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Aggiornato: 37 min 28 sec fa

Soldi Gratis

Ven, 05/17/2019 - 12:13

Il manuale di autodifesa finanziaria che vi aiuterà a salvare i vostri soldi e il vostro futuro.

Un libro di Vincenzo Imperatore

Per acquistare il libro online clicca qui

In Italia l’educazione (o meglio la diseducazione) finanziaria è affidata alla sola informazione fornita dalle istituzioni finanziarie (un po’ come far tenere un corso di sana alimentazione da un pasticciere). La lobby finanziaria induce quindi la classe politica a mantenere nell’assoluta ignoranza il consumatore.
In Soldi gratis, edito da Sperling & Kupfer, Vincenzo Imperatore spiega quali sono le cose da sapere per non farsi imbrogliare, per fare le scelte giuste, per risparmiare, investire e guadagnare a dispetto di trappole e disinformazione. Dai prestiti ai mutui, dalle criptovalute alle assicurazioni, una guida in cui troverete consigli atipici, talvolta non tecnici, che sicuramente nessun illustre professore di finanza si permetterebbe di fornire, ma che vi salveranno soldi e futuro.
Soldi gratis è dunque il primo manuale che permette a tutti di acquisire consapevolezza finanziaria, fornendo gli strumenti fondamentali per orientarsi in un mondo da tanti visto come troppo complesso.

«Dopo oltre vent’anni come manager bancario, ho pensato di scrivere un manuale che non esisteva sul mercato e che rispondesse alle domande più diffuse: come scegliere una banca sicura, il conto corrente più vantaggioso, il mutuo migliore, come far fruttare i risparmi, come individuare il consulente finanziario di cui fidarsi, come costruirsi la pensione, come non indebitarsi. In un percorso facile e coinvolgente vi mostrerò le cose da fare e quelle da evitare se volete gestire, salvaguardare, investire e aumentare i vostri soldi. Questo libro è una guida step-by-step alle principali tappe della vostra vita finanziaria con molti esempi pratici, avvertenze, test e soluzioni che nessun illustre professore si curerebbe di fornirvi perché troppo ‘semplici’.
A me, invece, piace l’idea di dotarvi di un kit semplice ed efficace che solleciti e sviluppi la vostra intelligenza finanziaria, cioè la capacità di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi o sconosciuti e rendervi più autonomi e consapevoli.»

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INDICE

Introduzione
Nota sui test di consapevolezza finanziaria

I passi chiave del rapporto con la banca
Scegliere la banca giusta
Come aprire il conto corrente Scegliere il consulente bancario Fare il test per il profilo di rischio

Investire i risparmi
Un piccolo vademecum
Come funzionano i mercati
Le logiche d’investimento dei risparmi Come diventare un investitore Costruire una pensione
Cosa evitare in finanza

Il credito, o chiedere finanziamenti
Il credito alle famiglie
Scoperto di conto corrente
La carta di credito
Il prestito personale
Il mutuo per l’acquisto della casa

L’economia per tutti
Economia famigliare ed economia di Stato Gli effetti del debito pubblico
Lo spread non è un aperitivo
I tassi d’interesse

Soluzioni dei test di consapevolezza finanziaria
Ringraziamenti

Il finocchio: le sue proprietà, le controindicazioni e gli usi in cucina

Ven, 05/17/2019 - 12:00

Il finocchio (nome scientifico Foeniculum vulgare) è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere, probabilmente originaria dell’Asia Minore, ma diffusa praticamente da sempre in tutta l’area che affaccia sul Mediterraneo. Se ne conoscono due speciequello coltivato, detto anche dulce o romano, dal sapore dolce e meno pungente rispetto invece al finocchio selvatico (capillaceum), che cresce in maniera spontanea e i cui semi vengono utilizzati per aromatizzare salumi, liquori e tisane.

Il suo sapore particolare, molto simile all’anice, è dovuto alla presenza piuttosto consistente di anetolo (circa l’80%). Ricco di vitamine A, B e C e di minerali, oltre che per le proprietà aromatiche, il finocchio è conosciuto per le sue capacità sgonfianti, digestive e depurative, che lo rendono un alimento irrinunciabile da inserire nella nostra dieta. È un ortaggio molto prezioso sia per la nostra salute sia per chi voglia mantenere la linea: ha infatti davvero pochissime calorie ed è povero di grassi, ma ricco di fibre.

Proprietà e benefici del finocchio
  • I semi di finocchio sono un ottimo digestivo, facilitano l’assimilazione dei grassi e combattono le fermentazioni intestinali. Il finocchio è ricco di fibre e, grazie all’anetolo che gli conferisce proprietà carminative, contrasta la formazione di gas intestinali, aiutando a sgonfiare la pancia. Dopo un pranzo pesante, una tazza di tisana al finocchio o un centrifugato con finocchi e mele verdi sarà un toccasana per digerire! 
  • Attraverso l’azione dei suoi principi aromatici, stimola le secrezioni salivare, gastrica e biliare: è quindi un ottimo rimedio in caso di cattiva digestione e nausea, stimola l’appetito e aiuta il fegato a lavorare meglio.
  • È depurativo e aiuta a dimagrire: il finocchio è composto per la sua quasi totalità da acqua (90% circa), per cui può considerarsi un eccellente diuretico e digestivo, perfetto per eliminare tossine e liquidi in eccesso. Ha un forte potere saziante, contiene solamente 31 calorie per 100 grammi di prodotto e non ha né amidi né lipidi: è quindi un alimento a bassissimo contenuto calorico, di ottimo supporto nelle diete dimagranti. Si può mangiare sia durante i pasti che come spuntino, ma si può anche assumere attraverso tisane sgonfianti e infusi.

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Tampon Tax: una tassa per la tutela dell’ambiente?

Ven, 05/17/2019 - 11:28

Il tema, che sta facendo molto (ri)discutere in questi giorni in Italia è controverso e delicato. Da un lato abbiamo le donne e un appuntamento mensile dal quale, per circa quarant’anni della nostra vita, non possiamo sfuggire: le mestruazioni, un appuntamento che ci costringe a ricorrere ai ripari con soluzioni più o meno ecologiche. Dall’altro abbiamo l’ambiente, e il nostro dovere a tutelarlo in tutte le sue forme e con tutte le nostre possibilità.

Vi starete forse domandando, cos’hanno in comune le mestruazioni e l’ambiente? Molto. Nei giorno scorsi è stato respinto l’emendamento proposto dal Pd che intendeva abbassare la “Tampon Tax” dal 22 al 5%. Questa decisione sembra avere due motivi principali: il primo è che verrebbero meno milioni alle casse dello stato, il secondo è che gli assorbenti (così come i pannolini per neonati e anziani) inquinano.

Ma se da una parte non si può certo far finta che ogni donna nel corso della propria vita contribuisca a creare rifiuti (evitabili secondo alcune osservazioni con l’uso di assorbenti e/o coppette ecologiche e riutilizzabili), dall’altra questa decisione sembrerebbe non tenere conto delle pari opportunità e dell’equità sociale. Considerare infatti la necessità fisiologica dell’uso degli assorbenti un bene di lusso non piace al mondo femminile, soprattutto se, dati alla mano, nel panorama europeo ci accorgiamo che altri stati hanno fatto passi avanti in questa direzione, per citarne alcuni: l’Inghilterra ha diminuito la tampon tax dal 17,5% al 5%, in Francia è stata portata al 5,5%, in Portogallo, Olanda e Belgio è al 6%, in Spagna al 10%, in Irlanda e in Canada è stata abolita.

La domanda dal mondo femminile è chiara: consapevoli di molteplici alternative al monouso, è corretto che sia la decisione di uno Stato a indirizzare gli acquisti di un bene primario? E poi, sempre consapevoli delle alternative ecologiche per il periodo del ciclo mestruale, questa tassa tiene in considerazione le diverse esigenze delle singole donne?

D’Uva (M5S): ‘IVA sugli assorbenti? Non abbassata per l’ambiente. Ci sono anche coppette e pannolini lavabili’. [Fonte video: LA7.IT]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> Ciclo mestruale e impatto ambientale: ecodisastri e altri danni. Le mestruazioni sono un appuntamento talmente cadenzato che molte di noi non si sono mai soffermate a pensare che anche le scelte dei prodotti da usare durante il ciclo possono avere un impatto – tutt’altro che indifferente –  sia sull’ambiente sia sulla salute.

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (1) : la Salute. Sapete di cosa sono fatti assorbenti e tamponi? No, perché non c’è ad oggi alcuna legge che obblighi le aziende a scriverlo sulle scatole.

Eppure, la maggior parte degli assorbenti e tamponi usa e getta sono realizzati in cotone (solitamente sbiancato con il cloro ) e materiale sintetico tra cui le polveri super assorbenti (SAP), dei derivati chimici del petrolio che trasformano i liquidi in gel aumentando l’assorbenza.

Come ha rilevato, nella sua petizione, Alida Mazzaro, da ricerche non ufficializzate, risulta inoltre che negli assorbenti ci siano rayon, residui di pesticidi, diossina, tossine chimiche, derivati dal petrolio, tutte sostanze che a contatto con le mucose genitali possono creare gravi problematiche. Tamponi e assorbenti che contengono profumazioni artificiali hanno inoltre concentrati di sostanze chimiche e coloranti artificiali, poliestere, polietilene, polipropilene e glicole propilenico. 

[…] Ciclo mestruale e impatto ambientale (2) : il Mondo fuori. Come se non bastasse, gli effetti negativi di questa scelta non riguardano solo noi e la nostra salute ma anche quella dell’ambiente che ci circonda.  Numeri alla mano, si fa in fretta a fare qualche calcolo: l’età media del menarca è circa 12 anni e quella della menopausa circa 52, il che si traduce in quasi 40 anni di fertilità, giorno più, giorno meno, con una media di 460 cicli mestruali a testa. Sempre andando per stime, possiamo calcolare che ogni ciclo duri 5 giorni, che vanno poi moltiplicati per il numero di assorbenti usati  al giorno e il numero di cicli totali.

La cifra finale è spaventosa: 11.500 assorbenti per donna! E sapete quante donne ci sono, anche solo nell’Occidente industrializzato, cioè il maggiore consumatore di questi prodotti? Tante, tantissime: solo in Italia si parla di 16.012.000 donne in età fertile (Istat): riuscite a fare il calcolo di quanti rifiuti vengono prodotti ogni anno?: Leggi l’articolo completo… [Fonte: LETWOMEN.ORG]

> Donne, la lotta per l’emancipazione si misura anche con gli assorbenti. […]Nei segmenti di popolazione più ricchi del mondo si discute di gender pay gap, di fare in modo che l’uguaglianza statistica raggiunta in termini di accesso all’istruzione si traduca in una reale parità di diritti sul luogo di lavoro. Ma nel frattempo in uno dei tanti villaggi dell’India solo una ragazza su dieci, secondo quanto racconta il documentario, ambientato appena fuori Delhi, ha modo di utilizzare gli assorbenti. Le altre nove non sanno nemmeno che cos’è, un assorbente. E si finisce per lasciare la scuola a 12 anni solo perché non si hanno panni puliti.
Il segnale meno positivo è che anche cercando online, di dati su questo fenomeno se ne trovano ancora molto pochi. […]

Un sondaggio del Plan International UK ha rilevato che una ragazza inglese su 20 fra i 14 e i 21 non può permettersi asciugamani o assorbenti igienici. Non si tratta qui di un tabù culturale, ma di un problema economico. Gli assorbenti costano. Non a caso in anni recenti si è parlato molto in tutta Europa di “tampon tax”, cioè di ridurre l’impatto delle imposte sul costo finale del prodotto. Alcuni paesi come il Regno Unito lo hanno messo in pratica, mentre in Italia non si è fatto nessun passo in avanti.

[…] Infine, non dimentichiamo che gli assorbenti inquinano, specie in aree rurali e povere dove mancano infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti. Esistono delle alternative più sostenibili, come la coppetta mestruale, che però è ancora poco diffusa, anche perché richiede un lavaggio con acqua calda ogni 4-8 ore, non sempre semplice sul luogo di lavoro. Secondo un’indagine online quali-quantitativa condotta nel 2012 da eMMMe Case Study e Università degli Studi di Catania, la regione dove la coppetta mestruale è più diffusa è la Lombardia (16% di donne che la usano), seguita da Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna (10%). Nel resto d’Italia non si supera il 10%. Leggi l’articolo completo… [Fonte: INFODATA.ILSOLE24ORE.COM – Cristina Da Rold]

Fonte immagine copertina: Cliomakeup

Aifa ritira antibiotico Amoxicillina Sandoz

Ven, 05/17/2019 - 09:15

L’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha disposto il ritiro dalle farmacie di 2 lotti dell’antibiotico Amoxicillina Acido Clavulanico della Sandoz impiegato per la terapia e cura di varie malattie e patologie come endocardite e otite.

Nello specifico si tratta del lotto n. HT6108 OS35ML – AIC 036980148 con scadenza 02-2020 e lotto n. JA9085 OS70ML – AIC 036980175 con scadenza 06-2020.

Il provvedimento, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, si è reso necessario a seguito della comunicazione da parte della società Sandoz e successiva notifica di allerta rapidapervenuta dall’agenzia dei medicinali tedesca, concernenti segnalazioni dall’Egitto per la presenza di grumi di polvere nel suddetto farmaco.

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

Venerdì 17: le origini e le credenze di un giorno sfortunato

Ven, 05/17/2019 - 08:00

Ai superstiziosi il numero 17 non piace nemmeno singolarmente, figuriamoci quando accanto ad esso compare sul calendario il giorno “venerdì”.
Il venerdì 17 è considerata una data particolarmente sfortunata, ma non tutti sanno il perché di questa credenza.

I pregiudizi che nascono legati ad esso riguardano la cultura popolare e la superstizione individuale o, talvolta, l’influenza collettiva.
C’è chi di venerdì 17 non vorrebbe nemmeno uscire di casa per recarsi al lavoro, ma ovviamente in questo caso si parla di superstizione estrema, che è comunque molto diffusa. Alcuni tentano di scacciare la negatività con amuleti e altri stratagemmi; mentre c’è anche chi a questa data non presta attenzione.

Il giorno venerdì 17 è ritenuto sfortunato in Italia e in altri paesi di origine greco-latina. L’origine di questo preconcetto si riconduce all’unione di due elementi estremamente negativi, ovvero il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù, e il numero 17; che come il 13 è considerato sfortunato anche nei paesi anglosassoni.

Ma cos’è successo di così negativamente eclatante nel corso dei secoli da far diventare il venerdì 17 una data così temuta?

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Fonte immagine copertina L’ora d’italiano

I pannelli isolanti in lana di pecora riciclano, assorbono l’umidità e puliscono l’aria

Ven, 05/17/2019 - 02:46

Ha vinto lo Startup Award 2019, e promette di cambiare il mondo dell’isolamento (acustico e termico). Protagonista l’impresa austriaca Tante Lotte Design (Design di Zia Carlotta) col prodotto Whisperwool. Si tratta di una linea di pannelli acustici realizzati con lana di pecora tirolese per controsoffitti e pannelli, in cui le proprietà di isolamento acustico si abbinano a quelle di isolamento termico, con caratteristiche eccezionali.

Tra i vantaggi della lana, infatti, c’è la capacità di regolare il tasso di umidità, assorbendone fino a un terzo del proprio peso. La lana poi, come segnala la stessa Whisperwool, filtra le particelle inquinanti (per esempio, la formaldeide) emesse da altri materiali da costruzione e dall’aria. I prodotti vengono garantiti come anallergici, con capacità antibatterica.

Ma la vera svolta sta nel fatto che per produrre questi pannelli si utilizza lana di pecore da latte, il cui vello non è oggi impiegabile per l’abbigliamento ma destinato allo smaltimento, tra l’altro come rifiuto speciale (ne abbiamo parlato anche QUI – [link ad alto articolo sulla Lana di pecora]). Lo scarto è insomma protagonista, nel pieno rispetto delle idee alla base della economia circolare. Per la realizzazione dei pannelli Whisperwool i residui del taglio e della punzonatura vengono ulteriormente sminuzzati e trasformati in prodotti.

Secondo i dati dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sono 7 milioni in Italia le pecore destinate alla produzione di latte per formaggi e la cui lana tosata – circa 8.700 tonnellate – viene buttata. Un dato probabilmente sottostimato, visto che molti operatori, spiega sempre l’Ispra, la distruggono in vario modo per evitare i costi di smaltimento. 

Immagine: Disegno di Armando Tondo

Il governo del cambiamento non abbassa l’Iva sugli assorbenti

Gio, 05/16/2019 - 21:00

Respinto l’emendamento proposto dal Pd che intendeva abbassare la “Tampon Tax” dal 22 al 5%. Verrebbero meno milioni alle casse dello stato, ma così l’esecutivo dimostra di non avere a cuore le pari opportunità

Ieri il parlamento era chiamato a votare su un emendamento alla legge sulle semplificazioni fiscali, relativo alla cosiddetta Tampon Tax. La misura, proposta dal Pd, chiedeva di  ridurre l’Iva sugli assorbenti, oltre che su altri prodotti igienici femminili, dal 22% attuale al 5%. La camera ha respinto l’emendamento, con 253 voti contro e 189 a favore.
L’alleggerimento della pressione fiscale su prodotti di prima necessità per l’igiene femminile sarebbe stato un traguardo importante in Italia, ma non una rivoluzione.

All’estero, infatti, ci sono già arrivati da tempo. Per citare solo alcuni partner europei, l’Inghilterra ha diminuito la tampon tax dal 17,5% al 5%, in Francia è stata portata al 5,5%, in Portogallo, in Olanda e Belgio è al 6%, in Spagna al 10%, in Irlanda e in Canada è stata abolita. L’Italia ha avuto la possibilità di adeguarsi a questo trend, con una misura di equità sociale che avrebbe posto fine a quel paradosso per cui un prodotto che risponde a una necessità fisiologica viene considerato come un bene di lusso. E invece non se n’è fatto nulla, per un semplice motivo: “non ci sono soldi“.

Oggi i 5stelle hanno perso l’ennesima occasione per dimostrarsi autentici e non virtuali difensori delle pari opportunità“, ha commentato la deputata Pd, Enza Bruno Bossio. E ha ragione. A mettere il veto è stata infatti propria la presidente pentastellata della commissione bilancio della camera, Carla Ruocco. Ha spiegato in aula che il costo di un abbassamento dell’Iva al 10% sarebbe di 212 milioni, di oltre 300 milioni invece se la soglia fosse posta al 5%. Cifre troppo alte. Già a ottobre Laura Castelli, viceministro dell’economia e delle finanze, aveva detto che un abbassamento della tassazione sugli assorbenti sarebbe stata molto difficile, perché avrebbe innescato le sanzioni da parte della Commissione Europea. Quest’ultima aveva poi smentito tale versione dei fatti.

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Rifiuti, Costa firma il decreto per il riciclo dei pannolini

Gio, 05/16/2019 - 18:00

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa (M5S), ha firmato oggi il decreto “end of waste” per il riciclo dei Pap (prodotti assorbenti della persona), come i pannolini e gli assorbenti. I decreti end of waste sono quelli che regolano il riciclo e fissano i criteri per i quali un rifiuto può essere definito materia prima seconda.

Un giorno importante e un passaggio epocale per l’economia circolare – ha commentato Costa –. Oggi ho firmato il decreto con cui può finalmente decollare un’industria tutta italiana, che coniuga riduzione dei rifiuti, riciclo e la creazione di tantissimi posti di lavoro“. In Italia è sorto il primo impianto per il riciclo dei pannolini, il FaterSmart di Lovadina di Spresiano, nel Trevigiano.

Il decreto secondo Costa “permetterà di far decollare un’industria tutta italiana, creando tantissimi nuovi posti di lavoro. Si potranno quindi recuperare e non mandare a incenerimento o discarica ben 900 mila tonnellate l’anno di rifiuti”.

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Ci sei? Ce la fai? Sei disconnesso?

Gio, 05/16/2019 - 15:14

Il titolo parafrasa un tormentone di Pino Campagna di una decina di anni fa per raccontare una nuova tendenza (o una nuova necessità?): a Corinaldo (Ancona) hanno spento smartphone e tablet per una giornata senza l’ossessione di social e mail. Un esempio da seguire.

Disconnettersi dal mondo virtuale per riconnettersi col mondo reale. Spegnere smartphone e tablet per una giornata e impiegare il tempo “salvato” dall’uso dei social per svolgere attività che fino a pochi anni fa erano all’ordine del giorno: guardarsi intorno, passeggiare con le mani vuote e a testa alta, incrociare lo sguardo di chi ci passa accanto.

Il primo esperimento di questo genere è stato organizzato dall’Associazione nazionale contro le dipendenze tecnologiche (Di.Te.) lo scorso sabato a Corinaldo, uno dei borghi più belli d’Italia, piccolo comune di cinquemila abitanti in provincia di Ancona: spenti e messi via in apposite buste tutti gli smartphone,  dalle 9 alle 19 giovani e adulti si sono cimentati nel primo “disconnect day” (#dDayDite19) d’Italia. L’obiettivo? Passare alcune ore senza interferenze o distrazioni tecnologiche, per ritrovare una dimensione “sociale” non dominata dai “social”.

Un “esperimento”

Il mondo virtuale attraverso i social è ormai così radicalmente entrato nella vita di tutti i giorni che pensare di trascorrere una giornata senza telefono appare davvero inconsueto. Al punto che il termine più appropriato per descrivere questa situazione sembra essere “esperimento“: a pensarci potrebbe far sorridere, ma basta riflettere su quando è successo l’ultima volta di guardare un amico negli occhi anziché leggere un suo post su uno schermo, di aver manifestato la propria approvazione con un sorriso vero anziché cliccando sul pollice alto di Facebook, di aver dato un abbraccio dal vivo al posto di un cuoricino virtuale.

Il rischio-dipendenza

L’iniziativa, spiega l’associazione promotrice, è stata lanciata per farci riflettere su quanto – spesso inconsapevolmente – siamo dipendenti da smartphone e tablet. Leggere un libro o un giornale in metropolitana, scambiarsi sguardi e sorrisi, chiacchierare con chi è in fila con noi alla posta o al supermercato: sono azioni ormai considerate fuori dall’ordinario perché tutti i ritagli di tempo – e spesso non solo quelli – vengono riempiti con l’uso di questi dispositivi con le loro diverse funzioni tra social network, messaggistica istantanea, internet.

Cinque ore al giorno davanti agli schermi

Un problema che riguarda molti adulti, ma che rischia di assumere proporzioni preoccupanti soprattutto in riferimento alle nuove generazioni: secondo l’ultima ricerca dell’associazione Di.Te. realizzata in collaborazione con il portale Skuola.net i dispositivi tecnologici tra cui smartphone e tablet tengono incollati sugli schermi tra le 4 e le 6 ore al giorno tre ragazzi su dieci tra gli 11 e i 26 anni. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Di.Te, ribadisce che «non riusciamo a stare più di tre ore senza guardare il cellulare, e lo tocchiamo più di 150 volte al giorno» e che per gli adolescenti (ma anche per molti adulti) il rischio-dipendenza è piuttosto elevato dal momento che «non riescono a stare più di dieci minuti senza guardare lo smartphone».

Più sociali, meno social

Il primo disconnect day di Corinaldo prevedeva un fitto programma tra incontri, attività e laboratori per adulti e bambini cui ognuno ha potuto partecipare solo dopo aver sigillato il proprio telefono o tablet in un’apposita busta e averlo consegnato a uno degli infopoint sparsi in città, impegnandosi a non rientrarne in possesso per almeno tre ore. Un modo per staccare la spina dal mondo virtuale, per lavorare con persone e sensazioni dal vivo, per entrare in connessione con se stessi e con gli altri. «L’obiettivo del primo disconnect day – spiega Lavenia – non è demonizzare la tecnologia, ma prendere consapevolezza dell’utilizzo che ne facciamo, per imparare ad usarla senza, però, farci usare».

Un esempio da seguire, nelle nostre città così come nelle nostre case e nella vita di tutti i giorni, per imparare a disconnettersi dal virtuale e a riconnettersi con il reale. Per tornare, mentre si passeggia, a guardare le nuvole perché, come ha detto l’attore Paolo Ruffini che ha partecipato all’evento esibendosi in un suo spettacolo teatrale, «col cellulare in tasca ci si può accorgere di cose straordinarie e difficilmente replicabili, come le nuvole».

Photo by Orlando Leon on Unsplash

Iva con aliquota ridotta al 4% per i prodotti vegetali surgelati

Gio, 05/16/2019 - 15:00

…che presentano le caratteristiche merceologiche classificate nell’ambito del Capitolo 07 della Tariffa doganale, alla voce 0710

Una associazione ha presentato una richiesta di consulenza giuridica in merito al corretto trattamento, ai fini Iva, degli ortaggi grigliati surgelati con aggiunta di olio. L’Agenzia delle entrate chiarisce che le verdure e i legumi congelati che hanno le caratteristiche merceologiche classificate nell’ambito del Capitolo 07 della Tariffa doganale, alla voce 0710, scontano l’Iva con aliquota ridotta al 4% (risposta n. 16/2019).

Il quesito
L’istante, nella richiesta fa presente di aver già ottenuto un parere da parte dell’Amministrazione finanziaria in merito all’applicazione della corretta aliquota Iva relativamente agli ortaggi grigliati surgelati e che in tale sede non era stato affrontato il caso in cui questi contengano una minima quantità di olio utilizzato come coadiuvante tecnologico. Poiché nella risposta precedente l’Agenzia ha stabilito che alla fattispecie prospettata fosse applicabile “l’aliquota IVA del 4 per cento di cui alla Tabella A, parte II, allegata al DPR n. 633 del 1972, che, al punto 6), richiamando la voce 07.02, menziona espressamente “ortaggi e piante mangerecce, anche cotti, congelati o surgelati” ritiene che avendo l’aggiunta di olio la sola funzione di anti agglomerante anche a queste verdure possa essere applicata l’Iva con l’aliquota ridotta del 4%.

Il parere dell’Agenzia
L’associazione, così come previsto dalla circolare 32/2010, ha preventivamente interpellato l’Agenzia delle dogane che ha determinato il corretto inquadramento doganale del prodotto attraverso un parere tecnico espresso dalla direzione centrale Legislazione e Procedure doganali – Ufficio tariffa doganale, dazi e regimi dei prodotti agricoli.

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La Nasa annuncia la missione Artemide

Gio, 05/16/2019 - 13:54

“Stiamo andanto sulla Luna, e questa volta per restarci”. A rivelare al mondo i nuovi progetti della Nasa finanziati dal presidente Trump è stato l’amministratore delegato della Nasa Jim Bridenstine. Che ha annunciato: “Manderemo la prima donna sulla Luna nel 2024”. Il 20 luglio 2019 cadrà l’anniversario dei 50 anni sulla Luna, e la Nasa intende omaggiare l’uguaglianza di genere:ecco quindi nascere la Missione Artemide, dea della caccia e sorella gemella di Apollo.

FONTE E VIDEO SU BUSINNESSINSIDER.COM

Sherpa scala Everest per 23/a volta

Gio, 05/16/2019 - 12:00

Lo sherpa Kami Rita ha scalato il monte Everest per la 23/a volta, battendo il suo stesso record di ascensioni complete alla montagna più alta del mondo. Il portavoce del governo nepalese Gyanendra Shrestha ha riferito che Rita ha raggiunto la vetta questa mattina con altri alpinisti e che stanno tutti bene. I suoi più stretti compagni di scalata hanno raggiunto gli 8.850 metri 21 volte ciascuno, ma entrambi si sono poi ritirati.

In tutto sono 41 le squadre, per un totale di 378 alpinisti, autorizzate a scalare l’Everest durante questa primavera. Un numero analogo di guide napalesi li aiutano a raggiungere la vetta.

Fonte: ANSA.IT

L’Alamaba vieta l’aborto violando i diritti delle donne

Gio, 05/16/2019 - 10:21

L’Alabama vieta l’aborto approvando la legge più restrittiva d’America. Una legge choc, che di fatto mette fuori legge l’interruzione di gravidanza anche di fronte a uno stupro o a un incesto. L’unica eccezione contemplata è quella del rischio «serio» per la vita della futura mamma. E in tutto il Paese riesplode la polemica, proiettando il tema dell’aborto al centro della campagna elettorale per la Casa Bianca.

Con i candidati democratici che attaccano all’unisono la norma e assicurano che si batteranno per difendere i diritti delle donne davanti alla Corte Suprema. L’obiettivo della legge è proprio quello di arrivare di fronte ai nove saggi dell’Alta Corte e approfittare della maggioranza conservatrice con le nomine dei giudici Brett Kanavaugh e Neil Gorsuch per infliggere una spallata alla ‘Roe v. Wadè, la storica sentenza del 1973 che ha legalizzato l’aborto negli Stati Uniti. Proprio con l’obiettivo di finire in Corte Suprema è stata messa a punto la legge, che si spinge ben oltre le misure anti-aborto approvate in altri Stati americani nell’era Trump, durante la quale si è assistito al proliferarsi di leggi anti-abortiste. La norma dell’Alabama, oltre a vietare di fatto l’interruzione di gravidanza in ogni circostanza, stabilisce che i medici che la praticano rischiano fino a 99 anni di carcere. Mentre quelli che solo tentano di praticarla possono finire in carcere per 10 anni.

 [L’articolo completo: L’Alabama vieta l’aborto anche in caso di incesto e stupro, bufera sulla legge choc su Il Messaggero]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

> In Alabama una legge vieta l’aborto. Anche in caso di stupro: Incostituzionale; ma è solo l’ultima di misure varate in quasi 20 Stati dell’Unione, appositamente per riportare la questione aborto davanti alla Corte Suprema di Washington: nella speranza di cancellare la storica sentenza Roe vs. Wade.

Sono tutti repubblicani, uomini e bianchi i 25 senatori che in Alabama nella notte italiana hanno votato una legge che vieta l’aborto praticamente in tutti i casi, anche per le vittime di stupro e incesto. Li vedete uno ad uno in questo articolo del Guardian […]

Hanno votato a favore 25 repubblicani, due si sono astenuti; hanno votato contro sei democratici del Senato, uno si è astenuto. Il testo è passato dopo furiosi dibattiti; ma è un fatto che al Senato ci sono sono quattro donne… tutte democratiche.

Sembra un incubo da Racconto dell’Ancella e invece è tutto vero; e proprio con i vestiti rossi delle ancelle del romanzo di Margaret Atwood si sono vestite le manifestanti di fronte al Senato dell’Alabama.

Un’immagine, quella delle donne vestite di rosso con la cuffia a velare il viso, ormai sempre più frequente man mano che si moltiplicano gli attacchi al corpo delle donne. Quella dell’Alabama è solo l’ultima, anche se la più restrittiva, delle leggi che in vari Stati dell’Unione dominati dai conservatori cercano di mettere fine all’aborto; ben sedici degli Stati Uniti hanno già passato o stanno lavorando a un testo che impedisca l’interruzione di gravidanza quando il medico può percepire il battito cardiaco del feto, cioè ad appena sei settimane dal concepimento. Continua a leggere… [Fonte: IODONNA.IT – Alessandra Quattrocchi]

>“Roe contro Wade”, la sentenza sull’aborto che ha cambiato l’America: Si chiamava Norma McCorvey e lavorava come cameriera in un bar. Era bisessuale. Era alcolizzata e tossicodipendente. Nel 1971 si era rivolta al Tribunale di Dallas sostenendo di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro: aveva chiesto di essere autorizzata ad abortire, nonostante la legge del Texas vietasse l’aborto sanzionandolo come un crimine.
Nacque così la mitica causa “Roe contro Wade”, che esattamente quarant’anni fa, il 22 gennaio del 1973, si concluse con quella che ancora oggi rimane la più controversa sentenza mai pronunciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti […]

Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema, con una maggioranza di 7 a 2, decretò l’incostituzionalità della legge del Texas che vietava l’aborto. La donna, scrissero i giudici, ha un diritto costituzionale ad interrompere la gravidanza: ha diritto ad abortire “per qualsiasi ragione” per tutto il primo semestre di gravidanza, mentre negli ultimi tre mesi solo “per ragioni di salute”.  Quello stesso giorno, contemporaneamente a “Roe contro Wade”, la Corte Suprema decise anche il caso gemello “Doe contro Bolton”, stabilendo che nel verificare le “ragioni di salute” che giustificavano l’aborto, il medico avrebbe dovuto considerare rilevanti non solo le questioni attinenti la salute in senso stretto, ma anche tutti gli altri fattori rilevanti per il benessere della paziente, inclusi quelli “emozionali, psicologici, familiari”. Continua a leggere… [Fonte: LINKIESTA.IT – Alessandro Tapparini]

> Il duro commento di Chiara Ferragni sul divieto di abortire in Alabama: […]“Quello che sta succedendo in Alabama è pazzesco”, ha scritto l’influencer di Cremona “Una donna è responsabile del suo corpo e lei è l’unica che può prendere delle decisioni. Da adesso una donna che vuole abortire in Alabama dopo aver subito uno stupro avrà una condanna peggiore di chi supra. È inquietante”. Queste le parole dure della fashion blogger, che appare quasi scioccata per la nuova legge entrata in vigore nello stato dell’Alabama.

La legge approvata in Alabama stabilisce che l’aborto è vietato anche in caso di incesto o di stupro. Interrompere la gravidanza sarà permesso solo in determinate circostanze e unicamente per salvaguardare la salute della madre. 

Pene pesanti anche per i medici che violano la legge, che rischiano fino a 99 anni di carcere. In realtà, al contrario di quanto scrive la Ferragni, la donna che si sottopone ad aborto non è considerata penalmente responsabile.

Nel testo della proposta di legge si sottolinea che il numero di feti abortiti è superiore a quello delle persone uccise nei gulag di Stalin o nei campi di sterminio della Cambogia. Continua a leggere… [Fonte: TPI.IT – Cristiana Mastronicola]

Fonte immagine copertina: The New Yorker

Il cuore delle donne, troppo spesso trascurato

Gio, 05/16/2019 - 09:54

Un problema diffuso, soprattutto in menopausa. L’incontro per parlare di prevenzione. L’esperto: “La prima cosa da fare è agire sul proprio stile di vita”

Il cuore delle donne al centro della scena. Nel senso letterale del termine. La scena è infatti quella del teatro di Villa Sordi, l’abitazione dell’Albertone nazionale oggi gestita dalla Fondazione che porta il suo nome. Sul palco si alternano pazienti e artiste, in un dialogo con il pubblico sapientemente punteggiato dagli interventi del cardiologo che ha fortemente voluto questo incontro, Massimo Romano, oggi responsabile del reparto di Cardiologia e riabilitazione cardiologica presso l’Istituto Clinico Cardiologico di Roma e titolare della Cardiologia domiciliare della Asl RM C. Nell’incontro sostenuto da Fidapa, la Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, si parla dunque di cuore e di donne, di prevenzione e di guarigione, ma anche di malattia. E di un rischio che troppo spesso è sottovalutato proprio dalle signore, troppo impegnate a gestire le malattie dei familiari per capire che qualcosa non va anche nel loro organismo, soprattutto dopo la menopausa. “Per sensibilizzare le donne sulle cardiopatie ho scelto di utilizzare non numeri e grafici, ma la pittura, la poesia e il canto”, spiega Romano, “volevo far comprendere che ci sono diverse forme di comunicazione in campo medico, tutte ugualmente importanti. L’obiettivo è quello di far passare un messaggio: le innovazioni scientifiche non sono pienamente sfruttabili se non sono adattate a ogni singolo essere umano nella sua unicità”. 

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«Mammoni», Italia primatista Ue: la metà vive ancora con mamma e papà

Gio, 05/16/2019 - 08:00

L’Italia è prima fra i big europei per “mammoni” o “bamboccioni” ancora a casa. Lo attesta la fotografia scattata da Eurostat, l’Istituto europeo di statistica su dati 2017. I “giovani adulti” tra i 25 e i 34 anni quasi per la metà – esattamente il 49,3% – vive ancora con i genitori. E in media chi riesce a uscire di casa lo fa dopo i 30 anni.

E questo mentre nella media dei 28 Paesi Ue vive ancora con i genitori solo il 28,5% di questa fascia della popolazione. In Europa si esce di casa in genere a 26 anni.

Ecco cosa rallenta l’emancipazione
Le motivazioni di questo ritardo vanno però cercate non solo nelle difficoltà economiche, ma anche nelle caratteristiche socio-culturali di vario genere del Paese e delle famiglie italiane, che rallentano l’emancipazione dal nucleo familiare. E fanno salire l’Italia in vetta, tra i grandi Paesi dell’Unione europea, in questa classifica stilata da Eurostat.

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La lana delle pecore da formaggio è ancora oggi un rifiuto speciale

Gio, 05/16/2019 - 05:51

La tosa delle pecore da formaggio non viene utilizzata perché è considerata di bassa qualità. Quindi finisce in discarica, trattata tra l’altro come rifiuto speciale. Secondo i dati dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha condotto uno studio sul tema, sono 7 milioni in Italia le pecore destinate alla produzione di latte per formaggi e la cui lana tosata – circa 8.700 tonnellate – viene buttata. Un dato probabilmente sottostimato, visto che molti operatori, spiega sempre l’Ispra, la distruggono in vario modo per evitare i costi di smaltimento. Esistono tuttavia percorsi sostenibili per recuperarla.

Studi condotti dal CNR stimano che dal totale della lana proveniente dalla tosa non utilizzata si potrebbero ricavare oltre 5 mila tonnellate di fibra e 15 milioni di metri quadri di tessuto, creando una filiera sostenibile del tessile. E ci sono anche buone pratiche tutte italiane per il riciclo della lana.

Un esempio è Donne in Campo, che ha creato una rete attiva di donne sul territorio rurale che hanno contribuito a questo studio sulla sostenibilità della filiera. I processi produttivi messi in atto implicano anche la conservazione di piante tintorie – vegetali che forniscono pigmenti naturali – e di antiche varietà di fibre tessili che, assieme al recupero della lana, comportano la valorizzazione di un’importante eredità culturale e sociale. “Le attività che si descrivono nello studio dimostrano che la sostenibilità in questa filiera esiste e che può essere un mezzo di tutela ambientale e valorizzazione del territorio attraverso l’impiego intelligente delle risorse locali”, conclude l’Ispra.

Un altro esempio recente in risposta a questo spreco arriva da San Casciano dei Bagni, in Toscana, dove una cooperativa di comunità appena nata, Filo&Fibra, ha vinto un contributo della Regione Toscana pari a 50mila euro per iniziare un’attività di recupero della lana di pecora locale, per realizzare capi di sartoria e vari prodotti di consumo.

In questo modo si valorizza un materiale destinato appunto ad essere trattato come un rifiuto speciale, con un piano di riuso articolato. La lana sarà utilizzata ad esempio anche per restaurare le vetrine dismesse dei centri storici locali, esponendo i materiali creati. Ma non è tutto: in un centro messo a disposizione dal Comune verrà realizzato un museo attivo della macchina da cucire e uno spazio di coworking dotato di strumenti tecnologici necessari per la lavorazione dei tessuti, che sarà a disposizione di tutti.

La cooperativa di comunità, che nasce da una legge dalla Regione Toscana, è stata subito sostenuta dal Comune di San Casciano dei Bagni, per contrapporsi al pericolo di spopolamento del paese e diffondere opportunità di lavoro, soprattutto tra i giovani e le donne. In gioco ci sono quindi aspetti sociali ed economici rilevanti, oltre all’implicito vantaggio ambientale. «La Regione Toscana – ha detto in merito la vicesindaca Agnese Carletti – dimostra una crescente attenzione alle piccole comunità, considerandole non per il numero di abitanti ma per il loro valore intrinseco di cultura, tradizioni, umanità. La spinta a progetti di questo tipo è fondamentale per dare risposte ai problemi che vivono i nostri piccoli borghi.»

Immagine: foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay

E-Mobility sostenibile in 8 città italiane (Infografica)

Gio, 05/16/2019 - 03:38

Quante auto elettriche circolano a Roma, Milano, Torino… e quante colonnine sono a disposizione dei cittadini?
E soprattutto: quali sono le previsioni a breve termine?

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

In Olanda la prima auto elettrica ad energia solare

Mer, 05/15/2019 - 21:00

dall’Olanda arriva la notizia che il prototipo del primo veicolo elettrico solare nativo sarà presentato il prossimo 25 giugno.

L’annuncio arriva  da Lightyear, pioniere olandese nella mobilità sostenibile. Lightyear Oneproof of concept dell’auto, rappresenta il primo passo concreto verso la missione di Lightyear di rendere la mobilità sostenibile disponibile per tutti, ovunque.

Progettato per massimizzare l’autonomia solare e della batteria

L’approccio di Lightyear è quello di avvalersi di numerose innovazioni per rendere libero l’automobilista e portare l’auto ovunque. Lightyear One è stato progettato da zero per risolvere due dei maggiori svantaggi delle auto elettriche: autonomia e ricarica.

L’auto a 4 ruote motrici è stata ideata per percorrere lunghe distanze senza la necessità di ricarica via cavo. La batteria da sola ha un’autonomia di 600-800 chilometri, a seconda dell’utilizzo. Quando deve essere ricaricata, l’efficienza energetica di questo modello consente di ricaricarla due o tre volte più velocemente di qualsiasi altra auto elettrica presente sul mercato.

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Plastica nella Fossa delle Marianne

Mer, 05/15/2019 - 18:00

Una busta di plastica e alcuni involucri di caramelle. È quello che è stato trovato negli abissi della Challenger Deep, estremità meridionale della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico.

A fare la scoperta l’esploratore americano Victor Vescovo. Con il suo sottomarino Limiting Factor è rimasto quattro ore sul fondale per quella che è ritenuta la più profonda immersione con equipaggio mai realizzata. ”Il materiale sarà analizzato per accertarne la composizione”, ha spiegato Stephanie Fitzherber, portavoce della spedizione Five Deeps Expedition, che mira alla scoperta delle profondità marine del Pianeta. La prossima tappa sarà nel Molloy Deep, nell’Oceano Artico.

Guarda il video della scoperta su VIDEO.REPUBBLICA.IT

Music of the Plants

Mer, 05/15/2019 - 15:32

Music of the Plants da anni ricerca, progetta e realizza soluzioni che rendono tangibile il principio che tutta la vita è collegata.
Grazie a questo dispositivo possiamo stabilire una comunicazione diretta con il mondo vegetale attraverso il linguaggio della musica.
Il dispositivo si connette alla pianta percependo il suo segnale elettromagnetico e lo traduce in armonie musicali, aprendo la porta allo sviluppo di nuove forme di comunicazione.
La melodia, secondo i parametri di ritmo, altezza e intonazione, cambia da pianta a pianta a seconda della specie, dell’età, delle stagioni, delle ore del giorno e della situazione logistica stessa.
La ricerca a tutto campo continua ancora oggi e stiamo diventando profondamente consapevoli della capacità innata della natura di comunicare con noi se abbiamo gli strumenti per ascoltare.

E-commerce: https://shop.musicoftheplants.com/