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Aggiornato: 1 ora 35 min fa

Guarire a colpi di Kung Fu

Ven, 05/10/2019 - 06:51

Aggressività, paura, ansia, i cosiddetti disturbi del comportamento e dell’apprendimento, si possono curare con le arti marziali? Sì, aiutano a percepire se stessi e gli altri, a socializzare, insegnano a placarsi, ordinarsi, calmarsi

Intervista a Tania Lucchesi, insegnante di kung-fu shaolin, difesa personale, tai chi chuan.

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Fai germogliare i tuoi auguri: growing greetings

Ven, 05/10/2019 - 05:44

Da Milano, Fa’ la cosa giusta 2019, un’idea di economia circolare bellissima che arriva dalla Danimarca: Growing Greetings, biglietti degli auguri che diventano germogli di piante.
“Con le nostre cartoline si può avere sul proprio davanzale un mini giardino, basterà una settimana per far crescere i germogli e poi utilizzarli nelle vostre ricette di cucina”.
L’azienda https://growinggreeting.dk/ propone anche kit per produrre in casa colori partendo dalle piante.

Stefano Mancuso: “Ci stiamo giocando il futuro: la deforestazione è un crimine contro l’umanità”

Gio, 05/09/2019 - 21:00

Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale di fama mondiale, spiega ne “La Nazione delle Piante” perché non possiamo fare a meno della vegetazione: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere un crimine contro l’umanità”.

Sono gli abitanti della nazione più potente e popolosa sulla Terra. Da essa dipendono tutte le altre. Almeno una volta abbiamo giocato con loro, li abbiamo guardati o toccati (dappertutto) senza chiedere mai il permesso. Alcuni di questi cittadini sono tra gli esseri viventi più vecchi al mondo, ma non li rispettiamo. Gli tagliamo i capelli, le braccia e addirittura gli togliamo la vita, solo per la nostra comodità. Superano i 300 miliardi ma non ci tolgono spazio, anzi. Se ce ne fossero di più salveremmo il pianeta dalle conseguenze del cambiamento climatico. Perché senza di loro la Terra sarebbe una sterile palla di roccia. Sono le piante, gli esseri viventi più intelligenti al mondo, ma l’uomo non sembra capirlo. Per questo Stefano Mancuso,neurobiologo vegetale di fama mondiale, spiega ne La Nazione delle Piante, perché non possiamo farne a meno. «Ogni giorno decine di specie vegetali si estinguono e nessuno dice nulla. È incredibile, la nostra vita dipende da loro e non se ne parla mai».

Mancuso, perché ignoriamo le piante? 
Per una questione culturale. Come animali capiamo solo ciò che ci è simile. Mentre le piante hanno seguito un’evoluzione così divergente rispetto alla nostra specie che per noi sono incomprensibili. E invece potrebbero insegnarci tanto perché rappresentano l’85% della vita sulla Terra mentre gli animali solo un misero 0,3%. Questo ci fa capire che le decisioni prese dalle piante forse sono state molto più sagge e fruttuose rispetto a quelle prese dagli uomini. Ma il nostro problema con le piante nasce nel nostro cervello.

Siamo stupidi? 
No, o meglio non tutti. L’uomo da sempre ha una specie di mal funzionamento cognitivo studiato dalla neurologia. Si chiama Plant Blindness, cecità alle piante, ed è legata alla bassa capacità di calcolo del nostro cervello. Non riusciamo a processare tanti dati e invece le informazioni che ci arrivano attraverso i nostri sensi sono in numero incredibile. Soltanto attraverso i nostri occhi entrano un miliardo e mezzo di byte al secondo. E invece noi possiamo processarne qualche centinaio. Perciò filtriamo via tutto quello che pensiamo non sia rilevante per noi.

Perché?
Perché all’inizio della storia dell’umanità ci siamo evoluti in un ambiente con tanta vegetazione. Questo verde era dappertutto e sovraccaricava i nostri sensi. Per questo abbiamo imparato a isolarlo e a focalizzarci sull’arrivo di altri animali o esseri umani. Al tempo concentrarsi su di loro e non sulle piante era vitale per la nostra sopravvivenza. Questo meccanismo che ci ha aiutato agli inizi della nostra evoluzione oggi è un vero e proprio svantaggio perché ci impedisce di capire qual è il vero motore invece della vita sulla Terra.

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Case sugli alberi sulle Dolomiti: un’esperienza unica, immersi nella natura

Gio, 05/09/2019 - 19:00

Sulle Dolomiti italiane verranno presto realizzate una serie di abitazioni sugli alberi pensate come strumento per favorire il turismo sostenibile.

Lo studio di architettura Peter Pichler Architecture ha rivelato il suo concept per le case sull’albero da realizzare nelle foreste dolomitiche. Progettate come un’estensione di un albergo già esistente, anche se distanti dall’idea convenzionale di turismo, le case promettono di regalare un’esperienza unica di vita nei boschi, immersi nella natura, a stretto contatto con le foreste delle Dolomiti, patrimonio Unesco.

Lo studio di architettura, noto per la sua sensibilità nei confronti dell’ambiente e per il design sostenibile, ha puntato sul legno naturale per creare interni caldi e accoglienti.

Il progetto è concepito come una forma di turismo ‘slow down’, in cui la natura e l’integrazione dell’architettura al suo interno giocano il ruolo principale” affermano gli architetti. “Crediamo che il futuro del turismo si basi sulla relazione tra l’essere umano e la natura. Un’architettura sostenibile e ben integrata può amplificare questa relazione senza aggiungere nient’altro”.

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Fonte immagine copertina INFOBUILDENERGIA.IT

50 anni di Mistero Buffo

Gio, 05/09/2019 - 18:18

La Compagnia Teatrale Fo Rame e l’Università Statale di Milano presentano:

“Quando nel 1969 abbiamo messo in scena per la prima volta Mistero Buffo a Milano all’Università Statale davanti a 3000 ragazzi alla fine ci fu un’esplosione festosa veramente sconvolgente ma i più felici eravamo io e Franca, insieme avevamo rovesciato un luogo comune invalicabile, volevamo dimostrare che nel nostro paese non esistono soltanto la poesia e la cultura aristocratica ma c’è anche quella popolare e testimonia un’autonoma e straordinaria vitalità.”

Con queste parole Dario Fo, nel 2016, apre la messa in scena del suo ultimo Mistero Buffo.

E noi il 21 maggio vogliamo festeggiare proprio quell’esplosione festosa che provocano le giullarate di Mistero Buffo e la straordinaria vitalità della cultura popolare che ha regalato a questo spettacolo il successo mondiale che oggi ci permette di celebrare i suoi primi 50 anni di carriera.

Riproposto ad oggi in oltre 5000 allestimenti, in Italia e all’estero, nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei teatri, e anche nelle chiese! Arricchito di volta in volta da nuove e diverse giullarate, Mistero Buffo è uno straordinario impasto comico-drammatico le cui radici affondano nel teatro popolare, quello delle sacre rappresentazioni medievali (chiamate misteri), dei giullari e della commedia dell’arte.

Era il 30 maggio 1969 quando Dario Fo entrò, con Franca Rame, nell’Aula Magna della Statale di Milano durante una assemblea organizzata dagli studenti, oggi dopo esattamente cinquant’anni la Compagnia Teatrale Fo Rame, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano e Corvino Produzioni, e con il Patrocinio del Comune di Milano, organizza una giornata per ricordare quell’esordio sperimentale che portò alla ribalta un archivio di cronache e storie attinte da testi sacri e profani riletti in chiave satirico-grottesca.

Per l’occasione Jacopo Fo, figlio di Dario Fo e Franca Rame e direttore della Compagnia Teatrale di famiglia, racconterà alcuni aneddoti sulla nascita di Mistero Buffo e su come quest’opera di importanza internazionale è “entrata” in casa Fo-Rame.
L’attore Mario Pirovano, che da anni porta in scena in Italia e all’estero gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, reciterà alcune giullarate tra quelle che hanno reso famoso questo spettacolo in tutto il mondo, mentre l’attrice Lucia Vasini reciterà “Maria sotto la Croce”, monologo che veniva rappresentato da Franca Rame.
Interverrà all’evento anche il regista Felice Cappa, che ha lavorato negli ultimi vent’anni con Fo e Rame, che racconterà il rapporto di Mistero Buffo con le immagini, in tutte le declinazioni, dalle fonti iconografiche ala documentazione fotografica fino alle numerose reinterpretazioni per il cinema e la tv. Non mancheranno i saluti del Rettore Elio Franzini e la partecipazione del Professore Alberto Bentoglio del dipartimento di Beni Culturali e Ambientali che con la sua maestria farà da trait d’union a questa speciale giornata.

Il 21 maggio sarà anche l’occasione per la Compagnia Teatrale di presentare i numerosi eventi che sta organizzando per festeggiare l’importante ricorrenza tra cui il debutto di “Mistero Buffo 50” con Mario Pirovano, nuovo allestimento in programmazione al Piccolo Teatro Grassi dall’8 al 20 ottobre 2019 dove ogni serata sarà introdotta da protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo vicini a Dario Fo e Franca Rame.

Ingresso Libero fino ad esaurimento posti

Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa e maggiori informazioni
Email: info@francarame.it Tel. Segreteria: +39 345 6308663
Social: #MisteroBuffo50

50 anni di Mistero Buffo – Info evento

Quando: 21 Maggio ore 17.00
Dove: Aula Magna dell’Università Statale, Via Festa del Perdono n°7 – Milano
Maggiori Informazioni: info@francarame.it
Link Eventbrite

A Venezia l’installazione di Christian Holstad dedicata alla protezione dei mari

Gio, 05/09/2019 - 16:00

Da giovedì 9 maggio fino a sabato 11 Consider yourself as a guest (Cornucopia), l’opera di oltre 4 metri realizzata con rifiuti plastici dall’artista statunitense Christian Holstad, è visibile sul Canal Grande, davanti all’università Ca’ Foscari. L’esposizione continuerà poi nel cortile dell’ateneo fino al 12 giugno.

L’installazione è un invito a riflettere sull’urgenza di affrontare il tema dell’inquinamento dai rifiuti dei mari e degli oceani di tutto il mondo, letteralmente “portando a galla” un problema di assoluta attualità e non lasciandolo nascosto nei fondali del mare.

Un mio vicino di casa aveva appeso alla porta un cartello con scritto ‘Considerati un ospite’. Per anni ho visto ogni giorno quella frase, che è diventata per me come un mantra inconsapevole”, racconta Christian Holstad. “La nostra dipendenza dalla plastica non è sostenibile. I suoi effetti si stanno espandendo nei nostri continenti e nelle nostre acque. Consider yourself as a guest (Cornucopia) è una riflessione sull’impatto che abbiamo sul pianeta e sul nostro ruolo di consumatori che alimentano questa crescente massa di plastica”.

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EcoFuturo Tv: quarta puntata

Gio, 05/09/2019 - 15:37

Chi dice che per il Pianeta e per gli umani riconvertire l’economia lineare dello spreco all’economia circolare è un solo un costo, afferma una cosa inesatta e fa proprio il punto di vista dei cementificatori, dei produttori di usa e getta e di molti altri che hanno prosperato nell’economia dell’eccesso e dello sfruttamento. Noi di Ecofuturo vi dimostreremo – nelle otto puntate – che per tutti gli altri, ovvero per il 99% della popolazione, passare all’era delle rinnovabili, del riuso, del rispetto per l’ecosistema è un guadagno.

In onda ogni SABATO e DOMENICA dal 13/4 al 2/6/2019 su ilfattoquotidiano.it e il circuito di emittenti di Fox Production & Music.

Scarica qui l’elenco delle emittenti del circuito con gli orari di messa in onda della trasmissione

Oms: prevenire le infezioni antibiotico resistenti lavandosi le mani

Gio, 05/09/2019 - 14:45

Non solo una prevenzione contro infezioni comuni com’era raffreddori e influenza: lavare (bene) le mani è molto importante anche per prevenire le più pericolose infezioni ospedaliere e per mettere un argine al crescente – e sempre più preoccupante – fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria sono infatti sempre più spesso, purtroppo, causate da batteri in grado di resistere all’azione degli antibiotici (ricordiamo che in Europa ogni anno ci sono circa 33 mila morti a causa della resistenza agli antibiotici, di cui un terzo solo nel nostro Paese). E poiché le infezioni causate da questi batteri particolarmente aggressivi sono sempre più difficili da curare, è molto importante prevenirle. E un accurato lavaggio delle mani è un metodo valido, oltre che semplice ed economico.

La campagna dell’Oms “Save lives”

L’Organizzazione mondiale della sanità lo ripete da anni, e a questo argomento ha dedicato diverse  iniziative.  L’ultima è “SAVE LIVES: Clean Your Hands”, indagine lanciata pochi giorni fa in occasione della Giornata mondiale dell’igiene delle mani edizione 2019, che mira proprio a fare il punto sullo stato di attuazione nelle strutture ospedaliere dei programmi di prevenzione e di controllo delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria e delle attività di promozione dell’igiene delle mani. L’indagine sarà attiva fino al 16 luglio 2019 e possono partecipare – attraverso la compilazione di due questionari online – tutte le strutture sanitarie a livello mondiale.

“Nell’ambito del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020 – si legge sul sito del ministero della Salute italiano – l’indagine rappresenta un’opportunità per delineare lo stato attuale del Paese in relazione alle attività correlate al controllo delle infezioni correlate all’assistenza , nonché per descrivere eventuali e auspicabili futuri progressi, anche a livello di singola struttura, attraverso la sua ripetizione, servendosene quindi come strumento di monitoraggio a livello locale”.

Quando lavarle

Per quanto riguarda l’ambiente ospedaliero l’Oms ricorda che è bene che il personale medico e paramedico e tutte le persone che si occupano dei malati si lavino accuratamente le mani in particolare in alcuni momenti: prima e dopo il contatto con un paziente, prima di preparare e somministrare un’ iniezione, prima di medicare o toccare una ferita, se si è entrati in contatto con fluidi corporei e dopo aver toccato oggetti posti nelle vicinanze del paziente. 

Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni lavare le mani è importante soprattutto quando si trascorre molto tempo fuori casa e in luoghi pubblici. In particolare è bene lavarle prima di: mangiare, maneggiare o consumare alimenti, applicare o rimuovere le lenti a contatto, usare il bagno, cambiare un pannolino, somministrare farmaci; e dopo: aver tossito, starnutito o soffiato il naso, essere stati a contatto con animali, aver usato il bagno, aver cambiato un pannolino, aver toccato cibo crudo (in particolare carne, pesce e uova), aver maneggiato spazzatura, aver usato un telefono pubblico o maneggiato soldi, aver usato un mezzo di trasporto (bus, taxi, auto ecc.), aver soggiornato in luoghi molto affollati (palestre, sale da aspetto di ferrovie, aeroporti, cinema).

Le regole per farlo bene

Lavare le mani ha lo scopo di rimuovere i germi patogeni presenti sulla cute attraverso un’azione meccanica. Non basta, però, aprire il rubinetto e passare le mani sotto il getto dell’acqua per eliminare il problema. Un buon lavaggio, infatti, per essere tale, deve prevedere l’utilizzo di una generosa dose di sapone e della distribuzione uniforme di questa su tutta la superficie delle mani. E il processo, in tutto, deve durare almeno 40-60 secondi.

Ecco le regole, riportate dal ministero della Salute, da seguire per un corretto lavaggio delle mani:

  • Utilizza sapone (meglio quello liquido della saponetta) e acqua corrente, preferibilmente calda. Il sapone liquido non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare, come invece può accadere sulla superficie della saponetta
  • Applica il sapone su entrambi i palmi delle mani e strofina sul dorso, tra le dita e nello spazio al di sotto delle unghie (dove si annidano più facilmente i germi), per almeno 40-60 secondi
  • Risciacqua abbondantemente con acqua corrente
  • Asciuga le mani possibilmente con carta usa e getta o con un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda
  • Non toccare rubinetti o maniglie con le mani appena lavate. Per chiudere il rubinetto usa una salviettina pulita, meglio se monouso.
  • Applica, eventualmente, una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati.

Foto di jacqueline macou da Pixabay

Il cuore risvegliato con un micro-gene

Gio, 05/09/2019 - 13:53

Oggi un gruppo italiano pubblica su Nature i suoi risultati positivi, ottenuti per il momento su dei maiali iniettando un minuscolo frammento di Dna. L’ispirazione da salamandre e pesci

Come risvegliare un cuore ferito? Un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a riparare la cicatrice di un infarto (sulle cavie, per il momento) ispirandosi alla capacità di salamandre e pesci di rigenerare i loro organi perduti. “Per ora gli esperimenti sono solo su roditori e maiali. Questi ultimi hanno un cuore quasi identico all’uomo” spiega Mauro Giacca, coordinatore di una pubblicazione su Nature con Fabio Recchia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Giacca è direttore generale dell’Icgeb (Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia), un ente di ricerca delle Nazioni Unite con laboratori a Trieste, in India e Sudafrica. “Analizzando molte specie animali diverse, abbiamo trovato un piccolo frammento genetico che spinge le cellule del cuore a dividersi. Lo abbiamo somministrato ad alcuni maiali dopo un infarto e abbiamo notato un ritorno alla normalità, almeno temporaneamente” spiega Giacca. Le salamandre sono famose per la loro capacità di far ricrescere gli organi perduti. “Una specie di pesci detta zebrafish, dopo un danno cardiaco, resta immobile per alcuni giorni. Poi riprende a nuotare normalmente. Il suo cuore nel frattempo si è rigenerato” racconta il ricercatore.

In media, si stima che un infarto uccida fra 1 e 4 miliardi di cellule cardiache, circa un quinto del totale. Il frammento genetico ripara-muscolo si chiama microRna-199. E’ una piccola molecola che viaggia attorno alla doppia elica del Dna, accendendo e spegnendo geni, indicando quali e quante proteine devono essere prodotte per il buon funzionamento delle cellule. “E’ presente in moltissime specie animali, segno che l’evoluzione lo considera uno strumento importante” spiega Giacca. “Ma non si trova nel cuore. Noi lo abbiamo inserito nell’organo dei maiali con un intervento chirurgico, usando dei virus per recapitarlo all’interno delle cellule”. Se l’infarto aveva danneggiato una certa porzione del muscolo cardiaco, la somministrazione del micro-Rna riparatore è avvenuta nella regione che circondava questo danno: una zona grigia in cui si alternano cellule morte e ancora vive. “Sappiamo che le cellule del cuore sono restie a dividersi, ma dopo il nostro intervento abbiamo visto che quelle rimaste vive si sono moltiplicate, rigenerando l’organo danneggiato”.

FONTE: REPUBBLICA.IT
FOTO: In basso, in verde, le cellule del cuore rigenerate. Immagine di Mauro Giacca 

11 maggio. Trasite, favorite

Gio, 05/09/2019 - 12:00

di Rete dei Comuni solidali – Da mesi raccogliamo molti segnali di attenzione e di vicinanza all’esperienza di Riace; fra esse le numerose adesioni al manifesto Artisti per Riace.

Abbiamo così deciso di rilanciare un appuntamento – sabato 11 maggio dalle ore 11 – un invito ad essere presenti, ognuno con le proprie idee e il suo talento. Non un evento tradizionale, non un concerto con spettatori da un lato ed artisti dall’altro ma semplicemente uno stare insieme e un mescolarsi tra persone famose e meno famose, per riempire i vicoli e le piazze di Riace, per testimoniare con la propria presenza l’importanza che Riace continui a rappresentare la possibilità di un’accoglienza, di una convivenza e di una solidarietà che cambia in meglio il nostro Paese, per tutti. Trasite e favorite*(entrate e condividete) sarà dunque la parola d’ordine di una Calabria che intende passare alla Storia non solo per le tristi vicende della malavita organizzata ma per la sua capacità di produrre cambiamento e di ridare speranza ad un’Italia che pare avviata sulla china del declino sociale, culturale ed economico.

Sarà presentata la Fondazione di partecipazione “È Stato il Vento” che prende vita dalle parole del sindaco di Riace Domenico Lucano:

“È stato Il vento che ha spinto quel veliero carico di curdi sulla spiaggia ionica del piccolo paese. Da lì è cominciato tutto”.

La Fondazione sarà dunque uno strumento per rilanciare l’esperienza di Riace con il turismo solidale, l’artigianato locale, l’accoglienza solidale dei rifugiati. Una scommessa ed un obiettivo possibile per il quale abbiamo bisogno dell’energia, della passione e della competenza di tutti.

Vi aspettiamo www.estatoilvento.it per informazioni  fondazioneriaceestatoilvento@gmail.com

Fonte articolo COMUNE-INFO.NET

Fonte immagine copertina COMUNE-INFO.NET

“La mafia uccide, il silenzio pure”. Oggi l’anniversario di Peppino Impastato

Gio, 05/09/2019 - 09:00

Giornalista e attivista politico, Giuseppe “Peppino” Impastato, nasceva a Cinisi in Sicilia, nel 1948. Nonostante il suo nome sia oggi associato al coraggio di chi lotta contro le mafie, la sua famiglia apparteneva a Cosa Nostra.

Già da ragazzo rifiuta il retaggio di famiglia e viene cacciato di casa dal padre. Si dedica così alla politica, già incontrata tra i banchi di scuola, con l’adesione al PSIUP, Partito Socialista di Unità Proletaria. Anche la passione per il giornalismo nasce in quel periodo, con la fondazione del giornalino L’idea Socialista.

La chiusura forzata del suo giornalino non ferma Peppino Impastato, che diviene parte attiva nelle lotte studentesche del ’68. La militanza politica lo porta ad interessarsi di cultura e nel 1975 torna a Cinisi per fondare Musica e Cultura, collettivo che si occupa di cinema, musica, teatro e dibattito culturale. La cultura offre un antidoto contro l’apatia indotta da una cittadina dominata dalla mafia e il gruppo di Peppino Impastato diviene un punto di riferimento per i giovani del luogo.

Sulle frequenze di Radio Aut, la rete libera del gruppo, denuncia apertamente le malefatte della mafia, in particolar modo della cosca di Gaetano Badalamenti, il feroce boss locale. Continua a leggere… [Fonte: METROPOLITANMAGAZINE.IT –  Peppino Impastato e Aldo Moro, di Luca Raiti]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Peppino Impastato: il “poeta ribelle” che ci fece scoprire la mafia.

È la mattina del 9 maggio 1978. Nella cittadina di Cinisi, in provincia di Palermo, viene ritrovato il corpo senza vita di Giuseppe Impastato, detto Peppino. Ad ucciderlo, nella notte, alcuni uomini del boss locale, Gaetano Badalamenti, appartenente all’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”. L’unica “colpa” di Peppino? Aver denunciato, durante le trasmissioni in onda su Radio Aut, da lui fondata, i diversi atti illeciti per il controllo del territorio compiuti proprio da Badalamenti e dai suoi uomini. Cresciuto in una famiglia vicina agli ambienti mafiosi (suo padre, Luigi Impastato, era al servizio di Badalamenti), Peppino manifesta fin da subito il suo dissenso verso quel mondo corrotto di cui non si sente parte e che arriverà a definire «una montagna di merda». Continua a leggere… [Fonte: LIBEROPENSIERO.EU ]

Perché Peppino Impastato è un simbolo e I cento passi un film da vedere e rivedere.

[…] qui non siamo a Parigi, non siamo a Berkeley, non siamo a Woodstock e nemmeno all’isola di Wight… Qui siamo a Cinisi, in Sicilia, dove non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata […]. Ma non voglio fare tutto da solo, bisogna che ognuno di noi ritorni al lavoro che ha sempre fatto, cioè informare, dire la verità e la verità bisogna dirla anche sulle proprie insufficienze, sui propri limiti.
Peppino Impastato (interpretato da Luigi Lo Cascio) nel film I cento passi (scena dell’occupazione della radio)

Quando un under 40 italiano pensa a Peppino Impastato, spesso la mente va a I cento passi(2000) di Marco Tullio Giordana (sceneggiato anche da Claudio Fava), grazie al quale la storia di Peppino è andata sullo schermo raggiungendo nel tempo milioni di spettatori. Ma l’importanza di Impastato non è ovviamente da ricollegarsi semplicemente al film, dal momento che questo ragazzo ha rappresentato il meglio che potessero offrire la Sicilia e l’Italia di quel periodo, impersonando il coraggio di chi non ha avuto paura a scardinare quegli equilibri che si sono fondati per secoli sull’omertà e la connivenza di società e criminalità. Continua a leggere… [Fonte: LINKIESTA.IT – Francesco Carini]

“Mio zio Peppino Impastato, cercatore di verità”

“Pensare che mio zio fosse più giovane di me quando è stato ucciso mi spinge ancora di più a sentire la responsabilità di portare avanti il suo messaggio. Era un ragazzo che a trent’anni ha dedicato la sua vita ai suoi ideali e questo ti fa sentire piccola”. Luisa Impastato, presidente della “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”, racconta all’AGI lo zio che non ha mai conosciuto, se non tramite i ricordi della nonna, Felicia. […]

“Ci sono voluti ventiquattro anni per avere giustizia”, sottolinea la nipote di Impastato. “Io, che sono arrivata nove anni dopo la morte di Peppino – prosegue – ho vissuto gli anni duri della battaglia per avere giustizia. Ricordo bene che mia nonna Felicia all’inizio non voleva costituirsi parte civile perché temeva per la vita di mio padre che, però, insieme a lei, ha deciso di combattere per rendere giustizia a Peppino. E’ stata una scelta coraggiosa quella di mia nonna, anche perché era sposata con un mafioso. Continua e leggere…  [Fonte: AGI.IT – Paolo Borrometi]   

Visita il sito “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato” luogo di memoria e di divulgazione della verità e della cultura, un avamposto della resistenza contro il potere e contro la mafia: www.casamemoria.it

Fonte immagine copertina: Agenzia Dire

Se pensi a donazione e non profit, cosa dici?

Gio, 05/09/2019 - 08:49

La prima parola che gli italiani associano alla donazione è “soddisfazione”. Mentre se pensano ad “associazioni non profit” dopo “solidarietà” dicono subito “sfiducia”.

Cosa provano gli italiani quando fanno una donazione ad una associazione? La prima parola che gli italiani indicano è soddisfazione, accompagnata da felicità, gioia, serenità… Certo, c’è la solidarietà e l’aiuto, ma molte parole sono intrinsecamente legate all’individuo come ‘persona’, egoriferite. In parallelo, se agli italiani si chiede di descrivere in tre parole quello che si pensa del mondo delle «associazioni non profit», al secondo posto dopo solidarietà viene il binomio incertezza/sfiducia. Questi dati emergono dalle mille interviste, su una popolazione 18-64 anni condotte nel mese di marzo 2019 per la quinta edizione dello studio “Donare 3.0” di Rete del Dono e Paypal, realizzato da Doxa.

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Le Ricette di Angela Labellarte: liquore alla Melissa

Gio, 05/09/2019 - 08:12

Ingredienti:

Melissa un mazzo
Alcol a 90º 300 ml.
Zucchero 300 gr.
Acqua 300 ml.

Preparazione

Lavate e asciugate la melissa, mettetela in un contenitore a chiusura ermetica con 300 ml. di alcol e lasciate in infusione per 15 giorni.
Passati i 15 giorni, prendete una casseruola per fare uno sciroppo con acqua e zucchero: lasciate bollire per 15 minuti e fate raffreddare.
Mescolate lo sciroppo di zucchero con l’alcol e la melissa, filtrate e imbottigliate.
Lasciate riposare per 15 giorni prima di offrire il liquore ai vostri ospiti.

Curare le piante per coltivare noi stessi

Gio, 05/09/2019 - 07:00

Ilaria Bernardini risponde al telefono, e si scusa per aver risposto in ritardo perché “stava piantando”. La cosa fa sorridere, dato che avremmo parlato proprio della cura delle piante: queste sono infatti al centro delle ultime teorie di lifestyle, considerate come i nuovi germogli per imparare a coltivare noi stessi e tutto il mondo che abbiamo intorno. Il trend è diventato infatti centrale nella vita dei millennials: sempre davanti agli schermi e spesso single, trovano sollievo e distrazione nella cura di nuove piante d’appartamento. Inoltre, fotografare oasi verdi che ravvivano corner di appartamenti urbani è anche una delle nuove manie di Instagram. Al centro dei social media in questi giorni è stata anche la discussione tra Jeremy Corbyn e l’amatissima Alexandra Ocasio-Cortez, in cui il primo si è prodigato in consigli da vero pollice verde nei confronti della giovane congresswoman, coinvolta in un progetto di urban gardening e in cerca di consigli utili online.

Il verde delle piante colora appunto il romanzo di Bernardini “Faremo Foresta”, una storia ad alto tasso di coinvolgimento a tema botanico/emotivo. Assieme a lei, alla psicoterapeuta Sivia Cauzzi e alla yogi Chiara De Lucia abbiamo avviato un dibattito su come l’healing gardening, ovvero il giardinaggio inteso per farsi del bene, oltre a crescere le piante aiuti di fatto a ritrovare una consapevolezza interiore.

Il verde per chi crea: l’attrazione naturale tra uomo e piante

Ilaria racconta che il coltivare è diventato parte integrante del suo modo di essere, delle sue pratiche giornaliere di vita e del suo processo creativo di scrittura: ormai coltiva meraviglie green in ogni casa che abita, anche solo temporaneamente o per le vacanze.

Racconta che il migliorare della condizione emotiva della protagonista del libro, ispirato dal suo vissuto personale, si sviluppa in maniera inconsapevole attraverso quella che lei chiama “pratica botanica”. Il coltivare le piante diventa una ripetizione prima involontaria e poi costante e voluta, proprio come una preghiera. La consapevolezza che la protagonista va ad acquisire passa attraverso la cura delle piante che per prima cosa è una pratica manuale e non cerebrale, che quindi al tempo stesso distrae e porta a ridimensionare e a semplificare tutto il resto, aiutandola a distaccarsi e a riacquistare una visione del mondo meno egoriferita.

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Gli ecovillaggi in Italia: parte terza, sud (Infografica)

Gio, 05/09/2019 - 02:21

Dopo il nord e il centro, esploriamo i principali ecovillaggi del sud Italia.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Sindrome di hikikomori: le quattro regole per aiutare gli adolescenti “reclusi”

Mer, 05/08/2019 - 21:00

Sono padroni degli strumenti tecnologici ma ne sono anche vittime. Gli adolescenti di oggi sanno come si usano i device e come trovare tutto in Rete ma manca loro l’esperienza e la malizia per cavarsela, nella vita reale come in quella virtuale, evitando i pericoli quando gli si presentano. Il loro rapporto con la tecnologia, che qualche volta può trasformarsi in un rifugio sicuro e confortevole, è uno degli aspetti analizzati nel convegno “#supereroi fragili, adolescenti oggi tra disagi e opportunità”, organizzato dal Centro Studi Erickson al Palacongressi di Rimini dal 10 all’11 maggio. Un problema che a volte porta a sviluppare vere e proprie dipendenze come, ad esempio, la sindrome di hikikomori, quando i ragazzi si chiudono in camera e rifiutano ogni aiuto. Hanno come unica finestra sul mondo il Pc.

L’età della sperimentazione

“Gli adolescenti sono nell’età della sperimentazione identitaria, perché devono capire chi sono. I media sono occasioni per sperimentare, anche le sensazioni, per comprendere i propri limiti”, spiega Simone Mulargia, professore aggregato presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, dove insegna Sociologia della Comunicazione, Internet e Social Media Studies e Teoria e Analisi delle Audience. “Capire i propri limiti non è sbagliato perché fa parte della crescita. Diventa sbagliato quando i ragazzi vengono lasciati soli perché, è bene ricordarlo, i media sono un’opportunità ma anche un pericolo: più i ragazzi stanno in Rete più aumentano le opportunità ma anche i pericoli”.

Cosa fare

Ma come si fa a proteggere questi “supereroi fragili”? Occorre costruire insieme un percorso per proteggersi dai pericoli quando questi gli si presentano, che dia loro degli strumenti per corazzarsi. “Il primo passo è dialogare coi genitori perché è vero che gli adolescenti hanno le competenze tecniche per muoversi sul web e nei social ma non hanno le competenze strategiche e informative: non sanno come costruirsi un percorso informativo” spiega l’esperto. “Per esempio non sanno distinguere le fake news dalle notizie vere. Un modo per farlo per esempio è leggere in classe il caro vecchio quotidiano”.

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Il sapone fatto in casa con acqua, olio e soda caustica

Mer, 05/08/2019 - 19:00

Olio, acqua e soda caustica. È quello che ti serve per fare un sapone 100% home made. Quello a cui devi fare molta attenzione è la soda caustica perché è altamente corrosiva (altrimenti la saponificatrice di Correggio non sarebbe mai passata alla storia) e ustionante; bisogna evitare accuratamente il contatto con la pelle, con gli occhi e con le mucose e tenerla ben lontana da bambini e dagli animali di casa. Ma torniamo alle istruzioni per fare il sapone in casa.

Devi procurarti un chilo di olio d’oliva, 128 grammi di soda caustica e 300 grammi di acqua distillata, oltre a diversi contenitori usa e getta e utensili da adoperare solo per la produzione del sapone. Una volta che hai i tuoi ingredienti a disposizione, indossa guanti e occhialini e mettiti all’opera.

In una pentola di metallo non antiaderente, riscalda l’olio a fuoco lento fino a raggiungere la temperatura di 60° (utilizza un termometro da pasticceria). A parte, pesa la soda caustica e l’acqua; versa lentamente la soda nell’acqua, mescola tutto bene e controlla la temperatura dell’acqua, perché tenderà a salire velocemente a 80-90°C.

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Adesso si può dormire nella casa di Monet

Mer, 05/08/2019 - 16:00

La casa di Monet a Giverny è una tappa fondamentale della cultura mondiale, adesso si può passare una notte romantica lì, tra giardini, fiori e laghetti, è ora possibile. Infatti adesso la dimora del pittore impressionista, in Normandia, è diventato un bed and breakfast.

La Maison Bleue si trova nel centro di Giverny, località a nord della Francia, dove Monet trascorse molti anni della sua vita. L’artista francese la comprò a fine ‘800 per farne il suo rifugio nella natura: ora è accessibile a tutti prenotando sul portale Airbnb.

Passare una notte nella casa blu, che può ospitare fino a sei persone, costa all’incirca 300 euro a notte ma non è sempre facile trovarla disponibile in quanto molto richiesta.

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I fissati con il riscaldamento globale hanno torto marcio: lo scrive Libero

Mer, 05/08/2019 - 15:00

I radical chic fissati con il riscaldamento globale hanno torto marcio. La prova? In questi giorni le temperature sono paragonabili a quelle di novembre. Parola del giornale Libero, la cui redazione, evidentemente al momento impossibilitata a conoscere la differenza tra clima e meteo, ha titolato in prima pagina “Il brivido della realtà, riscaldamento del pianeta? Ma se fa freddo”. A fare psicologia spiccia si direbbe che già “pianeta” scritto in minuscolo è una spia dell’interesse della testata giornalistica diretta da Vittorio Feltri nei confronti del clima. Disinteresse legittimo in democrazia, per carità.  Tanto più che in passato non sono mancate argomentazioni simili da parte di confutatori ben più istituzionali. Quattro anni James Inhofe, senatore repubblicano dell’Oklahoma, confutò durante un’assemblea del Senato ogni ipotesi di riscaldamento portando in aula una palla di neve. Soppesò la palla di neve in mano e disse: “Fuori c’è la neve, quindi non c’è alcun riscaldamento globale in atto”. 

Gli sbalzi di temperatura e le anomalie del meteo, compresa l’ondata di gelo che ha investito l’Italia in questo mese di maggio, sarebbero conseguenze dirette del surriscaldamento climatico. Perché è il meteo a dipendere dal clima, non viceversa. 

I dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna hanno espressamente comunicato che il 2018 è stato l’anno più caldo degli ultimi due secoli in Italia, che così conferma la tendenza globale all’aumento delle temperature medie.

Perché, allora, c’è la neve se il Pianeta si surriscalda?

La domanda è lecita e la risposta complessa. Concretamente, è appurato che esiste una relazione tra riscaldamento dell’Artico e gli eventi freddi che si manifestano nell’emisfero Nord. Gli studiosi di tutto il mondo stanno cercando di capirne i nessi così da individuare la strategia migliore per contrastare i fenomeni, spesso disastrosi, legati a tale relazione.

Per ora si parla del cosiddetto vortice polare, un fenomeno atmosferico che prevede, molto in sintesi, che quando una grossa zona di bassa pressione centrata grosso modo sul Polo Nord ruota in senso antiorario, il comportamento del vortice polare dipende in gran parte dalla quantità di ghiaccio e neve presenti. Se nell’oceano del Polo galleggia meno ghiaccio, l’acqua si scalda di più ed evapora più facilmente. Di conseguenza aumenta l’umidità dell’aria e ciò tende a indebolire ed espandere il vortice. Finché il bordo del vortice non si rompe, e l’aria fredda e umida del Polo deborda verso sud, nell’emisfero boreale si manifestano tempeste di neve, perché, per quanto meno fredda degli standard polari, l’aria che proviene dal Polo Nord rimane nettamente inferiore rispetto a quella del nostro continente: perciò si verificano le tempeste di neve.  

Forse è il caso che ci si metta di buona lena e si studi un po’ di fisica, un po’ di legge della conservazione dell’energia, e un tocco di principi della termodinamica, nozioni che non guastano mai, a prescindere dalla questione del riscaldamento globale.

Il surriscaldamento globale esiste e l’unica soluzione è affrontare il problema dalla radice. Il problema, però, è che va contro gli interessi capitalistici. Negarlo come fanno Libero, Donald Trump e gli altri negazionisti con frasi come “riscaldamento del pianeta? Ma se fa freddo”, significa commettere un’operazione del tipo: “Fame nel mondo? Ma se a pranzo ho mangiato 200 grammi di pasta”. Conoscendo quelli di Libero, il titolo di ieri non era né sarcastico né stupido. Il sarcasmo farebbe una provocazione per stimolare un dibattito produttivo. La stupidità farebbe un’affermazione dettata dall’ignoranza. Libero fa di peggio: afferma il falso, per alimentare l’ignoranza. In sostanza fa l’esatto opposto di ciò che dovrebbe fare un giornale: informare.

I gioiellieri di 6mila anni fa usavano la madreperla fluviale

Mer, 05/08/2019 - 14:00

Un team internazionale di ricercatori guidato dall’Università di Torino, ha scoperto che, nell’Europa di 6000 anni fa, esisteva una tradizione culturale condivisa per la manifattura di ornamenti in madreperla. I ricercatori hanno ottenuto per la prima volta sequenze di proteine antiche da minuscoli ornamenti preistorici, piccoli bottoni doppi.

Datati tra il 4200 e 3800 a.C., gli ornamenti in madreperla ottenuta dalla conchiglia di molluschi d’acqua dolce sono stati rinvenuti in Danimarca, Romania e Germania e in aree costiere con grande abbondanza di molluschi marini perfettamente adatti allo scopo. Studi di archeologia sperimentale hanno suggerito che questi bottoni potessero essere applicati come decorazione di strisce di pelle animale utilizzate come cintura o fascia da braccio.

La senior author dello studio, Dott.ssa Beatrice Demarchi del Dipartimento di Scienze della vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, spiega: “La madreperla di origine fluviale era chiaramente un materiale molto apprezzato dagli artigiani gioiellieri preistorici, ovunque essi si trovassero in Europa e indipendentemente dalla loro appartenenza ad un certo gruppo culturale: Mesolitico, Neolitico, Età del Rame. Alcuni di questi gruppi mantenevano uno stile di vita basato sulla caccia e la raccolta, altri, più a sud, si dedicavano all’agricoltura – con uno stile di vita più sedentario. Ciò suggerisce l’esistenza di una tradizione culturale condivisa ma anche di una profonda conoscenza delle risorse ambientali e delle strategie per sfruttarle al meglio”.

La madreperla di conchiglie dulcicole è un materiale dalle proprietà meccaniche e qualità estetiche eccezionali, relativamente poco studiato a livello archeologico ma molto importante per le ricerche sulla biomineralizzazione. “Palaeoshellomics” reveals the use of freshwater mother-of-pearl in prehistory è il primo studio in cui sequenze proteiche antiche sono state ottenute da conchiglie di molluschi. Jorune Sakalauskaite, dottoranda in co-tutela tra UniTo (DBIOS) e l’Università della Borgogna Franca-Contea e primo autore dell’articolo, commenta: “Le conchiglie di molluschi contengono solo una minima frazione di materiale organico, circa 0.1-1%, rispetto alla parte minerale. Per confronto, l’osso ne contiene all’incirca il 30%. Per questo motivo questo lavoro è particolarmente significativo”.

Il team di ricercatori si occuperà dell’analisi di altri organismi invertebrati calcificati, con la speranza di poter utilizzare le sequenze proteiche preservate in organismi calcificati per contribuire ad elucidare alcuni dei meccanismi di evoluzione biochimica che iniziarono almeno 550 milioni di anni fa.

La ricerca, finanziata dal programma “Giovani Ricercatori – Rita Levi Montalcini” del MIUR e supportata dall’Università Italo Francese (programma Galileo), dal CNRS, e dalle Università di York e Lille, è pubblicata nella rivista eLife e ha coinvolto archeologi, geochimici, biologi, chimici e matematici Italiani di vari istituti internazionali: l’Università di Torino e l’Università Ca’ Foscari di Venezia (Italia), CNRS e Université de Bourgogne-Franche-Comté, Bordeaux e Lille (Francia), University of York e Bradford (UK), Moesgaard Museum (Danimarca), il Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart ed il Niedersächsisches Landesamt für Denkmalpflege (Germania).

FONTE: CRONACAQUI.IT