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L’arte di accatastare la legna e i suoi risvolti anti stress ed eco-compatibili

People For Planet - Dom, 02/03/2019 - 01:44

E se appoggiata ai muri perimetrali può anche contribuire all’effetto cappotto termico dell’edificio e a migliorarne la traspirabilità. Ma anche, se non proprio uno stile di vita, può essere un modo per fare arte ed evitare lo stress.

Le cataste sono solitamente costituite da pezzi di legno tagliati pressoché uguali, disposti gli uni sugli altri, con il duplice scopo di accumularli ordinatamente per poi prenderli e bruciarli e di facilitarne l’essiccazione. La legna appena tagliata, infatti, necessita di un periodo di stagionatura prima di essere bruciata, nel quale deve perdere gran parte della sua umidità. La legna ben conservata e asciutta, con un’umidità residua di circa il 20%, è quella che brucia infatti in modo ottimale.

Il modo migliore di conservarla è all’aperto, ce lo dicono i nostri avi che hanno accatastato legna sotto coperture agricole o sotto le tettoie per secoli, perché in luoghi chiusi come cantine o garage non vi è una buona circolazione d’aria. All’esterno, grazie al sole e al vento, si essiccherà più in fretta.

Lo stoccaggio può avvenire in diversi modi, in cataste protette o sotto uno spiovente lungo un muro della casa (meglio se esposto a sud). Quest’ultima soluzione è utilizzata da sempre nei paesi nordici ed è anche quella migliore, un po’ per l’effetto artistico che ne deriva, ma anche ai fini della coibentazione della parete stessa.

Se addossata alla parete esterna di casa, la gronda può proteggerla dalla pioggia, è facile da raggiungere in inverno e, nel suo piccolo, funge anche da isolante contro la dispersione termica durante la stagione fredda e protegge i muri dall’eccessivo calore nella stagione calda. Un rivestimento di un muro perimetrale esterno di un edificio con ceppi di legno accatastati in maniera ordinata infatti ha come dicevamo un effetto “cappotto termico” sulla parete stessa, con proprietà forse meno marcate rispetto ad altri materiali specifici e meno ecologici, ma comunque con proprietà isolanti da rumori (fono assorbenza) e da sbalzi termici (minore conducibilità termica), nonché con una migliore traspirabilità e salubrità complessiva.

I vantaggi di creare cataste lungo muri perimetrali, per chi usa legna da ardere per riscaldarsi e ha quindi necessità di accatastare la legna nei pressi dell’abitazione, sono dunque molti.

Per far circolare l’aria anche nella parte più interna della catasta ed evitare ristagno di umidità questa non deve essere mai troppo spessa, per contro una pila sottile di legna potrebbe dare origine a problemi di stabilità. Ci sono quindi larghezze ed altezze ottimali da considerare. Il luogo di stoccaggio dovrebbe avere le dimensioni per poter contenere senza problemi una scorta di legna per un periodo da uno a due anni. In questo modo, anche la legna fresca che si aggiungerà avrà il tempo sufficiente per essiccarsi. La legna per il caminetto che ha già raggiunto un buon grado di essiccazione può essere conservata anche internamente, anzi sarebbe meglio: la legna fredda infatti brucia male.

Una pila di legna, tuttavia, può anche essere considerata sotto un punto di vista non meramente utilitaristico o di confort abitativo. La legna ben impilata può essere piacevole da vedere per tutto il tempo che intercorre dalla sua sistemazione fino al suo utilizzo finale; ci sono moltissimi esempi di realizzazioni esterne ed interne ad abitazioni, a ristoranti, ecc. dove sono state  costruite pile di legna artistiche coniugando l’efficienza con l’estetica. Nell’interior design intere pareti possono essere rivestite o addirittura composte di ciocchi o cataste di legno.

 

Tali soluzioni, in particolari realizzazioni architettoniche, hanno assolto anche al compito di “sorreggere”, e quindi sono state pensate – per esempio all’interno di strutture metalliche – come elementi strutturali.

Non si tratta -in questi casi- di vecchie baite di montagna, ma piuttosto di progetti molto moderni, affascinanti e minimali.

La cura nel taglio e nella sovrapposizione, si sa, si tramanda di generazione in generazione nei paesini montanari e nelle foreste ma ci sono, tra questi, luoghi dove si può effettivamente affermare “accatastata ad arte”. A Mezzano, piccolo borgo del Trentino, nell’area delle Pale di San Martino, grazie al progetto “Cataste e Canzei”, ad ogni angolo si vedono cumuli di legna aggregati in modo da comporre sculture e figure geometriche.

Vengono così celebrate le secolari cataste di legna, dette in dialetto “canzei”, incaricando artisti di realizzare installazioni tra le viuzze, piazze e case. Allegri rivestimenti di legno su case in pietra, con tanto di bucature in cui inserire piante e angoli definiti da tronchi orizzontali, sono esempi tradizionali di accatastamento, ma in questo paese non mancano opere più originali fatte coi tronchi: volti, immagini sacre, paesaggi o forme geometriche che sembrano rotolare da un ballatoio sulla tettoia sottostante o a terra!

Impilare la legna in maniera corretta e ordinata protegge la parete e dunque la casa, fa asciugare correttamente la legna prima di bruciarla ed è anche bello da vedere, ma anche da realizzare. Uno scrittore scandinavo, Lars Mytting, racconta in un manuale il metodo norvegese per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna. Non è solo un manuale pratico, “Norvegian Wood” è un saggio e un racconto antropologico al contempo, una vera e propria lezione di vita, un invito a riprenderci il nostro tempo e ridargli il giusto valore, ricco di consigli su come riscoprire la pazienza e il rispetto per la natura che ci circonda.

In un mondo sempre più veloce e metropolitano, tra cemento e smartphone, fermarsi a contemplare e praticare l’antica arte del legno può essere un’inattesa via di fuga ed un anti stress. Mytting ci racconta come si scelgono gli alberi, come si tagliano, come si accatasta la legna e come la si mette da parte per farla asciugare e poi, alla fine, bruciare. Ma mentre parla di taglialegna, di motoseghe e di camini, giunge ad una vera e propria meditazione sull’istinto di sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura, fatto di tempi lunghi e silenzi.

Il motto di Mytting, che è un po’ il cuore del suo scrivere, suona così: «Incidere sulla qualità della giornata, ecco la più sublime delle arti».

Non sulla qualità della vita, che sarebbe troppo anche per un tagliatore di alberi, un accatastatore di tronchi, un segatore di ciocchi, ma sulla qualità della giornata sì: accatastando la legna si può fare.

 

Fonti:

https://www.architetturaecosostenibile.it/materiali/legno/arte-accatastare-legna-186
http://myinteriordesign.it/arredare-con-le-cataste-di-legna/
https://www.lafeltrinelli.it/libri/lars-mytting/norwegian-wood-metodo-scandinavo-tagliare/9788851140649
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/10/12/lo-strano-caso-del-bestseller-per-taglialegna34.html?refresh_ce

Splendide cataste nel borgo di Mezzano!

Siamo andati al Festival della Felicità Interna Lorda

People For Planet - Dom, 02/03/2019 - 01:16

Il tema centrale di questa edizione è stato il Tempo.
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è certamente importante ma non sarebbe necessario anche considerare il FIL, la Felicità Interna Lorda? Cos’è il Capitale umano e quanto conta? Quanto conta il nostro Tempo?

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Piste ciclabili solari

People For Planet - Sab, 02/02/2019 - 14:00

Sono passati oltre quattro anni dalla inaugurazione della prima pista ciclabile solare in Europa che collega Krommenie e Wormerveer, due sobborghi di Amsterdam (vedi post), che anche il nostro paese potrebbe avere il suo primo manto ciclabile a Villasiumis nei pressi di Cagliari, famosa per la sua spiaggia.

Si tratta di una delle iniziative previste nell’ambito del progetto STRATUS, acronimo di “STRategie Ambientali per un TUrismo Sostenibile), lanciato quest’anno e finalizzato a rinforzare la competitività internazionale delle micro, piccole e medie imprese della filiera del turismo sostenibile (marino e balneare), in Sardegna, in Liguria e nella regione francese PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra). e che prevede l’integrazione di pannelli solari nel manto della futura pista ciclabile del Comune di Villasimius.

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La messa iniziata 96 giorni fa per proteggere una famiglia di migranti armeni è terminata

People For Planet - Sab, 02/02/2019 - 07:37

La messa iniziata 96 giorni fa in una chiesta protestante dell’Aia, nei Paesi Bassi, è infine terminata. La messa era stata organizzata dalla chiesa per proteggere una famiglia di immigrati armeni che rischiava di essere espulsa dal paese e la cui richiesta di asilo era stata rifiutata in terzo grado di giudizio. Centinaia di sacerdoti e volontari si erano alternati per settimane per sfruttare un’antica legge olandese che impedisce alla polizia di interrompere una funzione religiosa. Questa settimana, però, la chiesa ha interrotto la messa: il governo olandese ha infatti deciso di ritirare il decreto di espulsione e ha garantito alla famiglia armena che le sarà permesso rimanere nei Paesi Bassi.

La famiglia, che si trova nei Paesi Bassi dal 2010, è formata da una coppia, Sasun e Anousche Tamrazyan, e da tre figli: Hayarpi (21 anni), Warduhi (19) e Seyran (15). Sasun Tamrazyan ha detto di non poter ritornare in Armenia a causa delle minacce di morte ricevute per il suo attivismo politico. Nelle scorse settimane il caso dei Tamrazyan era finito sui giornali di mezzo mondo, ma fino a pochi giorni fa il governo olandese non aveva ceduto, sostenendo che non avrebbe rivalutato casi singoli di richieste di protezione umanitaria.

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Condividendo dati e informazioni si può sconfiggere la fame nel mondo. Parola di Godan

People For Planet - Sab, 02/02/2019 - 01:30

L’iniziativa è nata a seguito del G8 nel 2012 e ha raggiunto enormi traguardi grazie alla condivisione di dati e informazioni: “un diritto che ogni contribuente dovrebbe pretendere dal proprio governo”.

In Sudafrica i pescatori usano un’app che mostra loro come identificare l’altezza delle onde, in modo da sapere quando è il momento giusto, e sicuro, per pescare. A fine giornata, riportano nella stessa app la quantità di pesce catturato e le spese sostenute, per generare un rendiconto finanziario mensile che, per la prima volta nella loro vita, ha permesso loro di accedere al credito bancario.

In Olanda, con la stessa app, gli agricoltori sono stati in grado di individuare per tempo pericolose infestazioni che avrebbero causato gravi danni alle colture, grazie a una tecnologia via satellite diffusa tramite smartphone. In questo modo sono stati evitati vasti contagi, e di conseguenza anche l’uso massiccio di pesticidi.

In Ghana, migliaia di allevatori ricevono allo stesso modo consigli correlati all’andamento dei prezzi del mercato locale, e allerte meteo preziose per il loro bestiame. Il risultato è stato un aumento del 15/30% dei profitti in un anno. Poco dopo, lo stesso approccio si è esteso a 16 Paesi africani, a beneficio di oltre 350mila allevatori.

Tutto questo (ben raccontato nella pluripremiata serie Open Water) e molto altro è possibile grazie agli sforzi di Godan (Global Open Data for Agriculture & Nutrition) un’iniziativa nata dal G8 del 2012 per rispondere alle esigenze nutrizionali di una crescente popolazione mondiale. In poche parole, Godan – che ha sede nel Regno Unito, in Olanda e Italia – punta a migliorare resa ed efficienza nella produzione alimentare globale, di un piccolo orto come di una grande azienda, grazie alla diffusione delle informazioni disponibili: la magia degli open data. “Un diritto di tutti i cittadini che pagano le tasse”, ci tiene a sottolineare André Laperrière, ceo di Godan, “e che dobbiamo imparare a pretendere”.

Il maggior successo di Godan è stato raggiunto nel 2017, quando Laperrière è stato invitato a parlare sul tema dal governo kenyano. La conseguenza è stata che 16 Paesi africani hanno firmato l’impegno (noto come Dichiarazione di Nairobi) a condividere dati e informazioni e a lavorare insieme a favore di un’agricoltura più semplice e accessibile, più sicura e fruttuosa.

Nel mondo, Godan lavora tra l’altro anche in Cina, Messico e Usa: “Attualmente lavoriamo con oltre 850 partner nel mondo, in 110 Paesi, e il numero di alleanze strette è in rapido aumento”. Questo dipende anche dal fatto che i cambiamenti climatici alterano le normali condizioni ambientali, in certi casi in modo drammatico, e sapere come fare a fronteggiarli è sempre più urgente, anche in agricoltura. Secondo i dati Noaa, il National Climatic Data Centre, il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più bollenti a livello planetario, con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, superato solo, nell’ordine, dal 2016 che si classifica al primo posto, dal 2017 e dal 2015. Un disastro.

Oggi circa 800 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a una quantità di cibo sufficiente a vivere in modo sano. Gli open data sono uno strumento chiave per migliorare l’efficienza delle amministrazioni, creare opportunità per la crescita economica e migliorare il welfare sociale”, afferma Laperrière.

Il nostro obiettivo è far sparire la fame nel mondo” continua il capo di Godan. “ Milioni di morti oggi potrebbero essere evitate grazie alla tecnologia. Quel che è più importante, ciò che ancora manca per raggiungere questo obiettivo non è tanto qualcosa di “tecnico”, quanto di culturale: la sfida principale per arrivare a condividere i dati è che chi li possiede superi il “fattore paura” che sempre si associa alla condivisione. Il nostro obiettivo è superare tutto questo entro il 2030“.

André Laperrière, ceo di GODAN

Cosa possiamo fare, nel frattempo, per aiutare Godan? “Beh innanzitutto diffondere conoscenza sull’importanza dell’accessibilità agli open data” conclude Laperrière. “Condividerli è un dovere per i governi, e noi cittadini dobbiamo essere consapevoli che è un nostro diritto pretenderli. Allo stesso modo, sfruttare questi dati pone anche una responsabilità circa il loro utilizzo, rispettando le regole sulla privacy degli individui. In generale, serve pressione sui governi affinché la diffusione degli open data diventi un tema rilevante nell’agenda politica di ogni Paese”.

 

 

 

 

Immagine di copertina: Armando Tondo

Oslo, prima città senza auto. Vietate anche le elettriche

People For Planet - Sab, 02/02/2019 - 01:03

Se l’intento è quello di eliminare dalle città lo smog dovuto alle emissioni delle automobili è chiaro che il miglior risultato lo si potrebbe ottenere con un divieto totale di circolazione dei veicoli, senza deroghe né ztl di qualsiasi tipo. E proprio questo è accaduto ad Oslo, dove dall’inizio dell’anno nel centro storico nessuna auto può circolare. Nessuna eccezione.

È un primato in Europa, già programmato 3 anni fa, quando la decisione che ora è entrata in vigore è stata presa. Nel frattempo la città è stata trasformata perché potesse diventare più green e più vivibile: i parcheggi, non più indispensabili, hanno lasciato spazio alle piste ciclabili, mentre il trasporto pubblico è stato potenziato e ha beneficiato di più finanziamenti. Naturalmente, se in centro non è possibile entrare con l’auto, i cittadini sono spinti verso l’utilizzo di altri mezzi, che garantiscono spostamenti più verdi e meno stressanti.

Nemmeno le auto elettriche possono circolare, la nuova Oslo è totalmente “car free”. Nel corso degli anni il numero dei parcheggi si è ridotto notevolmente, nell’ottica di scoraggiare chiunque avesse una smania irrefrenabile di recarsi in centro in auto, senza ovviamente eliminare gli stalli dedicati ai disabili.

Vi ricorda qualcosa? Certo, suona molto danese come idea. A Copenaghen già negli anni Sessanta si immaginava una città diversa e si è iniziato a rendere una serie di zone del tutto pedonali.

Ma il caso di Oslo è una vera perla perché stiamo parlando di una città in cui le biciclette non sono storicamente nel dna degli abitanti. Anzi, da quando al largo delle coste norvegesi sono stati scoperti giacimenti petroliferi, i cittadini hanno acquistato sempre più automobili. Intanto, cresceva l’urbanizzazione, crescevano gli spostamenti e cresceva lo smog. Secondo le stime, la popolazione aumenterà del 30% entro il 2040, con un conseguente aumento nelle città di vetture private e di traffico. Ai norvegesi, in ogni caso, piacciono molto le auto elettriche, tanto che lo scorso anno hanno rappresentato un terzo del totale di vetture vendute nel Paese: è il record mondiale.

L’inversione di rotta recente di Oslo è ancora più drastica. Dal 2015 la sindaca Marianne Borgen (Partito della Sinistra Socialista) ha sostanzialmente deciso che non si possono condannare i cittadini a morire di inquinamento e ha puntato tutto sul costringere in maniera indiretta le persone a munirsi di bici (per l’acquisto di quelle elettriche per giunta vengono erogati incentivi) e a sfruttare le decine di km di piste ciclabili esistenti. All’inizio, quando si parlava “semplicemente” di vietare il centro storico alle auto erano scoppiate le proteste; in questo modo è diventato meno conveniente spostarsi in auto visto che si rischia di non trovare parcheggio, perdere tempo e innervosirsi.

Missione compiuta.

Prossimo obiettivo: Oslo, già nominata Green Capital 2019 dalla Commissione Ue (si v. il video https://youtu.be/9s-lC1vjumE), punta ora a triplicare la percentuale di spostamenti in bici dal 6% al 18% entro il 2020.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Party For Planet: è stato un grande successo!

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 23:39

Diretta Facebook del Party For Planet

La neve caduta su Milano non ha spaventato le quasi 200 persone che hanno affollato la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame per assistere al Party for Planet, l’evento ideato per coinvolgere supporter, lettori, amici ed ospiti speciali e festeggiare sotto lo stesso tetto il primo anno di vita di People for Planet, il magazine digitale del Gruppo Atlantide.

Ad aprire la serata è stato Jacopo Fo, direttore creativo di People for Planet, con un personale ricordo di Dario Fo e Franca Rame e della loro attività alla Palazzina Liberty, che oggi ne porta il nome: “I miei genitori arrivarono ad occupare la Palazzina Liberty perché non c’era uno spazio disponibile in cui poter recitare. La Palazzina a quel tempo era un ex mercato comunale ormai abbandonato. I miei genitori diedero appuntamento al mondo della rivolta di quegli anni e, alla fine, la porta fu sfondata. La prima cosa da fare fu pulire. Furono portati fuori 15 camion di immondizia grazie a tanti volontari. E poi altri volontari e tanti artigiani iniziarono a restaurare gli interni per rendere di nuovo agibile la Palazzina. Alla fine dei lavori – ricorda Jacopo Fo – in questo ‘teatro militante’ entravano fino a 800 persone. In primavera ed estate gli spettacoli si facevano anche all’aperto, dove oggi ci sono gli alberi. Ed è proprio qui, alla Palazzina Liberty, che furono girati gli spettacoli del ritorno di Dario Fo e Franca Rame in tv”.

A traghettare il pubblico verso il primo dibattito della serata è stata un’ospite speciale, l’attrice Lucia Vasini, che ha portato in anteprima sul palco del Party for Planet un brano dello spettacolo “Mistero Buffo – Le parti femminili“. Un vero regalo di compleanno per il magazine e per tutti i presenti.
La questione della qualità dell’aria è un tema sul quale i cittadini sono particolarmente sensibili, scelto non a caso come filo conduttore del primo dibattito, moderato da Sergio Parini, direttore editoriale di People for Planet. Abbiamo voluto fare il punto della situazione prendendo spunto dai dati ufficiali e, grazie ai nostri divulgatori e a parole semplici, abbiamo finalmente capito a fondo cosa sia l’inquinamento dell’aria e le conseguenze sulla salute.
Perché siamo così preoccupati dei veicoli che circolano nelle nostre città? Quella contro lo smog è la “più grande battaglia che si sta combattendo sul Pianeta”, dice Valerio Rossi Albertini. Ma quando parliamo di “polveri sottili” cosa intendiamo? E come vengono generate dal motore di un’auto? Il fisico del Cnr lo spiega grazie ad una delle sue celebri dimostrazioni pratiche, e aggiunge: “Non solo abbiamo 50 mila vittime legate alle polveri sottile, ma a fronte di ogni decesso abbiamo 10 nuovi casi di malati cronici a carico del sistema sanitario nazionale. Può davvero non interessarci?”.

Non solo smog. I milanesi lo scorso anno hanno dovuto fronteggiare la preoccupazione dovuta all’odore di “plastica bruciata” che si è sprigionato durante gli incendi divampati nei depositi di rifiuti di Novate e della Bovisasca. Avevamo ospitato su People for Planet il racconto di Anita Panizza, una mamma milanese, che è tornata a parlarne per noi sul palco del Party for Planet e ancora oggi si chiede: “Ma cosa abbiamo respirato davvero in quei giorni?”.

Ci sono anche cittadini che si mobilitano ogni giorno, ad esempio misurando l’inquinamento come ha fatto l’Associazione Cittadini per l’Aria Onlus con la sua ciclostaffetta. I dati sull’inquinamento dell’aria a Milano sono stati presentati al Comune, che intanto, qualche giorno dopo, si apprestava ad annunciare il varo di Area B. Una mossa apprezzabile ma non sufficiente, secondo l’associazione. “Abbiamo impugnato per il secondo anno di seguito il piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria”, spiega Anna Girometta, elencando i prossimi obiettivi.

L’Area B scatterà a Milano il prossimo 25 febbraio e sarà la Ztl più grande d’Italia. Come affronta l’inquinamento una grande città? “Area B è grande quanto l’intera città, con l’idea che possa allargarsi ad altri Comuni. Un sistema di telecamere ‘selezionerà’ i veicoli tramite lettura della targa, per i più inquinanti scatteranno le sanzioni – spiega l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli – In Lombardia dal 1 ottobre i diesel che producono la maggior parte del pm10 da combustione non possono viaggiare, ma non bastano i controlli delle pattuglie. E la stessa delibera della Regione ha troppe eccezioni, il quadro normativo va migliorato. Ecco perché abbiamo pensato ad un tipo di Area B con telecamere. L’obiettivo è quello di innescare un processo di cambiamento in cittadini, imprese e mercato. Ma non dimentichiamo l’inquinamento dell’aria provocato dal riscaldamento degli edifici; il Comune di Milano ha iniziato a cambiare le caldaie nelle case popolari. 22 milioni di euro sono stati poi stanziati per i privati che vogliono cambiare le caldaie e attuare opere nei propri edifici per farli passare da Classe G a livelli migliori. Il costo sociale dell’inquinamento è enorme, ma non è denaro che il cittadino vede uscire direttamente dal portafoglio; dobbiamo agire perché le misure incidano sui singoli comportamenti”.

Altra esperienza virtuosa, quella della Provincia di Trento, dove nel 2017 è stato varato il Piano della mobilità elettrica. Il professor Maurizio Fauri spaventa la platea: “Il 2018 sarà l’anno più caldo di sempre. Ad agosto di ogni hanno abbiamo già consumato tutte le risorse disponibili che la Terra ci offre”. Le auto elettriche ci possono aiutare? “Alimentare un’auto elettrica costa un terzo in meno di quelle a combustione interna… e se siete in coda in mezzo al traffico a quale delle due preferite stare dietro?”. La Provincia di Trento ha pensato di incentivare interventi perché tutti possano ricaricare il proprio veicolo a casa, nei luoghi di lavoro e presso le strutture ricettive, in modo da azzerare l’”ansia di ricarica”. “Ma non basta sostituire un’auto con un’altra, va cambiata la mentalità, vanno cambiate le abitudini delle persone e il loro modo di affrontare il problema”, conclude Fauri.

Le auto si possono però anche trasformare, come spiega Gaetano La Legname di Mobility r-Evolution: “Quanti di voi sapevano che in Italia esiste la possibilità di trasformare con un kit di retrofit una vecchia auto in un’auto elettrica? E costa meno di un terzo rispetto ad un veicolo nuovo. Non solo, parliamo di un mercato potenziale di 500 mln di euro all’anno”.

A chiudere il primo dibattito, i fondatori della startup Wiseair, Paolo Barbato e Andrea Torrone, creatori del vaso smart connesso ad Internet capace di monitorare la qualità dell’aria, di cui un prototipo è stato messo in opera anche alla Palazzina Liberty durante la serata. Così raccontano la loro invenzione: “L’inquinamento non solo ci fa male ma rende i cittadini meno felici. C’è un’evidenza scientifica. A Milano le centraline dell’Arpa sono poche, la zona Ovest è scoperta ad esempio, quindi è impossibile un monitoraggio capillare. Servono più sensori, migliaia, nelle nostre città per misurare la concentrazione di particolato. Le fioriere e i vasi sono infrastrutture non utilizzate… e se ogni vaso diventasse un sensore?”.

Nella seconda parte della serata People for Planet ha deciso di lasciare il microfono ai protagonisti delle storie raccontate nel corso del suo primo anno online.
Massimo Moretti di WASP, azienda leader nel settore della stampa 3D, ha raccontato il progetto di stampa in 3D di una casa realizzata in terra e paglia.

Aninga di Music of the Plants ha portato sul palco il magico suono delle piante grazie ad un dispositivo in grado di registrarne la resistenza elettrica e trasformarla in musica.

Pietro Basile de Il Balzo Associazione di Solidarietà Familiare ci ha raccontato l’attività nel campo della disabilità e del disagio minorile e, in particolare, la realtà del Bar Balzo di Milano, dove ragazzi con disabilità cognitive sperimentano l’approccio al lavoro, e quella di “Io Balzo da Solo”, dove invece si mettono alla prova con l’abitare da soli.

Adriana Santanocito, per presentare la sua Orange Fiber è partita da un dato di fatto: la domanda di tessuti cellulosici è in aumento. Sono tessuti ricavati soprattutto dal legno, ma è chiaro che non possiamo continuare ad abbattere alberi. L’alternativa è italiana, catanese, e si chiama Orange Fiber: filato ricavato dai sottoprodotti dell’industria di trasformazione agrumicola. Il risultato è un tessuto unico al mondo, venduto ai brand di moda, che già può vantare la collaborazione unica con Salvatore Ferragamo.

Marco Abbro ha descritto BIOlogic, il primo Bio FabLab del Sud Italia, dove è stato creato un altro tessuto particolarissimo e 100% naturale, Scoby Skin, ricavato dalla cellulosa estratta dal tè Kombucha. Anche in questo caso, si tratta di una validissima alternativa all’abbattimento di alberi per ricavare cellulosa.

Infine, Suami Rocha di Bamboo Bicycle Club, impresa sociale nata a Londra nel 2012 ed esportata a Brescia con l’obiettivo di insegnare alle persone a costruire la propria bicicletta in bambù, promuovendo così la mobilità sostenibile. Perché proprio il bambù? Perché permette di realizzare forme perfette, è flessibile, ha proprietà smorzanti, non necessita di saldature e a parità di peso è più forte dell’acciaio. Inoltre, è anche molto gradevole alla vista, oltre che sostenibile.

A chiudere la serata la band campana Capone & BungtBangt con il suo sound inconfondibile. Tutti gli strumenti utilizzati nelle performance del gruppo sono autocostruiti partendo da oggetti riciclati che, in questo modo, acquisiscono una nuova vita e diventano strumenti musicali di inestimabile pregio. Impossibile, quindi, limitarsi ad ascoltare senza guardare come, grazie a quest’arte del riciclo e a sapienti mani, si ridona valore ad oggetti che ne sembrano ormai privi.

E questo primo anno di People for Planet è solo l’inizio di una grande avventura.
Dice Jacopo Fo: “Siamo in un momento in cui le persone sono spaventate, minacciate dalla crisi economica e spiazzate dai nuovi mezzi di comunicazione. Quando abbiamo creato People for Planet abbiamo voluto immaginare qualcosa di diverso e abbiamo deciso di impegnarci non solo nel fare buona informazione, ma anche nel far succedere cose molto semplici, quasi banali, che possono però cambiare la realtà. Con l’aiuto di tutti”.

Buon compleanno People for Planet!

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Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 23:12

Da quando abbiamo pubblicato la nostra inchiesta sul latte artificiale ci siamo attivati su vari fronti. Abbiamo chiesto un appuntamento alla ministra della Salute Grillo per conoscere il suo parere sulla questione. Lo staff della ministra, pur avendoci fatto sapere di aver ricevuto la comunicazione con la richiesta di un incontro, non ci ha però contattato per fissare un appuntamento e non ha dato riscontro alle nostre successive sollecitazioni. Nella convinzione che l’argomento sia di suo interesse, rimaniamo fiduciosi che riusciremo ad incontrarla.

Intanto abbiamo attivato un gruppo di avvocati esperti in materia per capire se e come si può agire per vie legali.

Cosa abbiamo scoperto

Abbiamo riscontrato che in alcuni ospedali consegnano alle neomamme in dimissione dopo il parto, insieme alle informazioni sanitarie del neonato, anche l’indicazione di quale marca di latte artificiale per neonati utilizzare. In alcune strutture la prescrizione viene effettuata direttamente sul libretto sanitario del bimbo che viene consegnato al momento delle dimissioni, mentre in altre viene fatta su un foglio (che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera) che viene poi infilato tra le pagine del libretto sanitario.

Un comportamento vietato dalla legge

Tutto questo, però, è illegale: il Decreto 09 aprile 2009 , n. 82, infatti, all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, e all’art. 14 specifica che “le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno”.

Non abbiamo nulla contro il latte in formula

Vogliamo precisare che non abbiamo nulla contro il latte in formula. Quello che ci preme sottolineare è l’illegalità del comportamento di molte strutture che ancora oggi, nonostante la legge parli chiaro, continuano indisturbate a promuovere l’uso della formula specificandone la marca.

Ringraziamo tutti i lettori che ci hanno inviato le loro testimonianze e, qualora aveste altro da raccontarci sull’argomento, scriveteci a redazione@peopleforplanet.it.

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La «falla» delle compagnie aeree

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 14:29

Come trovare la tariffa più conveniente? L’indagine del Corriere su centinaia di combinazioni

Perché non parlate dei problemi degli italiani?

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 12:49

Accoglienza agli immigrati, i terremotati, i gay, lo scioglimento dei ghiacciai… Come parlare di un problema quando chi ascolta o legge chiede un’attribuzione differente delle priorità? Ci provano i The Jackal nell’ultimo video che risponde al quesito del momento: “Perché non parlate dei problemi degli italiani?”. Perché rispondere a un problema con un altro problema non risolverà nessun problema. DA REPUBBLICA.IT

 

Empatia… che magia!

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 10:25

Michele Dotti ci spiega cos’è l’empatia

Alberi invece di lapidi

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 01:47

Sovraffollamento, grattacieli di loculi, mancanza di spazio: la questione dei cimiteri italiani è cronicamente in crisi.

Ne scriveva anni fa anche Jacopo Fo nel suo blog su Il Fatto Quotidiano: “In tutte le nazioni normali i cimiteri sono grandi appezzamenti di terreno dove si scavano le buche per seppellire le bare. In Italia è obbligatorio costruire un’enorme scatola di cemento armato, con una recinzione muraria alta due metri tutto intorno. E questa struttura di cemento è obbligatoriamente dotata di sofisticati sistemi di drenaggio. Poi lo spropositato scatolone di cemento viene riempito di terra e poi le buche vengono scavate lì. Ovviamente questo moltiplica per 10mila volte i costi per la costruzione di un cimitero rispetto al resto del mondo, visto che gli altri non costruiscono nulla, scavano solo dei buchi nella sacra terra.
Il costo di produzione di un metro quadrato di cimitero è così talmente oneroso che sono stati inventati i loculi disposti a più piani, per ammortizzare le spese”.

L’argomento è spinoso, a parlare di cimiteri, di morte si rischia di passare per menagramo.

A cercare di risolvere il problema però ci stanno pensando gli ecologisti che sempre più spesso chiedono che gli eventi della loro vita siano “green”. Anche il funerale e la sepoltura.
Una soluzione in armonia con la natura potrebbe arrivare da due designer italiani: Anna Citelli e Raoul Bretzel che hanno ideato la Capsula Mundi.

Si tratta di un contenitore biodegradabile a forma di uovo dove si può inserire il caro estinto in posizione fetale o le sue ceneri, e che viene messo a dimora in terra, dove viene poi piantato un alberello, magari a scelta del defunto che ne sarà il fertilizzante.
Potremmo dire ai nipoti: “La vedi quella quercia? È la nonna Amelia! Mentre quel ciliegio laggiù è lo zio Ettore”. Immaginatevi che meraviglia: un bosco rigoglioso al posto di lapidi di marmo con scritte improbabili.

Mentre aspettiamo che venga rivista la legge che regola la normativa cimiteriale, risalente al regio decreto del 27 luglio 1934, possiamo pensare a non sprecare dell’ottimo legno per la bara. Ci sono già in commercio feretri in cartone e urne in mais, in legno naturale privo di vernici, o realizzati con lastre di cellulosa ricavate da fibre naturali recuperate e rigenerate, nonché cortame di legno giuntato a pettine. Una soluzione quest’ultima pensata per contrastare il depauperamento forestale.

Come spiegano i titolari di un’agenzia di pompe funebri a Milano: “Da un metro cubo di legno si ricavano 5 – 6 bare tradizionali contro le 30 – 35 nel caso di bara ecologica in fibra vergine. Per le bare tradizionali, il legname complessivo necessario per il fabbisogno della regione europea corrisponde a circa 7 km quadrati all’anno. Ipotizzando circa 7 milioni di decessi nel periodo indicato, il tempo necessario per la riforestazione è di almeno 50 anni, occupando un territorio di 300.000 km quadrati. Tale superficie, che andrà deforestata, è pari a quella dell’intero stato italiano”.

Nel caso della cremazione poi è importante anche il risparmio energetico che una sepoltura ecologica offre rispetto a quella tradizionale. Una bara in legno verniciato brucia in un’ora e mezza mentre quella in cellulosa in un’ora. Moltiplicate per il numero di cremazioni all’anno in Italia e il numero di ore di esercizio risparmiate diventa impressionante: 33mila equivalenti a 22mila cremazioni in meno. Per non parlare dell’inquinamento provocato dalle vernici disperse nell’ambiente.

Meglio, molto meglio un albero. Io vorrei un bel castagno, e voi?

Il rapporto “Cambia la Terra 2018” e i passi avanti della legge sul biologico

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 01:23

È stata approvata alla Camera in dicembre la nuova legge sull’agricoltura biologica. Il testo ha trovato l’accordo di tutte le forze politiche (solo Forza Italia non ha votato) ed ora dovrà passare all’esame del Senato.

La legge sul biologico

Il testo aggiorna le nostre norme sulle produzioni biologiche e le armonizza con il quadro europeo, riconosce che la produzione di tipo biologico è improntata alla salvaguardia delle risorse naturali e predispone la promozione del settore, anche in termini di valorizzazione delle produzioni, di accesso al mercato, di sviluppo di distretti biologici e di formazione professionale.

Si prevede poi un perfezionamento dell’etichettatura che dovrebbe evidenziare meglio il bio italiano, e un piano per il reperimento delle sementi biologiche.

La soddisfazione di associazioni e agricoltori

“In un momento in cui i consumatori chiedono al sistema di certificazione del biologico maggiori garanzie di integrità – ha dichiarato il presidente di Federbio Paolo Carnemolla a commento dell’approvazione, come riporta il quotidiano La Repubblica  – l’istituzione di un logo nazionale è un primo passo importante per sviluppare un sistema di tracciabilità e controllo più efficace; la norma, attesa da tre legislature, prevede l’integrazione di azioni di promozione istituzionale dei prodotti biologici che fino a ora sono mancate, intensificando così anche le verifiche sui prodotti importati dai Paesi fuori dall’Unione Europea”.

Anche le associazioni di categoria degli agricoltori hanno commentato positivamente. La Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, in una nota ha commentato positivamente e “auspica che ora il Senato recepisca il testo in tempi rapidi. Si tratta di un passo avanti rispetto a un metodo produttivo in cui l’Italia è leader in Europa e seconda, a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti. Oggi il biologico vale 3,5 miliardi di euro nel nostro Paese, interessa 8 consumatori su 10 e coinvolge quasi 76 mila aziende su 2 milioni circa di ettari coltivati”.

Il rapporto “Cambia La Terra 2018”

Proprio pochi mesi fa Federbio, insieme a Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF hanno pubblicato il rapporto “Cambia la Terra 2018”, per portare l’attenzione proprio sul biologico. La politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale”. – denunciano nel rapporto – “Al biologico, invece, che in Italia rappresenta il 14,5% della Superficie Agricola Utilizzata, vanno le briciole: su un totale di fondi europei e italiani per l’agricoltura di circa 62,5 miliardi, riceve solo 1,8 miliardi”. Nel rapporto si evidenziano anche altri numeri importanti sui pesticidi: “Mentre il consumo di principio attivo nella UE è mediamente di 3,8 chili per ettaro, in Italia si arriva a 5,7 chili per ettaro: in 10 anni – dal 2006 al 2016 – si è registrato un aumento della spesa del 50% per i pesticidi e del 35% per i concimi. E l’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno, riducendo la materia organica, la concentrazione di microrganismi e quindi la fertilità”.

Nel rapporto si raccolgono anche riferimenti agli studi portati avanti dall’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, la task force di climatologi organizzata dall’Onu. Nel testo pubblicato dal rapporto “Cambia la terra” Ippc ritiene che  “siano proprio il modello agricolo e alimentare oggi imperante e l’uso attuale di suolo e foreste a essere responsabili del 24% del rilascio dei gas climalteranti. Una conseguenza che potrebbe essere evitata scegliendo la strada dell’agroecologia: secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute nel 2011, i sistemi di agricoltura biologica utilizzano il 45% in meno di energia rispetto a quelli convenzionali e producono il 40% in meno di gas serra rispetto all’agricoltura basata su metodi convenzionali”, suggeriscono gli autori del rapporto.

Immagine di copertina: Armando Tondo

Milano città più vivibile: qui lo smog uccide con eleganza

People For Planet - Ven, 02/01/2019 - 01:17

Che criteri hanno utilizzato quelli che hanno realizzato questa graduatoria, nella quale la capitale della Lombardia primeggia su Bolzano e Aosta?
Probabilmente i criteri esistenziali di Lord Fener, il cattivo di Guerre Stellari che gira con il respiratore a motore.

E sono incredibili i molti cittadini milanesi che intervistati per strada gongolano per la nuova posizione in classifica, affermando che “qui si vive bene!” Un’intervistata, nella piazzetta in mezzo ai grattaceli del quartiere Isola, aggiunge: “Basta guardarsi attorno!”

Eh sì, perché Milano adesso c’ha pure i grattaceli, come New York, e sono meta adorata dai turisti e dai milanesi stessi.

Inorridisco. Stiamo parlando di una grave lesione estetica! Una lobotomizzazione del senso del bello. Probabilmente effetto delle troppe patatine fritte con l’olio industriale ottenuto con i solventi derivati dalla benzina.

Io mi aspettavo che ci fossero cortei di protesa per questa classifica, e magari anche qualche contestazione dura per una situazione sanitaria che è sempre orrida.

E pensare che insieme al mio papà, quando ebbe l’idea assurda di candidarsi sindaco, ci si era tanto impegnati per progettare un grande parco verde al posto di quei cazzi di cemento. C’era anche un progetto per dare veramente un taglio all’inquinamento. Mio padre perse le primarie del Pd con un misero 25% dei voti (tra i compagni) figuriamoci quanti milanesi lo avrebbero votato.

Ma cosa volete che capisca di estetica gente che giudica Milano un luogo vivibile, con lo smog che sfora un giorno sì e un giorno no i generosi limiti di sicurezza…
Che peraltro le centraline sono una truffa perché prendono l’aria a 3 metri d’altezza, mica al livello delle carrozzine dei neonati.

E se dici che lo smog costa migliaia di milanesi morti all’anno e almeno 4 anni di vita per tutti, ti guardano male.

Se poi incontri un milanese di quelli che se accendi una sigaretta ti lancia occhiate come se fossi il demonio e gli dici che sta facendo fumare al neonato l’equivalente di 11 sigarette al giorno, allora si incazza.

Idem il vegano tutto bio che se vede una Coca Cola ha le convulsioni.

E non è che restino a Milano solo quelli che sono costretti per ragioni di lavoro o di famiglia. Conosco parecchie persone che potrebbero andarsene e lavorare via web e restano nella megalopoli proprio perché gli piace, gli dà gusto quel suono incessante giorno e notte…

Ho provato a parlare con amici milanesi della situazione tragica della città, ti dicono che non è vero. Ho sentito dei comunisti dichiarare che i grattaceli sono arte moderna, griffe della metropoli… E che i figli è meglio allevarli con un po’ di smog, si rafforzano, mentre quelli che crescono in campagna con l’aria pura, sono rimbesuiti dalla clorofilla…

L’ossigeno è pericoloso!

La maggioranza dei milanesi perde ogni giorno ore a causa di un traffico assurdo, ingorghi, semafori, una rottura di palle che affrontano stoici.

“Ma vuoi mettere l’offerta culturale che c’è qui? Siamo al centro del mondo!”

Si potrebbe osservare che c’è mondo e mondo… Va beh… Contenti voi…

Capisco chi decide che a conti fatti gli piace più Milano delle colline incontaminate, ma almeno incazzati e vai ad assediare il Comune…

PS: E vogliamo parlare della povertà, delle baraccopoli e dei 2500 esseri umani che vivono per strada?

No, non ne parliamo che mi va di traverso il traffico.

30 gennaio 1945: 74 anni fa le donne italiane conquistavano il diritto al voto

People For Planet - Gio, 01/31/2019 - 12:08

30 gennaio 1945: allora fu mosso il primo passo verso il suffragio femminile. Quel giorno di 74 anni fa, il Consiglio dei ministri deliberò la “concessione” del diritto di elettorato attivo e passivo, che avrebbe poi portato al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio dello stesso anno. “Estensione alle donne del diritto di voto”, si intitolava, con buona esclusione, però, delle minori di 21 anni e delle prostitute.

CONTINUA SU GREENME.IT

 

La bellezza elle energie rinnovabili

People For Planet - Gio, 01/31/2019 - 08:21

Il convegno di Firenze su “LA BELLEZZA DELLE ENERGIE RINNOVABILI” organizzato da GIGA ed Ecofuturo, con la collaborazione del Coordinamento FREE e il sostegno di Rete Geotermica. L’appuntamento si è svolto il 18 gennaio 2019

Le ricette di Angela Labellarte: Finocchi alla pizzaiola

People For Planet - Gio, 01/31/2019 - 08:19

Ingredienti per 4 persone

Finocchi 2

Pomodorini 4

Origano q.b.

Cipolla piccola 1

Aglio ½ spicchio

Olio 6 cucchiai

Sale q.b.

 

Preparazione
Pulite i finocchi, lavateli e tagliateli a fette.
Tritate la cipolla e l’aglio, fateli rosolare in una padella con l’olio, aggiungete i finocchi e mescolate. Aggiungete i pomodori tagliati a dadini, una spolverata di origano e il sale. Coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e cuocete per dieci minuti circa.
Servite su un piatto di portata e decorate con un po’ di barbetta dei finocchi.

 

Casetta Rossa: spazio pubblico per l’autogoverno

People For Planet - Gio, 01/31/2019 - 01:26

Roma, quartiere Garbatella, viaggio alla scoperta de “La Casetta Rossa”, un centro culturale, di integrazione sociale, di condivisione, di formazione. C’è il forno pop (popolare), il pasto sospeso, i corsi di italiano per extracomunitari e la giornata in cui tutti si parla una lingua straniera.
Probabilmente un posto unico al mondo!
Intervista a Luciano Ummarino.

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Per maggiori informazioni http://casettarossa.org/

Xylella: non passa l’emendamento che prevedeva il carcere fino a 5 anni

People For Planet - Gio, 01/31/2019 - 01:13

È saltato l’emendamento al “Decreto semplificazioni” riguardo alla misura fitosanitaria che prevedeva l’obbligo di distruzione delle piante affette da Xylella, pena la reclusione da 1 a 5 anni in carcere. Emendamento in disaccordo con la Costituzione: questo il dubbio sollevato dal Presidente Sergio Mattarella; un “film horror”, il commento di Beppe Grillo.

La stretta del governo per porre fine alla diffusione della malattia che da tempo affligge gli ulivi del Sud Italia, in particolare della Puglia, non era piaciuta del tutto nemmeno a Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia:

In linea del tutto teorica, la violazione delle norme che mirano a limitare una fitopatia di questa gravità può anche comportare l’applicazione di sanzioni penali. Certo, è una scelta molto forte che andrebbe giustificata con una specifica volontà di insubordinazione che non mi pare di avere verificato in questo caso nei pugliesi.

Sull’esempio francese dei gilet gialli, i cittadini di Bari hanno dato il via al movimento dei gilet arancioni che chiedono a gran voce risorse immediate e adeguate per un Fondo di Solidarietà in grado di fare fronte alla situazione e modifiche ai decreti approvati. oro richieste sono nette: fondi immediati e modifiche ai decreti.

Il 25 gennaio si è tenuto il primo incontro fra i gilet arancioni e i parlamentari pugliesi, i quali, rispetto al tema delle gelate, hanno garantito l’impegno a sostenere l’emendamento al Dl semplificazione approdato lunedì al Senato. Quanto al problema xylella, i gilet arancioni hanno fatto sapere che nei prossimi giorni,  non oltre la prossima settimana, renderanno note le molte osservazioni in merito agli interventi per aziende e frantoi, alla riconversione e al rilancio produttivo, ai reimpianti, e alle garanzie a sostegno dei lavoratori e delle aziende. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, anche a seguito dei 3000 manifestanti scesi in piazza a Bari il 7 Gennaio con indosso il gilet arancione a bordo di un trattore, ha fatto sapere che proprio oggi, 31 gennaio, farà visita alla città.

La Xylella è un batterio della famiglia delle Xanthomonadaceae e  si distingue per l’alta variabilità genetica e fenotipica, l’insieme delle caratteristiche osservabili con cui si manifesta sono infatti svariate. Al momento si conoscono quattro sottospecie e colpiscono circa 150 diverse piante. Fastidiosa, questo il nome della Xylella che ha colpito 8000 ettari e 770.000 piante di ulivo in Puglia, dove è stata registrata per la prima volta nell’ottobre del 2012. Stando ai dati riportati da Coldiretti, sono 1,2 miliardi i danni provocati dalla diffusione della Xylella.

I meccanismi di diffusione del batterio della Xylella e i motivi di contagio fra le piante rimangono in parte oscuri. Nel comune di Monte Argentario è stata rilevato un focolaio di Xylella fastidiosa appartenente alla sottospecie Muliplex, del tutto estranea alla Xylella presente sul territorio pugliese, ma già riscontrata in Francia, specie nelle Regioni della Corsica, della Provenza, delle Alpi e in Costa Azzurra, e sparsamente individuata anche in Spagna. Si ipotizza che il batterio che da anni devasta gli ulivi pugliesi provenga dalla Costa Rica e che sia stato introdotto in Salento mediante le rotte commerciali di Rotterdam.

Quello della Xylella è soltanto una delle tante emergenze di carattere fitosanitario sparse fra i Paesi europei, a riprova, ancora una volta, di quanto si abbia bisogno di una Unione Europea unita e coesa al fine di proteggere le frontiere, anziché da uomini che sfuggono dai lager libici, da insetti e malattie aliene in grado, loro sì, di mandare in malora interi comparti dell’economia nazionale.