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Aggiornato: 48 min 58 sec fa

Regali solidali: Medici con l’Africa- CUAMM

Mer, 11/28/2018 - 08:00

Fai un regalo solidale che vale doppio: sarà un pensiero gradito per chi lo riceverà e un aiuto concreto per una mamma e il suo bambino in Africa. Scegliendo uno dei nostri gadget solidali, supporterai il programma “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni”.

E sono bellissimi!

Vedi qui tutti i regali solidali

Alex Bellini, l’italiano che navigherà i dieci fiumi più inquinati al mondo

Mer, 11/28/2018 - 01:39

“Delle 8 milioni di tonnellate di plastica presenti nel mare, l’80% arriva dai 10 fiumi più inquinati del nostro pianeta. Questa plastica fa un lungo percorso: parte dai fiumi, arriva nei nostri mari per essere ingerita dagli organismi marini e finire poi nei nostri piatti. Possiamo fare qualcosa? Assolutamente sì! Ecco il perché del progetto #10rivers1ocean.”

Il mondo sta cambiando. Lo farà sempre. Sta cambiando anche per mano dell’uomo. In questa nuova era geologica, chiamata Antropocene, l’essere umano e la sua attività sono le cause principali dei cambiamenti territoriali, strutturali e climatici. Così si legge sul sito di Alex Bellini, esploratore italiano classe 1978, che proprio in questi giorni ha lanciato l’ultima sfida personale in perfetta coerenza con le sue imprese decisamente estreme: navigare i 10 fiumi più inquinati al mondo per ripercorrere il ciclo dei rifiuti che si accumulano negli oceani e cercare di sensibilizzare su questo tema che sempre più, giorno dopo giorno, sta diventando un reale problema, per l’uomo, gli abitanti dei mari e il pianeta intero.

Il video messo in rete per presentare il progetto 10 rivers 2 ocean e tentare di smuovere le coscienze sta letteralmente facendo il giro del web, trovando l’approvazione e l’indignazione degli utenti. Dati alla mano il conto da pagare per il disastro ambientale è sempre più salato e di questo passo non siamo più sicuri di poter saldare il debito che generazioni e generazioni di Homo Sapiens hanno lasciato in sospeso.

10 RIVERS – 1 OCEAN –

https://www.youtube.com/watch?v=4a7ObQP63f0

Spesso i nostri comportamenti sono in netta contraddizione con i nostri ideali. Ci definiamo ecologisti, amanti del pianeta, contro gli sprechi… ma poi, nella pratica, nella vita quotidiana quanti realmente fanno fede alle proprie parole? Ad Alex Bellini è bastata una semplice domanda durante la sua apparsa al TedxLakeComo, quando chiese al pubblico: «quanti si occupano di ambiente alzino la mano» così la maggior parte dei presenti ha fatto. Poi l’avventuriero ambientalista ha continuato: «quanti di voi da questa mattina hanno bevuto acqua da una bottiglia di plastica?» E le mani, le stesse mani, si sono nuovamente alzate, mettendo in chiara evidenza la contraddizione dei nostri comportamenti e sottolineando che, per quanto riguarda il consumo di plastica, tra le nostre peggior nemiche, qualcosa chiaramente non va.

Molto più recente mi viene da riflettere sull’appena passato Black Friday. Sono pronta a scommettere che molti “ambientalisti” di fronte a sconti, promozioni 3×2 e ingolositi dai prodotti d’impulso strategicamente posizionati, per un giorno hanno dimenticato il significato della parola consumo critico.

Il progetto di Alex Bellini vuole provare a farci cambiare prospettiva. Navigare i 10 fiumi più inquinati al mondo è un tentativo estremo, ma necessario per raccontare il problema della plastica (e non solo) e iniziare laddove tutto ha inizio ha un obiettivo ben specifico: favorire un nuovo senso di comprensione e rispetto per il nostro pianeta e l’ambiente più minacciato: l’ecosistema fiumi. La Spedizione servirà come motivazione per sbloccare l’urgenza di agire, ma creerà anche il giusto mix di autenticità e credibilità per presentare al mondo nuove ed entusiasmanti soluzioni per risolvere la nostra imminente crisi ambientale.

10 fiumi più inquinati del mondo e le isole di plastica

A vincere il primato del fiume più inquinato al mondo è lo Yangtze (Cina), conosciuto in occidente come Fiume Azzurro. Fiume più lungo dell’Asia e in terza posizione nel mondo, trasporta annualmente fino a 1,5 milione di tonnellate di plastica in mare, dimenticando così le origini del suo nome quando ancora le sostanze argillose presenti nel letto del fiume gli permettevano di riflettere invariato il colore del cielo.

La classifica continua:

L’80% della plastica negli oceani proviene da solo 10 fiumi, 8 dei quali si trovano in Asia e i rimanenti nello stato africano. La conseguenza è che ogni giorno circa 8 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano, accumulandosi nelle aree in cui convergono le correnti marine e andando a formare le famose Isole di Plastica, tra cui la più nota che è grande tre volte la Francia ed è situata nell’Oceano Pacifico tra la California e le Hawaii.

Augurando buona fortuna ad Alex Bellini per questa nuova sfida e speranzosi che attraverso questa testimonianza diretta e incisiva diverse coscienze si possano smuovere davvero, resteremo in attesa degli sviluppi sfatando l’antico proverbio Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…

(Foto di copertina: Il Mekong, uno dei fiumi più inquinati al mondo – dal sito web di Alex Bellini)

I capelli me li faccio color curcuma

Mer, 11/28/2018 - 01:00

A Milano, in via Mariotto Albertinelli, c’è il Gianna Longo Daily Spa, un salone di bellezza ecocompatibile. Qui le tinture per capelli sono prodotte esclusivamente con erbe naturali. Perché “in tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso”.

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Video di Indi Mota, da un’idea di Margherita Aina.

Dal carbone al solare

Mar, 11/27/2018 - 11:20

 

Daniel Pennac

Mar, 11/27/2018 - 11:16

 

Coop, stop finanziamenti ai partiti. Una tempesta in un bicchier d’acqua

Mar, 11/27/2018 - 11:00

A sorpresa è passato alla Camera un emendamento al ddl Anticorruzione che secondo il proponente, Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia spezzerebbe la relazione coop-sinistra, quel “rapporto morboso e poco trasparente” (ora la legge verrà vagliata dal Senato). Ma basta fare un semplice fact-checking per capire che non è proprio così.

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Jacopo Fo: “Si cambia solo con la cooperazione”

Mar, 11/27/2018 - 09:00

Ecco la seconda parte della nostra intervista a Jacopo Fo, realizzata qualche settimana fa alla Libera Università di Alcatraz (PG). Siamo partiti da una riflessione sul ‘68 e in particolare sul perché rivoluzioni di così ampia portata non siano riuscite a raggiungere pienamente gli scopi a cui ambivano, interrogandoci in seguito su cosa potremmo imparare oggi dalla storia per non ripetere ciclicamente gli stessi errori.

Non è un caso se l’abbiamo chiesto proprio a Jacopo: ex sessantottino, tuttora impegnatissimo nella “rivoluzione culturale” dei giorni nostri. Ne è venuta fuori una preziosa riflessione su cosa andrebbe fatto al giorno d’oggi per realizzare una vera rivoluzione, tanto sul piano culturale che su quello materiale.

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La casa del futuro è Domani

Mar, 11/27/2018 - 04:13

Ce lo spiega Marco Ruggeri, uno dei progettisti di “Domani”, una nuova concezione di modulo abitativo che si ispira a un’architettura semplice e circolare.
Il progetto è uno dei vincitori il concorso Eco_luoghi 2017/2018 e un prototipo di Domani è stato esposto al MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. Siamo andati a vederlo!

Per maggiori informazioni https://www.casadidomani.it/

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Bernardo Bertolucci: il poeta del cinema

Mar, 11/27/2018 - 01:50

È una frase che mi disse Bernardo Bertolucci negli anni Novanta durante una lunga intervista nella sua casa romana, rimasta come per magia ferma agli anni Settanta, con i suoi grandi divani bianchi e i manifesti senza cornice attaccati alle pareti.

Pochissimi, nel cinema non solo italiano ma mondiale, sono riusciti come lui a mescolare letteratura e immagine, melodramma e politica, trasgressione e romanticismo.

Ora se ne è andato, e con lui abbiamo perso un pezzo di quella bellezza e poesia che fanno del mondo un posto dove vivere, in fondo, non poi così male. Perché con la poesia Bernardo Bertolucci, figlio del grande poeta Attilio, aveva un rapporto speciale.

In quell’intervista disse una frase che mi è rimasta impressa, un concetto che il regista di tanti capolavori (“Novecento”, “Ultimo tango a Parigi”, “L’ultimo imperatore”, “Piccolo Buddha”, “Il conformista”, forse il suo film più bello) riprese in molte occasioni, evidentemente perché diceva molto di lui: «Sono cresciuto in mezzo alla poesia, per via di mio padre Attilio. È lui che me l’ha fatta scoprire. Non in modo scolastico, era qualcosa che faceva parte della mia quotidianità. Ricordo una poesia di mio padre che leggevo da bambino, “La rosa bianca,” dedicata a mia madre: “Tu sei come la rosa bianca che sta in fondo al giardino…”. Io avevo 6 anni, andavo in fondo al giardino, ed ecco: lì c’ era la rosa bianca. La poesia conviveva con la realtà».

La bomba Ancelotti nel retrogrado, razzista, calcio italiano

Mar, 11/27/2018 - 01:29
La favola del re nudo

La colpa è di Carlo Ancelotti. Quest’italiano di provincia, ormai cittadino del mondo. Che ha vissuto e lavorato a Londra, Parigi, Madrid, Monaco di Baviera. Che ha trascorso tanto tempo in Canada (sua moglie è canadese). E dopo quasi dieci anni è rientrato nel calcio italiano. Ingaggiato dal Napoli. Ancelotti, che sembra sempre con la testa da un’altra parte, che dà anche visivamente l’idea di un uomo che è con noi ma che è lontano da noi, ha fatto irruzione nell’italico retrogrado mondo del pallone con lo stesso stato d’animo del bambino della favola del re nudo. All’indomani del gesto di Mourinho allo Juventus Stadium (dopo aver vinto la partita, José si è portato la mano all’orecchio come a dire: “non li sento più i vostri insulti”), Ancelotti ha rilasciato una dichiarazione di buon senso: «Si parla del gesto di Mourinho e non degli insulti. Ormai soltanto in Italia si sentono gli insulti negli stadi, nel resto d’Europa è impensabile».

La forza mediatica di Ancelotti è tale da fargli superare l’handicap – mediatico eh – di allenare il Napoli. L’uomo elogiato da Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo non si è lasciato catturare dalla trappola territoriale. Ne ha fatto una questione nazionale. Di immagine del nostro calcio. E quindi del nostro Paese. Persino le polemiche arbitrali gli scivolano addosso, le allontana con un sorriso e una smorfia del viso che comunica: “pensiamo a cose più serie”.

Quando il Chelsea espulse a vita tre suoi tifosi

Da buon tenente Colombo, Ancelotti fa finta di non sapere che cosa è diventato il nostro calcio. Tre anni fa, giusto per fare un esempio, il Chelsea espulse a vita tre tifosi che a Parigi si resero protagonisti di un episodio razzista: impedirono a un cittadino francese originario della Mauritania di salire sul metrò. Incastrati dalle telecamere, furono cancellati per sempre dal Chelsea. Il calcio inglese, da Mourinho a Wenger, espresse riprovazione per l’episodio.

Lotito e Anna Frank

Mica come in Italia dove per gli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma, la Lazio se l’è cavata con 50mila euro di squalifica (oltre alla figuraccia di Claudio Lotito che prima di andare in sinagoga a Roma per le scuse ufficiali, disse: “Annamo a fa’ sta sceneggiata”). Dove nel 2014 il primo provvedimento dell’allora neoeletto presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio fu l’annacquamento delle norme che punivano i cori di discriminazione territoriale. Votato all’unanimità e con l’appoggio del giornalismo che conta. Fabio Caressa la definì “una norma iniqua che non deve più esserci. Dà una brutta immagine del nostro calcio”. Dove, qualche anno fa, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Belloli definì le calciatrici “quattro lesbiche”.

La politica orwelliana

È sempre stato questo il livello. E nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Fino ad Ancelotti. Mannaggia a lui, hanno troppa eco le sue parole. Improvvisamente, il calcio italiano sembra aver scoperto che esiste un problema razzismo negli stadi. Eppure correva l’anno 2013 quando il Milan abbandonò l’amichevole contro la Pro Patria per insulti razzisti a Boateng. L’elenco degli insulti nei confronti dei calciatori neri è lungo quanto il Po, e prescinde dal colore della maglia. Colpisce tutti: calciatori di Inter, Milan, Juventus, Napoli, tutti.

Adesso, dopo decenni di indifferenza, i vertici del calcio scoprono che c’è un’emergenza. In maniera orwelliana: da oggi il nostro nemico non è più l’Eurasia bensì l’Estasia. E così il presidente del Coni Giovanni Malagò, il numero uno della Federcalcio Gabriele Gravina, il designatore arbitrale Nicola Rizzoli, con voce grave annunciano che nulla sarà più come prima. E che il razzismo non resterà impunito.

Ma proprio in Italia doveva tornare questo Ancelotti?

Kalashnikov venderà fucili, souvenir… e auto elettriche

Mar, 11/27/2018 - 01:04

Nel 2013 i conti aziendali erano in rosso, nel 2015 è stata aperta una fabbrica negli Usa, lo scorso anno è arrivato l’annuncio della nuova privatizzazione. Con la diversificazione come unica strategia possibile, ormai Kalashnikov non vende più soltanto i celeberrimi fucili d’assalto AK-47 ma anche altre armi, abbigliamento e persino souvenir. Come se non bastasse lo shop aperto all’aeroporto di Mosca con portachiavi, magliette, fucili di plastica e gadget vari, ecco che arriva il prototipo di un’auto elettrica, che sicuramente non brilla per bellezza estetica ma è il simbolo della sfida dichiarata a Tesla.

Il design vintage della vettura della Kalashnikov è però voluto, ispirato alla Ij-Kombi, un’auto sovietica che i potenziali clienti quindi non faticheranno a ricordare. L’esordio della CV-1 è avvenuto ad agosto durante l’International Military Technical Forum ‘Army 2018’ di Mosca, quando il prototipo è stato sfoggiato allo stand aziendale. Anche il colore – un azzurrino tenue – inganna, visto che la carrozzeria conterrebbe il cuore tecnologico modernissimo di un’auto futuristica pronta a sfidare gli ultimi modelli elettrici delle maggiori case produttrici di tutto il mondo e, in particolare, le auto di Elon Musk. Quando? Per ora top secret, così come i dettagli della tecnologia impiegata, tutto frutto di casa Kalashnikov. La promessa è quella di un motore da 300 cavalli e un’autonomia fino a 500 km in base alla potenza richiesta (350 km a velocità di crociera e 220 kw).

Non solo. La mobilità elettrica sarà davvero un nuovo fronte che l’azienda vuole aprire e sul quale si concentrerà intensamente. Sono stati infatti presentati anche alcuni modelli di moto elettriche, che in un primo tempo saranno commercializzati in versione da enduro ma senza porre alcun limite alla loro evoluzione. Pare anche che il vero modello di auto elettrica che arriverà concretamente sul mercato sarà diverso dal prototipo azzurro, seppur mantenendo i dettagli vintage che tanto colpiscono – nel bene e nel male – e che comunque sono in linea con un trend di rivisitazione del passato molto in voga tra i produttori.

Tutto questo mentre il competitor al quale l’azienda russa fa riferimento se la deve vedere con uno scompiglio mai visto prima. Con un Tweet, Elon Musk aveva annunciato di voler ritirare Tesla dalla Borsa e di cederla al fondo sovrano saudita Pif per un prezzo ad azione calcolato con un premio del 20% rispetto alle quotazioni di quei giorni. Dopo la causa da parte della Securities and Exchange Commission per turbativa d’asta, Musk ha scelto il patteggiamento e ha lasciato la presidenza di Tesla, che così ora fa ancora più gola a molti altri produttori che vorrebbero sviluppare meglio il business dell’auto elettrica con una produzione di massa, la stessa che finora è stato l’ostacolo insormontabile di Tesla, alle prese con i 400 mila ordini di Model S impossibili da evadere e finiti tristemente con inevitabili rimborsi.

 

Fonte foto: https://kalashnikov.media

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo

Il Sessantotto ha cambiato il mondo? Intervista a Jacopo Fo

Lun, 11/26/2018 - 11:48

Per chi come me auspica e al contempo magari cerca di favorire con tutti i mezzi a sua disposizione una rivoluzione – ma una rivoluzione che sia primariamente delle coscienze – l’anniversario dei cinquant’anni dal ‘68 non può proprio passare come se niente fosse.

Lo scorso aprile ho acquistato un numero extra del settimanale indipendente Internazionale, che riproponeva vari articoli di quell’anno dopo il quale, si diceva, il mondo non sarebbe più stato come prima. In questi articoli d’epoca tradotti dalle maggiori testate internazionali si parla delle rivolte, degli scioperi, delle occupazioni, delle manifestazioni e dei sit-in che si sono svolti in buona parte del mondo e che hanno coinvolto una vasta parte della popolazione civile e particolarmente gli studenti universitari.

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Bambini giocate all’aria aperta e salvate la vista

Lun, 11/26/2018 - 10:06

SIAMO sempre più miopi, gli oculisti di tutto il mondo sono d’accordo. I numeri parlano chiaro: la Cina è in testa, con oltre il 90% dei cittadini che non vedono bene da lontano e un picco che supera il 95% per i più giovani. I Paesi asiatici sono più colpiti, ma anche in Europa gli effetti sono sempre più evidenti. Non può essere una questione puramente genetica, dicono gli esperti, il fenomeno è in crescita troppo rapidamente. Quali sono quindi i fattori di rischio che rovinano la vista fin da bambini? Questo è quanto si sono chiesti nello studio, indagando le abitudini e le diottrie di circa 1000 coppie di gemelli inglesi nati tra il 1994 e il 1996.

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Aumenta il consumo di carne in Italia

Lun, 11/26/2018 - 01:45

Il dato è stato rivelato da un’analisi di Coldiretti su dati Ismea e divulgato in occasione del #bisteccaday (!) a Torino.

La Giornata Nazionale della Bistecca è stata festeggiata ai Giardini Reali con, ovviamente, grandi grigliate, bracerie, forni e spiedi e chi più ne ha più ne metta. Un giorno nero per i vegani.

E, a proposito di vegani, la stessa analisi rileva che oltre un milione di italiani ha abbandonato la dieta senza alimenti di origine animale per tornare a consumare carne, uova e latticini. I vegan sono passati dal 3% della popolazione a uno scarno 0,9%.

L’aumento del consumo di carne riguarda tutte le diverse tipologie: aumenta del 4% il pollame, sempre del 4% il maiale e il 5% quella bovina, che fa registrare il maggior incremento.

Al di là del semplice dato di aumento, l’Italia rimane comunque un Paese dove si mangia poca carne rispetto agli altri Stati europei con 79 chili all’anno pro-capite contro i 109,8 della Danimarca, i 99,5 della Spagna e gli 86 dei tedeschi.

E anche nel resto del mondo si mangia più carne che da noi: negli Stati Uniti il consumatore medio ne consuma 222,2 chili in un anno.

Vi è inoltre da dire che l’attenzione nel nostro Paese è alta anche per quanto riguarda la qualità del prodotto: il 45% degli intervistati preferisce quella proveniente da allevamenti italiani e in particolare il 29% compera carni locali e il 20% quella con marchio Dop, Igp o comunque certificata.

Afferma Coldiretti: “Le carni nazionali sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni (a differenza di quelle americane) e ottenute spesso nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali”.

Rimane il problema dell’impatto ambientale degli allevamenti animali, che non è cosa da poco: secondo la FAO dal 1967 la produzione globale di pollame è aumentata del 700%, quella di carne di maiale del 290%, di pecora e capra del 200% e infine quella di carne di bovini e bufali del 180%.

L’allevamento intensivo produce gravi danni all’ambiente e incide sulle limitate risorse del pianeta, andando a inquinare aria, acqua, suolo e a intaccare la biodiversità, oltre a incidere notevolmente alla produzione di gas serra (alcuni studi parlano del 20% dei gas serra totali).

Annamaria Procacci consigliere nazionale dell’Enpa Ente nazionale protezione animali afferma in un documento presentato in Parlamento: “Un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per l’allevamento, e il 70% della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello, sottraendo cibo e risorse alle popolazioni umane povere”.

Forse i vegetariani e i vegani non hanno tutti i torti.

Le best practice esistono: il caso BPER

Lun, 11/26/2018 - 01:17

Le best practice, “le buone pratiche” intese come comportamenti etici, nel sistema bancario esistono. Poche ma esistono. Ma non se ne parla. Forse, proprio perché poco diffuse, il sistema bancario, in questo caso,  fa “cartello” per evitare di sembrare complessivamente orientato alle worst practice, “le cattive pratiche” .

E dire che quella delle best practice, di come realizzarle e diffonderle, è una materia che si insegna nelle università, nei corsi anche più elementari che, presumo, qualsiasi studente che ha in mente di lavorare nel sistema bancario può frequentare. La verità è che di questi argomenti, nel sistema bancario, ci si riempie solo la bocca. Di proposte concrete poi ne arrivano poche.

Una di queste, già relativa a cinque anni fa e ancora in piedi, riguarda il gruppo Bper (Banca Popolare Emilia Romagna) che già da qualche anno ha scelto di dare un “segnale educativo” alla lotta contro la ludopatia inibendo le 480 mila carte di credito del gruppo dalle operazioni di pagamento in esercizi o su siti internet classificati nella categoria commerciale “gambling” (gioco d’azzardo), con l’eccezione di alcune decine di carte di credito black, riservate a clienti facoltosi.

Non solo: oltre ad aver inibito le carte di credito, Bper ha scelto di non proporre mai allo sportello i “gratta e vinci”, come invece accade negli uffici postali.

BPER Banca ha, inoltre, realizzato il Vademecum “Giocatori d’azzardo patologici e servizi bancari”: un opuscolo informativo che descrive le possibili tutele attivate dalla Banca per contrastare e prevenire i rischi annessi al gioco d’azzardo patologico. Il documento è stato realizzato con la collaborazione dell’associazione no profit “Papa Giovanni XIII di Reggio Emilia” ed è oggi utilizzabile dai Comuni.

Una iniziativa lodevole perché queste decisioni pesano sul conto economico della banca. Qui si parla di minori sostanziali ricavi. E non mi si venga a dire che Bper può permettersi questo tipo di iniziativa perché è una banca solida.

Innanzitutto essere una banca patrimonialmente solida e sicura è un capitale di fiducia che hanno in pochi nel nostro paese. E il capitale di fiducia, in una logica di profitto, si conquista senza essere avidi. Questa è la strada per migliorare. Per cambiare registro. Per consentire lo sviluppo di una cultura della domanda di servizi finanziari che non sia “alterata” già in partenza.

I mercati sono diventati altamente competitivi e i clienti imprevedibili, irrazionali, illogici ed estremamente esigenti. Siamo arrivati al punto che, considerato l’elevato numero di concorrenti all’interno del settore bancario, non c’è mai (o quasi mai) una seconda occasione per dare una buona impressione al cliente.

Oggi parlare di etica nel settore finanziario ha molto più a che fare con parole come «modo di pensare», «dialogo», «integrità», che non con l’aggettivo (etico) inserito nelle ragioni sociali o nelle mission delle banche. Quando ci renderemo conto, invece, che il grado di civiltà di un Paese si misura anche dalla trasparenza e onestà del suo sistema bancario?

Per consentire lo sviluppo di una cultura della domanda di servizi finanziari che «non sia forzata, violentata». Per permettere ai consulenti bancari di vendere ciò che i clienti vogliono effettivamente e non ciò che loro vogliono vendere e che, surrettiziamente, fanno credere essere addirittura «fortemente richiesto» nelle indagini di customer satisfaction. Ma sappiamo bene che in banca i prodotti non si comprano mai. Si vendono solo.

Ancora oggi.

Roma 3 dicembre: in Campidoglio “Dal dual fuel all’elettrico per la mobilità sostenibile”

Dom, 11/25/2018 - 08:11

Si tratterà di un convegno non solo di impostazione ma anche di disegno di un nuovo modello di mobilità sostenibile, tagliato su un area metropolitana come quella di Roma, con l’individuazione degli attori tecnologici capaci di dare adeguate soluzioni per la tutela ambientale.
L’evento si colloca nella fase di disegno della futura mobilità, con l’obiettivo di costruire una strategia che consenta un programma di penetrazione delle wall box di ricarica lenta in città, riducendo nel contempo l’impatto delle motorizzazioni diesel e benzina di auto e di veicoli commerciali che resteranno in circolazione.

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Sport e disabilità: il basket in carrozzina

Dom, 11/25/2018 - 04:19

Grazie a questo sport sono stato con gli altri”. Esordisce così nel video Raffaele, giocatore di basket in carrozzina con la squadra romana dei Giovani e Tenaci, uno straordinario esempio di sport, inclusione e indipendenza.
Buona visione!

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Il poliaccoppiato si ricicla

Dom, 11/25/2018 - 01:39

Molto usato per confezionare e conservare gli alimenti, negli anni passati è stato uno degli imballaggi più osteggiato dagli ecologisti perché, essendo composto da più materiali, è difficile da riciclare. Ma un’azienda italiana ha trovato il modo per farlo

Il poliaccoppiato – il più noto in commercio è il Tetrapak – è a base di cartone, alluminio e plastica. E per anni gli imballaggi compositi poliaccoppiati sono stati uno dei più grandi problemi del riciclo, specialmente quelli per bevande (per esempio il latte) che sono per l’appunto composti e molto diffusi.

Se da un lato questi imballaggi garantiscono una tenuta assoluta agli agenti esterni – specialmente per la presenza dell’alluminio – e quindi una conservazione dei cibi per lungo tempo, scindere i tre materiali per riciclarli singolarmente era complicato, costoso e difficile; e d’altra parte il fatto che si tratti di materiali così eterogenei ne rendeva impossibile il riciclo tal quale.

Ora però questa è una fase superata. Nelle cartiere del Gruppo Lucart, infatti, per la prima volta in Italia, è stato messo a punto un sistema per separare i tre materiali avviandoli tutti al riciclo e non in discarica, o peggio, all’incenerimento.

Anzitutto la fibra di cellulosa ottenuta, che rappresenta il 74% dell’imballaggio, viene utilizzata come materia prima anche per i prodotti principali dell’azienda stessa (che  opera nel settore cartario e quindi chiude un ciclo al suo interno); plastica e alluminio sono invece conferiti ad altre imprese, che li utilizzano come materie prime nei settori dell’imballaggio e dell’edilizia.

Ed è un riciclo ad alta qualità.

La fibra di carta che si utilizza nel poliaccoppiato, infatti, è una fibra “lunga” e questa qualità le conferisce un notevole pregio, oltre che una vita altrettanto lunga: a ogni passaggio di riciclo – e carta e cartone possono arrivare a sette passaggi! – le fibre s’accorciano e sono adatte, mano a mano, a prodotti di minor valore aggiunto.

Stesso discorso per gli altri materiali. L’alluminio è un materiale molto pregiato che si può riciclare all’infinito, con un enorme risparmio energetico – oltre il 90% – rispetto al materiale vergine, mentre la plastica è tutta della stessa qualità, cosa che ne consente un riciclo agevole, rapido e ad alta efficienza sotto il profilo del processo industriale.

Questo il processo consolidato, ma le tecnologie corrono veloci anche sotto il profilo dell’economia circolare. Ecco dunque che da questo materiale di scarto è possibile ottenere nuovi materiali. In questo caso la carta viene separata dagli altri due materiali in cartiera e i due “superstiti” ancora accoppiati vengono inviati a un altro stabilimento dove, sempre assieme, si trasformano in un altro materiale: l’Ecoallene.

Il processo per la produzione dell’Ecoallene avviene in quattro fasi: la prima è quella di lavaggio, che deve essere il più possibile accurato per eliminare in maniera definitiva qualsiasi traccia della fibra di cellulosa. Il secondo è lo sminuzzamento, che consente di dosare accuratamente le quantità d’alluminio e di plastica, mentre il terzo è l’agglomerazione, processo che serve per omogeneizzare il materiale e prepararlo alla fase successiva, che è quella dell’estrusione. Qui il materiale assume le forme e le caratteristiche necessarie per l’utilizzo finale grazie a un processo di riscaldamento, additivazione e plastificazione. Ed ecco che due rifiuti impossibili diventano suole e tacchi, vasi, impugnature, elementi da giardino, film e lastre termotrasformate, elementi strutturali per piccoli mobili, oppure giocattoli.

Il riciclo dei poliaccoppiati consente anche un miglioramento della raccolta differenziata. I Comuni, infatti, possono raccogliere gli imballaggi compositi poliaccoppiati per le bevande assieme alla carta, semplificando il processo di raccolta differenziata. Con una maggiore chiarezza per i cittadini e una maggiore qualità della differenziata stessa. Cosa fondamentale per avviare al riciclo i materiali abbattendo i costi.

La sinistra scompare? Non le donne di sinistra

Dom, 11/25/2018 - 01:16

Sembra che la sinistra voglia ripartire dalle donne, almeno a Milano. Nella Giornata mondiale contro la violenza di genere, parliamo di donne con Silvia Roggiani, Segretaria del Pd Milano Metropolitana fresca di nomina, che non le manda a dire né a Pillon né alla sinistra.

«Di maschilismo ce n’è ancora molto, troppo, in politica come altrove», ci dice. Non capitava dai tempi del PCI che a ricoprire il ruolo di Segretaria a Milano fosse una donna. Si sa, ci vuole “carattere” per certi ruoli.  «Tu ce l’hai, il carattere?», un refrain continuo, che l’ha accompagnata nei tanti anni di carriera politica nonostante la giovane età, 34 anni, fino alla recente candidatura, che nell’entusiasmo generale ha fatto sorgere, di nuovo, dubbi sul fantomatico carattere.

Cosa si intenda per “carattere” è affare da speleologi: «Francamente non lo so, so che ai candidati uomini nessuno si è sognato di chiedere se avevano o no il carattere». Dovendo concorrere con una donna, gli altri sono stati chiamati a discutere di temi femminili, e «già questa è stata una vittoria». Con la sua candidatura la Roggiani ha voluto dare un segnale alle tante donne che a volte – viste le difficoltà – sono le prime a precludersi l’ambizione a volere di più e la possibilità di fare di più.

In passato, anche all’interno del Pd di cui è stata responsabile organizzativa, le è stato rimproverato di essere «troppo organizzativa e poco politica». Sembra una barzelletta ma non lo è, infatti non fa ridere, fa semmai riflettere sul livello di astrazione raggiunto dalla politica degli ultimi anni, sempre meno concreta.

La voglia di lavorare e tornare a temi cari alla sinistra come la parità e la rappresentanza di genere è tanta, il che è tutto dire, in un Italia, dove meno di una donna su due lavora, l’occupazione media femminile rimane ferma al 34,9%, e in regioni come la Sicilia scende addirittura al 29%. «Vogliamo impegnarci perché il nostro Paese smetta di essere quello dove la forbice fra i nostri stipendi e quelli degli uomini è ancora larghissima». Intanto, per chi se lo fosse perso, con l’ultima manovra il governo non ha rifinanziato i congedi.

Essere femministe oggi è un privilegio?

Non so se lo sia, credo che stia diventando però sempre più una necessità. Non tanto perché le donne non hanno diritti, ma perché questi diritti difficilmente vengono applicati, e addirittura messi in discussione. Siamo in un momento storico in cui non possiamo dare per scontati i diritti guadagnati.

La sinistra scompare. E le donne della sinistra?

Le donne di sinistra non stanno affatto scomparendo. Ne sono esempio io, ne sono esempio le 100 donne deputate che per la prima volta nella storia dell’America siederanno alla Camera, ne sono esempio le moltissime di donne in piazza contro il ddl Pillon, la scorsa settimana ero in piazza con loro. Paradossalmente questo governo oscurantista ha risvegliato una resistenza civile, un moto quasi rivoluzionario.

Rivoluzionario?

Sì. A partire da noi donne, che abbiamo a cuore la parità di genere e vogliamo combattere con un governo che vorrebbe riportarci indietro di 50 anni e sottrarci diritti che hanno conquistato le nostre nonne.

Alcune di queste nonne da ragazze erano nell’UDI (Unione Donne Italiane), facevano self-help insegnando alle altre donne a controllare il seno e a conoscere il proprio corpo. Leggevano libri come Noi e il nostro corpo.

Posso dire cosa sta facendo Pd Milano Metropolitana. Innanzitutto siamo stati tra le prime Federazioni in Italia ad aver portato avanti un percorso di rinnovo della Conferenza delle Donne Democratiche, un progetto parallelo al Pd, che a sua volta, livello nazionale, vale a dire alla Camera e al Senato, ha chiesto tutte le audizioni possibili e i voti al ritiro per non far passare il ddl Pillon.

Che iniziative avete?

Abbiamo deciso di lanciare proprio oggi una campagna di mobilitazione. Attualmente una donna su tre è vittima di femminicidio. È una piaga intollerabile, dobbiamo sensibilizzare più persone possibili. Oggi siamo in oltre 20 banchetti sparsi in Milano e provincia per informare sulla Rete Antiviolenza e sugli strumenti di contrasto alla violenza di genere.

Quindi non è solo una battaglia politica…

Diffondere una cultura che valorizzi la differenza genere e promuova il superamento degli stereotipi dovrebbe essere una battaglia sia politica che culturale. Oggi è una data simbolica, perciò partiamo da oggi. C’è bisogno di simboli.

Le ideologie si nutrivano di simboli. Ci sono ancora le ideologie?

Purtroppo sì, ed è ora si staccarsene, il mondo procede in direzione opposta.

L’ideologia permetteva una dialettica, un tempo si parlava, non ci si arroccava.

La sinistra italiana parla forse troppo, non credo manchi la dialettica, semmai una sintesi fra le diverse correnti, che pure ci sono sempre state accanto alle grandi ideologie. Il Pd è nato anche grazie a queste piccole correnti. Tra gli iscritti al partito provenienti dai partiti fondatori e quindi ‘ideologici’ e i neoiscritti la dialettica è forte su alcuni temi.

Dimmene uno.

Il lavoro. Sull’art.18 lo scontro interno è ancora forte e spesso generazionale. Per alcuni, l’art.18 rimane l’unico mezzo a sostegno dei lavoratori, per altri, i lavoratori che traevano giovamento dall’art.18 erano comunque una minoranza, e bisogna occuparsi anche degli altri. Il valore della tutela del lavoro è il nostro faro, ci accomuna. Come tutelare il lavoro, rimane una questione su cui dovere trovare una sintesi, al più presto.

A parte la parità di genere, quale altro tema ti sta a cuore?

L’ambiente. Credo che molti degli elettori di sinistra che hanno votato i  5 stelle oggi siano a loro volta delusi proprio sul tema dell’ambiente. Personalmente ho apprezzato il decreto sulla terra dei fuochi, ma i condoni passati con il decreto Genova sono inaccettabili. Tornando a una realtà più piccola, regionale, Milano è la città che ha messo gli incentivi più alti sulle caldaie. Le politiche ambientali passano dalla buona pratica dei cittadini, che vanno incentivati.

Sembra che Milano voglia svincolarsi dalla dimensione italiana.

Sì, e lo dimostrano anche i ranking internazionali, Milano svetta tra le città europee e mondiali.

I tuoi genitori sono contenti che tu abbia intrapreso la carriera politica?

Mia madre molto, mio padre è un po’ preoccupato.

Immagino per il clima di cui si parlava.

Sì, il clima è sotto gli occhi di tutti, anche suoi.

Hai figli?

No, ma li vorrei. Vorrei avere la sfrontatezza di prendere la decisione  senza pensare troppo a quello che potrebbe succedere.

Momento Nanni Moretti: Silvia, dimmi qualcosa di sinistra.

Equità. Praticare l’equità nel quotidiano, essere di sinistra per me significa questo.

Melegatti riparte dalla “fabbrica segreta” e dal lievito salvato dai dipendenti

Sab, 11/24/2018 - 09:05

La Melegatti rinasce per la terza volta in due anni e si prepara a riportare i pandori nei supermercati per Natale grazie, in parte, a una linea di produzione installata in una “segretissima” azienda veneta (quella di proprietà di San Giovanni Lupatoto è in riorganizzazione in questi giorni) e al lievito madre salvato da Matteo Peraro e Davide Stupazzoni, due dipendenti che l’hanno tenuto in vita – gratis – nell’ultimo anno di crisi. Guadagnandosi oggi una campagna spontanea dei social network che spingono per premiarli con la nomina a Cavalieri del lavoro.

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