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Aggiornato: 44 min 43 sec fa

Prodotti agricoli nei distributori automatici a Zurigo

Mer, 05/01/2019 - 11:00

Distributori automatici di prodotti agricoli della regione nel pieno centro di Zurigo. Ce ne sono già cinque nella capitale finanziaria elvetica e ben presto ne potrebbero sorgere altrettanti.

Grazie all’iniziativa della giovane contadina Margrit Abderhalden una decina di coltivatori e allevatori dell’Oberland zurighese rendono disponibili 24 ore al giorno negli Alpomat formaggi, salsicce, frutta, dolci e marmellate di produzione locale e spesso di qualità bio ai cittadini zurighesi, senza passare da intermediari.

Per i piccoli contadini, sostiene Margrit Abderhalden, può risultare difficile produrre nelle quantità richieste dalla grande distribuzione e per questo motivo vanno escogitati nuovi canali per raggiungere i consumatori in città.

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Perché si festeggia l’1 maggio? Ecco la storia e le sue contraddizioni in Italia

Mer, 05/01/2019 - 09:35

Oggi, 1° maggio 2019, in Italia e in molti altri Paesi del  mondo festeggiamo la festa di tutti i lavoratori ricordando le lotte dei movimenti sindacali e gli obiettivi sia sociali che economici raggiunti dopo lunghe battaglie, spesso anche violente.

Ma è oggi ancora credibile festeggiare questa ricorrenza in un’Italia in cui la cronaca quotidiana non manca di riportare episodi dove i lavoratori subiscono continue umiliazioni da parte di istituzioni sorde (il caso del caporalato, dal Nord al Sud Italia, è esemplare) e dove diritti e dignità vengono letteralmente calpestati? Emergenza della sicurezza sul lavoro e parità di diritti è argomento primario anche oggi se consideriamo le continue discriminazioni sul posto di lavoro e l’alto tasso di disoccupazione con cui il Bel Paese si trova a fare i conti. Di seguito un panorama sulla festa nazionale Italiana che ne ripercorre le origini, approfondendo con una visione odierna della situazione lavorativa e concludendosi con un accenno all’attualissima polemica sull’appuntamento del concerto a Roma che vede 4 sole donne coinvolte sui 77 artisti chiamati per l’occasione.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Primo maggio, perché si celebra la Festa dei lavoratori. La ‘Festa dei lavoratori‘, in ricordo della battaglia condotta dalla classe operaia per ottenere diritti e condizioni di lavoro migliori, non si celebra solo in Italia. La storia del primo maggio, in particolare, parte dalle coste australiane. ‘Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire‘: con questo slogan, coniato in Australia nel 1855, e condiviso da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento si aprì, infatti, la strada a rivendicazioni generali e alla ricerca di un giorno, il primo maggio, in cui tutti i lavoratori potessero incontrarsi per esercitare una forma di lotta e per affermare la propria autonomia e indipendenza.

Primo maggio, la storia della Festa dei lavoratori

La prima proposta concreta arrivò dal congresso dell’Associazione internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale, riunito a Ginevra. Era il settembre del 1866: “Otto ore come limite legale dell’attività lavorativa”. A sviluppare un grande movimento di lotta sulla questione delle otto ore furono soprattutto le organizzazioni dei lavoratori statunitensi. Continua a leggere…

Fonte: TODAY.IT  

Diritti dei lavoratori in Italia: un primo maggio per capire a che punto siamo.Discriminazione legata al genere e all’età. Differenze retributive. E ancora: precariato, problemi in tema di sicurezza e aumento delle morti sul lavoro. Oggi, in vista della Festa del Lavoro, Osservatorio Diritti scatta una fotografia della situazione dei diritti dei lavoratori in Italia.

Una data importante che si festeggia ogni anno e che ricorda quello che la nostra Costituzione dice all’articolo 1: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Il Primo maggio, la festa del lavoro e dei lavoratori, sarà celebrata con il consueto concerto a Roma e con tante manifestazioni sindacali in tutto il Paese. Ma come è messa l’Italia quanto a tutela dei diritti dei lavoratori?

Diritti dei lavoratori: donne discriminate sul lavoro

Ci sono tre parole inglesi che sintetizzano alla perfezione la discriminazione che le donnevivono: il gender gap. Che in italiano possiamo tradurre con differenze di genere, molto più diffuse di quanto si creda. Continua a leggere…

Fonte: OSSERVATORIODIRITTI.IT –  Cristina Maccarrone

Concerto primo maggio a Roma, sul palco solo 4 donne: il controevento al femminile. E gli organizzatori replicano con una foto.  Oltre settanta artisti in scaletta, ma solo quattro donne. Il Concertone del primo maggio a Roma (qui la scaletta), mai come quest’anno è povero di nomi femminili. Accanto ai grandi come Daniele Silvestri, Manuel Agnelli o l’internazionale Noel Gallagher, ci saranno poche artiste e nessuna di queste salirà sul palco da solista. Naturalmente esclusa la presentatrice Ambra Angiolini. Le poche che rappresenteranno il genere lo faranno come membro di un gruppo, come le sorelle Lucchesi della band La Rappresentante di Lista, o Francesca del duo Coma_Cose.

L’assenza di nomi femminili sul cartellone non è passata inosservata, tanto da scatenare numerose polemiche. Si sono sollevati i gruppi femministi, tra cui le attiviste di Se non ora quando, ma anche numerose cantanti che, escluse dal Concertone, hanno dato vita a un controconcerto al femminile. Oltre venti le artiste che hanno messo nero su bianco il loro nome per sostenere l’evento “May così tante”, che si terrà a partire dalle 19 al locale romano Angelo Mai, organizzato dalla pupilla di Lucio Dalla, Angela Baraldi, e dalla cantautrice romana, Diana Tejera. In scaletta tra le altre ci saranno: Maria Pia De Vito, Andrea Mirò, Mimosa Campironi, Nathalie ed Eleonora Bordonaro. Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Martina Milone

Italia Sicilia Gela, web serie quarto episodio: Silvia

Mer, 05/01/2019 - 05:54

Quarto appuntamento con la webserie Italia Sicilia Gela. Silvia Scuderi ci porta a fare immersioni subacquee nella zona di Manfria, alla scoperta, magari, di nuovi reperti archeologici.

Prossimo episodio: 8 maggio 2019!

Per approfondire visita Gela Le Radici Del Futuro

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra
Ep04 Silvia
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

5 consigli per evitare che una scampagnata diventi un disastro ecologico

Mer, 05/01/2019 - 05:18

Tutti pronti a partire con amici e parenti con le giberne cariche di uova sode, frittata di maccheroni e 240 cotolette impanate per 6 persone?

Vi risparmiamo i consigli salutistici, solo poche cose per ricordarci di avere alcune accortezze per salvaguardare il pianeta e quindi:

  1. Usiamo contenitori riutilizzabili, anche di plastica ma che – svuotati – ci portiamo a casa, laviamo e riponiamo pronti per essere riempiti alla prossima gita.
  2. Piatti, bicchieri, posate rigorosamente 100% biodegradabili, in bioplastica o riutilizzabili.
  3. L’acqua portatela in borraccia, il caffè nel thermos.
  4. Si può arrivare alla nostra meta in autobus, in treno, o addirittura in bicicletta? Meglio, molto meglio, sennò organizzatevi con gli amici e riempite le macchine, nel tragitto potete sempre cantare Azzurro o la Canzone del Sole.
  5. Finito il pic-nic lasciate il posto più pulito di quando l’avete trovato, raccogliete l’immondizia vostra e altrui se c’è.

Tornate a casa satolli, riposati e con la coscienza immacolata. Che bella gita!

Foto di Pexels

Onu, i popoli autoctoni in difesa della biodiversità

Mar, 04/30/2019 - 19:00

Rappresentano il 6% della popolazione mondiale, ma anche il 15% dei poveri, vivono in 90 paesi e sono depositari di 5 mila culture diverse, sono un’importante barriera contro i cambianti climatici vivendo da secoli in armonia con la natura: sono i popoli autoctoni, alle cui lingue e alla loro conservazione l’Onu ha dedicato il 2019. E per fare il punto sull’Anno Internazionale delle lingue autoctone nella sede Onu di New York fino al 3 maggio si incontreranno oltre mille rappresentanti di queste culture, provenienti da tutto il mondo. I temi all’ordine del giorno sono lo sviluppo economico e sociale, l’ambiente, l’educazione, la salute e i diritti umani di questi popoli.

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Amianto, la minaccia dimenticata che continua a uccidere

Mar, 04/30/2019 - 16:00

Secondo il dossier “Liberi dall’amianto?” di Legambiente (dati 2018 relativi a 15 Regioni) sul territorio nazionale ci sono circa 370mila strutture contenenti amianto (tra cui 215mila edifici privati, 50mila pubblici, 20mila siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto).

Ci sono minacce presunte che ogni giorno nel nostro Paese vengono agitate ad arte sui media e che sono diventate una miniera di consensi elettorali. È ovviamente il caso dei migranti. Ci sono invece minacce vere, che non godono purtroppo della stessa enfasi mediatica e sono incredibilmente lasciate nel dimenticatoio, con tutto quello che ne consegue sull’aumento dei rischi per la vita. Tra queste c’è l’amianto, la fibra killer messa al bando 27 anni fa con la legge 257/92 ma ancora molto diffusa negli edifici del nostro Paese.

Come ogni anno il 28 aprile si celebra la giornata mondiale delle vittime dell’amianto e vale la pena fare il quadro sui danni alla salute e sui ritardi delle bonifiche in Italia. I dati sanitari sono davvero preoccupanti: stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono stati oltre 21mila i casi di mesotelioma maligno censiti tra il 1993 e il 2012 e oltre 6mila le morti ogni anno.

Nonostante i drammatici dati epidemiologici, il processo di risanamento è incomprensibilmente lento. Secondo il dossier “Liberi dall’amianto?” di Legambiente (dati 2018 relativi a 15 Regioni) sul territorio nazionale ci sono circa 370mila strutture contenenti amianto (tra cui 215mila edifici privati, 50mila pubblici, 20mila siti industriali e 65mila coperture in cemento amianto). Dei 265mila edifici pubblici e privati con strutture in amianto, solo 7mila sono stati bonificati.

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Asteroidi: una simulazione globale di collisione

Mar, 04/30/2019 - 15:00

Per le agenzie spaziali di mezzo mondo è iniziata una settimana frenetica: la NASA, l’ESA e altri partner internazionali stanno facendo fronte a una minaccia di collisione planetaria simulata. Durante l’edizione 2019 della Planetary Defense Conference (PDC), in corso questa settimana a Washington D.C., sarà condotta una simulazione piuttosto complessa, che previde che un asteroide di 100-300 metri di diametro impatti contro la Terra tra otto anni esatti, il 29 aprile 2027.

L’idea è di unire tutte le risorse scientifiche, tecnologiche e finanziarie possibili per rispondere all’emergenza: se davvero corressimo questo pericolo, che cosa potremmo fare? Come risponderebbero i sistemi di allarme, monitoraggio, sicurezza e comunicazione del rischio?

DI RADO, MA SUCCEDE. Le probabilità che un piccolo asteroide finisca contro il nostro Pianeta sono date a circa una ogni cento anni, e anche in questo caso il “proiettile celeste” finirebbe quasi certamente in mare o in un’area deserta. Tuttavia, è stato un evento del genere a decretare l’estinzione dei dinosauri, anche se quell’asteroide non era così piccolo come quelli di cui si parla alla PDC.

Per mettersi alla prova su di una situazione di pre-allarme, il Planetary Defense Coordination Office (PDCO) della NASA, lo Space Situational Awareness-NEO Segment dell’ESA, l’Ente federale per la gestione delle emergenze (FEMA), l’International Asteroid Warning Network (IAWN) e altri partner internazionali organizzano esercitazioni periodiche per la gestione di un asteroide near-Earth che dovesse incrociare il percorso della Terra.

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Stupro di Vallerano: basta consenso politico sul corpo delle donne

Mar, 04/30/2019 - 14:58

Quando a fare notizia sarà l’atto criminale violento su una donna anziché le generalità del criminale potremo dirci un Paese civile. Per ora siamo un Paese cialtrone, spregiudicato, in mano a politici e aspiranti tali che cercano il consenso politico sul corpo delle donne. Molti dell’opposizione oggi usano la tragedia di una donna di 36 anni picchiata fino a farla svenire e abusata sessualmente (il tutto ripreso con il telefonino) per riguadagnare una manciata di voti in più e per riuscire a dare il colpo all’estrema destra tenuto a lungo tempo in canna. Grottesco. Gli aggressori, come ormai noto, sono il consigliere comunale Francesco Chiricozzi di 21 anni e un militante di Casapound di 19 anni, entrambi di Vallerano, entrambi di estrema destra. Un crimine è un crimine e per natura ha una vittima. I media, per natura, devono denunciare le subculture criminali che sono o potrebbero essere causa di quel crimine. Quello a cui stiamo asssitendo in questi giorni però non ha niente a che fare con l’informazione e il dibattito sociale, è piuttosto un’operazione di sciacallaggio politico, stavolta per mano della sinistra e del centro sinistra, che stanno comportandosi esattamente come hanno fatto Salvini&Co, che sulle generalizzazioni e gli slogan ci hanno costruito un governo.

Una democrazia matura dovrebbe avere antidoti a fenomenologie di questo tipo di spettacolarizzazione politica, invece si assiste al vergognoso disinteresse per la vittima e per il tema della violenza di genere in tutte le sue declinazioni e ci si concentra sugli aggressori, dei quali si vuole sapere tutto, minuziosamente, così da trarne argomento politico a favore del proprio schieramento. Lo hanno fatto sempre a destra, gli stessi aggressori erano soliti veicolare messaggi razziali sulla falsa riga del “migrante uguale stupratore”, lo sta facendo la sinistra. E per cosa? Per chiedere lo sgombero di CasaPound, che invece va fatto per ragioni costituzionali, nemmeno politiche, figurarsi di cronaca. CasaPound va sgomberata perché abusiva e in aperto contrasto con i principi della Costituzione italiana. Invece, anziché chiedere conto alla politica tutta, senza partigianerie, di come intende affrontare l’emergenza della violenza di genere, chiediamo lo sgombero di Casapound. Si strumentalizza un fatto di cronaca che è l’ennesimo segnale di un problema apolitico, del tutto apartitico, che pertiene la società e l’educazione civile, a scopi elettorali. Grottesco. Doppiamente grottesco perché stavolta a farlo è la sinistra, che per recuperare terreno decide di adottare gli stessi mezzucci della destra, un livellamento generale verso il basso che con i principi di progresso e civiltà della «costituzione più bella del mondo» non hanno niente a che fare.  È indubbio che il fascismo di ritorno, del terzo millennio o edulcorato, il fascismo comunque lo si voglia chiamare, si basa su principi di vilirismo, forza e aggressività preoccupanti, sui quali riflettere, purché con i dovuti strumenti e nelle giuste sedi.  Come è altrettanto evidente che se prima, qualche settimana fa, l’ormai ex-consigliere di Vallerano, condivideva il manifesto fascista «Difendila! Potrebbe essere tua madre, tua moglie, tua sorella, tua figlia», e poi si macchia di un crimine violento su una donna, i media hanno il dovere di dare risalto alla contraddizione. Che l’attenzione morbosa nei confronti dell’aggressione diventi strumento politico della sinistra per ripartire, eludendo il decoro, il rispetto della vittima, e il dovere di dare risposte concrete e condivise in parlamento a un problema culturale e sociale, invece, è semplicemente vergognoso.

No, la sinistra non riparta da qui.

La plastica usata ora finisce nel sudest asiatico

Mar, 04/30/2019 - 12:00

Il bando all’importazione di rifiuti in plastica introdotto dalla Cina nel 2018 ha fatto emergere le criticità del sistema di riciclo. Nonostante nel 2018 le esportazioni mondiali siano calate fino a raggiungere la metà dei volumi registrati nel 2016, nuovi Paesi, principalmente del Sud-est asiatico e non dotati di regolamentazioni ambientali rigorose, sono diventati le principali destinazioni dei rifiuti occidentali. L’Italia risulta tra i principali esportatori mondiali. È quanto emerge dal rapporto “Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica”, diffuso da Greenpeace.

Nel rapporto viene effettuata un’analisi del commercio mondiale dei rifiuti in plastica, relativa ai 21 maggiori Paesi esportatori e ai 21 maggiori importatori nel periodo compreso tra gennaio 2016 e novembre 2018.

Lo scorso anno l’Italia si è collocata all’undicesimo posto tra gli esportatori di rifiuti in plastica in tutto il mondo, con un quantitativo di poco inferiore alle 200 mila tonnellate, pari a 445 Boeing 747 a pieno carico, passeggeri compresi.

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Caso Regeni: dall’omicidio nel 2016 al vuoto in aula oggi

Mar, 04/30/2019 - 11:48

La triste vicenda di Giulio Regeni ci ha toccato tutti profondamente. A circa tre anni di distanza dal brutale omicidio del giovane ricercatore, tra depistaggi e resistenze, la magistratura non ha portato a nessun risultato soddisfacente. Troppo delicato il tema, troppo da perdere in termini di relazioni internazionali tra Italia e Egitto e, come ha spiegato il premier Conte, troppo netti i confini d’intervento tra i due stati: “L’Italia non ha strumenti per ottenere una verità giudiziaria: anche la nostra magistratura ha avviato una inchiesta che però da quanto ho capito non ha ancora portato a risultati. Non possiamo intervenire e sostituirci alla magistratura egiziana”.

Dopo tre anni di agonie e battaglie, arriva un altro colpo basso con cui fare i conti: presenti oggi alla Camera per “l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni”erano solo in 19 deputati su 630: : 8 del Pd, 2 di Leu, 5 del M5s, nessuno di Fratelli d’Italia, 2 della Lega e 2 di Forza Italia.

Così sono bastati i ponti per la Pasqua, la Pasquetta , il 25 aprile e anche il primo maggio per trasformare una giornata potenzialmente importante per la ricerca della verità in un affronto?

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Caso Regeni: le tappe dell’inchiesta a tre anni dalla morte di Giulio.Tra gennaio e febbraio 2016 Giulio Regeni venne torturato e ucciso al Cairo. In tre anni la magistratura egiziana non ha indicato i colpevoli della morte del ricercatore italiano. Ricostruiamo i passaggi dell’inchiesta in Egitto e in Italia, fino alla lettera dei genitori di Giulio, sabato 28 aprile su Repubblica, per chiedere al premier di incalzare il presidente egiziano Al Sisi e alla risposta insoddisfatta e insoddisfacente di Giuseppe Conte. Guarda il video

Fonte: VIDEO.REPUBBLICA.IT

La lettera dei genitori di Giulio Regeni a Conte. “Presidente Conte, si ricordi di Giulio mentre stringerà la mano del Generale Al Sisi e pretenda, senza ulteriori dilazioni o distrazioni di sorta, la verità sulla sua uccisione”. Paola e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore rapito, seviziato e ucciso al Cairo, in Egitto, oltre tre anni fa, si rivolgono al premier Conte una lettera aperta, che la Repubblica mette in evidenza in prima pagina, alla vigilia dell’incontro fissato con il Presidente egiziano Al Sisi, a lato dei lavori del GT7 Forum, in Cina. I genitori di Giulio Regeni tornano a chiedere giustizia per il figlio assassinato e “di sapere i nomi di tutti i soggetti coinvolti e di vederli assicurati alla giustizia italiana”. “Le chiediamo – scrivono – di essere determinato ed incisivo con il Presidente egiziano, di andare oltre ai consueti proclami e promesse, di ricordargli che la procura romana ha già inserito cinque persone nel registro degli indagati, in base alle indagini effettuate superando gli enormi ostacoli posti da parte degli stessi egiziani”. “È giunto il momento di ricevere una risposta concreta, vera e definitiva” perché “senza questa risposta la dignità del nostro paese e delle istituzioni che Lei rappresenta risulterebbe irrimediabilmente mortificata. Giulio, che ricordiamo era un ricercatore, ha subito su di sé la violazione di tutti i diritti umani, anche del diritto di difesa”. Continua a leggere…

Fonte: AGI.IT – Alberto Ferrigolo

Conte su caso Regeni: l’Italia non avrà pace fino a quando non ci sarà la verità sulla morte. PECHINO – È stato il primo tema sollevato dal premier italiano, Giuseppe Conte nell’incontro bilaterale con il presiedente egiziano, Al Sisi subito dopo la cena di questa sera con il presidente cinese Xi Jinping a conclusione del secondo Forum sulla nuova Via della Seta. In mattinata Conte aveva letto la lettera dei genitori di Giulio Regeni pubblicata su Repubblica e ne era rimasto molto colpito. Così quando ha incontrato in serata il presidente egiziano ha chiesto nuove informazioni. «Perché l’Italia – ha detto il premier – non può avere pace fino a quando non avrà la verità. Non c’è alcun concreto passo avanti che ci lasci intravedere un accertamento dei fatti plausibile ma il Governo non verrà mai meno a questo impegno: arrivare a una verità giudiziaria che sia plausibile e che abbia risconti oggettivi e inoppugnabili»  Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM –  Ge.P

Caso Regeni, l’Aula è vuota quando si discute della commissione d’inchiesta: sono presenti appena 19 deputati. Diciannove. Tanti erano i deputati presenti alla discussione generale per l’istituzione della Commissione d’inchiesta sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore friulano ucciso in Egitto. Otto i parlamentari del Pd, 5 del Movimento Cinque Stelle, 2 di Leu, altrettanti di Lega e Forza Italia. Nessuno di Fratelli d’Italia. I pochi presenti annunciano che daranno il via libera all’istituzione della Commissione, che avrà 12 mesi di tempo per “chiarire le responsabilità che hanno portato alla morte di Giulio Regeni” e dovrà “verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che abbiano costituito o costituiscano ostacolo, ritardo, o difficoltà”. Il primo via libera era arrivato il 16 aprile da parte della commissione Esteri, dopo l’appello del presidente della Camera Roberto Fico. Vota a favore anche la Lega, mentre il forzista Pierantonio Zanettin pone dei distinguo dicendo “no a velleità, no alla propaganda, no allo spreco di risorse e energie”. Mentre dal dem Massimo Ungaro arriva la denuncia forte sulla “presa in giro” dell’Egitto.Continua a leggere…

Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT –  Ge.P

La nostra lingua «sente» anche gli odori

Mar, 04/30/2019 - 09:48

Nuove conferme. In prospettiva secondo gli scienziati aggiungere odori dolci al cibo potrebbe ridurre l’assunzione di zuccheri e aiutare a combattere l’obesità.

Il gusto si sente nella bocca e l’odore nel naso e poi separatamente le due informazioni arrivano al cervello che compone l’impressione di sapore di un determinato cibo. O no? Sembra che le cose siano un po’ più complesse di così, o meglio, che i nostri sensi siano un po’ più «multitasking», versatili.

Assaggi e sapori

Si sa da tempo che la lingua rileva se qualcosa ha un sapore dolce, acido, salato, amaro o umami («saporito») grazie alle cellule che trasportano i recettori del gusto (proteine che interagiscono con particolari molecole nel cibo), ma una ricerca recente ha indagato le potenzialità della lingua scoprendo che potrebbe avere più muscoli di quanto si pensasse in precedenza e che potrebbe essere in grado di rilevare gli odori. «Non è esattamente come “sentire” un profumo aprendo la bocca», specifica il dottor Mehmet Hakan Ozdener del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, che ha guidato la ricerca. «Invece potrebbe essere che le molecole dell’odore attivano anche una risposta in bocca, ad esempio modificando un assaggio».

Lo studio

Gli studiosi hanno scoperto che le cellule del gusto umano contengono proteine note per essere in grado di rilevare gli odori: rispondevano alle fragranze, compreso un composto profumato di chiodi di garofano chiamato eugenolo. Tuttavia, Ozdener ha detto che non è ancora chiaro se i segnali dei recettori olfattivi vengano inviati direttamente al cervello o se l’informazione sia prima combinata in bocca.

I «cinque» sensi?

Non è esattamente una novità il fatto che i sensi non siano esattamente cinque ma soprattutto non siano «confinati» negli organi appunto «di senso». Sappiamo ad esempio che i recettori olfattivi possono essere trovati in molti tessuti diversi dalla mucosa del naso. E le cellule del gusto si trovano anche nel sistema respiratorio, nel tubo digerente, nell’uretra e nell’intestino crasso. Sebbene la loro precisa funzione in aree diverse dalla bocca non siano completamente note, si ritiene che queste cellule sensoriali svolgano un importante ruolo di «guardiano», proteggendo il corpo da batteri e sostanze potenzialmente dannose.

Prospettive future

I ricercatori di Philadelphia, parlando di prospettive future indicano come scenario quello della lotta all’obesità infantile: utilizzare cioè gli odori per indurci a mangiare in modo più sano, ad esempio aggiungendo una concentrazione molto bassa di un odore a un cibo per far pensare sia più dolce di quello che è, riducendo così il bisogno di zucchero.

FONTE: CORRIERE.IT


Le assurde sneaker Nike per portare il cane a fare i bisognini

Mar, 04/30/2019 - 08:00

Che abbiate in casa un chihuahua o un mastino napoletano poco importa: anche per portare a passeggio il vostro cane servono le giuste scarpe. O almeno devono aver pensato così i creativi di Nike, che per rendere omaggio ai nostri amici a quattro zampe hanno messo a punto le nuove Nike SB Dunk High Dog Walker: speciali sneaker al momento disponibili sul mercato statunitense, con dettagli che esplorano il mondo canino sotto ogni possibile punto di vista. Anche il più assurdo.

Come è possibile notare dalle immagini nella nostra gallery, infatti, queste scarpe presentano una serie di inserti in simil-pelo sintetico di vari colori, manto di Dalmata compreso.

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Le finali Atp di tennis a Torino valgono più di Allegri e Adani

Mar, 04/30/2019 - 05:05

Ha ragione Allegri o ha ragione Adani? Il calcio italiano, e non solo il calcio, è appeso allo scontro televisivo tra l’allenatore della Juventus e uno dei commentatori di Sky Sport. I due non si amano e sono portatori di idee diverse. Banalizzando, e adeguandosi alla sintesi giornalistica imperante, rappresentano la divisione tra i cultori del risultato e quelli del gioco anzi del bel gioco.

Allegri ha mostrato insofferenza e di fatto non ha accettato di poter essere messo in discussione o comunque criticato da un ex calciatore che fondamentalmente nella sua vita professionistica non ha mai raggiunto risultati di livello. E che, diciamolo, non brilla per simpatia. Entrambi, però, non possono essere considerati temi di discussione.

La reazione di Allegri, uno piuttosto fumantino, denota nervosismo. Si sente messo in discussione pur avendo vinto cinque scudetti consecutivi. E da sempre critica i teorici del cosiddetto bel calcio, si batte contro i fautori della complessità del gioco del pallone.

Potremmo proseguire a lungo, però questa volta vorremmo andare oltre la polemica imperante. Ed evidenziare che l’Italia è anche altro. Nella settimana precedente, l’Italia dello sport (e non solo) ha raggiunto un risultato se non storico quantomeno molto importante: l’assegnazione delle finali Atp di tennis per il quinquennio dal 2021 al 2025. Le ha vinte Torino.

E’ un evento senza precedenti. L’Italia del tennis organizza il torneo di Roma che ha una sua nobiltà e ha anche una sua importanza: rientra tra i più ambiti tornei sulla terra rossa. Le finali Atp sono un salto di qualità. Possono in qualche modo essere paragonati all’assegnazione dei giochi olimpici. E’ come se un’agenzia di rating avesse promosso l’economia italiana. Vuol dire che gli sponsor e un sistema economico di lusso si fidano della nostra organizzazione e della nostra affidabilità.

E’ una notizia in controtendenza. Se n’è scritto sui giornali, se n’è parlato in tv. Ma, forse è stata una nostra impressione, non con la stessa enfasi data alle scaramucce tra Adani e Allegri. La verità è che nonostante la nostra pessima pubblicità, il made in Italy funziona ancora e ha presa sul pubblico e sugli sponsor. Se solo fossimo meno autolesionisti.

Gli Empori di Comunità, cosa sono e come funzionano

Mar, 04/30/2019 - 02:02

A Bologna ha aperto Camilla, un emporio di Comunità, ne abbiamo parlato in un precedente video.
Siamo tornati da Giovanni Notarangelo per farci spiegare meglio da dove arrivano alcuni dei prodotti venduti e se ci sono realtà simili nel mondo.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Le piante d’appartamento depurano l’aria?

Lun, 04/29/2019 - 19:00

Sono arredanti, mettono di buon umore e aumentano esponenzialmente il numero di viventi tra le mura di casa. Sicuri, però, che le piante da appartamento riescano anche a purificare l’aria che respiriamo? Un articolo pubblicato sull’Atlantic fa scricchiolare le convinzioni di un esercito di pollici verdi: la scienza su questo è piuttosto chiara – se un effetto c’è, è praticamente impercettibile, considerando il numero di piante e la densità di possibili inquinanti nelle nostre case. 

L’ORIGINE DI UN FALSO MITO. L’equivoco nasce da uno studio della fine degli anni ’80, in cui uno scienziato della NASA, Bill Wolverton, volle verificare se le piante potessero depurare un ambiente chiuso dai composti organici volatili (VOCs), molecole che si sollevano regolarmente da pitture e rivestimenti, smalti per le unghie, shampoo, e da qualunque cosa abbia un odore o un profumo. Diversamente da altri inquinanti come il particolato atmosferico, i composti organici volatili non vengono catturati dai comuni filtri dell’aria. Per la ricerca spaziale, la possibilità di sbarazzarsene non è cosa da poco: in un ambiente completamente sigillato dall’esterno, è facile che queste sostanze si accumulino.

UNA BELLA DIFFERENZA. Le conclusioni di Wolverton furono positive. Nel suo rapporto, pubblicato nel 1989, stabilì che le piante sono “una soluzione promettente ed economica all’inquinamento domestico. Se l’uomo si sposterà in habitat chiusi, sulla Terra e nello Spazio, dovrà portare con sé un sistema naturale di supporto alla vita“. Non c’è nulla di sbagliato in quello studio; piuttosto, è l’interpretazione che ne è stata data in seguito, che ha creato il mito dei “polmoni verdi” di casa.

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Questo Paese ha raggiunto l’uguaglianza di genere?

Lun, 04/29/2019 - 16:00

In Italia il tasso di occupazione è tra i più bassi d’Europa e a parità di mansioni, le donne percepiscono stipendi inferiori. Restano squilibri di genere in molte giunte comunali, con solo il 18% di consigliere. Pesano la carenza dei servizi sociali, soprattutto nel Mezzogiorno, ed un insufficiente sostegno alla maternità. Sulla salute sessuale e riproduttiva delle donne siamo uno dei fanalini di coda, i servizi per assicurare il rispetto dell’interruzione volontaria della gravidanza sono molto carenti in alcune Regioni del Sud, a causa dell’obiezione di coscienza. Però c’è un progetto – che si chiama Obiettivo 2030 – che chiede l’impegno di istituzioni, associazioni e cittadini per raggiungere un’effettiva parità e una piena uguaglianza a tutti i livelli: difendiamo le conquiste del passato e facciamo di nuove.

A 61 milioni di bambine è ancora negato l’accesso all’istruzione. Ogni giorno più di 20mila bambine sono costrette a sposarsi.

Oltre il 30% delle donne italiane subisce nell’arco della vita qualche forma di violenza fisica e sessuale.

L’Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per occupazione femminile. Le donne guadagnano il 30% in meno degli uomini.

Se ci chiedessero: ha il vostro Paese raggiunto la parità di genere? Dovremmo rispondere no. Un sonoro no che fa eco in tutto il mondo.

Obiettivo 2030 è un progetto che nasce allo scopo di diffondere il più possibile la conoscenza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu per accrescere la consapevolezza di azioni e scelte che cittadini, comunità e istituzioni sono chiamati a intraprendere per realizzarli.

Sconfiggere la povertà e la fame, promuovere la salute e il benessere, puntare su un’istruzione di qualità per tutti e tutte. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica duratura e sostenibile. Incrementare imprese eque, favorire l’innovazione e la nascita di infrastrutture resilienti, ridurre le disuguaglianze. Avere città e comunità sostenibili con consumo e produzione responsabili. Lottare contro i cambiamenti climatici- come Greta Thunberg ci insegna – preoccuparsi degli oceani, dei mari e conservare le risorse marine, allo stesso modo proteggere, ripristinare e tutelare l’ecosistema terrestre. Società pacifiche e più inclusive, rette da istituzioni solide e responsabili che garantiscano a tutti la giustizia. Rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

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Il sesto senso potrebbe esistere davvero

Lun, 04/29/2019 - 15:00

Uccelli, pesci e alcune altre creature percepiscono il campo magnetico terrestre, in un fenomeno chiamato magnetorecezione, che usano anche per navigare. Gli scienziati si sono chiesti a lungo se anche gli umani fossero dotati di questo “sesto senso”.

In un laboratorio del California Institute of Technology, i ricercatori hanno scoperto che le persone, quando sono esposti a un campo magnetico, uguale a quello della Terra, le loro onde celebrali creano un modello particolare, ma solamente quando questo campo si muove in una certa direzione. Questa scoperta ha portato alla luce che le persone hanno una risposta al campo magnetico terrestrema non è chiaro come il cervello possa usare queste informazioni.

Durante un esperimento, 26 persone sono state bendate e fatte sedere in una stanza circondata da bobine elettriche in grado di creare un campo magnetico come quello della Terra. Il team si è focalizzato sulle onde alfa del cervello, le onde che sono presenti quando stiamo fermi, ma che tendono a svanire quando si usano i propri sensi. 

All’accensione del campo magnetico, l’attività di queste onde alfa erano cambiate. La cosa interessante è che il cambiamento è stato innescato quando il campo magnetico è stato puntato come quello dell’emisfero settentrionale della Terra (verso l’alto), mentre non è stato generato alcun segnale quando il campo magnetico è stato puntato in direzione dell’emisfero australe della Terra (verso il basso).

Le persone in questo studio provenivano tutte dall’emisfero settentrionale, per questo motivo, affermano gli scienziati, dovrebbero sentire i campi magnetici rivolti verso il basso (come quello dell’emisfero australe) come campi innaturali. Per avere altre certezze è importante testare l’esperimento con persone dell’emisfero australe.

Ci sono ancora molti punti interrogativi sull’esperimento: come fa il cervello a captare queste onde elettromagnetiche? Per quale motivo la nostra materia grigia risponde ai campi magnetici che ruotano a sinistra ma non a destra? Solamente de test futuri potranno risolvere questi dubbi.

FONTE: TECH.EVERYEYE.IT

Happycracy: un nuovo modello di governo delle masse dei lavoratori

Lun, 04/29/2019 - 15:00

L’obiettivo primario della vita è la felicità, diventata una vera e propria divinità.

Ma a che costo? Sacrificando parti di noi.

A spingermi in questa riflessione sono stati alcuni articoli e studi recenti circa la tendenza delle aziende, grandi o piccole che siano,  ad assumere, selezionare, formare persone positive. Be happy! È il nuovo mantra.

Nel lontano 2007 ho partecipato io stesso a un percorso di formazione istituito dalla banca per la quale ho lavorato 22 anni. Si chiamava “Leadership for result” e portava con sé uno slogan che sostanzialmente sintetizzava il concetto “se sei felice con te stesso, stai bene in azienda”.

Tutti quanti noi, i manager partecipanti, ci chiedevamo, meravigliati, come mai la banca ponesse tanta attenzione alla nostra felicità. Come mai ci portava in aula (per la prima volta) per fini diversi dall’imparare tecniche di persuasione e di gestione delle risorse umane (venditori) ?

All’ultimo forum economico mondiale, a Davos, si è discusso ampiamente del tema. In quella occasione il CEO di Alibaba, Jack Ma, lo ha detto apertamente: le persone ideali da assumere non sono quelle più qualificate, affatto. Le più ideali sono le più positive.

Perché? Perché non si lamentano. Ecco perché la felicità sul posto di lavoro è il massimo per le aziende.

Dietro ai claime, ai programmi di formazione, ai capitali crescenti investiti dalle aziende in servizi di consulenza, ai seminari motivazionali, ai mental coach d’azienda, ai psicologi d’azienda, agli esperti professionisti della felicità, sapete cosa c’è?

Solo un tornaconto economico, parliamo di miliardi di euro, miliardi di euro di risparmio.

Iniziamo con il dire che l’equazione dipendenti felici = dipendenti più produttivi non assicura un risultato costante, è tutto da dimostrare. È, di certo, solamente fuorviante e aiuta le imprese a sbandierare un ideale esteticamente bello, formalmente piacevole. Insomma, addolcisce la pillola.

Ciò che ci dicono le ricerche è che un’atmosfera positiva sul posto di lavoro aiuta sicuramente gli individui a intraprendere attività più pesanti. Si, perché li rende più sicuri e quindi più superficiali e incoscienti.

Inoltre la felicità, chiamiamola positività, sembrerebbe anche influenzare in negativo l’interesse verso gli altri, portando semplicemente a un calo di empatia. Questo dato ci sembra abbastanza oggettivo, quando siete carichi a mille e felici vi interessano gli altri? Rispondete sinceramente. No, quando si è davvero contenti si è al centro del proprio interesse, diventiamo egoisti.

Continuo ad analizzarvi gli studi in merito. Sembrerebbe, anche, che i dipendenti più felici siano quelli più fragili emotivamente, maggiormente inclini a cali emotivi: dipendono, infatti, dai riconoscimenti e dalle rassicurazioni e vivono male, molto male, un mancato raggiungimento di un obiettivo.

Ciò che è confermato è che i lavoratori contenti e motivati sono quelli che si ammalano di meno e accettano di buon grado la perdita dei propri diritti personali.

Siamo arrivati al nocciolo della questione. Ecco perché le aziende ricercano la felicità come interpretassero Chris Gardner (Will Smith), nella “Ricerca della felicità” di Gabriele Muccino.

“Tesoro, tu sei felice? Perché se sei felice tu, io sono felice ed è questo quello che conta!”

Conta perché quelli felici sono i dipendenti meno costosi, più stai bene, più stai bene, fisicamente e mentalmente. Più stai bene, più ti presti, aumentano i livelli di dedizione. Questo vuol dire taglio dei costi del turnover del personale, della compensazione e del reclutamento. Secondo Gallup negli Usa tali costi si aggirano tra i 438 mila e i 4 milioni di dollari all’anno per una ditta con 100 impiegati.

E, ultimo ma non ultimo, non esiste strumento migliore della felicità per controllare le persone e sottometterle. Un dipendente felice farà meno caso alle condizioni di lavoro, al salario, e tollererà maggiormente lo sfruttamento attraverso l’autosfruttamento.

Meccanismo complesso la mente, che le aziende hanno imparato (da decenni e più) a regolare.

Riescono a trasformare ciò che è necessario, necessità di lavoro,  in  una fonte di libido e consacrazione personale.

È la sottomissione, mai citata a voce alta, ciò a cui mirano attraverso la felicità. Il culmine della felicità, per dirla alla Michel Houellebecq, consista, allora nella sottomissione più assoluta.

L’oblio di sé stessi che rende veramente felici le aziende. Rinunciare a sé stessi, alla libertà, per essere felici è ciò che dicono. Stanno sviluppando l’happycracy, un nuovo modello di governo delle masse

Sembra follia.

Erano felici anche le folle dei regimi totalitari, questo fa riflettere.

Foto di Pexels da Pixabay

Banksy, il nuovo murale contro i cambiamenti climatici a Londra

Lun, 04/29/2019 - 12:00

…e questa volta dedica un murale in difesa dell’ambiente contro i cambiamenti climatici. Il nuovo graffito attribuito al celebre street artist è comparso a Marble Arch, nei pressi di Hyde Park, a Londra.

La zona è il centro della protesta del movimento ambientalista Extinction Rebellion. Nel murale si vede un bambino con in mano un cartello di Extinction Rebellion e accanto una pianta che spunta dal terreno con la scritta “Da questo momento finisce la disperazione e iniziano le tattiche”.




Fonte articolo TPI.IT

Caso maratona di Trieste: Cos’è successo veramente?

Lun, 04/29/2019 - 11:33

L’organizzazione del Trieste Running Festival ha annunciato che per la mezza maratona di Trieste del prossimo 5 maggio saranno ingaggiati anche atleti africani, a differenza di quanto aveva inizialmente deciso. L’annuncio è arrivato dopo le numerose critiche e polemiche della giornata di sabato, con accuse nei confronti degli organizzatori di avere discriminato gli atleti africani escludendoli dalla competizione. Fabio Carini, presidente della società che organizza il Trieste Running Festival, ha detto che si era trattato di “una provocazione” per portare l’attenzione sul tema degli ingaggi degli atleti africani, che avvengono a prezzi molto inferiori rispetto a quelli per gli atleti europei.

Le iscrizioni alla mezza maratona sono libere e aperte a tutti, ma come avviene spesso in questi casi gli organizzatori avevano deciso di avere anche corridori professionisti, che vengono ingaggiati tramite un contratto e pagati, di solito con la mediazione di un manager. Secondo Carini: “Gli atleti del Kenya e del Nord Africa pedine di manager sfruttatori senza scrupoli. Questi atleti sono sottopagati e trattati in maniera indecente rispetto a quello che è il loro valore. Questo poi va a discapito di atleti italiani ed europei che chiaramente rispetto al costo della vita non possono essere ingaggiati, perché hanno costi di mercato”.

In seguito all’esclusione degli ingaggi per gli atleti africani, gli organizzatori del Trieste Running Festival avevano ricevuto molte critiche, da politici, atleti e semplici appassionati. La Federazione Italiana Atletica Leggera aveva annunciato di voler verificare scelte e motivazioni dell’esclusione, esprimendo la propria contrarietà. Continua a leggere… [Fonte: ILPOST.IT] 

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

“Africani esclusi dalla maratona”, poi il dietrofront. Bufera a Trieste.Nessun atleta africano alla mezza maratona di Trieste in programma il prossimo 5 maggio. È bufera sulla manifestazione con la questione che, prima del dietrofront degli organizzatori, finisce in Parlamento e la Procura della Fidal che apre un’inchiesta.

Trieste Running Festival dice no al mercimonio di eccellenti corridori africani sfruttati da manager che si arricchiscono sulla pelle e sulle gambe altrui. Questa è l’unica verità che deve aprire una nuova era dello sport fondato sul rispetto dei valori” le parole di Fabio Carini, presidente dell’Apd Miramar, organizzazione che promuove la 24esima edizione della corsa triestina e che annuncia così la decisione di non ingaggiare alcun atleta africano. “L’ingaggio non dipende da noi, è chiesto dai rappresentanti degli atleti e purtroppo molto spesso ci sono disparità. Con un gesto eclatante abbiamo denunciato fortemente questa situazione e adesso gli organi competenti mi auguro che vadano a fondo a tutto ciò”.

Dopo ore di polemiche, arriva però il dietrofront dell’organizzazione sempre attraverso le parole di Fabio Carini che “apre” all’invito nei confronti atleti africani. “Dopo avere lanciato una provocazione che ha colto nel segno, richiamando grande attenzione su un tema etico fondamentale, contrariamente a quanto comunicato ieri, inviteremo anche atleti africani, come abbiamo fatto con quelli europei, lavorando con quei procuratori che siano in grado di garantire e certificare un comportamento trasparente e tracciabile”. Continua a leggere… 

[Fonte: ILTEMPO.IT ]

Dagli scafisti del mare agli scafisti dello sport: che figuraccia la maratona di Trieste. Gli scafisti della politica navigano nelle acque sicure dove sanno che la pesca è buona. Verificano le paure della gente e poi, individuatane una la ripropongono in tutte le salse sperando di poter ottenere sempre il solito effetto: quel misto di rabbia e indignazione che li elegge uomini forti al comando di un Paese che rischia sempre di sbandare e che finirebbe certo male se non ci fossero loro. Questo fanno gli scafisti della politica. Così nella nostra politica attuale, quella che ha individuato il mare come portatore unico di qualsiasi rischio e qualsiasi sfiga, hanno pensato che per accarezzare la xenofobia (e più sotto il razzismo, strisciante e unto) qualcuno deve avere pensato che se funzionano gli scafisti del Mediterraneo allora funzioneranno anche gli scafisti nello sport, e, che ne so, gli scafisti del commercio all’ingrosso, gli scafisti del succo d’arancia, gli scafisti dei pantaloncini corti oppure gli scafisti del trasporto pubblico.

Nella loro banalità (e nella nostra) credono che basti infarcire con la parola qualsiasi tema, senza nemmeno prendersi la briga di analizzarlo con un po’ di serenità per ottenere sempre il medesimo successo. Poi, ovviamente, sbagliano, e dicono che era tutto solo una provocazioneContinua a leggere…

[Fonte: TPI.IT]

Caso Maratona Trieste, Roberti: “Non è stato escluso nessuno. “Non è stata vietata l’iscrizione a nessuno. Anche un atleta africano, anche keniano, può partecipare e vincere la Trieste Half Marathon il 5 maggio prossimo. Se vuole venire qua, si porta anche a casa il premio in denaro”.L’assessore alla sicurezza del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti, ha replicato durante lo stesso giorno alla (presunta) polemica dell’esclusione degli atleti africani dalla Trieste Running Festival, divieto motivato dagli organizzatori dalla volontà di non continuare quant’è stato definito uno sfruttamento degli atleti dal continente. La diretta Facebook dell’assessore è stata poi citata dall’Agi e dalla maggior parte delle testate giornalistiche nazionali. Continua a leggere…

[Fonte: TRIESTEALLNEWS.IT – Zeno Saracino]