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Aggiornato: 18 min 21 sec fa

Morto Gene Deitch, la “matita” di Tom e Jerry e Braccio di Ferro

Lun, 04/20/2020 - 16:52

Dopo la recente perdita di René Goscinny, il papà di Asterix e Obelix,  anche Gene Deitch ci ha lasciato, all’età di 95 anni, per un improvviso malore. Non si conoscono maggiori dettagli rispetto alla causa, ma, da quanto rilasciato alla stampa dai familiari, il decesso non sembrerebbe essere collegato al Coronavirus.

Eugene Merril Deitch, detto Gene, disegnatore e animatore originario di Chicago, classe 1924, iniziò a lavorare nel campo dell’illustrazione artistica e tecnica nel 1942, appena dopo aver conseguito il diploma alla Los Angeles High School. Tra le sue prime mansioni i progetti di aerei per la North American Aviation e le copertine per la rivista musicale “The Record Changer”. Nel 1950 Deitch entrò nello studio d’animazione United Productions of America e successivamente fece parte dello staff di animatori di Terrytoons.

Nel 1959, per motivi lavorativi, si recò a Praga con la prospettiva di soggiornare nella città per soli 10 giorni, ma si innamorò di Zdenka Deitchová, sua futura moglie l’anno seguente, facendo così della capitale cecoslovacca la sua città per tutta la vita, fino alla morte.

Per 50 anni Gene ha accompagnato intere generazioni con centinaia di cortometraggi e con la regia di cartoni animati, tra cui Braccio di Ferro (conosciuto anche come Popeye), Tom & Jerry, Krazy Kat e Nudnik, l’impacciato che combina solo disastri protagonista di 12 cortometraggi prodotti da Paramount tra il 1965 e il 1967.

Nel 1961, Gene, vince il premio Oscar per il cortometraggio del film animato Munro, una forte critica al mondo militare e agli adulti in generale che conquistò l’Academy Award: la storia di un bambino di quattro anni che si ritrova a dover fare il servizio militare senza che nessuno si accorga della sua giovane età.

Gene si ritirerà nel 2008, dopo il suo ultimo corto animato, “Voyage to the Bunny Planet”. Oggi lascia Zdenka e i tre figli, uno dei quali è il noto fumettista americano Kim Deitch.

Ricordiamolo così, sorridendo! WB Kids Italiano

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#artistsforplants, un concerto per Madre Natura

Lun, 04/20/2020 - 15:16

Le piante sono la soluzione più bella e più semplice a molti problemi, inclusa questa pandemia

Le piante sono esseri viventi, dotate di un’intelligenza propria e tra loro interconnesse attraverso una rete comunicativa che consente loro di scambiarsi informazioni.

Si tratta di esseri meravigliosi e affascinanti, che parlano un linguaggio specifico che può essere tradotto anche in forme musicali, in grado di comporre una vera e propria melodia. Inoltre, prendersi cura di una piantina ha effetti benefici sulla salute fisica e mentale delle persone. Le piante quindi, sono linfa vitale, non solo per Madre Terra, ma anche per gli esseri umani.

Sinergia tra musica e natura

Alle ore 20:00 di oggi, in diretta sui vari social, verrà rilasciato un video degli #artistsforplants, un gruppo di musicisti classici di fama internazionale, che dedicheranno musica e parole al mondo vegetale, con l’obiettivo di ricordare la centralità delle piante nell’ecosistema e la necessità di far crescere l’attenzione e la gratitudine nei loro confronti.

Insieme vogliamo porre l’enfasi, oggi più che mai, sulla necessità della salute delle piante e di un migliore equilibrio tra noi umani e il nostro ambiente naturale”, commentano gli artisti sulla pagina Facebook dedicata.

Pagina Facebook – Artists for Plants

L’idea di “Artists for plants” nasce al termine di una residenza artistica nella foresta Amazzonica pensata dall’organizzazione brasiliana LabVerde, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche gli organizzatori di quest’evento, con l’intento di promuovere un movimento per la Terra e i “linguaggi di un’ecologia affettiva”.

I promotori del podcast, in cui sono state montate le esibizioni di famosi solisti di musica classica, sono Stijn Jansen, creativo belga, Elisabetta Zavoli, fotografa vincitrice del premio Earth Photo 2019 rilasciato dalla Royal Geographical Society di Londra, e Sara Michieletto, violino primo del Teatro La Fenice di Venezia, la quale ha dichiarato che “imparando dal regno vegetale, e ispirandoci alle soluzioni escogitate dalle piante, anche noi animali umani avremo la possibilità di evolverci verso forme di maggiore equilibrio e benessere con le altre creature della Terra”. Mai come in questo momento si è compreso che gli atti di maltrattamento esercitati sulla natura ci hanno condotto alla catastrofe e, oggi più che mai, è necessario ristabilire un contatto fisico ed emozionale col mondo animale e vegetale.

Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’ Università degli Studi di Firenze, parteciperà all’evento e alcuni passi del suo libro “La nazione delle piante” verranno recitati da Sabina Tutone, del centro universitario teatrale di Venezia “Shylock”.

L’evento cade a pennello con l’“Anno internazionale della Salute delle Piante” proclamato dalla FAO per aumentare la consapevolezza verso i problemi legati al mondo vegetale e garantire la tutela della nostra salute e di quella del pianeta.

Tessere reti di consapevolezza

“Artists for plants” è un progetto che intende attivare un network internazionale e tessere reti di interconnessione tra artisti sparsi sul globo che hanno in comune la stessa sensibilità e lo stesso interesse per l’ambiente e i cambiamenti climatici. L’arte è una grande alleata per comunicare e promuovere questa nuova visione del mondo.

Creare una forma di azione collettiva è uno dei primi strumenti per contrastare l’emergenza climatica: trasmette l’idea di lavorare per una stessa causa iniziando a immaginare il cambiamento di cui si vuole fare parte”- spiega Stijn Jansen, che si occupa della comunicazione di “Artists for plants – “L’arte rende consapevoli. Dopo avere raggiunto un nuovo livello di conoscenza, dobbiamo pensare alle prassi da mettere in campo. Quando più persone iniziano a farlo insieme, diventano più efficaci: è quello che vogliamo ottenere”.

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Covid-19 nell’acqua di Parigi, ma “inutile scegliere quella in bottiglia”

Lun, 04/20/2020 - 14:50

Stanno festeggiando i distributori delle varie Evian, Vittel e Perrier, solo per citare le marche di acque minerali più famose in Francia, alla notizia di “minuscole tracce” di Covid-19 nella rete idrica ’non potabile’ di Parigi (quella che si usa per pulire le strade). Ma infondati timori di questo tipo avevano già spinto la vendita di acque in bottiglia ovunque, compreso il nostro Paese.

Un timore infondato

Eppure, non c’è alcun rischio che la rete idrica potabile – ovvero l’acqua del rubinetto – sia contagiata da Coronavirus. Questo lo evidenziano anche analisi del nostro Iss, almeno stando agli studi disponibili. Se poi anche fosse così, bisognerebbe allora astenersi anche dal lavarsi con l’acqua del rubinetto, e allora sì che i produttori di acqua in bottiglia farebbero festa.

La sindaca Anna Hidalgo tranquillizza: l’acqua che sgorga dai rubinetti delle case dipende da una rete “completamente indipendente, e non presenta alcuna traccia del virus covid-19 e può essere consumata senza alcun rischio”. Secondo il laboratorio della gestione municipale Eau de Paris, “nelle ultime 24 ore la presenza di tracce del virus sono state trovate su 4 dei 27 punti di campionamento testati”. Tale rete non potabile è stata immediatamente sospesa e i tecnici hanno alzato i livelli dei controlli.

La posizione dell’Iss

L’allarme parte da Parigi e si trasferisce all’Europa, ma, interrogato a proposito, il nostro Iss aveva specificato già a inizio pandemia che “Le correnti pratiche di depurazione sono efficaci nell’abbattimento del virus, dati i tempi di ritenzione e i fenomeni di diluizione che caratterizzano i trattamenti, uniti a condizioni ambientali che pregiudicano la vitalità dei virus (temperatura, luce solare, livelli di pH elevati)”. Infine, negli acquedotti destinati a contenere acqua potabile si svolge una fase finale di disinfezione che rimuovere i virus appena prima che sia immessa nelle condutture.

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Coronavirus: la violinista suona sul tetto dell’ospedale di Cremona

Lun, 04/20/2020 - 14:00

L’artista Lena Yokoyama, violinista del Museo del violino, ha dedicato quattro brani a tutto il personale sanitario dell’Ospedale Maggiore di Cremona, ai volontari di Samaritan’s Purse che hanno contribuito a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e a tutti i pazienti presenti, dimessi e che non ce l’hanno fatta: un tributo per tutti coloro che stanno lottando, per tutti coloro che non ce l’hanno fatta, per tutti coloro che hanno vinto..

Giovedì scorso, dal tetto dell’Ospedale Maggiore di Cremona, Lena, si sono diffuse le note di quattro brani noti, da Morricone all’Inno di Mameli.

Gli sguardi verso il cielo. Le lacrime. Gli applausi. Per un momento, il suono di un violino ha sostituito le sirene delle ambulanze. Per far sapere a tutti che noi ci siamo. Per far sapere a tutti che Cremona continua a lottare.

Pro Cremona Fonte: Pro Cremona

Un gesto di solidarietà nato anche al fine di rilanciare la raccolta fondi a favore di “Uniti per la provincia di Cremona“, associazione che ha l’obiettivo di sostenere economicamente gli ospedali di Cremona, Crema e Casalmaggiore e le strutture socio-sanitari.  L’evento è stato organizzato da Pro Cremona ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’ASST di Cremona, dell’associazione “Uniti per la provincia di Cremona”, del Comune di Cremona, del Museo del Violino e di Acid Studio s.r.l.

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Il 74% dei residenti in Lombardia è contrario alla riapertura il 4 maggio

Lun, 04/20/2020 - 12:36

Ogni giorno uno spazio su Milano e Lombardia
People For Planet ha tutti i giorni uno spazio dedicato specificamente alla situazione a Milano e in Lombardia, il cratere del virus in Europa, dando voce ai fatti ed ai testimoni di quanto è accaduto e sta accadendo. Milano e la Lombardia sono una delle aree chiave del paese. Quello che è accaduto e sta accadendo qui ha effetti su tutti i cittadini italiani.

L’indagine di People For Planet

Nei giorni 15-19 aprile, in due fasi, abbiamo realizzato una indagine riservata alle persone residenti in Lombardia.

Il quesito, proposto sulla pagina Facebook di People For Planet era molto semplice: “SONDAGGIO PER I RESIDENTI NELLA REGIONE LOMBARDIA. La regione propone di riaprire le attività produttive dal 4 maggio. Sei d’accordo?

Hanno risposto in 429 e i risultati sono inequivocabili: 74% NO 26% SI’

Una indagine che non ha nessuna pretesa di solidità statistica o scientifica ma che comunque a nostro avviso ben fotografa lo stato d’animo attuale di quanti vivono in Lombardia.

Pedro, adelante, con juicio”

“Pedro, vai avanti, con cautela” è la frase che Manzoni fa dire dal gran cancelliere Ferrer al suo cocchiere nel momento in cui si trova in pericolo, accerchiato da una folla inferocita.

Una situazione simile a quella in cui ci troviamo in Lombardia, dove al posto della folla inferocita c’è una altrettanto pericolosa pandemia. E c’è il timore che la regione voglia andare avanti, ma senza cautela.

Non è vero che la prima cosa sono i “danè”. Ma neanche l’ultima

L’indagine smentisce il luogo comune secondo cui i cittadini della Lombardia mettono al primo posto i “danè”, i soldi, anche perché i soldi senza salute non servono.

E’ vero anche però che senza soldi non si può proteggere la salute, propria e della propria famiglia e questa situazione di blocco crea grandi difficoltà a molti che hanno visto azzerare o drasticamente ridurre il proprio reddito.

Il 60% delle attività in Lombardia è già in funzione

Del resto, il lockdown in Italia (dati Istat) NON ha riguardato circa il 50% delle attività e secondo stime ragionevoli in Lombardia più del 60%, anche “grazie” alla possibilità offerta a molte imprese “non essenziali” di autocertificare (con il silenzio assenso da parte delle prefetture) di far parte di una “filiera” che rimanda alle attività essenziali.

Riaprire le attività in Lombardia significherebbe allargare ulteriormente questa percentuale già alta di persone che lavorano, viaggiano, incontrano necessariamente altri, spesso in luoghi di lavoro dove il rispetto delle norme di sicurezza è affidata di fatto alla coscienziosità delle imprese, senza quasi nessun controllo.

Il caso delle consegne a domicilio dei bar e dei ristoranti

Un esempio per tutti: in Lombardia ristoranti e bar, a differenza di quanto avviene dopo le 18 in Campania dove è vietato, possono effettuare tramite i riders consegne a domicilio di piatti pronti. I riders rappresentano una delle maggiori presenze visibili in questi giorni nelle strade di Milano dove sfrecciano fino a notte inoltrata senza che siano stati sottoposti a test che verifichino se sono portatori asintomatici e altrettanto si può ripetere per tutto il personale dei ristoranti e dei bar dove i piatti sono preparati. Uno dei tanti possibili sistemi involontari di contagio senza controllo.

Non è vero che la Lombardia sia vittima di un evento ineluttabile

La Lombardia, lo testimoniano i dati raccolti nel mondo dalla Johns Hopkins University, rappresenta una anomalia assoluta nel panorama mondiale con un tasso di letalità del 19%, il triplo della media mondiale e, da sola, con solo 10 milioni di abitanti, l’8% dei morti al mondo per coronavirus (e nel conto mancano i morti in casa o nelle RSA senza che il virus sia stato accertato).

Questa tragedia NON ha il carattere dell’ineluttabilità. Lo stiamo raccontando citando i casi in cui il virus è stato affrontato in modo più efficace, diremmo ragionevole:

– la Corea del Sud di cui abbiamo iniziato a parlare tra i primi in Italia diverse settimane fa;

– la Germania che ora dichiara il virus “sotto controllo” e che è arrivata a questo senza adottare alcune delle misure draconiane (ad esempio il divieto d’accesso ai parchi e alle spiagge) adottate invece qui da noi

– e anche un paese poveri e molto popoloso come il Vietnam che sicuramente ha mezzi economici assai inferiori a quelli della Lombardia e dell’Italia ma in compenso ha un sistema organizzativo che noi (purtroppo) ci sogniamo

Cosa si può fare: la parola ai medici (ma per ascoltarli davvero questa volta, grazie!)

E’ ovvio che l’aver risposto tardi e male alla tragedia ancora in corso rimanda a responsabilità di cui pure ci dovremo occupare quando questo incubo sarà finito. Ma ora la priorità è adottare (finalmente) le misure necessarie perché si possa arrivare in una situazione di ragionevole sicurezza alla cosiddetta “fase 2”. E’ quello che tutti i cittadini italiani desiderano. È quello che è indispensabile in Lombardia, il principale focolaio del virus a livello nazionale dove la responsabilità sanitaria sta in capo alla regione.

La regione Lombardia ha ipotizzato un piano articolato in quattro D rispetto al quale abbiamo già evidenziato le nostre riserve.

Cosa si può fare? Sarebbe ragionevole rifarsi a quanto ha proposto la Federazione dei medici della Lombardia in una lettera aperta alla regione già pubblicata 2 settimane fa e di cui ripubblichiamo alcuni stralci:

La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.

Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.

La ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.

È evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza.
A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.

La ripresa potrà quindi essere solo graduale, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. È superfluo segnalare come qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare.