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Aggiornato: 2 ore 9 min fa

Un’isola di plastica anche nel mar Tirreno

Mar, 05/28/2019 - 21:15

Tra la Corsica e l’Italia si forma regolarmente un’isola di plastica. Gli accumuli possono rimanere presenti anche per alcuni mesi.

La geografia del mar Tirreno sta cambiando per colpa della plasticaTra la Corsica e l’isola d’Elba esiste infatti un nuovo lembo di “terra”. Un’isola di plastica, simile a quella presente da anni nel Pacifico, è stata infatti rintracciata in mezzo al mare.

“Enormi concentrazioni di plastica in precise zone, benché temporanee”

A riportarlo è l’emittente transalpina France Bleu, che cita François Galganidirigente dell’Ifremer (Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare) di Bastia. “La disposizione delle correnti provoca regolarmente delle enormi concentrazioni in precise zone”, ha spiegato l’esperto.

L’isola di plastica presenta un diametro di alcuni chilometri. E, in caso di venti provenienti dai quadranti settentrionali, i rifiuti arrivano in alcuni casi anche sulle spiagge della Corsica. A differenza di quanto accade nel Pacifico, però, i cambiamenti delle correnti fanno sì che il fenomeno non sia permanente. “Si tratta di zone di accumulo temporanee, visibili per periodi che possono andare da qualche giorno a qualche settimana. Soltanto in alcuni casi si arriva a due o tre mesi”, precisa Galgani.

Si tratta in ogni caso di una situazione particolarmente inquietante. La presenza di plastica nei mari attorni all’Italia è tale da generare un impatto devastante sull’ambiente, sulla fauna marina e sulla catena alimentare. Nel giugno del 2018 Greenpeace aveva denunciato la presenza di tale materiale in un quarto di pesci e invertebrati del mar Tirreno.

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I camper e i van più belli per on the road indimenticabili

Mar, 05/28/2019 - 18:30

Con l’estate camper e van si preparano per il periodo più vivace dell’anno: luglio, agosto e settembre? I mesi top per viaggiare a bordo delle case su ruote

Con l’arrivo dell’estate, camper e van si preparano per il periodo più vivace dell’anno: luglio, agosto e settembre sono infatti i mesi preferiti dagli italiani (64%) per viaggiare a bordo delle case su ruote. Lo rivela Yescapa, la piattaforma di camper sharing leader in Europa, che permette ai proprietari di camper di mettere in condivisione il proprio mezzo con gli altri viaggiatori, in perfetto stile sharing economy. Una soluzione grazie alla quale i proprietari dei camper possono ammortizzare i costi di mantenimento del veicolo che, in media, viene utilizzato solo 70 giorni l’anno e che resta fermo per 295 giorni l’anno, a fronte di oltre 3.000 euro di costi ogni anno, tra bollo, assicurazione, revisione e manutenzione varia. Bastano invece solo 6 settimane di condivisione del proprio camper per ammortizzare completamente il costo di mantenimento annuale del veicolo.

Pronti a salire a bordo?

D’altra parte, tutti quei viaggiatori che colgono al volo il primo weekend libero o la settimana di vacanza per vivere l’ebbrezza del viaggio on the road possono farlo in maniera facile e sicura: basta prenotare un volo low-cost ovunque in Europa e scegliere su Yescapa il veicolo ideale come compagno di viaggio! Alcuni sono davvero speciali: spaziosi, colorati, artigianali e ricchi di personalità. Pronti a salire a bordo?

Citroen HY del 1973

Ritrovato in un pagliaio nel 2014, questo Citroen HY del 1973, caratterizzato da una carrozzeria insolita, oggi è tornato all’antico splendore, mantenendo però il suo fascino vintage. Soprattutto, è dotato di tutti i comfort necessari per partire in autonomia, dalla doccia al fornello a gas. Il van si trova a Faro, in Portogallo, nel cuore della regione dell’Algarve, un’area che si affaccia sull’Oceano Atlantico e che regala panorami, spiagge e scogliere mozzafiato, come quelle della vicina Portimão. Una zona tutta da scoprire.

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Alberi al posto di lapidi

Mar, 05/28/2019 - 16:26

Dopo anni di sensibilizzazione sul tema delle sepolture “verdi”, il progetto Capsula Mundi diventa una realtà.

“L’uovo è una forma simbolica di rinascita, che ci aiuta a collocare nella prospettiva naturale il ciclo biologico della vita …” dice Raoul, ideatore di Capsula Mundi assieme ad Anna Citelli.

Un giovane albero – la cui essenza è stata scelta dalla persona ancora in vita – verrà messo a dimora al di sopra dell’urna. La bioplastica con cui è realizzato l’uovo gradualmente si degrada, consentendo alle ceneri di mescolarsi lentamente con il terreno e divenire nutrimento per la pianta.

COME ACQUISTARE: vai allo SHOP ON-LINE (solo in inglese, ci scusiamo), oppure scrivici a team@capsulamundi.it, il costo è di 400€, spedizione inclusa.

Domande frequenti:

Capsula Mundi SI PUO’ USARE IN ITALIA?
Le urne biodegradabili sono equiparate alla dispersione delle ceneri, che è consentita su terreni sia privati che pubblici. Deve esserci la prova delle volontà dell’interessato, attraverso scrittura di proprio pugno o, meglio ancora, iscrizione ad un’associazione per la tutela delle volontà, quale Idicen, Icrem e simili. Per conoscere i regolamenti locali in merito alla dispersione delle ceneri, è necessario informarsi presso il proprio Comune.

LE CENERI DANNEGGIANO LE RADICI?
Le ceneri hanno un PH alto che può dare fastidio alle radici, ma la bioplastica che utilizziamo si degrada lentamente, a partire da piccole fratture. Questo lento processo di dispersione aiuta ad equilibrare l’azione del suolo: il terreno è infatti una potente soluzione tampone ed è quindi in grado di neutralizzare e riequilibrare il livello di PH delle ceneri, ha solo bisogno di tempo!

URL: https://www.capsulamundi.it/shop/

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La sezione “Consigli per gli acquisti” ospita tramite il metodo dell’affiliazione prodotti ritenuti validi da People For Planet e che pensiamo possano risultare interessanti anche per i nostri utenti. Per questo servizio People For Planet riceve un compenso in denaro dalle imprese presenti nella sezione senza che questo comporti maggiorazioni di prezzo per l’utente che acquisti.

Dal Giappone all’Italia, è passione sake

Mar, 05/28/2019 - 15:00

Pochi sanno che gli italiani sono tra i maggiori appassionati di sake in Europa. La notizia che lo scorso ottobre l’Italia aveva superato la Gran Bretagna, divenendo il secondo più grande importatore di sake d’Europa a quantità, non è però passata inosservata dagli addetti ai lavori. Al punto che c’è chi cerca di riprodurre il celebre vino giapponese anche entro i nostri confini. 

Ricavato dal riso, il sake (senza accento) è prodotto dalla fermentazione di un microrganismo (koji) e di lievito (kobo). Il suo contenuto alcolico può variare dal 13 al 16%. In Giappone il sake esiste da duemila anni, in Europa ha cominciato ad essere presente vent’anni fa, ma solo negli ultimi tre anni è diventato veramente trendy, ovvero da quando si è cominciato a lavorare culturalmente sul prodotto. Tanto da entrare stabilmente nelle drink list di molti locali gourmet. E così, quando lo scorso autunno, Richard Geoffroy, lo storico chef de cave di Dom Pérignon, ha deciso di lasciare la celeberrima casa di Champagne per dedicarsi a un progetto sul sake, il fatto è stato interpretato come un segnale che qualcosa stava cambiando nel mondo degli alcolici e che da fenomeno “etnico” il sake stia diventando qualcosa di più. 
Arrivato in Italia dapprima attraverso i locali tipici giapponesi, ben presto è passato a quelli gourmet dove gli chef lo usano e lo interpretano in cucina, fino a – tendenza degli ultimi anni – delle vere e proprie “saketeche”, dove gustarlo da solo o in accompagnamento a piccoli piatti.

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Mercatone Uno era già un cadavere

Mar, 05/28/2019 - 14:55

Chi negli ultimi anni ha varcato la soglia d’ingresso di un qualche Mercatone Uno sparso in Italia sa che camminare tra le corsie era come sentire l’odore acre di fiori dimenticati su una lapide.

Scaffali semi-vuoti, personale assente o dormiente, offerte risalenti agli anni Duemila, corsie sporche. Una desolazione addirittura più struggente di quella che si prova passeggiando all’Auchan e in tutti quei negozi di metrature vastissime, pensati per la grande spesa una volta a settimana, la maggior parte dei quali oggi in crisi.

Non stupisce che la società che possiede la catena di negozi di arredamento abbia dichiarato fallimento, stupisce semmai il ritardo con cui l’ha fatto, visto che da tempo doveva 250 milioni di euro ai fornitori, circa 500 aziende. La gestione di Mercatone Uno era già passata sotto amministrazione speciale prima di essere venduta a una holding con sede a Malta. Fondata negli anni ’70, la catena Mercatone Uno ebbe il suo momento d’oro negli anni ’90, per poi entrare in crisi nel decennio successivo: nel 2015 aveva già ridotto del 50% i suoi punti vendita, accumulando milioni di debiti ed entrando in amministrazione straordinaria, fino a maggio 2018, quando a seguito di ben quattro gare deserte fu data alla Shernon holding dell’italiano Valdero Rigoni e dell’americano Michael Thalmann, mentre al ministero oggi presieduto da di Maio c’era Calenda. L’alternativa alla holding sarebbe stata la chiusura, dice Calenda. “Non si assegna una gara a una finanziaria maltese con 10 mila euro di capitale. Tutte le garanzie erano false. È l’istruttoria che doveva vederlo”, gli risponde via Twitter il giornalista Franco Bechis.

Vista la fragilità dell’acquirente, al momento della cessione è stata inserita una clausola di salvaguardia (riserva di proprietà) in grado di riportare la società in amministrazione straordinaria, salvaguardando i lavoratori. Clausola voluta proprio da Calenda, e che probabilmente verrà usata da di Maio, chissà magari dicendo di salvare i lavoratori  “nonostante Calenda”. Ad agosto 2018 la vendita è stata perfezionata, di Maio si era già insediato, da lì la società avrebbe dovuto fare operazioni di rafforzamento del capitale. Non si è fatto. Al contrario, al posto di rilanciare il marchio, la nuova proprietà ha accumulato 90 milioni di debiti in nove mesi, vedendosi chiuso l’accesso al credito bancario e revocato il diritto di opzione relativo agli immobili di proprietà dell’amministrazione straordinaria precedente.

Lo sapeva anche il maiale che la barca stava affondando, tra i 1800 lavoratori qualcuno una sbirciata agli annunci di lavoro l’avrà pur data. Lascia increduli però il modo con cui sono venuti a conoscenza della chiusurra dei 55 punti vendita. Anziché ricevere una comunicazione ufficiale o una lettera di licenziamento, hanno saputo via Facebook e WhatsApp, tra la notte di venerdì e la mattina di sabato.

Il caso ha scatenato una polemica tra il governo e le opposizioni: Calenda rimprovera a di Maio la mancata vigilanza, il M5S ribatte ricordando che la holding in questione  è responsabilità di Calenda, Salvini, al solito, pesca consensi dicendosi pronto a “occuparsene personalmente”, sfugge a che titolo il ministro dell’interno possa occuparsi di una crisi aziendale. Dal Trentino al Piemonte, passando per la Puglia, i lavoratori e i sindacati hanno organizzato sit-in di protesta davanti ai punti vendita di Mercatone Uno. Della tutela dei 20mila clienti che hanno impegnato 3,8 milioni di euro per mobili mai avuti ancora non si sa ancora nulla, ora l’attenzione è tutta rivolta all’incredibile e inaspettata scoperta: in Italia le aziende falliscono. Chissà se anche i ricchi piangono.

L’attività fisica migliora l’olfatto

Mar, 05/28/2019 - 13:33

Una ricerca Cnr-Ibcn, con il laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia e la Fondazione Ebri, mette in luce il processo che porta alla formazione di neuroni olfattivi e il ruolo che ha il movimento nei primi anni di vita dei topi

ROMA – Nel cervello adulto dei mammiferi esistono aree in cui si originano nuovi neuroni a partire da cellule staminali neurali. Una di queste è denominata zona sottoventricolare (Svz) e rappresenta la principale fonte di nuovi neuroni del cervello dei topi adulti. Uno studio condotto dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibcn) ha individuato il processo che porta alla formazione di neuroni olfattivi. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Molecular Neurobiology.

Le cellule staminali dormienti e l’olfatto

“All’interno della Svz, le cellule staminali dormienti vengono attivate da stimoli interni o esterni e cominciano un percorso di espansione e maturazione fino a diventare neuroni maturi che migrano in direzione del bulbo olfattivo, dove partecipano attivamente ai processi olfattivi”, spiega Stefano Farioli Vecchioli del Cnr-Icbn. “Nel nostro laboratorio abbiamo scoperto che lo spegnimento, tramite ingegneria genetica, del gene anti-proliferativo p21 innesca uno straordinario aumento della risposta delle cellule staminali neurali quiescenti – continua – all’azione svolta dall’attività fisica, che favorisce la generazione di nuovi neuroni (proneurogenica). Ciò si traduce in un aumento dell’attivazione e della velocità di proliferazione delle cellule staminali e in un incremento del numero di nuovi neuroni attivi all’interno del bulbo olfattivo.

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La dipendenza dai videogame è da ora ufficialmente una malattia

Mar, 05/28/2019 - 12:00

L’Organizzazione mondiale della Sanità include il “Gaming Disorder” nella nuova International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems

La dipendenza da videogiochi entra ufficialmente nell’elenco delle malattie dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). Durante l’Assemblea Generale in corso a Ginevra i Paesi membri hanno votato a favore dell’adozione del nuovo aggiornamento dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (la cui sigla è Icd-11), che contiene per la prima volta il “Gaming Disorder”.

Il nuovo testo, che sarà in vigore dal primo gennaio 2022, contiene definizioni e codici per oltre 55 mila malattie e condizioni patologiche, e viene usato per uniformare diagnosi e classificazioni in tutto il mondo. Il “gaming disorder” è definito come «una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online che offline, manifestati da: un mancato controllo sul gioco; una sempre maggiore priorità data al gioco, al punto che questo diventa più importante delle attività quotidiane e sugli interessi della vita; una continua escalation del gaming nonostante conseguenze negative personali, familiari, sociali, educazionali, occupazionali o in altre aree importanti». Per essere considerato patologico, continua il capitolo dedicato al problema, il comportamento deve essere reiterato per 12 mesi, «anche se la durata può essere minore se tutti i requisiti diagnostici sono rispettati e i sintomi sono gravi».

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Elezioni Europee: cosa ci aspettavamo e cosa ci aspetterà?

Mar, 05/28/2019 - 10:50

Dopo le elezioni Europee 2019 quali saranno gli scenari possibili?

1) Il governo regge: Seguendo le dichiarazioni di Salvini e Di Maio, il governo potrebbe non saltare. A questo punto, come ha già anticipato il leader leghista, l’agenda di governo cambierà a favore del primo partito emerso dalle Europee. […] Il Carroccio ha raddoppiato i consensi al 34,3% mentre i grillini sono dimezzati al 17%, cioè alla percentuale del Carroccio alle Politiche. Risultato: se Di Maio non vuole mollare, gli tocca ingoiare il rospo. Tradotto: accettare dossier invisi alla base come la Flat tax, la Tav e le autonomie. Con un rischio grande quanto il successo della Lega: perdere ancora più consensi. […] Probabilità: medio-alta

2) Il governo salta (e pure Di Maio): Al di là delle enunciazioni post voto, Luigi Di Maio potrebbe non accettare di seguire l’agenda Salvini. O, meglio, i suoi potrebbero costringerlo a staccare la spina al governo, oppure potrebbero essere proprio i grillini con i loro ‘no’ a creare l’incidente e far sì che la Lega crei la crisi di governo. […] Per ora Di Maio ha smentito dicendo che da Grillo a Casaleggio nessuno ha chiesto le sue dimissioni, ma i contendenti restano in campo: Fico, Di Battista e qualcuno dice pure Conte che, depotenziato dall’ondata leghista, potrebbe pensare di diventare il frontman del Movimento. Probabilità: alta 

3) Il forno M5s-Pd: A questo punto, senza Di Maio e con una leadership più spostata a ‘sinistra’, il Pd potrebbe pensare a un accordo con i grillini. Ipotesi negata da molti big democratici (almeno in questa legislatura), ma c’è chi, soprattutto nell’ala sinistra Pd, che non disdegna l’ipotesi. Con un ostacolo: Renzi è contrario. E al suo no si aggiunge quello dell’astro nascente Carlo Calenda, recordman di preferenze alle Europee nel Nord-Est. Probabilità: bassa

4) Maggioranza di centrodestra: Considerando il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e 5 Stelle e, soprattutto, il tonfo del Movimento,  l’ipotesi di ribaltone non è così peregrina. Il centrodestra unito (Lega, Forza Italia, Fd’I), seguendo i dati delle Europee, sfiorerebbe il 50 per cento e quindi avrebbe i numeri per governare. In questo scenario, Salvini potrebbe essere il nuovo premier al posto di Giuseppe Conte. Di certo c’è che, in caso l’alleanza di governo si rompesse,  Sergio Mattarella potrebbe sondare questa possibilità. Probabilità: medio-alta

5) Il voto anticipato: In caso di crisi di governo e non si trovasse un’alternativa alla maggioranza giallo-verde si potrebbe andare anuove elezioni in tempo utile per avere un governo in grado di scrivere la nuova manovra. La data utile potrebbe essere in autunno. […] Probabilità: media.

[Fonte:QUOTIDIANO.NET Elezioni europee 2019 e governo, i 5 scenari dopo il voto” di Rosalba Carbutti]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

EUROPEE, PERCHÉ LE CITTÀ VOTANO IL PD E LA PROVINCIA LA LEGA […] Limitandosi alle Europee, basta a dare uno sguardo ai comuni dove il Pd è riuscito a primeggiare. Tra le prime dieci città per popolazione, sei hanno votato in prevalenza i Dem (Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze) e le restanti quattro si sono orientate sui Cinque stelle (Napoli, Palermo, Catania, Bari).

[…] la Lega tende a crescere più ci si allontana dai grossi centri urbani, fra le periferie e i comuni di piccola dimensione.

[…] Roberto Biorcio, docente di sociologia e ricerca sociale all’Università Bicocca di Milano, fa notare che il divario tra l’andamento di un partito può raggiungere sbalzi «anche di 10 punti percentuali» fra città e provincia. Vale anche per il Pd e la Lega, ma anche per il «terzo incomodo» uscito in frantumi dall’ultimo voto, i Cinque stelle. Le ragioni? Biorcio individua almeno due elementi, concatenati fra loro. «In primo luogo nei piccoli centri e nelle aree più periferiche abitano persone con più difficoltà economiche – dice – Mentre in qualche modo nei grandi centri abitano famiglie e persone dotate di maggiori risorse economiche. Quindi le prime hanno subito maggiormente la crisi e tendono a votare per forze di rottura contro il “sistema” e i partiti avvertiti come tradizionali». […]In parte, però, il voto a un partito «identitario» come la Lega risponde soprattutto al desiderio di chiusura verso l’estero e alla difesa dello status quo: la «emergenza migratoria»,nonostante sia sfumata da anni, viene avvertita come un rischio al proprio benessere economico. Leggi l’articolo completo [Fonte:  ILSOLE24ORE.COM – Alberto Magnani]

ELEZIONI EUROPEE 2019, COSA CAMBIA PAESE PER PAESE. Un terremoto politico. Le elezioni europee 2019, oltre a ridisegnare la composizione del Parlamento Ue, hanno stravolto gli equilibri interni di molti Paesi membri. […] Ecco i Paesi in cui la situazione, causa di questa tornata elettorale, è destinata a cambiare rapidamente.

Germania: Lo tsunami verde, con il partito guidato dall’energica Annalena Baerbock che ha sfiorato il 20,5% delle preferenze, ha già costretto i conservatori della Cdu (prima formazione, con il 28,9%, ma in calo) e l’Spd (peggior risultato di sempre) a rivedere l’intesa su cui si fonda la Grosse Koalition. I socialisti, fermi al 15,8%, hanno chiesto ufficialmente una verifica di governo e probabilmente sarà l’occasione per inserire nel programma temi cari alla formazione ecologista, in modo da arginarne la spinta in previsione delle prossime politiche. La Cdu ha ammesso di non essere in grado di attrarre il voto giovanile e cercherà nei prossimi mesi di cambiare la propria immagine per attirare una fetta di elettorato sempre più distante.

Francia: Il partito di Marine Le Pen ha conquistato il 23,31% delle preferenze, battendo di misura (+0,9%) la formazione del presidente Emmanuel Macron. La leader dell’ultradestra già ieri sera ha chiesto ufficialmente di sciogliere l’Assemblea nazionale (il Parlamento francese) e quindi di tornare alle urne. L’avanzata dei Verdi, che hanno raggiunto il 13,47%, costringerà l’esecutivo a tenere conto dei temi cari agli ambientalisti.  Leggi l’articolo completo [Fonte: QUOTIDIANO.NET – Luca Bolognini]

COSA DICEVANO I SONDAGGI SULLE ELEZIONI EUROPEE. […] Ovviamente “i sondaggi” è una semplificazione: prima di un’elezione ne vengono realizzati moltissimi e da molti istituti diversi, con qualità e precisione diverse. Per questo motivo il modo più semplice di capire quanto “i sondaggi” si siano avvicinati ai risultati delle elezioni europee è probabilmente analizzare la “supermedia” realizzata e pubblicata da YouTrend, che metteva insieme periodicamente le rilevazioni di otto istituti di statistica differenti.

[…] Detto tutto questo, “i sondaggi” si sono avvicinati grossomodo ai risultati finali, seppure con qualche scostamento non di poco conto (il M5S è andato assai peggio, soprattutto). L’ultima “supermedia” realizzata prima delle elezioni europee dava la Lega primo partito e sopra il 30 per cento, con il PD e il M5S molto vicini, Forza Italia sotto il 10 per cento e +Europa, Verdi e Sinistra sotto il 4 per cento. L’errore più grande è stato la sopravvalutazione del M5S.

Ultima “supermedia” dei sondaggi politici per le elezioni europee

Lega – 31,2 per cento
Movimento 5 Stelle – 22,6 per cento
Partito Democratico – 20,9 per cento
Forza Italia – 9,7 per cento
Fratelli d’Italia – 5 per cento
+Europa-Italia in comune-PDE Italia – 3,2 per cento
La Sinistra – 2,8 per cento
Europa Verde – 1,4 per cento

Leggi l’articolo completo [Fonte: ILPOST.IT]

Perché abbiamo avuto un maggio così freddo?

Mar, 05/28/2019 - 09:33

Alluvioni, siccità, grandine e neve fuori stagione – è proprio conseguenza dei cambiamenti climatici. Un concetto molto semplice che però, commenta Greenpeace, sembra non essere molto chiaro ad importanti esponenti del governo.

Secondo un noto proverbio, una rondine non fa primavera. Ecco, traslando questo concetto al clima poco primaverilevissuto in questi giorni, potremmo dire che nemmeno un maggio così freddo fa inverno: un singolo episodio, in questo caso un periodo insolitamente freddo, non può certo smentire una situazione generale che invece va in una direzione ben diversa.

Al contrario, il freddo di questi giorni, così come la siccità, le tempeste di vento, le alluvioni degli scorsi mesi, il grande caldo che probabilmente avremo in estate sono proprio conseguenza dei cambiamenti climatici.

Il recente freddo ha ovviamente delle solide spiegazioni scientifiche: innanzitutto, quando si parla di cambiamenti climatici non si intende che percepiremo più caldo durante l’anno, o che farà meno freddo. Ma si intende, appunto, che il clima sta cambiando. Eventi meteorologici estremi – alluvioni, siccità, grandine e neve fuori stagione – sono e saranno sempre più frequenti e sempre più intensi.

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Norvegia: navi da crociera alimentate con biogas a base di scarti di pesce

Mar, 05/28/2019 - 08:00

La collaborazione tra la compagnia Hurtigruten e la raffineria Biokraft prevede la conversione di 6 navi a propulsione ibrida biogas – elettrica

Un nuovo biogas liquido a base di scarti di pesce verrà testato dalla compagnia norvegese Hurtigruten: l’operatore specializzato in crociere nei mari del Nord ha annunciato l’accordo di collaborazione con la raffineria Biokraft per la conversione di parte della flotta ad alimentazione ibrida.

Il biogas liquido (LGB) verrà realizzato a partire da scarti di pesce e altri materiali organici: Hurtigruten ha firmato un accordo di 7 anni e mezzo e prevede di mettere in mare la prima nave alimentata da LGB entro il 2020.

L’accordo fa parte di un investimento di 800 milioni di euro annunciato nel 2018 dalla compagnia norvegese per la conversione di 6 navi in modo che possano essere sospinte in parte da carburanti rinnovabili. Le imbarcazioni dovrebbero essere alimentate oltre che a biogas anche da un motore elettrico e da GNL.

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Quel mezzo punto che lega Ayrton Senna e Niki Lauda

Mar, 05/28/2019 - 06:37

Pochi lo ricordano, ma c’è un sottile filo che lega Niki Lauda e Ayrton Senna. Fu anche grazie al brasiliano se nel 1984 il fuoriclasse austriaco vinse il suo terzo titolo mondiale. Il primo con la McLaren. Nove anni dopo il primo successo Mondiale con la Ferrari.

Era il 6 giugno del 1984. Sesta gara del Mondiale. Fin lì, la McLaren ne aveva vinte quattro (su cinque): due con Lauda e due con Alain Prost. Il ragioniere e il professore. Prost conquistò la pole position. Lauda partì dalla quarta fila. In settima, anonimo, c’era un giovane brasiliano alla guida della Toleman.

Pioveva quel giorno sul Principato di Monaco. Come otto anni prima, in Giappone, sul circuito del Fuji. Quando Niki Lauda, subito dopo la partenza, decise di fermarsi ai box e di fatto consegnò il Mondiale a James Hunt. Pochi mesi prima, Lauda aveva visto la morte sul circuito del Nürburgring. In uno degli incidenti che più sono rimasti impressi nella memoria degli appassionati (e non solo).

Otto anni dopo, Lauda non si ritirò sotto la pioggia. Recuperò posizioni e si ritrovò al secondo posto dietro Alain Prost. Prima di essere superato dal giovane brasiliano e di finire fuori con un testa coda. Senna, lo sconosciuto Senna, quel giorno era irrefrenabile. Guadagnava secondi su secondi su Prost colui il quale anni dopo diventerà il suo più acerrimo rivale.

Su quel pomeriggio del 6 giugno 1984, come spesso accade, aleggiano aneddoti e leggende. C’è chi giura che Prost riuscì a imporre lo stop anticipato della corsa a causa della pioggia. Lo fece per evitare l’umiliazione di vedersi superato da questo giovane 24enne brasiliano che non aveva ancora conquistato un podio nella sua vita. Un affronto non digeribile.

E così la gara venne chiusa in anticipo. A Prost, però, vennero assegnati 4,5 punti invece dei 9 previsti per la vittoria. Chissà se qualche mese dopo, il professore si pentì delle sue (eventuali) pressioni sul giudice di gara. Perché se la corsa fosse stata completata, lui avrebbe sì subito il sorpasso del giovane Senna ma avrebbe portato a casa i 6 punti del secondo posto aziché i 4.5 della vittoria mutilata.

Perché fu proprio per mezzo punto che quell’anno Niki Lauda vinse il suo terzo mondiale. Stavolta, all’ultima gara, in Portogallo, l’austriaco non si ritirò. Per vincere il Mondiale gli sarebbe bastato arrivare secondo, e secondo arrivò. Rivinse il Mondiale sette anni dopo. E lo conquistò anche grazie a quel brasiliano che sarebbe entrato nella storia dell’automobilismo almeno quanto lui.

L’anno successivo, Lauda annunciò il ritiro. Per la seconda, definitiva, volta.

In quali Stati va a finire la nostra plastica

Lun, 05/27/2019 - 21:00

Gli effetti del blocco cinese all’importazione di rifiuti in plastica si ripercuotono in Europa.

A un anno dallo stop di Pechino all’import di plastica italiana, i rifiuti hanno cominciato a disegnare nuove rotte.

Vietnam, Malesia e Turchia le nuove destinazioni

Fino allo scorso anno, il 42% dei rifiuti in plastica italiani era diretto in Cina.

«Ma nel 2018, rispetto al 2016, la Cina ha ridotto dell’83,5% il volume di rifiuti italiani importati, accogliendo di fatto solo 2,8% dei nostri scarti plastici» spiega Greenpeace, che ha redatto un report sulle nuove rotte della plastica.

Da qui la necessità di trovare nuove destinazioni per i rifiuti made in Italy.

Secondo le stime di Greenpeace, lo scorso anno in Malesia le importazioni sono aumentate del 195,4% rispetto al 2017.

Anche la Turchia è diventata una delle mete favorite: rispetto all’anno precedente, nel 2018 l’import di rifiuti di plastica è cresciuto del +191,5%. Anche Vietnam e Tailandia hanno fatto registrare un aumento rispettivamente del 153% e del 770%.

I rischi derivanti dai rifiuti

Il timore più che fondato è che, una volta giunti in questi Stati, i rifiuti di plastica non vengano trattati correttamente.

Un rischio analogo è presente anche nei paesi dell’Europa dell’Est, dove è diretta parte della plastica italiana.

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Oltre 200mila preferenze per il medico di Lampedusa

Lun, 05/27/2019 - 18:05

Pietro Bartolo sfonda in Sicilia e diventa europarlamentare. I sostenitori festeggiano: “C’è un’Italia che non si arrende al razzismo”

135mila preferenze nelle isole, 85mila al centro. Pietro Bartolo fa incetta di voti e viene eletto europarlamentare. Il medico di Lampedusa è risultato tra i candidati più votati del Pd: lontano da Carlo Calenda (273mila preferenze) e Giuliano Pisapia (263), in Sicilia Bartolo è risultato secondo soltanto a Matteo Salvini, con ben 115mila voti. Un successo clamoroso, celebrato sul web da molti sostenitori. 

I complimenti per il protagonista di “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi arrivano sia dalla politica che dai comuni cittadini. “Grande risultato per Pietro Bartolo
che rappresenta il medico di Lampedusa e per tutti noi lampedusani, anche se a Lampedusa c’è stato un astensionismo esagerato”, ha dichiarato ad Adnkronosil sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che, nella città simbolo degli sbarchi dei migranti, ha visto però trionfare la Lega. Dello stesso avviso è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando: “Con l’affermazione di Bartolo in Sicilia si dà concretezza e sbocco istituzionale anche in Europa all’idea che ‘io sono persona, noi siamo comunità’, a testimoniare l’importanza di tutti e di ciascuno per il bene dei singoli e della collettività”. 

“Sei la bella notizia in questo disastro”, scrive un utente su Twitter. “Un grazie sentito a Luca Zingaretti per aver scelto un candidato forte e umano come Pietro Bartolo. La strada del PD per la vittoria è questa! Gente vera con impegno civile”, argomenta un altro. “Vai Pietro, grida in Europa che c’è un’Italia che crede ancora all’accoglienza e non si arrende ad ignoranza e razzismo”, scrive un cittadino.

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Europee, la più longeva ha votato a 116 anni

Lun, 05/27/2019 - 15:00

Voto in molti casi sotto la pioggia in Italia, ma come in ogni tornata elettorale non sono mancate segnalazioni, curiosità e denunce. Nel Nuorese, davanti a tre scuole sedi di seggi elettorali, a Posada e Siniscola e Budoni, sono stati trovati alcuni bossoli di proiettili e l’invito a non votare. Il volantino, firmato dal sedicente Movimento politico reazionario, si accusava l’Europa di «utilizzare l’Italia come discarica e di non curarsi dei migranti». Finale con denuncia contro ignoti. Identica denuncia per la scoperta di alcuni “santini” elettorali in un seggio di Perugia.

L’elettrice più longeva: ha 116 anni
La elettrice più longeva alle urne è stata Nonna Peppa: la signora Maria Giuseppina Robucci, nata a Poggio Imperiale ( Foggia) il 20 marzo 1903, che ha spento due mesi fa 116 candeline. Non solo è la più anziana d’Italia e d’Europa, ma anche l’elettrice più longeva di tutto il Continente. La signora fra le altre ha votato per la prima volta al referendum costituzionale del 1946 per la scelta tra Repubblica e Monarchia. Ed è sindaca onoraria di Poggio Imperiale. Ha votato ininterrottamente a tutte le consultazioni dell’Italia democratica, dal plebiscito del 1946 a oggi anche la signora Luisa Zappitelli, classe 1911. La signora si è presentata al seggio numero 10 di San Pio, il quartiere di Città di Castello (Perugia) dove abita, scortata dai figli e dalla nipote. «Ancora ricordo quella prima volta che – ha detto – con orgoglio sono andata a votare insieme ad altre donne, un momento che rimarrà per sempre nella mia mente».

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La consapevolezza finanziaria viene prima dell’educazione finanziaria

Lun, 05/27/2019 - 15:00

Una delle più indimenticabili battute di Massimo Troisi tratta dal film «Le vie del Signore sono finite» forse rappresenta, più di altre analitiche considerazioni, il motivo del ritardo degli italiani in tema di educazione finanziaria.

“Siamo molto indietro ed è quindi inutile tentare di leggere qualsiasi manuale. Tanto non serve a nulla”: sembra di ascoltarla la voce dei cittadini.

Sembra assurdo ma in molti, invece oggi, vorrebbero impartire un’educazione finanziaria. In cima alla lista di chi vorrebbe “insegnarci” la finanza ci sono proprio le banche, noncuranti del loro linguaggio incomprensibile, che, senza girarci intorno, non farebbe altro che aumentare la confusione delle persone, le quali disinteressate finiscono quasi sempre per affidarsi a consulenti bancari “di fiducia”, oppure a privati senza scrupoli, spesso in conflitto d’interessi. Eppure questa “operazione simpatia” (perché solo di operazione simpatia si può parlare) verso i clienti da parte degli istituti di credito non stupisce affatto, tengono molto alla propria reputazione.

Pensano, a torto, che faccia consenso dire che sono impegnati sul fronte della educazione finanziaria.

L’ipotesi, comunque, è da evitare, lasciar giocare questa partita alle banche sarebbe come affidare a un pasticciere un corso su come mangiare sano.

Il mio ultimo libro “Soldi Gratis”, edizione Sperling & Kupfer, nasce per questo, per evitarlo e per una domanda: è possibile fare educazione finanziaria in questo Paese? No, non lo è. Se non si è semplici non lo si può fare.

“Allora di cosa stiamo parlando?” potreste chiedermi. Un attimo e ci arriveremo.

In Italia il livello di cultura finanziaria dei cittadini è tra i più bassi delle economie avanzate e le rare iniziative educative in questo senso sono lacunose, di parte e poco frequentate.

La “finanza” è sempre presentata come materia per pochi eletti. Si parla delle logiche che muovono i mercati della speculazione, di investimenti, spread, btp, bund. Che senso ha? Che senso ha rivolgersi ai cittadini in questo modo? Non c’è più tempo, siamo in ritardo per acquisire le competenze necessarie a capire concetti complessi, una nonnina totalmente estranea al mondo della tecnologia potrebbe capire il software che c’è dietro il funzionamento di un Iphone? Assolutamente no, ma con qualche consiglio semplice, ripetuto a velocità moderata, in pochi giorni le daremmo la consapevolezza per comporre il numero del nipote e parlarci addirittura.

Consapevolezza, è la consapevolezza, quella finanziaria, da cui bisognerebbe partire. Tutto molto semplice.

Come sapete nel 2012 sono entrato in una fase che chiamerei “destruens”.
Uscito dal mondo delle banche, ho provato a mostrarvi con tre libri, a partire da “Io so e ho le prove”, che quel mondo che tutti credevano fatto di fiducia ed etica era regolato da tutt’altre dinamiche. Soprattutto, i miei scrupoli, riguardavano il profilo, appunto, etico e quindi giuridico. Vendere prodotti spazzatura ai clienti, convincerli a comprare diamanti, cose superflue per sbloccare, come per magia le pratiche di un fido, intimidire, ricattare i piccoli imprenditori e risparmiatori che volevano investire o accedere a un mutuo non erano le ragioni per andare al lavoro ogni mattina, erano le ragioni per denunciare.

Considero la denuncia uno strumento necessario, l’ho usato ma non è sufficiente. Demolire ha senso solo se esistono i mezzi per costruire: io credo ci siano.

Per questo sono arrivato alla fase due, quella “costruens”. In cui nasce “Soldi Gratis”, in cui consci dei disastri, dell’arretratezza, della mancanza di fondamenta, partiamo dalle basi: la costruzione di un percorso mentale che viene prima della conoscenza manualistica, prima della educazione finanziaria. Un processo di consapevolezza al fine di rendere i cittadini consapevoli e dotarli, quindi, di maggiore potere negoziale.
Potere da fornirgli dopo un ascolto attento. Cosa vogliono sapere? Non finanza tecnica, astratta, poco accessibile, sanno di non averne i mezzi.
Vogliono sapere come salvare i propri risparmi, quale banca scegliere, come si legge un estratto conto, la correttezza delle spese addebitate sul conto, quale mutuo accendere.

Aiutarli ad autodifendersi per salvare i loro soldi, il loro futuro, fornirli un vademecum per sollecitare l’intelligenza finanziaria, semplicemente stimolarli ad affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi finanziari nuovi.

Complicare è facile, semplificare è difficile ma solo attraverso la semplicità possiamo educare davvero.

Elezioni europee, boom dei Verdi: secondo partito in Germania, terzo in Francia

Lun, 05/27/2019 - 12:00

Exploit del gruppo ambientalista, che raccoglie il voto del dissenso giovanile e progressista, deluso dai socialisti. “Grazie a tutti”, ha detto la candidata di punta Ska Keller

Boom dei Verdi alle elezioni europee (I RISULTATI LIVE). Sono il secondo partito in Germania, mentre in Francia sono terzi. Un exploit del gruppo ambientalista, che sembra ormai coagulare intorno alla propria proposta – anche sull’onda dell’effetto Greta – il voto del dissenso giovanile e progressista, deluso dai socialisti, che pure segnano buoni risultati in diversi Paesi: in primis Spagna e Olanda.

Il boom in Germania e Francia

La Germania in questo senso è emblematica: nel Paese che elegge più eurodeputati, gli ecologisti raddoppiano i consensi e sono il secondo partito mentre crolla la Spd e cala la Cdu di Merkel (LA MAPPA DEI RISULTATI IN GERMANIA). Sorpresa anche in Francia, dove la lista Europe-Ecologie le Verts, guidata da Yannick Jadot, è il terzo partito con il 12,8% dei voti (LA MAPPA DEI RISULTATI IN FRANCIA).

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“Svezia invasa. Stop Eurabia!” Ma è una fake news

Lun, 05/27/2019 - 11:11

Comunicazione dell’Ambasciata di Svezia su un servizio del TG2

A seguito del servizio del TG2 andato in onda il 19 maggio 2019, l’Ambasciata di Svezia comunica di aver informato la direzione del TG2 – tramite una nota scritta inviata il 22 maggio – che nel servizio girato in Svezia ci sono diverse affermazioni errate.

Per esempio nel servizio si parla di oltre 60 quartieri “totalmente fuori controllo”, dove la polizia non entra e dove vige la sharia, la legge islamica. Questa descrizione corrisponde a quelle che vengono comunemente definite “no go zones”. Non esistono “no go zones” in Svezia. Come nella maggior parte delle grandi città esistono aree socialmente vulnerabili dove, al contrario di ciò che si afferma nel servizio, è stata rafforzata la presenza della polizia negli ultimi anni. Queste aree sono una priorità assoluta per il governo svedese che ha stanziato considerevoli fondi per sovvenzionare progetti per favorire l’inserimento sociale in queste aree. Per esempio con attività rivolte ai bambini e ai giovani, investimenti nell’istruzione, maggiore sicurezza, aumento dell’occupazione. Desideriamo inoltre precisare che in Svezia viene applicata la legge svedese in tutto il paese e la legge è uguale per tutti. Non esistono aree dove viene applicata la legge della sharia.

Nel servizio si parla anche del “più alto numero europeo di stupri”. La statistica in questo caso dà un immagine errata della situazione. Il malinteso nasce da tre fattori principali. In Svezia ogni atto di violenza sessuale viene registrato come una denuncia a sé stante. Una denuncia può contenere un gran numero di stupri, come per esempio chi denuncia di essere stato violentato più volte dalla stessa persona. Anche in questi casi la polizia deve registrare ogni atto di violenza come un singolo crimine. Un altro fattore che contribuisce al malinteso è la nuova legge sul consenso esplicito, entrata in vigore nel 2018 e che sancisce che il sesso se non è consensuale è illegale, quindi passibile di denuncia. Inoltre la definizione giuridica svedese di cosa è considerato stupro è più ampia che nella maggior parte degli altri paesi e le persone vengono incoraggiate a denunciare le violenze. Per questi motivi la frequenza delle denunce è molto alta e tante persone hanno il coraggio di denunciare le violenze, ritenendo lo stato intenzionato ad aiutarle e in grado di farlo.

L’Ambasciata è sempre disponibile a fornire informazioni sulla Svezia e a facilitare il contatto con esperti e istituzioni per avere un quadro completo del nostro paese.

[Fonte: Ambasciata di Svezia a Roma – WWW.SWEDENABROAD.SE]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Il servizio mandato in onda dal TR2 e ripreso anche dal Ministro Salvini

DOMENICA SI VOTA LEGA PER NON FARE QUESTA FINE: STOP EURABIA!

Non vogliamo fare la fine della Svezia, questa non è integrazione! NO ALL'EURABIA. Oriana, guardaci da Lassù.

Pubblicato da Matteo Salvini su Martedì 21 maggio 2019

LE PROTESTE DELLA SVEZIA PER UN SERVIZIO DEL TG2. L’ambasciata svedese in Italia ha pubblicato sul suo sito una nota per protestare contro un servizio del Tg2 andato in onda il 19 maggio, perché pieno di informazioni false. Il servizio parlava del presunto fallimento del modello svedese sull’integrazione e sosteneva tra le altre cose che 60 quartieri del paese fossero «completamente fuori controllo», zone dove «la polizia non entra». Il servizio citava anche il quartiere di Stoccolma soprannominato “Mogadiscio”, per la grande presenza di somali, e diceva che al suo interno «vige la sharia, la legge islamica».

Il servizio era stato ripreso qualche giorno dopo da Matteo Salvini, che lo aveva pubblicato su Facebook con lo slogan: «Svezia invasa. Stop Eurabia!», mettendo insieme le parole “Europa” e “Arabia Saudita”, paese dove viene applicata un’interpretazione della sharia molto restrittiva e conservatrice.

Il servizio era stato ripreso qualche giorno dopo da Matteo Salvini, che lo aveva pubblicato su Facebook con lo slogan: «Svezia invasa. Stop Eurabia!», mettendo insieme le parole “Europa” e “Arabia Saudita”, paese dove viene applicata un’interpretazione della sharia molto restrittiva e conservatrice. Leggi l’articolo completo [Fonte: ILPOST.IT ]

A STOCCOLMA VIGE LA SHARI’A. SCOOP DEL TG2 (E DI SALVINI) > […] Siamo dunque giunti al punto di guardare alla Svezia, una delle nazioni più ricche e civili, dove le condizioni di vita sono altissime e il welfare è tra i più avanzati, come un territorio invaso dagli islamici e sottoposto alle crudeli leggi dell’occhio per occhio. Lo dobbiamo all’imbarbarimento dell’informazione e anche al fatto che siamo molto ignoranti e troppo tolleranti. Se non fossimo ignoranti e tolleranti, e massimamente collusi, non avremmo mai potuto permettere che fosse chiamato a dirigere quel Tg un giornalista, Gennaro Sangiuliano, che dopo appena due giorni dal voto del 4 marzo 2018 posta su Facebook una foto di lui con Salvini. Stretti stretti e sorridentissimi. E infatti dopo un po’ la nomina, il premio. Ma, collega!, complimentsissimi.

Invece quella foto, quella semplice foto, avrebbe dovuto far scattare un divieto assoluto a qualunque salto di carriera e far gridare allo scandalo tutto il Parlamento (grillini inclusi, oh yes). Ma siamo collusi, prevalentemente collusi, e perciò nessuno ha gridato, nessuno ha protestato, tranne flebili e isolate voci. Purtroppo siamo anche ignoranti, e perciò Salvini si è potuto permettere quel: “Vogliamo fare la fine della Svezia?”. Lui è consapevole che molti dei suoi elettori non sanno dove sia la Svezia, non ne conoscono il benessere economico, il grado di civiltà, lo stile di vita. Contando sull’ignoranza, rilancia quella che viene comunemente definita una fake news.

La novità, drammatica e desolante, è che le notizie manipolate non sono costruite solo nei sottoscala dei social network ma hanno fior di giornalisti professionisti, e anche lautamente retribuiti, perfino dalla tv di Stato. Non ci resta che la vergogna. Leggi l’articolo completo [Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Antonello Caporale]

Dal 25 maggio al 2 giugno la Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla

Lun, 05/27/2019 - 08:56

Dare visibilità alla sclerosi multipla (Sm)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla, declinato da quello della campagna promossa dall’Msif (Federazione Internazionale della Sm) in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla sclerosi multipla che quest’anno si celebrerà il 30 maggio.
La Settimana nazionale costituisce il consueto appuntamento di Aism – Associazione Italiana Sclerosi Multipla – con l’informazione sulla malattia. Una settimana ricca di appuntamenti per far sì che di sclerosi multipla si parli. Perché è fondamentale che di questa malattia ciascuno, anche se non direttamente coinvolto, ne riceva informazioni corrette, per comprenderne difficoltà e complessità, senza dar credito a “luoghi comuni”.
“Rendere visibile” la sclerosi multipla vuol dire che la sclerosi multipla non sia un ostacolo alla vita di tante persone, ma sia parte della vita stessa: per Aism rappresenta l’impegno a fare in modo che la sclerosi multipla, condizione di vita di tanti giovani e di tante persone, sia una sfida che nessuno deve affrontare da solo, ma tutti insieme. È così che la sclerosi multipla si può vincere davvero, ogni giorno”, dichiara Angela Martino presidente Nazionale di Aism. Anche quest’anno, la Settimana Nazionale della SM si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e si terrà dal 25 maggio al 2 giugno.


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Quali prodotti non troveremo più nei supermercati dopo lo stop alla plastica usa e getta

Lun, 05/27/2019 - 08:00

Il 21 maggio 2019 il Consiglio Ue ha approvato il divieto di alcuni prodotti in plastica monouso, che equivalgono al 70 per cento dei rifiuti che finiscono in mare. La nuova normativa entrerà in vigore dal 2021

Dal 2021 potremmo entrare in un supermercato e non trovare più piatti, cannucce in plastica, oltre a posate, cotton fioc, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini. Insomma, tutti quei prodotti mono uso di cui ci serviamo praticamente ogni giorno verranno messi al bando nei paesi dell’Unione europea.

Entro il 2021 dovranno essere vietati nell’Ue le posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette), i piatti di plastica monouso, le cannucce di plastica, i bastoncini cotonati fatti di plastica, i bastoncini di plastica per palloncini, le plastiche ossi-degradabili e i contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso.

La norma approvata dall’Europarlamento il 27 marzo 2019 e dal Consiglio Ue il 21 maggio impone una raccolta del 90 per cento per le bottiglie di plastica entro dieci anni, e impone che entro il 2025 il 25 per cento delle bottiglie dovrà essere composto da materiali riciclati. A partire dal 2030 poi la quota dovrà salire al 30 per cento.

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Haloterapia: dal sale un rimedio per le affezioni delle vie respiratorie?

Lun, 05/27/2019 - 05:59

Il rimedio ha origini antiche: Ippocrate nell’antica Grecia prescriveva ai pazienti costipati di inalare i vapori dell’acqua salata e nel Medioevo i monaci portavano i pazienti nelle grotte salmastre perché ne respirassero l’aria.

E lo sapevano bene anche le nostre nonne che prendevano i nipoti raffreddati e li piazzavano con la testa sopra una bacinella piena di acqua calda e sale, li coprivano con un asciugamano e via a respirarne i fumi.

Poi è arrivato l’aerosol: molte inalazioni sono comunque a base di cloruro di sodio micronizzato.

L’esperienza si arricchisce in questi anni perché molte città si stanno dotando di “stanze del sale”.

Si tratta di ambienti dove tutto, pareti, pavimento e soffitto, sono ricoperti di sale così da ricreare il microclima di una grotta salmastra naturale. Inoltre, attraverso halogeneratori o micronizzatori di sale la stanza viene portata al giusto grado di umidità (40-60%) e temperatura (18°-24) mentre nell’aria si disperdono minuscole particelle ionizzate che creano un aerosol in grado di raggiungere i polmoni fino agli alveoli.

Una seduta di haloterapia (dal greco ‘halos”, sale) dura 45 minuti per un adulto mentre per i bambini è consigliata una terapia di 25 minuti.

Alcuni studi avrebbero dimostrato che l’aria salina svolge una azione antibatterica e antinfiammatoria sul tratto respiratorio.

E chi ha provato la stanza del sale ha dichiarato di sentirsi meglio anche per quanto riguarda l’umore, di aver provato una sensazione di maggiore vitalità ed energia e si sono notati miglioramenti anche per i più comuni disturbi della pelle come acne ed eczema.

I risultati sono soggettivi tanto che uno studio australiano pubblicato nel 2014 ne afferma l’assoluta inutilità. Si legge in un articolo pubblicato su Fanpage: “I ricercatori hanno effettuato una revisione di 151 studi scientifici e alla fine gli autori hanno concluso constatando l’assenza di studi di alta qualità in favore della haloterapia, quindi della specifica inalazione di sali, escludendo la possibilità di includere la terapia del sale assieme a quelle già accertate nella cura dei disturbi respiratori”.

In conclusione, alcuni dicono di sì, altri di no, ma senz’altro passare 45 minuti in una stanza ricoperta interamente di sale bianco è un buon modo almeno per rilassarsi.

L’esperienza è comunque sconsigliata nei casi in cui il paziente sia affetto da intossicazione da farmaci e alcol, abbia subito emorragie o epistassi recenti o soffra di grave ipertensione o stati acuti di patologie respiratorie.

Fonti:
https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/haloterapia.html
http://www.vicenzatoday.it/benessere/vicenza-sale-grotta-stanza-malattie-respiratorie-pelle.html
https://www.lastampa.it/2019/04/02/societa/orosei-benessere-in-grotta-al-profumo-di-sale-wwPExFOsvTGOYn25wAKr8H/pagina.htmlhttps://scienze.fanpage.it/la-terapia-del-sale-per-curare-le-malattie-respiratorie-non-serve-a-nulla/