Dario Fo compie ottanta anni.

In rassegna stampa gli ultimi articoli

“ A lui e Franca diciamo: siete grandi.
Grandi perchè alla vostra età date ancora fastidio a destra e anche a
sinistra.
Perchè avete inventato un teatro antichissimo che prima non c'era.
Perchè vi ho visto a volte un po' malati e sofferenti, ma salivate sul palco
e nessuno se ne accorgeva.
Perchè avete insegnato teatro più di cento scuole.
Perchè non avete mai mollato.
Ma non siete troppo grandi, nel senso di adulti, non invecchiate mai del tutto, ma mantenete una prodigiosa, giovane energia da monellacci.
Continuate a litigare e a volervi bene come due ragazzini.
Siete diventati moderni e tecnologici: Franca ha organizzato da sola un sito
internet da un milione di gigabyte, e Dario si sta applicando
ed entro il 2008 sarà addirittura in grado di inviare una mail.
Grazie per le coliche epatiche causate ai tromboni italici col Nobel.
Grazie per l'aiuto dato a mille e mille realtà sociali.
Grazie per averci fatto amare, per una volta tanti anni fa,la televisione italiana.
Grazie perchè mio figlio è nato allegro,
due giorni dopo che sua madre era venuta a vedervi a teatro e aveva riso di cuore.
Grazie per i vostri piccoli e grandi trionfi,
ma anche per quello che avete sofferto, e di cui non vi lamentate mai.
Cento di queste serate e giorni, e tanti bis”.

Stefano Benni (il Lupo) e Beppe Grillo.

vediamoci ancora, il 25 marzo

Nell’incontro dell’11 marzo all’ARCI Bellezza, promosso per discutere di come portare in consiglio comunale gli obiettivi e gli impegni della campagna per le primarie, sono emersi alcuni punti chiari.

1. Il risultato ottenuto nelle primarie da Dario Fo, insieme con quello di Milly Moratti e Davide Corritore, rappresenta un patrimonio insostituibile perché la sinistra possa vincere le elezioni e nello stesso tempo impone lealtà nei confronti di chi ha sostenuto e contribuito a definire i punti di un programma. Un patrimonio che può trovare espressione e rappresentanza in una lista che concorra alla vittoria del centro-sinistra e che porti in consiglio comunale i temi fondamentali rappresentati dalle lotte di comitati, associazioni e cittadini: il traffico e l’inquinamento, la speculazione edilizia sul territorio, l'abbandono delle periferie, la privatizzazione dei beni comuni, la casa, la precarietà del lavoro, la disattenzione totale verso il tema culturale.

2. Su questi temi occorre una radicale inversione di tendenza perché non siano oggetto di compromesso nel nuovo consiglio comunale. Rappresentare e risolvere questi problemi evitando che cadano sotto il controllo e la gestione dei poteri forti che possono condizionare anche la nuova giunta, significa da un lato che non si deve più delegare la loro soluzione, dall’altro che devono essere rispettate l’autonomia e la capacità di mobilitazione, di ricerca e di proposta dei cittadini che si organizzano sul territorio in comitati e in associazioni. Per questo oltre a una lista devono essere definiti nuovi strumenti di partecipazione.

3. Quest’area esprime radicalità nei contenuti, negli interventi sulla città e insieme un’esigenza di unità perché la loro rappresentanza sia forte ed efficace, ma anche per dare un grande segno di novità per la sinistra. Una soluzione unitaria va cercata insieme con i tutti i soggetti che hanno sostenuto la campagna nelle primarie e con le forze interessate e disponibili a ragionare in questa prospettiva.

Ritroviamoci perciò sabato 25 marzo alle 10.30 al circolo ARCI Bellezza, in via Bellezza, per continuare il confronto aperto con l’incontro dell’11 marzo e definire obiettivi e scelte comuni.

Dario Fo

laboratorio milanese - vuoi partecipare?

La Lombardia e Milano sono il punto critico della politica italiana. Qui la vittoria del centro-sinistra acquista veramente un significato strategico e lo scontro politico che ci attende per l’elezione del sindaco di Milano è significativo di un processo più generale di cambiamento del paese. Questo scontro non ha un esito scontato: occorrono quindi tutte le forze, le energie, i voti disponibili per cambiare il governo di questa città. Ma non solo: quello che pure non è scontato è il programma, il progetto di città con il quale ci si presenterà ai cittadini milanesi perché siano messi in grado di assumersi con cognizione di causa la responsabilità del voto.
Partendo da questa osservazione riteniamo che il risultato ottenuto da Dario Fo nelle primarie milanesi – oltre il 23% - indica un’opportunità, offre un’occasione che vale la pena di non perdere.
1. Il risultato ottenuto da Dario – il 23 % - insieme con quello di Moratti e Corritore si va oltre il 30 % - raddoppia il consenso che gli derivava dalla semplice somma delle forze politiche che lo hanno sostenuto, Rifondazione comunista, Miracolo a Milano e una parte dei Verdi e indica che l’insieme di quest’area che è trasversale agli schieramenti, che manifesta una grande e sentita volontà di partecipazione politica ma che non trova tutta espressione compiuta nelle forze politiche organizzate della sinistra, vale tra il 12 e il 15 % dell’intero elettorato.
2. Il consenso costruito intorno a Dario è determinante per vincere le elezioni e soprattutto per portare in consiglio comunale in modo determinante le istanze di quella parte che crede che la volontà di unità per sconfiggere il centro-destra e la sua politica deve essere legata alla radicalità dei contenuti se si vuole davvero togliere la città dalle mani dei grandi interessi che ne privatizzano i beni comuni, che la divorano con la speculazione edilizia, che ne cacciano i giovani condannati alla precarietà, aumentando l’area del disagio sociale.
3. Soprattutto noi che siamo interessati profondamente al processo di unità della sinistra sui contenuti espressi in questi anni dai movimenti vogliamo sottolineare che Dario per ciò che ha fatto e per come lo ha fatto offre un’occasione straordinaria per rendere possibile qui e ora un percorso di unità di soggetti diversi, forze politiche, movimenti, comitati, associazioni, singoli cittadini attorno a un’idea di città solidale, sottratta ai poteri forti, sperimentando la costituzione di un unico soggetto di rappresentanza, una lista unitaria, in grado di rispondere alle domande di queste realtà sociali, a condizionare le scelte nel governo della città, a offrire una ragione di speranza e di partecipazione ai tanti che in questi anni si sono allontanati dalla politica.
Per tutto ciò, rivolgiamo in primo luogo alle forze di sinistra che hanno sostenuto Dario, ma non solo ad esse, un appello per non disperdere il patrimonio costruito insieme e per cogliere questa occasione.
Apriamo insieme una nuova stagione nella sinistra milanese, un laboratorio, un momento di ricerca per un processo più generale di unità e di speranza.

Valentino Ballabio, Vittorio Bellavite, Gabriella Benedetti, Edda Boletti, Franca Caffa, Paolo Cagna Ninchi, Sergio Cusani, Bianca Dacomo Annoni, Davide Danti, Vito Empirio, Tina Gelfi, Giuseppe Maria Greco, Giuseppe Natale, Amalia Navoni, Basilio Rizzo, Ermanno Ronda, Pina Sardella, Roberto Veneziani

Raccolta adesioni: unitipermilano@gmail.com

democrazia rappresentativa... di chi?

In Italia esiste da tempo un elettorato di centrosinistra privo di rappresentanza. E' formato da cittadini che hanno diverse esperienze e diversi orientamenti politici ma sono uniti da alcune convinzioni comuni che le vicende degli ultimi anni hanno rafforzato. Non hanno condiviso la scelta della maggioranza di centrosinistra di scassare la Costituzione insieme al centrodestra nella Commissione Bicamerale, tra il '96 e il '98. Non hanno capito perchè il centrosinistra, in cinque anni di legislatura tra il '96 e il 2001, non ha fatto una seria legge sul conflitto d'interessi e una legge per regolare le reti televisive analoga alle altre vigenti in tutta Europa. Hanno subito come una ferita alla democrazia la caduta del governo Prodi nel '98.
Non hanno capito perchè nel 2001 il centrosinistra ha dato per scontata una sconfitta evitabile e ha rinunciato a battersi aprendo la strada a un'anomalia che nessun paese democratico avrebbe tollerato.
Non hanno apprezzato dopo il 2001 la debolezza dell'opposizione e la ripetuta assenza dei suoi parlamentari quando era possibile fermare leggi incostituzionali.
Hanno dato vita a una mobilitazione di massa senza precedenti per la libertà di informazione e l'autonomia della magistratura.
Hanno riempito il Palavobis a Milano il 23 febbraio 2002, un mese dopo erano tutti insieme ai tre milioni del Circo Massimo a Roma, e il 14 settembre hanno colmato piazza San Giovanni .
Hanno animato nei mesi e anni successivi enormi manifestazioni contro la guerra preventiva.
Non hanno capito perchè i partiti, invece di accogliere e rafforzare la mobilitazione popolare, si sono ingegnati per fermarla, ingabbiarla, deluderla. Hanno assistito increduli all'inerzia del centrosinistra di fronte alla truffa della nuova legge elettorale.
E ora assistono sbigottiti all'arruolamento di numerosi, imbarazzanti transfughi dal centrodestra cui vengono attribuiti gratis ruoli di rilievo.

Sono i cittadini che vogliono difendere la Costituzione, ricostruire la salute istituzionale del paese, affermare la supremazia dell'interesse pubblico sull'utile privato, rinnovare lo stato sociale, affrontare con idee nuove il difficile tema del lavoro, rafforzare la difesa dei beni comuni, garantire la laicità dello stato, costruire un'Europa strumento di pace. Considerano la libertà e il pluralismo dell'informazione, l'indipendenza e l'autonomia della magistratura condizioni necessarie e insostituibili per la democrazia.

A questi cittadini è stato ora impedito di contribuire alla selezione della propria classe dirigente: è stato negato lo strumento delle primarie, è stato vietato il tentativo di liste indipendenti.
Tra questi cittadini molti sono sempre più tentati dall'astensionismo, altri andranno a votare solo per senso del dovere. E per senso del dovere coloro che andranno a votare cercheranno di convincere chi ancora non vuole farlo. Questi cittadini non si identificano in alcun partito, anche se nel passato molti vi hanno militato, e faranno fatica a mettere la croce sul simbolo di partiti in cui non hanno più fiducia. Avrebbero molto pi volentieri votato per la coalizione ma è stato loro impedito.
Voteranno per necessità . Voteranno solo per battere il peggior governo dell'età repubblicana, per cancellare l'anomalia che ha inquinato la politica italiana.
Questi cittadini non saranno rappresentati nel futuro parlamento. I partiti del centrosinistra riceveranno il loro voto ma non potranno vantarlo come un'adesione incondizionata ai loro programmi.
Questi cittadini delusi e impegnati sanno che dovranno da soli rianimare le loro energie e trovare nuovi strumenti per manifestarle. E vogliono esprimere questa convinzione prima del voto perchè non ci siano dubbi sul senso del loro impegno civile. Faranno tutto il possibile perchè prevalga il centrosinistra, ma dopo le elezioni eserciteranno tutta la loro vigilanza critica affinch&eacuto; la vittoria elettorale non venga svuotata da trattative e compromessi col centrodestra.

Sollecitiamo tutti coloro che vivono questo profondo disagio a dare il loro personale, insostituibile contributo a un'opera di conoscenza reciproca, a una rete di relazioni paritarie per dare origine a una nuova fase di protagonismo civile e politico. E così forse si potrà dare rappresentanza politica ai moltissimi che anche dopo le elezioni continueranno ad esserne privi.

Prima che il potere delle oligarchie costruisca un nuovo conformismo: parlate, scrivete, fate sentire la vostra voce.

Dario Fo, Pancho Pardi

Attenti alla tracotanza

L’8 marzo su Repubblica, pagine milanesi, appare un’intervista condotta dalla giornalista Giuseppina Piano a Bruno Ferrante, candidato dell’Unione a sindaco di Milano, rimasto unico in lizza contro Letizia Moratti.
A proposito della annunciata riunione da lui indetta per la definizione del programma per la nuova gestione del Comune, la giornalista chiede all’ex prefetto: “Anche gli altri partecipanti alle primarie, Fo, Moratti e Corritore, saranno invitati a discutere del progetto?”
Al che Ferrante risponde testualmente: “Loro non c’entrano con la stesura del programma. Gli interlocutori sono i partiti.”
“Che ruolo possono ancora avere, allora?”, incalza la Piano.
“Questo lo vedremo.”
Punto e basta.

In poche parole, dopo aver partecipato alle primarie, tre dei candidati sono posti fuori dalla porta. Il designato unico, Ferrante, deciderà cosa farne, che ruolo assegnare loro o se eliminarli dal contesto politico del centro-sinistra. E con loro ignorare anche i circa trentamila elettori che hanno scelto di appoggiare i tre, ora esclusi.
Insomma si scopre che le regole vengono dettate dal candidato vincente, appoggiato da otto partiti del centro-sinistra.
Questa è una novità! Da che codice nasce questa prassi? Soprattutto, se ricordiamo che all’inizio della campagna per le primarie tutti i quattro concorrenti si erano impegnati a sostenere ognuno il vincitore della competizione. Ma mi chiedo: “Come ci è possibile sostenere un designato senza conoscere e aver collaborato alla stesura del progetto stesso?”
Dovremo marciare in fila come e dove deciderà l’“eletto”, senza discutere del programma e della strategia per renderlo attivo? Ciechi e muti!
Ma ci troveremo in buona compagnia: una folla di votanti che ci hanno appoggiato e che come noi ora si vedono esclusi.
Inoltre dobbiamo risolvere un rebus, la cui la soluzione proprio non riusciamo a indovinare. Come intendono questi strateghi della coalizione considerare i voti raccolti da noi tre esclusi che, come osservano tutti i commentatori politici, saranno determinanti per un’eventuale vittoria del centro-sinistra? Ci viene il dubbio che il disegno di Ferrante e qualcuno dei partiti che lo sostengono suoni più o meno così: “Ignoriamo palesemente i tre, Fo, Moratti e Corritore, li lasciamo in bambola, sospesi… come dire a bagnomaria. Ad un certo punto saranno messi nella condizione di rinunciare, lasciando orfani tutti gli elettori che li hanno scelti. Senza riferimento, costoro forzatamente si ritroveranno a dover scegliere il candidato sindaco dell’Unione: prendere o lasciare!”

Ecco, è qui che il machiavello si fa stupido! E anche incosciente! Vuol dire disprezzare la dignità e l’intelligenza degli elettori.
Umberto Eco, sempre su Repubblica, l’otto marzo avverte l’Unione con un’accorata esortazione: “Attenti, che i delusi propensi a non votare fra la gente di sinistra stanno crescendo.” E io mi permetto di aggiungere: “Non disgustate quelli che credete vostri elettori sicuri.”
Tutti i dirigenti dell’Unione, a partire da Prodi fino a Bertinotti, sono d’accordo nel considerare determinante la vittoria del centro-sinistra nel Comune di Milano. Milano è infatti la chiave di volta di una trasformazione sia politica che culturale che si proietterà in tutto il Nord Italia.
È strano che quei dirigenti non si stiano rendendo conto del pericolo autolesionista che sta procurando la strategia di Ferrante e dei suoi sostenitori nei nostri riguardi. Specie dopo la manovra messa in atto da Berlusconi, che ha convinto Ombretta Colli a ritirarsi dalla competizione lasciando nella destra il campo libero alla sola Letizia Moratti. Gli ultimi sondaggi indicano che Ferrante e la Moratti si trovano staccati l’uno dall’altra da una percentuale di soli cinque punti a favore dell’ex prefetto. Quindi anche l’osservatore più lento in matematica capisce che il nostro più che probabile 10% di elettori diventa assolutamente determinante per il successo della sinistra.
Antonio Gramsci, a proposito di tattica e strategia nella politica, avvertiva: “Non dimenticate di considerare le situazioni nel loro generale. Ma guai se vi addormentate chiudendo gli occhi davanti al particolare.” E aggiungeva: “Osservate le situazioni con umiltà, evitate la scorciatoia della spocchia e tracotanza.”

Bisogna portare avanti il lavoro, incontriamoci sabato

Cari amici,
avevo preso l’impegno di discutere e decidere insieme con voi come portare avanti quelli che negli incontri per le primarie abbiamo definito come punti importanti di un programma per cambiare Milano: dalla questione del traffico e dell’inquinamento al rifiuto della rapina del territorio con i grattacieli della Fiera, dell’Isola e delle aree ferroviarie dismesse, a una città diversa, nella quale anche le periferie siano centri vivi e autonomi.
Intendo rispettare questo impegno confrontandomi con tutti coloro che mi hanno sostenuto: Rifondazione Comunista, Miracolo a Milano, i Verdi con Fo, i Radicali di sinistra, gli Amici di Beppe Grillo, i comitati, le associazioni e le tante persone che in quei tre mesi ho incontrato e mi hanno aiutato a conoscere e capire fino in fondo i problemi della nostra città.
Intendo raccogliere l’appello che mi è stato rivolto dai sostenitori di non disperdere il patrimonio di idee, di proposte, di competenze, di disponibilità a portare avanti concretamente gli obiettivi del nostro lavoro comune.
Per tutto ciò vi propongo di incontrarci sabato 11 alle ore 10 all’ARCI di via Bellezza .
La vostra presenza è determinante per via di alcune gravi difficoltà che rischiano di rendere vano l’impegno di noi tutti. In poche parole alcune forze politiche con le quali abbiamo iniziato il nostro cammino a partire dalle primarie si stanno muovendo e comportando in modo ostile nei riguardi della nostra partecipazione alla lotta per riuscire a far sì che il Comune di Milano sia finalmente strappato alle destre e gestito dalla coalizione democratica di centro-sinistra.
Per questa ragione insistiamo perché passiate parola e siate presenti in gran numero a questo incontro.

... alcuni sono "più dell'Unione" degli altri

Breve carteggio di 3 mail intercorso tra Paolo Cagna Ninchi (coordinatore di Miracolo a Milano) e Pierfrancesco Maiorino (segretario cittadino DS milano).


Caro Pierfrancesco
le primarie si sono concluse il 29 gennaio, oramai un mese fa e mi pare, ma posso essere stato distratto, che l’Unione, della quale facciamo parte a pari titolo con tutti gli altri, non si sia riunita per discutere - come è avvenuto nella fase preparatoria delle primarie - di come affrontare la campagna per battere la Moratti, definire il programma che si dovrebbe fondare sulle linee guida frutto del lavoro del Cantiere. La nostra lista, che insieme con gli altri soggetti dell’Unione, ha partecipato al processo
di formazione delle primarie e degli accordi che le hanno regolate, ha sostenuto la candidatura di Dario Fo, il suo lavoro di indagine e di proposta. Quel lavoro ha ottenuto un rilevante riconoscimento nel voto e merita un confronto sul merito e sul metodo della campagna elettorale per le amministrative di maggio, costituendo un pezzo determinante per il successo
elettorale. Per questo ci sembra utile sollecitare un confronto all’interno dell’Unione per capire nel merito e nel metodo come affrontiamo questa fase.
Scusa il linguaggio burocratico, ma sono sorpreso per il modo come in quella che si chiama Unione si regolano le relazioni e anche, non per inciso, della totale assenza di attenzione, anche banalmente formale per non dire educata, di quello che ora è il candidato di tutti nei confronti di chi ha partecipato alle primarie e di cui comunque ha bisogno per vincere.

Paolo Cagna Ninchi

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L' Unione si è riunita e si sta riunendo. Ovviamente e giustamente su iniziativa di Ferrante. Alle riunioni partecipano i soggetti politici che si presenteranno alle elezioni non altre forme o formazioni che appartengono al passato. Dunque è ovvio che se intendete partecipare con una vostra lista farete parte del tavolo, altrimenti no. Semplice, credo.

Pierfrancesco.

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Caro Maiorino,
mi scuso per essermi rivolto a te, forse l'ho fatto per un'antica simpatia,prendo quindi atto che d'ora innanzi ci si deve rivolgere a Ferrante per il lavoro dell'Unione di Milano (ma quale Unione: quella delle primarie della quale facevamo parte anche noi o un'altra?) e quindi invio anche a lui per conoscenza questo messaggio.
A proposito di cose che appartengono al passato, a me non risulta che la lista di Miracolo a Milano, non sieda più in consiglio comunale, né che abbia mai dichiarato di non volerci più sedere nel futuro.
Un paio di domande.
Prima di tutto che senso ha decidere che solo le forze che presentano liste fanno parte dell'Unione? Al di là della stupidità politica, deduco da ciò che dici che evidentemente c'è un elenco: avete inviato un questionario a tutti con la domanda: "Volete far parte della nuova Unione? presentatevi alle prossime elezioni comunali. Rispondete entro 5 giorni ché poi ci si riunisce". Noi non l'abbiamo ricevuto, peccato, e inoltre pensavamo che le liste si devono presentare nei termini stabiliti dalla legge, non da Maiorino o da Ferrante.
Poi, chi ha deciso per noi che non ci presenteremo alle prossime elezioni?
Non penso che questa scelta tocchi ad altri che a noi e solo a noi. Per questo, ma non solo, magari anche per un atto di cortesia - se ancora usa da quelle parti - in ogni caso per correttezza e anche per banale buonsenso politico poteva essere opportuno, che so, un cenno, un colpo di telefono, un sms, una e-mail, persino una telefonata, ma anche solo un colpo di tosse.
In ogni caso prendo atto della tua comunicazione che considero inaccettabile e del tutto insoddisfacente per la ragione suddetta: fino a prova contraria noi ci siamo e non abbiamo deciso di non esserci. La scelta di convocarci o meno acquista quindi un evidente significato.

Paolo Cagna Ninchi