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8 marzo: le immagini di Milano

Sab, 03/09/2019 - 00:02

Decreto Pillon, femminicidi, lavoro negato o sottopagato, libertà paternalisticamente concesse, e via dicendo… la strada verso l’uguaglianza appare ancora lunga ma le donne (tante, e tantissime giovani!) si sono ritrovate nelle piazze di grandi e piccoli città per ricordare alla società tutta l’imprescindibilie valore dell’uguaglianza di gente e dell’eliminazione di ogni tipo di violenza.

A seguire alcune immagini della manifestazione che si è tenuta a Milano.

Ph: Angela Prati

Festa della donna: il meglio dell’anno, ricordandone le origini

Ven, 03/08/2019 - 15:00

Non sono d’accordo con quella parte di donne che non vuole essere festeggiata in questa giornata, e commenta la Festa internazionale della donna con lo slogan “L’otto tutti i giorni”. Certo che lotto tutti i giorni, ma un giorno dedicato per ricordarlo non fa affatto male, anche tenendo presente la storia dell’8 marzo e le sue evoluzioni, e anche la possibilità che chi ti porge i propri omaggi ne abbia memoria.

In caso contrario: la giornata internazionale della donna è nata da un movimento sindacale per poi diventare un evento annuale riconosciuto dall’ONU. Tutto ha inizio nel 1908, quando 15mila donne marciarono attraverso New York chiedendo orari di lavoro più brevi, una paga migliore e il diritto al voto. Fu il Partito Socialista d’America a dichiarare la prima Giornata nazionale della donna, un anno dopo. Oggi lottiamo per le stesse cose, un po’ meno gravi forse: diritto al lavoro, parità di salario, parità di condizioni. Secondo i dati delle Nazioni Unite, solo la metà delle donne in età lavorativa è rappresentata da un sindacato, nel mondo.

L’idea di rendere internazionale la giornata venne alla tedesca Clara Zetkin che ne parlò nel 1910 durante una Conferenza di donne lavoratrici a Copenaghen. C’erano 100 donne lì, da 17 Paesi, e decisero di aderire alla proposta. Così, l’anno dopo, la giornata si celebrò anche in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera e di anno in anno poi nel resto del mondo. Quest’anno festeggiamo la 108esima giornata internazionale della donna e il tema scelto è “Pensare alla pari, costruire con intelligenza, innovare”. Ma è anche l’occasione per guardare a quel che si è raggiunto: nella società, nella politica e nell’economia.

Per fermarci alla politica, la novità più gradita della Festa di quest’anno arriva da Berlino, dove la giornata sarà un festivo a tutti gli effetti dopo una mozione votata qualche mese fa dal parlamento della città-stato. Quindi niente lavoro per tutti e niente scuola. Nel frattempo, Franziska Giffey, ministra tedesca della Famiglia e delle donne, lo scorso giovedì ha lavorato in un sobborgo della capitale su un camion della spazzatura, per lanciare un messaggio chiaro e diretto e sfidare gli stereotipi di genere nei posti di lavoro ancora dominati dagli uomini.

 «Dobbiamo fare in modo che le donne possano non solo essere attive in posizioni di leadership, ma in ogni professione, dobbiamo essere sicuri che le professioni sociali siano apprezzate, dobbiamo fare in modo che si faccia di più contro la violenza domestica, specialmente contro le donne», ha dichiarato.

Ma il vero simbolo femminista dell’anno 2019 è Greta Thunberg, l’attivista 16enne svedese che scioperando da scuola per protestare contro il cambiamento climatico è arrivata a tenere un discorso disarmante di fronte alle Nazioni Unite. La tenacia del suo viso serio sembra concretizzare le parole di un’altra grande femminista, Michelle Obama, che a proposito di donne ha detto: «Il futuro del nostro pianeta è roseo quanto lo sarà quello delle nostre ragazze».

Oltre l’8 marzo, un passo avanti

Ven, 03/08/2019 - 12:00

L’8 marzo, per il terzo anno consecutivo, mostra un movimento straordinario perché diffuso ovunque, perché in grado di connettere lotte (contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, ma anche contro muri e confini, distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climatici) e punti di vista, ma prima di tutto perché modellato dal Sud in senso geografico e politico. Un movimento che “sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito”,  probabilmente il principale “freno di emergenza capace di fermare il treno capitalista che corre a tutta velocità… verso la barbarie”, scrive un gruppo di femministe (tra cui Angela Davis, Lucia Cavallero, Verónica Gago, Nuria Alabao, Cinzia Arruzza, Nancy Fraser) in un appello che invita a un passo avanti: la convocazione di riunioni transnazionali e assemblee dei movimenti

Oltre l’8 marzo: verso una Internazionale Femminista

Per il terzo anno consecutivo la nuova ondata femminista transnazionale ha indetto una giornata di mobilitazione globale l’8 marzo: scioperi legali dal lavoro salariato – come i cinque milioni di scioperanti dell’8 marzo 2018 in Spagna e le centinaia di migliaia dello stesso anno in Argentina e l’Italia; scioperi selvaggi per le donne senza diritti e protezioni del lavoro, scioperi delle cure e del lavoro non retribuito; scioperi degli studenti, ma anche boicottaggi, marce e blocchi stradali. Per il terzo anno consecutivo, donne e queer in tutto il mondo si stanno mobilitando contro i femminicidi e tutte le forme di violenza di genere, per l’autodeterminazione fisica e l’accesso all’aborto sicuro e libero, per la parità di retribuzione a parità di lavoro, per una sessualità liberata, ma anche contro muri e confini, incarcerazione di massa, razzismo, islamofobia e antisemitismo, espropriazione delle comunità indigene e distruzione degli ecosistemi e dei cambiamenti climaticiPer il terzo anno consecutivo, il movimento femminista ci sta dando speranza e una visione per un futuro migliore in un mondo decrepito. Il nuovo movimento femminista transnazionale è modellato dal Sud, non solo in senso geografico, anche in senso politico, ed è alimentato da ogni regione in conflitto. Questo è il motivo per cui è anticolonialista, antirazzista e anticapitalista.

Viviamo in un momento di crisi generale. Questa crisi non è affatto solo economica; è anche politica ed ecologica. Ciò che è in gioco in questa crisi è il nostro futuro e le nostre vite. Le forze politiche reazionarie stanno crescendo e si presentano come la soluzione a questa crisi. Dagli Stati Uniti all’Argentina, dal Brasile all’India, all’Italia e alla Polonia, governi e partiti politici di estrema destra erigono muri e recinti di confine, attaccano i diritti e le libertà LGBTQ+, negano alle donne la loro autonomia fisica e promuovono la cultura dello stupro, tutto in nome di un ritorno ai “valori tradizionali” e alla promessa di proteggere gli interessi delle famiglie a maggioranza etnica. La loro risposta alla crisi neoliberista non è quella di affrontare le sue cause profonde, ma quella di colpire i più oppressi e sfruttati tra noi.

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Una squadra di artiste per riscoprire “Donna Circo”

Ven, 03/08/2019 - 11:00

Abbiamo un progetto ambizioso, quello di riportare alla luce un disco perduto, inciso nel 1974, ma mai distribuito. Si intitola ”Donna Circo” ed è il primo disco “femminista” italiano, ideato e realizzato da Paola Pallottino (testi) e Gianfranca Montedoro (musica e arrangiamenti).

A tre anni dall’enorme successo riscosso attraverso “4/3/43” – la canzone che Paola Pallottino aveva scritto per Lucio Dalla (insieme al quale realizzò altri brani, come “Il gigante e la bambina” e “Anna Bellanna”) – venne prodotto questo lavoro tanto ambizioso, quanto sottovalutato, mai distribuito probabilmente anche a causa della sua forte valenza politica, sociale e culturale. “Donna Circo” è un concept album che attraverso la metafora del circo si fa portatore di un messaggio di autoaffermazione femminile ancor oggi purtroppo estremamente necessario ed urgente, toccando inoltre i temi della violenza contro le donne, dei diritti sessuali e riproduttivi e dell’equità nelle relazioni di genere.

A quarantaquattro anni di distanza, un gruppo di artiste, stregate dalla forza e dalla straordinaria attualità di questo lavoro, ha deciso di far rivivere ”Donna Circo”, reincidendo e reinterpretando le dodici canzoni scritte da Paola Pallottino e Gianfranca Montedoro con il proprio stile e la propria sensibilità. Alice Albertazzi (Alice Tambourine Lover), Enza Amato (The Radiant), Angela Baraldi, Francesca Bono (Ofeliadorme), Eva Geatti (Cosmesi), Susanna La Polla De Giovanni (Suz), Nicoletta Magalotti (NicoNote, Violet Eves), Marianna Pellino (Sofaqueen), Francesca Pizzo (Melampus, Cristallo), Marcella Riccardi (BeMyDelay), Marzia Stano (Una), Valeria Sturba (OoopopoiooO, Vale and the Varlet) sono le dodici voci del territorio emiliano-romagnolo che parteciperanno a questo progetto, affiancate da una band che comprenderà Francesca Pizzo al basso, Valeria Sturba al violino, theremin e synth, Sara Ardizzoni (Dagger Moth) alla chitarra e, non ultima, Vittoria Burattini (Massimo Volume) alla batteria, il tutto sotto la produzione di Ezra Capogna (Casino Royale, Dub Pigeons) del No.Mad Studio di Torino, che si occuperà di confezionare tutti i nuovi brani rivisitandoli in una chiave più attuale.

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Firenze, ritratti di donne

Ven, 03/08/2019 - 09:30

Sono comparsi uno dopo l’altro. All’improvviso da lunedì nelle strade di Firenze. Senza un ordine preciso. O con un ordine che ancora non si riesce a decifrare. Ma quello che è chiaro è che l’anonimo street artist o l’anonima street artist, o il collettivo di street artist, sta facendo un omaggio alle donne in occasione dell’8 marzo. Le mani sconosciute utilizzano le finestre cieche.

Per esempio la principessa Leila è in via dei Cimatori, su una parete del Supercinema (dove fu presentato uno Star Wars in anteprima), una Sophia Loren de “L’oro di Napoli” è in Santo Spirito vicino a una polleria-macelleria,  Nefertiti è in via Toscanella. C’è anche una Margherita Hack. Le immagini si trovano su una misteriosa pagina Instagram, quella di lediesis o con #lediesis.

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A 103 anni diventa junior ranger del Grand Canyon

Ven, 03/08/2019 - 09:00

La donna è diventata la più anziana junior ranger del parco, il suo compito sarà quello di promuovere le meraviglie del Grand Canyon.

Quando Rose Torphy nacque, il parco nazionale del Grand Canyon, forse il più celebre parco statunitense, non era neppure stato istituito. La donna visitò per la prima volta il parco nel 1985, insieme al marito, e l’immensa gola creata dal fiume Colorado e i picchi rocciosi che la circondano le rapirono il cuore. Oggi, alla veneranda età di 103 anni, Rose Torphy è stata nominata junior ranger del parco.

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Architettura sostenibile e sobrietà

Ven, 03/08/2019 - 02:32

Il Professor Alessandro Rogora, del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano è uno straordinario divulgatore: chiaro, semplice, conciso.
Siamo andati a parlare con lui di edilizia e architettura sostenibile, c’è differenza tra ecologia e sostenibilità ambientale?

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Latte in formula e violazioni della legge: come effettuare una segnalazione

Ven, 03/08/2019 - 02:20

Produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte artificiale devono rispettare precisi parametri per legge. Le sanzioni relative alle trasgressioni sono contenute nel Decreto legislativo 84/2011, che precisa anche gli importi dovuti violazione per violazione. Chiunque – singolo cittadino o associazione – può fare una segnalazione di presunta inosservanza della legge per avviare un procedimento sanzionatorio. Ma qual è il percorso da effettuare?

Segnalare a Ibfan Italia

Ibfan (International Baby Food Action Network) Italia, associazione senza fini di lucro che si propone di far avvenire miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini, si offre da anni di effettuare le segnalazioni delle presunte trasgressioni a partire dalle indicazioni di violazioni riscontrate dai singoli cittadini. Chiunque può effettuare la segnalazione di una ipotetica inadempienza di legge inviando a Ibfan Italia, via posta elettronica o via posta ordinaria: un campione oppure una foto, fotocopia, scansione digitale della presunta inosservanza della normativa vigente con una breve descrizione (che includa eventuali slogan o titoli del materiale prodotto dalle compagnie); quando è stata trovata la violazione (giorno/mese/anno); dove (luogo, città, stato, per i periodici e i giornali indicare nome e data della pubblicazione); eventuali osservazioni/ulteriori dettagli.

La proposta del Tavolo tecnico sull’allattamento

Una proposta di quello che potrebbe essere il percorso da effettuare nel caso in cui si voglia fare una segnalazione per avviare un procedimento sanzionatorio è arrivata nel 2015 dal Tavolo tecnico operativo interdisciplinare sulla promozione dell’allattamento al seno (TAS) istituito presso la Direzione generale per l’Igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute.

Il percorso di segnalazione ipotizzato dal TAS è piuttosto lineare, e chiarisce:

  • cosa si può segnalare: violazioni alle disposizioni previste nel DM 82/2009, relative a produzione, composizione, etichettatura, pubblicità e commercializzazione del latte in formula per lattanti e di proseguimento;
  • chi può segnalare: ogni cittadino individualmente o attraverso associazioni e/o gruppi professionali;
  • come segnalare: è sufficiente la semplice descrizione circostanziata della violazione;
  • a chi segnalare: secondo il TAS la figura istituzionale idonea a essere destinataria delle segnalazioni è il Sian, il Servizio di igiene degli alimenti e nutrizione del Dipartimento di prevenzione, struttura tecnico-funzionale delle aziende sanitarie locali, che prima di procedere verificherà l’appropriatezza della segnalazione).

Segui la nostra inchiesta! qui gli articoli già pubblicati:

Latte in formula e violazioni della legge: ecco le multe previste

Latte in formula e violazioni della legge: le sanzioni ci sono. Ma nessuno controlla

Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

La dieta di Lancet per sfamare 10 miliardi di persone

Ven, 03/08/2019 - 02:01

Ad affermarlo sono 37 esperti mondiali di nutrizione, agricoltura e cambiamenti climatici che hanno studiato l’attuale situazione e proposto una “dieta” denominata flexitariana che privilegia verdura e legumi anche se non è totalmente priva di proteine animali.  

Attualmente 820 milioni di persone non mangiano abbastanza a 2 miliardi sono in sovrappeso. Negli ultimi 30 anni è raddoppiato il numero delle persone che soffrono di diabete.

C’è qualcosa che non va se inoltre si tiene conto che la produzione alimentare è il maggior emettitore di gas serra nell’atmosfera.

È un dato noto che per ottenere 1 kg di carne rossa (manzo) servono 5 kg di cereali e l’allevamento è responsabile da solo del 14,5-18% dei gas serra globali.  

L’agricoltura intensiva poi contribuisce all’emissione di metano e ossidi d’azoto, mentre il 70% delle risorse idriche mondiali se ne va per irrigare i campi e per produrre cibo nell’industria alimentare.  

Quindi la sfida è non aumentare i terreni coltivati e correggere gli errori alimentari che possono produrre il collasso del pianeta. Afferma Lancet: «I sistemi alimentari hanno il potenziale per nutrire la salute umana e sostenere la sostenibilità ambientale; tuttavia, stanno attualmente minacciando entrambi.» E continua: «Le diete malsane rappresentano un rischio maggiore di morbilità e mortalità rispetto al sesso non sicuro e l’uso combinato di alcol, droghe e tabacco.

La trasformazione in diete sane entro il 2050 richiederà sostanziali cambiamenti nella dieta, tra cui una riduzione superiore al 50% del consumo globale di cibi malsani, come carne rossa e zucchero e un aumento superiore al 100% del consumo di cibi sani, come le noci, frutta, verdura e legumi. Tuttavia, le modifiche necessarie variano notevolmente per regione.

I cambiamenti dietetici dalle diete correnti alle diete sane possono portare benefici sostanziali alla salute umana, evitando circa 6 milioni di morti all’anno, una riduzione del 6%».

Lo studio propone anche l’istituzione di nuovi organismi che si dovrebbero occupare di introdurre questi cambiamenti a livello mondiale. Speriamo che qualcuno all’ONU dia retta a questi scienziati: se la previsione che vede una popolazione di 10 miliardi per il 2050 è attendibile, il tempo per pensare a come sfamare tutte queste persone è davvero poco se non si prendono provvedimenti velocemente.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Il biologico cresce

Gio, 03/07/2019 - 17:00

“Ormai tutti o quasi hanno qualcosa di biologico nel carrello” notava mio marito l’altra sera. Eravamo in coda alla cassa del supermercato e intanto lui, senza farsi problemi, sbirciava le spese degli altri clienti. “Fine e circostanziata analisi!” ho scherzato io, ma gli ultimi dati Nomisma sulle vendite di prodotti bio, raccolti per Assobio e presentati a gennaio alla fiera Marca a Bologna, gli danno ragione.

Più 8% in un anno

La vendita dei prodotti biologici in Italia è cresciuta dell’8% solo nell’ultimo anno (per una spesa totale di 3 miliardi e mezzo di euro). La variazione si è vista soprattutto nei supermercati, sede del 45% della spesa bio. Il restante 55% si divide tra negozi specializzati e vendita diretta, con un calo nel canale specializzato. Nella grande distribuzione, inoltre, cresce il numero di referenze di prodotti certificati a marchio del distributore, tanto che oggi coprono il 41% della spesa di prodotti bio nella GDO.

Super, iper, negozio specializzato, vendita diretta…

Io sono tra gli italiani che fanno la spesa quasi 100% bio, e mi divido tra super e negozio specializzato (oltre, naturalmente, al mio Gruppo d’acquisto solidale e alla bottega del Commercio equo). Mi riconosco abbastanza nelle risposte che sono state raccolte dalla ricerca riguardo alle motivazioni della scelta dell’uno o dell’altro canale di vendita. Si preferiscono super e iper per questioni di comodità, e, in effetti, mi ritrovo spesso a fare un po’ di spesa al volo al supermercato vicino casa. Come seconda motivazione è stata indicata la convenienza. Il negozio specializzato, invece, vince per la varietà di referenze in assortimento e la fiducia in una maggiore qualità, motivazioni che condivido al 100%. Almeno fino a quando al supermercato non si troverà la stessa varietà e freschezza di frutta e verdura certificata. E certi prodotti rari ma, per gli appassionati (fissati?) come me, imprescindibili.

Quello che ancora al super non c’è

In effetti, negli anni ho visto allargarsi sempre più l’offerta di alimenti bio nella grande distribuzione. Una volta non si trovavano i prodotti per vegetariani, poi sono arrivati tofu & C. Mangio miglio da trent’anni ma una volta non c’era, come altri semi, dal grano saraceno ai semi di sesamo, o le erbe e le spezie. Stesso discorso con le tisane, i muesli e altri prodotti per la colazione, a partire dai dolcificanti alternativi. Ma sono ancora tanti i prodotti che trovo solo nei negozi specializzati, da tutti quelli con impronta macrobiotica, come il miso, il thain, e, la mia ultima passione, il meraviglioso sciroppo di dattero. L’avete mai messo nello yogurt? Dolce, saporito e colorato… Non potrete più farne a meno!

FONTE: CUCINA-NATURALE.IT

Hiv: paziente inglese in remissione dalla malattia. E’ la seconda volta nella storia

Gio, 03/07/2019 - 14:29

La comunità scientifica ha compiuto un nuovo passo in avanti nella lotta all’Hiv, il virus dell’immunodeficienza umana. In un articolo pubblicato su Nature i ricercatori dell’University College London e  dell’Imperial College di Londra, in collaborazione con le università di Cambridge e di Oxford, spiegano che per la seconda volta nella storia un paziente affetto dal virus dell’Hiv è in fase di remissione dalla malattia. Gli studiosi non nascondono la soddisfazione, ma dichiarano anche prudenza: «E’ troppo presto – affermano – per dire che è guarito».

Il paziente di Berlino

Il primo caso al mondo – e unico fino a pochi giorni fa – di remissione dall’Hiv venne registrato nel 2007 in un paziente statunitense, Timothy Ray Brown, noto come “il paziente di Berlino” perché è nella città tedesca che, per curare la leucemia che lo aveva colpito, venne sottoposto a un trapianto di cellule staminali ematopoietiche ottenute da un donatore portatore di una rara mutazione genetica che inattiva il recettore CCR5, fondamentale per l’ingresso del virus dell’Hiv all’interno delle cellule, conferendo immunità naturale all’infezione. Da allora Brown è in “remissione spontanea” dall’infezione – ovvero nel suo organismo il virus non si replica nonostante l’interruzione della terapia antiretrovirale – e fino a pochi giorni fa risultava essere il primo e unico paziente al mondo di questa tipologia.

Il paziente britannico

Due giorni fa dalle pagine di Nature i ricercatori delle università britanniche guidati da Ravindra Gupta hanno invece segnalato un secondo caso di remissione spontanea dalla malattia: quello di un “paziente britannico“, che preferisce rimanere anonimo, sieropositivo dal 2003 e in terapia antiretrovirale dal 2012, che per la cura di un linfoma di Hodgkin avanzato non responsivo alla chemioterapia è stato sottoposto nel 2016 a un trapianto di cellule staminali con le stesse caratteristiche di quelle che vennero trapiantate a Timothy Brown, ovvero con assenza del recettore CCR5 e quindi geneticamente resistenti al virus dell’Hiv.

In remissione da 19 mesi

Dopo l’attecchimento delle cellule staminali trapiantate il paziente londinese ha proseguito la terapia antiretrovirale per 16 mesi, per poi interromperla. Trascorsi 19 mesi dalla sospensione delle cure, nel suo organismo non sono state riscontrate tracce di replicazione del virus. Diciannove mesi, spiegano i ricercatori, non sono tantissimi ma non sono neanche pochi e, sebbene sia precoce parlare di “guarigione“, le analogie con il paziente di Berlino inducono a pensare che non si tratti di una coincidenza.

La tecnologia genica

«Ottenendo la remissione in un secondo paziente con un approccio simile abbiamo dimostrato che il paziente di Berlino non era un’anomalia», ha affermato Gupta. I ricercatori spiegano però che il trapianto di cellule staminali – procedura lunga, complessa e dagli esiti difficili da prevedere – non è appropriato come trattamento standard contro l’Hiv, e che nuovi studi sono già in atto per capire se è possibile mettere “fuori uso” il recettore CCR5 utilizzando la terapia genica o altre tecniche molecolari.

Biancospino e betulla: rimedi naturali contro la pressione alta

Gio, 03/07/2019 - 12:00

La pressione alta può essere contrastata in maniera efficace anche grazie a rimedi naturali, in particolare attraverso tisane a base di betulla o biancospino.

Di che cosa si tratta?
La pressione sanguigna misura il rapporto tra la quantità di sangue che il cuore pompa al minuto e la resistenza arteriosa, ovvero la pressione esercitata dalle pareti delle arterie sul flusso sanguigno.
Il valore non è costante, cambia a seconda dei bisogni e degli sforzi che il corpo fa durante la giornata. Se risulta essere troppo alta anche in una situazione di riposo, può indicare uno stato patologico, l’ipertensione, che va monitorata e tenuta sotto controllo.I valori sono troppo alti quando la massima è superiore ai 149 mm/Hgmentre la minima è più di 90 mm/Hg. I valori normali, infatti, in linea di massima si aggirano intorno ai 120 mm/Hg e 80 mm/Hg.

Le cause di questa condizione possono essere diverse, per cui anche la terapia può variare. Dato che non presenta sintomi specifici è anche molto difficile da diagnosticare, di solito si individua effettuando una misurazione durante altri controlli.

Per quanto riguarda le cure, oltre alla terapia farmacologica eventualmente prescritta dal medico, basta osservare i normali accorgimenti per uno stile di vita sano, con una regolare attività fisica e un uso limitato di alcool e fumo. Va ridotto il consumo di alimenti ricchi di sodio mentre bisogna preferire quelli che contengono potassio.

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Come Dario Fo e Franca Rame scelsero l’arte senza compromessi

Gio, 03/07/2019 - 09:38

Uno degli effetti più devastanti che la politica degli ultimi vent’anni ha prodotto in Italia è stato il quasi totale annichilamento della cultura. C’è stato un tempo in cui un’idea politica poteva nascere anche a teatro e in cui una canzone poteva far scegliere da che parte stare. C’è stato un tempo in cui l’arte non era considerata un vezzo, un privilegio di pochi o, peggio ancora, un passatempo, ma uno strumento che poteva cambiare il mondo. Furono tanti i protagonisti di quel momento storico, anche relativamente recente, ma su tutti emerge il contributo alla nostra cultura di Dario Fo e Franca Rame.

Quella tra Fo e Rame è stata una tra le storie d’amore più belle del Novecento italiano, una fusione artistica e politica che ha arricchito culturalmente il nostro Paese. Dario Fo nacque nel 1926 a Sangiano, un piccolo paese lombardo vicino al Lago Maggiore, figlio di un capostazione che durante la seconda guerra mondiale venne coinvolto nella Resistenza contro i nazifascisti. Franca Rame, di tre anni più giovane di Dario, era invece la figlia di una famiglia di marionettisti e burattinai: la Famiglia Rame era un’istituzione nei paesini della Lombardia in cui portavano, con la loro corriera, la magia del teatro popolare. Mettevamo in scena un po’ di tutto dalla commedia dell’arte ai classici di Shakespeare”, ricorderà lei in seguito, “adattati all’occorrenza perché mio padre sapeva di aver a che fare con un pubblico fatto di persone semplici”. Fo e Rame si conobbero quando avevano vent’anni, nella compagnia teatrale di Franco Parenti: lui era stato assunto come scrittore, lei faceva l’attrice. Dopo il colpo di fulmine si sposarono a Milano nel 1954. 

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Le emissioni ci stanno uccidendo: la Superpianta mangia-CO2 ci salverà?

Gio, 03/07/2019 - 09:00

La maggior parte delle strategie volte ad arginare i cambiamenti climatici e a diminuire le emissioni nocive sottintende una modifica dei comportamenti umani che li renda più sostenibili e rispettosi del Pianeta. Secondo i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (California) è possibile però farci dare un aiuto anche dalla stessa natura che stiamo distruggendo. In particolare, una Superpianta con una particolare efficacia di assorbimento della Co2 potrebbe essere un formidabile asso nella manica.

Effettivamente è un paradosso: l’essere umano genera CO2, distrugge foreste millenarie, devasta interi ecosistemi, pone a rischio la sua stessa specie e poi cerca un supporto nelle piante per rimediare! Al Salk Institute la chiamano “Ideal Plant” e la sua azione andrebbe comunque a sommarsi alle altre strategie di mitigazione che intanto dovremo necessariamente mettere in atto. Insomma, non basterà certo una Superpianta a rimediare a decenni di danni…
I ricercatori sono partiti dal fatto che le piante assorbono CO2 e la immagazzinano; una parte finisce nel terreno, dove resta per millenni. Ma ormai la quantità di Co2 che riversiamo nell’atmosfera è troppa perché ci sia una compensazione, la Terra è satura. Perché allora non immaginare piante in grado di assorbire più CO2 e di immagazzinarla per altri secoli?

Dal Salk Institute, il biologo Wolfgang Busch spiega così quella che potrebbe sembrare una forzatura: «Non stiamo provando a far fare alla piante qualcosa che già non fanno, stiamo solo tentando di migliorarne l’efficienza per poterle utilizzare allo scopo di arginare i cambiamenti climatici».

Così è nata la Harnessing Plants Initiative, che ha come scopo quello di creare “ideal plants” che hanno bisogno di meno fertilizzanti, producono frutti per sfamare il mondo e intanto ci aiutano a immagazzinare la CO2 nel profondo del terreno.

Significa anche un cambiamento nel settore agricolo «dove sarà importante non soltanto cercare un terreno coltivabile al massimo ma anche capire quali varietà possano trasferire al suolo una quantità maggiore di carbonio», dice Christer Jansson del Department of Energy’s Environmental Molecular Sciences Laboratory, membro di un team internazionale che ha sviluppato un tipo di riso che emette una piccolissima quantità di metano mentre cresce (si tratta solitamente di una delle attività umane che generano più metano). Lo stesso Jansson studia la rizosfera – l’area di terreno dove si trovano le radici e che può essere considerata come una sorta di mini-ecosistema – perché la presenza di alcuni batteri “manipolati” potrebbe rivelarsi utile a far sì che più carbonio sia imprigionato nel suolo, oltre che a rendere i raccolti più abbondanti.
Com’è prevedibile, occorrerebbero molti investimenti perché questi studi diventassero realtà e, in più, il tempo non è a favore di questi scienziati tanto sensibili al problema dei cambiamenti climatici, a cui dedicano gran parte della loro vita.

Per fortuna arriva almeno qualche riconoscimento. Joanne Chory, scienziata del Salk Institute e biologa di fama mondiale, da tempo è impegnata proprio nella ricerca di soluzioni che possano risolvere la questione del surriscaldamento globale grazie alle piante. Ormai è una star. Nel 2018 ha ricevuto un Gruber Genetics Prize e ha devoluto i 500 mila dollari ricevuti con il California Institute of Technology; ha inoltre vinto il Breakthrough Prize in Life Sciences, che vede tra i giurati anche il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg.

Fonti: https://www.salk.edu/harnessing-plants-initiative/
https://ensia.com/articles/plants-co2/

La Planetary Health Diet: la dieta universale di Lancet

Gio, 03/07/2019 - 06:37

La rivista scientifica Lancet ha pubblicato la “Dieta Universale”, alcune regole per sfamare 10 miliardi di persone senza devastare il pianeta terra.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Reddito di cittadinanza, al via le richieste: niente code a Poste e Caf

Mer, 03/06/2019 - 17:21

Da Roma e Napoli a Genova e Treviso non c’è stato il caos che era stato previsto. Risolti in mattinata i problemi sul sito dedicato. Caf: “Rari casi di affollamento a Civitanova Marche, Cosenza, Siracusa e un numero importante di richieste a Milano e a Torino”. Rimane aperto il fronte con le Regioni sui navigator. Il vicepremier: “Cerco accordo ma non sia battaglia politica”. Il direttore generale dell’Inps Di Michele: “Reddito ridistribuisce ricchezza e riduce povertà”. Upb: “Beneficio medio pro capite di 2.171 euro annui”

Nel giorno che dà il via ufficiale alle richieste del reddito di cittadinanza, all’apertura degli sportelli negli uffici postali e nei Caf non c’è stato l’enorme afflusso che era stato previsto. Da RomaNapoli a Genova e Treviso, nessuna coda e poca gente. Sportelli un po’ più affollati a Firenze, seppur senza il temuto caos. La maggior parte delle persone si presenta per chiedere informazioni e forse è stato ascoltato il consiglio di Poste che ha suggerito di andare negli uffici “in ordine alfabetico” per fare domanda. Alle 14, il primo dato ufficiale fornito da Poste che parla di flusso “costante e ordinato” in tutta Italia: “Le richieste presentate presso gli uffici postali per il Reddito di cittadinanza sono pari a 29.147“. I Caf nel tardo pomeriggio hanno confermato che non c’è stato alcun assalto, solo “qualche raro caso di affollamento a Civitanova Marche, Cosenza, Siracusa e un numero importante di richieste a Milano e a Torino, particolarmente nei Caf dei quartieri periferici”.

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Londra dichiara guerra al junk food

Mer, 03/06/2019 - 15:25

È entrato in vigore, il 25 febbraio 2019, il divieto di pubblicizzare cibo spazzatura sull’intera rete di trasporto pubblico della città di Londra. Un’operazione decisamente di grande impatto considerando che la Transport for London,  l’azienda inglese responsabile dei trasporti pubblici, registra ogni giorno oltre 30 milioni di spostamenti.  E così fotografie di merendine, hamburger, patatine, bibite gassose e zuccherate e in generale tutti gli alimenti contenenti un’eccessiva quantità di grassi, sodio e sale non verranno più esposte ad invogliare il consumo (e troppo spesso abuso) di alimenti nocivi alla salute, soprattutto per i più piccoli.

È infatti il target della popolazione dei più giovani che desta maggiore preoccupazione: nella capitale inglese (ma non solo) l’obesità infantile è un vero e proprio allarme sociale, definito nell’ambito dei programmi di lotta all’obesità una “bomba a orologeria”. Secondo i dati riportati dal Public Health England, la città di Londra detiene il preoccupante record del più alto tasso di bambini sovrappeso o obesi in Europa, con dati che registrano quasi il 40% dei 10/11enni con un peso superiore a quello ritenuto ideale. Il problema inizia a manifestarsi già in età prescolare con il 9,5% di bambini in condizione di obesità, dati che non sembrano migliorare; anzi, dal 2007 a oggi il numero di quelli gravemente obesi è aumentato di un terzo con ripercussioni non solo sulla salute dell’individuo, ma anche sul sistema sanitario inglese che registra un costo medio annuo di sei miliardi di sterline.

Il regolamento fortemente voluto dal sindaco Sadiq Khan è stato messo in atto dopo una consultazione popolare che ha raccolto il consenso dell’82% dei londinesi. Certamente non sono mancate le critiche, in prima linea schierati contro l’iniziativa gli amministratori dei trasporti pubblici, preoccupati per i cali degli introiti pubblicitari, e le grandi catene della ristorazione, che accusano il sindaco di non aver voluto trovare un compromesso rispetto al bando totale.

«È chiaro che la pubblicità gioca un ruolo enorme nelle scelte alimentari che facciamo» afferma Khan. «L’obesità mette a rischio la vita dei giovani londinesi e aumenta la pressione del nostro servizio sanitario nazionale già allo stremo. Ridurre l’esposizione alla pubblicità del cibo spazzatura è necessario non solo per i bambini, ma anche per i genitori che preparano i pasti» ha continuato il sindaco, sostenendo di voler perseguire questa strada con l’obiettivo di ridurre entro il 2028 il fenomeno dilagante dell’obesità infantile.

Per evitare che venga aggirata la nuova regolamentazione, catene di fast food, aziende e ristoranti non potranno neppure pubblicizzare semplicemente il loro marchio, e avranno accesso agli spazi pubblicitari predisposti solo a condizione che promuovano prodotti esclusivamente salutari.

E in Italia com’è la situazione attuale? La Dieta mediterranea sembra ormai un vecchio ricordo, sopraffatta dall’invasione dei fast food. Nonostante i miglioramenti registrati rispetto a dieci anni fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il nostro Paese è nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile.

Chissà se il modello della città inglese sia un primo concreto passo avanti nella promozione di un’alimentazione sana e tutela della salute  per l’Europa intera?

‘Posso essere ciò che voglio’

Mer, 03/06/2019 - 09:44

Marlene Dietrich accanto ad Anna Magnani, Anna Frank con Samantha Cristoforetti e Madre Teresa di Calcutta con Audrey Hepburn. Donne diversissime che hanno segnato il nostro tempo. Insieme a loro i volti di bambine che in comune con le icone femminili hanno negli occhi la voglia di realizzare i propri sogni e di essere più forti delle difficoltà che le circondano. “Posso essere quello che voglio se anche tu stai dalla mia parte, dalla parte della bambine”. Con questo slogan Unicef, che da anni lavora per creare un mondo in cui ogni bambina possa diventare davvero quello che desidera essere, ha realizzato la campagna per l’8 marzo. Nel mondo, sottolinea Unicef nel dossier che accompagna il video, 600 milioni di ragazze hanno le potenzialità per diventare imprenditrici, scienziate, leader politiche capaci di cambiare il mondo. Ma quotidianamente molte di loro incontrano barriere che ostacolano il loro talento.

FONTE: REPUBBLICA.IT

Lazio: mai più obiettori di coscienza nei consultori

Mer, 03/06/2019 - 09:00

Respinti i ricorsi del movimento per la vita contro la delibera con cui la Regione imponeva ai consultori pubblici di garantire le prescrizioni di anticoncezionali e i certificati di gravidanza. “Ora le altre amministrazioni seguano l’esempio”

Prima le donne. Prima le donne e la loro possibilità di “autodeterminarsi” e di scegliere. Poi tutto il resto, fra cui il diritto all’obiezione di coscienza dei professionisti che dovrebbero soltanto aiutarle ad ottenere la prescrizione di anticoncezionali o ad avere un certificato, all’interno dei consultori pubblici.

Il Tar del Lazio, con una sentenza che entra, dopo due anni di battaglie, nel merito, ha respinto, ritenendoli “infondati”, i ricorsi del Movimento per la vita e delle associazioni dei medici cattolici contro la delibera con cui la Regione Lazio imponeva ai consultori familiari pubblici di rispettare i loro doveri. E quindi di prescrivere pillole del giorno dopo o anticoncezionali e garantire i certificati alle donne che ne avevano bisogno per chiedere un’interruzione volontaria di gravidanza in ospedale.

Attività su cui, sosteneva la Regione, non si poteva oppore l’obiezione di coscienza, come invece accade ancora in molti servizi per le donne di tutta Italia, come ha mostrato anche un’inchiesta de l’Espresso. I movimenti per la vita, nel ricorso, insistevano sul fatto che il ruolo dei consultori non fosse «preparare l’interruzione di gravidanza ma fare il possibile per evitarla», sostenevano che la delibera regionale violasse «il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza», e le convenzioni europee.

Ma secondo i giudici del tribunale amministrativo regionale per il Lazio, così non è. Anzi. Il primo argomento sarebbe «del tutto estraneo» alla missione di questi servizi, mentre l’obiezione, spiegano, secondo la legge 194, non può esonerare «dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento», per questo, scrivono, «è da escludere che l’attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell’obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d’interruzione».

Per gli anticoncezionali lo stesso: riguardano il diritto della donna ad «autodeterminarsi», e non possono essere considerati aborto, nemmeno nel caso delle pillole post-coito. Quindi: ha ragione la giunta del Lazio. Che ha escluso l’obiezione di coscienza dai consultori pubblici.

«Chiediamo ora che tutti i presidenti di Regione seguano l’esempio del Presidente Zingaretti, affinché la legge sull’ aborto sia applicata correttamente, a tutela della salute, dei diritti delle donne e dello Stato di diritto», chiede ora l’associazione Luca Coscioni.

FONTE: L’ESPRESSO

Costruire meno, costruire meglio

Mer, 03/06/2019 - 02:45

Costruire edifici sani per l’ambiente e per le persone che li abitano, durevoli e orientati alla gente. Verso queste direzioni deve andare oggi l’edilizia. Si pensi che in Europa il miglioramento dell’efficenza energetica attuato dagli anni ‘90 in poi viene annullato dal costante aumento della superficie che usiamo per abitare.

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