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Aggiornato: 1 ora 54 min fa

5 consigli pratici per passare ad uno stile di vita “plastic-free”

Lun, 04/29/2019 - 07:00

Hanno proprietà utilissime – sono leggere, resistenti all’umidità e alle alte temperatura, sono durevoli ed economiche. Svolgono, inoltre, un ruolo fondamentale in alcuni campi, come in ambito ospedaliero, per le attrezzature industriali, i computer e i cellulari. Le plastiche sono importanti e liberarsene del tutto è impossibile. Tuttavia nella maggior parte dei casi sono dannose e per questo dobbiamo imparare al più presto a eliminarle nei settori nei quali non c’è bisogno: è la tesi di Chantal Plamondon e Jay Sinha, due imprenditori che hanno fondato una società con lo scopo di combattere l’inquinamento da plastica e di cui è appena uscito il libro Vivere felici senza plastica. La guida definitiva. Non ci sono più scuse (Sonda edizioni).

Più di 900 Empire State Building al giorno: tanta è la plastica che viene prodotta nel mondo. Ogni anno nel mondo vengono utilizzate 500 miliardi di buste di plastica, mentre si acquistano 1 milione di bottiglie di plastica ogni minuto, il 10% dei rifiuti di tutto il mondo. Abbiamo 5.25 trilioni di pezzi di plastica galleggianti nei nostri oceani, l’1% di quella nelle acque marine visto che il 99% è sotto la superficie. Le conseguenze sugli animali sono drammatiche: nello stomaco del 60% degli uccelli marini c’è plastica, mentre si stima che il 90% degli uccelli ancora vivi abbia mangiato plastica in qualche sua forma. Insomma la plastica è ovunque, nell’aria, nella terra, nell’acqua, anche a livello microscopici. Sfuggire ad essa è impossibile, bisogna produrne di meno.

Un altro punto che gli autori “sfatano” è il mito del riciclaggio della plastica. “Tutti i consumatori”, scrivono gli autori, “pensano che buona parte della plastica sia riciclabile. In realtà, non è così: in Italia solo 961mila dei 7 milioni di tonnellate di plastica prodotte sono riciclate, anche perché la plastica può essere convertita solo in prodotti di minore qualità”. Da questo punto di vista, ad esempio, è sbagliato lavare più volte le bottiglie usa e getta, perché quella plastica è economica e deperibile e rischia di far filtrare nelle bevande pezzettini microscopici di plastica e sostanze chimiche.

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Biogas e le innovazioni dell’agricoltura di precisione

Lun, 04/29/2019 - 02:28

Questo è ciò che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ippc, pubblicato nell’ottobre del 2018. Quindi non basta avviarsi verso una società, e un’economia, senza emissioni ma è necessario levare CO2 (l’anidride carbonica) dall’atmosfera, e diventare una società “carbon negative“, diminuendo in maniera assai drastica, rispedendola al mittente, ossia sottoterra, la CO2 estratta con le fonti fossili. E i metodi per fare ciò non sono poi molti. Ci sono i carbon sink naturali, piante, oceani e suolo, mentre tra quelli artificiali c’è la molto discussa Carbon Capture Sequestration (CCS) che utilizza le stesse tecnologie dell’estrazione delle fonti fossili.

Un’altra strada per “sequestrare” la CO2 e confinarla nel terreno è possibile ed è “Made in Italy“. E oltretutto si coniuga con una delle nostre massime eccellenze: il cibo. Non si tratta della scoperta del secolo che viola la seconda legge della Termodinamica, ma di un’ottimizzazione delle coltivazioni in chiave energetica che utilizza come integrazione l’energia del Sole, usata con il più antico dei metodi: la fotosintesi clorofilliana. Questo metodo antico è stato assemblato sotto il profilo tecnologico, metodologico e agricolo tramite il sistema del Biogasfattobene messo a punto dal Consorzio Italiano Biogas (Cib).

Si tratta di un sistema con il quale gli scarti delle coltivazioni agricole, i reflui zootecnici e le doppie colture – che non intaccano le coltivazioni alimentari – sono utilizzate per la produzione di biogas ottenuto da matrici organiche a base di carbonio.

E oltre a ciò c’è l’uso del digestato come biofertilizzante, a chilometro zero, che usato con continuità sul terreno evita il ricorso di fertilizzanti classici, blocca l’impoverimento del suolo apportandovi materia organica e così fissa la CO2 nel terreno in grandi quantità.

Le potenzialità non sono poche. In Francia hanno fatto i conti usando il progetto Afterre2050, simile al Biogasfattobene. Il tasso di crescita delle riserve di carbonio nel terreno è del 4 per mille annuo e usando questo sistema in maniera diffusa si potrebbero produrre tra i 130 e i 150 TWh (terawattora, equivalente a un miliardo di chilowattore) di elettricità da biogas, abbattendo le emissioni nel settore agricolo di CO2e NOx (gli ossidi di azoto) del 55%, diminuendo l’utilizzo di acqua e di fertilizzanti del 70% e quello d’energia del 40%.

Lo studio di Ecofys voluto dal Cib sulle potenzialità e sui vantaggi del Biogasfattobene è significativo perché osserva la sostenibilità ambientale sotto la lente dei processi produttivi, in questo caso quelli dell’agricoltura, coniugandoli con l’innovazione che sta entrando in maniera importante nel settore. Si tratta di uno studio sul metodo di processo, che coniuga la produzione agricola ed energetica con la tutela ambientale e che proprio per questo motivo ha una notevole valenza. Nella ricerca si analizzano questioni come la disponibilità e il risparmio di risorse idriche, il rischio da cambiamenti indiretti nell’uso del suolo (Indirect land use change: ILUC) definiti con precisione nelle ultime direttive europee sui biocarburanti, le colture sequenziali e il modello di business collegato, la qualità del terreno, la riduzione di CO2 e gli indicatori sulla biodiversità. Il tutto anche verificato sul campo in una serie di aziende agricole della Pianura Padana.

L’approccio del Biogasfattobene, oltre a essere adattabile a realtà molto diverse, è un sistema conservativo in grado di collegare l’energia rinnovabile programmabile con la produzione alimentare, in maniera sinergica e con un alto tasso di sostenibilità ambientale.

In Argentina l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agroeconomica ha osservato che l’adozione di colture sequenziali e l’utilizzo dei reflui zootecnici e dei sottoprodotti agricoli su nove milioni di ettari abbatterebbe del 50% le importazioni di gas naturale fossile del paese, sostituendolo con gas rinnovabile. Negli Stati Uniti, presso la Pennsylvania State University, è stato stimato che le colture sequenziali possono essere applicate su 35 milioni di ettari negli Stati Uniti, anche grazie al fatto che le agricolture di precisione e conservative lì sono molto diffuse. Il che significa che, sommando le colture sequenziali agli effluenti zootecnici e ai sottoprodotti agricoli, si potrebbe produrre biometano pari al 21%, del metano di origine fossile consumato dal paese.

In Italia il potenziale di biometano producibile al 2030 è stimato in otto miliardi di metri cubi l’anno, cosa che consente il raggiungimento degli obiettivi della nuova direttiva europea sulle rinnovabili, la Red II.

E se ora abbiamo parlato solo delle questioni ambientali, bisogna evidenziare anche questioni come l’integrazione del reddito agricolo grazie alla produzione energetica e dell’innovazione.

La vendita dell’energia, infatti, consente una differenzazione degli utili, una valorizzazione degli scarti che da costo diventano una risorsa, con un conseguente aumento della produzione agricola a cui si deve aggiungere l’efficienza energetica indotta dall’utilizzo, presso la stessa azienda agricola, del calore cogenerato.

Gli elementi per un’economia circolare ci sono tutti: e a questo si affianca l’innovazione legata all’agricoltura di precisione che consente d’iniettare il digestato liquido in punti precisi del terreno grazie alla memorizzazione della posizione Gps dei semi piantati in precedenza e grazie all’utilizzo di una seminatrice di ultima generazione in grado di seminare centinaia di migliaia di semi ricordando per ognuno la posizione. Stiamo parlando del fatto che ogni seme di mais ha delle coordinate geografiche satellitari univoche – la distanza tra un seme e l’altro è di circa venti centimetri – mentre l’iniezione del digestato avviene alla distanza ottimale dal seme stesso: quattro centimetri. Quando si parla di agricoltura di precisione si parla di una cosa “precisa” e non ci riferiamo a tecnologie “sperimentali” ma a tecniche usate oggi in Italia e nello specifico in Pianura Padana.

In tal modo si evita sia lo spargimento inefficiente del digestato sul terreno sia le conseguenze di un’aratura che rimette in atmosfera la CO2 presente nel suolo e fa perdere sostanza organica impoverendolo. Si semina a sodo, in pratica, ottenendo risultati sia ambientali, sia produttivi, molto migliori di quelli a cui siamo abituati da secoli. Si manda in soffitta l’aratro. E si salvaguardano anche le risorse idriche: la conoscenza delle posizioni delle piante consente infatti di stendere sistemi d’irrigazione goccia a goccia che permettono di risparmiare circa il 40% di acqua. E infine: ciliegina sulla torta. La produzione è biologia, visto che si usa come fertilizzante il digestato uscito dai digestori anaerobici che hanno come materia prima in ingresso le colture vegetali sequenziali e le deiezioni animali provenienti dagli allevamenti. Che molto spesso fanno parte della stessa azienda agricola. Ecco quindi che la sostenibilità ambientale a tutto tondo si sposa con la produttività agricola e la qualità.

Le prospettive sul medio periodo sono ancora maggiori rispetto alla produzione energetica. Sono stati messi a punto processi per ottenere dal biometano carburanti liquidi destinati all’aviazione, e le bioraffinerie alimentate da questo gas potranno realizzare prodotti simili a quelli petrolchimici odierni. Rendendo molti processi assolutamente circolari.

Alberi da leggere, vecchi tronchi si trasformano in librerie

Dom, 04/28/2019 - 16:00

In un tronco troveranno spazio i libri per bambini, le favole più conosciute e i volumi con i disegni e le figure. In un altro, invece, saranno messi in fila tutti i grandi classici della letteratura. Mentre nel terzo ci saranno testi che raccontano la storia locale. Ad Arcidosso, borgo medievale di poco più di quattromila abitanti ai piedi del Monte Amiata, in provincia di Grosseto, tra pochi giorni nascerà una libreria all’aperto. La biblioteca  sarà ospitata nel parco del Pero, che sorge nel centro della città tra due palazzi ottocenteschi: Pastorelli e la Greca. A fare da scaffale tre grossi tronchi di pino che lo scorso anno il Comune ha dovuto abbattere perché pericolanti. Ma che non sono andati perduti. Anzi, sono diventate opere d’arte.

A trasformare i fusti dell’altezza di tre-quattro metri in “librerie artistiche” è stato un giovane scultore romano, Andrea Gandini, che per quattro settimane ha scolpito il legno. Su ogni albero ha rappresentato alcune scene. In uno ha inciso la storia di una favola tibetana in cui un elefante sorregge una scimma che a sua volta sostiene un coniglio e una colomba. La sommità di un altro albero, invece, ha preso la forma di quattro libri: la Divina Commedia, Pinocchio, Il piccolo principe e i Fratelli Karamazov. Mentre sul terzo è stata scolpita la rocca aldobrandesca e il profilo del centro storico di Arcidosso. In ogni tronco sarà scavata una piccola mensola, dove troveranno posto i libri, che adulti e bambini potranno prendere e leggere. Per poi rimetterli a posto al termine della lettura.

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