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Aggiornato: 1 ora 50 min fa

Nel calcio italiano non esistono tifosi contenti

Mar, 05/21/2019 - 15:00

Perché nel calcio italiano vincere è diventata una malattia, un’ossessione? E’ la domanda dell’anno e ovviamente non abbiamo una risposta. Però ci guardiamo attorno e fatichiamo sempre di più a comprendere la rabbia e la frustrazione che ormai accompagnano stabilmente quelli che definiamo tifosi.

Il calcio, in Italia, è ormai una forma di nevrosi. A qualsiasi latitudine. Partiamo dai più forti. Dalla Juventus. Dopo cinque anni di successi consecutivi: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, l’allenatore toscano si è separato dalla dirigenza bianconera. E fin qui nulla di strano. Anzi. La stranezza è un’altra. I tifosi juventini sono divisi su Allegri. Non tutti lo considerano un grande allenatore, nonostante i record. E non pochi lo giudicano un tecnico all’altezza. Incapace di raggiungere l’unico reale obiettivo della Juventus: la Champions League.

L’obbligo di vincere. L’aberrazione dello sport. Se non vinci, hai fallito. Detto con rabbia. Con una rabbia tale che, in caso di vittoria, sarebbe impossibile goderne.

A Napoli, la situazione è più o meno simile. Il secondo posto conquistato con Ancelotti allenatore, è vissuto come una stagione deludente. Non all’altezza del campionato dello scorso anno e delle aspettative che l’arrivo dell’allenatore emiliano aveva creato. Come se il Napoli fosse un club che potesse sputare su un secondo posto in campionato. Il presidente De Laurentiis è contestato e avversato, e non soltanto dagli ultras. Lo stadio è spesso semivuoto.

Stessa situazione a Firenze dove tra l’altro la Fiorentina rischia persino di retrocedere in serie B. Ma la contestazione a Della Valle dura ormai da anni. I tifosi si sentono imprigionati dal patron di Tod’s, come se fosse un carceriere dei loro sogni. Anche a Firenze, come a Napoli e a Torino, la tifoseria proietta un’immagine irreale di sé. La Fiorentina si immagina il Barcellona, come a Napoli credono di essere il Real Madrid.

Torino, Firenze, Napoli. E anche Roma. Sia sponda romanista sia sponda laziale dove per anni Lotito è stato contestato. Adesso il fronte laziale si è un po’ placato. Ma quello giallorosso, invece, è ben oltre l’orlo della crisi di nervi. La scorsa settimana, la rottura tra la Roma e De Rossi ha provocato l’ennesima contestazione da parte dei tifosi.

A Roma contestano Pallotta che è americano. Così come a Napoli contestano De Laurentiis che è romano. Il sovranismo regna sovrano. Così come la frustrazione. Il calcio è diventato quasi unicamente un accumulatore di rabbia. Un gioco che non è nemmeno a somma zero. E’ un gioco che può finire soltanto in perdita. Si è perso il sorriso, tant’è vero che gli stadi – in Italia – sono fondamentalmente diventati luoghi lugubri. E un’inversione di tendenza sembra lontana.

Foto di Brian Dowden da Pixabay

Trovato in Sicilia capodoglio rosa spiaggiato: il suo stomaco era pieno di plastica

Mar, 05/21/2019 - 14:30

Tantissima plastica nello stomaco e una grossa ferita sul fianco. Queste sono le condizioni in cui è stato ritrovato un capodoglio rosa di 6 metri sulla spiaggia di Lascari, in Sicilia. Si tratta del quinto caso italiano di cetaceo spiaggiato pieno di plastica nel giro di pochi mesi.

L’elenco di pesci, tartarughe e cetacei trovati morti sulle spiagge italiane con lo stomaco pieno di plastica si allunga sempre di più. L’ultimo caso risale ad appena tre giorni fa, quando su una spiaggia di Lascari, in Sicilia, vicino a Cefalù, è stato trovato senza vita un capodoglio rosa. Il cetaceo di 6 metri presentava una grossa ferita su un fianco, probabilmente provocata dallo scontro con un’imbarcazione, e secondo le analisi dovrebbe avere circa 7 anni.

Ma la vera notizia riguarda ciò che è stato trovato all’interno dell’animale.

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Sclerosi Multipla, dare visibilità e informare

Mar, 05/21/2019 - 13:50

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla di quest’anno

La sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, è la prima causa di disabilità nei giovani dopo gli incidenti stradali. Cronica, imprevedibile e spesso progressivamente invalidante, colpisce una persona ogni 3 ore, viene per lo più diagnosticata tra i 20 e i 40 anni in maggioranza nelle donne con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini. Le persone con SM sono 3 milioni nel mondo, 700 mila in Europa e 122 mila solo in Italia.

“Dare visibilità alla sclerosi multipla (SM)” è il claim della Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla di quest’anno. Il messaggio si richiama a quello della campagna #MyInvisibleMS della Federazione Internazionale della SM (MSIF) lanciata in occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi multipla, che il 30 maggio di quest’anno si celebra per l’undicesimo anno in 70 Paesi.

Il consueto appuntamento di AISM con l’informazione sulla malattia si celebra dal 25 maggio al 2 giugno prossimi sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con una settimana ricca di appuntamenti.  L’obiettivo è parlare di sclerosi multipla. È infatti fondamentale che di questa malattia ciascuno, anche se non direttamente coinvolto, riceva informazioni corrette, per comprenderne difficoltà e complessità, senza dar credito a “luoghi comuni”.

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Tap & Butch: vita di scarica (Fumetto)

Mar, 05/21/2019 - 11:55

Per non rovinare la storia le nuove strisce quotidiane vengono pubblicate in fondo.

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Lutto nel mondo dello sport: è morto Niki Lauda

Mar, 05/21/2019 - 10:42

Si è spento questa notte all’età di 70 anni in una clinica privata in Svizzera l’ex pilota di Formula Uno e Leggenda dello sport Niki Lauda: ecco chi era.

[ Fonte: Formula Uno: è morto Niki Lauda. Vittorie, drammi e rivalità – PIANETAMILAN.IT – Alessio Roccio]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

NIKI LAUDA È MORTO, AVEVA 70 ANNI. FORMULA 1 IN LUTTO  > È morto all’età di 70 anni l’ex pilota austriaco Niki Lauda, leggenda della F1 e tre volte campione del mondo, due volte alla guida della Ferrari e una con la McLaren. Lo rende noto la famiglia, a lui vicina in questi ultimi giorni trascorsi dall’austriaco in ricovero in una clinica privata in Svizzera. Otto mesi fa aveva subito un trapianto di polmone.

La carriera di Niki Lauda: Nato a Vienna il 22 febbraio del 1949, Lauda vinse tre titoli mondiali come pilota di F1 nel 1975, nel 1977 e nel 1984, i primi due al volante della Ferrari e l’ultimo poi con la McLaren, ed è considerato uno dei migliori piloti della storia alla luce anche di una carriera con 171 Gran Premi corsi e 25 vittorie ottenute. Nell’immaginario popolare di lui rimangono le immagini del grave incidente al Nurburgring che lo coinvolse nell’agosto 1976, quando rimase gravemente ustionato, un incidente che lo lasciò sfigurato in viso. In pista si era meritato il soprannome di “Computer”, per la sua guida meticolosa, glaciale, chiururgica, ma anche per la capacità di individuare e correggere i difetti delle monoposto che guidava.

Leggenda in Ferrari, grande anche nel dopo F1: Arriva immediato, via Twitter, il cordoglio del team Ferrari: “Oggi è un giorno triste per la F1. La grande famiglia della Ferrari apprende con profonda tristezza la notizia della morte dell’amico Niki Lauda, tre volte campione del mondo, due con la Scuderia (1975-1977). Resterai per sempre nei cuori nostri e in quelli dei tifosi. #CiaoNiki”. Parole che anche in poche righe riassumono il legame speciale tra un campione e la sua scuderia: Lauda è un amico, il messaggio sottolinea l’impatto nei cuori dei tifosi del cavallino rampante, che proprio al pilota austriaco devono alcuni tra i ricordi più belli di sempre. Leggi l’articolo completo… [Fonte: SKY.SPORT.IT]

NIKI LAUDA, L’INFERNO DEL NURBURGRING >  Nel 1976 il pilota Ferrari rimase sfigurato quando la sua monoposto prese fuoco dopo un incidente. Si riprese e tornò a vincere.

Quel primo agosto 1976 Niki Lauda non l’ha mai dimenticato, anche se ha avuto la forza di rialzarsi. Quella domenica maledetta la pioggerellina, l’azzardo delle gomme da asciutto e la voglia di fare meglio del rivale James Hunt, hanno segnato per sempre la vita del pilota austriaco. Niki è morto lunedì a 70 anni in una clinica svizzera.

Lauda era indietro in quel Gp, e voleva recuperare dall’ottava posizione, ma nel secondo giro, con la pioggia che aveva ricominciato a cadere, e i pneumatici sbagliati, toccò una volta di troppo il cordolo e la sua Ferrari partì imbizzarrita, senza controllo. La monoposto di Maranello sbandò in una curva al Bergwerk, il punto più lontano del circuito dai box, poi scartò verso destra, colpì il guard-rail esterno e rimbalzò in mezzo alla pista, prendendo immediatamente fuoco. Guy Edwards riuscì ad evitarla, mentre Harald Ertl e Brett Lunger la colpirono in pieno: la sfortuna volle che nell’impatto Lauda perse il casco, e fu sfigurato dalle fiamme.

Incidente Niki Lauda

Gli stessi Edwards, Ertl e Lunger si fermarono e riuscirono a estrarre Lauda dal relitto incandescente della vettura. Ad aiutarli era giunto anche Arturo Merzario, che si era fermato appena visto l’incidente.  

Il pilota austriaco era grave, ferito e ustionato, venne trasferito in elicottero all’ospedale militare di Coblenza. Poi da lì fu trasferito al Trauma Clinic di Ludwigshafen, poi al Städliche Krankenanstalten di Mannheim. Furono giorni drammatici, l’austriaco lottava tra la vita e la morte. Oltre alle fiamme, che lo sfregiarono, ci furono le inalazioni dei velenosi fumi di benzina che gli danneggiarono i polmoni. Gli stessi polmoni che lo tradirono otto mesi fa e lo costrinsero ad un trapianto.  Leggi l’articolo completo… [Fonte: QUOTIDIANO.NET]

NIKI LAUDA, UNA VITA DA FILM IN ‘RUSH’

La sfida con Hunt raccontata da Ron Howard. […] Il film ricostruisce con un ritmo adrenalinico, fra corse, ritratti intensi dei personaggi, la sfida nel 1976 fra l’inglese Hunt (Hemsworth), istintivo e amante di tutti i piaceri della vita, a bordo della McLaren, e l’austriaco Lauda (Bruhl), razionale e immerso nella passione per i motori, sulla Ferrari. Fra i personaggi della storia, anche Clay Regazzoni (Favino), compagno di scuderia dell’austriaco, la modella Suzy Miller (Olivia Wilde), moglie dell’inglese e Marlene Knaus (Alexandra Maria Lara), moglie di Lauda. ”Non volevo fare un film sullo sport – aggiunge Howard – ma riportare l’atmosfera culturale, la vitalità, la frenesia, l’energia di quel mondo che era in se stesso eccitante” . Leggi l’articolo completo… [Fonte: ANSA.IT – Francesca Pierleoni] 

Fonte immagine copertina: ILFATTOQUOTIDIANO.IT

Addio vecchi chilo, metro e ampere

Mar, 05/21/2019 - 09:43

Per chi andrà a comprare due etti di prosciutto al mercato non cambierà molto e neanche per chi si appresta alla passeggiata mattutina di 800 metri. Certo è, però, che provoca più di un attimo di turbamento il fatto che da oggi siano andati in pensione chilo, metro, secondo, ampere, kelvin, mole e candela. In una società sempre più smaterializzata, addio alla vecchia definizione delle unità di misura, ancorati a beni concreti come barre metalliche, benvenuti ai nuovi criteri di definizione. A stabilire le nuove regole non sono più punti di riferimento fisici, come il Grand Kilo, il cilindro di platino-iridio forgiato nel 1879 e conservato in un caveau di Parigi ma leggi matematiche come le costanti dell’universo.
«È una rivoluzione che non comporterà scossoni: non dovremo ritarare le nostre bilance e tutti gli altri strumenti di misura», osserva il presidente dell’Istituto Nazionale di Metrologia (Inrim), Diederik Wiersma. Nessuna conseguenza per noi poveri mortali e per la nostra quotidianità, insomma, ma nel tempo, invece, a trarre vantaggio da questo cambiamento saranno le misure relative a quantità molto piccole: potranno guadagnare in precisione settori come l’industria elettronica, l’industria farmaceutica e le applicazioni delle nanotecnologie.
«Oggi è un grande giorno – rileva la direttrice scientifica dell’Inrim, Maria Luisa Rastello – ora le unità del Sistema Internazionale di misura sono riferite a una costante fondamentale, vale a dire che sono basate su un numero che si trova ovunque: è una differenza enorme rispetto al passato, soprattutto per il chilo, che era ancora un campione materiale conservato in una cassaforte con tre chiavi assegnate a tre persone. Il nuovo sistema è molto più democratico perché i valori di riferimento sono a disposizione di tutti».

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E ora i prof hanno paura delle opinioni, martedì (oggi) lanciato il Teacher Pride

Mar, 05/21/2019 - 09:35

Dopo il caso dell’insegnante di Palermo sospesa per mancato controllo su un progetto dei suoi studenti i professori temono di non poter più svolgere il loro lavoro

E ora gli insegnanti nelle scuole hanno paura. Potranno continuare a insegnare come finora hanno fatto decidendo liberamente di che cosa discutere al di fuori degli argomenti strettamente scolastici oppure dovranno limitarsi, cancellare i progetti, censurare sé stessi e i propri alunni?

Due viceministri in campagna elettorale stanno facendo a gara per mostrarsi vicini alla professoressa Rosa Maria Dall’Aria di Palermo sospesa per il video realizzato e mostrato a scuola dai suoi alunni, l’opposizione sta cavalcando la protesta contro la sospensione e le polemiche sono molto accese su come avrebbe dovuto comportarsi la professoressa.

Ma è proprio questo il punto che più spaventa gli insegnanti. La Costituzione tutela la loro autonomia di insegnamento oltre che la libertà di pensiero: ma dovranno aspettarsi polemiche e polveroni politici e mediatici per ogni progetto presentato? È Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, a denunciarlo sul suo profilo Facebook.

«Continuano ad arrivarmi centinaia di lettere e messaggi di insegnanti, letteralmente schifati e impauriti per quello che è accaduto e che rischia di ripetersi. Ne ho scelta una (e comprenderete la decisione dell’anonimato) per renderla pubblica, perché credo renda benissimo lo stato d’animo di una categoria che subisce da anni riforme, controriforme, tagli, blocchi, vessazioni».

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Fonte immagine copertina LASTAMPA.IT

Brasile, la guerra di Bolsonaro agli indigeni. Le loro terre fanno gola ai grandi capitali occidentali

Mar, 05/21/2019 - 08:00

“Perché gli indiani non possono lavorare come tutti gli altri? Perché possono godersi la vita con i soldi delle mie tasse? Smettiamola con questa vecchia storia! Gli indiani sono dei cittadini come tutti gli altri, se vogliono avere gli stessi diritti devono sottomettersi agli stessi doveri!”. Ecco il tipo di commenti che è possibile ascoltare quando si parla dei popoli indigeni in Brasile. Nella Costituzione del 1988 post-dittatura questa popolazione, stimata intorno agli 11 milioni prima dell’invasione dei portoghesi, ora di circa 900.000 persone (lo 0,4% dei brasiliani) e composta da 305 popoli che parlano 274 lingue diverse, si è vista finalmente riconoscere la sua legittimità originaria sulle sue terre ancestrali e il diritto “alla differenza”, cioè il rispetto per la sua organizzazione sociale, le usanze, le lingue, le credenze e le tradizioni. Un diritto garantito anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT, Convenzione 169).

Questo chiaramente non esclude gli altri diritti della Costituzione, ma sottolinea una specificità originaria. Un diritto già riconosciuto dalla Magna Charta, certo, ma che non è affatto applicato e che nei primi cento giorni del governo Bolsonaro sta per essere totalmente smantellato.

Il discorso perverso dell’integrazione

Il presidente Jair Bolsonaro è sempre stato contro i popoli indigeni, ma negli anni ha cambiato stile. Mentre vent’anni fa si rammaricava che la cavalleria brasiliana non avesse decimato tutti gli indigeni come negli Stati Uniti, durante la campagna presidenziale del 2018 ha difeso l’integrazione di quei popoli nella società brasiliana: “Molti vogliono condannarvi a rimanere isolati nelle vostre terre, come qualcosa di raro, come se fosse un parco zoologico. Ma voi non meritate questo. Siete brasiliani e avete tutto il diritto di sfruttare la vostra terra e anche di venderla, se volete”.

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Scegliere le migliori creme solari è possibile!

Mar, 05/21/2019 - 05:22

L’estate si avvicina e ci si trova tutti gli anni alla ricerca della crema solare migliore, quella con più efficacia protettiva e meglio tollerata specialmente da bambini piccoli, da chi ha pelle chiara e delicata, nei o tendenza a sviluppare eritemi. Ma quali sono le caratteristiche da ricercare? Quali sono i migliori preparati in questi termini e anche quelli che maggiormente rispettano l’ambiente?

Un prodotto solare è un qualunque preparato (crema, olio, gel, spray) da apporre sulla pelle per proteggerla dai raggi UV; lo spettro solare è formato da energia elettromagnetica con lunghezza d’onda che si estende da 200 a 1800 nanometri (nm) ed è formato in percentuale dal 3% di raggi UV, 37% di raggi del visibile e 60% di raggi infrarossi. La radiazione ultravioletta è quella più “energetica” dello spettro solare e pertanto è la più pericolosa per la cute: i raggi UV si suddividono in UVC (200-290 nm), molto pericolosi ma che non dovrebbero raggiungere la superficie terrestre perché assorbiti dai gas della stratosfera (sperando che lo strato di “ozono” sia e resti intatto), in UVB (290-320 nm) e in UVA (320-400 nm).

I prodotti solari sono per pelle la più importante arma di difesa nei confronti del sole, di protezione da tutti i raggi UV e l’efficacia e la sicurezza dei cosmetici di protezione solare si basa sul tipo e la quantità delle molecole-anti UV (chimiche o fisiche) contenute, ma anche sull’intera preparazione cosmetica. Ovvero deve trattarsi di un prodotto ben tollerato, meglio se resistente all’acqua e al sudore, facile da applicare e da spalmare, foto-stabile e termostabile, organoletticamente gradevole (odore, colore, consistenza…), formulato con profumi sicuri (almeno non foto-sensibilizzanti) e minime concentrazioni di conservanti.

Le sostanze a uso cosmetico che consentono la protezione dalla radiazione solare sono regolamentate nell’allegato VI del Regolamento cosmetico 1223/2009 che ne definisce il tipo e la massima concentrazione utilizzabile. Sono formalmente suddivisi in base alla natura e al meccanismo di azione in schermi fisici e filtri chimici: i primi sono ingredienti che, grazie alla loro opacità, oppongono un vero e proprio schermo alle radiazioni UV, attraverso processi di riflessione e di diffusione delle radiazioni nocive. Il biossido di titanio (INCI: Titanium Dioxide) è lo schermante fisico più utilizzato; i secondi invece sono molecole in grado di assorbire in modo selettivo le radiazioni UV (A e B), assorbono dunque energia che verrà poi rilasciata sotto forma di calore o fluorescenza. Allo stato attuale, tra schermi e filtri, le sostanze ammesse sono 27, ognuna delle quali caratterizzata dalla sua capacità di filtrare o schermare diverse lunghezze d’onda della radiazione solare.

Entrando nel merito delle formulazioni, ad oggi, in quelle più moderne ed avanzate, vengono impiegati gli schermi cosiddetti fisici piuttosto che chimici, condizione che garantisce comunque un ampio spettro di foto-protezione nella banda UVB e UVA, ma soprattutto una riduzione dei rischi di sensibilizzazione o fotosensibilizzazione. Poiché alcuni schermi fisici per loro natura possiedono un profilo tossicologico più sicuro, ovvero sono potenzialmente meno allergizzanti, la possibilità di utilizzarli da soli in un prodotto di protezione solare riduce in modo considerevole il rischio di sensibilizzazione cutanea individuale e garantisce al tempo stesso un ottimo livello di efficacia protettiva.

I filtri chimici, ancora contenuti però nella maggioranza delle creme solari, sono sostanze di sintesi, alcune più pericolose di altre perché allergizzanti. Bisogna leggere sempre l’INCI sulle confezioni ed evitare, in particolare, questi ingredienti:

  • Diethyl e ethyhexil triazon
  • OD-PABA
  • 4-methilbenzyliden camphor
  • Oxybenzone, uno dei più utilizzati, che è considerato anche un disturbatore endocrino.
  • Derivati petroliferi, siliconi, conservanti e profumi di sintesi.
  • Coloranti/pigmenti con metalli pesanti (Nichel (Ni), Cobalto (Co) e Cromo (Cr), che si sono rilevati in grado di produrre effetti altamente allergizzanti: dermatiti allergiche e irritative).
  • Parabeni (20 tipi, inseriti per evitare lo sviluppo di microorganismi nel prodotto).

I filtri chimici non fanno male solo alla salute ma anche all’ecosistema marino perché sono dannosi per pesci e molluschi e anche per i delicati coralli, messi già a dura prova in aree a grande presenza turistica come mar Rosso, Caraibi e Hawaii. L’ossibenzone, danneggia il DNA dei coralli impedendone il normale sviluppo, i filtri chimici possono favorire lo sviluppo di virus dei coralli e quindi di stati patologici e facilitare il fenomeno dello sbiancamento. Questo fenomeno avviene quando i coralli perdono le specifiche alghe microscopiche con le quali vivono in simbiosi e dalle quali ricavano nutrimento. Alcuni studi condotti in Italia, Spagna, Israele e in Iran hanno confermato anche che i danni sui coralli causati dall’ossibenzone possono avvenire già in concentrazioni infinitesime.

Per queste ragione proprio alle Hawaii è stata recentemente approvata una legge che vieta (a partire dal 2021) la vendita di creme solari che contengono sostanze chimiche come l’ossibenzone (Benzophenone-3 o BP-3) o l’octinoxate (Octyl Methoxycinnamate) proprio per i problemi di sbiancamento delle barriere coralline. Una volta firmata dal governatore delle Hawaii David Ige, la legge vieterà espressamente la vendita e la distribuzione di filtri solari contenenti queste sostanze, con deroghe solo per i prodotti con prescrizione medica. A seguire l’esempio delle Hawaii ci sono anche le Isole caraibiche che hanno deciso di bandire le creme solari troppo impattanti, per salvare l’ambiente. La prima sarà l’isola di Bonaire, famosa per le meravigliose immersioni. La speranza è anche che piano piano tutti i paradisi terrestri seguano questa scia.

Le creme solari eco o bio, ovvero prodotti “amici della natura ed amici della pelle”, esistono e possono essere utilizzate per evitare allergie e danni all’ecosistema marino. I punti cardine della cosmetica attenta a tali problematiche sono la selezione delle materie prime utilizzate nel formulato (ingredienti da agricoltura biologica e da raccolta di piante spontanee, assenza di ingredienti “non ecologici” e potenzialmente poco dermo-compatibili) e l’attenzione nella scelta degli imballaggi (per la riduzione dell’impatto ambientale e per una maggiore riciclabilità).
I prodotti solari eco-bio sono a base di schermi fisici, i più famosi sono biossido di titanio (Titanium dioxide) e l’ossido di zinco (Zinc oxide), a volte sotto forma di nanoparticelle. Queste sono ancora molto discusse, ma gli studi più recenti sembrano smentire i timori che possano penetrare negli strati più profondi della pelle, quindi sarebbero innocui, oltre a rendere la protezione solare più efficace.

In questi anni tutta la cosmesi eco-bio ha fatto notevoli passi avanti, e questo vale anche per i solari: vanno dimenticate le consistenze “effetto” calce, ormai esistono prodotti facilmente spalmabili, dalla consistenza leggera e non untuosa, ricchi di sostanze idratanti e lenitive, privi di coloranti, conservanti e profumi di sintesi, adatti anche alle pelli più delicate.

Anche i conservanti, oltre ai metalli pesanti, sono tra gli ingredienti coinvolti nell’insorgenza di reazioni cutanee di sensibilizzazione, ed è importante sapere che non tutti i prodotti cosmetici necessitano di una concentrazione “standard” di conservanti per non deteriorarsi nel tempo. Questa “capacità” conservativa dipende infatti da molti fattori, tra cui la percentuale di acqua del prodotto, il suo pH, la presenza di altre sostanze che tendono a controllare indirettamente la crescita microbica. È possibile quindi “equilibrare”, con un’attenta formulazione, anche il sistema di conservazione, evitando da un lato la contaminazione del prodotto e dall’altro la comparsa di “effetti indesiderati” per la pelle e trovare formulazioni in commercio dove non sono presenti conservanti.

Immagine: disegno di Armando Tondo


Altre fonti:

http://www.solesicuro.it/parola-agli-esperti-risponde-prof-Leonardo-Celleno.php?aideco=prof-Alessandra-Vasselli

http://www.solesicuro.it/consigli-bambini-dermatologi-AIDECO.php

Indice della salute: Bolzano, Pescara e Sardegna le aree più “sane” d’Italia

Lun, 05/20/2019 - 21:30

L’incidenza delle malattie sul territorio. La possibilità di curarle attraverso i farmaci. E l’accesso alle cure e la disponibilità di personale specializzato, dall’infanzia alla vecchiaia. Oppure, la necessità di spostarsi altrove. Se il solo corpo umano è una complicata macchina con 752 muscoli e circa 260 ossa, il concetto di salute è altrettanto complesso da mettere a fuoco e valutare. Dall’incrocio di ben 12 indicatori è nato l’Indice della salute del Sole 24 ore che incorona Bolzano come provincia più “sana” d’Italia, seguita da Pescara, Nuoro e Sassari.

E, di contro, assegna la maglia nera a Rieti, con Alessandria e Rovigo rispettivamente penultima e terzultima tra le 107 province. Milano, Cagliari e Firenze sono le uniche grandi città nella top ten.

Una fotografia complessa. La classifica finale – seconda tappa di avvicinamento all’edizione della Qualità della Vita 2019, nel trentesimo anniversario dell’indagine che misura i livelli di benessere del territorio – è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Che, a loro volta, incarnano tre aspetti fondamentali della salute: performance demografiche registrate negli ultimi anni (ad esempio, l’incremento della speranza di vita alla nascita); fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci); livelli di accesso ai servizi sanitari (dall’emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici). I dati più positivi, in generale, arrivano dalle province del Trentino Alto Adige, seguite dalla Sardegna e dalla Lombardia, mentre le performance più negative, sempre su base regionale, sono quelle di Lazio, Basilicata e Campania. Stringendo il focus, emergono alcuni singoli primati.

Record positivi e negativi. La provincia di Gorizia, per esempio, vanta il più alto incremento della speranza di vita media: è salita di ben 4,6 anni negli ultimi quindici anni, toccando quota 83,2 anni (età attesa alla nascita). Al tempo stesso, però, registra un’elevata diffusione dei farmaci per curare l’ipertensione (è all’88° posto nella classifica sui volumi di pillole acquistate)e il diabete (59° posto). Le province in cui muoiono meno persone – in base al tasso standardizzato, calcolato al netto di fattori distorsivi legati all’età della popolazione – sono Pordenone, Trento e Rimini. Se si guarda alla mortalità per tumore, invece, spiccano per la bassa incidenza Sassari, Crotone e Barletta-Andria-Trani. Sassari è prima anche per (minore) numero di infarti miocardici acuti che portano al decesso.

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New York, multa per chi attraversa la strada mentre utilizza lo smartphone

Lun, 05/20/2019 - 19:00

La città di New York contro il cattivo uso degli smartphone. Proposta una nuova legge che punisce quei pedoni che attraversano la strada prestando però attenzione al dispositivo mobile. Servirebbe anche in Italia?

Sembrerà un’ovvietà, ma anche per i pedoni ci sono delle regole da rispettare. E nel caso in cui a mancare siano delle vere e proprie norme, basterebbe usare un po’ di buon senso anche nel compiere azioni quotidiane come, ad esempio, attraversare la strada.

In una città come New York, la più popolosa degli Stati Uniti d’America con 8,5 milioni di abitanti, non tutti sembrano rispettare il codice della strada (ma sarebbe strano il contrario, per qualsiasi altra città del mondo). Purtroppo, anche nei momenti meno opportuni, l’attenzione di molti cittadini e turisti è rivolta allo smartphone, mettendo a repentaglio la propria incolumità (e anche quella degli altri).

Per tale motivo, una nuova proposta di legge per la Grande Mela propone una multa minima di 25 dollari per chiunque stia utilizzando uno smartphone – e non solo – mentre attraversa la strada.

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Svizzera, referendum sulle armi: vince il sì (63,7%) alla legge che inasprisce le norme

Lun, 05/20/2019 - 15:00

Approvata la modifica che stringe le maglie sul possesso di armi, introducendo il divieto per le semi-automatiche dotate di un caricatore di grande capacità: la misura adegua il Paese alla direttiva dell’Unione europea in materia di lotta al terrorismo. Promossa dagli elvetici anche la riforma fiscale che rivede la tassazione privilegiate ad alcune imprese

Gli svizzeri hanno approvato una modifica di legge che inasprisce le norme sul possesso d’armi. Al referendum il  ha vinto con il 63,7 % di voti a favore, solo il cantone del Ticino ha respinto la revisione. Il testo, approvato dal parlamento e contestato da una consultazione popolare, riprende la direttiva dell’Unione europea in materia e si iscrive nelle misure di lotta al terrorismo. La Svizzera, pur non essendo membro dell’Ue, è associata agli accordi europei di Schengen e Dublino: prima del voto il governo aveva avvertito gli elettori che un ‘no’ alla nuova legislazione avrebbe potuto portare a un’esclusione. Approvata anche la riforma fiscale per adeguare la tassazione delle imprese agli standard internazionali.

Il testo che stringe le maglie sul possesso di armi è stato fortemente criticato negli ambienti del tiro sportivo, molto diffuso nel Paese. “Peccato che la popolazione abbia seguito l’argomentazione della paura di uscire da Schengen. È un po’ triste ma accettiamo il risultato”, ha commentato Olivia de Weck, vicepresidente di ProTell, la lobby pro armi che si era fortemente mobilitata contro la nuova legge.

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Ipocrisia dei sindacati bancari

Lun, 05/20/2019 - 14:55

Qualcuno una volta ha detto “l’ipocrisia è il lubrificante della società”. Si può essere più o meno d’accordo con questa affermazione, ma è difficile non accorgersi che quell’ipocrisia è ciò che olia, nelle ultime settimane, gli ingranaggi dei sindacati bancari, “pronti a scendere in piazza!

È un vile attacco, potreste obiettarmi da esterni alla realtà bancaria. Sembrerebbe così. Poi ammettiamolo: nell’epoca occidentale che viviamo, affrontare un discorso critico sull’attività di un movimento (come lo è un sindacato) è come cimentarsi nel rituale “passaggio del soldato”, ove due file di uomini non aspettano altro che colpirti. Eppure voglio farlo.

I sindacati bancari hanno preso le scene: il 25 marzo scorso, durante  una conferenza tenuta a Milano da tutte le maggiori sigle, venute fuori magicamente da un letargo durato circa 20 anni. I rappresentanti dei lavoratori si sono detti stufi: a risvegliarli dal lungo sonno sono state due possibili modifiche del contratto dei bancari che l’Abi sembra approvare: una forma ibrida e un’altra che prevede uno stipendio a due velocità. La versione ibrida è quella già usata da Intesa, dove il lavoro del bancario (meglio ancora del consulente bancario) è suddiviso tra subordinato e autonomo (promotore finanziario). Lo stipendio a due velocità riguarda semplicemente una forma di retribuzione basata su uno standard fisso sommato a una parte variabile che dipende dai risultati.

È successo il finimondo. A queste provocazioni contrattuali hanno risposto con una minaccia, “siamo pronti a scendere in piazza!”, di cui sopra, forte di mille rivendicazioni: «Se le banche sono tornate agli utili e gli azionisti hanno dividendi importanti il merito è dei lavoratori. Certi stipendi di ad e dirigenti di prima fascia e certi compensi ai consiglieri di amministrazioni non sono sostenibili come ciò che proponiamo» (parole di Lando Maria Sileoni, Fabi). Ciò che propongono è un aumento delle retribuzioni del 6,5%. Nel momento in cui il Paese è a crescita zero e il settore bancario attraversa la più profonda crisi della sua storia, loro affermano che gli utili del settore nel 2018 sono stati di 9,3 miliardi di euro. Dimenticando che in Italia ci sono oltre 600 banche, fate un po’ voi la media di utili per singola banca.

C’è, inoltre, una replica a un’accusa, quella di essere privilegiati. Non è vero, tuonano i sindacati bancari, replicando che il fondo esuberi lo autofinanziano praticamente da sempre. Allora, Vincenzo, cosa c’è criticare? Questi sembrano dipinti da DelacroixLa libertà che guida il popolo dei bancari. Regola numero uno: quando i sindacati fanno finta di non capire o recitano la parte delle vittime stanno dimostrando la loro totale ipocrisia, che poi è alla base di tutta la loro voluta e cercata inconcludenza.

Chi vi parla non è un capitalista, ma uno che ha vissuto il rapporto professionale con i sindacati in questione per oltre 20 anni. Ne ho viste di tutti i colori e tutte le misure (sapete che Io so e ho le prove) negli anni delle “vacche grasse”: i delegati delle Rsa nei giorni di sciopero, proclamati dalla stessa sigla, chiedevano giorni di ferie per non vedersi gli stipendi decurtati, i sindacalisti usavano i loro permessi per presentarsi il giorno dopo in ufficio più abbronzati. Gli interessi privati era soventemente mascherati da funzioni nobili. Il numero degli iscritti aumentava, tutti erano soddisfatti e contenti, c’erano benefit e privilegi per tutti.

Contate qualche lamentela di questi organi negli anni d’oro delle banche? All’epoca, dov’erano i sindacati? Quando il tavolo imbandito permetteva a tutti di lasciare la sala pranzo (o riunione) sazi, anche solo di briciole che abbondavano tanto da poter fungere da pranzo completo, chi sentiva l’eco delle loro lamentele? Io sentivo solo stomaci sazi. Ora hanno sete più che fame, perché hanno chiuso i rubinetti, e si arrampicano sui capisaldi obsoleti delle categorie. Non vi accorgete che parlano il linguaggio di 20 anni fa, che vivono un’altra epoca. La sensazione, per certi versi straniante, è di ritrovarsi in un luogo dimenticato. Frittole appunto, dove finirono Massimo Troisi e Roberto Benigni perdendosi in Non ci resta che piangere.

Qualche tempo fa mi chiedevo se l’anacronismo di questi sindacati (i quali rappresentano circa 300mila addetti del mondo degli istituti di credito) fosse da attribuire a un orologio rimasto fermo per circa 20 anni, a un problema di competenze, capacità di analisi o a tanta ipocrisia. Nei mesi ho sciolto i dubbi. Le competenze mancano perché i bravi sono stati allontanati sempre, perché alteravano il sistema, lo sovvertivano, perché non c’è stata l’intelligenza di guardare avanti ma le lancette (di quell’orologio prima citato) si sono spezzate per ipocrisia. L’anacronismo dei sindacati è sintomo e simbolo d’ipocrisia.

Le banche in Italia attraversano il periodo più critico della loro storia. Ecco perché nessuno protestava prima e ora sì. Questo è il futuro che non hanno voluto anticipare, al quale non hanno voluto prepararsi: meglio non perdere quello che si aveva già, sarebbe potuto durare per sempre. Sarebbe, ma nulla dura per sempre, nemmeno i diamanti: questo chi conosce le banche lo sa bene.

Le stesse banche non saranno più le stesse, cambieranno ancora. Avete mai sentito parlato di FinTech? La FinTech prenderà lo scettro della finanza e dell’economia mondiale nel giro di qualche anno. I sindacati di informatica e cibernetica non ne hanno mai parlato, non ne parlano ancora, parlano dei contratti. Ai lavoratori bancari meglio parlare dell’uovo oggi invece che dell’enorme gallina o delle competenze necessarie a superare un processo di mutazione interno – che è incombente e che porterà inevitabilmente a una exit strategy che farà feriti, se non morti. Il passato che si ripete e l’ipocrisia, semplicemente ciò che muove i sindacati.

Mission Dark Sky

Lun, 05/20/2019 - 13:59

l 23 maggio è annunciato il lancio di Mission Dark Sky, Campagna Globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso promossa da CosmobServer, di cui è promotore il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso.

«L’Italia è il Paese del G8 con il tasso di inquinamento luminoso più alto. Non è quindi un caso che proprio dall’Italia parta la campagna globale di sensibilizzazione sull’inquinamento luminoso MISSION DARK SKY»: così il divulgatore scientifico Emmanuele Macaluso annuncia il lancio della campagna promossa dal progetto di divulgazione scientifica COSMOBSERVER.

«La campagna – spiega il promotore – si avvarrà fin dall’inizio della collaborazione con importanti centri di ricerca scientifica, media partner e prestigiose realtà del mondo della sostenibilità ambientale. Le attività comunicative e strategiche di MISSION DARK SKY saranno supervisionate dal Comitato Etico Scientifico (Co.E.S.) del Manifesto del Marketing Etico».

«Fin dalla sua fondazione, COSMOBSERVER ha dato ampio spazio alla divulgazione del problema dell’inquinamento luminoso e alle sue conseguenze sulla salute umana, la flora e la fauna – spiega Emmanuele Macaluso – Quello dell’inquinamento luminoso è un problema globale, del quale si parla poco, perché al contrario di altre discipline ambientali non porta a litigiosità, in quanto i dati scientifici portano tutti verso le stesse conseguenze. La mancanza di scontri scientifici e sociali non porta visibilità verso questa tematica. Un problema globale merita una campagna di sensibilizzazione globale. Con MISSION DARK SKY daremo voce e risonanza agli istituti di ricerca, e produrremo prodotti divulgativi e virali su scala globale per portare l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’inquinamento luminoso e le sue conseguenze».

FONTE: TERRANUOVA.IT

EcoFuturo Tv: quinta puntata

Lun, 05/20/2019 - 12:03

In questo episodio Licia Colò ci invita a riflettere sullo spreco alimentare; scopriamo insieme i vantaggi della mobilità dual fuel per il trasporto pesante e marittimo; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, del gas liquido; il professor Valerio Rossi Albertini presenta un esperimento sull’inquinamento degli olii esausti; e poi un servizio sul primo autobus elettrico a due piani; il mago Walter Klinkon con uno spunto sulla mobilità leggera; un bel servizio sull’agricoltura di precisione; Michele Dotti ci porta in cucina con una ricetta molto particolare… “La ricetta dell’infelicità”; l’autoproduzione con Lucia Cuffaro che spiega come produrre in casa una crema corpo con ingredienti naturali; Sergio Ferraris con una riflessione sulle comunità energetiche e Fabio Roggiolani che analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

In onda ogni SABATO e DOMENICA dal 13/4 al 2/6/2019 su ilfattoquotidiano.it e il circuito di emittenti di Fox Production & Music.

Scarica qui l’elenco delle emittenti del circuito con gli orari di messa in onda della trasmissione

Il saluto fascista è reato, no alla «lieve entità»

Lun, 05/20/2019 - 12:00

Stop al saluto romano che rimanda all’ideologia fascista. Il gesto, che evoca valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza è reato, anche se non é accompagnato da alcuna violenza: perché la legge è finalizzata ad una tutela preventiva, tipica dei reati di pericolo. Partendo da questi principi l a Cassazione, con la sentenza 21409, ha confermato la condanna per un avvocato “nostalgico” del regime che, nel corso di una seduta del Consiglio comunale di Milano, in occasione della presentazione del “Piano Rom” aveva steso il braccio accompagnando il gesto con la frase “presenti e ne siamo fieri” 
GUARDA IL VIDEO / Il saluto fascista è reato: no della Cassazione alla “lieve entità

L’iniziativa era la risposta alla domanda posta da un consigliere che voleva sapere dal presidente se c’erano in aula gli organizzatori di una precedente protesta anti-rom, perché in tal caso, l’avrebbe abbandonata. Dopo l’intervento di un assessore che aveva criticato il suo comportamento l’imputato, aveva iniziato a muovere la mano da destra verso sinistra, e si era difeso dicendo che il braccio alzato serviva solo a segnalare la sua presenza e a salutare l’assessore.

Una trovata “arguta” che non convince i giudici che avevano a disposizione le riprese. Non li convince al punto che negano anche l’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale, che consente, anche in caso di reato, di restare impuniti, quando il fatto è particolarmente lieve. Per la Suprema corte non lo è. Il saluto romano, accompagnato dalla parola “presente” é fuori legge, perché evoca il disciolto partito fascista «che appare pregiudizievole dell’ordinamento democratico e dei valori che vi sono sottesi». Ed è inoltre un “saluto” in uso a organizzazioni o gruppi che diffondono idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale.

Questo basterebbe di per sè a far scattare la condanna. Ma il gesto diventa ancora più grave se, come nel caso esaminato, viene fatto in un contesto istituzionale: una seduta pubblica di particolare importanza, su sicurezza e coesione sociale, che si svolgeva a margine di una manifestazione di protesta organizzata a Piazza San Babila dallo stesso imputato, invitato a prendere parte ai lavori proprio per farlo desistere dal suo comportamento. Anche la frase “presenti e ne siamo fieri” era da collegare – spiegano i giudici – alla precisa volontà di rivendicare orgogliosamente il credo fascista.

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Fonte immagine copertina Il Sole 24 Ore

Genova: “Porti chiusi alle armi, non ai migranti”

Lun, 05/20/2019 - 10:35

C’era persino un gruppo di scout in pantaloncini e fazzoletto al collo, insieme ad associazioni, alcuni esponenti di partiti – in particolare del Partito Comunista – nel corteo indetto dalla Filt Cgil in contemporanea con il presidio organizzato dal collettivo autonomo dei lavoratori portuali, questa mattina, contro l’arrivo della nave Cargo Bahri Yanbu, attraccata alle 6 circa nel porto di Genova, al terminal Gmt.

Fermare le armi per l’Arabia saudita: L’obiettivo dei manifestanti, un centinaio, non era quello di bloccare lo scalo, ma impedire le attivita’ della nave che trasporta materiale bellico. “Stop ai traffici di armi, guerra alla guerra” è  lo striscione dei portuali.

“Non vogliamo essere complici della guerra in Yemen”: “Vogliamo segnalare all’opinione pubblica nazionale e non solo che, come hanno già fatto altri portuali in Europa, non diventeremo complici di quello che sta succedendo in Yemen” avevano spiegato in una nota ieri i segretari Filt Cgil Enrico Ascheri ed Enrico Poggi. Non è escluso in mattinata un incontro con il prefetto Fiamma Spena per approfondire la situazione.

[Fonte: Cargo saudita Bahri Yambu attracca a Genova tra le proteste: “Porti chiusi alle armi non a migranti” – RAINEWS.IT]  

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

BAHRI YAMBU, LA NAVE DELLE ARMI, È ARRIVATA A GENOVA. PORTUALI IN SCIOPERO E PRESIDIO DEI PACIFISTI >  I lavoratori: “Attrezzature e droni al servizio delle stragi in Yemen, noi non carichiamo. La nave è entrata in porto perchè è un diritto, noi questo, a differenza di Salvini, lo sappiamo”

La Bahri Yanbu è arrivata all’alba in porto a Genova. I portuali genovesi e la Cgil hanno proclamato sciopero. Un presidio di pacifisti al varco di ponte Etiopia. I portuali: “Attrezzature e droni al servizio del militare: non vogliamo essere complici delle vittime civili in Yemen, non carichiamo”.

Il caso internazionale della nave della compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita fa quindi tappa a Genova dopo l’analogo boicottaggio dei portuali francesi a Le Havre, il porto dove dovevano essere caricati gli 8 cannoni Caesar diretti a Gedda e da lì al conflitto in Yemen. Il sito francese d’inchiesta Disclose aveva rivelato con documenti interni dei servizi segreti che i cannoni sono stati utilizzati nella sanguinosa guerra con lo Yemen e hanno provocato vittime civili. Da qui il boicottaggio internazionale che non era scattato in precedenza pur sapendo che la Bahri, che fa rotta da anni su Genova trasportava armi.

Spiegano i portuali genovesi raccolti anche loro nel presidio: “La nave è entrata in porto ed ha accostato perché questo è un diritto assoluto. Solo Salvini pensa di poter chiudere i porti e non far entrare navi, e in quel caso a bordo non ci sono armi come qui a Genova bensì persone. Lo abbiamo ribadito più volte: porti aperti alle persone, chiusi alle armi”. Leggi l’articolo completo… [Fonte: GENOVA.REPUBBLICA.IT – Marco Preve]

NAVE SAUDITA CARICA DI ARMI A GENOVA, I PORTUALI: “NON DEVE ATTRACCARE, È UN PROBLEMA CHE COINVOLGE TUTTA LA CITTÀ”

“È meglio che si sappia: nel porto di Genova non si imbarcano mezzi militari, armi, esplosivi e simili” è definitivo Antonio Benvenuti, console a capo della Compagnia Unica dei mille lavoratori portuali che, di fatto, rendono possibile l’attività del più grande porto italiano. Nei giorni scorsi l’armatore, l’agenzia marittima e il Prefetto di Genova hanno garantito che il cargo saudita Bahri Yanbu, diversamente da quanto trapelato, non trasporterebbe armamenti ma “merci varie“.

[…] “Non intendiamo essere complici di nessuna guerra e tanto meno di quella drammatica che si sta combattendo da anni in Yemen – spiega Luigi Cianci, delegato Filt Cgil della Compagnia Unica – se verrà confermato l’arrivo della nave saudita chiederemo di poter fare un’ispezione per verificare cosa trasporta effettivamente. In nessun caso permetteremo l’imbarco o lo sbarco di armamenti e ribadiamo la nostra posizione: porti aperti alle persone, chiusi alle armi”. Leggi l’articolo completo… [Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT – Pietro Barabino]

YEMEN: LA GUERRA CHE UCCIDE DONNE E BAMBINI. E ANNIENTA DECENNI DI PROGRESSO > 89 miliardi di dollari di danni, 140mila morti tra i bambini sotto i 5 anni, 233mila in tutto. Sono i numeri del conflitto in Yemen secondo l’Undp

«Il conflitto in Yemen ha causato danni tali da aver fatto tornare indietro il Paese di 26 anni in termini di sviluppo umano (circa una generazione), se dovesse terminare nel 2022, 40 anni se dovesse continuare fino al 2030». A fare questa drammatica previsione è un recente rapporto pubblicato dall’Undp, (il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) che ha acceso i riflettori sui devastanti impatti umanitari ed economici della guerra in Yemen, una guerra sanguinosa in corso dal 2015. 

Il report si intitola Assessing the Impact of War on Development in Yemen (Stimare l’impatto della guerra sullo sviluppo in Yemen), è stato commissionato dall’Undp ed è stato realizzato dai ricercatori dal Frederick S. Pardee Centre for International Futures, dalla Josef Korbel School of International Studies e dalla University of Denver.

«Anche se dovesse tornare la pace domani, ci vorrebbero decenni perché lo Yemen torni ai livelli di sviluppo di prima della guerra», ha spiegato Auke Lootsma, rappresentante dell’Undp per lo Yemen.

Una distruzione da 89 miliardi – Secondo i ricercatori ad oggi i danni economici provocati dal conflitto in Yemen ammontano a 88,8 miliardi di dollari. Nel 2030 diventerebbero 657 miliardi di dollari di perdite, con  il 71% della popolazione in condizioni di povertà estrema (dovrebbe cioè sopravvivere con meno di 2 dollari al giorno), l’85% sarebbe malnutrito. I decessi indiretti, causati dall’impossibilità di accedere a cibo, cure sanitarie e infrastrutture per colpa dei continui bombardamenti – si legge nel rapporto – sarebbero 5 volte superiori ai decessi provocati direttamente dalle bombe.

I bambini, vittime della guerra“Il conflitto più distruttivo dopo la guerra fredda”, l’ha definito il report dell’Undp.  140mila morti tra i bambini sotto i 5 anni, 233mila i decessi totali: di cui 102mila in combattimento e 131mila indiretti, per la mancanza di cibo, di assistenza sanitaria e di infrastrutture. Leggi l’articolo completo… [Fonte: VALORI.IT – Elisabetta Tramonto]  

Fonte immagine copertina Vatican News

Tiroide, “padrona” dell’umore, cuore e fertilità

Lun, 05/20/2019 - 09:59

La tiroide è la “padronà” della nostra salute e gli ultimissimi studi confermano il legame con malattie cardiache, fertilità e anche umore. In occasione della settimana mondiale (settimanamondialedellatiroide.it/) si apre lunedì dedicata alla piccola ghiandola a forma di farfalla gli endocrinologi italiani affiliati alla Società Europea di Endocrinologia hanno deciso di concentrare l’attenzione della popolazione sui controlli e in particolare sulle forme sub-cliniche, ossia quelle in cui i valori non indicano una malattia ma che presentano alterazioni lievi capaci di creare problemi e che per questo devono essere tenute sotto controllo.

VALORI 
«Per monitorare le forme sub-cliniche è necessaria una sensibilità particolare anche perché alcuni (circa il 5%) sono destinati a trasformarsi in ipotiroidismo entro un anno. Sono bandiere rosse che sventolano ma che spesso sono ignorate anche a causa di un dibattito acceso sull’opportunità di trattamento» spiega Andrea Giustina, Presidente della Società Europea di Endocrinologia. Alterazioni ai limiti della norma si riscontrano nel 5-10% della popolazione.

CUORE
l cuore è un bersaglio tipico delle alterazioni tiroidee: un eccesso di ormoni determinano un aumento del ritmo cardiaco, ed è oggi riconosciuto come fattore di rischio per la fibrillazione atriale,in cui il rischio che placche aterosclerotiche possano staccarsi dai vasi e raggiungere il cervello provocando un ictus è più elevato. Sono molti gli studi recentissimi, che confermano il legame fra tiroide e cuore: ipertensione, arterie ostruite, rischio di angina.

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La riscoperta dell’asino e il suo valore aggregativo: V° Ciucoraduno il 15 e 16 giugno

Lun, 05/20/2019 - 08:00

C’è una regione che per fortuna si trova ancora ai margini del turismo di massa, un territorio di colline e montagne che si ergono come una barriera all’incedere dello sviluppo economico selvaggio. In questa terra, di confine e spesso sconosciuta anche ai grandi viaggiatori, ci sono associazioni ed imprese innovative, che guardano a questa marginalità come ad una grande opportunità. Un evento come il Ciucoraduno, un incontro di asini e asinari unico nel nordest Italia, diventa l’occasione per un turismo differente, per un racconto diverso di questo mondo naturale, ancora da esplorare.

Giunto alla quinta edizione il Ciucoraduno è un evento che trascende gli addetti ai lavori, i professionisti e gli appassionati di un animale, l’asino, riscoperto negli ultimi anni. È una manifestazione infatti aperta a chiunque vuole dedicarsi del tempo di qualità, famiglie, genitori single, adulti e bambini che vogliono riscoprire o scoprire per la prima volta il Friuli occidentale, che vogliono passare un weekend a passo lento, ad un’ora di treno da Venezia.

L’associazione che l’ha creato, la Compagnia degli Asinelli, è per sua natura aperta e inclusiva. Nata nei sobborghi popolari di Pordenone nel 2012 si è subito caratterizzata come un gruppo di donne che vuole fornire strumenti concreti alle famiglie: passeggiate con gli asini per conoscere i luoghi dietro casa, corsi di formazione per imparare a conoscere il mondo digitale, a volte troppo bistrattato, laboratori e percorsi estivi per accompagnare i bambini a casa da scuola verso un’educazione creativa e stimolante.

Il Ciucoraduno è diventato allora la festa annuale per poter incontrare gli amici di questi percorsi, le associazioni di volontariato e di promozione sociale, chi si occupa da anni di sostenibilità ambientale, nonché un folto numero di asini, che possono insegnare molto in questi tempi veloci e distratti.

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Amo la Tesla!

Lun, 05/20/2019 - 05:22
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