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ATLAS Perugia: dove la tecnologia diventa relazione

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 04:52

L’obiettivo è quello di dar vita a una modalità innovativa per costruire e facilitare relazione e comunicazione anche per quelle persone per le quali questi concetti rischiano di non diventare mai esperienze di vita vissuta.

Stiamo parlando di autismo, che solo in Italia colpisce, secondo recenti stime, fra le 300 e le 500 mila persone; è quindi molto plausibile che ciascuno di noi conosca personalmente qualche bambino o ragazzo autistico e che abbia vissuto in prima persona l’immensa difficoltà di entrarvi in relazione.

E’ altrettanto probabile che abbia notato l’inclinazione che queste persone manifestano verso lo schermo, che sia quello di un tablet, di un pc, di uno smartphone, apparecchi che spesso assorbono la maggior parte del loro tempo “libero”.

Nel Centro Atlas-Sementera Onlus l’intenzione è stata quella di realizzare uno spazio di inclusione, formazione e ricerca, grazie a un’idea che ricorda un po’ quella di Alice quando desidera e riesce a passare dall’altra parte dello specchio. Ad Atlas le chiavi per accedere, in questo caso, dall’altra parte dello schermo, o meglio nello schermo come luogo di realtà aumentata, convivenza e interazione sono rappresentate da due strumenti tecnologici ideati ad hoc: Avatart e paINTeraction.

Si tratta di tecnologie e software di ultima generazione che consentono esperienze immersive rivolte non solo a persone con gravi disabilità intellettive e relazionali ma anche ai cosiddetti normali, visto che come sappiamo gli strumenti dell’incessante progresso tecnologico e la connessione costante spesso corrono il rischio di dare origine a processi di dipendenza e alienazione.

La sfida consiste allora proprio nel far sì che gli stessi dispositivi conducano invece a una crescita personale e relazionale.

PaINTeraction è un software progettato a Torino da Leva Engineering Srl, finanziato dalla Fondazione Charlemagne Onlus, e nasce appunto da una idea di Simone Donnari, una sorta di Alice 2.0, con la sua esperienza decennale nel campo dell’Arteterapia; per la sua messa a punto ci si è avvalsi inoltre della consulenza del team del gruppo di neuro-scienziati dell’Università di Parma, famosi per la scoperta dei neuroni specchio.

Gli elementi chiave di entrambi i software sono uno schermo, una telecamera sensibile al movimento e un computer che proietta in uno schermo nel quale si vede, proprio come in uno specchio, la stanza e le persone che vi si trovano davanti.

Con paINTeraction, muovendosi o emettendo dei suoni, nello schermo si iniziano a generare scie luminose, o bolle di sapone; il suono di una vocale fa uscire, vicino alla bocca di chi lo emette, una cascata della lettera corrispondente, o una scia di colore e luce.

Si può anche decidere di disegnare con il solo movimento della mano e di cancellare, si può giocare con una palla virtuale, che esiste solo nello schermo, eppure che risponde ai calci e rimbalza contro l’immagine del corpo.

Utilizzando entrambi gli strumenti si può sostituire allo sfondo della stanza un’immagine, che sia una famosa opera d’arte o un proprio disegno, in cui fanno capolino le immagini reali di coloro che si muovono davanti allo schermo.

Un singolo elemento dell’immagine scelta può diventare il proprio avatar, che si può incarnare e animare.

La persona quindi, in tempo reale, diventa per esempio una farfalla che vola nello schermo animata dai propri movimenti, o un veliero che naviga in uno scenario marino.

Questo è quanto è possibile grazie ad Avatart, il software sviluppato in Germania da Badaboom Berlin, una giovane impresa che coniuga tecnologia digitale e creatività collaborando con musei, teatri e festival.

I vari progetti multidisciplinari portati avanti dal questo centro di Perugia sono stati presentati in vari contesti nazionali ed internazionali ricevendo grande interesse e consenso.

Per maggiori informazioni sulle attività e le iniziative del Centro:
http://www.atlascentre.eu/
https://www.facebook.com/Atlas-Centre-326789790999590/

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Contrordine: la pasta non fa ingrassare

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 04:10

La cattiva fama dei carboidrati
Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito dire: “se sei a dieta, devi ridurre il consumo di pasta“. Un mito da sfatare. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Open da un gruppo di ricercatori  del St. Michael’s Hospital di Toronto (Canada) assolve infatti il piatto italiano per eccellenza dall’accusa di indurre un aumento di peso, e precisa anzi che, se consumata all’interno di una dieta a basso indice glicemico, può avere anche effetti dimagranti.

Lo studio
A differenza della maggior parte dei carboidrati cosiddetti “raffinati”, che vengono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico e provoca quindi minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti che, invece, hanno un livello alto di questo indice. I ricercatori si sono quindi concentrati sul consumo di pasta, invece che di altri carboidrati, come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. Dopo aver effettuato una revisione di tutti gli studi (randomizzati e controllati) condotti su questo argomento ne hanno identificati 32, per un totale di quasi 2448 persone coinvolte. Dall’incrocio di tutti i dati raccolti dalle varie ricerche esaminate è emerso che “la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”. A parlarne è l’autore principale dell’articolo pubblicato su BMJ Open, John Sievenpiper, il quale spiega che, “contrariamente alle preoccupazioni, in realtà la nostra analisi ha mostrato effettivamente una piccola perdita di peso. Quindi forse la pasta può essere parte di una dieta sana, come ad esempio quella a basso indice glicemico”.

Tre porzioni di pasta a settimana
Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato mediamente 3,3 porzioni di pasta (una porzione equivale a circa cento grammi di pasta cotta) alla settimana invece di altri carboidrati, perdendo circa mezzo chilogrammo in un periodo di tempo medio di 12 settimane. “Ora possiamo dire  con una certa sicurezza – ha concluso Sievenpiper – che la pasta non ha un effetto negativo sul peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”.

Dieta a basso indice glicemico
Attenzione, però: non è che adesso si può brandire la forchetta senza più timore di vedere salire l’ago della bilancia. I ricercatori, infatti, precisano che “la pasta nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico non influenza negativamente l’adiposità e riduce anche il peso corporeo e l’indice di massa corporea rispetto ai regimi alimentari a più alto indice glicemico”. I risultati di questo studio, quindi, sono generalizzabili al consumo di pasta insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico e all’interno di un’alimentazione, in generale, a basso indice glicemico. E spiegano che ulteriori studi dovranno essere effettuati per valutare gli effetti del consumo di pasta nel contesto di altri modelli dietetici sani.

Foto: pasta © al62 – Fotolia.com

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Prima dello spettacolo (Puntata 11)

People For Planet - Ven, 04/13/2018 - 00:40

 

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Bambini, fango e batteri

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 16:35

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test

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 11:53

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In Giappone più colonnine per le auto elettriche che distributori di carburante?

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 09:23

Il Giappone festeggia un traguardo storico: il numero di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici nel Paese ha raggiunto quota 40mila, contro 31.166 stazioni di servizio per il rifornimento di carburanti fossili (Repubblica.it parla di 34mila).
Per correttezza di cronaca va detto che il paragone fra i due dati è un po’ forzato in quanto un distributore di benzina rifornisce molto più velocemente le auto e più auto contemporaneamente e inoltre nel calcolo delle colonnine giapponesi non è chiaro se siano stati inseriti o meno anche i punti di ricarica privati (domestici).
40mila colonnine rimane comunque un dato emblematico dell’attuale rivoluzione in atto nel mondo della mobilità.
Scrive Yahoo Finanza: “Inoltre c’è all’orizzonte una novità. L’azienda giapponese Hi-Corp sta sviluppando una tecnologia di ricarica wireless, con la quale si potrà ricaricare la batteria anche a distanza, sia spostandosi sia con la vettura parcheggiata.”

E in Italia?
Scrive Repubblica.it: “Nel nostro paese circolano circa 10mila auto elettriche, rifornite da una rete di ricarica di 1.500 colonnine pubbliche”.
1.500…

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Il car sharing a Firenze (Infografica)

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 04:14

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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0,20
€/min Alimentazione A partire da Fiat 500Fiat 500L – Benzina 74
auto N° Auto – Elettrica Auto elettriche ZD 250
auto Prezzo Dati aggiornati al: 08/02/2018 – Renault Zoe- Nuovo Kangoo Z.E. 0,22
€/min 32 auto
8 furgoni 0,24
€/min Tipologia – Smart ForTwo- Smart ForFour 200
auto Ruota il tuo dispositivo! Ruota il dispositivo in orizzontale! 32 auto
8 furgoni 0,22
€/min 200
auto 250
auto – Renault Zoe- Nuova Kangoo Z.E. 74
auto 32 auto
8 furgoni 74
auto

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Indagine Altroconsumo: molti italiani utilizzano farmaci scaduti

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 04:09

Più della metà degli italiani utilizza occasionalmente farmaci scaduti (analgesici, antibiotici…) o farmaci prescritti precedentemente per un’altra sintomatologia.

Un italiano su 5 compra farmaci (antiinfiammatori, antibiotici…) con prescrizione obbligatoria senza avere la prescrizione, grazie alla “benevolenza” di un farmacista amico.

Sono alcuni dei dati sconvolgenti che emergono da una ricerca realizzata da Altroconsumo e che dimostrano l’urgenza della legge che proponiamo da 2 mesi sui farmaci sfusi, una legge che allineerebbe l’Italia a quanto già avviene negli Usa, in Germania, in Canada

Una legge che puoi firmare anche tu se già non l’hai fatto!

Come funziona la legge che proponiamo? E’ semplice, vai in farmacia con la prescrizione del medico di p. es. 12 pillole di antiinfiammatorio e il farmacista ti dà in un contenitore sterile esattamente la quantità di pillole che devi prendere anziché una scatola p. es. da 40…

Conseguenze? Le spiega un articolo su People For Planet di Gabriella Canova:

– Eviteremo di gettare 6.000 tonnellate di farmaci ogni anno;

– Ridurremo i casi di avvelenamento da farmaci tra i bambini (il 40% dei loro avvelenamenti deriva dall’assunzione di farmaci lasciati in giro in casa)

– Il SSN e noi risparmieremo un sacco di soldi.

Stiamo aspettando che si costituisca il nuovo governo per riprendere la campagna a favore di questa legge lanciata da People For Planet durante la campagna elettorale. Occorre l’appoggio di tutti. Firma, grazie!

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Le prove dello spettacolo (Puntata 10)

People For Planet - Gio, 04/12/2018 - 00:58

 

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Sesso, non farlo fa male alla salute

People For Planet - Mer, 04/11/2018 - 09:18

Non fare sesso incide sulla salute, delle donne ma soprattutto degli uomini. E’ quanto emerge da un’indagine britannica sugli studi più recenti in materia, riportata in un curioso articolo di Adnkronos.

 

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L’abito fa il monaco (VIDEO)

People For Planet - Mer, 04/11/2018 - 04:59
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Mentre la Isoardi stira, il Governo invia l’Avvocatura di Stato a Marco Cappato

People For Planet - Mer, 04/11/2018 - 04:57

Mentre l’indignazione è tutta rivolta alle camicie stirate dalla Isoardi per il suo compagno Matteo Salvini, la notizia della scelta del Governo Gentiloni di difendere in sede di Corte Costituzionale la legittimità dell’articolo 580 del codice penale riguardante il reato di istigazione al suicidio è passata quasi in silenzio.

Il Governo ha precisato che l’intervento non è rivolto specificatamente al reato di cui Marco Cappato è stato imputato dopo avere accompagnato Fabiano Antoniani in una clinica svizzera in cui potere avere la morte dignitosa che invano aveva cercato di ottenere in Italia. L’intervento sarebbe dipeso dal proposito più ampio di mantenere una norma “giusta”.

Cosa vi sia di “giusto” dietro l’operazione di un Governo del 2018 che si appella a un articolo degli anni Trenta in relazione a una vicenda del 2017 francamente sfugge. Al netto di un anacronismo che in contesti diversi potrebbe divertire, come quando scattiamo una foto con il nonno facendogli indossare gli occhiali acquistati a Riccione nel 2005, a stupire non è tanto la matrice fascista legata al reato di istigazione o aiuto al suicidio – in fondo l’ordinamento giuridico italiano, a partire dal codice di procedura civile, si compone di moltissimi articoli formulati durante il regime. Si sa, Verba volant scripta manent. E talvolta, specie quando si ambisce a dare regole indiscutibili proprio perché immutate e immutabili, verba manent più del solito, anche se la società a cui si riferiscono nel frattempo è cambiata e continua a farlo.

Verba volant, scripta manent, vero, come è altrettanto vero che gli esseri umani nascono, crescono e muoiono. Nel mezzo fanno anche altre cose ma in fondo le vite si assomigliano tutte. Si nasce, si cresce, si muore, l’assunto è talmente banale che spesso lo si dimentica. Laddove le circostanze con cui si nasce sono del tutto indipendenti dalla propria volontà – al punto che si potrebbe parlare di accadimento anziché di azione – le modalità con cui si cresce e si muore dovrebbero invece coincidere con il proprio arbitrio e rispondere alla propria coscienza, o tutt’al più a quella delle due o tre persone il cui sguardo viene spesso confuso con “propria” coscienza. Dovrebbero, appunto.

Tornando alla scelta del Governo Gentiloni di costituirsi a favore della legittimità dell’articolo 580, a stupire è soprattutto il concetto di vita che traspare in filigrana. Gentiloni e Orlando hanno ritenuto sia giusto difendere l’articolo 580 perché «tutela il bene della vita come bene appartenente all’intera comunità». Dunque vita intesa come bene anzitutto collettivo, e poi individuale.

Passi che il diritto costituzionale dell’autodeterminazione del paziente venga interpretato con un articolo anteriore alla formulazione del diritto della “Costituzione più bella del mondo”. Passi che la matrice fascista dell’articolo 580 sia costitutivamente opposta ai principi da cui è nata la Costituzione, e che in questo caso l’anacronismo tutto possa essere meno che divertente.

Ciò che non deve passare è la riduzione della vita a un bene funzionale e misurabile secondo parametri prima collettivi e poi individuali. Ed è imbarazzante cercare di spiegare il motivo per cui una vita perché risulti un bene collettivo debba anzitutto essere un bene individuale, perché certe cose, pochissime anzi, sono così e basta. Se si prova a spiegarle, si rovinano, come le camicie piegate nell’armadio di Salvini.

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E’ possibile difendersi dall’inquinamento dell’aria con un purificatore?

People For Planet - Mer, 04/11/2018 - 04:50

Secondo i dati disponibili sulla mappa interattiva dell’Oms, attualmente, in Europa – Polonia a parte – siamo il Paese con le peggiori condizioni di inquinamento dell’aria. Nessuna grande metropoli britannica, francese, spagnola, tedesca e via dicendo ha una concentrazione di polveri sottili paragonabile alla pianura padana.

Ma oltre alla Pianura Padana, secondo un rapporto messo a punto da Enea lo scorso settembre, e inutilmente presentato a suo tempo in Senato, sono particolarmente inquinate anche Napoli e Taranto (città affacciate sul mare!), la Sicilia sudorientale (un’isola!), Frosinone, Benevento, Roma (anch’essa vicina al mare) e la valle dell’Arno. Secondo l’Oms, questo ci costa 1.500 decessi per milione di abitanti ogni anno, per un totale che oscilla tra le 20 e le 50mila vittime l’anno. Il numero più alto di tutta Europa, appunto.

A questo dobbiamo aggiungere l’inquinamento indoor: un mix composto certamente dall’aria esterna, a cui si sommano le emissioni domestiche: detersivi, detergenti, deodoranti e profumi, riscaldamento, muffe, emissioni di elettrodomestici (come in particolare gli aspirapolvere o le asciugatrici) e da tutta una serie di sostanze chimiche dannose rilasciate da mobili, divani (pensiamo alle sostanze ignifughe) e dall’arredamento in generale. Secondo un calcolo dell’Oms, l’inquinamento dell’aria domestica solo da agenti biologici (quindi muffe e batteri che proliferano nei condizionatori o nei radiatori) aumenta il rischio di malattie respiratorie del 50%.

Per questi motivi, il mercato dei purificatori d’aria è in costante e fortissima crescita. Secondo i dati emersi lo scorso aprile a Lisbona, al Global Press Conference di IFA, tra le vendite mondiali più interessanti c’è proprio questo comparto, cresciuto in un anno del 20% per un fatturato di 1,9 miliardi. Secondo Statista, le vendite del settore, partendo dai 5,97 milioni di purificatori venduti globalmente nel 2015, arriveranno a 21 milioni nel 2021. Anche perché oggi, adulti e bambini passano in ambienti chiusi la stragrande maggioranza del loro tempo: anzi, siamo fortunati se durante l’inverno stiamo all’aria aperta 20-30 minuti al giorno. E sembra chiara l’importanza di purificare almeno quell’aria, se fosse possibile.

Ma i purificatori sono efficaci? Ne esistono di testati in modo scientifico? Secondo Angelo Manetti, ricercatore del Centro Sicurezza e Medicina del Lavoro di Milano, ci siamo quasi. La vera svolta per questi gingilli sarà l’introduzione, in parte già esistente, ma non testata in modo indipendente, di purificatori provvisti sì di filtri Hepa (acronimo per High-Efficiency Particulate Air) e filtri ai carboni attivi, ma soprattutto provvisti di lampade UV super efficienti, in grado di abbattere la composizione chimica delle sostanze nocive, e soprattutto di mantenere batteriologicamente pulito il filtro. Proprio come per i purificatori dell’acqua, infatti, il problema non è tanto filtrare, ma trovare il modo di mantenere pulito il filtro: altrimenti, in breve tempo, diventa un ricettacolo di batteri potenzialmente pericolosi che possono peggiorare la situazione.

L’innovazione è nata come applicazione militare negli Usa, ed è straordinaria anche perché ha una manutenzione molto semplice ed economica – mi spiega Manetti.– Al contrario dei purificatori in commercio finora, che promettono miracoli ma non hanno dati scientifici robusti a dimostrarne l’efficacia, questo sistema abbatte fino all’80% gli inquinanti più pericolosi. Una delle aziende che sta lavorando a un prodotto domestico con questa tecnologia è la Refineair di Salerno, in collaborazione con l’Università locale”. Al momento però non è ancora disponibile una versione “compatta”, da casa o da ufficio.

Maria Pia Pedeferri lavora su questi temi da 15 anni al Politecnico di Milano e conferma l’utilità del sistema che integra lampade UV. Attualmente sul mercato le troviamo in pochi modelli (Daikin, AirKnight e Philips), che non hanno una documentazione scientifica a supporto della loro efficacia. Hanno una tecnologia intelligente, ma nessuna certificazione valida o indipendente che la attesti.

Comunque sì, un purificatore domestico oggi può migliorare l’aria indoor. Lo faceva già 10 anni fa, ma oggi non c’è più la sola filtrazione: come detto, si sfrutta la fotocalisi, ovvero la luce ultravioletta che accelera le reazioni dei filtri. Lo stesso principio che si trova, ad esempio, nel cemento mangiasmog, quello del Palazzo Italia di Expo per capirci: la luce solare accelerava le azioni di degrado. L’aspetto più interessante nell’ambito domestico è la riduzione della carica batterica, mentre si catturano patogeni pericolosi come le polveri ultra sottili”. Queste applicazioni arriveranno a breve anche nelle cappe domestiche, che andrebbero lavate o sostituite ogni 2-3 mesi ma in pochissimi lo fanno: rendendone di fatto inutile se non dannoso l’utilizzo. Speriamo arrivino anche negli sfiatatoi delle pizzerie a legna: una fonte di inquinamento inaccettabile, perché enorme e facilmente evitabile, almeno nelle grandi città.

Stiamo lavorando molto su questo tema, da parecchio tempo, anche se restiamo in un ambito ancora in fase di ricerca e sviluppo. In tempi ragionevoli ci aspettiamo in commercio dispositivi molto più efficaci di quelli attuali – conferma anche Alberto Cigada, docente al Politecnico di Milano -. L’inquinamento aereo si compone di 3 grossi fattori: il particolato solido (pm 10 e 2.5), gli inquinanti chimici, i NOx e i composti volatili da cottura di cibi e il fumo. Ma il terzo e più importante fattore è la carica batterica, specialmente se andiamo a vedere l’aria in uscita dagli impianti di condizionamento, che possono diffondere legionella e altri batteri pericolosi. I nuovi prodotti in arrivo avranno un enorme potenziale, e la tendenza sarà di ridurli alle dimensioni di una pliche da appendere al muro, avranno la stessa funzione di una lampada, ma saranno in grado di rendere davvero più pulita l’aria”.

In definitiva abbiamo una certezza. L’aria delle aree chiuse in cui viviamo è pessima: parte male o malissimo alla fonte, e peggiora ferocemente per via degli impianti di riscaldamento e raffreddamento che fanno proliferare i batteri. Infine, peggiora ulteriormente per via per esempio di quel che usiamo nel tentativo di pulire, e che invece, in realtà, sporca, come la maggior parte dei detersivi, o a causa delle emissioni che dertivano dall’arredamento. Un purificatore può aiutare? Sì, e modelli ancora più efficaci di quelli esistenti stanno per entrare in commercio.

Quello che non possiamo comunque ignorare è che per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo dobbiamo intervenire prima di tutto sulle nostre abitudini. Limitando il riscaldamento e umidificando gli ambienti, riducendo l’uso di detersivi e scegliendoli tra i meno dannosi per le persone e l’ambiente, preferendo un arredamento il più possibile naturale e vernici atossiche.

Anche le piante, notoriamente, possono aiutarci molto, perché assorbono inquinanti, ma mai quanto fornire le stampanti (a casa o in ufficio) di banalissimi filtri che costano pochi euro, o lavare periodicamente quelli degli  aspirapolveri, dei condizionatori o delle cappe della cucina.

Sapevate che in Cina, dopo aver ritinteggiato, le famiglie lasciano l’appartamento anche per tre mesi? E non a caso stiamo preparando un’inchiesta sulle pitture atossiche…
Sapevate che ogni nuovo pezzo del vostro arredamento può continuare a emettere sostanze nocive per mesi o anni dopo l’acquisto?

Un ultimissimo, banale, ma fondamentale passo da fare per migliorare l’aria delle nostre case è poi contribuire a migliorare quella fuori casa: di nuovo abbassando il riscaldamento, eliminando stufe e camini a legna o pellets (oggi finanziati con soldi pubblici in Italia), e passando alla mobilità sostenibile, sfruttando il più possibile i nostri piedi per muoverci, i mezzi pubblici e la bicicletta. Ricordandoci anche che utilizzare un nuovo, l’ennesimo, elettrodomestico, per pulire l’aria è in fondo un controsenso: aumenteremo il nostro consumo di energia, contribuendo direttamente a inquinare. A meno che l’energia non la si prenda dal sole!

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La trama (Puntata 9)

People For Planet - Mer, 04/11/2018 - 03:56

 

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Nel 2050 nel mare troveremo più plastica che pesci

People For Planet - Mar, 04/10/2018 - 09:17

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Anche People For Planet si è occupato di plastiche e microplastiche nei nostri mari e di chi fa qualcosa per contrastarle.

Una delle nostre campagne ha l’obiettivo di ridurre le microfibre plastiche che escono dalle nostre lavatrici ad ogni lavaggio, firma anche tu.

 

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Sul pavimento pelvico si può ballare il tip tap?

People For Planet - Mar, 04/10/2018 - 04:21

Il 20 marzo su repubblica.it Margherita Musso pubblica un articolo sul pavimento pelvico. Esclamo “Evviva!” finalmente se ne parla anche al di fuori dei siti che si occupano di parto e donne.

In compenso siamo pieni di pubblicità televisiva dove si vedono signore sui cinquant’anni che magnificano pannolini di varie marche per l’incontinenza urinaria. Gli spot garantiscono che finalmente noi donne “diversamente giovani” potremo ridere in santa pace senza paura di spiacevoli inconvenienti. Addirittura una di queste pubblicità diceva “Chi è la donna che ride di più? Quella che porta il pannolino!”

Fanno la pubblicità in televisione perché l’incontinenza, soprattutto femminile, riguarda secondo le stime più recenti 10 milioni di italiani over 45.

Come rimediare? In vari modi dicono gli articoli in rete: ci sono medicinali, interventi chirurgici, addirittura nell’articolo di Margherita Musso si parla di iniezioni in loco di botox o di un impianto chirurgico per stimolare elettricamente i nervi muscolare pelvici. Della ginnastica dei pubococcigei si parla di sfuggita e senza dare indicazioni.

Nessuno che dica che il problema dell’incontinenza ma anche dei prolassi e di altre patologie si può arginare in modo naturale e soprattutto non invasivo. E soprattutto rendendo consapevoli le donne, e anche gli uomini, del funzionamento del proprio corpo.

E allora parliamone!

Il nostro apparato urogenitale è sorretto da alcuni muscoli, hanno un nome strano: “pubococcigei” e compongono il pavimento pelvico.

Quando tratteniamo la pipì, quando abbiamo la tosse e quando ridiamo di pancia “sentiamo” questi meravigliosi muscoletti (sì, proprio quelli che state sentendo adesso mentre leggete).

Se questi muscoli non vengono usati, nel caso delle donne, oppure, nel caso dei maschi, se rimangono troppo a lungo contratti, ecco che insorgono problemi di incontinenza, prostatiti ecc. e ci rimette pure la vita sessuale.

Come possiamo riattivare il nostro fantastico pavimento pelvico?

Ci ha pensato quasi 80 anni fa un ginecologo statunitense che, mentre nel mondo imperversava la Seconda Guerra Mondiale, si è occupato di aiutare le donne a risolvere in modo semplice ed efficace il problema dell’incontinenza da sforzo e del prolasso uterino; e solo per questo si meriterebbe un monumento a grandezza naturale nelle maggiori piazze del mondo.

Il dottor Arnold Kegel scoprì che con gli esercizi del muscolo pubococcigeo (la muscolatura, appunto, del pavimento pelvico) poteva guarire queste donne.

E non solo: dopo un po’ di pratica con questi esercizi alcune sue pazienti raggiunsero l’orgasmo per la prima volta nella loro vita. Era aumentata la tonicità, la sensibilità ma anche la capacità del cervello di sentire quella zona, e pure l’area del cervello connessa allo scatenarsi della reazione orgasmica.

Un sacco di piccioni con una sola fava! O meglio, con un po’ di ginnastica.

Gli esercizi del dott. Kegel

Hanno il vantaggio che possono essere fatti ovunque e che non richiedono tute e scaldamuscoli o costose iscrizioni in palestra. Quindi in ufficio, durante le fila alla Posta, mentre guardi la televisione puoi dedicarti alla ginnastica pelvica.

  • Per prima cosa puoi individuare i muscoli provando a trattenere la pipì, facendo una risata di pancia e un colpo di tosse. Ecco, ascolta, sentirai che sono tre punti diversi, coinvolgono la vagina ma anche i muscoli anali e gli addominali. E’ praticamente impossibile all’inizio riuscire a muovere questi muscoli separatamente ma è importante concentrarsi di volta in volta su ognuno di questi punti.
  • Iniziamo dai pubococcigei che usiamo quando tratteniamo le urine. E quindi proviamo a contrarli in 5 secondi, quindi teniamo la contrazione per 5 secondi e rilassiamo gradualmente in altri 5. Questo per quanto riguarda le donne, Nel caso dei maschi l’unica differenza riguarda la fase di rilassamento che deve durare il doppio del tempo e cioè 10 secondi. Facciamo questo esercizio per 3-5 volte.
  • Concentriamoci ora sui muscoli che sentiamo quando facciamo un colpo di tosse e ripetiamo l’esercizio
  • Concentriamo sui muscoli che sentiamo quando ridiamo e ripetiamo l’esercizio.

Tutto qui? Sì, tutto qui. Puoi ripetere gli esercizi quanto e quando vuoi, l’importante è mantenere i tempi di contrazione e rilassamento.

Come fare a capire se la ginnastica sta funzionando? Anche in questo caso in molti articoli in rete si parla di vari strumenti che misurano la pressione esercitata dai muscoli ma c’è una soluzione più semplice: infila un dito in vagina prima di iniziare la ginnastica e prova a stringere, fai una settimana di esercizi e riprova, sentirai la differenza.

Hai presente quelle storie che girano in rete sui locali thailandesi in cui delle signorine si divertono a sparare palline da ping pong con la passera o a fumare un sigaro o addirittura ad aprire bottigliette di Coca-Cola? Adesso, per carità, non ti chiedo di arrivare a tanto anche perché fumare fa male ma sarebbe divertente stupire il partner lanciandogli una pallina da ping pong da un punto impensabile.

Ecco, queste donne sanno usare perfettamente il loro pavimento pelvico. Lo stesso si può dire delle ballerine di danza del ventre, quindi se gli esercizi ti annoiano puoi sempre fare un corso di questa splendida danza orientale fatta di addominali  morbidi e costumi colorati. Buon divertimento!

P.S. Su You Tube trovate molti video dedicati che mostrano gli esercizi per la ginnastica del Pavimento Pelvico, alcuni divertenti, altri un po’ più complicati di come ve li ho descritti io, e siccome siamo, per fortuna, tutti diversi, andateli a vedere e magari scegliete quelli che vi si adattano di più. L’importante è muovere questi fantastici muscoletti!

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Il sogno della startup italiana che fa “vivere” i marciapiedi

People For Planet - Mar, 04/10/2018 - 04:12

Racconta uno dei fondatori di Veranu Alessio Calcagni – che con Giorgio Leoni e Simone Mastrogiacomo ha dato vita alla startup italiana – che l’idea di SEF (Smart Energy Floor) è nata nel 2012 mentre scriveva la sua tesi di laurea sui sensori in grado di percepire la pressione. Da lì a immaginare un mondo dove camminando possiamo creare energia … beh, se sia stato o no un passo breve non è dato di sapere. Ciò che è certo è che ci sono voluti tre anni prima che i loro esperimenti li portassero ad accendere la prima lampadina da 10 led alimentata da una camminata; e un altro anno perché il loro progetto si aggiudicasse il primo premio – e un contributo di 20mila euro – in occasione della Startup Battle 2016, una competizione ideata dall’incubatore sardo Clhub.

Oggi Veranu è un’azienda strutturata, con progetti specifici e ambiziosi: nella loro “vision” un corridoio lungo 20 metri presso l’entrata del Colosseo, piastrellato con le mattonelle smart, permette di tenere illuminati di notte gli archi del più grande anfiteatro del mondo mentre un marciapiede intelligente davanti al Museo del Louvre a Parigi può illuminare la Piramide Inversa e la Facciata del Museo.

Progetti fuori dall’Europa? Presenti! Lo Smart Energy Floor in prossimità della Flinders Street Railway Station a Melbourne, in Australia, darebbe luce a 10 lampioni a LED a basso consumo installati intorno alla piazza; e se posato presso l’entrata al complesso Rockfeller Center di New York ne illumina l’entrata e, durante il periodo natalizio, alimenta di energia alternativa il grande albero e gli addobbi.

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

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Nord e Sud: un divario in corsa

People For Planet - Mar, 04/10/2018 - 04:01

Ogni giorno in Italia 5,51 milioni di persone usufruiscono del servizio ferroviario e metropolitano. Di questi, 2,841 milioni fanno uso del servizio ferroviario regionale, 1,377 milioni utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,464 milioni quelli degli altri 20 concessionari.

Dal Rapporto Pendolaria 2017 di Legambiente, sembra che nell’ultimo anno il numero dei pendolari su ferro sia aumentato, con una crescita stimata di 11 mila passeggeri al giorno sul servizio regionale (+0,4% rispetto al 2016).

In Italia il fenomeno del pendolarismo rappresenta la quota maggiore degli spostamenti e il mezzo con il quale scegliamo di spostarci denota anche la direzione futura del nostro Paese. In un’era dove cambiamento climatico, inquinamenti atmosferici e tutte le allarmanti problematiche legate allo smog sono centrali nella nostra quotidianità, non si può sottovalutare l’importanza che ricopre l’avere un’offerta di mobilità sostenibile a portata di mano.

Dare un’alternativa ai cittadini negli spostamenti in ogni parte d’Italia dovrebbe essere intrinseco nelle decisioni politiche del nostro Paese. L’incentivo e la sensibilizzazione ai cittadini ad abbandonare l’uso della propria vettura in virtù di evidenti vantaggi economici, ambientali e, in molti casi, in termini di tempo dovrebbe essere politica quotidiana.

A volte la buona volontà c’è, ma mancano le possibilità; o meglio, mancano i veri e propri mezzi.

Innegabili sono i progressi che la nostra Italia ha fatto nella promozione dell’offerta dei treni ad AV – Alta Velocità sempre più efficienti, con stazioni innovative, anche se non sempre l’attenzione è centrale sul cittadino: le dimenticanze e gli errori di progettazione talora hanno dell’incredibile! (Vedi il video sulla  stazione ferroviaria di Bologna).

Possiamo dire lo stesso per le linee regionali? Se da un lato siamo abbagliati dalla comodità di percorrere mezza Italia in sole 3 ore, dall’altro possiamo riportare storie di decine di migliaia di persone che quotidianamente sono costrette a interminabili attese di treni sempre più vecchi e lenti in stazioni fatiscenti, prive di qualsiasi tipo di servizio al pubblico. Ammetterlo fa male, sembra il solito luogo comune, ma il divario tra Nord e Sud è un abisso.

Secondo i dati RFIRete Ferroviaria Italiana, società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale, lungo lo stivale si estende una rete per 16.673 chilometri, e man mano che si scende verso le regioni meridionali si dirada fino a contare 5.733 chilometri di rete: poco più del 34% del totale nazionale. La qualità del servizio cala al Sud, perché se le linee a doppio binario in Italia rappresentano il 45% del totale, nelle regioni meridionali i treni viaggiano spesso su un unico binario:  questo accade con una frequenza del 70%.

Inoltre al Sud i treni sono più vecchi, con un età media di 19,2 anni, rispetto ai 13,3 del Nord. Al Sud i treni sono anche più lenti, sia a causa dell’età dei convogli sia a causa dei problemi infrastrutturali. Muoversi da una città all’altra può portare a viaggi di ore e a dover scontare numerosi cambi obbligati anche solo per poche decine di chilometri di tragitto, mentre le coincidenze e i collegamenti intermodali rimangono un sogno. Alcuni esempi? Tra Cosenza e Crotone non esiste un collegamento diretto e serve almeno un cambio e 3 ore di tragitto per soli 115 km di distanza. Nel tragitto tra Ragusa e Palermo invece sono rimasti solo 3 collegamenti al giorno che implicano tutti un cambio per un totale di 4 ore e mezza per arrivare a destinazione, in peggioramento rispetto alle 4 ore di un anno fa.

In questi anni, in alcune parti del Paese, la situazione è un po’ cambiata, con un aumento dell’offerta dell’AV e una crescita in termini di persone che utilizzano il trasporto su ferro: la crescita dal 2009 ad oggi in Emilia-Romagna è passata da 106.500 a 205.000, in Trentino da 13.000 a 26.400, in Alto Adige da 19.900 a 31.400, in Puglia da 80.000 a 150.000 e infine in Lombardia passata da 559.000 a 734.000 (fonte Legambiente).

In altre parti invece la situazione è drasticamente peggiorata, per la riduzione dei treni Intercity, dei collegamenti a lunga percorrenza e regionali. Dal 2010 infatti la riduzione nel servizio ferroviario, a causa dei tagli dei trasferimenti per il trasporto ferroviario regionale, è stata del 6,5%. A pagare il prezzo maggiore sono state proprio le Regioni del Sud, con risultati impressionanti: dal 2009 a oggi i pendolari della Sicilia sono passati da 50.300 a 37.000 e in Campania da 413.600 a 279.00. Regioni che già partivano con pochi treni in circolazione e che ne hanno visto ridurre ulteriormente il numero.

Ogni giorno in tutto il Sud circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia. Ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429 contro le 2.396 della Lombardia. Per la sola Trenitalia il numero di corse giornaliere nelle regioni del Sud è passato da 1.634 nel 2009 a 1.488 nel 2017. Senza considerare che l’Alta Velocità si ferma a Salerno.

Quali sono le politiche intraprese negli ultimi anni? Ad oggi non esiste alcun piano per migliorare i collegamenti ferroviari tra le Regioni del Mezzogiorno. Il primo grande intervento lo vedremo, forse, nel 2035 con la realizzazione dell’AV tra Napoli e Bari e tra Palermo e Catania.

Le risorse per intervenire sono nel Bilancio di Stato, il problema è indirizzarle in modo più consono alle attuali esigenze, ridisegnando con chiari obiettivi un piano strategico laddove l’urgenza è imminente.

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