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Aggiornato: 1 ora 13 min fa

5 consigli per evitare che una scampagnata diventi un disastro ecologico

Lun, 07/27/2020 - 08:00

Tutti pronti a partire con amici e parenti con le giberne cariche di uova sode, frittata di maccheroni e 240 cotolette impanate per 6 persone?

Vi risparmiamo i consigli salutistici, solo poche cose per ricordarci di avere alcune accortezze per salvaguardare il pianeta e quindi:

  1. Usiamo contenitori riutilizzabili, anche di plastica ma che – svuotati – ci portiamo a casa, laviamo e riponiamo pronti per essere riempiti alla prossima gita.
  2. Piatti, bicchieri, posate rigorosamente 100% biodegradabili, in bioplastica o riutilizzabili.
  3. L’acqua portatela in borraccia, il caffè nel thermos.
  4. Si può arrivare alla nostra meta in autobus, in treno, o addirittura in bicicletta? Meglio, molto meglio, sennò organizzatevi con gli amici e riempite le macchine, nel tragitto potete sempre cantare Azzurro o la Canzone del Sole.
  5. Finito il pic-nic lasciate il posto più pulito di quando l’avete trovato, raccogliete l’immondizia vostra e altrui se c’è.

Tornate a casa satolli, riposati e con la coscienza immacolata. Che bella gita!

Foto di Pexels

Fontana: il bonifico diventa caso politico | Covid: Corea del Nord primo caso ufficiale | Morta Olivia de Havilland di “Via col vento”

Lun, 07/27/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Caltanissetta, 100 migranti in fuga da un centro di accoglienza;

Il Giornale: Quell’accordo Di Maio-Crimi per salvare governo e Conte. Il rischio Regionali si avvicina. E per questo Di Maio e Crimi stanno per siglare un accordo col Pd anche nelle Marche;

Il Manifesto: Fontana smentisce se stesso, il bonifico diventa caso politico;

Il Mattino: Baviera, 500 braccianti in quarantena: 170 casi in una grande azienda agricola. Coronavirus, primo caso sospetto in Corea del Nord e Kim dichiara «allerta massima» Gran Bretagna, quarantena obbligatoria per chi viene dalla Spagna. «Evitare viaggi non essenziali» «Il virus in Catalogna è sotto controllo», ma i tour operator sospendono i viaggi;

Il Messaggero: Insulti sessiti a Monica Lozzi (ex M5S): «Querelo e con i soldi aiuterò le donne a difendersi dalle violenze»;

llsole24ore: Test negli aeroporti, multe sulle mascherine: cosa prevede la stretta anti-contagio – Domenica 255 nuovi casi e ancora 5 morti -I dati e la mappa – Virus, mutazioni e vaccino: cosa sta succedendo;

Il Fatto Quotidiano: Piacenza, prime ammissioni di Montella al gip. La denuncia di una trans: “Minacciata più volte dal maresciallo e picchiata in caserma” ;

La Repubblica: Assegno per i figli a tutti, ma qualcuno ci perderà;

Leggo: Coronavirus, primo caso ufficiale in Corea del Nord: allerta massima, scatta il lockdown ;

Tgcom24: Morta a 104 anni Olivia de Havilland, interpretò Melania in “Via col vento”;

Migrantour: la città raccontata da chi non ti aspetti

Dom, 07/26/2020 - 17:00

Venite con noi a conoscere la città di Napoli e il geniale progetto Migrantour della Società Cooperativa sociale Casba.
Visite della città accompagnati da cittadini immigrati, un modo di vedere la città in modo diverso, accompagnati da una cultura diversa. Due viaggi in una volta sola.
Tutte le info e i contatti qui https://www.coopcasba.org/migrantour-napoli/

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Russia: case incendiate, percosse, torture e arresti contro i Testimoni di Geova

Dom, 07/26/2020 - 11:17

Ad oggi sono state perquisite più di 1.000 case, 353 fedeli stanno subendo un processo penale, 176 sono stati arrestati e già 26 di loro condannati con pene fino a 7 anni di carcere. Le delegazioni diplomatiche statunitensi e britanniche denunciano la gravità senza precedenti raggiunta in Russia nelle persecuzioni portate avanti da anni contro i Testimoni di Geova, a una settimana dai 100 raid perpetrati dalle autorità russe armate nelle case di fedeli rei solo della loro convinzione religiosa.

Il picco di violenze

Secondo un comunicato stampa ufficiale diffuso delle stesse autorità della regione russa di Voronež il 13 luglio scorso, le forze dell’ordine, armate di fucili d’assalto, hanno fatto irruzione in un solo giorno in 110 case private di Testimoni di Geova. Nel video alcune delle testimonianze che si è riusciti a far circolare, con i commenti di esperti di diritti umani.

Le perquisizioni sono state condotte in almeno sette città, paesi e villaggi della regione. Almeno due religiosi, Aleksandr Bokov e Dmitrij Katyrov, sono stati insultati e picchiati con colpi alla testa e alle costole. Il giorno seguente, il 14 luglio, il Tribunale distrettuale Leninskij ha disposto la custodia cautelare per 10 Testimoni.

Un record dopo l’accusa di estremismo

Si tratta di un atto di violenza gratuito che segna un record e conferma il progressivo acuirsi delle persecuzioni ai danni di questa religione dal 2017.

Come si legge nel comunicato delle autorità di Voronež, i raid del 13 luglio sono una diretta conseguenza della controversa sentenza della Corte Suprema russa del 20 aprile 2017, con la quale venne disposto lo scioglimento degli enti giuridici della confessione religiosa in Russia con l’accusa di “estremismo”. Per quanto tale sentenza non abbia proscritto la religione dei Testimoni di Geova in quanto tale, le autorità russe continuano a condurre raid violenti ai danni di singoli fedeli e intere famiglie.

La risposta internazionale

La comunità internazionale, Italia inclusa, ha più volte espresso viva preoccupazione per questa persecuzione religiosa che viola fondamentali diritti umani. Il 17 luglio scorso l’USCIRF, una commissione indipendente e bipartisan del governo federale degli Stati Uniti che si occupa di libertà religiosa, ha pubblicato un rapporto che indica un collegamento diretto tra la persecuzione e le torture subite dai Testimoni di Geova in Russia e le attività delle cosiddette organizzazioni “anti-sette”.

Tali movimenti, molto attivi nella Federazione e fortemente sostenuti dalla chiesa di maggioranza, promuoverebbero una “continua ed efficace campagna di disinformazione contro le minoranze religiose”, agendo così da promotori della repressione anziché da difensori di diritti e libertà come invece vorrebbero apparire. Figura centrale nel diffondere la “logica perversa della propaganda anti-sette” sarebbe Alexander Dvorkin, vice presidente della potente organizzazione anti-sette nota come FECRIS (European Federation of Research and Information Centers on Sectarianism) e principale “esperto” di religioni del Ministero della Giustizia russo.

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I marchi della moda coinvolti nello sfruttamento dei lavori forzati in Cina

Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

7 trucchi per sgonfiare la pancia

Dom, 07/26/2020 - 10:00

Dal canale Youtube Detective Salute 7 utili consigli per una pancia tonica e piatta!

Ecco come raggiungere questo obiettivo senza grandi rinuncie seguendo un’alimentazione corretta durante i nostri pasti.

Fonte: Detective Salute

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Giraffe, elefanti e leoni: li vedi ovunque ma quelli veri spariranno a breve

Dom, 07/26/2020 - 08:00

…ancora al cinema, come peluche o nelle pubblicità. Ma in realtà sono condannati all’estinzione.

Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. La giraffa masai, la più nota, ha perso il 97% dei suoi esemplari nel giro di qualche anno, “il che è quasi un genocidio quando si parla di una specie e dei suoi geni”, ha spiegato il ricercatore Franck Courchamp su CNRSLeJournal. Per gli elefanti va un pelo meglio, hanno una popolazione minore ma il commercio di parti del loro corpo è proibito anche negli Usa, e la loro dipartita genetica è prevista in 50 anni.

Eppure ogni anno vengono venduti più peluche di giraffe di quanti bambini nascono in Francia (più di 700.000 nel 2016) e sicuramente ben più delle giraffe che vivono sul nostro pianeta. Negli Usa, 10 tra le specie considerate più famose o carismatiche corrispondono al 48% dei peluche venduti ogni anno su Amazon. Li vediamo molto, li vediamo ovunque, ma non sappiamo che stanno sparendo. Il ghepardo affronta un declino che arriva al 70% in Africa, mentre in Asia va molto peggio.

Si calcola che i rinoceronti saranno estinti in natura entro il 2025, tra sei anni. Poco migliore la situazione per i leoni, attualmente ne restano circa 20mila in natura, ed erano 200mila un secolo fa: l’estinzione sarà reale in meno di vent’anni. Secondo una recente indagine della Bbc stanno sulla stessa barca gli scimpanzé, i pinguini, i licaoni (un lupo un tempo diffuso nell’Africa sub-sahariana) e le tigri.

Come risolvere il problema? Probabilmente il problema non ha soluzione, sebbene l’uso dei big data e in generale l’approccio con tecnologie avanzate abbia dato alcuni frutti, il destino degli animali più famosi del mondo, quelli che popolano da sempre l’immaginario infantile e non solo, è segnato. Paradossalmente, pare essere proprio la loro fama a rovinarli. Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos Biology, e intitolato proprio “The paradoxical extinction of the most charismatic animals”, è proprio la loro costante presenza nei media, nel cinema, nei giochi e nella pubblicità a indurre la gente a dare per scontato che questi grandi animali stiano prosperando, o comunque se la cavino, allo stato selvatico. Ecco, niente di più sbagliato.

Immagini/Fotomontaggio di Armando Tondo

Isole Svalbard al caldo: ecosistema a rischio| Scozia: la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza

Dom, 07/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il sindaco di Lampedusa: «Troppi sbarchi, dichiaro io lo stato d’emergenza»;

Il Giornale: Il governo ha già finito i soldi Task force Ue per controllarci;

Il Manifesto: I pericolosi ritardi del governo, Bruxelles-Roma, andata e ritorno;

Il Mattino: Isole Svalbard al caldo:ecosistema a rischio;

Il Messaggero: Sorelle gemelle partoriscono due figli nello stesso giorno: entrambi maschietti;

llsole24ore: Regno Unito? Così la pandemia rafforza la voglia d’indipendenza della Scozia;

Il Fatto Quotidiano: “È una questione d’orgoglio”. Così il comandante di Piacenza spingeva i carabinieri a fare più arresti. Procura militare: “Basta encomi solo per questo”;

La Repubblica: Fontana indagato, i sospetti dei pm sull’eredità della madre;

Leggo: Bimbo di un anno precipita dal balcone e muore. La mamma: «E’ caduto dal letto» ;

Tgcom24: Super Lukaku, l’Inter torna seconda: Juve, per il titolo dovrai battere la Samp | Vincono Napoli e Parma;

Salva un delfino dalle microplastiche del tuo calzino

Sab, 07/25/2020 - 17:00

Abbiamo iniziato con una proposta, un manifesto (clicca qui https://www.peopleforplanet.it/manifesto-people-for-planet/) e alla fine siamo arrivati a chi un filtro per le lavatrici in grado di bloccare le microplastiche che altrimenti finirebbero in mare lo sta studiando veramente, l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli. Intervista alla Dottoressa Mariacristina Cocca.

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Alexandria Ocasio-Cortez in Italia verrebbe fatta ancora più a pezzi

Sab, 07/25/2020 - 15:56

“Non mi hanno cresciuta per accettare abusi dagli uomini”: in dieci minuti di intervento in aula, la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez ha prima distrutto l’attacco violento del repubblicano Ted Yoho, che lo scorso lunedì l’aveva apostrofata con un insulto sessista, bitch, “puttana”, poi ha sbugiardato il tentativo di scusarsi – o meglio, di non scusarsi – di lui. Nel discorso di “scuse” il deputato Yoho si era infatti appellato al proprio status di pater familias lasciandosi andare a un’arringa goffa e oltremodo retorica anche per il gusto degli americani, che quanto a retorica, notoriamente non scherzano.

discorso integrale della deputata Ocasio-Cortez

Ventotto anni, origini portoricane, proveniente dal Bronx e dichiaratamente socialista, un profilo in netta discontinuità col passato, atipico, non soltanto per i repubblicani di Donald Trump, ma anche per molti democratici del suo partito. “L’ostacolo più grande a una donna in politica non è all’opposizione, è nel proprio partito”, disse una una volta Tina Anselmi intervistata da Enzo Biagi, e mai frase fu più puntuale, perché ogni donna che faccia politica, sa che prima di tutto deve pararsi dal fuoco amico, è la regola, e per la Ocasio non ci sono state eccezioni o sconti dal suo partito.

Ciò nonostante, con una scalata inedita persino nella patria del self-made (sì, meglio se man però), Alexandria Ocasio-Cortez sta rivoltando il dibattito politico come un calzino. Non senza incongruenze, intendiamoci: pubblicamente protesta contro Nancy Pelosi, ma politicamente le dà il proprio voto alla camera. Presenta un Green New Deal talmente utopico da risultare palesemente irrealizzabile anche agli occhi di un bambino, al punto che i più maliziosi dicono lo abbia fatto per farsi un po’ di pubblicità in stile Al Gore ai tempi d’oro, tanto più che il Green New Deal della Ocasio mira a un’economia a zero emissioni (carbon neutral) nel giro di dieci anni, ma presuppone un’attuazione in deficit, e senza vietare il fossile. Chiede Aliquote al 70% per i patrimoni superiori ai 10mln e sanità pubblica per tutti, ma non dice come realizzarli, e così via.

Al netto di queste incongruenze, però, AOC (come viene definita da media e supporters) oltre ad assumersi il pesante fardello di next big thing della politica americana, sta portato avanti ideali socialisti come mai era avvenuto prima. Un socialismo, quello di Alexandria Ocasio-Cortez (e di Bernie Sanders) del tutto inedito per gli elettori americani, che invece complici fatti, accadimenti e rivolte, sono chiamati forse per la prima volta a una radicalità che, se dovesse funzionare, deflagrerebbe nel resto del mondo. Una radicalità così potente, da, magari, un giorno, portarsi via frasi come “fai più sesso” e “Stai zitta o ti violento”. Perché se è vero che in Italia manca una Alexandria Ocasio-Cortez, è altrettanto vero che, forse, è meglio. Meglio per lei. Perché qui alle donne ree di lanciarsi in politica si dà della puttana un giorno sì e l’altro pure, tanto nei bagni del Parlamento, magari in sottovoce, quanto nei consigli comunali delle province più sperdute, come quella di Frasi, in Puglia, dove il consigliere comunale Vito Zocco, alla collega Francesca Sodero, ha rivolto, nell’ordine, le seguenti frasi: “Fai troppo poco sesso”, “Sodero, se non stai zitta ti violento”, “Te ne sei andata a Roma a cercare i negretti”. Da noi le Ocasio-Cortez non avrebbero speranza di sopravvivere. O forse no, stiamo a vedere.

Come piegare i vestiti per fare la valigia?

Sab, 07/25/2020 - 13:00

Dal canale YouTube Vivi con Letizia scopriamo come piegare i vestiti per fare la valigia perfetta. Attraverso la messa in pratica del metodo Konmari di Marie Kondo, impariamo a risparmiare spazio senza stropicciare i vestiti!

Consiglio: per evitare inutili consumi e sprechi di plastica è consigliabile sostituire i cosmetici con prodotti solidi e/o plastic free, oggi facilmente reperibili online e in negozi specializzati.

Prendiamoci cura e rispettiamo il nostro pianeta anche quando andiamo in vacanza.

Fonte: Vivi con Letizia

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Sistemare l’armadio con il metodo Konmari
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I marchi della moda coinvolti nello sfruttamento dei lavori forzati in Cina

Sab, 07/25/2020 - 10:00

Più di 190 organizzazioni per i diritti umani di 36 paesi giovedì 23 luglio hanno invitato i principali marchi della moda a tagliare i legami con i fornitori coinvolti, direttamente o indirettamente, con i campi in Cina dove sono detenuti gli uiguri e altre minoranze etniche costrette ai lavori forzati per produrre cotone destinato ai capi di vestiario.

“I marchi della moda complici dei lavori forzati delle minoranze etniche in Cina”

L’accusa è molto grave. “Quasi l’intero settore della moda pronta beneficia del lavoro forzato di uiguri e musulmani di lingua turca” , afferma, in una dichiarazione rilasciata giovedì 23 luglio e ripresa da The Guardian , una coalizione di gruppi per i diritti umani.

In altre parole, aggiunge il New York Times , “uno su cinque capi di cotone venduti nel mondo contengono cotone o filati prodotti nello Xinjiang”.

Lì, in questa regione della Cina nord-occidentale, le autorità sono accusate di aver, in nome della lotta al terrorismo, istituito programmi di lavoro forzato e internamento su larga scala “che mirano a trasformare gli uiguri, i kazaki e le altre minoranze musulmane in lavoratori schiavi”.

I campi di “trasformazione attraverso l’educazione”

Ne sarebbero colpiti da uno a due milioni di persone. Molti dei detenuti sono costretti a lavorare in campi o fabbriche per i salari da fame, o addirittura senza nessuna retribuzione.

I campi di lavoro forzato sono chiamati in Cina campi “di trasformazione attraverso l’educazione”

Nel suo appello, riferisce The Guardian, la coalizione delle organizzazioni dei diritti umani afferma che “il sistema di lavoro forzato in atto nella regione è il più grande programma di internamento per minoranze etniche e religiose dalla seconda guerra mondiale” . Internamenti che sono spesso accompagnati da torture, separazioni forzate e persino sterilizzazioni forzate di donne uiguri.

Il più grande produttore di cotone al mondo

La Cina è il più grande produttore di cotone al mondo e l’84% della sua produzione totale proviene dallo Xinjiang, secondo il quotidiano britannico. Un cotone che viene spesso trasportato in fabbriche dove vengono confezionati i capi di abbigliamento in Bangladesh, Cambogia o Vietnam. Alcuni giorni fa, il New York Times ha rivelato che da queste fabbriche arrivano anche mascherine e altre attrezzature mediche a tutto il mondo .

I marchi coinvolti

Tra i marchi coinvolti secondo questa denuncia ci sono Gap, C&A, Adidas, Muji, Tommy Hilfiger, Lacoste e Calvin Klein. Ancor prima della pubblicazione del comunicato stampa, PVH , il gruppo che possiede Tommy Hilfiger e Calvin Klein, ha annunciato che stava rispondendo a questa denuncia “cessando tutti i rapporti commerciali con fabbriche e filature che producono abbigliamento e tessuti nello Xinjiang”, secondo il New York Times.

Ma l’elenco è lungi dall’essere esaustivo, sottolinea  The Guardian , citando Chloe Cranston di Anti-Slavery International: È molto probabile che molti marchi, anche del lusso, siano collegati a ciò che sta accadendo al popolo uiguro e alle altre minoranze oppresse in Cina”.

Foto:l’ingresso di un campo per l’internamento di uiguri  fotografato  il 4 settembre 2018.  PHOTO / REUTERS / Thomas Peter

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Riforestare il mondo

Sab, 07/25/2020 - 08:00

…che si mette in campo di fronte ai problemi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione per motivi economici che affligge buona parte del Pianeta.

Si tratta anche di una pratica che sta prendendo piede nelle attività di utilizzo della biomassa, come l’uso della legna da ardere, l’estrazione della polpa di cellulosa per la carta e altre attività che prevedono lo sfruttamento del legno.
In Svezia, per esempio, dove vi sono imponenti foreste utilizzate a livello industriale, la legge impone la piantumazione di tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno; in Italia, grazie a misure di protezione che vanno avanti da decenni, nell’ultimo secolo la superficie boschiva è raddoppiata (dati Ispra) e il 33% del nostro territorio è coperto da boschi. Si tratta di un quadro positivo che coinvolge anche altri paesi industrializzati e che tuttavia non è ancora sufficiente a invertire la tendenza inversa a livello mondiale: la diminuzione dei territori boschivi interessa quattro miliardi di ettari di foreste: nel solo 2016 sono stati abbattuti 29,7 milioni di ettari di foreste (quanto tutto il territorio italiano) con gravi effetti sulla biodiversità, sui cambiamenti climatici (le foreste sono uno dei grandi “sequestratori” di CO2 dall’atmosfera), e sull’inquinamento anche a livello locale (le piante sono in grado, in parte, di assorbirlo e renderlo innocuo). A livello mondiale la deforestazione avanza e uno studio del 2017 sulla rivista Science Advances ha verificato che, solo tra il 2000 e il 2013, la superficie delle foreste primarie è diminuita del 7,2% in tutto il Pianeta.
In Italia si abbattono meno piante ma sussiste il problema degli incendi, e anche alla luce di ciò che è successo nel Nord Europa durante l’estate 2018, dove vi sono stati incendi di vaste proporzioni a ridosso del circolo polare Artico a causa delle alte, e inusuali, temperature, dobbiamo correre ai ripari. Nel solo 2017 sono andati distrutti 150 mila ettari di boschi, in massima parte nel Sud Italia e nelle isole, zone che saranno sempre più a rischio, visti gli effetti già evidenti dei cambiamenti climatici a livello mondiale.

Fermare gli abbattimenti
Di fronte a questa situazione gli imperativi sono due.
Il primo: fermare la deforestazione alla radice scardinandone le cause; e il secondo: provvedere alla riforestazione per ripristinare le foreste.
Tropical Forest Alliance 2020, un’istituzione creata da Olanda, Norvegia e Regno Unito, punta su piani integrati per arginare la deforestazione indotta dalla produzione di materie prime d’origine vegetale quali l’olio di palma, la carne, la soia e la polpa di cellulosa. Un argomento che però è da utilizzare con attenzione. Se infatti è necessario limitare il consumo di olio di palma, specialmente nel settore della mobilità – visto che la soluzione esiste ed è l’auto elettrica -, una posizione troppo spinta potrebbe portare a limitare la bioeconomia fondata sulle materie prime vegetali che oggi stanno arrivando a una buona maturità tecnologica e di mercato.
Secondo la Fao per mettere a punto tutto ciò serve una pianificazione integrata del territorio nella quale si faccia sistema tra i vari attori. E in questo quadro è necessario mettere a punto politiche e tecniche di riforestazione. A parte il nord Europa, dove si utilizza l’imposizione legislativa per un utilizzo sostenibile degli alberi e i paesi dell’Europa meridionale, come l’Italia, dove l’aumento delle foreste è dovuto alla protezione del territorio attraverso le aree protette e all’abbandono dei terreni da coltivazione, sono diverse nel mondo le esperienze di riforestazione. Vediamone alcune.

Rinverdire Amazzonia e Africa
La principale riguarda il progetto brasiliano della Ong statunitense Conservation International che prevede nel giro di sei anni la piantumazione di 73 milioni di alberi in Amazzonia. L’operazione si svolgerà nella zona dove si è presente il 50% della deforestazione mondiale e dove la foresta pluviale è stata abbattuta per far posto a coltivazioni e pascoli. Una degli elementi più interessanti del progetto è il fatto che sarà utilizzata una nuova tecnica di piantumazione chiamata “muvuca” – dal portoghese “molte persone” – che prevede la semina di oltre cento semi nativi di varie specie per ogni metro quadrato. Si tratta di una tecnica che riproduce il meccanismo della selezione naturale, perché sarà la natura e non l’uomo a selezionare quale specie sia la più adatta a quella singola porzione del terreno. Con i sistemi tradizionali si riescono a piantare circa 200 piante per ettaro, mentre con la “muvuca” si arriva nella fase iniziale a 2.500 piante e dopo dieci anni a 5.000, mentre le specie vegetali seminate con questo metodo possono resistere fino a sei mesi di siccità. Una migliore copertura del terreno oltretutto a costi inferiori.
Non scherza nemmeno il governo del Kenia che vuole riforestare il paese, specialmente nelle zone montane, con venti milioni di nuovi alberi. L’iniziativa è stata presa dopo che si è calcolato che l’8% delle foreste keniote era andata perduta nel giro di un paio di decenni a causa dell’utilizzo energetico del legname. Cosa abbastanza comprensibile se si pensa che nel paese il 50% della popolazione è priva di elettricità. Gli alberi, tutti di specie autoctone, saranno piantati coinvolgendo le comunità locali, privilegiano i siti più degradati.

India da record
L’India invece punta al Guinness dei primati in tema riforestazione. Il 2 luglio 2017, in un solo giorno, il paese asiatico ha piantato 66.750.000 alberi, grazie alla straordinaria mobilitazione di 1,5 milioni di cittadini, nello stato di Madhya Pradesh. E’ stato così battuto il proprio precedente record, stabilito nel 2016, che era di “soli” 50 milioni di alberi, sempre in un giorno e con l’ausilio di “soli” 800 mila cittadini, nello stato dell’Uttar Pradesh. Totale: 116,75 milioni. Con questa cifra totale l’India rispetta uno degli impegni presi nel 2015 durante l’Accordo di Parigi: piantare 95 milioni di alberi al 2030. Obiettivo raggiunto con largo anticipo, che indica al paese asiatico quale sia la strada da seguire sul fronte del clima, visto che l’India produce oltre l’80% dell’elettricità utilizzando carbone. E se pensate che una mobilitazione di questa vastità sia stata semplice visto il numero di persone che popolano l’India – 1.324 milioni di persone – immaginate di mobilitare nel concreto 70 mila persone per la riforestazione in Italia nello stesso giorno.

Vichinghi abbattitori
Ma l’esperienza più particolare in materia di riforestazione arriva dall’Islanda, luogo che è stato quasi interamente disboscato dai vichinghi per questioni energetiche e dove non sono più ricresciute le piante a causa delle pecore, introdotte sempre dai vichinghi. All’arrivo di quel popolo, infatti, il 40% del territorio islandese era coperto da boschi mentre oggi lo è solo al 2%, nonostante sia quasi un secolo che si stia riforestando. Ora il governo islandese intende dare una svolta e ha deciso di intensificare l’opera rimboschimento con l’obiettivo del 12% di territorio boschivo entro il 2100, e lo fa piantando tre milioni di alberi ogni anno. Il processo sta andando a rilento perché le piante autoctone non sono più adatte al territorio a causa dei cambiamenti climatici; verranno quindi piantate specie non native, come gli abeti rossi, i pini e i larici, selezionati in regioni dai climi simili come l’Alaska. Il progetto, infine, è lo strumento che consentirà di abbattere le emissioni di CO2 dell’Islanda assorbendo il 15% residuo delle emissioni dovuto alla produzione di energia da fossili. Percentuale bassa visto che la nazione dei ghiacci produce da oggi l’85% dell’energia che usa da rinnovabili.

Imm: fotomontaggi di Armando Tondo, settembre 2018

Zanardi, ancora in ospedale | AOC: il discorso è virale | Covid: morta bimba di 3 anni, è la vittima più giovane

Sab, 07/25/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Film porno sullo schermo di piazza Maggiore: denunciato 24enne;

Il Giornale: Zanardi è di nuovo in ospedale “Sue condizioni sono instabili”;

Il Manifesto: Erdogan, il Sultano atlantico e i misteri di Santa Sofia;

Il Mattino: Covid, nuova ordinanza di De Luca: mille euro di multa senza mascherinaSei contagiati e tre guariti in 24 ore;.

Il Messaggero: Festini in caserma a Piacenza l’allegro lockdown dei carabinieri Montella, l’appuntato «sopra la legge»;

llsole24ore: Coronavirus, Rezza: molti focolai causati dagli arrivi da paesi a rischio – Oggi 252 nuovi casi e 5 morti – I dati e la mappa – Contagi dalla Romania, in Italia scatta l’allarme badanti;

Il Fatto Quotidiano: “Nella strategia stragista c’era anche la ‘ndrangheta”. Condannati all’ergastolo i boss Graviano e Filippone. “Nel 1994 fecero uccidere due carabinieri in Calabria”;

La Repubblica: Ocasio-Cortez: “Mi ha chiamato ‘fucking bitch’“. Il bellissimo discorso di AOC diventa virale;

Leggo: Belgio choc, bimba di 3 anni muore di Covid: è la vittima più giovane. «Nessuno è immune»;

Tgcom24: Milano, sparatoria in supermercato: colpita di striscio bimba di 4 anni;

Una bici in bamboo dura più di quelle in acciaio

Ven, 07/24/2020 - 17:00

A Brescia si costruiscono biciclette in bamboo. Si chiama Bamboo Bicycle Club e People for Planet è andato a intervistare uno dei fondatori, Suami Rocha.
La bicicletta in bamboo si può autocostruire con un corso di formazione oppure si può acquistare online un kit.

Sito internet Bamboo Bicycle Club https://www.bamboobicycleclub.org/
Sezione di Brescia https://www.facebook.com/bamboobicyclebrescia/

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Concimi naturali per l’orto!

Ven, 07/24/2020 - 13:00

Oggi, con il video dal canale Youtube La campagna di Francesca, parliamo di come concimare il nostro orto utilizzando concimi naturali di origine vegetale e animale! Una lezione interessante per tutti gli appassionati pollice verde (e non), molto utile per prenderci cura al meglio dei nostri ortaggi.

In questo video ci concentreremo principalmente sulla pianta di pomodoro, melanzana e peperone.

Fonte: La campagna di Francesca

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Bombe d’acqua, morti, danni. La colpa è degli immigrati?

Ven, 07/24/2020 - 11:59

Una fortissima perturbazione ha fatto esondare il fiume Seveso bloccando tutta la zona Nord Est di Milano – viale Zara, Niguarda e viale Sarca. Diversi gli allagamenti anche in altre parti della città. Tra le più colpite Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. Le strade stamani erano affrontabili solo in muta. C’è allerta arancione su tutta la Lombardia: con temporali sparsi su Milano, Brescia e Bergamo, grandinate ad esempio nel Varesotto, forti raffiche di vento con blackout, alberi abbattuti, allagamenti.

Milano come Palermo

Il riferimento è alla bomba d’acqua che ha colpito Palermo, solo pochi giorni fa, e che ha letteralmente sommerso parte della città, allagando strade e abitazioni. Due i morti, annegati nella propria auto. Alcuni automobilisti, tra cui anziani, a nuoto hanno cercato di raggiungere un luogo sicuro, abbandonando i propri mezzi. Particolarmente ingenti i danni. Tra l’altro si deve a un immigrato se la conta dei morti non è stata peggiore (leggi qui la storia). Eppure Matteo Salvini è riuscito a scrivere: “A furia di pensare solo agli immigrati, il sindaco Orlando dimentica i cittadini di #Palermo: basta un temporale e la città finisce sott’acqua”, suscitando indignazione sui social e da parte di molti esponenti della maggioranza ma anche di diverse personalità dello spettacolo come Roy Paci o Pif.

Lo studio internazionale

Ma certa politica insieste: “Dunque è colpa di Sala!” avanza il capogruppo della Lega Boari, senza forse capire la sua involontaria ironia. E anche oggi si torna a fare dell’esondazione del Seveso un fatto di schieramenti, com’è tradizione a Milano.

Silenzio sul parere della scienza

Eppure solo ieri sera è giunta dalla rivista Nature la pubblicazione di un ampio e prestigioso studio sulla frequenza delle esondazioni di fiumi in Europa, che non lascia dubbi. I danni stimati nel mondo in oltre 100 miliardi di dollari l’anno, in continuo aumento, si ascrivono direttamente ai cambiamenti climatici in atto e dunque alle emissioni inquinanti che non vogliamo ridurre.

Palermo: mentre Salvini twittava, Sufien Saghir salvava vite

Clima: le piene dei fiumi sono davvero cambiate?

Spagna: la corrida diventa patrimonio culturale

Ven, 07/24/2020 - 11:00

Se pensavamo che la diffusione della pandemia di coronavirus fosse servita a bloccare definitivamente le corride ci sbagliavamo. Come vi abbiamo spiegato in quest’articolo, quest’anno circa 120 tori sono stati salvati dal letterale martirio a causa dell’interruzione di tutte le attività che implicano qualsiasi tipo di assembramento.

Nonostante le pressioni esercitate dalle associazioni animaliste per chiedere l’interruzione immediata della cessione di fondi statali ed europei alle corride, in Spagna questo spettacolo sanguinario viene ancora considerato una pratica culturale legata a una tradizione centenaria. Per questo motivo, lo scorso 17 luglio, la presidentessa della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha firmato, insieme al sindaco della capitale, José Luis Martínez-Almeida, un protocollo in base al quale entrambe le amministrazioni si impegnano a difendere la tauromachia come patrimonio culturale.

La tradizione che si fonda sulla violenza può essere definita cultura?

Come può una pratica disumana e sanguinaria basata sulla violenza e sulla supremazia degli esseri umani sugli animali essere considerata cultura? Come può un tale atto assassino essere considerato spettacolo? Come ci si può esaltare facendo intrattenimento sulla pelle degli animali?

Le nostre domande retoriche sembrano essere in totale disaccordo con le autorità madrilegne, secondo la cui opinione la Piazza dei Tori di Las Ventas è “un luogo emblematico, un segno distintivo di ciò che la Comunità è e ciò che la città di Madrid è, cioè libertà, pluralità, apertura, avanguardia ma anche radici e tradizioni“.

A noi più che avanguardia la corrida sembra un tuffo nel Medioevo!

Nonostante gli sforzi della precedente amministrazione madrilegna per chiudere i luoghi culto in cui si svolgono le corride, il nuovo governo municipale ha fatto un passo indietro, riaprendo anche la scuola di corrida Marcial Lalanda, con l’obiettivo di promuovere, attraverso campagne istituzionali, il turismo e la cultura della tauromachia nella regione.

Nonostante l’84% dei giovani spagnoli disapprovi questo show, la corrida è il secondo spettacolo, dopo il calcio, con il più grande afflusso di pubblico e ha un impatto economico annuale di 414 milioni di euro nella regione.

Basta fondi europei alle corride

Secondo una recente inchiesta dell’Unità Investigativa LAV (Lega Anti Vivisezione), dietro questa terribile pratica si cela un giro di soldi notevole.

Nonostante le pressioni a livello internazionale per dire basta a questo show, ancora oggi la corrida è finanziata con i fondi europei destinati all’agricoltura. Come si legge sul sito della LAV,

La corrida beneficia di finanziamenti pubblici europei nonostante la volontà contraria del Parlamento UE: a fine ottobre 2015, infatti, il Parlamento Europeo (con 438 sì, 199 no e 50 astensioni) ha approvato un emendamento al bilancio 2016 che prevede che non si debbano utilizzare fondi della PAC (politica agricola comune) né di qualsiasi altra linea di finanziamento europeo per sostenere economicamente attività taurine che implichino la morte del toro. Le sovvenzioni della PAC costituiscono il 31,6% delle entrate per gli allevamenti di animali destinati alla Corrida, senza questi difficilmente riuscirebbero ad andare avanti. Questi fondi sono gestiti e distribuiti dalle comunità autonome.”

Inoltre, gli investigatori della Lav hanno scoperto una frode legata al commercio della carne di toro, un prodotto venduto in esclusiva ad alcune macellerie, a dispetto delle più elementari norme igienico-sanitarie. Tuttavia, piatti tipici come la coda di toro vengono reperiti facilmente in molti ristoranti turistici… ma nella maggior parte dei casi a essere servita è carne di mucca o manzo e il consumatore viene letteralmente truffato.

LAV chiede, quindi, che i fondi europei destinati all’agricoltura non vengano più utilizzati per perpetuare questa pratica.

Fino a che gli allevamenti riceveranno il sostegno dell’Europa, le porte delle arene rimarranno aperte. Fermare la corrida significa cambiare la percezione di un paese che permette ad adulti e bambini di esultare di fronte alle sofferenze di un animale e che permette di chiamare tutto questo cultura. Ma la tortura non è mai cultura.”

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La Cina chiude l’ambasciata Usa di Chengdu

Ven, 07/24/2020 - 09:50

Sempre più guerra e sempre meno fredda, quella che lega Stati Uniti e Cina. Le parole del Segretario di Stato Mike Pompeo non hanno precedenti: “il popolo cinese cambi il comportamento del Partito comunista. Gli Stati Uniti faranno il possibile per dare forza al popolo cinese” contro il proprio governo. Il presidente Xi Jinping è un “vero fedele della fallimentare ideologia totalitaria”, ha aggiunto. Il capo della diplomazia americana si è spinto a chiedere agli alleati – Italia compresa – di formare un cordone per isolare Pechino.

Una svolta

Non era mai successo nulla di simile, nella diplomazia di facciata, ma pur sempre diplomazia, che negli ultimi anni aveva caratterizzato la politica di Trump. Ogni riferimento o critica al premier cinese era ad esempio esclusa, e gli Usa mantenevano un accordo sul commercio, nonostante la guerra dei dazi. Tutto questo soprattutto al fine di mantenere una sponda di sostegno alla gestione del dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, che oggi non sembra più così pericoloso, sparito com’è dalla retorica trumpiana.

Dopo il duro attacco verbale di Pompeo, la Cina si è decisa a reagire alla chiusura del consolato cinese a Houston di qualche giorno, definito dagli Usa “una base per lo spionaggio militare, industriale e scientifico”. Questa notte è stata disposta la chiusura del consolato americano a Chengdu.

Ben oltre la chiusura del consolato

Adesso pare che l’amministrazione Trump stia addirittura pensando a un divieto generale di viaggiare negli Stati Uniti per i 92 milioni di cinesi membri del Partito comunista, e di espellere dal paese tutti quelli attualmente presenti: altra azione che probabilmente provocherebbe ritorsioni contro i soggiorni americani in Cina.

Una “spirale pericolosa”

“Siamo in una spirale pericolosa e precipitosa verso il basso, non senza causa, ma senza le adeguate competenze diplomatiche per arrestarlo”, ha detto Orville Schell, direttore del Centro per le relazioni USA-Cina presso l’Asia Society. La severità del confronto, ha aggiunto, “ha fatto saltare il muro da sfide specifiche e risolvibili a uno scontro di sistemi e valori“.

Sconto che tuttavia sembra sotto ogni punto di vista scaturito dalla pochezza politica di Donald Trump, che ha creato l’attuale situazione a pesanti colpi di razzismo, supremazia e celodurismo.

La questione Coronavirus

Prendiamo solo gli ultimi mesi. Allo scoppio della pandemia, Trump e i suoi subordinati hanno direttamente e ripetutamente incolpato la Cina per la nascita e la diffusione del coronavirus, identificato per la prima volta a Wuhan a dicembre dell’anno scorso. Hanno più volte descritto il virus in termini razzisti e stigmatizzanti, definendolo il “virus Wuhan”, il “virus China” e  anche “Kung Flu”.

Il 4 luglio, Trump ha dichiarato che la Cina “deve essere ritenuta pienamente responsabile” per le morti nel mondo. L’amministrazione ha anche disconosciuto e svilito l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), accusandola di aver colmato le carenze cinesi nella risposta iniziale allo scoppio del virus. Giorni fa, ancora, il Dipartimento di Giustizia americana sta cercando di arrestare i due presunti hacker che avrebbero tentato di infiltrarsi nei sistemi informatici delle due aziende americane più vicine all’individuazione di un vaccino, la Moderna di Cambridge, in Massachussetts, e la Novavax, nel Maryland, sulle quali l’amministrazione federale ha appena investito circa due miliardi di dollari.

Da parte sua, la Cina ha respinto gli attacchi e ha piuttosto criticato la scarsa risposta del governo americano allo scoppio. Da alcune parti si è anche levata la contro-teoria che i soldati americani siano stati la vera fonte del virus, durante una visita a Wuhan lo scorso ottobre.

I conflitti nel Pacifico

L’amministrazione Trump allora si è spinta a contestare la sovranità e il controllo cinese su gran parte del Mar Cinese Meridionale, comprese le rotte marittime fondamentali. Proprio la scorsa settimana, sempre il segretario di Stato Pompeo ha descritto la Cina come “una grave minaccia alla sicurezza”, definendo “completamente illegali” le azioni cinesi in quelle acque, stabilendo potenziali scontri militari tra le forze navali cinesi e statunitensi nel Pacifico.

La lotta tecnologica

Da anni ormai – almeno dall’inizio dell’amministrazione Trump in modo così evidente – la Cina è accusata di rubare la tecnologia americana. Principale vittima delle ritorsioni Usa è Huawei, inserita in una lista nera internazionale e definita “il mezzo della Cina per infiltrarsi nell’infrastruttura di telecomunicazioni di altre nazioni al fine di ottenerne un vantaggio strategico”. Il responsabile della tecnologia della società, Meng Wanzhou, è detenuto in Canada dal dicembre 2018 con un mandato di estradizione agli Stati Uniti con accuse di frode. La scorsa settimana la Gran Bretagna ha dichiarato di schierarsi con gli Stati Uniti nel bloccare i prodotti Huawei dalla sua rete wireless ad alta velocità, il 5G, come pure l’Italia e altri fedeli alleati dell’America.

La ricercatrice in fuga

Ieri nuovi sviluppi. Una scienziata cinese si è rifugiata nel consolato del suo Paese a San Francisco, in fuga da un mandato di cattura dell’Fbi. Juan Tang è una specialista della ricerca sul cancro: stava partecipando a un programma di scambio nell’Università pubblica della California, a Davis, ed è accusata di aver falsificato la domanda per ottenere il permesso di soggiorno, ma in modo alquanto particolare. Tang aveva dichiarato di non aver avuto alcun collegamento con l’esercito cinese. Ma il 20 giugno gli agenti del Federal Bureau hanno perquisito la sua abitazione, trovando foto della ricercatrice in divisa e scoprendo che aveva lavorato per l’esercito militare. Così Tang si è rifugiata negli uffici del Console a San Francisco e lì è tuttora. Insomma, una lunga serie di casi dal sapore sempre più amaro.

L’Fbi ormai quasi ci scherza su. Giorni fa un suo alto esponente ha dichiarato che il controspionaggio americano sta lavorando su circa 5mila dossier che riguardano la Cina, “ormai ne apriamo uno ogni 10 ore”, ha aggiunto.

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Le pecorelle tosaerba di Silvia, filosofa pastore

Ven, 07/24/2020 - 08:00

… Silvia vive a Lodi e da qualche anno ha avviato il progetto Pecorelle con una quarantina di pecore di Ouessant, pecore nane originarie della Francia, che grazie alla piccola mole brucano e fertilizzano la terra senza danneggiarla.

Come preferisci essere chiamata, pastora, pastoressa…?
Mah, è indifferente, “pastore” va bene, la “e” finale si presta a tutto, anche “pastora” va bene, tutto fuorché “pastorella”.

Tu prima facevi la giornalista. Perché hai deciso di fare il pastore?
Volevo un lavoro che mi consentisse di vivere all’aperto e secondo ritmi più distesi. Ho sempre amato gli animali, e l’idea di fare il pastore è balenata all’improvviso, è stata quasi un’illuminazione. Mi piaceva l’idea di pascolare delle pecore nella Pianura Padana, in luoghi che amo. In un certo senso è stata una scelta prima estetica, poi etica.

L’utilizzo delle pecore per tosare l’erba è tornato alla ribalta con la proposta della sindaca di Roma Virginia Raggi. Cosa dici al riguardo?
Proprio a Roma, nel parco dell’Appia Antica, si tiene il Seminario Internazionale di Pastorizia Urbana e Periurbana; in Francia e altrove la manutenzione verde si pratica da anni senza nessun scalpore, anzi, desta simpatia e fa da aggregante sociale. Sulla manutenzione del verde però bisogna puntualizzare: sicuramente non è un metodo risolutivo, l’operato di un animale non può essere paragonato con quello di un tosaerba, e per fortuna!

Quali sono i valori aggiunti della tosatura a quattro zampe rispetto alla tosatura meccanica?
I valori aggiunti sono di tipo etico, nel senso che tu scegli un’alternativa, fai una scelta, rinunci al prato all’inglese livellato al millimetro per una manutenzione del verde che non inquina (niente pesticidi, niente benzina), aiuta gli animali e li riavvicina alle persone, anche in contesti urbani. E di tipo economico, perché salvo il costo del trasporto sulle lunghe distanze, il noleggio di una singola pecora è di un euro al giorno. Se i ricoveri e le recinzioni sono in loco tanto meglio.

Questo tipo di manutenzione ha risvolti sociali positivi?
Certo. Ad esempio, proprio di recente, durante l’open day dell’azienda L’Erbolario i visitatori hanno potuto farsi un’idea del valore degli animali rispetto all’ambiente. E in generale i Comuni, le aziende e le fattorie didattiche spesso organizzano attività formative che coinvolgono i bambini.

Quali terreni si prestano meglio alla tosatura con le pecore?
Si prestano meglio i terreni ampi, incolti, i prati rustici. Non certo il giardino della villetta.

E le tue pecore quali preferiscono?
A dispetto di quel che si può pensare le pecore non amano l’erba troppo alta, perché la schiacciano e poi per loro è difficile mangiarla. L’altezza ideale è quando l’erba non supera il polpaccio. Mangiano con gusto il tarassaco, la gramigna, la piantaggine… l’ortica no.

La tosatura con le pecore funziona anche in città?
Sì, nelle città ci sono delle aree, dei tratti incolti che anziché diventare ricettacoli di sporcizia possono essere destinati alle pecore. In questo caso si parla di vera e propria riabilitazione del verde.

Il tuo lavoro desta alcune perplessità a causa dei risvolti sanitari. Quali sono i rischi?
Questo è un pregiudizio di chi si è “inurbato” e ha dimenticato tutto, anche cose ovvie come ad esempio che la zecca è un animale e non si può cancellarne l’esistenza, ma si può limitarne la presenza somministrando alle pecore trattamenti sanitari, che non fanno parte dei vaccini obbligatori.

Sono costosi?
Tutti i trattamenti degli ovini sono costosi, possono costare anche centinaia di euro perché vengono venduti in formato gregge, ma sono cure che salvaguardano loro e il mio lavoro, quindi ben vengano.

Qualche episodio divertente?
Ce ne sono molti, in generale le situazioni destabilizzanti mi divertono. Una volta, quando ero ancora inesperta, mi hanno chiamato per avvisarmi che quattro pecore erano uscite dal terreno che si trovava in una zona industriale vicino a Lodi. Sono corsa in macchina a recuperarle sul luogo dove erano state avvistate, e le ho trovate mentre attraversavano la strada, come i Beatles nella copertina di Abbey Road.

Gli studi in filosofia ti aiutano nel tuo lavoro?
La filosofia mi aiuta in qualsiasi cosa faccio. Per filosofia intendo la capacità di sguardo, sapere che si hanno sempre a disposizione più possibilità, lasciarsi stupire dall’inatteso, dal possibile, anticipandolo o assecondandolo.

 

 

Trump a Putin: “Evitare corsa alle armi” |App Immuni scaricata da pochi | Pensione invalidità, assegno triplicato

Ven, 07/24/2020 - 00:25

Corriere della Sera: Pisano: «L’app Immuni scaricata da 4 milioni e 300 mila italiani». Lontano il target utile ;

Il Giornale: Virus, ora si indaga su Conte: denuncia per epidemia colposa;

Il Manifesto: Italia sempre più nel cemento persi 2 metri quadri al secondo;

Il Mattino: Pensione di invalidità, assegno triplicato;

Il Messaggero: Sudan, cade la Sharia: ecco cosa cambia per le donne (e i gay non rischieranno più la morte);

llsole24ore: Pensioni, prosegue la frenata degli assegni anticipati e l’età di ritiro scende a 61 anni – Perché l’Italia è il Paese con la più bassa età pensionistica in Ue;

Il Fatto Quotidiano: Catania, il sindaco Pogliese (Fdi) condannato per spese pazze: sospeso per la Legge Severino;

La Repubblica: Quel festino con due prostitute dentro la caserma Levante;

Leggo: Manuel Bortuzzo, ridotta a 14 anni e otto mesi la condanna ai due aggressori;

Tgcom24: TRUMP CHIAMA PUTIN: “EVITARE CORSA ALLE ARMI A TRE FRA CINA, RUSSIA E USA” ;