People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 10 min 6 sec fa

Nasce la “Rete delle Donne in Cammino”, network di camminatrici con l’anima green

Mer, 04/17/2019 - 19:00

Segni particolari? Sono belle. Ma soprattutto, felici. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più donne in Italia, scoprono la bellezza dei cammini, del passo lento, della totale immersione nel “qui ed ora”.
Che percorrano la via Francigena o le altre antiche strade dell’Europa medievale, che attraversino boschi e colline o particolari angoli delle loro città, le donne hanno un approccio tutto loro al camminare: si aiutano e sostengono a vicenda, guardano la natura con amore e cercano soluzioni per proteggerla, pensano a come declinare alcuni percorsi con i propri bambini, fanno un viaggio (spesso lungo) interiore. «Anche in questo campo, le donne sono fonte di ispirazione, esempi di resilienza, passione, intraprendenza e determinazione», spiega Ilaria Canali, promotrice della Rete Nazionale delle Donne in Cammino.

Il nuovo network, che ha debuttato l’8 marzo a Milano, si propone di mettere insieme le energie delle donne impegnate nel mondo dei cammini e dell’ecologia, «per offrire un punto di riferimento a quante vogliono scoprire cosa sia il camminare e si preoccupano di lasciare un mondo migliore alle future generazioni», spiega Ilaria, Canali, che è impegnata anche professionalmente sui temi della comunicazione ambientale (ha collaborato per le principali realtà italiane nel campo, da Legambiente a Earth Day Italia fino a FederTrek). «Ho pensato: cosa succederebbe se le donne, che ormai sono pioniere nell’approccio verso l’economia verde, il turismo emozionale e nell’unire in modo polifonico nuove armonie anche nella semplice ideazione di un nuovo sentiero e di una camminata, potessero essere davvero rappresentate e partecipare nei contesti decisionali (e anche ai bandi di finanziamento per i progetti!) che direttamente o indirettamente si occupano dei cammini: enti, associazioni, federazioni, parchi, case editrici, stampa?».

Continua a leggere su IODONNA.IT

Cosa succede al nostro cervello quando Facebook, Instagram e Whatsapp smettono di funzionare

Mer, 04/17/2019 - 16:00

Nell’ultimo mese due breakdown dei server hanno messo al tappeto Facebook, Instagram e Whatsapp e i mezzi di comunicazione e condivisione più diffusi al mondo hanno smesso di funzionare contemporaneamente per ore.

Pensate a come vi siete sentiti quando ve ne siete accorti: crisi nera o senso di libertà?

I sentimenti sono contrastanti perché ci si trova davanti a un fenomeno che porta riflessioni profonde sul modo in cui viviamo. In altre parole, nelle ore di blocco ci si rende conto che senza questi mezzi siamo costretti a vivere la realtà del presente.

Vi spieghiamo cosa succede al cervello quando i maggiori social network smettono di funzionare.

La prima reazione è l’allarme

Si continuano ad aggiornare le varie pagine ma non succede niente.

La rotella di caricamento della conversazione con la migliore amica su Whatsapp continua a girare e intanto cominciamo a chiederci se a non funzionare sia il nostro telefono, il wifi di casa, la rete cellulare o le App.

Chiudi le App, disattivi il wifi, spegni e accendi la connessione dati e il telefono.

E poi adesso come potremo comunicare?

Insomma nel nostro cervello sta scattando l’allarme perché c’è qualcosa della nostra quotidianità che si è fermato e che non sappiamo come sostituire.

Crisi di astinenza

Se il tempo di blocco dei social è prolungato, potreste provare sintomi simili all’astinenza dalle sostanze stupefacenti. Nervosismo, irritazione, cattivo umore e quella sensazione legata al pensiero di perdersi qualcosa.

Ci si sente disconnessi dal resto del mondo e per questo isolati.

Cosa starà succedendo là fuori?

Quante volte avete provato a riaprire l’app per vedere se aveva ripreso a funzionare?

Continua a leggere su GRAZIA.IT

6 in Ond@!

Mer, 04/17/2019 - 15:00

“L’utilizzo delle tecnologie nella didattica può rendere particolarmente profondo il percorso di apprendimento che uno studente fa ed è questa la ragione per cui abbiamo immaginato di utilizzare la radio”, ci spiega Linda Guarino, la formatrice che ha preso parte alla ideazione e realizzazione del progetto.
Su questa filosofia sta nascendo il progetto “Agrischool Radio”, una radio sul web creata e gestita dagli alunni delle scuole primarie della Val D’Agri.
Siamo andati a intervistare gli alunni della 3A dell’Istituto Omnicomprensivo di Marsicovetere, in provincia di Potenza.
Le classi dove vengono registrati i programmi, sono state insonorizzate dagli studenti stessi con materiali di recupero.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_293"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/293/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/293/output/sei-in-onda-radio-scuola-basilicata.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/293/sei-in-onda-radio-scuola-basilicata.mp4' } ] } })

Amazon, Alexa ci spia realmente?

Mer, 04/17/2019 - 15:00

Probabilmente ci abbiamo pensato qualche volta tutti noi: ma non è che gli assistenti virtuali con cui sempre più spesso ci interfacciamo, si spiano e ci ascoltano?

O, per meglio dire, i loro programmatori possono avere accesso alle nostre conversazioni?

Alla fine abbiamo liquidato in fretta la questione, pensando che dopotutto a chi potranno mai interessare le nostre questioni, ma  a quanto pare l’eventualità di essere spiati non è poi così tanto remota.

Stando a quanto scrive il Sole 24 Ore, riportando un’indiscrezione lanciata da Bloomberg, migliaia di persone verrebbero impiegate per rendere più efficiente l’assistenza Alexa che gira sui suoi altoparlanti Echo.

Bloomberg, nello specifico, racconta come la piattaforma di Jeff Bezos impieghi migliaia di persone in tutto il mondo per rendere più efficiente l’assistenza di Alexa sui dispositivi Echo. Per farlo, permette ad un team di ascoltare le conversazioni che gli utenti hanno con i propri assistenti, in modo da capire i bisogni e la soddisfazione.

I dipendenti sono obbligati a firmare un contratto che gli vieti di parlare del programma in pubblico, lavorano dalle 8 alle 9 ore al giorno e analizzano una media di 1000 registrazioni al giorno.

Amazon non memorizza nomi completi, indirizzi o codici cliente nelle sue registrazioni, ma questo poco importa perché sa benissimo che l’ID dell’account, lo username e il numero di serie dell’Echo sono necessariamente collegati ad una persona, dunque è facile per i dipendenti Amazon scoprire a quale utente appartiene la voce.

FONTE: BUSINESSANDTECH.COM

L’azienda che assume solo ultracinquantenni rimasti senza lavoro per colpa della crisi

Mer, 04/17/2019 - 12:00

Da anni ormai quando si parla di precariato si parla di loro: i cinquantenni disoccupati, vere vittime di quella che dovrebbe essere la flessibilità del posto di lavoro, ma in realtà mette in ginocchio persone che restano disoccupate e non riescono a ricollocarsi. Ma in Toscana c’è un’azienda che ha fatto tesoro di questo tipo di problema e ha pensato bene di cercare di risolverlo.

La MrKelp, azienda ben avviata nel settore dei multiservizi, assume infatti solo cinquantenni reduci da precariato, fallimenti o disoccupazione: lavoratori rimasti senza lavoro perché la loro azienda ha chiuso o esternalizzato, o perché è fallita, o per qualsiasi altro motivo. Ne parla oggi il quotidiano La Nazione: un caso più unico che raro, che dimostra come sia possibile fare qualcosa per aiutare queste persone, spesso lavoratori specializzati utilissimi alla causa, ma ignorati e sacrificati sull’altare della precedenza ai giovani.

Finora sono una ventina le persone assunte dalla MrKelp, guidata da tre imprenditori, Alessandro Marzocca, Simone Orselli e Serena Profeti. Marzocca spiega: «Abbiamo optato per assunzioni che privilegiassero l’inserimento di donne e uomini che avessero perso il proprio lavoro per colpa della crisi – le sue parole a La Nazione – Vogliamo dare opportunità a persone sui cinquanta che si trovano in difficoltà, aiutandole a reinserirsi nel mondo del lavoro».

Continua a leggere su LEGGO.IT

Fonte immagine copertina LEGGO.IT

Stop al dolore alla schiena con gli esercizi posturali

Mer, 04/17/2019 - 11:37

Questa settimana la nostra esperta di ginnastica posturale ci propone una manciata di esercizi di allungamento per sciogliere i muscoli e le articolazioni del bacino. Servono, infatti, a mobilizzare il tratto lombare e a prevenire dolori e contratture dovute a posture sbagliate. Gli esercizi proposti da Lorenza Dacò, laureata in Scienze motorie ed esperta di ginnastica posturale, vanno eseguiti ogni volta che vi sentite bloccate nella zona bassa della schiena. Bastano 3 minuti per stare molto, molto meglio!

Continua a leggere su 3GoodNews

Emergenza morbillo: 1200 decessi in Madagascar e l’epidemia corso negli USA

Mer, 04/17/2019 - 11:11

Il morbillo torna a far paura: nel primo trimestre del 2019 è stato registrato a livello mondiale un incremento dei contagi del +300% rispetto allo stesso periodo del 2018, come riferiscono i dati dell’OMSOrganizzazione Mondiale della Sanità.

Gravissima la situazione in Madagascar dove è scattato lo stato di emergenza, in allerta anche gli Stati Uniti dove a New York e in Michigan sono state imposte ordinanze straordinarie per arginare la grave epidemia di morbillo in corso.

Come fermare questa epidemia e come prevenire una delle malattie più contagiose del mondo?

Tweet WHO

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Oms: +300% casi morbillo nel mondo nel primo trimestre del 2019. I casi di morbillo nel mondo sono aumentati del 300% circa nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. È quanto riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), citando dati preliminari, precisando che in Africa l’aumento si è attestato intorno al 700%.Al momento, nel 2019, 170 Paesi hanno segnalato 112.163 casi di morbillo all’Oms. L’anno scorso, nella stessa data, erano stati registrati 28.124 casi in 163 Paesi. Questo costituisce un aumento del 300% circa su scala mondiale“, ha riferito l’agenzia Onu, precisando che si tratta di cifre provvisorie e dunque ancora. “Questi dati sono provvisori e ancora incompleti, ma indicano un trend chiaro”, afferma l’Oms.  Continua a leggere…

Fonte: RAINEWS.IT

Madagascar: 1.200 morti per il morbillo. È salito a più di 1.200 morti il bilancio dell’epidemia di morbillo che dallo scorso ottobre ha colpito il Madagascar, dove sono saliti a oltre 115.000 i contagi registrati. Si tratta del più grande focolaio nella storia del Paese, dove solo il 58% delle persone è stato vaccinato contro il virus della malattia esantematica, mentre secondo gli esperti è necessaria una copertura tra il 90% e il 95% per evitare epidemie.

Alla fine del mese scorso l’Oms ha avviato una vaccinazione di massa contro il morbillo con l’obiettivo di immunizzare 7,2 milioni di bambini dai 6 mesi ai 9 anni.  Guarda il video…

Fonte: ANSA.IT

L’epidemia di morbillo iniziata a New York è arrivata in Michigan. […]Al momento a New York è in corso una grave epidemia di morbillo che ha colpito soprattutto la comunità degli ebrei ortodossi di Brooklyn e che secondo le autorità è scoppiata a causa di un bambino non vaccinato che era stato contagiato mentre si trovava in visita in Israele. Da allora si sono verificati più di 500 casi di morbillo. […] È una delle malattie più contagiose e nel 2017, l’ultimo anno per cui l’OMS ha una stima del genere, ha causato 110mila morti nel mondo. Anche quando non causa la morte di chi viene infettato, il morbillo può avere conseguenze gravi, come danni celebrali, cecità e perdita dell’udito. Continua a leggere…

Fonte: ILPOST.IT

Emergenza morbillo: cos’è, sintomi e come si cura. Il morbillo è una malattia infettiva e altamente contagiosa a causa di un virus. La pericolosità del morbillo è molto alta, tanto che in Italia, come in altri Paesi d’Europa è obbligatorio il vaccino. […] Il morbillo viene catalogato come una delle malattie più contagiose al mondo. Questa è causata dal morbillivirus, un virus appartenente al gruppo delle Paramixovidae. Il morbillo si trasmette per via aerea attraverso le gocce infette scatenate da starnuti o anche da colpi di tosse. La contagiosità della malattia avviene già nei due o tre giorni precedenti l’inizio dell’eruzione cutanea e si può protrarre dai 6 ai 7 giorni. Continua a leggere…

Fonte: ULTIMENEWS.NET – Tiziano di Cicco

Pasqua, le uova ai bambini ricoverati nei reparti di pediatria dei principali ospedali italiani

Mer, 04/17/2019 - 09:50

ROMA – Milleduecentocinquanta uova di cioccolato per tutti i bambini ed i ragazzi ricoverati nei reparti di pediatria delle principali strutture sanitarie italiane: è il progetto solidale lanciato dai supermercati Pam Panoramanelle città di Parma, Genova, Padova, Torino, Treviso, Mestre e Siena.

La Pasqua solidale.  “Prestare particolare attenzione nei confronti di chi è in difficoltà fa parte del nostro DNA”,  spiega a Repubblica Mondo Solidale Fulvio Faletra, Direttore Customer Engagement Pam Panorama.  Con questa iniziativa si punta a portare negli ospedali, ai bambini costretti a stare lontani da casa, l’atmosfera festosa della Pasqua attraverso la consegna “in corsia” di 1.250 uova contenenti quaderni e oggetti di cancelleria. Inoltre, ad ogni struttura ospedaliera sarà donato un uovo di dieci chili.

Il calendario. Il progetto solidale ha preso avvio il 12 aprile dall’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla di Parma per poi proseguire con l’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova, la Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova – in collaborazione con Fondazione Città della Speranza -, il Dipartimento Salute della Donna e del Bambino di Padova – in collaborazione con Fondazione Salus Pueri -, l’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino, l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, l’Ospedale dell’Angelo di Mestre, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese Le Scotte di Siena e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

FONTE: REPUBBLICA.IT

In vacanza come in un quiz. Ecco il Trivial Pursuit Hotel

Mer, 04/17/2019 - 08:00

Che la cultura apra la mente è un dato di fatto. Molto presto, però, potrebbe spalancare anche le porte di un hotel di lusso. Diventando una sorta di moneta di scambio per vivere un soggiorno unico. Avete presente Trivial Pursuit, il famoso gioco da tavolo basato su domande di cultura generale? Ecco, per i suoi appassionati sta per arrivare la grande occasione, il momento di capitalizzare le serate passate attorno al temuto tabellone nel tentativo di rispondere a ogni sorta di quesito (a volte quasi impossibile), per riempire la famigerata ‘torta’ con i sei triangolini colorati (ognuno corrispondente a una materia diversa). Sta, infatti, per inaugurare il primo albergo interamente dedicato proprio a uno dei giochi di società tra i più venduti in assoluto (a fargli concorrenza poche altre icone del settore, come lo Scarabeo, il Monopoly o il Risiko). Un titolo che dal lontano 1979 – anno in cui lo idearono i due giornalisti canadesi Chris Haney e Scott Abbott – coinvolge ancora oggi milioni di persone in tutto il mondo.

Sarà ospitato dal Fresh Wind Spa Hotel, all’interno dello Svezhy Veter Country Hotel di Kurovo (Russia), un complesso alberghiero a 4 stelle immerso in una foresta, a una cinquantina di chilometri da Mosca: al Trivial Pursuit Hotel è stato riservato – come si può leggere sul sito ufficiale – un cottage su due piani con tre camere da letto, una sauna, un caminetto e un’area barbecue. Ma non sarà il classico albergo a tema. Nessuna stanza che ricordi il gioco in modo così evidente. Di quelli in giro se ne trovano a bizzeffe. Trivial, qui, sarà quasi solo nell’atmosfera. Una suggestione, ma ugualmente parte integrante della vacanza. Anzi, i “trivia” saranno i giudici che determineranno il tipo di trattamento riservato ai villeggianti. Sin dall’arrivo. La valuta con cui si pagherà il ‘conto’ e con cui verranno assegnate camere e servizi. 

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Fonte immagine copertina REPUBBLICA.IT

Fukushima a 8 anni dal disastro

Mer, 04/17/2019 - 07:00

A otto anni dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi il governo giapponese è ancora diviso sulla gestione dello smaltimento delle montagne di terreno contaminato dalle radiazioni. La promessa era di rimuovere il suolo superficiale contaminato e stoccarlo al di fuori della prefettura di Fukushima. Il “dove” rimane un problema, data la poca e comprensibile collaborazione delle prefetture circostanti.

Circa la ricollocazione degli abitanti evacuati nel 2011 da Litate, villaggio che dista 40 km  dai reattori distrutti, il governo non ha però non avuto dubbi. Ricollocarli nelle aree evacuate, dove l’ordine di evacuazione è stato rimosso già nello scorso 2017, dopo che nell’anno precedente, nel 2016, lo Stato aveva tagliato i sussidi economici che spettavano a ogni cittadino evacuato.

Mentre proseguono le misure di reinsediamento nelle aree circostanti ai reattori esplosi promosse dal governo, è notizia recente la cattura di un pesce con alti livelli di cesio reattivo, che si aggiunge alla lunga lista di contaminazioni e modificazioni genetiche fra gli animali dell’area. Il timore è che possano esserci perdite dalla centrale di Fukushima ancora oggi.

Foto di copertina: Fonte Newsweek

Italia Sicilia Gela, web serie secondo episodio: Elisa

Mer, 04/17/2019 - 06:39

Gela: mare, sole e il calore delle persone. Tuffiamoci al Panama Beach di Gela, stabilimento balneare fondato da Elisa, la seconda protagonista della nostra webserie Italia Sicilia Gela.

“Siamo stati coraggiosi… ma ce l’abbiamo fatta! Il lavoro ce lo siamo inventato, ce lo siamo creato, perché abbiamo sfruttato le potenzialità che il territorio ci ha dato”.

Prossimo episodio 24 aprile 2019!

Per approfondire visita Gela Le Radici Del Futuro

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra (online dal 24 aprile 2019)
Ep04 Silvia (online dal 1 maggio 2019)
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

A Pisa la prima casa fatta di Canapa e calce

Mar, 04/16/2019 - 19:00

Dire addio a condizionatori e riscaldamento grazie all’isolamento termico della canapa. In provincia di Pisa sta nascendo la prima casa passiva in canapa e calce. Il cantiere è aperto e si trova a Cascina, in località San Prospero. La casa passiva in canapa garantirà il massimo risparmio energetico, tanto che non servirà nemmeno installare un impianto di riscaldamento. Inizia così un maggior distacco dalle fonti non rinnovabili?

La sua costruzione avverrà grazie ad un biocomposto in canapa e calce. Con l’aiuto della canapa si ha la garanzia di creare abitazioni ben isolate dal punto di vista termico e acustico. Tutto ciò grazie a materie prime il più possibile naturali e traspiranti. La speranza è che queste nuove applicazioni della canapa portino ad una riscoperta della sua coltivazione. Per decenni abbiamo accantonato la canapa e tutte le sue potenzialità.

Ora proprio la sua coltivazione potrebbe portare ad una rivoluzione dell’edilizia green. E magari gettare luce sugli altri possibili impieghi, con particolare riferimento al settore tessile, alimentare e ad una produzione di carta più sostenibile.La coltivazione della canapa purtroppo nei decenni passati ha attraversato un periodo di proibizionismo. Gli interessi economici si sono rivolti altrove. L’Italia era un Paese florido per quanto riguarda la produzione di canapa e ora sta riscoprendo questa risorsa.

Continua a leggere su JEDANEWS.IT

Fonte immagine copertina Equilibrium Bioedilizia

Insalata in busta: 7 motivi per farne a meno

Mar, 04/16/2019 - 16:00

Lavata, tagliata, adagiata in un sacchetto bello gonfio, da aprire direttamente in tavola: l’insalata in busta sembra una comodità dei tempi moderni. Dietro questa croccantezza cosa si nasconde? Un pacco di problemi. L’etichetta ci da alcune informazioni, altre dobbiamo ricavarle da considerazioni o studi. Ecco allora sette buoni motivi per imparare farne a meno.

Quarta gamma. – L’insalata imbustata è uno dei cosiddetti “prodotti di quarta gamma”, già pronti cioè per il consumo. Prima di arrivare sugli scaffali dei supermercati questi ortaggi passano per un processo di lavaggio con abbondante acqua (e relativo spreco rispetto al più ecologico lavaggio casalingo). In genere nelle vasche viene aggiunta una soluzione a base di cloro, di cui però non è dato sapere né il grado di concentrazione, né il profilo chimico del cloro impiegato.

La legge prevede che la conservazione avvenga a temperature inferiori agli 8°C, ma spesso la realtà è che viene stoccata in celle frigorifere, in un clima inopportuno per gli ortaggi. Una volta che i camion trasferiscono le insalate nei punti vendita, questa condizione termica è ancor più difficile da mantenere, dato che i reparti frigo sono aperti e le confezioni più esterne risultano facilmente alterabili.

Una punturina di Gas – Sul retro della confezione tra slogan di “freschezza” e “naturali” metodi di coltivazione appare una strana dicitura: “confezionato in ATM (atmosfera protettiva)”. I prodotti ortofrutticoli subiscono ovviamente processi di ossidazione a contatto con l’aria; il classico annerimento e mollezza delle foglie. Per questo motivo l’industria alimentare ha creato un ingegnoso metodo per controllare l’atmosfera con cui viene a contatto l’insalata, sostituendo l’aria con gas da imballaggio, per aumentarne la conservazione.
La miscela gassosa utilizzata è a base di uno o più elementi: azoto, ossigeno e anidride carbonica (“gas d’imballaggio” regolamentati dalla Direttiva europea 95/2/CE). E anche in questo caso non è nota il metodo di produzione e la composizione dei composti chimici. Le confezioni risultano quindi belle gonfie per i gas. Talvolta contribuisce a questo effetto anche il processo fermentativo a opera batterica, che comporta però una più veloce degradazione del prodotto.

Breve scadenza – Una volta aperto il sacchetto, l’insalata dura non più di uno-due giorni, come da indicazione del produttore riportate in etichetta. L’ortaggio del mercato, al contrario, arriva brillantemente a una settimana. Può capitare anche di vederla deteriorata anche prima dell’apertura della confezione. Se all’interno c’è un liquido verdognolo-marrone mal odorante è il caso di buttarla via, perché potrebbe contenere batteri come la Salmonella, come raccomanda l’Istituto Superiore di Sanità. Per diminuire questo spreco è importante che l’insalata vada nel cassonetto dell’organico: solo così potrà tornare alla terra creando compost di qualità.

Continua a leggere su GREENSTYLE.IT

Libia: «800.000 migranti in Italia e in Europa», l’allarme di al-Serray

Mar, 04/16/2019 - 15:24

Continuano gli scontri in Libia. Secondo le Nazioni Unite le vittime finora accertate sono 682, di cui 121 morti, mentre gli sfollati sarebbero 16mila. Gli scontri più violenti si sono avuti all’aeroporto di Mitinga, che è passato alle milizie del Generale Haftar.

La campagna militare su Tripoli lanciata il 4 Aprile dal Generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico (Lna), che non si è conclusa velocemente come annunciato. A rimetterci, stavolta, oltre ai migranti rinchiusi nei centri di detenzione, sono anche i cittadini libici residenti in Libia, e sono tanti. Tripoli ha più di 1 milione di abitanti, Misurata circa 400 mila, l’intera Tripolitania ne conta quasi 4 milioni. Circa 6 milioni di libici diventano potenziali rifugiati  sotto la tutela del diritto internazionale. Rifugiati che il Governo italiano non potrà rispedire indietro ripetendo che la Libia è “un porto sicuro”. Allarmismi a parte, quella che si prospetta è un’emergenza umanitaria che toccherà l’Europa ma soprattutto l’Italia. «Ottocentomila migranti pronti a invadere l’Italia e l’Europa»; a dirlo è il premier libico Fayez al-Serray, il cui messaggio è chiaro: l’Europa ci aiuti o scoppia un esodo.

Intorno alla Libia una scacchiera internazionale

Da un lato c’è il Generale Haftar, che tenta di unire il Paese, diviso in tribù, attraverso il proprio esercito; dall’altro, c’è Fayez al-Serraj, messo a capo del Governo di accordo nazionale dall’Onu nel 2015. Dietro queste figure, si muovono potenze internazionali. Se infatti per tutelare l’attuale Governo è intervenuta l’Onu, a rifornire di armi l’esercito di Haftar ci pensano Russia ed Egitto, a sostenerlo economicamente, invece, ci sono Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

A intricare ulteriormente la scacchiera internazionale si aggiunge il conflitto di interessi tra Francia e Italia. Un cambio della guardia nel Paese aiuterebbe infatti la Francia a togliere il primato all’Italia nello sfruttamento del greggio libico, in gran parte appaltato ad aziende italiane.

Di sicuro la guerra in Libia ha creato un business, quello dei migranti. Che ci sia un legame tra traffico di migranti e milizie è stato confermato sia nei documenti delle Nazione Unite, sia nelle inchieste giornalistiche. Stando alle dichiarazioni di Federico Soda, dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), riportate da Il Fatto quotidiano, nel Paese sono presenti 200 mila migranti. E tra questi, sottolinea l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, 58 mila sono rifugiati o richiedenti asilo, dunque l’invasione di migranti prospettata dal premier libico avrebbe numeri assai più ridotti.

I documenti ufficiali libici confermano la presenza di 35 centri disposti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale. Di questi, i centri attualmente attivi,  sono circa 20. Molti centri infatti sono stati colpiti durante gli scontri, tra il 7 e il 14 aprile sono stati colpiti e resi irraggiungibili dalle agenzie Onu ben 7 centri.  

La posizione dell’Italia

In vista delle ormai prossime elezioni europee, è quasi certo che la questione libica diverrà materia da campagna elettorale. Si addosseranno colpe e responsabilità sulla Francia e si punterà a fare dell’aumento del numero dei profughi un regalo dell’Europa. Discorsi già sentiti. Al netto delle chiacchiere, però, che fare, nel concreto? Con ogni probabilità il Governo italiano  applicherà la legge alla lettera, e il diritto di asilo lo avranno solo i profughi con il passaporto libico. Gli altri, che dalla Libia stavano transitando per scappare da Paesi terzi, saranno i soliti di prima, poco cambierà se la Libia non sarà considerata porto sicuro. L’opinione pubblica è per i respingimenti, Salvini deve stare solo attento a rispettare le regole, del restante non si deve preoccupare troppo. Salvo che della sua coscienza, ovviamente.

foto: Adnkronos

Nichel e allergia, i consigli del medico

Mar, 04/16/2019 - 15:00

La dottoressa Barcella (Villa Verde): “Lo contengono tanti alimenti”

Reggio Emilia, 14 aprile 2019 – E’ un metallo insidioso, contenuto in tanti oggetti di uso quotidiano nonché in molti alimenti insospettabili. Il nichel è l’allergeneresponsabile di fastidiose e frequenti forme di dermatiti allergiche da contatto (una sensibilizzazione del sistema immunitario). Cosa fare se si viene colpiti da questa patologia della pelle? Ne parliamo con la dottoressa Patrizia Barcella, allergologa di Villa Verde.

Quando il contatto con il nichel può provocare la dermatite?

«É necessario un contatto prolungato nel tempo. Un contatto momentaneo non comporta nulla. In questo senso ci sono vere e proprie dermatiti professionali che colpiscono determinate categorie di lavoratori».

Quali ad esempio?

«Operai metalmeccanici, cassieri che maneggiano monete tutto il giorno, sarti, parrucchiere, odontotecnici e altri. Tutti quei lavoratori cioè che vengono quotidianamente a contatto col metallo».

E al di là dell’ambito professionale?

«Coloro i quali vengono a contatto prolungato con oggetti che lo contengono».

Quali oggetti?

«Tantissimi. Grande attenzione va riservata ai cosmetici, alla bigiotteria (collanine, braccialetti, anelli), specie quella a bassa qualità, ai rivetti dei jeans. Ma il nichel è contenuto anche nell’argento e nell’oro bianco, nelle pile degli orologi e addirittura negli alimenti».

Tipo?

«Cereali, farine, legumi, frutta e verdura, carni, pesce, uova…».

Praticamente tutti…

«Sono moltissimi. Ad esempio ne contengono parecchio il tonno, i pomodori, il cioccolato, alcune qualità di frutta».

Come si manifesta la dermatite?

«Con piccole vescicole pruriginose che compaiono sulla pelle arrossata. Nelle forme cronicizzate sub-acute sono più frequenti eritemi e desquamazione».

Oltre agli sfoghi sulla pelle ci possono essere conseguenze più gravi?

«Il contatto col nichel può provocare una sindrome sistemica (Snas, ndr) e in questo caso si possono avere manifestazioni a livello gastrointestinale (crampi addominali, diarrea, meteorismo), orticaria, mal di testa. Spesso non si riesce ad effettuare una diagnosi corretta».

Come si effettua dunque la diagnosi?

«Si applica sulla pelle un cerotto dove sono testate tante sostanze con cui normalmente si viene a contatto e che si tiene per circa 48 ore».

La terapia?

«E’ una terapia orale desensibilizzante che consente di trattare sia la dermatite da contatto sia la Snas».

Al di là di questo, quanto conta lo stile di vita?

«Fare una dieta povera o priva di nichel è abbastanza difficile, ma è importantissimo».

Ci sono dei consigli pratici da seguire?

«Abolire i cibi in scatola, utilizzare tegami in teflon e vetro, non cucinare al cartoccio, evitare di avvolgere gli alimenti con la carta di alluminio, far scorrere l’acqua dal rubinetto e salare l’acqua per la pasta solo al momento dell’ebollizione. Ancora: usare guanti quando si usano sostanze candeggianti o detergenti. Utilizzare prodotti ‘nichel free’. Non usare bigiotteria di scarsa qualità. Esiste anche un sistema che testa gli oggetti per verificare la presenza di nichel».

Ci sono fattori predisponenti?

«Se si riuscisse a capire il perché viene avremmo risolto l’enigma dell’allergia».

FONTE: IL RESTO DEL CARLINO

Bonucci non potrebbe mai giocare nell’Arsenal

Mar, 04/16/2019 - 12:00

La scorsa settimana a Londra, durante la partita di calcio Arsenal-Napoli, un tifoso si è ripreso in un video di quindici secondi che ha poi pubblicato su Snapchat. L’uomo ha definito “nigga” il calciatore del Napoli Koulibaly. Dove nigga è un modo offensivo per definire una persona nera.

L’Arsenal non si è fatto pregare. È prontamente intervenuto. Ha aperto un’inchiesta per risalire all’identità del tifoso e ha pubblicato un comunicato ufficiale:

“Non abbiamo tolleranza: chi assume determinati comportamenti, sarà bandito dalle nostre partite. Condanniamo totalmente l’utilizzo di espressioni razziste e abbiamo avviato un’indagine per identificare il colpevole. Chi si comporta così, non è il benvenuto. L’Arsenal può contare su una comunità estremamente variegata di tifosi e che fanno parte tutti di una grande famiglia. Tali incidenti sono rari all’Emirates Stadium. Incoraggiamo i nostri sostenitori a segnalare simili episodi agli steward o attraverso il nostro servizio di avviso della giornata”.

Impensabile in Italia il Paese in cui quando Kean è stato oggetto di buu razzisti a Cagliari, il suo compagno Bonucci ha parlato di colpa 50 e 50 tra il pubblico e il calciatore reo di aver esultato in una maniera considerata provocatoria.

In Italia nessuno ha detto niente. All’estero è successo finimondo. Lilian Thuram ha letteralmente fatto a pezzi Bonucci in un’intervista a Le Parisien: “Bonucci dice quello che in molti pensano e cioè che si meritano qualche capita a loro”. Ma non è stato solo Thuram. Anche il calciatore inglese Sterling, anche lui oggetto di cori razzisti in una partita della Nazionale, ha ironizzato su Bonucci. Per non parlare dei giornali internazionali. Bonucci ha dovuto fare retromarcia, ha chiesto scusa e ha detto che la sua intenzione era un’altra: si è espresso male. Buon per chi gli ha creduto.

C’è però un altro aspetto da sottolineare. Nonostante la sensibilità all’emergenza razzismo in Inghilterra sia decisamente maggiore rispetto all’Italia, i risultati non sono comunque definitivi. Episodi di razzismo continuano a tenere banco anche negli stadi inglesi, nonostante il livello attenzione sia alto.

L’altro giorno il Guardian ha pubblicato un approfondito articolo sul fenomeno in cui evidenzia la scioccante escalation del razzismo negli stadi. Una lunga inchiesta, molto interessante, partita dal calcio giovanile, dalle partite dei ragazzini. In cui emerge sia la diffusione della piaga del razzismo, sia gli effetti nefasti che hanno sulle vittime, sia soprattutto l’attenzione che media riservano al tema. Un episodio di razzismo, in Inghilterra, è una notizia da prima pagina, è la prima notizia delle edizioni on line dei quotidiani. Viene vissuto come un problema nazionale e ovviamente culturale.

In Italia c’è una banalizzazione del razzismo. A livello mediatico ma anche di federazioni, di regolamento sportivo. In fondo, in Italia il razzismo e la discriminazione territoriale sono considerati fenomeni in qualche modo legati al calcio come sport di massa. Come un evento capace di catalizzare l’attenzione e la partecipazione di migliaia di persone, che avviene tra l’altro in un ambiente – lo stadio – dove bene o male tutto è consentito.

La verità, che poi è stato costretto a rimangiarsi, è che Bonucci ha svelato il mondo reale, quel che realmente pensano gli attori del calcio italiano. E per attori intendiamo calciatori, addetti ai lavori ma anche dirigenti e giornalisti.

Riace, musicisti di tutta Italia con Lucano: nasce il manifesto “È stato il vento”

Mar, 04/16/2019 - 12:00

Da qualche ora sui profili social di diversi artisti si sta diffondendo il post «È stato il vento», un’iniziativa nata spontaneamente e condivisa da tanti per sostenere il modello di integrazione messo in atto dalla cittadina di Riace negli ultimi anni.

Afterhours, Brunori SAS, Levante, Giuliano Sangiorgi, Max Gazzè, Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Vasco Brondi, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Manuel Agnelli, Negrita, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Subsonica, Thegiornalisti, Samuele Bersani, Roy Paci, Bandabardò, Diodato, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, sono alcuni dei firmatari del manifesto «È stato il vento – Artisti per Riace», che in poche ore ha registrato oltre mille sottoscrizioni, come si legge  sull’account Instagram ufficiale.

Continua a leggere su REGGIO.GAZZETTADELSUD.IT

Fonte immagine copertina TPI.IT

Cosa resta di Notre Dame? Dalla gaffe di Trump ai messaggi di solidarietà dal mondo

Mar, 04/16/2019 - 10:00

Solidarietà da tutto il mondo verso il popolo francese che, nella notte tra lunedì 15 aprile e martedì 16, ha visto inghiottire dalle fiamme il simbolo della Francia e patrimonio dell’Unesco. Divampato alle 18.50 nel solaio della cattedrale gotica, dove erano in corso lavori di ristrutturazione, l’incendio è stato domato solo in tarda notte; da ultime dichiarazioni di un portavoce dei vigili del fuoco la situazione sembrerebbe essere sotto controllo. La procura di Parigi ha aperto un’indagine per incendio colposo e la polizia sta concentrandosi sull’ipotesi che il fuoco sia cominciato per via dei lavori di restauro. Fortunatamente non tutto è andato perduto, salve e al sicuro le opere del Tesoro della cattedrale: la Sacra Corona di Spine, un pezzo della Croce e un chiodo della Passione di Cristo. 

In migliaia, turisti e cittadini, si sono uniti in preghiera e in canti appena fuori dalla “zona rossa” chiusa dalle forze dell’ordine. Da tutto il mondo i messaggi di solidarietà, le parole di Sergio Mattarella al presidente francese Emmanuel Macron: “Seguo con angoscia le notizie dell’incendio che sta devastando in queste ore la cattedrale di Notre Dame, tesoro storico che nei secoli ha custodito un eccezionale patrimonio artistico di immenso significato per la Francia, per l’Europa e per la cultura del mondo”. – continua – “In queste ore drammatiche l’Italia intera si stringe con sincera amicizia e vivissima partecipazione al popolo francese. Il nostro pensiero va a quanti in queste ore si stanno adoperando, a tutti i livelli, per domare le fiamme e preservare, nella misura del possibile, questo straordinario simbolo di Parigi. Le giungano, signor Presidente, le espressioni della solidarietà degli italiani tutti e mia personale”

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Notre Dame, cosa resta della Cattedrale dopo l’incendio. Il terribile incendio divampato nella Cattedrale di Notre Dame, a Parigi, lunedì 15 aprile, ha fatto crollare due terzi del tetto e la guglia di 45 metri. Una delle due torri è stata gravemente danneggiata e un vigile del fuoco è rimasto gravemente ferito. La struttura principale della Cattedrale, però, è stata salvata. Anche il rosone nord non è stato danneggiato in maniera significativa. Il rogo è stato domato attorno alle due di notte di martedì 16 aprile. Sedici statue sono scampate all’incendio poiché erano state rimosse dalla guglia l’11 aprile per lavori di ristrutturazione. Si trattava di statue che si trovavano nella guglia da 150 anni e che erano state temporaneamente trasferite. Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Luca Serafini

La storia di Notre-Dame e perché è il simbolo della Francia. Notre-Dame de Paris, nostra signora di Parigi. La cattedrale parigina divorata dalle fiamme nella sera del 15 aprile non è soltanto un monumento simbolo della capitale francese, visitato solo nel 2017 da 12 milioni di turisti: quattro milioni in più del Louvre e quasi il doppio rispetto alla Torre Eiffel. È un capolavoro di fama globale che rappresenta la Francia e l’Europa del mondo, epicentro di suggestioni artistiche e letterarie che precedono la sua immagine. Eretta nel quarto arrondissementdella città, arriva a 69 metri d’altezza con le sue torri ed è lunga 128 metri. La sua costruzione è iniziata nel 1163 e terminata un secolo dopo, anche se sarebbero state apportate diverse modifiche almeno fino alla seconda metà dei XIV secolo. Ha una pianta a croce latina.  Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Alb.Ma.

Parigi, incendio a Notre Dame: ecco perché non sono stati usati i canadair. “È così orribile vedere l’enorme incendio nella cattedrale di Parigi”, scrive il presidente americano. “Forse per spegnerlo potrebbero essere usati degli aerei antincendio. Bisogna agire in fretta!”.  Il messaggio di solidarietà su Twitter del Presidente americano Donald Trump con un suggerimento, da non seguire!
[…] Lanciare bombe d’acqua dall’alto, infatti, avrebbe potuto causare danni se possibile peggiori. “Rilasciare acqua da un aereo su questo tipo di edificio avrebbe potuto causare il crollo dell’intera struttura, ha scritto in un tweet la Protezione Civile francese dopo che in molti, guardando le fiamme che stanno devastando la cattedrale di Notre Dame, si sono chiesti perché i pompieri non abbiano fatto uso di canadair o elicotteri. Continua a leggere…

Fonte: ILFAROONLINE.IT

Fonte immagine copertina: MILANOFINANZA.IT

Cuore ricreato con stampante 3D

Mar, 04/16/2019 - 09:35

Il team di scienziati israeliani è entusiasta: “Forse, tra 10 anni, ci saranno stampatori di organi nei migliori ospedali di tutto il mondo, e queste procedure saranno condotte regolarmente”

La scienza compie un altro passo avanti: un gruppo di studiosi dell’università di Tel Aviv (Israele) è riuscito a ricreare un mini-cuore, perfettamente strutturato e composto da tessuto umano, servendosi di una stampante 3D.

I risultati dell’incredibile lavoro sono stati pubblicati sulla rivista “Advanced Science”. Quello che, al momento, rimane comunque un protipo, potrebbe un giorno contribuire a salvare innumerevoli vite. Ecco perché nel mondo scientifico si è subito acceso un forte entusiasmo.

Naturalmente orgogliosi del proprio lavoro, gli scenziati che hanno lavorato al progetto parlano di una possibile svolta storica nella medicina. Il dottor Tal Dvir, che ha condotto il gruppo di lavoro, ha dichiarato che si tratta della prima volta che un intero cuore, completo di vasi sanguigni, cellule, camere e ventricoli viene riprodotto con la tecnologia 3D. “In passato le persone sono riuscite a stampare in 3D la struttura di un cuore, ma non con le cellule o con i vasi sanguigni” ha infatti spiegato, come riportato dal “DailyMail”.

Ma il team di scienziati non intende fermarsi qui, ed il progetto si fa sempre più ambizioso. Il prossimo passo, infatti, sarà creare un organo delle giuste dimensioni, capace di contrarsi e pompare sangue. Un organo, insomma, completamente funzionante, da impiegare nella chirurgia. Realizzato con tessuti personalizzati e compatibili con ciascun paziente, così da allontare una volta per tutte anche il timore del rigetto.

Ma come si è arrivati a questo cuore in miniatura? Gli studiosi sono partiti da un campione di cellule estratte dal tessuto adiposo umano. Queste sono state riprogrammate, tornando ad essere delle staminali pluripotenti, e poi convertite in cellule cardiache. I componenti acellulari del tessuto adiposo estratto in origine, invece, sono stati convertiti in un idrogel, utilizzato come una sorta di inchiostro per la stampante.

Come detto in precedenza, si tratta di un organo ancora molto piccolo (si parla delle dimensioni del cuore di un coniglio), ma gli studiosi sono ottimisti e sperano di iniziare le sperimentazioni entro un anno, cominciando con gli animali. Una volta ottenuto un cuore della grandezza giusta, sarà poi compito degli scienziati educarlo a compiere tutte quelle regolari funzioni svolte da una normale pompa cardiaca umana. “Forse, tra 10 anni, ci saranno stampatori di organi nei migliori ospedali di tutto il mondo, e queste procedure saranno condotte regolarmente”.

E non solo il cuore. Prima di partire con i trapianti cardiaci (una procedura rischiosa, che necessita tempo prima di poter essere definita sicura), il team di scienziati si augura di iniziare presto con i primi tentativi di trapianto di milza, appendice, cistifellea, reni e polmone, realizzati tramite stampante 3D.

FONTE E VIDEO: ILGIORNALE.IT

In Olanda i treni diventano biblioteche

Mar, 04/16/2019 - 08:00

Sui treni olandesi arriva il vagone biblioteca. Un luogo dove al posto delle cappelliere sono stati sistemati alcuni scaffali contenenti centinaia di libri. Lo scrive Italianradio.eu che racconta come la NS, la compagnia ferroviaria dell’Olanda, abbia deciso di spingersi verso una nuova e rivoluzionaria esperienza di viaggio per i propri clienti.

La biblioteca viene allestita nella parte superiore di alcuni treni Intercity che viaggiamo in tutto il Paese, con alcuni vani appositamente progettati per godersi la lettura di un buon libro durante un viaggio in treno.

Oltre ai libri, l’intero vagone è allestito come una vera e propria biblioteca mobile: tappeti sul pavimento, lampade da lettura, tavolini dove appoggiare i volumi presi in prestito ecc. Ogni tavolino è già fornito di un libro consigliato del personale ferroviario, ma naturalmente i viaggiatori potranno sentirsi liberi di selezionare un’altra lettura per allietare il viaggio.

Continua a leggere su SIVIAGGIA.IT