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Aggiornato: 35 min 17 sec fa

Luca Parmitano torna in orbita

Mar, 05/14/2019 - 09:52

Per l’astronauta siciliano prevista un’impegnativa missione nello spazio della durata di 200 giorni.

L’astronauta siciliano originario di Paternò, Luca Parmitano, partirà di nuovo per lo spazio. Ad annunciarlo è lui stesso, ai margini della conferenza stampa di presentazione della missione Beyond, per l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), prevista per il 20 luglio, 50 esimo anniversario dello sbarco sulla Luna.

“Impossibile sapere se e quante delle cinque attività extra-veicolari prevista mi saranno assegnate”, ha dichiarato l’astronauta durante l’incontro avvenuto al centro dell’Esa in Italia (Esrin) prima della partenza. Obiettivo delle passeggiate spaziali saranno degli interventi sull’apparato sperimentale Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), in una missione che lo stesso Parmitano ha dichiarato “la più complessa manovra nella storia dello spazio”.

L’astronauta sarà in missione per circa 200 giorni sulla stazione orbitale, dove dopo un primo periodo assumerà il comando, diventando il terzo europeo e il primo italiano ad assumere questo ruolo. “Per me è un compito importante: c’è un solo modo di porsi di fronte a una missione, con molta umiltà”, ha detto l’astronauta. “Poter fare il mio lavoro – ha aggiunto – è un grandissimo privilegio e bisogna trovare il modo per ripagarlo. Il mio tempo è il tempo che appartiene a chi mi ha portato a bordo, ai contribuenti, a chi mi ha addestrato, a chi mi ha affidato i suoi esperimenti e, soprattutto, all’equipaggio”.

A proposito delle passeggiate spaziali, Parmitano le ha definite persino più complesse di quelle fatte in passato per riparare il telescopio spaziale Hubble. Il compito degli astronauti in missione sarà – è stato precisato durante la conferenza – quello di riconfigurare l’esperimento Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), che dal maggio 2011 è installato all’esterno della Stazione Spaziale a caccia di antimateria e di materia oscura nello spazio. In particolare, dovrà essere sostituita una pompa di raffreddamento; una missione molto delicata, che ha richiesto l’adozione di strumentazione ad hoc, con alcuni degli strumenti difficili da maneggiare coi guanti.

Durante la presentazione erano presenti anche il direttore generale dell’Esa Jan Woerner, il direttore dell’Esrin e delle attività di Osservazione della Terra Josef Aschbacher, il direttore del Volo umano e robotico dell’Esa David Parker e il neopresidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Giorgio Saccoccia, alla sua prima uscita pubblica.

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Il fotovoltaico indiano si sposta dalla terra all’acqua

Mar, 05/14/2019 - 08:00

In India centinaia di megawatt solari sono in fase di realizzazione su bacini artificiali e dighe. Negli ultimi anni il solare galleggiante è divenuto il nuovo trend energetico del paese sotto la spinta incessante della National Solar Mission. Alla base di questa passione per l’acqua da parte del fotovoltaico indiano c’è essenzialmente la difficoltà per utility e compagnie energetiche di accaparrarsi grandi appezzamenti di terreno dove costruire le centrali. Così, in poco tempo, gli impianti flottanti sono passati dall’essere un esperimento a costruire una vera e propria nicchia di mercato. L’ultimo progetto in tal senso appartiene a Greenam Energy, l’unità rinnovabile del conglomerato AM International, che ha annunciato l’installazione di 24 MW di capacità galleggiante in un bacino industriale di Tuticorin, città situata sulla punta meridionale dell’India. La struttura alimenterà un’azienda produttrice di fertilizzanti e venderà l’elettricità in eccesso alla rete.

Ma quest’anno diverse aste solari dovrebbero far premere l’acceleratore al segmento, come quella indetta dalla National Thermal Power Corporation (NTPC) per un progetto da 100 MW nello stato dell’Andhra Pradesh. D’altra parte NTPC, il più grande conglomerato energetico dell’India, ha un programma preciso per divenire leader del settore: l’azienda ha circa 650 MW di progetti solari galleggianti in cantiere, alcuni dei quali saranno realizzati addirittura sui serbatoi idrici delle sue centrali a carbone. “Dighe e altri corpi idrici stagnanti rappresentano obiettivi di facile portata per le centrali fotovoltaiche flottanti”, spiega a BloombergNEF Vivek Jha, il co-fondatore di Yellow Tropus. “È una combinazione ideale di giallo e blu per dare energia verde”

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Agnelli e il progetto di un calcio solo per ricchi

Mar, 05/14/2019 - 05:30

Una mutazione genetica. Una conseguenza del capitalismo sul calcio. Siamo all’eliminazione dei poveri. O meglio, alla creazione di un’élite, di un circolo esclusivo. In cui gli altri, ovviamente, non possono accedere. E’ il calcio del futuro immaginato da Andrea Agnelli e non solo. E’ il progetto SuperLega, un torneo che potrebbe prendere il posto della Champions League. Cui – nelle intenzioni originarie – si parteciperebbe a inviti. I meriti sportivi – promozioni, retrocessioni – non esisterebbero più. Quei club con maggiore capacità di spesa, anche dei propri tifosi (soprattutto dei propri tifosi), giocherebbero tra di loro. Nella Formula Uno del pallone. Gli altri finirebbero nel calcio a bassa velocità.

E’ la nuova guerra del pallone

Un’idea – quella del calcio dei ricchi – contro cui si stanno scagliando le federazioni nazionali. Su tutte, quella tedesca, spagnola, francese. L’Italia balbetta. E’ contraria, almeno sembra, ma lo dice a bassa voce. Del resto l’Italia calcistica è la Juventus.

Il progetto Superlega è fondamentalmente un Master di tennis perpetuo. Come se Djokovic, Federer, Nadal, Tsitsipas e altri giocassero sempre e solo tra di loro. Addio carneadi. Addio sorprese. E’ per certi versi l’aberrazione dello sport. It’s economy, stupid, direbbe quel tale. Nella corsa a spremere spettatori e sponsor, bisogna fare i conti con i cali d’attenzione. Il pubblico non è più attratto da una partita tra il Real Madrid e una squadra europea che dieci volte su dieci perde. Almeno così dicono.

Però. Però. Lo sport è in fondo la vita. E proprio quest’anno l’Europa del calcio si è imbattuta nel fenomeno Ajax che ha eliminato il Real Madrid, la Juventus ed è arrivato a un passo dalla finale di Champions. L’Ajax ha i requisiti per accedere alla SuperLega dei ricchi? Oppure abbiamo vissuto un’emozione che tra qualche anno ci sarebbe negata?

E, soprattutto, non si corre il rischio di andare incontro all’effetto saturazione? I campionati nazionali di fatto perderebbero di importanza. Effetto che peraltro già stiamo vivendo con i domini più o meno incontrastati di Psg, Juventus, Bayern Monaco. Solo il Regno Unito resiste, con una lotta tra sei squadre che infatti dovrebbero entrare tutte nel club esclusivo voluto da Agnelli e in fin dei conti accettato dalla Uefa.

Sarebbe un passaggio epocale. Dalle conseguenze ancora non del tutto immaginabili.

Sentirsi 65 anni di età: in Giappone accade a 76 anni, in Papua Nuova Guinea a 46

Mar, 05/14/2019 - 02:36

La popolazione che si mantiene giovane più a lungo è quella giapponese, mentre quella che invecchia più in fretta è in Papua Nuova Guinea.  

A studiare la differenza tra l’età anagrafica e quella biologica nelle diverse popolazioni del mondo è uno studio pubblicato su Lancet Public Health, in cui gli autori hanno studiato e incrociato per quasi trent’anni, dal 1990 al 2017, i dati riguardanti la salute degli abitanti di 195 Paesi. A conti fatti i ricercatori dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’University of Washington (Seattle, Stati Uniti) hanno potuto stilare la classifica dei Paesi più giovanili e di quelli in cui, invece, i disturbi di salute dovuti agli acciacchi della terza età si fanno sentire prima.

Perdita di anni di vita in salute

Non è solo una questione di longevità (capacità fisiologica di un organismo di sopravvivere oltre il limite ritenuto medio per la specie cui appartiene): a differenza di molti studi precedenti volti a indagare l’aspettativa di vita (numero di anni che statisticamente un individuo può aspettarsi di rimanere in vita), questo studio esamina la perdita di anni di vita in salute (Disability-Adjusted Life Years, DALYs) derivanti da 92 patologie e dai tassi di mortalità e disabilità che queste comportano.

In Papua Nuova Guinea si invecchia peggio

Gli studiosi hanno misurato il “carico di malattia correlato all’età” aggregando tutti gli anni di vita con o senza disabilità, riuscendo a quantificare la differenza tra l’età anagrafica (quanti anni si hanno) e quella biologica (quanti anni si dimostrano). Dai dati raccolti è emerso che, in linea generale, chi vive in un Paese in via di sviluppo invecchia più rapidamente rispetto a chi nasce in una nazione industrializzata, e che c’è un divario di ben trent’anni di età biologica tra le nazioni che si portano meglio gli anni e quelle che se li portano peggio. In cima alla classifica dei Paesi più giovanili si trovano giapponesi e svizzeri, che a 76 anni manifestano gli stessi problemi di salute legati all’età di una persona media di 65 anni, mentre la popolazione più senile è quella della Papua Nuova Guinea, i cui abitanti a 46 anni hanno già acciacchi e malattie di un 65enne. L’Italia si colloca all’ottavo posto tra i Paesi più giovanili: a quasi 75 anni ne dimostriamo biologicamente ancora 65.

Esaminati 92 disturbi

Dei 92 diversi disturbi di salute presi in considerazione dallo studio, 5 sono malattie trasmissibili (malattie diarroiche, encefaliti, infezioni respiratorie delle vie aeree inferiori, meningite da pneumococco e tracoma), 81 sono patologie non trasmissibili (tra cui problematiche cardiovascolari, tumori, malattie neurologiche e neurodegenerative, disturbi a carico della pelle, anomalie presenti alla nascita) e 6 tipologie di trauma (annegamento, esposizione al calore e al freddo ambientali, cadute, ferita da corpo estraneo, lesioni da mezzi di trasporto, altre lesioni). Le patologie correlate all’età che a livello globale maggiormente contribuiscono alla mortalità e alla disabilità – si legge nello studio – sono la cardiopatia ischemica, l’emorragia cerebrale e la broncopneumopatia cronico-ostruttiva.

Si vive meglio che in passato

Gli autori spiegano che in tutti i Paesi esaminati nel corso degli anni è diminuito il carico di malattia correlato all’età. Vale a dire: si vive più in salute rispetto al passato: «Con il trascorrere degli anni nei Paesi esaminati è stata registrata una riduzione dei decessi e della gravità delle malattie legate all’invecchiamento, con conseguente diminuzione del cosiddetto “carico di malattia correlato all’età”», hanno commentato gli studiosi. Il tutto nonostante nell’anno di conclusione dello studio, il 2017, le popolazioni di ben 108 Paesi (sul totale di 195) abbiano sperimentato un più precoce accumulo dei problemi associati all’invecchiamento, contro il rallentamento dell’invecchiamento sperimentato nei rimanenti 87 Paesi.

L’aspettativa di vita sale: opportunità o minaccia?

Angela Chang, autrice principale dello studio, spiega che «l’aumento dell’aspettativa di vita può rappresentare sia un’opportunità che una minaccia per il benessere delle popolazioni, poiché i problemi di salute legati all’età possono portare al pensionamento anticipato e alla riduzione della forza lavoro, oltre che all’aumento della spesa sanitaria. Le istituzioni e tutti gli attori interessati al funzionamento virtuoso del sistema sanitario non possono non tenere in considerazione il momento in cui le persone iniziano a risentire degli effetti negativi dell’invecchiamento con problematiche quali la perdita di abilità fisiche, mentali e cognitive».

I 10 Paesi più giovanili

A conti fatti i ricercatori hanno rilevato che a livello mondiale le nazioni più giovanili – ovvero quelle in cui gli abitanti dimostrano 65 anni a un’età più avanzata – sono:

 1. Giappone: 76,1 anni
2. Svizzera: 76,1 anni
3. Francia: 76 anni
4. Singapore: 76 anni
5. Kuwait: 75,1 anni
6. Corea del Sud: 75,1 anni
7. Spagna: 75,1 anni
8. Italia: 74,8 anni
9. Porto Rico: 74,6 anni
10. Perù: 74,3 anni

I 10 Paesi più senili nel mondo

Ecco invece la top ten delle nazioni che si portano peggio gli anni, ovvero quelle i cui abitanti dimostrano 65 anni a un’età più precoce:

1. Papua New Guinea: 45,6 anni
2. Isole Marshall: 51,0 anni
3. Afghanistan: 51,6 anni
4. Vanuatu: 52,2 anni
5. Isole Solomon: 53,4 anni
6. Repubblica Centrafricana: 53,6 anni
7. Lesotho: 53,6 anni
8. Kiribati: 54,2 anni
9. Guinea-Bissau: 54,5 anni
10. Stati Federati della Micronesia: 55,0 anni

Il carico di malattia correlato all’età

I ricercatori hanno anche esaminato il carico di malattia correlato all’età nell’anno 2017, stimando la perdita di anni di vita in salute (DALYs) per i soggetti di età pari o superiore a 25 anni. Hanno così rilevato i Paesi con il più alto carico di malattia correlato all’età sono Papua Nuova Guinea (506,6 DALYs ogni mille adulti di età pari o superiore a 25 anni); Isole Marshall (396,6); Vanuatu (392,1); Afghanistan (380,2) e Isole Salomone (368), mentre i cinque Paesi in cui la perdita di anni di vita in salute dopo i 25 anni è più contenuta sono la Svizzera (104,9 DALYs ogni mille adulti di età pari o superiore a 25 anni); Singapore (108,3); Corea del Sud (110,1); Giappone (110,6); Italia (115,2).

In Belgio c’è una pista ciclabile che permette di pedalare sulle acque

Lun, 05/13/2019 - 21:00

Pedalare sulle acque. E’ questa l’impressione che si ha attraversando Fietsen door het water, l’incredibile pista ciclabile che ha «aperto le acque» del laghetto della riserva naturale De Wijers di Limburgo, in Belgio. Stiamo parlando di un percorso in cemento lungo 212 metri e largo tre costruito sotto il livello dell’acqua per permettere ai ciclisti di avere il livello dell’acqua all’altezza degli occhi su entrambi i lati.

Fonte immagine: LASTAMAPA.IT


Gli argini sono alti un metri e mezzo e permettono ai ciclisti di attraversare il lago in piena sicurezza. Una semplice trovata che ha avuto subito successo fra i turisti e la gente del posto. In tre anni, 500 mila persone hanno attraversato l’acqua in bicicletta, giusto per il gusto di farlo.

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Il selfie del ranger con i gorilla nasconde una storia drammatica

Lun, 05/13/2019 - 18:00

Il selfie del ranger insieme a due gorilla ha fatto il giro del mondo. Tutti hanno sorriso e si sono sorpresi guardando quei due animali in una posa tutta umana. In realtà dietro quello scatto si nasconde una drammatica storia.

Il ranger del Parco Nazionale Virunga nella Repubblica Democratica del Congo Mathieu Shamavu ha scattato la foto il 18 aprile e in una manciata di giorni quell’immagine ha raggiunto più di ventimila condivisioni.

Fonte – TPI

In realtà quella foto è apparsa la prima volta su una pagina Facebook che si batte contro il bracconaggio. Quelli dietro al ranger sono, infatti, due gorilla salvati dalla caccia selvaggia che nella Repubblica Democratica del Congo mietono ogni anno decide e decine di vittime.

I due gorilla erano cuccioli quando sono stati salvati dalla furia dei bracconieri, che hanno ucciso i loro genitori.

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Il pettegolezzo? Non è solo cosa da donne

Lun, 05/13/2019 - 15:00

La prima immagine che ci viene in mente quando sentiamo la parola gossipè quella di due amiche sedute in un bar che ridacchiano e si sussurrano all’orecchio le ultimissime “voci di corridoio”. Ma ora, un nuovo studio dei ricercatori della University of California di Riverside, il primo ad analizzare scientificamente la propensione delle persone a spettegolare, ha messo in discussione molti dei luoghi comuni che ruotano intorno al gossip, come per esempio l’idea piuttosto diffusa che “il pettegolezzo è donna”. Secondo il team di ricercatori, infatti, le donne non passano più tempo a spettegolare rispetto agli uomini. Il gossip, inoltre, è così tanto diffuso che gli dedichiamo molto più tempo rispetto a quanto pensato finora: stando ai risultati della ricerca, infatti, ci dedichiamo a questo tipo di chiacchiere in media ben 52 minuti al giorno. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Social Psychological and Personality Science.

Il pettegolezzo

Quando pensiamo al pettegolezzo intendiamo molto spesso una cattiveria o malignità nei confronti di qualcuno. Ma quando si analizza il fenomeno del gossip nell’ambito di uno studio scientifico, si intende generalmente il parlare di qualcuno che non è presente e il discorso può assumere toni sia positivi, sia neutri che negativi. “Con questa definizione, sarebbe difficile pensare a una persona che non spettegola mai, perché significherebbe che tutte le volte che parla riferendosi a qualcuno è esclusivamente in sua presenza”, commenta la psicologa Megan Robbins, coautrice della ricerca, aggiungendo scherzosamente “non potrebbe mai parlare di una persona famosa, a meno che questa non partecipi direttamente alla conversazione”.

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Caso mutuo Siri: a volte ragionare semplice aiuta

Lun, 05/13/2019 - 15:00

Presunto caso che sta mettendo a dura prova il già precario equilibrio del governo gialloverde, facendo schizzare gli hashtag “giustizialisti o garantisti” tra le keywords più ricercate.

Ma oltre le gambe c’è di più. Lunedì 6 maggio una nuova nuvola fantozziana ha oscurato il sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: la procura di Milano ha aperto un’inchiesta sull’acquisto, da parte dello stesso, di una palazzina a Bresso, provincia di Milano, attraverso un mutuo concesso dalla Banca Agricola Commerciale di San Marino di 585 mila euro ritenuti “sospetti”.

Chi ha stipulato l’atto (il notaio) ha infatti segnalato, al momento stesso della compravendita, l’operazione come sospetta di riciclaggio di danaro proveniente da operazioni illecite

È successo il finimondo. Ci mancherebbe.

Si sono sollevate grosse domande. Interrogativi che evidenziano pero’ una scarsa conoscenza dei meccanismi bancari anche da parte dei media.
Le piu ricorrenti: “come è possibile ricevere un mutuo senza garanzie?” e “ come può’ restituire il mutuo uno (Siri) che ha un reddito insufficiente per onorare tale impegno?

Hanno provato a rispondere in tutti i modi, non ci si raccapezza.

Ci ha provato anche Salvini, strappandoci un grosso sorriso, il vice-premier è sempre il più simpatico: il mutuo senza garanzie di Siri è come quello di milioni di italiani. Dovrebbero quindi essere indagati anche loro?

Caro ministro, qualcuno dovrebbe spiegarle che sono anni che gli italiani ai mutui non riescono nemmeno ad accedere, figuriamoci senza garanzie. Non facciamo gli gnorri, se la Lega conosce metodi a noi tutti sconosciuti per accedere al credito ci illumini pure.

La verità è che un modo diverso non c’è.

Nel mio ultimo libro, “Soldi Gratis” edito Sperling&Kupfer, ho specificato che in Italia ci si indebita per l’acquisto di una casa sostanzialmente per due motivi:

per mancanza di disponibilità del danaro necessario: in tal caso per la banca è necessario verificare che il rapporto rata/reddito netto mensile del richiedente non superi il 30-35%. In altri termini la rata non deve essere superiore al 33% del reddito mensile già depurato degli impegni in essere, cioè delle rate di altri finanziamenti. Se avete un reddito che non consente di garantire il rispetto di questo rapporto, evitate di essere delusi. Non entrate proprio in banca;

per motivi “fiscali” al fine di dimostrare un indebitamento: in altri termini chi ha i suoi risparmi depositati in banca e probabilmente paga molte tasse, attraverso una operazione di mutuo, tenta di presentare al fisco una posizione non proprio felice facendo vedere che la casa viene acquistata facendo un debito. In tal caso quella percentuale (30-35%) può anche essere superata in ragione dell’entità dei risparmi accumulati e depositati in banca.

Per quanto riguarda i mutui sottoscritti per l’acquisto di immobili, inoltre, la banca, di solito, non eroga mai più dell’80% del valore di perizia dell’immobile.

Ma, nonostante queste cautele e nonostante potreste superare i “test”, ottenere un finanziamento è una pratica asfissiante.

Quindi, tornando a Salvini, ottenerlo senza garanzie è impossibile. È impossibile anche se ti chiami Siri e sei sottosegretario al Governo.

E allora come mai poi Siri ha ottenuto quel finanziamento?

Facciamo i semplici, i ragionamenti semplici, spesso, sono quelli più efficaci.

Probabilmente Siri, semplicemente, le garanzie le aveva. Non quelle formali (pegno, ipoteca, fideiussione, ecc…) ma quelle sostanziali.

E chi lo ha deliberato quel finanziamento?

In banca tutte le operazioni che riguardano le persone esposte politicamente passano attraverso il placet, o meno, del top management, dirigenti che, in linea di massima, dovrebbero sapere il fatto loro, anzi, lo sanno molto bene.

Ora tutti sappiamo che il core di business di una banca, quello di nascita, è fare profitti attraverso l’intermediazione finanziaria : raccogliere il risparmio e prestare soldi.

Prestarli pero, come vi dicevo prima, valutando i rischi, ovvero essendo quasi (quasi) sicura che quei soldi gli possano essere ritornati.

Quindi, chiunque sia stato a permettere il finanziamento ha cercato di capire se ci fosse qualcosa che spingesse a rifiutarlo: reddito, patrimonio, liquidita’.

Metterei la mano sul fuoco che nulla di tutto ciò potrebbe essere provato.

Ma il presupposto fondamentale, una garanzia sostanziale (e non formale) di restituzione del finanziamento, per concedere quei soldi c’era. Io stesso se fossi stato (e lo sono stato) quel qualcuno in quel contesto, l’avrei concesso.

Così, infatti, il fido in questione è stato ottenuto e approvato, da una piccola banca sita in San Marino.

Una banca dove, sempre probabilmente e facendo i semplici, Siri potrebbe aver avuto un conto e su questo conto potrebbe aver depositato dei soldi. Semplici risparmi che garantiscono non formalmente ma sostanzialmente il finanziamento. Nel gergo bancario si chiamano depositi “collaterali”. Stanno li’, nessuno li può’ toccare ma formalmente non sono a garanzia (pegno) del finanziamento. Nel malaugurato caso in cui dovessero servire ……. tutto semplice.

Non solo.

San Marino è un paradiso fiscale. Semplice sarebbe pensare di portare i propri risparmi.

Non possiamo saperlo e non possiamo provarlo se non con la semplice esperienza di 25 anni in quel mondo.

Di fatto, facendo i semplici tutto torna.

Fonte immagine: IlFattoQuotidiano

Epidemia di morbillo su una nave di Scientology: è quarantena

Lun, 05/13/2019 - 13:44

La nave “rifugio spirituale” trasportava 300 persone, 28 sono ancora a bordo per rischio contagio.

Il morbillo blocca una nave crociera di Scientology da una settimana. Nuovi risvolti nella vicenda dell’imbaracazione Freewinds appartenente alla setta americana, che è attualmente ferma in una zona non accessibile al pubblico nel porto di Curacao, nel Mar dei Caraibi.

Nella giornata di ieri, le autorità hanno ordinato alle persone ancora a bordo (17 membri dell’equipaggio, più 11 passeggeri) di rimanere sull’imbarcazione per via del rischio di contagio. Più 250 passeggeri hanno raggiunto la terraferma, dopo aver dimostrato di essere vaccinate contro la malattia. 

Il dottor Izzy Gerstenbluth ha dichiarato all’agenzia Ap che le persone a bordo resteranno confinate sull’imbarcazione almeno fino a domani: 18 persone sono ancora a rischio di contrarre il morbillo.

Intanto, le autorità sanitarie invitano coloro che sono stati sulla nave nel periodo 22-28 aprile a procedere ai controlli medici necessari. Nei giorni scorsi, il medico di bordo aveva richiesto 100 dosi di vaccino anti-morbillo e la nave era già stata bloccata nel porto di St Lucia.

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Accoglienza migranti in crisi, 15mila operatori rischiano il lavoro

Lun, 05/13/2019 - 11:30

Sono in gran parte giovani gli educatori, legali, mediatori culturali, insegnanti di italiano, psicologi che si ritroveranno senza occupazione o dequalificati dopo il cambiamento delle regole

Il modello italiano di accoglienza diffusa – che ha permesso fino a oggi di assistere e integrare decine di migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e miseria, contenendo allo stesso tempo l’impatto sulle comunità locali – rischia oggi di venire completamente smantellato. A farne le spese non saranno solo i migranti e richiedenti asilo, che si vedranno negati servizi essenziali per il loro processo di integrazione, ma anche migliaia di giovani operatori.

Educatori, operatori legali, mediatori culturali, insegnanti di italiano, psicologi si ritroveranno infatti senza lavoro o dequalificati, con un costo sociale ed economico altissimo per il nostro Paese: secondo le stime, potenzialmente oltre 200 milioni di euro in ammortizzatori sociali. È quanto emerge dal rapporto Invece si può!, lanciato oggi da Oxfam e In Migrazione, attraverso le voci e le esperienze di chi in tutta Italia ha lavorato a progetti di integrazione e accoglienza, proprio nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). Qui infatti ha trovato ospitalità l’80% dei migranti, qui hanno lavorato oltre 36mila operatori. 

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Fonte immagine copertina AVVENIRE.IT

Facebook, il monopolio social rischia lo smembramento

Lun, 05/13/2019 - 09:42

Tra i cofondatori di Facebook, Chris Hughes, classe 1983, è il più atipico rispetto alla narrativa della Silicon Valley. Quando nell’estate del 2006 l’allora ceo di Yahoo!, Terry Siemel, offrì un miliardo di dollari per comprare l’azienda, lui sperava «disperatamente che Mark dicesse di sì» ha raccontato in un lungo editoriale pubblicato dal New York Times. Lo stesso anno si laureò, a differenza degli altri compagni di stanza e fondatori – Zuckerberg, Eduardo Saverin e Dustin Moskovitz – che lavoravano su quel sito nato in sordina nella stanza di Harvard.

E nel 2008 lasciò l’azienda si unì a Obama nella campagna presidenziale. Ha poi rilevato la rivista New Republic, ma è andata male e l’ha ceduta, e ieri sulle colonne del primo quotidiano americano ha sferrato uno degli attacchi più duri che si siano registrati nell’ultimo complicato biennio di Facebook in termini di immagine, dopo lo scandalo privacy, la diffusione di fake news e le conseguenze sulla formazione dell’opinione pubblica.

In sintesi Hughes propone che Facebook venga smembrata in tre diverse aziende, una per servizio. Facebook, Instagram, WhatsApp. Critica la decisione fatta allora dall’Ftc, la Federal Trade Commission, di approvare l’acquisizione di Instagram da parte di Facebook, per un miliardo nel 2012, e WhatsApp, per 22 miliardi nel 2014. In quel biennio Mark Zuckerberg, intuendo che Facebook stava invecchiando e i teenager volevano una comunicazione più veloce e privata, ha gettato le basi per il decennio successivo. Messe le mani su Instagram, e tramontata l’ipotesi di comprare l’astro nascente Snapchat perché il ceo Evan Spiegel non ne voleva sapere, un po’ come fatto da Zuckerberg con Terry Siemel, ha portato sulla piattaforma social fotografica appena rilevata le funzioni più innovative di Snapchat, ovvero le stories. Così Snapchat fuori dagli Stati Uniti non è mai decollato.

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Artista brasiliano trasforma vecchi pneumatici in letti per animali

Lun, 05/13/2019 - 08:00

Amarildo Silva, un giovane artigiano brasiliano, ha sempre amato l’idea di riutilizzare quello che la gente butta per strada. Materiali usati e ormai scartati, da convertire in qualche cosa di nuovo ma soprattutto utile.

Proprio come ha fatto nel suo ultimo progetto: cucce per cani realizzate a partire da copertoni di scarto. Silva trasforma vecchi pneumatici in comodi letti colorati che altrimenti sarebbero stati buttati via.

Con la sua idea, divenuta anche fonte di guadagno, Silva ha contribuito al benessere dell’ambiente e regalato morbidi e deliziosi letti a cagnolini in ogni parte del paese. L’artista raccoglie vecchi pneumatici che trova sulle strade, li porta a casa nel suo cortile poi li taglia, lava e dipinge.

Fonte keblog.it

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Fonte foto, Instagram profilo artista: amarildo_silva2

Autocalisse: le auto si stanno estinguendo (e non ce ne importa nulla)

Lun, 05/13/2019 - 06:00

Il termine “Autocalisse” fa pensare ad un fenomeno di proporzioni bibliche… e in effetti è così. Le automobili si stanno estinguendo in massa. Una teoria verosimile, soprattutto perché a crederci è in prima fila Lyft, l’azienda di trasporti Usa che offre un servizio di condivisione veicoli simile a quello del più noto – almeno per noi italiani – Uber.

Foto: John Erlandsen, Flickr

I fondatori Logan Green e John Zimmer ne sono certi: gli americani spendono troppo per le auto, questa voce di spesa è superata solo da quella per l’alloggio, è un costo troppo gravoso ormai, non sostenibile. Il declino delle auto come oggetto di proprietà è dunque irreversibile, dobbiamo solo aiutarle mentre percorrono la via verso il pensionamento.

Le auto, per giunta, generano enormi disuguaglianze tra gli individui: non tutti possono permettersi di spendere 33 mila dollari per un veicolo nuovo. Ecco perché chi utilizza servizi di car sharing o il noleggio ne fa volentieri a meno e cerca alternative per spostarsi.

I dati supportano questa tesi. Quelli riportati da Business Insider ci confermano che le vendite nel 2017 sono in calo nel Regno Unito dal 2017 e a gennaio si è registrato un sonoro -18,2%. Se in questo caso si potrebbe dare la colpa alla Brexit, non abbiamo lo stesso appiglio in Turchia, dove il calo degli acquisti da gennaio 2018 è del 60%, sebbene il crollo della lira e la recessione non aiutino il settore. Sono due casi limite? No, perché se diamo un’occhiata all’Eurozona e agli Usa il calo è evidente ovunque. Negli Usa, in particolare, un picco di vendite di nuove auto si è interrotto bruscamente ad inizio 2019, con oltre 7 milioni di persone che non riescono più a pagare le rate e un -10% di auto immatricolate. In Europa sono state vendute il 6% di auto in meno.

Gli analisti fanno notare che, in generale, a fronte di un’occupazione in crescita a livello mondiale e con i salari in molte economie occidentali in aumento, il settore automobilistico non rispecchia questo andamento. Gli stabilimenti vengono chiusi, i dipendenti licenziati Altro indicatore che confermerebbe l’Autocalisse: in Cina le vendite di vendite di pneumatici sono calate.

Colpa di Lyft, Uber e di tutti i servizi di sharing economy? Sono loro ad aver messo in ginocchio il mercato dell’auto? Non è il caso di puntare il dito. Ma questi servizi probabilmente ci hanno fornito un’alternativa efficiente e ci hanno spalancato gli occhi.

Le auto sono passate dall’essere uno status symbol ad essere un oggetto superfluo e costoso, soprattutto nelle grandi città. L’auto non è più necessaria, molte persone hanno perso  interesse a possederne una. Nonostante le case automobilistiche si impegnino a sfornare modelli supertecnologici, smart, innovativi, amici dell’ambiente, la tendenza veramente smart, amica dell’ambiente e di moda oggi è camminare a piedi, spostarsi in bicicletta o utilizzare mezzi di trasporto non propri.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Pakistan, nozze solo dopo i 18 anni: la legge approvata dal Senato

Dom, 05/12/2019 - 18:00

Lunedì 29 aprile il Senato ha approvato una legge che modifica l’età minima per contrarre matrimonio, elevandola da 16 a 18 anni, portando così il paese al passo con altri Stati musulmani come Turchia, Egitto e Bangladesh.

La riforma, pensata per ridurre “il rischio del matrimonio infantile prevalente nel Paese” e salvare “la donna dallo sfruttamento”, era ferma da tre mesi dopo essere stata proposta al Senato da Sherry Rehman.

La senatrice era stata fortemente criticata dai fondamentalisti per la riforma proposta, ma anche prima di questo episodio era finita al centro delle polemiche per la sua posizione critica verso la legge antiblasfemia.

La riforma – La legge approvata dal Senato e che si trova adesso al vaglio dell’Assemblea nazionale prevede un innalzamento da 16 a 18 anni dell’età minima per contrarre matrimonio. Chi contravviene alla legge può essere punito fino a 3 anni di carcere e con una multa di almeno 100mila rupie (630 euro).

Non tutti i senatori hanno sostenuto la riforma. I voti contrari sono stati 5 contro 104 a favore, ma la legge è passata anche grazie all’astensione del partito di governo il Pakistan Tehreek-e-Insaf.

I maggiori oppositori dell’innalzamento dell’età minima sono stati gli islamisti, che hanno promesso di fare ostruzionismo anche all’Assemblea nazionale, cui spetta il compito di approvare definitivamente le norma.

Secondo l’opposizione la norma è in contrasto con quanto stabilito nel Corano, che a loro dire prevede il matrimonio già durante la pubertà, e perché viene meno  il ruolo dei leader religiosi islamici.

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Mangiare sul wc, al buio o con le giraffe: i ristoranti più strani al mondo

Dom, 05/12/2019 - 15:00

Volete mangiare insieme alle giraffe? Oppure preferite al buio? In questa lista di ristoranti più strani ne esiste anche uno in cui potete mangiare sul wc!

Avete voglia di mangiare in un ristorante particolarmente strano? Allora non vi resta che leggere la lista che stiamo per proporvi, perché sicuramente vi stupirete. Scoprirete che è possibile mangiare tra le giraffe, al buio, seduti su wc o addirittura in mezzo ai morti. Sapete che esiste un luogo dove i camerieri hanno dei preservativi in testa? Una lista tutta da scoprire, perché questi strani ristoranti sono assolutamente da provare.

Partiamo dalla Norvegia, dove è stato aperto il ristorante subacqueo più grande del mondo. Il ristorante offre ai suoi ospiti la possibilità di scoprire cosa si prova trascorrendo del tempo in fondo al mare, con una vetrata panoramica davvero incredibile, dove si può osservare l’oceano durante la cena. Il ristorante si chiama Under e sta già ottenendo un successo davvero incredibile. Voi mangereste in fondo all’oceano?

Spostiamoci a Shangai per scoprire il ristorante che fa sedere i suoi clienti su wc abbelliti da comodi cuscinetti. Stiamo parlando del More Than Toilet,locale ristorativo in cui i clienti mangiano su tavoli costruiti sopra lavandini con cibi serviti in contenitori a tema. Siamo abbastanza sicuri che questa sia una “Mossa Kansas City” (chi coglie la citazione memorabile vero) nel caso qualche cliente, su TripAdvisor, pensasse di commentare che “Si mangia di ….a“!

Il tè viene servito in tazze a forma di orinatorio e il gelato al cioccolato in ciotole a forma di gabinetto. Non è un ristorante adatto agli schizzinosi, ma viene spontaneo chiedersi: che potrebbe mai mangiare in un locale con un tema così disgustosamente inappropriato? Ma spostiamoci in Africa, dove potreste vivere un’avventura gastronomica con le giraffe!

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Farah, il cane che raccoglie la plastica abbandonata sulle spiagge

Dom, 05/12/2019 - 12:00

Non si abbandonano le bottiglie di plastica sulle spiagge, così come non si abbandonano gli animali quando si va in vacanza. È questo il messaggio di Farah, un labrador femmina di quasi quattro anni, e del suo padrone Fabrizio Pinna. Sono i protagonisti di alcuni video diventati virali in poco tempo su tutti i social.

Una vera passione per le bottiglie di plastica. Quelle che siamo ormai abituati a vedere abbandonate sulle spiagge, e non solo. Ma Farah, una bellissima femmina di labrador di quasi quattro anni, non raccoglie solo quelle. Sulla spiaggia di Cala Domestica, al confine tra i Comuni di Iglesias e di Buggerru, ha trovato di tutto: piatti e bicchieri di plastica monouso, secchi e bidoni, frammenti di rete e chissà cos’altro ancora. A causa delle correnti, infatti, in questa spiaggia la plastica e altri rifiuti arrivano a quintalate e come sempre, i responsabili sono gli esseri umani.

Insomma Farah è un labrador che dà una lezione di ecologia a tutti. Non è un cane addestrato appositamente per raccogliere rifiuti, ma il suo amico “padrone” Fabrizio Pinna ha due grandi passioni, la fotografia e la compagnia del suo cane, che lo fanno girare in lungo e in largo per la Sardegna. Fabrizio, meccanico dell’aeronautica, e la sua Farah, sono così diventati testimonial di una campagna sui social contro l’abbandono della plastica, che invita non solo a non inquinare, ma anche a ridurne il consumo.

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Dal Dna dei sardi la «chiave» per scoprire perché ci ammaliamo

Dom, 05/12/2019 - 09:30

Un’isola straordinaria, in tutti i sensi. La Sardegna è un luogo davvero unico, non solo per il paesaggio: gli abitanti sono una delle popolazioni più speciali d’Europa, perché hanno un Dna pieno di sorprese che potrebbe addirittura aiutarci a capire perché ci ammaliamo di sclerosi multipla, diabete e così via. Lo ha spiegato Francesco Cucca, direttore dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) e docente di Genetica Medica dell’Università di Sassari, durante il Festival della Scienza Medica di Bologna, raccontando anche come i sardi di oggi siano fra i popoli più “primitivi” d’Europa perché hanno un genoma rimasto pressoché intatto nelle ultime decine di migliaia di anni.

Dna dal passato

Leggere il genoma di un sardo infatti è come salire su una macchina del tempo che ci riporti fino al neolitico, spiega Cucca: «Il Dna dei sardi è una specie di orologio molecolare che ci ha aiutato, per esempio, a datare la comparsa dell’uomo moderno fissando la sua origine duecentomila anni fa, ovvero centomila anni prima di quando si pensava fino a poco tempo fa. Abbiamo anche potuto datare l’arrivo sull’isola di popolazioni dall’Africa subsahariana, circa duemila anni fa al tempo della dominazione romana». Leggere il genoma dei sardi è insomma come sfogliare le pagine di un libro di storia, ma soprattutto come dare un’occhiata all’aspetto e alle caratteristiche degli uomini della preistoria perché l’isola, a parte pochi sporadici “ingressi”, è rimasta isolata e non ha subito invasioni come, per esempio, la Sicilia. «Il profilo genetico è rimasto immutato dal neolitico fino alle civiltà nuragiche e oltre, è quello delle popolazioni europee primitive», spiega Cucca.

Una finestra sulle malattie

Tutto questo è interessante dal punto di vista antropologico, ma anche medico: i numerosi progetti di sequenziamento genetico di popolazioni isolate nella Sardegna, isole nell’isola, stanno dando informazioni importanti per capire per esempio le caratteristiche e lo sviluppo di alcune malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 o la sclerosi multipla, entrambe molto più diffuse fra i sardi rispetto al resto della popolazione. Sottolinea Cucca: «La frequenza di queste malattie in Sardegna è la più alta al mondo, studiare il Dna dei sardi può aiutarci a capire perché e anche a trovare bersagli molecolari nuovi. Abbiamo visto, per esempio, che un gene conservato nel Dna dei sardi si associa all’incremento di malattie su base autoimmune come la sclerosi multipla: è lo stesso che nel topolino porta a una maggior resistenza alla malaria, per cui è possibile che nell’isola si sia mantenuto perché conferiva una protezione utile da questa malattia. In passato, quindi, favoriva la sopravvivenza ma oggi è un “fardello” che aumenta il rischio di malattie autoimmuni; averlo scoperto significa poter lavorare su un nuovo bersaglio terapeutico».

FONTE: CORRIERE.IT

Non serve il cibo “green”, serve cibo vero

Dom, 05/12/2019 - 09:00

L’ultimo libro dell’economista e agronomo Andrea Segrè, fondatore del Last Minute Market, illustra i paradossi del mondo del cibo. Affamati contro obesi, chef in vista contro braccianti sfruttati. Ecco perché scegliere diventa un atto politico

Gli obesi sono il doppio degli affamati. Con le diete del «senza» ormai spendiamo di più per «non» mangiare. Gli chef pluristellati occupano i palinsesti televisivi, ma non vediamo chi il cibo lo produce: gli agricoltori. Gli ogm, la dieta mediterranea, il chilometro zero, il green sono diventati slogan da guru. Mentre l’illegalità imperversa in gran parte della filiera alimentare. «Il cibo, dunque, ci nutre o ci consuma?», si chiede l’economista e agronomo Andrea Segrè nel suo ultimo libro Mangia come sai (Editrice Missionaria), che sarà presentato a Bologna il prossimo 2 maggio (librerie Coop Ambasciatori, ore 18).

Segrè parte da un viaggio fatto a piedi nella piana di Gioia Tauro, per comprendere fino in fondo le condizioni di produzione e di lavoro nelle campagne di quell’angolo di Calabria. Gli scarti, qui, non sono solo quelli del cibo, di cui Segrè si occupa da tempo come fondatore di Last Minute Market, il progetto che mira al riutilizzo degli sprechi alimentari della grande distribuzione. Gli scarti, nella piana calabrese, sono anche i braccianti degli agrumeti, gli immigrati sfruttati per pochi euro l’ora, ammassati nella tendopoli di San Ferdinando.

Nel suo percorso, Segrè vede le clementine cadere a terra marce. Mentre nei supermercati calabresi si vendono i mandarini importati dal Sudafrica. Paradossi del mondo del cibo. E intanto, nel Paese che il cibo l’ha messo in mostra con l’Expo del 2015, la criminalità agroalimentare mette in tavola prodotti come la mozzarella sbiancata con la calce o il filetto agli anabolizzanti. Cibo killer, ma anche cibo falso. Come il finto made in Italy e i prodotti Italian sounding.

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L’Emilia Romagna e le auto elettriche

Dom, 05/12/2019 - 07:32

La Regione Emilia Romagna ha stanziato bonus economici per chi passa a un’auto elettrica. Cosa ne pensano i romagnoli?
I nostri inviati Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino sono andati a chiederlo.

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La morale è universale? Individuate 7 regole condivise in tutto il mondo

Dom, 05/12/2019 - 07:16

Aiutare la famiglia, aiutare il proprio gruppo, ricambiare un aiuto, essere coraggiosi, rispettare i propri superiori, dividere le risorse in modo equo e rispettare la proprietà altrui: sono le sette regole morali condivise trasversalmente da 60 culture di tutto il mondo. Una specie di “massimo comune divisore” per convivere, individuato da tre ricercatori dell’Istituto di Antropologia Cognitiva ed Evolutiva dell’Università di Oxford (Regno Unito) che hanno pubblicato i risultati del loro studio su Current Anthropology.

La più ampia indagine interculturale sui costumi

Studi condotti in precedenza avevano già individuato alcune di queste regole come moralmente condivise da alcune società, ma nessuna ricerca aveva mai compreso un campione così ampio: analizzando 60 società e oltre 600 documenti, Oliver Scott Curry, Daniel Austin Mullins e Harvey Whitehouse hanno realizzato la più ampia e completa indagine interculturale sui costumi mai condotta fino a oggi.

Promuovere la cooperazione

Queste sette regole morali, spiegano i ricercatori, sono tutti comportamenti cooperativi e possono essere considerati “universalmente validi” in quanto presenti nella maggior parte delle società esaminate, e sono ritenuti in modo concorde come “moralmente buoni“: osservati con uguale frequenza attraverso i continenti, questi comportamenti non possono essere considerati “riserva esclusiva” dei paesi occidentali (o di qualsiasi altra regione del pianeta). A rinforzare la tesi dell’universalità di queste regole c’è anche il fatto che in nessuna delle società esaminate sono presenti dei contro-esempi che indichino come “moralmente cattivo” uno o più di questi comportamenti.

Morale: universale o relativa?

Curry e colleghi seguono la “teoria della moralità come cooperazione” secondo cui la moralità è un insieme di soluzioni che serve a rispondere a problemi comuni sulla cooperazione all’interno delle società umane: una teoria che potrebbe fornire un modello unificato della moralità che ancora è mancante nell’antropologia. Come spiega Curry, autore principale dello studio, «il dibattito tra i sostenitori di una morale universale e i sostenitori del relativismo morale imperversa ormai da secoli: ora abbiamo alcune risposte. Le persone in ogni luogo del mondo affrontano gli stessi problemi a livello sociale e utilizzano un insieme simile di regole morali per risolverli. Come previsto, queste sette regole morali sembrano essere universali per tutte le culture. Chiunque, in ogni parte del mondo, condivide un comune codice morale. E tutti concordano sul fatto che cooperare, promuovendo il bene comune, sia la cosa giusta da fare».

Le variazioni sul tema

Sebbene tutte le società sembrino essere d’accordo sulle sette regole morali di base, i ricercatori hanno però registrato delle variazioni nel modo in cui le sette regole sono state classificate, mettendo in evidenza differenti scale di priorità in diverse culture. Gli autori dello studio hanno ora sviluppato un nuovo questionario sui valori morali per raccogliere altri dati: il prossimo passo sarà capire se le variazioni nelle regole morali riscontrate all’interno delle diverse culture riflettano, oppure no, le variazioni nella cooperazione.