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Aggiornato: 47 min 24 sec fa

Vacanze: 3 consigli preziosi per l’estate dei nostri amici animali

Sab, 08/01/2020 - 08:00

Se state organizzando le vostre vacanze e ancora non avete trovato una soluzione per cani e gatti, le nuove risorse a disposizione sono molte, con qualche accortezza…e una dritta: trasportarli con noi non è mai stato così facile.

Regola numero uno: non lasciate i gatti in un gattile, salvo non ci sia proprio alcuna altra possibilità. I gatti sono territoriali, e aggiungere all’assenza dei “padroni” il cambiamento di scenario è uno stress per loro ancor maggiore che per un cane. I gatti non hanno bisogno di uscire, quindi senza troppa fatica si dovrebbe riuscire a trovare qualcuno disposto a passare a trovarlo, nutrirlo e ripulire la sabbietta una volta al giorno.
Anche un vicino di casa, un parente o un amico, vanno bene: qualcuno a cui poter ricambiare il favore, risparmiando, e che il gatto conosce, anche se magari superficialmente.
In alternativa, le risorse – anche online – sono molte: oggi le pagine facebook di quartiere, le cosiddette social street, offrono mille possibilità a chi cerca e offre lavoretti di questo tipo, specie nelle città medio-grandi: uno studente o un pensionato troverà vantaggioso arrotondare i guadagni rimanendo nella propria zona e facendo un lavoro poco impegnativo e super flessibile. Ancora, siti di riferimento come petme restano una certezza per le vacanze ma anche per la vita di tutti i giorni, quando non sappiamo a chi lasciarli.

Regola numero due: anche se il cane soffre meno la pensione, si può pensare anche per lui a un amico-vicino che venga a casa. Questa scelta è certamente più impegnativa, visto che il cane deve uscire almeno 2 volte al giorno, meglio se 3, e almeno una volta deve potersi sfogare e correre liberamente giocando all’aria aperta. Per questo, una buona struttura può rivelarsi la soluzione più facile. Ma quali caratteristiche deve avere?
La spesa minima per una struttura seria è di 10 euro a notte per un gatto, e intorno ai 20-25 per un cane. Come per l’ingresso di un bambino all’asilo, ci vogliono due o tre giorni per l’inserimento nell’ambiente nuovo: il proprietario dell’animale deve accompagnarlo e stare con lui, e nel frattempo verificare le caratteristiche del posto: che ci siano pasti personalizzati (ogni cambiamento aggiuntivo, come il cambio di crocchette, può essere un ulteriore stress) che siano garantite, e dove, le corse mattutine e serali, che gli spazi chiusi siano adeguati e protetti da sole o pioggia, che la struttura sia pulita e non ci siano odori sgradevoli.
Non abbiate timore di controllare che ci siano le autorizzazioni sanitarie e del Comune, che i dipendenti abbiano i requisiti professionali, e che la pensione sia convenzionata con un veterinario. Come in tutte le cose che riguardano gli animali domestici (e gli esseri umani) il segreto del successo sta in una soluzione al “problema estate” al quale i nostri amici siano abituati sin dall’infanzia. Quindi se siete indecisi, sappiate che un cane anziano che non ha mai fatto questa esperienza soffrirà di più.
Per quanto riguarda i rimedi anti-stress, aiuta molto una maglietta con il vostro odore, la cuccia dell’animale trasportata fino alla pensione, e naturalmente i suoi giochi preferiti.

Regola numero tre: forse riuscite a organizzarvi per portare con voi i vostri animali! Sappiate che le cose negli ultimi anni sono parecchio cambiate: quest’anno addirittura sui treni ad alta velocità di Italo, a luglio e agosto, il biglietto è offerto dall’Editore Pizzardi (quello dei mitici Amici Cucciolotti); se gli animali di taglia piccola sono ammessi gratuitamente tutto l’anno, chiusi nel loro trasportino, questa opzione apre gratuitamente in estate anche ai cani che superano i 10 chili, per i quali sarà previsto uno spazio a fianco dei padroni (in tutte le categorie di viaggio), con un kit speciale che include un tappetino monouso per accucciarsi e una ciotola per il cibo o per l’acqua (prenotazioni allo 06.0708).

Trenitalia ammette gratis trasportini di dimensioni non superiori a 70x30x50 nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di treni (solo uno per passeggero però!). Per cani extra large la tariffa fissa di Trenitalia è 5 euro. Accettabile.

In aereo, Easyjet e Ryanair restano ostili al trasporto di animali domestici, mentre Vueling accoglie a bordo cani, gatti, ma anche uccelli, pesci e tartarughe. Per viaggiare in cabina con il proprietario (come noto la stiva degli aerei è un’opzione molto pericolosa, per possibili problemi di pressurizzazione che possono risultare mortali) il trasportino con l’amico dentro non deve superare gli 8 chili, e le misure 45x39x21, al costo di 40 euro a tratta sui voli interni, 50 sugli internazionali e per le Canarie. Con Alitalia, il trasportino può pesare fino a 10 chili (ma le dimensioni richieste sono molto rigide e si fermano a 40x20x24) per tariffe che variano da 40 euro, in Italia, a 75 per Europa e Nord Africa (fino a 200-250 per i voli transoceanici). Un po’ più economici Air France e Tap. Occorre prenotare in anticipo, in genere per telefono.

Per quanto riguarda i traghetti: Moby, Tirrenia e Toremar mettono a disposizione cabine per ospitarli con i proprietari (con l’aggiunta di 50 euro), fino a un massimo di tre animali per cabina. Ulteriori dettagli su TraghettiWeb.

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Perché non scarichiamo l’app Immuni | Treni: stop distanziamento su Frecce, è polemica | Microsoft per acquisto di TikTok

Sab, 08/01/2020 - 06:25

Corriere della Sera: In Italia sette regioni con Rt sopra 1, media nazionale a 0,98 e 736 focolai attivi;

Il Giornale: Quel messaggio Usa a Erdogan. Esercitazione militare coi greci;

Il Manifesto: Liberismo e negazionismo, il doppio scacco dell’America Latina;

Il Mattino: Whirlpool Napoli, vertice al ministero: «C’è un’offerta da Adler per la fabbrica»;

Il Messaggero: Lombardia, l’ipotesi rimpasto per “commissariare” Fontana Faro dei pm sul prezzo dei camici;

llsole24ore: Psicopatologia di Immuni. Perché non scarichiamo l’app di tracciamento?;

Il Fatto Quotidiano: Il governo introduce per decreto la doppia preferenza nella legge elettorale della Regione Puglia. Conte: “Basta discriminare le donne”;

La Repubblica: Treni, finisce distanziamento su Frecce ma è subito polemica. Cts: “Molto preoccupante” Lombardia, torna il 100% dei posti a sedere;

Leggo: Travolto dal cancello della sua casa: Tommaso muore schiacciato a 4 anni;

Tgcom24: Microsoft tratta per l’acquisto di TikTok. E Trump vuole i cinesi fuori dalla app;

Michele Dotti: la ricetta dell’infelicità (VIDEO)

Ven, 07/31/2020 - 17:00
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Record di attivisti ambientali uccisi nel 2019

Ven, 07/31/2020 - 14:00

Il Global Witness ha rivelato il numero di difensori della Terra e dell’ambiente uccisi nel 2019: 212 persone sono state assassinate per aver difeso pacificamente la loro casa e per aver resistito alla distruzione della natura, opponendosi alle industrie estrattive alla guida della crisi climatica.

In media, più di quattro difensori sono stati uccisi ogni settimana nel 2019, con un picco di omicidi durante il blocco dovuto alla diffusione della pandemia da Covid-19. Innumerevoli altri attivisti sono stati messi a tacere attraverso attacchi violenti, arresti, minacce di morte o azioni legali.

Oltre la metà di tutti gli omicidi segnalati l’anno scorso è avvenuto in soli due paesi: Colombia (con un picco di 64) e Filippine (passando da 30 nel 2018 a 43 nel 2019). A livello globale, il numero reale di omicidi è stato probabilmente molto più elevato, poiché i casi spesso non sono stati documentati.

Secondo il report, la maggior parte delle morti è collegata all’opposizione all’industria mineraria, seguita da agricoltura, disboscamento e bande criminali. Le comunità indigene di tutto il mondo continuano ad affrontare rischi sproporzionati di violenza, costituendo il 40% dei difensori uccisi l’anno scorso.

4 attivisti uccisi ogni settimana

In Brasile, dove nel 2019 sono state uccise 24 persone, le comunità indigene hanno segnalato che “stanno rischiando l’estinzione”, con i leader che accusano il presidente di estrema destra Jair Bolsonaro di “approfittare” della diffusione del Covid-19 per eliminare definitivamente gli indigeni. Il 90% delle morti in Brasile sono avvenute in Amazzonia.

L’industria agroalimentare e il petrolio, il gas e l’estrazione mineraria sono stati costantemente i principali motori di attacchi contro i difensori della terra e dell’ambiente – e sono anche le industrie che ci spingono ulteriormente verso il cambiamento climatico, contribuendo alla deforestazione e all’aumento delle emissioni di carbonio“, ha dichiarato Rachel Cox, attivista di Global Witness.
Molte delle peggiori violazioni dei diritti umani e ambientali del mondo sono guidate dallo sfruttamento delle risorse naturali e dalla corruzione nel sistema politico ed economico globale. I difensori della terra e dell’ambiente sono le persone che prendono posizione contro questo scempio. Se vogliamo davvero fare piani per una ripresa ecologica che ponga al centro la sicurezza, la salute e il benessere delle persone, dobbiamo affrontare le cause profonde degli attacchi agli attivisti e seguire la loro guida nella protezione dell’ambiente e nell’arresto della disgregazione climatica.”

Maggiore violenza sul corpo delle donne

Le cifre del 2019 rivelano anche come oltre 1 difensore su 10 ucciso nel 2019 fosse donna. Le donne attiviste affrontano minacce specifiche, tra cui campagne diffamatorie spesso incentrate sulla propria vita privata, con contenuti sessisti o sessuali espliciti. La violenza sessuale è anche usata come tattica per mettere a tacere le donne, molte delle quali vengono considerate “non all’altezza”.

Nonostante si trovino di fronte a queste minacce violente e alla criminalizzazione, i difensori di tutto il mondo hanno comunque ottenuto numerosi successi nel 2019, a testimonianza della loro capacità di resistenza, forza e determinazione nel proteggere i loro diritti, l’ambiente e il nostro clima globale.

Fonte: The Guardian / Global Witness
Immagine: Celia Xakriaba, educatrice indigena e attivista del popolo Xakriaba del Brasile, con un ritratto di Paulo Paulino Guajajara, ucciso in un’imboscata da taglialegna illegali nel 2019.
Fonte: Olivier Hoslet/EPA

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È accettabile che la Rai annunci con giubilo la “vittoria” di Salvini?

Ven, 07/31/2020 - 11:00

L’Italia non è tanto scioccata dalla mancanza di professionalità di una giornalista e di una redazione Rai che sbagliano così clamorosamente a interpretare il voto in Aula di ieri, sostenendo che il governo avrebbe votato no a processare l’ex premier Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. L’Italia è scioccata per l’entusiasmo mostrato senza vergogna dalla stessa giornalista del servizio pubblico: Maria Antonietta Spadorcia.

La nostra informazione

Ghana, Sud Africa, Burkina Faso, Botswana, sono solo alcuni dei Paesi del mondo dove, ci ricordava l’ultima classifica di Reporters San Frontiers, si vive e si lavora, si studia e si cresce con una maggiore libertà di stampa rispetto a noi, rispetto all’Italia. La più grande associazione internazionale in difesa dei giornalisti di tutti il mondo, ma soprattutto in difesa del diritto a una stampa libera e indipendente, l’Italia è al 41esimo posto con un punteggio che si abbassa ancora quest’anno di un bell’1.29.

Una multa inutile

E pensare che solo pochi mesi fa, a seguito di 1,5 milioni e mezzo di multa inflitta alla Rai per mancanza di indipendenza e pluralità, Michele Anzaldi (Iv), segretario della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, scriveva:

“Le ripetute violazioni del contratto di servizio, accertate dall’Agcom e richiamate più volte in questi mesi, rappresentano una doppia beffa ai danni della qualità dell’informazione Rai per i cittadini che dovranno anche pagare la multa visto che ne sono azionisti attraverso il Governo. Per L’ad Fabrizio Salini e per il management è l’ora della verità”. La sanzione era giunta in particolare, in merito a numerosi episodi riguardanti la programmazione diffusa dalle tre reti generaliste, per le quali l’Autorità ha accertato il mancato rispetto da parte di Rai dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo e ha irrogato una sanzione pecuniaria di 1,5 milioni di euro.

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Idea creativa: treccina colorata per l’estate!

Ven, 07/31/2020 - 10:00

Dal canale YouTube MyCrazyWorld un video che ci insegna passo passo come realizzare una (o più) treccina colorata in autonomia sui nostri capelli.

Un’idea alternativa per rendere più vivace la nostra estate!

Fonte: MyCrazyWorld

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Milano, nasce dal cemento l’albero Veronica. “Ma sarà sradicato”

Ven, 07/31/2020 - 09:00

E’ bello, pimpante e colorato da sempre. Spunta come un’allucinazione dal marciapiede sfocato in questi giorni roventi di luglio e se prima lo guardi e basta, poi torni a controllare: ma il vaso dov’è? Non c’è vaso, per questo arbusto che è incredibilmente cresciuto nel marciapiede sotto casa mia e prende acqua e nutrimento chissà dove, lì sotto.

Il quartiere (dalle pagine del suo gruppo Facebook) grida periodicamente al miracolo e sta scegliendo un nome per farne la mascotte della via. Tra Gigi (come Luigi Canonica, l’architetto che dà il nome alla strada) e Pallino, spunta un Veronica, come la protagonista della canzone “In pè” di Enzo Jannacci, che abitava, anche lei, in questa strada che chiude da un lato la bellissima China Town di Milano, oggi in continua evoluzione.

Il piccolo miracolo analizzato da un bambino quando l’albero era ancora una piantina semi nascosta dai vasi

L’arbusto è lì da molti anni, naturalmente, ma prima non lo si notava granché perché il ristorante cinese che vi si affacciava – ora sostituito dalla catena Takumi Ramen Kitchen – aveva disposto ai suoi lati ampi vasi pieni di vegetazione, dunque solo un occhio attentissimo poteva notare che lei non nasceva da quei vasi. Spariti quelli, Veronica – la chiamerò così – spicca solitaria e fiera, ogni tanto ha un ramo spezzato, ma tutto sommato cresce velocissima e bella. E’ sopravvissuta anche ai lavori del nuovo ristorante, lo scorso giugno.

La minaccia

Da quanto si apprende dalle voci di quartiere, però, Veronica rischia grosso con l’arrivo di settembre. “Confermo che a settembre verrà montato il ponteggio per il rifacimento della facciata del palazzo. Andrà rimossa perché causa solo danni alla pavimentazione del marciapiede e al sottosuolo, dove passano tubo del gas e altro! Sotto ci sono anche le cantine”, scrive un’abitante del palazzo. E giù le richieste di proteggerla, partite anche a prescindere dai prossimi lavori in corso. Alessandro Giungi – Pd – ne ha scritto un post su Facebook qualche giorno fa, e da lì tutta la stampa locale, compreso Il Corriere della Sera, ne ha parlato: “In via Canonica 63 è nato sul marciapiede quest’albero. Per me è un piccolo miracolo. Che va preservato e protetto. Due giorni fa ho avvertito l’assessore all’Urbanistica Maran che sicuramente farà il possibile”. Maran ha subito risposto citando Jovanotti “Sei un fiore cresciuto sull’asfalto e sul cemento”.

Sentinelle volontarie

Adesso gli abitanti della via promettono che faranno “le sentinelle” e avanzano modi e metodologie giuste per trapiantarlo: “Non si può strapparlo bisogna rimuoverlo col suo pane di terra cosa molto difficile se no muore. Dobbiamo forse avvisare l’assessore del verde oppure i consiglieri del municipio per fare qualcosa”. Ma basterà? Non sarà forse poi proprio tutta questa visibilità a stuzzicare l’idea di danneggiarlo o distruggerlo?

Una pianta velenosa

La pianta è anche invisa a molti perché – Veronica è un esemplare di Solanum Capsicastrum – ha dei coloratissimi frutti velenosi, sia per gli animali che per le persone. Molti post in passato, sullo stesso gruppo di quartiere, hanno avvertito i genitori in particolare di far attenzione ai bambini, che potrebbero confondere quelle palline colorate con pomodorini. Nessun problema reale: al massimo l’ingestione delle bacche potrebbe portare qualche mal di pancia.

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Piante aromatiche: colori e odori per riempire giardino e balcone

Ven, 07/31/2020 - 08:00

Entrare in giardino ed essere sommersi dall’odore di liquerizia o da fiori azzurri facili da far crescere, che hanno poi anche un ottimo uso, magari in cucina.

Sono alcune delle soddisfazioni che si possono ottenere coltivando le piante aromatiche, termine “ombrello” usato per definire generalmente tutte le piante che hanno, in qualche loro parte, una fragranza di qualche tipo, un aroma, appunto.

Coltivarle anche nel proprio giardino o sul balcone non è poi così difficile, come ci ha spiegato l’agronomo Francesco Beldì, che ha appena scritto sull’argomento il libro “Coltivazione biologica delle piante aromatiche”, ed.  Terra Nuova Edizioni.

Cosa sono e come sono fatte le piante aromatiche?

«Non esiste una definizione precisa a livello scientifico per questo tipo di piante, si usa questo termine riferendosi alla fragranza racchiusa in una delle loro parti, dalle foglie, al fusto, alla radice. Molte di loro coincidono con quelle che sono definite “piante officinali”, perché spesso questo aroma coincide con un principio attivo che veniva utilizzato – o viene usato tutt’ora – in erboristeria o in medicina.
Il termine “piante aromatiche” è più ampio e fa riferimento al loro uso sia per alimentazione sia per l’aromatizzazione dell’ambiente, del giardino.
Le tipologie sono varie: possono essere alberi, come l’Alloro, oppure arbusti, ma anche piante erbacee e possono essere annuali e morire a fine stagione oppure perenni e durare nel tempo.»

Perché sono importanti e perché è utile coltivarle?

«Sono piante che si coltivano da sempre, nella tradizione, pensiamo ai ‘giardini dei semplici’ nei conventi, ma ognuno di noi ha coltivato un qualche tipo di pianta aromatica, pensiamo al vasetto di Basilico sul balcone.
Queste piante presentano di solito due grossi vantaggi: sono quasi tutte molto ‘rustiche’, cioè si adattano bene ai terreni e patiscono poco i parassiti. E poi basta coltivarne poche per soddisfare quello che è il proprio fabbisogno personale. Ad esempio, coltivando una pianta di Melissa una persona beve tisane di Melissa quasi per tutto l’anno. Oppure torniamo al classico Basilico, quasi tutti ne abbiamo un vasetto in casa perché se è fresco ha più sapore, ne basta poco e non ha particolari esigenze.»

Qual è l’origine delle piante aromatiche? Da dove provengono?

«Possono essere piante autoctone o piante che si sono adattate ai nostri climi: si pensi ad esempio alla Stevia, che da noi non esiste spontanea – viene dall’Oriente – ma che oggi viene coltivata anche nei nostri climi in quanto molto richiesta come dolcificante.
In effetti le piante autoctone sono davvero molto poche. Lo stesso grano viene dagli altipiani etiopici, cosi come il pomodoro che viene coltivato in Italia solo dal 1600.
Si tenga conto che vi sono specie che da noi non sono usate come aromatiche e in altri Paesi invece lo sono, e viceversa: ad esempio il coriandolo è una pianta che da noi cresce anche spontanea le cui foglie sono usate come aroma in India e in Centro America e non da noi.»

Chi può coltivarle?

«Non serve essere professionisti per coltivare queste piante, nel libro abbiamo messo indicazioni per tutti quelli che vogliono avviare una coltivazione, sia per hobby sia per chi vuole avvicinarsi a queste piante per scopi professionali.»

Quanto spazio ci vuole, dove possono essere coltivate? Si possono coltivare anche sul balcone o ci vuole l’orto e l’angolino delle aromatiche? Va bene qualsiasi terreno?

«Certamente molte piante possono essere coltivate anche sul balcone, mentre in giardino spesso si fanno delle aiuole delle aromatiche. Le aromatiche annuali possono essere messe nelle normali rotazioni dell’orto, quelle perenni invece vanno sistemate in un angolino o bisogna trovargli una collocazione fissa che sia adatta alle piante e comoda per continuare a coltivare l’orto. È anche vero che in un orto per uso famigliare basta coltivarle in piccole quantità, anche uno o due metri quadri se lo spazio è poco.»

Esiste uno ‘starter pack’ per chi vuole mettere le aromatiche nel giardino o in balcone?

«Prima di scegliere cosa piantare va analizzata la situazione del giardino e del balcone e la sua posizione e su quello decidere. Ad esempio se è in ombra si possono mettere menta o melissa…ma di solito si parte da piante di uso frequente, quindi quelle che sappiamo che useremo di più e alle quali poi abbiniamo altre piante.
Un ‘pacchetto di partenza’ classico potrebbe essere il Rosmarino con la Salvia al quale si può abbinare della Santoreggia, oppure dell’Issopo, a seconda di com’è l’aiuola e di quale è il suo posizionamento.
Se il giardino lo abbiamo dietro alla porta della cucina metteremo piante che si usano molto in cucina, se lo vogliamo fare all’ingresso di casa metteremo piante che abbinano la funzione estetica alla funzione aromatica. Dobbiamo però ricordarci che dipende dalle condizioni del giardino, basta fare un’analisi su quali sono le caratteristiche dell’angolo che scegliamo per le aromatiche. Non c’è bisogno di un professionista, basta guardare l’insolazione, l’uso che vogliamo fare delle piante, se c’è l’acqua facilmente a disposizione….
Ad esempio, se si ha un giardino roccioso, ben protetto dal freddo, magari in una zona d’Italia non freddissima si potrebbero mettere addirittura dei Capperi. La scelta è vastissima, qualunque tipo di angolo si può adattare per ospitare aromatiche.»

E riguardo al consumo, le possono usare tutti?

«Sono comunque piante che in generale vanno utilizzate con attenzione. Nel libro suggeriamo come e quando raccoglierle, come conservarle, come possono essere usate e che effetto hanno, però non diamo indicazioni o posologie perché non è il nostro lavoro. Bisogna comunque ricordare che si tratta di piante con un principio attivo che su alcune persone può avere un effetto negativo. Ad esempio il Timo, una pianta che uno pensa solitamente innocua, accelera il battito cardiaco. Se qualcuno ha la pressione alta e fa un bagno nelle foglie di Timo può avere una tachicardia, l’uso deve essere moderato. Nel testo ho cercato anche di segnalare quando e che cosa poteva far male.»

Il libro si intitola “Coltivazione biologica delle piante aromatiche”. Come mai si fa riferimento al metodo biologico come metodo di coltivazione?

«Secondo me, soprattutto se uno coltiva per se stesso, deve farlo utilizzando il minor numero possibile di prodotti che possano essere nocivi per la sua salute, non solo nell’alimento ma anche nell’utilizzazione. Nel senso anche di una protezione del coltivatore che non entra in contatto con prodotti pericolosi.
Nel caso del consumo di queste piante a maggior ragione non credo serva usare prodotti chimici, perché si assumono in piccole quantità, devono avere un aroma molto intenso e ne estraiamo delle sostanze concentrate: pertanto è necessario avere questi prodotti il più puri possibile.»

Nelle tue ricerche hai trovato qualche pianta aromatica un po’ particolare?

«Una che mi piace citare è la Monarda, o Tè Oswego. Era una pianta consumata come tè dagli indiani Oswego e che gli americani hanno cominciato a consumare come ‘tè alternativo’ quando alla fine del 1700 boicottavano il tè delle Indie della corona inglese. Ha un profumo molto buono, una fioritura bellissima e molto colorata, tanto che viene coltivata più spesso come pianta ornamentale. Non è semplice da trovare nei garden ma è molto bella da avere in giardino.
Oppure possiamo parlare dell’Issopo, che ha un sapore un po’ resinoso e un po’ amaro e si usa per aromatizzare gli arrosti e la carne, e si può usare per fare un ottimo sciroppo per la tosse. Ha una fioritura di lunga durata, molto bella, colorata di azzurro, ed è un pascolo per le api e per gli impollinatori molto apprezzato, quindi ha anche una serie di funzioni ecologiche molto interessanti, oltre ovviamente alla funzione estetica, come pianta ornamentale. 
Le aromatiche in generale sono ottime come pianta ornamentale. Nella Scuola Professionale dove insegno abbiamo provato a fare una aiuola ornamentale con l’erba cipollina, è venuta molto bene. Una collega invece ha messo all’ingresso dell’Elicriso, che ha un odore di liquerizia fortissimo che si avverte subito quando si arriva a scuola: è una bella sensazione.»

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Open Arms, Salvini a processo | Usa: un morto al minuto | Banda dello spray: da 10 a 12 anni per strage in discoteca

Ven, 07/31/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Open Arms, il Senato manda a processo Salvini. Lui: «Lo rifarei e lo rifarò» ;

Il Giornale: Trasferiti report segreti. Che succede in Vaticano;

Il Manifesto: Affossata la legge elettorale, la Puglia non vuole donne in lista;

Il Mattino: Usa, il giorno più nero: un morto al minuto.Trump: «Voto truccato, rinviare le elezioni» Covid, morto Herman Cain, ex candidato presidente Usa: potrebbe aver contratto il virus al comizio di Trump a Tulsa Coronavirus, il New York Times elogia il modello Italia: «Perché l’America non fa come lei?»;

Il Messaggero: Virus, bollettino: 386 nuovi positivi 3 morti. Ancora in salita i nuovi casi «Preoccupa risalita curva contagi» In Italia il Covid19 ora circola di più: in due settimane +28% di casi, preoccupa crescita in 11 regioni Lazio, nuovi casi in calo: 18 in 24 ore. Uno su tre dall’estero Zaia ai negazionisti: “Tutta un’invenzione? Noi abbiamo visto gente morire”;

llsole24ore: Come riformare la sanità italiana in 10 punti con i miliardi del Mes;

Il Fatto Quotidiano: Aumentano ancora i nuovi casi di coronavirus: +386. Comitato scientifico: ‘Preoccupa evoluzione curva’. Zaia ai negazionisti: ‘Qui abbiamo visto gente morire’;

La Repubblica: Tutti condannati per la strage in discoteca: da 10 ai 12 anni alla banda dello spray;

Leggo: Hotel in fiamme, tre piani avvolti dal fuoco e fumo FOTO IL VIDEO DEL ROGO. Roma, appartamento in fiamme ai Parioli: i pompieri salvano due persone Roma, incendio in un appartamento ai Parioli: un ustionato in codice giallo, due persone salve per miracolo;

Tgcom24: Berlusconi: “Maggioranza solida? No, divisa su tutto” | “Il Mes è un’occasione da non perdere” | Video ;

Cosa sono i Repair Cafè?

Gio, 07/30/2020 - 19:00

Invece di buttare il tostapane vai in un Repair Cafè e trovi qualcuno che ti aiuta a ripararlo, quando possibile. Nel video anche un tutorial su come sistemare un rubinetto che perde.

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Scuola post-Covid e pasti monoporzioni in mensa: c’è chi dice no

Gio, 07/30/2020 - 16:31
Mensa, non fast food

No alla mensa scolastica come un fast food, no alle monoporzioni in plastica con menù semplificati come previsto dal nuovo Piano Scuola: è questa la petizione di Foodinsider.it con FOOD WATCHER e MenoPerPiù lanciata su Charge.org e sui social con gli hashtag #salvalamensa e #moNOporzioni.

“In base a presunti rischi di trasmissione virale – si legge nel comunicato della petizione – il Ministero dell’Istruzione indica il lunch box e le monoporzioni come una soluzione per consumare il pasto in classe. Uno dei possibili scenari della mensa scolastica che si prefigura a settembre è questo: pasti in monoporzioni di plastica sigillate e menù semplificati stile fast food. Tradotto: cibo preparato a livello industriale in cucine centralizzate, tenuto al caldo a scuocere per ore (da 4 a 8) e infine veicolato a tutte le scuole, anche a quelle già dotate di cucina interna che non verrebbero più utilizzate”.

Cibo impoverito

Insomma, una virata decisamente non salutista tutta a scapito dei bambini, che si troverebbero a mangiare cibo processato, impoverito dei suoi valori nutrizionali e protettivi rischiando di incorrere in patologie cronico-degenerative, una su tutte l‘obesità, denunciano i collettivi, che anzi, rilanciano, sostenendo che non ci sia “nessuna ragione scientifica che giustifichi le monoporzioni”.

“A dirlo – riferiscono – è il dott. Franco Berrino in un’intervista sul tema” ma c’è poi “tutta la documentazione scientifica prodotta dalle Istituzioni sanitarie internazionali e nazionali in tema di Covid e ristorazione afferma che nella manipolazione del cibo è sufficiente l’applicazione e il rafforzamento delle Buone Pratiche Igieniche“.

Tariffe più care

Stando alla petizione il nuovo sistema pasto sarà più oneroso, al punto da rendere inevitabile la revisione dei contratti “perché aggiungerebbe nuovi costi, come l’acquisto di stoviglie usa e getta e termosigillatrici e i maggiori oneri di pulizia”. 

Più spreco di cibo, più plastica, meno posti di lavoro

Il cibo rifiutato e gettato (oggi oltre il 30%) perché scotto e meno gustoso aumenterebbe, e così pure la plastica, 11 kg di rifiuti annui per bambino, riferisce il comunicato, senza però specificare la fonte delle previsioni. Quel che è certo è che con questa nuova somministrazione dei pasti, verranno meno posti di lavoro, dal momento che le addette al servizio nelle scuole diventerebbero figure professionali riducibili o addirittura superflue.

La soluzione?

“Nel pieno rispetto delle misure igieniche è possibile somministrare il pasto in classe senza scadere nelle monoporzioni e applicando i CAM dotandosi di carrelli termici. Il personale addetto allo scodellamento, opportunamente formato e dotato di guanti e mascherine, non verrebbe eliminato, ma continuerebbe a servire il pasto ai bambini in classe e in sicurezza”, assicurano  Foodinsider.it con FOOD WATCHER e MenoPerPiù.

Una responsabilizzazione individuale, sia del personale che dei bambini, unita all’adozione dei presidi medici ridurrebbero il rischio tanto quanto le monoporzioni?

Quelli che: di Covid non è mai morto nessuno!

Gio, 07/30/2020 - 15:30

Se sei uno dei più grandi cantanti del mondo devi sapere che quel che dici pesa! E se vai a un convegno al parlamento sul Covid con Salvini lo devi sapere quel che significa. Chiedere scusa poi non vale.

D’altra parte anche il Matteo (quello cattivo) non ne azzecca una. È veramente convinto che la maggioranza degli italiani creda che l’epidemia se l’è inventato Conte perché fin da piccolo aveva il desiderio di palpeggiare con il gomito quello delle donne. E adesso quando lo fa non sembra un maniaco sessuale. Ma veramente Matteo crede di guadagnare voti così?

Io penso invece che solo una piccola quota di italiche menti non abbia capito che grazie a misure rigide, anche se un po’ tardive, abbiamo evitato la catastrofe che altri stanno sperimentando. Forse l’italiano medio è più intelligente di quel che sembra: gli è venuto il sospetto che quando i capi della Cia e del Kgb (Trump e Putin) minimizzano sul virus, è probabile che il complotto lo stiano facendo loro.

Sto girando per l’Italia e vedo ovunque molta prudenza. Certo la mamma dei cretini è sempre incinta, ma visto che i contagi sono da parecchio ai minimi evidentemente il distanziamento sociale è rispettato da moltissimi.

Bisognerebbe fare di più però, ad esempio a Civita di Bagnoregio sono stato in due ristoranti e nessuno mi ha chiesto il nome e il telefono. A Saturnia invece in altri due ristoranti me lo hanno chiesto. Ovviamente in questo caso ci sono amministrazioni locali più o meno efficienti e rispettose delle leggi.
Ma secondo me fucilando qualche sindaco si può risolvere la questione rapidamente. Scherzo ovviamente.

Sarebbe sufficiente cancellare i comuni inadempienti dalle carte geografiche e dai navigatori. Così imparano!

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Fotovoltaico, ecco cosa ha installato sul suo tetto l’esperto della Bocconi

Gio, 07/30/2020 - 11:11

Installare un impianto fotovoltaico acquista una nuova spinta con l’entrata in vigore del superbonus previsto dal Decreto Rilancio, e guadagna anche un nuovo massimale di spesa, che dovrebbe essere autonomo rispetto a quello dei tradizionali lavori di recupero del patrimonio edilizio di cui all’articolo 16-bis del Tuir. Lo spiega qui il Sole 24 Ore.

La tecnologia vincente

Una scelta quindi mai così conveniente. Ma quale tecnologia è la migliore? Abbiamo chiesto ad Arturo Lorenzoni, ricercatore Iefe-Bocconi, esperto di energie rinnovabili, cosa sceglierebbe per il tetto di casa sua, oggi.

Le opzioni

Premetto che, in linea di massima, molti scelgono oggi pannelli con una struttura basata su singole celle costruite in film sottile in silicio amorfo, cioè senza un reticolo cristallino ordinato a livello atomico, ma disordinato e continuo. Questo presenta dei vantaggi nella tecnica di produzione, perché è ideale per creare film sottili da depositare su grandi superfici come le celle fotovoltaiche. Di conseguenza, le lastre in silicio amorfo sono molto più economiche, ma il rendimento termico può essere inferiore rispetto ai pannelli fotovoltaici “classici”, i monocristallini in silicio, ricavato direttamente in natura e ritagliato. Altra tipologia è quella dei policristallini che si producono con materiali di scarto derivanti dalla lavorazione dei precedenti ma sono pur sempre efficienti, anche se a costo inferiore. Dunque che fare?

Il tipo “cristallino”

“Per casa mia ad oggi io sceglierei certamente il fotovoltaico di tipo cristallino: sia mono che policristallino. Si tratta ad oggi della tecnologia più affidabile e anche ormai conveniente. Starei molto attento a valutare bene l’opzione di installare un sistema di accumulo: è ad oggi ancora molto costoso”.

Robe da design…

Pitture e vetri fotovoltaici? “Sono opzioni interessanti in prospettiva: oggi non le più convenienti, ma possono essere valutata per casi particolari di design ad esempio”.

Che fare nei condomini?

Cosa è cambiato per i condomini? L’apertura alla possibilità che i condomini istituiscano comunità energetiche per usare il tetto comune per coprire le loro utenze private è la novità in assoluto più interessante degli ultimi tempi e che andrebbe assolutamente colta al volo”.

Ma se i condomini non vogliono farlo, è oggi finalmente possibile sfruttare a scopi personali il tetto comune? “Ci vuole la delibera che concede uno spazio, che dovrà essere tale da permettere a tutti gli altri condomini, un domani, di fare la stessa cosa. Dunque non è facile, ma alquanto complicato. Conviene insistere e fare opera di convincimento per formare una comunità all’interno del proprio condominio”.

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ECOFUTURO MAGAZINE: Rinascere rinnovabili

Incontro con l’orso, cosa fare?

Gio, 07/30/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Provincia Bolzano: “Chi è l’orso” è il titolo del video in cui in nove minuti vengono presentate le caratteristiche biologiche principali dell’orso. Inoltre addetti forestali spiegano i comportamenti che è consigliato adottare in caso di incontro con il plantigrado.

Fonte: Provincia Bolzano

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Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Gio, 07/30/2020 - 08:00

I prodotti repellenti anti zanzare sotto forma di creme o spray da applicare sulla cute sono molto diffusi e possono essere acquistati in diversi punti vendita, dalle farmacie ai negozi per l’igiene personale. Sebbene possano essere considerati sicuri è importante non abbassare mai la guardia e seguire scrupolosamente le istruzioni riportate in etichetta.

Usa i prodotti anti zanzare solo se strettamente necessario

L’Istituto superiore di sanità nella Guida per l’entomoprofilassi specifica che quando possibile è preferibile utilizzare tecniche di protezione meccanica o ambientale in sostituzione dei repellenti topici anti zanzare, che devono essere usati solo quando effettivamente necessari e per brevi periodi. Per quanto riguarda i bambini, i repellenti per le zanzare non devono essere utilizzati prima del compimento dei sei mesi di età, e nei piccoli di età inferiore ai 2 anni possono essere impiegati solo in caso di concreto rischio di trasmissione di malattie da parte delle zanzare. Per quanto riguarda le donne in gravidanza, l’impiego di questi prodotti deve essere valutato attentamente dal medico e da un entomologo esperto in base al rapporto rischio/beneficio.

Rispettare le modalità di applicazione…

Creme e spray contro le zanzare devono essere applicati solo sulle parti scoperte del corpo, non sulle mucose e non sulla cute lesa o abrasa, e prestando particolare attenzione a non interessare direttamente gli occhi. L’irrorazione deve avvenire da 15-20 cm di distanza dalla cute e il prodotto non deve mai essere cosparso direttamente sul volto, ma applicato con le mani. Nei bambini di età inferiore a 4 anni si raccomanda di applicare il prodotto non direttamente sulla pelle del piccolo, bensì mediante le mani di un genitore.

…e i tempi

I repellenti non vanno applicati a intervalli temporali troppo ravvicinati. Il tempo di protezione rappresenta l’arco temporale in cui il prodotto esercita la sua funzione repellente, mentre il tempo di applicazione è il lasso temporale che passa fra un’applicazione del prodotto e la successiva nell’arco delle 24 ore. I tempi di applicazione devono essere valutati di volta in volta a seconda dell’attività svolta (il sudore o l’acqua, ad esempio, possono lavare via il prodotto). Al fine di avere un tempo di protezione attendibile (e quindi un tempo di applicazione) è sempre bene calcolare il tempo di effettiva protezione, che si ottiene dividendo per 2 il tempo massimo di protezione riportato in etichetta.

Anti zanzare e raggi UVA. Attenzione all’interazione con le creme solari

Infine, si legge nella Guida dell’Iss, bisogna prestare attenzione all’interazione con le creme solari: molti repellenti interferiscono infatti con la protezione solare fornita da queste creme, declassandone il potere protettivo. E alcuni prodotti, inoltre, possono risultare fotosensibilizzanti. E’ bene quindi esporsi al sole con cautela, soprattutto nella stagione più calda.

INDICE articoli sul tema “Zanzare e Insetticidi”

Gli insetticidi sono velenosi!

Per le zanzare è una “questione di sangue”

Gli elettroemanatori contro le zanzare possono far male alla salute (non solo delle zanzare)

Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali

Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Zanzare: miti da sfatare, consigli e curiosità

Caldo a 40 gradi da Roma a Bolzano | Bocelli chiede scusa | Usa, schiaffo alla Nato

Gio, 07/30/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Governo, è caos commissioni: sulla giustizia il candidato della Lega si impone su Grasso. Stato di emergenza, ma solo fino al 15 ottobre;

Il Giornale: Il centro migranti colabrodo: altri 50 in fuga ad Agrigento;

Il Manifesto: Gli immigrati, vivi o morti, giocati al tavolo politico-elettorale;

Il Mattino: Caldo a 40 gradi da Roma a Bolzano;

Il Messaggero: Usa, schiaffo alla Nato: gli Usa ritirano 12 mila soldati dalla Germania, una parte arriverà in Italia;

llsole24ore: Le Big tech Usa sotto torchio al Congresso si appellano all’American Dream – Facebook prova a prendersi le star di TikTok;

Il Fatto Quotidiano: In Parlamento ok allo scostamento di bilancio da 25 miliardi. Al Senato la maggioranza tocca quota 170;

La Repubblica: Dopo la Spagna anche la Francia preoccupa: quasi 1.400 nuovi contagi in ultime 24 ore. Usa, 150mila morti: allerta rossa in 10 stati;

Leggo:Andrea Bocelli chiede scusa: «Mi dispiace se ho offeso e ferito qualcuno»;

Tgcom24: Carabinieri arrestati a Piacenza, Dda Milano: “Esclusi legami con la ‘ndrangheta” | Video;

La casa di paglia: mica balle!

Mer, 07/29/2020 - 18:00

Una struttura in balle di paglia che oggi è diventata uno straordinario luogo di aggregazione per la comunità.
Intervista a Emanuele Cerutti, presidente di “achilometrozero”.
Per maggiori informazioni sulla casa di paglia

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Egitto: arrestate due influencer di TikTok perché donne e “immorali”

Mer, 07/29/2020 - 16:51

Haneen Hossam, 20 anni,e Mowada al-Adham, 22 anni, sono due giovani donne, che ballano, cantano, sorridono. Non sono così diverse dalle ragazze della loro età che utilizzano i social network postando foto o video della loro quotidianeità, raggiungendo un numero sempre più elevato di followers, talvolta divenendo modelli da imitare.

Eppure queste ragazze, due influencer di TikTok, divenute vere e proprie star del social network cinese, sono state condannate a due anni di prigione e al pagamento di 300mila sterline egiziane (circa 16mila euro) di multa ciascuna. Il governo egiziano ha censurato i contenuti delle due influencer in quanto i loro comportamenti sono stati considerati un vero e proprio affronto alla moralità sociale e per presunte “violazioni dei valori familiari”.

Vi starete chiedendo il perché: la loro unica responsabilità è stata quella di imitare un modello, quello occidentale, considerato immorale e “deviato”. Hossam, che ha circa un milione di followers su TikTok, è stata condannata poiché incoraggiava gli utenti a guadagnare denaro scaricando un’app di video chat, mentre Eladhm, con quasi 2 milioni di followers, è stata accusata di aver pubblicato video satirici poco consoni alla morale egiziana.

Il regimedi Al-Sisi ha condannato le due ragazze poiché il loro modo di vestire e di truccarsi è considerato indecente e troppo dissoluto per una donna che, in quanto tale, deve rimanere velata nel proprio mistero e imprigionata nella propria identità precostituita. Uscire al di fuori di questi schemi identitari di donna “casta e pura”, dedita alla casa e alla famiglia, fa sì che si cada nella definizione opposta, di non-donna o “cattiva ragazza”.

Mozn Hassan, direttore esecutivo di Nazra, un gruppo femminista egiziano, ha dichiarato a VICE News che le accuse rispecchiano la visione del mondo patriarcale dei governanti conservatori egiziani.

Stanno facendo una distinzione tra chi si ritiene che siano donne” buone “e chi pensano che siano donne” cattive “. Per loro, le donne cattive sono quelle che non si vestono e si comportano come pensano che dovrebbero. Dico che è tutto nelle loro teste – ballare è qualcosa di comune nella società egiziana“.

Le sostenitrici delle donne hanno lanciato una petizione online chiedendo il loro rilascio, mentre i loro avvocati dichiarano di voler presentare ricorso.

Un regime che giudica, censura e detiene

In Egitto ogni azione considerata come una minaccia all’ordine sociale e alla sicurezza nazionale può essere perseguibile e soggetta a censura, repressione e conseguente detenzione: recente è la notizia della mancata scarcerazione di Patrick Zaki, giovane studente e ricercatore dell’Università di Bologna, detenuto da più di cinque mesi con l’accusa di propaganda sovversiva sui social media. La motivazione? La sua posizione in materia di diritti umani.

Il mese scorso, un tribunale egiziano ha condannato una danzatrice del ventre a tre anni di prigione per incitamento alla “dissolutezza” sui social media pubblicando un video di danza su TikTok.

Questa visione patriarcale sarà mai sradicata? Riusciremo mai ad uscire dal dualismo e dalla definizione precostituita? Si smetterà mai di scrivere presunte leggi morali sul corpo delle donne?

Fonte: Vice.com

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Il bancomat sarà presto contactless fino a 50 euro

Mer, 07/29/2020 - 11:18

In molti Paesi europei il passaggio è già avvenuto durante il lockdown, per minimizzare i contatti e i passaggi di mano di carte e denaro contante. Notoriamente però, agevolare i pagamenti telematici è una scelta che contrasta anche l’evasione fiscale. Quindi con calma, ma anche noi, dal 2021, avremo i pagamenti contactless fino a 50 euro. Finora il limite era della metà, 25 euro.

Più facile pagare

La differenza è che la funzione contactless permette di pagare semplicemente accostando il bancomat al terminale pos, senza doverlo dare in mano al commesso, senza che lui o lei debba inserirlo nel pos e infine senza dover noi toccare l’apparecchio per digitare il codice. Una serie di passaggi e di possibili fonti di contagio in meno, in ottica covid-19. A parte questo e a parte il fisco, anche una soluzione semplicemente più pratica.

L’accordo

La decisione arriva da un accordo tra Bancomat, Mastercard e Visa, al fianco di tutti i principali player del settore dei pagamenti, che hanno lavorato negli ultimi mesi per rendere possibile la cosa. L’obiettivo, secondo una nota congiunta, è “guidare il mondo dei pagamenti verso uno step importante che segnerà un netto miglioramento della quotidianità dei consumatori”.

I consigli per la sicurezza

I nostri consigli? Prima di tutto fornirsi di una bustina di protezione che possa proteggerci sia dalla smagnetizzazione del bancomat, sia da possibili frodi (ne esistono di molto creative e riescono a sottrarre denaro avvicinando una sorta di pos alla nostra borsa, sfiorandola appena). Queste buste porta-bancomat invece isolano completamente la tessera. Inoltre, certamente, serve maggiore accortezza nella gestione del bancomat, oramai sempre più simile a una carta di credito.

Avere sempre a portata di mano i numeri di telefono per bloccarla immediatamente in caso di furto, è infine un’altra utile raccomandazione.

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Dio abbatte il muro anti migranti di Trump

Mer, 07/29/2020 - 10:36

Non è proprio un buon periodo per Donald Trump. Solo nelle ultime settimane, è stato fortemente criticato dal New York Times per la gestione della pandemia. Il quotidiano più prestigioso al mondo si è chiesto (addirittura) “Perché non possiamo essere gestiti come l’Italia?”, e non aggiungo altro. Ancora, è stato criticato dal suo stesso partito per aver impedito manifestazioni pacifiche seguite alla morte di George Floyd, e strali di accuse contro di lui sono arrivate a livello internazionale per aver abbandonato l’OMS. Persino il pacato ex presidente Obama, dopo una serie di tweet al vetriolo, è arrivato a definirlo “incompetente, meschino e disorganizzato“. Poche parole dolci per lui.

Infine, il crollo dell’indistruttibile

Da ultimo, come fosse il volere del Signore, è divenuto virale in poche ore il video che ha mostrato l’urgano Hanna devastare buona parte del muro voluto da Donald Trump al confine con il Messico per evitare le migrazioni irregolari, e da lui stesso definito “indistruttibile“. Quale ironia: deve essere stata una forza soprannaturale, dunque, a intervenire.

La storia ricorda quella dei tre porcellini, dove a far male le cose, basta un buon soffio forte e bum, viene giù tutto. Ricordiamo che l’uragano Hanna è infatti catalogato di categoria 1, ovvero la più debole della scala che ne misura la potenza. Ha causato un black out in Texas e qualche altro danno minore. Questo il video che ha immortalato l’esilarante scena:

And here, ladies and gentlemen, is Hurricane Hanna blowing down Trump's impenetrable border wall. pic.twitter.com/12r8FnjKJK

— Alex Mohajer (@AlexMohajer) July 26, 2020 Nuove grane in arrivo

Anche le ferie non saranno rilassanti per il povero Donald Trump. In arrivo su Netflix il prossimo 3 agosto il documentario Immigration Nation che inizia con la frase “Dobbiamo trovarli e rimuoverli” pronunciata da un poliziotto della ICE, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, e riferita alle persone entrate illegalmente negli Stati Uniti. Il documentario riguarda le operazioni degli ultimi tre anni: tutto il mandato di Donald Trump, che fin dall’inizio della sua presidenza ha inasprito le norme sull’immigrazione, tra le proteste.

Una patata bollente

Per quanto riguarda il resto della serie, basti dire che l’uscita è stata stabilita dopo lunghi negoziati tra i registi e l’amministrazione Trump, che ha fatto pressione perché le parti più controverse del documentario venissero tagliate o perché l’uscita del documentario fosse rimandata a dopo le elezioni presidenziali del novembre 2020. Staremo a vedere.

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