per aiutare i conducenti a trovare spazi di parcheggio; lampioni che si attenuano, utilizzando sensori intelligenti, quando non ci sono auto o pedoni sulle strade…
Le iniziative Smart City possono contribuire ad affrontare le problematiche ambientali quali la riduzione dell’inquinamento atmosferico.

 

Fonti:

www.forbes.com
www.sap.com
www.internetofthingsagenda.techtarget.com
www.webnews.it
www.robotiko.it
Ulisse Magazine

Lavori in casa: riaperta la corsa ai bonus fiscali

Lun, 01/07/2019 - 14:22

Ristrutturazioni, risparmio energetico, acquisto di arredi, sistemazione del verde di giardini e balconi. Chi ha rinviato al 2019 le spese per i lavori in casa, o deve ancora concludere interventi già avviati nel 2018, può star tranquillo. La legge di Bilancio ha prorogato di un anno l’accesso ai bonus in scadenza a fine 2018. Per cogliere gli sconti fiscali nelle singole abitazioni c’è tempo fino al 31 dicembre 2019. Mentre per le opere di efficienza energetica su parti condominiali e per gli interventi antisismici il termine scade nel 2021. Sul Sole 24 ore di lunedì 7 gennaio il punto su tutte le regole: dalle percentuali di sconto ai meccanismi per l’accesso, dai vari metodi di pagamento agli obblighi di comunicazione.

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Saldo e stralcio cartelle, ecco i maxisconti per chi è in difficoltà

Lun, 01/07/2019 - 09:20

Saldo e stralcio cartelle per contribuenti privati, professionisti e autonomi con problemi economici. La nuova possibilità di sanare i debiti con lo sconto, introdotta dalla Legge di Bilancio, riguarda i mancati versamento di Irpef, Iva e contributi previdenziali dovuti alle casse private o all’Inps. Interessati gli anni dal 2000 al 2017.

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Mangiato troppo durante le feste natalizie? Qualche consiglio per disintossicarsi

Lun, 01/07/2019 - 01:37

Pandoro, panettone, torrone per non parlare di cappelletti, arrosti, cotechino, capitone, ecc. E vogliamo parlare delle quintalate di frutta secca ingurgitate mentre giocavamo a tombola? Finite le feste il senso di colpa ci attanaglia? La bilancia dimostra che abbiamo proprio esagerato?

Niente paura e soprattutto in alto i cuori! Possiamo disintossicarci e riprendere il nostro sano stile di vita senza per forza mettere il cilicio allo stomaco e mangiare solo carote lesse. O, peggio, visto che ormai abbiamo rotto ogni regime alimentare dietetico, continuare a mangiare dando fondo a tutte le scorte.

Ormai la Befana si è portata via tutte le feste come da tradizione e se è una bella giornata che ne dite di una passeggiata? Fa benissimo al fisico e al morale. 30 minuti al giorno di camminata veloce, meglio se in mezzo alla natura, ristabilisce l’equilibrio e disintossica.

Dopo la passeggiata, la colazione: possiamo farla con una bella coppa di yogurt greco con aggiunta di un mandarino, un cucchiaino di miele, tre pistacchi o due noci. Buonissima oltre che salutare.

A pranzo o a cena una vellutata di zucca magari con un po’ di peperoncino che funge da disinfiammante, e qualche crostino di pane aggiungerà la croccantezza, che gratifica la masticazione. Oppure pollo ai ferri o al limone, con carciofi che aiutano il fegato a ristabilirsi (e ne ha bisogno, povero cocco).

Per merenda a metà mattina e metà pomeriggio frutta e verdura crude: sedano e carote da sgranocchiare, una bella mela verde, un’arancia, una spremuta di pompelmo…

Dopo tutti quei dolci buonissimi il nostro corpo desidera continuare con i carboidrati? Allora che ne dite di una pera cotta al forno con un po’ di zucchero e cannella? Se proprio volete esagerare aggiungete un cucchiaio di yogurt fresco.

E così via: cercate di evitare i grassi saturi; per condire usate solo olio extra vergine d’oliva; niente soffritti, poca carne rossa, formaggi freschi, legumi.

Un tè o una tisana

Tè e tisane aiutano moltissimo a depurarsi e disintossicarsi. Se preferite il tè, provate quello alla menta o il tè verde. Se amate le tisane, quelle al finocchio o al carciofo stimolano e aiutano la digestione. Oppure una bella tisana allo zenzero, che aiuta anche nella prevenzione dei mali di stagione.

Dolcificate se necessario con miele biologico.

Un biscottino?

Concludendo, subito dopo i giorni dell’abbuffata natalizia non puniamoci troppo – come sempre il benessere sta nel mezzo – e cerchiamo di riprendere uno stile di vita sano e gioioso.

Fonti: http://www.leitv.it/benessere/la-dieta-per-disintossicarsi-dalle-feste/
https://blogunisalute.it/depurarsi-dopo-le-feste-cosa-mangiare/

In copertina: disegno di Armando Tondo

Le avventure di Carmine Di Maio in banca

Lun, 01/07/2019 - 01:22

Ovviamente le generalizzazioni non servono ma e’ indubbio che il pensiero dominante nell’universo dei dipendenti delle banche e’ ancora lontano anni luce dalla piena consapevolezza dei loro comportamenti.
L’arroganza dei bancari è il segnale della loro mediocrità professionale e della loro cieca vanità. I loro deliri di onnipotenza nascondono seri problemi di vision in un contesto sociale e civile completamente mutato rispetto a 20 anni fa. Non sanno o fanno finta di non capire ciò che sta per accadere. Ancora non si rendono conto che l’unico elemento che può tentare di arginare la furia dei mostri del comparto tecnologico come Google, Amazon, Facebook e Apple (i cosiddetti GAFA) che, a breve, entreranno nel mondo della finanza, e’ il rapporto umano. Capitale tecnologico, manageriale, finanziario e soprattutto di fiducia dei GAFA sono centinaia di volte superiori a quelli del sistema bancario. L’unico aspetto che indurrà quindi il consumatore a privilegiare la relazione con la banca sarà solo ed esclusivamente la componente emotiva derivante dal rapporto con un essere umano. Umano, appunto.
Ma gli episodi denunciati come worst practice sono ancora numerosi rispetto a quelli, pochi ed eccezionali, individuabili come “buone pratiche” comportamentali.
Paradigmatico e’ il caso di Carmine Di Maio, umile ed educato operaio che cerca di arrivare a fine mese con lavori saltuari e precari e che, avendo ricevuto regolare assegno circolare come indennizzo per una causa di lavoro vinta, e’ stato più volte umiliato da un triste (da un punto di vista della energia relazionale) ed arrogante impiegato della sede centrale di Napoli del Banco Napoli-Intesa San Paolo, emittente dell’assegno, che non ha voluto riconoscergli quanto dovuto.
Ha esibito il verbale di conciliazione per dimostrare che la fonte era regolare.
Ha esibito due (2) documenti di identità e il codice fiscale per il regolare riconoscimento.
Ha fatto presente che non poteva, per i costi, permettersi l’apertura di un conto corrente che tra l’altro gli era stata rifiutata anche solo per il tempo necessario all’incasso del titolo.

Ha chiesto, disperato, di parlare con qualche “direttore” ma e’ stato addirittura preso di forza dalle prezzolate guardie giurate per essere sbattuto fuori dalla filiale.
Ha infine denunciato alla nostra redazione l’accaduto ed a nulla e’ servito il nostro intervento per capire i “motivi” di tale rifiuto.
L’arroganza del potere non ascolta, ma pretende di imporre.
Lo stesso triste impiegatuccio ci ha infatti ribadito che un non meglio individuato “regolamento interno vietava l’operazione e che la legge non disciplinava nulla al riguardo”. Però nessuna soluzione alternativa, solo dei “no” superbi, maleducati, irrispettosi della dignità di un cittadino che chiedeva solamente l’esercizio di un suo diritto. Sancito dalla legge.
L’assegno circolare è definito infatti dalla legge (artt. 82 e ss. R.d. n. 1736 del 21.12.1933) come un titolo di credito, cosiddetto all’ordine in quanto emesso e firmato dalla banca su richiesta di una persona (in questo caso l’imprenditore che ha conciliato la vertenza) che ha già aperto presso la stessa banca un conto corrente. Sul conto corrente il richiedente – prima ancora di domandare l’emissione dell’assegno – deve avere preventivamente depositato la somma riportata nell’assegno. Ciò rende l’assegno circolare un mezzo di pagamento sicuro per il creditore (in questo caso Di Maio) che lo riceve. Tanto premesso possiamo dire che l’assegno circolare può essere incassato presso una qualsiasi filiale della banca che lo ha emesso, anche quando non si dispone di un conto corrente aperto presso quel determinato istituto.
Lo dice la legge, non il fantomatico “regolamento interno” più volte ricordato che, semmai fosse una fonte di diritto (e non lo è), sarebbe subordinata alla legge.
Infatti ci siamo rivolti ad un altro istituto di credito, una Banca Etica non solo nella ragione sociale, che ha provveduto immediatamente a riconoscere a Carmine il suo diritto.
La paura però è che l’opinione pubblica si abitui alla situazione e, dopo una prima fase di sconforto, impari a tollerare. Qui ,invece, non c’è niente da accettare e non ci si può abbandonare alla rassegnazione.
La dignità delle persone non è una merce sacrificabile in nome dell’incompetenza tecnica e relazionale e quando alcune banche parlano di necessità di stare sul mercato dovrebbero farlo con la consapevolezza di piani industriali seri, con investimenti concreti e con la lungimiranza di chi guarda al futuro.
Perché i GAFA stanno arrivando!

Immagine copertina: fonte Lettera43

L’ambulatorio a Milano che cura migranti e senza dimora

Dom, 01/06/2019 - 09:19

Via dei Transiti è una strada stretta nel quartiere Loreto, che collega viale Monza con via Padova, simile a molte altre della periferia est di Milano. Qui, al numero 28, nel 1994 è stato aperto l’Ambulatorio medico popolare, un centro autogestito che fornisce servizi essenziali a chi rimane fuori dal sistema sanitario nazionale: i senza dimora, per esempio, o gli stranieri senza permesso di soggiorno. Più volte minacciato di sgombero, l’Ambulatorio in questi anni ha curato gratuitamente più di cinquemila persone. Ospitato nei locali del centro sociale T28 – occupato dal 1975 – si presenta con un’insegna rossa dove “Ambulatorio Medico Popolare” è scritto in lingue diverse. Dentro ci sono una sala d’attesa e lo studio medico, dove i dottori – volontari, come gli infermieri e chi lavora all’accoglienza – visitano i pazienti.

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La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…

Dom, 01/06/2019 - 01:36

La leggenda racconta che la Befana fosse la ninfa Egeria, consigliera di Numa Pompilio. Alle calende di gennaio il secondo re di Roma era solito appendere una calza nella grotta dove viveva Egeria e la mattina la trovava colma di buoni consigli.

Nella tradizione cristiana il 6 gennaio è il giorno in cui i Re Magi arrivano alla grotta di Betlemme guidati dalla stella cometa. Dario Fo racconta questa storia a modo suo in Mistero Buffo, potete vederne un estratto qui http://dariofo.it/content/video-dario-fo-i-re-magi.

La parola Epifania deriva dal greco epiphànein che significa proprio “manifestarsi della divinità”. Da Epifania a Befania fino a Befana il passo è brevissimo.

E i Re Magi c’entrano nella storia della vecchia signora con le scarpe rotte, perché si narra che i Re Magi, che al tempo non avevano il navigatore GPS, chiesero indicazioni proprio a lei per trovare la strada e che al momento, malgrado l’invito, l’anziana donna rifiutò di seguirli. Poi ci ripensò e riempì un cesto di dolci e iniziò a cercare i Re Magi fermandosi in tutte le case per chiedere se li avessero visti passare e in ogni casa lasciava un dono ai bimbi.

E così fa ogni anno: nella notte tra il 5 e il 6 gennaio si cala dal camino – un gran traffico in questi giorni nel camino, prima Babbo Natale, poi la Befana – e riempie di leccornie le calze preparate dai bambini. I bambini per ringraziarla lasciano qualche cosa da mangiare o da bere così che lei possa ristorarsi durante il lungo viaggio e per aiutarla a trovare la casa lasciano anche accesa una luce.

Ai bimbi buoni dolci e frutta secca, a quelli meno buoni carbone e cenere. Ma non ci sono bambini cattivi!

Sono tantissime le feste in tutta Italia per il 6 gennaio. In alcuni paesi si brucia la “vecchia” per eliminare le malinconie del passato e propiziare cose buone per l’anno nuovo.

In Toscana, Friuli e Trentino alcuni ragazzi si tingono il viso di nero e vestiti di stracci vanno in giro per le case a chiedere dolci per i bambini, si chiamano “befani” e sono anche dei fidanzati “in prova”, scelti da chi trova all’interno di una focaccia una fava secca che incorona lo stesso Re o Regina della Fava: a lui o a lei il piacere di decidere il proprio partner gettando la fava nel bicchiere del prescelto.

La Befana è una paraninfa anche in Molise dove farebbe apparire in sogno alle ragazze nubili il fidanzato a loro destinato.

Per mandare a letto presto i bambini, così che la Befana possa riempire le calze, a Cucibocca di Montescaglioso, in provincia di Matera, alcuni abitanti incappucciati trascinano catene per fare baccano. Hanno barbe lunghe e minacciano con un ago da materassaio di cucire le bocche dei bambini se non vengono offerti cibo e vino. I piccoli così spaventati corrono a letto. Un po’ macabro ma efficace.

E poi, così da non perdere l’abitudine, ci sono i cibi tipici del 6 gennaio. In Piemonte si prepara la Fugassa, un dolce a forma di margherita. Entro c’è una fava bianca e una nera. Chi trova la prima pagherà il dolce, chi trova la seconda pagherà da bere. In Veneto la torta si chiama Pinsa, un dolce miscuglio di farina di mais e frutta secca, a Siena si sfornano i Cavallucci. E così via.

Quella della Befana è la dodicesima notte dopo il Natale e un tempo si riteneva che fosse una notte magica dove poteva accadere che gli animali parlassero, le lenzuola diventassero lasagne e l’acqua si trasformasse in vino.

In alcune zone si pensa che i morti si risveglino e tornino dai familiari per impastare il pane che poi si mangia a pranzo del 6 gennaio.

In conclusione, riti pagani e cristiani si alternano in questa notte.
Il Cristianesimo ha spesso sostituito feste e ricorrenze antiche con momenti religiosi, per esempio a fine dicembre si celebravano i giorni del Sole sostituiti dalla nascita di Gesù e in tempi recenti la religione del mercato ha imposto Babbo Natale.

La Befana, che rimane soprattutto una festa italiana poco celebrata negli altri Paesi, è un misto tra paganesimo e cristianesimo. Raccoglie tutto in un raro esempio di integrazione.

Hai visto mai che la vecchietta con il naso adunco abbia ancora qualcosa da insegnarci?

Una cosa è certa: l’epifania tutte le feste se le porta via. Buona Befana!

Un Peptide per amico

Dom, 01/06/2019 - 01:10

Conoscete i peptidi? Eppure sono molecole importantissime per la nostra salute, capaci di combattere in modo naturale le infiammazioni batteriche, riducendo il bisogno di antibiotici.
Sul tema sono in corso studi ed esperimenti scientifici, ne abbiamo parlato con la Dottoressa Gianna Palmieri, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse – CNR Napoli.

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Dal 1 gennaio vietati i cotton fioc non biodegradabili

Sab, 01/05/2019 - 19:45

Dovranno essere biodegradabili e compostabili e sulla confezione dovrà essere chiaramente indicato che non vanno gettati nel wc.

Entra così in vigore l’emendamento di Ermete Realacci, parlamentare e presidente onorario di Legambiente, presentato alla scorsa legge di bilancio, mentre dovremo aspettare il primo gennaio dell’anno prossimo per vedere vietate anche le microplastiche nei cosmetici da risciacquo.

«Il bando dei cotton fioc non biodegradabili e non compostabili è la conferma – ha dichiarato all’Ansa Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – della leadership dell’Italia nel contrastare il marine litter che soffoca mari, fiumi e laghi anche nel nostro paese, come dimostrato dalle nostre campagne estive di monitoraggio. Auspichiamo che questo primato, come già avvenuto con il bando ai sacchetti di plastica, venga mantenuto anticipando l’approvazione della direttiva europea sui prodotti di plastica monouso: per questo chiediamo al ministro Sergio Costa di fare approvare nel primo Consiglio dei ministri dell’anno nuovo il disegno di legge “Salvamare” sulla plastica monouso, tenendo in considerazione i contenuti del progetto di legge sul “Fishing for litter”  presentato alla Camera dei deputati da Rossella Muroni per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare.»

Del primato italiano avevamo già scritto (Microplastiche: dai cosmetici una buona notizia, ma sui lavaggi dei tessuti e sugli pneumatici c’è molto altro da fare) mentre per approfondire le proposte alla UE per ridurre la plastica in mare potete leggere Giornata Mondiale dell’Ambiente 2018: combattere la plastica! dove si racconta anche della nuova strategia europea sui prodotti monouso. E per saperne di più su PeopleForPlanet si trova un vero e proprio dossier sulle microplastiche.

Combattiamo le microplastiche aderendo al manifesto di People For Planet!

 

Lettera di Leoluca Orlando al ministro dell’Interno

Sab, 01/05/2019 - 14:06
– Al Sig. Capo Area Servizi al Cittadino SEDE

OGGETTO: Procedure per residenza anagrafica degli stranieri.

Nella mia qualità di Sindaco della Città di Palermo, da sempre luogo di solidarietà e di impegno in favore dei diritti umani, in coerenza con posizioni assunte e atti deliberativi adottati da parte di questa Amministrazione comunale, che considera prioritario il riconoscimento dei diritti umani per tutti coloro che comunque risiedono nella nostra città, Le sottopongo una richiesta di ponderazione e una precisa indicazione riguardo alla Legge 132/2018. Tale impianto normativo continua a suscitate riflessioni, polemiche e allarmi diffusi anche a livello internazionale per il rischio di violazione dei diritti umani in caso di errata applicazione, con grave pericolo di violazione anche della legge umanitaria internazionale. A tal proposito si richiama la nostra Carta costituzionale (mi piace qui ricordare che quest’anno si è celebrato il 70° anniversario della entrata in vigore) con particolare riferimento all’art. 2 (laddove il rifiuto di residenza anagrafica limita il soggetto nell’esercizio della partecipazione alle formazioni sociali); all’art. 14 (laddove l’inviolabilità del domicilio verrebbe incisa da un provvedimento negativo in materia anagrafica); all’art. 16 (laddove la libertà di movimento verrebbe condizionata, se non addirittura disumanamente compressa, in caso di incisione del diritto di residenza oltre ogni ragionevole protezione di altri interessi pubblici eventualmente concorrenti); all’art. 32 (laddove il diritto alla salute potrebbe essere meno garantito in ragione della differente area di residenza anagrafica, o peggio, della mancanza assoluta di residenzialità formale). Non solo: è la giurisprudenza stessa della Corte Costituzionale che da sempre afferma e statuisce “che lo straniero è anche titolare di tutti i diritti fondamentali che la Costituzione riconosce spettanti alla persona (…) In particolare, per quanto qui interessa, ciò comporta il rispetto, da parte del legislatore, del canone della ragionevolezza, espressione del principio di eguaglianza, che, in linea generale, informa il godimento di tutte le posizioni soggettive” (Sentenza n. 148/2008; si vedano altresì le sentenze n. 203/1997, n. 252/2001, n. 432/2005, n. 324/2006). Ebbene, al fine di evitare applicazioni ultronee delle nuove norme, che possano pregiudicare proprio l’attuazione di quei diritti ai quali lo scrivente responsabilmente faceva riferimento e ossequio, Le conferisco mandato di approfondire, nella Sua qualità di Capo Area dei Servizi al Cittadino, tutti i profili giuridici anagrafici derivanti dall’applicazione della citata L.132/2018 e, nelle more di tale approfondimento, impartisco la disposizione di SOSPENDERE, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge 132/2018, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, rifermento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica.

Distinti saluti. Sindaco Leoluca Orlando

Vedi anche:
Dl Sicurezza, dalla protezione umanitaria agli Sprar: le critiche dei sindaci.

Dl Sicurezza, dalla protezione umanitaria agli Sprar: le critiche dei sindaci.

Sab, 01/05/2019 - 11:00

Tra le più contestate quella che vieta ai richiedenti asilo di essere iscritti nei registri anagrafici, quindi di avere residenza e carta d’identità. Asgi: “Saranno persone in un limbo e la loro permanenza in Italia non verrà riconosciuta per futuri servizi di secondo livello”

Giuseppe Conte mira a una mediazione, i vicepremier rimangono fermi e l’Anci è spaccata in due, con il presidente Antonio Decaro che guida la protesta. La polemica su alcuni commi del Decreto sicurezza, diventato ufficialmente legge lo scorso novembre, non accenna a calare. Tra i provvedimenti che dividono anche al suo interno l’associazione nazionale comuni italiani l’articolo 13, in materia di iscrizione anagrafica, lo stesso che Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha deciso di non rispettare, sospendendo qualsiasi provvedimento ‘che possa intaccare i diritti fondamentali’. Ma non solo, anche la stretta sui permessi umanitari e le modifiche agli Sprar destano preoccupazione.

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Tecnologia BEACON: dispositivi wireless per la sicurezza e per la tracciabilità di cose o persone

Sab, 01/05/2019 - 01:26

Un Beacon è un piccolo dispositivo wireless che utilizza la tecnologia Bluetooth Low Energy (L.E.) per inviare informazioni in broadcast: ovvero da un sistema trasmittente a un insieme di sistemi riceventi, in modo unidirezionale. Le informazioni in broadcast sono infatti inviate dal trasmettitore ai ricevitori, senza canale di ritorno e senza certezza della loro consegna.

Rispetto al Bluetooth classico, il Bluetooth LE si caratterizza per un minor consumo di energia e ciò consente di realizzare dispositivi Beacon a batteria che hanno una vita operativa di mesi o addirittura anni.

La tecnologia dei Beacon LE nasce nel 2013 con il lancio da parte di Apple dello standard i-Beacon. Le applicazioni principali inizialmente sono legate al mondo del retail e del marketing di prossimità, ma successivamente vanno ad emergere anche applicazioni con un maggiore utilità sociale.

Fra queste la possibilità di realizzare dispositivi indossabili per i bambini, anche tipo braccialetti in silicone, in grado di “capire” quando il piccolo si allontana oltre un certo margine e di allertare il genitore sul telefono quando ciò avviene. Di utilità estrema soprattutto nelle manifestazioni affollate, nei luoghi turistici o nei centri commerciali.

Ma anche la possibilità di dare un ausilio alla sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro, in cantiere, in un’industria, è una possibile e importantissima applicazione. Un operatore che indossa un Beacon su un qualunque supporto può essere localizzato quando entra in un’area di lavoro a maggior rischio, consentendo di allertare e mettere in atto i relativi sistemi di sicurezza.

Applicazioni interessanti dei Beacon riguardano anche centri espositivi, musei o mostre, in modo che il visitatore possa ricevere – attraverso una specifica App opportunamente progettata – quella che viene definita un'”esperienza di visita arricchita“: un nuovo modo di proporre i luoghi d’arte per rendere ogni visita un momento unico e indimenticabile, dove il coinvolgimento del visitatore diventa una priorità.

Il presepe napoletano, origini e il significato dei pastori

Sab, 01/05/2019 - 01:11

Vi siete mai domandati perché i Re Magi montano cavalli differenti?, oppure chi è Benino?, ancora perché’ sul presepe si mette la fontana con la donna?, e lo sapete perché a Napoli si fa il presepe?
Bene, ve lo diremo noi.

Presepe Napoletano, origini e mito.

Da dove arriva l’antica tradizione del Presepe? I primi a descrivere la Natività furono gli evangelisti Luca e Matteo: nel loro racconto c’è l’immagine di quello che poi nel Medioevo è diventato il “praesepium“, dal latino “mangiatoia”. Il presepe che tutti conosciamo, però, si deve alla volontà di San Francesco d’Assisi. L’idea di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Gesù Bambino, era venuta al Santo d’Assisi nel Natale del 1222, quando a Betlemme ebbe modo di assistere alle funzioni per la nascita di Gesù. Francesco rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poter ripetere le celebrazioni per il Natale successivo. A quei tempi le rappresentazioni sacre non potevano tenersi in chiesa, così il Papa gli permise di celebrare una messa all’aperto.

La Vigilia di Natale del 1223

Fu così che, la notte della Vigilia di Natale del 1223, a Greccio, in UmbriaSan Francesco allestì il primo presepe vivente della storia …

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Cinghiali in autostrada e incidenti

Ven, 01/04/2019 - 19:22

È di poche ore fa la notizia dell’incidente sull’autostrada A1, tra Lodi e Casalpusterlengo, dove sono state coinvolte diverse auto, causando una decina di feriti, e dove un ragazzo ha perso la vita. Si sta ancora indagando sulla dinamica ma sembrerebbe che la causa scatenante sia stata l’attraversamento di una famiglia di cinghiali. Alcuni giornali oggi riportano la ricostruzione dell’incidente fatta dalla polizia stradale. Leggiamo sul Fatto Quotidiano che, secondo la ricostruzione, nello schianto sarebbero rimaste coinvolte tre macchine. Una prima auto avrebbe investito due cinghiali e si sarebbe fermata in strada, una seconda sarebbe arrivata travolgendo le carcasse degli animali e poi colpendo il primo veicolo fermo, mentre la terza vettura, una Polo, avrebbe investito uno dei conducenti sceso per strada, e poi si sarebbe scontrata con le due macchine già ferme. Il conducente di quest’ultima auto è morto sul colpo.

L’incidente ha riportato in auge il dibattito sulla diffusione e la pericolosità di questi animali, più volte denunciata dalle associazioni di rappresentanza degli agricoltori, i primi a subire danni alle colture. People For Planet ha affrontato questi temi in diversi articoli.

“Negli ultimi dieci anni – ha dichiarato la Coldiretti – il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato. La sicurezza nelle aree rurali e urbane è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione. Ora – conclude la Coldiretti – non ci sono più alibi per intervenire in modo concertato tra Ministeri e Regioni ed avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi”. Anche Confagricotura è intervenuta con le parole del  presidente Massimiliano Giansanti, secondo il quale l’incidente “evidenzia quanto sia necessario intervenire con urgenza per limitare la proliferazione della fauna selvatica. Quanto successo è l’effetto del mancato controllo delle popolazioni di cinghiali che, nonostante gli appelli degli agricoltori, è stato sottovalutato”.

Anche il WWF,  in una nota, ha espresso cordoglio per quanto accaduto e ha evidenziato l’effettiva proliferazione esagerata di questo tipo di animali, suggerendo però di affrontare la situazione in maniera non solo emergenziale ma regolando una situazione con una normativa: “attribuire al branco di cinghiali la diretta responsabilità dell’incidente è riduttivo e strumentale, dovranno essere infatti accertate le responsabilità del gestore dell’Autostrada A1 che doveva assicurare la sicurezza rispetto all’ingresso nell’asse viario di persone o animali controllando adeguatamente le recinzioni che di norma devono essere presenti lungo tutte le autostrade. Come devono essere accertate le dinamiche dello scontro e la velocità delle automobili coinvolte”, scrive l’associazione sul suo sito. “Se esiste un problema di squilibrio delle popolazioni di questa specie, ribadisce il WWF, la responsabilità è essenzialmente dell’uomo che per privilegiare specifici interessi economici e politici ha assecondato la volontà di una crescita incontrollata del cinghiale, diventata anche il pretesto per consentire la caccia di selezione all’interno delle aree naturali protette.

Per il WWF serve senz’altro “un Piano straordinario per la gestione del cinghiale nel nostro paese che preveda interventi prioritari per mettere in sicurezza le strade a scorrimento veloce con maggior traffico veicolare, attraverso dissuasori e sistemi di allerta già sperimentati, interventi per la prevenzione dei danni alle colture agricole e un programma di contenimento del numero degli animali basato su censimenti seri ed attendibili e l’utilizzo di recinti di cattura in grado di assicurare un prelievo controllato e selettivo degli animali”. Il WWF conclude auspicando e riproponendo il coinvolgimento degli stessi agricoltori e rilanciando l’urgenza di una normativa nazionale sulla gestione della fauna selvatica non basata esclusivamente sull’attività venatoria, “che favorisca ed incentivi gli interventi di prevenzione dei danni all’agricoltura, la messa in sicurezza del sistema viario, ed agevoli il coinvolgimento degli agricoltori nella gestione delle popolazioni del cinghiale”.